e s 7 j-é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PBmcIPALl SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDrNALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARI! GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
Al RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VCL. LXXXIV.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLriI.
\
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
U
UNI
U.
NIVERSITA' ARTISTICHE DI
ROMA, Universitatum Artiiini Urhis^
Arlìficum Corporay Sodalium Ariium.
Collegi, corporazioni, socielà, maestranze
d'arti e mestieri e d* industrianti, chia-
mate pure Sodalìzi e Scuole (Z^.)* ^^"
me in altri articoli, che sembrano dal ti-
tolo riguardare esclusivamente Roma e
lo slato pontificio , e contengono invece
eziandio molteplici nozioni ed erudizieni
interessanti l'universale, mi lusingo e spe-
ro che tale puie sia trovato anche que-
sto. Dicesi arte. Disciplina^ Virtus^ Ars^
viltà 0 industria applicala alle produ2Jo-
ni della natura pe* bisogni o pe' comodi
della vita, oìaestria dell'operare secondo
alcune regole stabilile, ed in questo signi-
ficato si distinguono le arti liberali, di cui
riparlai a Ur(ivEBsiT.\', e le meccaniche, le
quali hanno principalmente bisogno del-
le mani. Al generico paragrafo ^/7/g/'a-
«/, che riporterò al suo luogo in quest'ar-
ticolo, dirò sulla distinzione delle orti li-
berali e delle arti meccaniche, non che
de'Ioro professori, ed esercenti di mestie-
ri manuali. Dicesi mestiere, AYm/i/mt/w,
tJNt
Opificìum^ Opus, operazione meccanica
e manuale, esercizio e professione. Corre
però questa differenza tra mestiere e ar-
te, che il mestiere è un esercizio, nel qua-
le ninna opera manuale si adopera, che
dall'ingegno proceda; e l'arte è quella in-
torno alla quale si adopera , non sola-
mente l'opera manuale, ma ancora l'in-
gegno e l'industria dell'artefice. Il Boc-
caccio nel Conimento sulla Commedia di
Dante, spiega la differenza delle due vo-
ci arte e mestiere. Egli dice: Tra il me-
stiere e l'arte vi è questa differenza, che
il mestiere è un esercizio nel quale niun'o»
pera manuale s'adopera, che dall' inge-
gno proceda; l'arte poi è quella intorno
alla quale non solamente s'adopera l'ope-
ra manuale, ma ancora l'ingegno e l'in-
dustria dell'artefice. Tale diversità, me-
glio può vedersi nel Tartarotti, Lettera
intorno alla differenza delle voci nella
lingua italiana, presso il Calogero, Opu-
scolif t. 32, p. 1 49- Chiamasi artefice, ar-
tiere,artigiano, artista, Artifex, Opifex,
Excrcitator^ Ofllcinalor, l* esercitatore
d*arle, quello ch*e«ercita e professa un'ar-
4 UNI
te liberale. Furono gli opei'ai falli dipen-
denti dalle università Qrtistiche,pei l'ulili-
tàdeiraiteedeirindustria, non meno che
per vegliarne i costumi morali e religio-
si,e per prevenire o comporre dissensioni;
"vero capolavoro della pubblica saggezza
umana,come risulterà dal complesso delle
nozioni che raccolsi in questo gravissimo
articolo. Roma, come altrove, ebbe per
lungo tempo nume,rose e rinomatissime
università delle arti e de'meslieri, forma-
tesi per l'interesse economico , ed a più
saldo vincolo vi aggiunsero il principio
religioso e caritatevole. Esse originarono
da'vari collegi e università di artieri e in-
dustriali, pi esso gli antichi, ch'ebbero an-
che speciali patroni o Protettori (^.),
per cui erano molto operose, ciascuna
formando il suo corpo, la sua università
e la sua scuola. Osserva Piazza nell'^'w-
sevologio, p. 34, che tra l'altre distribu-
zioni del popolo in Roma, pel suo gover-
no politico e religioso, vi l'u la comodis-
sima delle diverse università ocollegi del-
ie arti, costume praticato dall'antica re-
pubblica, per attestato di Livio, aggre-
gando sotto diverse centurie di varie pro-
fessioni,che poi colnomeanticosi dissero
Consolali. E ciò perchè dividendosi il po-
polo ne'nobili e ne'plebei, a quelli per lo
più si dierono le cospicue cariche gover-
native, ed a questi, che per lo piti vivea-
no d'arti meccaniche e manuali, facilmen-
te come pili deboli poterono imporre il
giogo delle leggi, tranne quando di venu-
la la dominazione de'nobili insopporta-
bile, riuscì loro di scuoterlo e assumere
il governo. Tra* primi collegi artistici si
contavaiio quelli de' fabbri, orefici, cen-
tonari o fabbricatori di varie coltri di la-
na,calzolari, ec. Tra'secondi, que'de'den-
drofori o lavoratori o mercanti di legna-
me, de'mercanti, macellari, ortolani, mo-
liuari, bovallieri, cisiari o condottieri di
carri,de'giumentariomulaltieri,ec. Que-
ste e altre corporazioni di arti, mestieri
e industriali continuarono ad esistere con
«Uri sistemi, riconosciute quasi dapper-
U N I
tutto él^muoicipii locali eda'governi,corì
alcuni privilegi e prerogali vesino agli ul-
timi tempi, ue'quali grandemente si di-
minuirono , ancora sussistendo in pochi
stati, e in alcuni di questi in poco nume-
ro, in altri però le maestranze artistiche
sono in pieno vigore, e se ne ammirano e
godono i grandi vantaggi. L^istituzione di
sidatti collegi è attribuita da Plutarco e
altri a Numa Pompilio 2° re di Roma, e
da Floro a Servio Tullio 6° re di Roma,
come rilevai a Collegio facendo cenno
degli artistici, e che dessi erano presiedu-
tida capi maestri dell'arti chiamati quin-
quennali , perchè 5 anni durava la loro
carica. Questi collegi si ponevano sem-
pre sotto la protezione di qualche rino-
mato e autorevole personaggio, non solo
per contrassegno d'onore, ma perchè ne
procurasse la conservazione , cercasse e
proraovesse rincrementoe la perfezione
dell'arte o mestiere. Per le loro beneme-
renze, i collegi eressero a' patroni statue
e lapidi, delle quali in moltissimi luoghi
parlai delle superstiti. In vigore della leg-
ge delle Xll tavole non era permesso a-
gli artieri e industrianti di erigere in niu-
na città soggetta alla repubblica romana
alcuna sodalità o collegio, per cui non e-
rano legittimamente eretti se non quel-
li istituiti con decreto del senato roma-
no sotto la repubblica, e non del senato
municipale, ovvero con licenza dell'im-
peratore in tempo della mouarchia. Dis-
se perciò Marciano, De Collegiis, I. 3, §
l: JVisi ex S. C. auctoritate^ vel Caesa-
risy Collegiuniy vel qaodcumque tale cor-
pus conierity cantra S. C. et mandata,
et consti tutiones CoUegiiun celebrai. Dis-
se ivi pure: Religionis causa coire soda-
les non prohibenlur , dunimodo per hoc
non fiat contra Senatui consullnni, quo il-
licita Collegia arcenlur. Eretto così un
collegio formava una università, ed avea
la propria scuola ornata di statue, di pit-
ture, di memorie onorevoli e di tulli gli
ornamenti, nella quale si adunavano gli
artefici, formavano le loro leggi, i loro
U N I
magistrati ed i loro patroni ; i quali pa-
troni Plutarco li crede originali da Ro-
molo i. "re e fondatore diRotna; non pren-
devano allatto mercede da'loio clienti, e
sarebbe stata un'infamia se si fossero ab-
bassali a questa viltà. Da quest'uso in-
trodotto in Roma fra la plebe e il senato,
ne derivò quello che poi fu sì frequente
nelle città, le quali ognuna scelse in Ro-
ma un soggetto per patrocinarla ne'suoi
interessi; ed altrettanto e per Io stesso ef-
fetto i collegi elessero i loro patroni. Chi
era eletto patrono , sapeva la sua scelta
dagli ambasciatori che gli spediva il col-
legio, e questi gli offrivano le tavole ospi-
tali a nome di quel corpo che l'avea elet-
to, le quali erano anche di bronzo. In es-
se era registrato il decreto del collegio,
da cui era stato stabilito ili spedirgli l'am-
basceria coir offerta della tavola. Sicco-
me era cosa assai decorosa l'avere molle
clientele, così era mollo onorevole il pos-
sedere un numero di queste tavole, le qua-
li si conservavano nella casa del patrono
esposte alla vista di tutti, e viceversa si
conservavano eziandio o nel tempio del-
la loro università da'clienti,o nella cu-
ria, o nella scuola dove si congregavano,
come può osservarsi nello Spalletli. Ta-
li ambascerie si composero talvolta sino
di i4 individui, co'due maestri che pre-
siedevarìo il collegio, e i due questori ch'e-
rano i primi dopo di essi. I privilegi di que-
ste scuole o collegi sono distintamente e-
spressi nella I. i, it cpiod cii/usq. iini-
vcrs. Quibus auiem pennissutn est cor-
pus habere Collegii, Socielads^ sive cu-
juscumque alterius eorum nomine^ pro-
pr'aun est ad exempluni reipublicae ha-
bere ves commiines^ arcani commuiieni^
exacloreiii sh'eSyndicum^ per qiiein piarli-
qiiani in republicajquod communi ter a-
gi, fieriqne oporteni^ agatur^fiat. I col-
legi si eleggevano i capi o presidenti o
prefetti con diversi nomi, oltre i ricorda-
li proiettori. Mure' Aurelio aggitmse ad
essi anche il privilegio Maiinmittendi, I.
I, If. de manutn : Divus Marcus oinui'
UN r
%
bus Collegiis, quibus coeitndijus est j ma'
numittendi polestatem dedit. E a' tecnp'
di esso imperatore, il senato accordo lo-
ro la facoltà di accettare i legati ; per
ultimo affine di rendere più floridi tali
collegi, accrebbe lo stimolo della religio-
ne, tS'-tZf^rfif cui q ne generi apta, come as-
serisce Plutarco. iVotai nel voi. LXlV,p.
270, che l'imperatore Alessandro Seve-
ro per fire rifiorire in Roma il comme^
ciò della seta, non solo accordò a'fabbri-
calori di drappi gran privilegi , e gli e-
senlò da molti e gravi pregiudizi , ma
provvedendo anco al buon ordine, divi-
se ì mercanti e gli operai in differenti cor-
pi di tiaflìchie di mestieri, dando a cia-
scuno i loro protettori cavati da'loro cor-
pi, e giudici particolari, i quali potessero
over conoscenza de'loro affari, come poi
fecero moltissimi Papi con moltissime u-
ni versila artistiche. Dice Larapridio, in
Alex. e. 33, che le università in Roma
erano di tante sorti, che sino i venditori
del vino e de' lupini formavano il pro-
prio collegio: Corporaomniwn constiltdt
f^inarioì'um, Lnpinariorum, Caligario^
rum, et oninino omnium artiuni. Delle
scuole,de*collegi e università artistiche an-
tiche in molti luoghi resi ragione, laonde
qui appena dirò d'alcuni, principiando dai
centonari. Centonarius in italiano sigui-
fica facitore di schiavine, e non solo e-
rano essi addetti a cose militari, cioè al-
la provvista de' panni di lana ben feltra-
ta, o artificiosamente cucita per difende-
re le rocche, le navi , i soldati da' colpi
de'nemici, ma anco a fare come da sar-
tori con provvedere la gente vile e ì ser-
vi di vesti di lana per ogni loro bisogno.
Sotto il nome di centonari venivano qua»
li fi cali i facitori delle grosse coperte da
oppendersi nelle porte a guisa di portie-
re ; di quelle che si usavano ne' letti di
genie vile, o che si adoperavano ne'viag-
gi per coprire i muli ; e fhialnienle i faci-
tori di certe vesti rusticane v. servili. In-
somma i centonari erano fabbricalori di
cose vili di iuua. Quulc sia »tulu 1' urlo
6 UNI
(ÌGcìendrofori non si sa con certezza. Al-
cuni pretendono che loro mestiere fu di
tagliare, acconciare e trasportare il le-
gname, e venderlo tanto per uso del fuo-
co, quanto per le fabbriche e de'legnaiuo-
li, non che per uso delle navi, delle mac-
chine militari e de'sagrifizi. Gl'impera-
tori Onorio e Teodosio 11 abolirono il
collegio, come incompatibile colla reli-
gione cristiana , perchè in corpo si adu-
navano ne'Ioro tempietti, osservando cer-
te superstizioni. Alcuni vogliono che i
dendrofori non appartenessero a cose di
gentilesca superstizione, e che furono a-
bolili attese le superstizioni che osserva-
vano nelle loro scuole. Arnobio però av-
verte , che i sacerdoti di Cibale furono
chiamati dendrofori , perchè portavano
unpinone'sagrifìzi che facevanoalla dea.
Altri con Cuiacio dicono che solamente
provvedevano le legna pe'sagrifizi,e per-
ciò appartenenti alla religione pagana,
mentre il Salmasio vuole che portassero
i rami degli alberi nelle pubbliche pre-
ghiere agli Dei. Il collegio i\e pabulari
conteneva que' che doveano provvedere
il vitto alle milizie quando stavano ne'
quartieri d'inverno, ovvero iu tempo di
guerra venivano spedili a procacciare le
vettovaglie, come i foraggieri, e il nutri-
mento pe'cavalli, e pare che ne facessero
commercio e traffico. 11 collegio de fab
hii f senza la qualifica di Lignarioruni,
Sfruclorum, Carpentariorum, Fcrrario-
ruffì, ec.j per comune sentimento com-
prendeva que'ohe servivano nella fabbri-
ca dell'armi per uso della guerra, la qua!
fabbrica non solo era nel le legioni, ma an-
cora ne'luoghi a' romani soggetti; armi
ch'era vietato ad altri fabbricare, come
di acquistarsi da altri. Il collegio de'^/i,vK/-
ri si componeva di queMeslinali a taglia-
re le Selve, e a trasportare in città quel-
l'infurmi e rozze materie, che poi lavora-
te servivano alla guerra, e alle fabbriche
di case e di ponti, e al mantenimento e
riparo del corso de'fìumi; al quol mestie-
re attendevano anche i dcudrolori, esseu-
UN \
do l'impiego di questi quasi consimile q
quello de' tignari. Il numeroso corpo de'
tabernan'y vendeva le cibariee altre cose
a minuto, e venne stabilito nel 366 sotto
Onorio e Teodosio II, essendo prefetto di
Homa Lampadio. Ho preferito questi e-
sempi di società, fraternite o collegi infe-
riori del paganesimo , perchè non rechi
meraviglia se poi anche nel cristianesimo
si formarono sodalizi e università anche
di bassi mestieri e d'industrianti volgari.
L'avv. Martinetti, La Diceologla, t. 2, p,
526, dice che le corporazioni di arlii»ti
esistevano non solo tra'romani, ma anco
tra'greci, e invita a consultare: J. Otto-
ne Tabori, Tractatiim^ Lipsiae 1718:
De CoUegiis Artificumj lo Sponio, Mi-
scell.j il'Bajero, De Collegiis Opificiiin.
E siccome non v'ha ristretta corporazio-
ne che non abbisogni di leggi statutarie e
di magistrati, ciò prova dottamente Gae-
tano Marini, Gli atti ^ monumenti dei
Fratelli Àrvali^ Roma 1 795, t. i,p. 568!
e seg. Cosi le molte iscrizioni del Grufe-
rò, del Muratori, il Ludwig, Reliquiae
mss. Codicum/\\ Fantuzzine'71/o/Htme«-
li Ravenna ti, Desìóev'io Spreti neW Iscri-
zioni Ravennati i ed alti i insigni scrittori,
rammentano gli statuti degli artisti an-
che prima dell' epoca di Carlo Magno e
ricordati ne'suoi Capitolari. Gli statuti
in progresso di tempo furono riformati
a seconda delle circostanze, ma sempre
hanno formato una legislazione parziale
e rispettala dagli artisti, anche soggetta
a comminazioni penali. Osserva il Marti?
netti, che fin dal pontificato di Calisto IH
del 1455 si ricordano le sanzioni o ap-«,
provazioni in forma specifica (anche pri-lfl
ma di tal Papa), perchè interessava a'Pon-
tefìci d'incoraggiare queste leggi statuta-
rie. Una gran moralità non solo, ma un
dettaglio di doveri, insieme ad un gran-
de apparato di prudenza civile si scopre
in questi statuti,furmati per lo più dall'u-
nione degli uomini i piti slimali. 11 lette-
rato marchese Luigi M;»rini nella sua bi-
blioteca possedeva una raccolta prezio-
UN I
sa di tali statuti iV università artistiche,
che forse saranno passati nella Dibliote-
ca Vaticana colle rare collezioni degli E-
ditti e lW Diari di Roma che le legò.Nel-
l'associazioni <le' cadaveri gli statuti dal
pili degno de' confrali si portano in ma-
no appoggiali dalla porle del cuore, per
prevenire le vertenze che potessero in-
sorgere anco di precedenza con altri so-
dalizi, ciascuno conlenendo la data di sua
istituzione, perciò si può subito fare il
confronto. Però alcuni hanno per statu-
to di cedere a lutti gli altri, come la ri-
spettabile Arciconfraternita delle sacre
Stimmate di s. Francesco, per imitare
rumillà di quel loro palroco. Se poi es-
sa è invitata da altra a prendere la pre-
cedenza d' anzianità che le spetta, ade-
risce senza ricusarsi. Questo sodalizio ha
anco il suo Rituale stampato, come al-
tre. \J Arciconfraternita del Gonfalone^
della quale riparlai nel voi. LI, p. 2 56,
ed a Schiavo, come la più antica di Ro-
ma non interviene alle sagre funzioni con
altri sodalizi, per non voler cedere a nes-
suno la preminenza. L* arciconfraternite
aggregate alle patriarcali basiliche di
Roma, precedono le altre benché più an-
tiche d'origine, ed alzano per stemma le
Chiavi pontifìcie incrociale e sovrasta-
te dal triregno. Già all'articolo Confra-
ternita , società e adunanza di persone
divote stabilite in alcune chiese o ora-
toìil per celebrare alcuni esercizi di re-
ligione e di pietà, compresa la visita del-
le iSelle Chiese di Roma (^.), o per ono-
rare particolarmente un sagro mistero,
la B. Vergine, o un santo, non che per
esercitare uffizi e opere caritatevoli, come
di dispensa di Doti alle zitelle o mona-
cande, anche con roversi, i quali consi-
stono in un pezzo di drappo per fare una
veste ordinariamente del colore del sac-
co del sodalizio che dota, e talvolta pu-
re con un velo per ammantarsi le dola-
le, quando queste devono fare la s. co-
munione pel bencfallore che fondò la
dotazione e per rintervento olle proces-
UNI 7
sionl; pìelsllluzloni che hanno altresì per
iscopod'aiutare gl'infermi delle medesime
e tumularne i defunti nella Sepoltura;
con distribuzioni a' frequentanti di can-
dele, pepe e altro, il che dissi ancora nel
voi. LXVn, p.i47J composte da persone
unite col vincolo di fratellanza cristiana,
dissi che derivarono, secondo alcuni, da
quelle degli ebrei, e da'collegi de'pagani
che trattavano le cose sagre, ma con di-
verso spìrito e morale di cristiana carità.
Quindi ad esempio delle cristiane confra-
ternite, secondo il praticato dall'antichi-
tà, in seguitosi formarono speciali soda-
lizi composti d'individui esercitanti una
medesima arie o mestiere e industria, ed
anche miste di artefìci e commercianti le
cui industrie e professioni aveano tra lo-
ro analogia e corrispondenza, e si chia-
marono Scuole e Università artisti-
che. Furono saggiamente istituite an-
che per riunire gli animi ne' bassi se-
coli fieramente divisi da* partiti massi-
me de* Guelfi e Ghibellini, de' Bian-
chi e de' Neri (/^^.), e da altre deplora-
bili furiose fazioni, che per diversi seco-
li turbarono e insanguinarono la socie-
tà. Ad esempio delle confraternite le pie
unioni delle università artistiche si pro-
curarono o fabbricarono proprie chiese
e oratorii, spedali e anche propri cimite-
ri, formarono statuti provvidenlissimi,
regolatori non meno delle loro pratiche
religiose, che dell'esercizio delle loro ar-
ti, mestieri e industrie per la buona con-
cordia tra essi, e pel prosperamento del-
le rispettive arti, mestieri e Irallìci. Sicco-
me molle chiese già appartenenti all'u-
niversità artistiche, passarono in pro-
prietà di dilferenli sodalizi, per conser-
varne la memoria pazientemente ne rac-
colsi le notizie sui librilo con accessi perso-
nali quando trovai dubbie7ze o contrad-
dizioni negli scriltori,le<|unli non sono ra-
re. Molte implorarono dalla s. Sede oda*
vescovi d'essere costituite in Confrattrni'
le, e poi alcime furono elevale al grado di
Arciconfraternite. I l*api o i miniicipii
8 UNI
dierono a'ioro consoli il gius di giudicare
e senlenziare nelle questioni insorte tra
quelli esercitanti mestieri o trallìci, sopra
argomenti cV arte o industria e sulla ese-
cuzione de'propri statuti. Per queste so-
cietà universali e nazionali d'artisti e in-
dustrianti, i loro consoli avendo 1' eserci-
zio della giurisdizione civile, perciò era-
no noverati tra' giudici de' Tribunali di
Roma (F.). Il vocabolo di Re (F.) fu u-
sato ancora per significare molti capi di
diverse università artistiche e altre cor-
porazioni, primeggiando tra'lorocoinpa-
gni,eil esercitando su di essi quilche spe-
cie d'autorità e di comando. Perciò in al-
cuni luoghi, come in E' rancia, vi fu il re
de'merciaiuoli, carica considerabilech'e-
sercilava autorità sulle cose commercia-
li; i re de'curiali, de'balestrieri, degli ar-
chibugieri,de'geometri o agrimensori, de*
suonatori, e così di altri mestieri ed eser-
cizi industriali. A Roma dissi de'consoli
dell'università artistiche, e di altri titoli
onorifici esprimenti autorità e dignità.
E quanto agli statuti dell'università arti-
stiche , arroge che qui riproduca il di-
chiarato da Pio VI nel confermare ^y/rtr^w-
tontni Universilatis degli Affidali , de*
qiuili a suo luogo parlerò.» Fu sempre sa-
vio e lodevole costume , non uìeno che
provvido consiglio di tutti quelli, che ad-
detti all'esercizio delle arti o professioni,
vollero unirsi in un corpo , ed erigere u-
na università, di formarequelle leggi par-
ticolari, che giudicarono più alte ed op-
portune per il buon regolamento de'lo-
ro interessi, ben persuasi, che senza la gui-
da di queste non avrebbero mai potuto
condurre a buon termine i di loro affari.
Quindi è, che con queste leggi particola-
ri formarono li di loro rispettivi statuti,
all'osservanza de' quali si soggettarono,
riportandone per maggior fermezza ed
inviolabile osservanza l'approvazione dai
legitlimi superiori, conforme lo ditnostra-
no ad evidenza tutte quelle università,
che in quest'alma città di Roma si tro-
vano erette". Allorché poi in Roma e al-
U N I
trove furono aboliti i privilegi statutari,
la maggior parte dell' università artisti-
che costituite in confraternite con propria
chiesa restarono, e ne'luoghi municipali
continuarono a intervenire alle pubbli-
che processioni; nel resto continuando ad
esercitare l'opere di pietà, ed alcune con-
servano pure i loro particolari F.pedali e
cimiteri. Egualmente come le confrater-
nite, l'università artistiche si posero sot-
to gli auspicii d* un cardinal Proiettore e
la du'ezione d'uri prelato Primicerio i^F.^^
assumendo particolari insegne e Slendar»
do (^.), e nella maggior parte adottan -
do la veste penitente dei Sacco (f^.). Di
questo ragioìia Camillo Fanucci a p. 8 del
suo pregievole Trattalo di tutte l'Opere
pie dell' alma città di Roma, ivi i6or,
e fu il r.° benemerito che trattò ex pro-
fesso questa materia. Egli dopo aver con
Polidoro Virgilio riferita l'origine delle
confraternite all'esempio degli Apostoli, i
quali dopo la gloriosa morte e risurrezio-
ne del Salvatore, cominciarono a fare con-
gregazioni e adunanze, consigliando, fa-
cendo orazioni, limosine e altro per l'in-
cremento della religione cristiana; quan-
to a'sacchi adottali poi da'confrati, la di-
ce imitazione de' niniviti convertiti a pe-
nitenza dal profeta, che vestironsi di sac-
co, leggendosi nella s. Scrittura esser a-
bito d'orazione, di cilizio, di pianto, di do-
lore e di penitenza, e ne riporta i diver-
si testi. L'istiliizione deli'tuiiversità arti-
stiche non andòdiigiunta dal riunirsi sot-
to l'invocazione d'alcun santo a princi-
pale patrono, o della B. Vergine, o di ab
cimo de'di vini misteri. Il p. Me nocino nel-
le Stuorp. ^ t. 1 , centuria 5.^ ci diede il
Gap. (io: Deili santi che si onorano e in-
vocano come protettori delle scienze e ar-
ti, e iti alcune sorti d'infermità. Dice es-
sere uso de'fedeli di avere particolare di-
vozione e di ricorrere ad alcuni santi co-
me protettori (l'aloune arti ofìcoltà, ©co-
me da Dio privilegiati per soccorrere in
certi mali gl'infermi. Quindi s. Giuseppe
sposo di Maria Vergine è protettore de'
U i\ I
Iegnninor»,percliè è tradizione antica,cli'e-
gli esercitasse quest'arte, sebbene s. Giu-
stino «nailire tiene che fosse fabbro di
ferro. Di s. Eligio vescovo di Noyon si
scrive ch'egli fosse stalo orefice e fabbro
ferrare, e che fabbricasse le casse dove ri-
posano s. Germano vescovo di Parigi, s.
Luciano, s. Genoveffa, s. Colomba,?. Mas-
simiano, s. Giuliano, s. INIarlino, s. Bri-
zio , s. Dionisio ec. Li sartori sono sotto
il patrocinio di s. Omobono cremonese,
ih' esercitò tale arte. Li cakohu'i de' ss.
Crispino e Crispiniano, i quali tuttoché
fossero nobili , non isdegnarono di far
quest'arte. E ad essi può aggiungersi s.
Aniano vescovo d'Alessandria, il quale di
giovinetto esercitò l' arte di scarpinello,
ed entrando in quella gran metropoli s.
Marco evangelista suo[.°vescovo, e tro-
vatolo sulla portagli die ad acconciare le
sue scarpe, il che facendo Aniano si feri
colla lesina; s. Marco lo guar'j, il prese a
discepolo e poi l' ebbe a successore. 1 ss.
Claudio, Nicostrato, Sinforiano, Castorio
e Simplicio martiri, furono scultori e poi
protettori degli scalpellini e altri scultori.
De'pittori ha la prolezione s. Luca, come
anco de'medici, perchè s. Paolo lo chia-
ma medico. Di questa stessa professione
ddlla medicina furono i ss. Cosma e Da-
miano fratelli, e sono patroni de'barbieri
comechè prima essi quasi tutti esercitava-
no la bassa chirurgia. Protettrice de'cie-
chi (della compagnia di s. Elisabetta de'
ciechi e storpi di Roma, parlai nel voi.
LVj p. i4> e in seguito ne riparlerò a'
suoi luoghi) e de'malati d'occhi è s. Lu-
cia, non perchè nel martiriOj le furono
cavati tali organi della vista, ma pel suo
nome derivante dalla luce; de'bouibar-
dieris. Bai bara (autihe della milizia). De-
gli avvocali e curiali è patrono s. Ivo, il
quale senza prezzo e per amor di Dio di-
fendeva le cause de'poveri, delle vedove
e de'pupilli, {lerciò è protettore anche di
essi; de' nolari s. Genesio notaro e n»ar-
tire; degl'iiKjuisilori s. Pietro inartiie ilo*
iiicuicauu. il vescovo Ui 2^ula s. PaohuO)
UNI 9
essendo stalo schiavo, coltivò l'orto del
getjero del re de' vandali; per umiltà s.
Alessandro filosofo esercitò l' arte vile e
sordida del carbonaro ; onde potrebbero
essere protettori, il i.** degli ortolani, il
1° de'carbonari. Degli studenti sono av-
vocati s. Nicola di Bari es. Caterina ver-
gine e martire (questa lo è pure de'pre-
lati uditori di rota: anzi della scolaresca
è proletlore s. Luigi Gonzaga ancora).
De'leologi sono patroni s. Agostino, s,
Tommaso d' Aquino e gli altri dottori
dell.» Chiesa. De'naviganti è protettore s.
Nicola, de'carcerati S.Leonardo, degli ap-
pestati s. Rocco e s. Sebastiano, ec. Lo
slesso p. Menochio nella cent. 6.' ragio-
na nel cap. 63 : Che non sì deve dispu-
tare se questo o quel santo sia appres"
so Dìo (li maggior merito^ o abbia pìU
gloria in cielo. Però insieme avverte,
che non si può condannare, né stimare
riprensibile il paragone che talvolta fau-
no i Sanli lodando altri Santi nelle spe-
ciali virtù in cui singolarmente fioriro-
no. Egualmente non è censurabile il far
paragone delle azioni mirabili e gloriose
imprese di due Santi, considerando quel-
lo che spicca maggiormente nell' uno e
neH'.dlro, quando non si faccia per de-
jnimere V uno per far risaltare T altro,
dovendosene lasciare il giudizio a Dio sui
loro meriti, il quale dev* essere onorato
e lodato in ciascuno di essi; per quan-
to e pieno d* unzione si legge nell'au-
reo libro Dell' Imitazione di Cristo ,
lib. 3, cap. 5S. Il vescovo Sarnelli, Let'
tere ecclesiastiehe, t. io, p. 29, riporta
la seguente bellissima riflessione del ce-
lebre cardinal Pallavicino gesuita nel li-
bro, L' Arte della perfezione cristiana.
Ogni onesta professione può esercitarsi
da'cristiani sì perfettamente, che giunga
alla virtù eroica, la (|ualeovesia manife-
stata alla Chiesa con sicura te>timonian-
ZI da Dio, riceva incensi e altari, cioc-
che non avveniva tra le superbe creden-
ze de'ciechi gentili. Quindi è ohe nbbia-
uiu uui ti'u'suuli cuuuui^z.ali d. Omubuuo
IO UNI
sartore, s. Isitloro agricoltore, s. Alessan-
dro carbonaro,! ss. Crispino e Crispinia-
juo calzolari, i ss. Diitistano, Ferrare, Pro-
colo e Massimo muratori, s. Paolo for-
narOj s. Vinoco n»olinaro, s. Riccardo coc-
chiere e carrozziere, ed altri di tutte le
onesle professioni. In più luoghi storica-
mente rilevai che moltissimi artefici , e
Lalltrali (F.) di famiglie basse , oscure
non Nobili (/^^.), di tutti furono nobilita -
tori, per la nobiltà dell' ingegno e delie
virtù, lutti i saggi convenendo d'atlri.
buire più grande valore alla nobiltà ot-
tenuta col merito, che a (juella fondata
soltanto sopra una serie d'antenati, o dei
Titoli d'onore [f^.) o di decorazioni eque-
stri ormai il più delle volle provocate! Se
non meritate, servino almeno di slimolo
alle nobili imprese e all'esercizio delle
virtù. Di che riparlai nel voi. LXVIIl, p.
i5i, ripetendo la sentenza : La nascita
fa il Gentiluomo; la virlu sola fa il Ca-
valiere. Ivi dissi pure di que'di basso li-
gnaggio, ma discendenti anch'essi da'co-
rnuni proto-genitori Adamo ed Eva (tut-
ti poi redenti col prezioso Sangue di Ge-
sù Cristo), i quali per le loro illustrazio-
ni, sapere e virtù s'innalzarono per me-
liti esclusivamente personali alle più su-
blimi dignità o a celebrità imperitura.
La vera nobiltà consiste nella virtù co-
nosciuta: Nobiliias nihil aliud est, quani
cornila virtus, come la definì Cicerone.
Disse s. Gio. Grisostomo; La virili del-
l'animo e non la nobiltà de nostri mag-
giori fa V uomo nobile, chiaro ed illu-
stre. Sulla vera nobiltà si può vedere il
ca V. ^ngtW, Memorie storiche delC ordine
yi arcato dello Sperone d' oro, p. 120 e
seg. Egli tra le altre sentenze riporta
quella pure di Falaride le di Girgenli
benché lirarmo: Io non trovo altra vera
nobiltà, che la virtù _, tutte le altre cose
sono soggette alla gran volubilità dell'in-
stabile mondo, ed uno, quantunque na-
to in basso e umile stato, purché sia vir-
tuoso e buono, può divenire nobilissimo.
Aggiunge l'Angeli, che Tarquinio Prisco
UNI
re dì Roma celebratissimo, nacque di pa^
dre mercante e di madre serva, L'arpi-
nate G. Mario dall'aratro passò a domi-
nare nella repubblica romana. Pertina-
ce imperatore era figlio d'un carbonaro.
L'imperatore Giustino I era uscito dalla
casa d'un bifolco. L'imperatore Marzia-
no era di nascila oscuiissima. Viviani da
povero contadino diventò il piùgran ma-
tematico del suo secolo, dopo il Galileo,
ch'ebbe a maestro. IlGelli dall'umile con-
dizione di sartore potè innalzarsi f ra'più
eleganti scrittori d' Italia. Avvenne lo
stesso al Burchiello, barbiere di profes-
sione, divenuto da se un rinomatissimo
poeta giocoso. L'insigne Spontini fu a Je-
si un sartore , e poi divenne un colosso
musicale, li sommo Canova nacque po-
verissimo in Possagno, e ciò non ostan-
te, mercè il particolare suo genio, si fece
vedere il redivivo Fidia italiano, Di que-
sti esseri privilegiati da Dio potrei farne
un copioso catalogo, ma bastino per sag-
gio i ricordati. I belli ingegni emergono
da per loro; e chiunque abbia sortito dal-
la natura forza straordinaria d'ingegno
e d'intelletto, con mezzi straordinari si
appalesa e giunge alla meta. La storia di
tutti i popoli ce ne fa fede non dubbia,
La Patria e i Parenti, come provai in
quegli articoli, ossia la bassa origine e l'o-
scura condizione non è impedimento al
sommo Pontificato , e molli di tali con-
dizioni meritamente vi ascesero e glorio-
samente regnarono.O Nobile oServo{V.),
o artista o artefice , disse un moderno :
«Dobbiamo conoscere e convincerci che
oramai nella società umana ogn» uomo
è valutato soltanto per quello che perso-
nalmente vale, e nulla più 1 " Questo non
è già un pizzico di Socialismo (F.) o co-
munismo, lutt'altro; poiché senza il me-
rito e senza le virtù ninno degnamente
si può elevare, e procacciarsi la pubbli-
ca stima. Anche nell'esercizio di qualun-
que mestiere, si può ciascuno distingue-
re, colla religione, la probità e la capaci-
tà; si può ancora santificare, come da'ri-
V NI
feriti esempi, e precipuamenle col rasse-
gnarsi e conlenlarsi, sebbene dolalo di
maggiori intelligenze, nella posizione in
cui Iddio r lja posto in questa transito-
ria e breve esistenza, per meritarsi l'e-
terna salute. Sì legge nel l. 24, p. 4^ 'l^'"
V Album dì Roma, La veste non fa il
Vionnco. La croce non ja il cavaliere.
Lai toga non fa il professore. La bar-
ba non fa il filosofo.
Le università artistiche furono sempre
a cuore de' Papi, onde si mostrarono con
(?sse benignamente larghi di approvazio-
ni, di privilegi, di concessioni di chie-
se, per ri.icremento dell'arti, de'meslie-
ri e dell'industria, confermando eccel-
lenti leggi, statuti (di questi l'eruditissi-
mo d/ Andrea cav. Belli ne possiede la
rara collezione di circa 60) e regolauìen-
li. Gli uni egli altrianlicauienle e prima
deli3i5, e colla furmola riferita da Vi-
tale, Storia de' senatori di Roma ^^. 3o8,
furono molte volte ap[)rovali anche da'
Senatori di Roma (f^.J, P tali conferme
servirono poi a stabilire meglio l'epoche
di loro serie cronologica (a completare
la mia qui aggiungo, che il Giornale di
Romade^Yii 1 febbraio 1807 riporta, che
il Papa con biglietto del ministro dell'in-
terno, ha non)inalo Senatore di Roma
il principe d. Domenico Orsini, il quale
come dissi a quell'articolo già lo era sta-
to; indi nella mattina de'i3 coli' intera
magistratura, portossi in grande treno al
Vaticano, ove il Papa nella camera del
trono l'ammise a prestare il giuramento,
unitamente a'nuovi conservatori: poscia
il senatore e i conservatori passarono a
ossequiare il segretario di stato). 11 p. Plel-
tenberg riferisce nella Notitia Tribuna-
li uni Curine Romanac, e. 4*^» § ^ De foro
Capitolino 3 seujudicio Setialoris, etCon-
servatoruni Urbis. Suntpraelerca in Ca-
pìlolio sìngnlaria quaedani Subsellìa, in
nuibus opi/ìcia elarles ni sunt Mercato-
rum , lìJerciariornm , Aroindlarioruniy
Piinnarioruuì, aUoruinque plurimoruiii
ai ti/icum^ quorum in pensUi tabula sunt
UNI II
descrìpta nomina sub porticu^ ex his sin-
guliie tribus smini sibieligunt Consulem.
Quae uelul tribunicia immunità^ cumju'
risdictione et indultis civibus concessa est
et confìrmata per diversos Ponli/lces
Martinum V, Paulum TII,Juliitm III,
Pium IP^j Gregoriani XIII, const. Al-
mam Vvhemialiosque. Sunt vero Consu-
les Judices competentes in causis ad ar-
iem cujusque tribus spectantibus. Marti-
nus V const. 6, Sixtus V const. 1 4- Qnod
sì homotechni Sociique tribus suae Con-
sules gravari sentiant , rem deferunt ad
Conservatores Urbis. Ad qnos etiam pro-
vocare possunt artifices a scntentiis suo-
rum Consulwn. Nel voi. LXIV, p. 52 e
61, trattai del tribunale di Campidoglio
de'Conservalori di Roma, cjje procedeva
sopra i ricorsi de'consoli dell' università
delle arti e mestieri, come giudici ordina-
ri delle loro appellazioni; e dissi che i
consoli stessi intervenivano al bussolo per
l'elezione de'giudici di Campidoglio. Nel
secolo XIV doveano i consoli ei camer-
lenghi dell'arti rendere ragione dalla Tor-
re (F.) del Mercato [F.) di Ro«na pres-
so Campidoglio. Dagli statuti di Roma
apparisce, che quelle arti 0 professioni, che
formavano corpo o collegio, eleggevansi
fin da quel tempo i loro consoli e camer-
lenghi, i quali durare non potevano in uf-
ficio oltre un anno, essendo obbligati di
rendere ragione nel detto sito a ciò desti-
nato. Quod Consulcs Ariium reddant
jiis a Turre Mercati versus CapiloUum.
Statuimus , et orduiainus y quod nullus
Consul, velquivis alius audeat, necprae-
sumat quoque modo tenere Curiam ejus^
et reddere rationem interillos, quibus de
/ lire j et ex forma Statutorum Urbis per-
missum esty et consuetum in aliqua par-
te Urbis, nisi tantum dumiaxat a Tur-
re Mercati superversus Capitolium , et
in loto ipso Foro yCt nihilominus gesta per
talem Consulem , et queincumque aiiud
Officialem extra loca praedicta sint nul-
la ipso jure , et nullus Offlcialis Curine
debeai ipsos processus senlentias execu-
IO UNI
(ioni mandare. Questa stessa Torre del
Mercato si trova espressamente nomina-
la nella conferma degli statuti dell' arte
della lana, fatta a'9 agosto iSyi da'con*
servatori di Rojna , che facevano le veci
del senatore, ordinandovisi: Quod Con-
sules diclae Artis debeant sedere , etjas
reddere wiìcuique de Arte ipsorum a
Turre Mercatisiipraversus Capìlolmm^
et per taluni Forum, secunduni forniani
novorum Slatulorum Urbis. Ne' famosi
giuochi e spettacoli clamorosi d'Agone e
di Teslaccio, cheaveano luogo in Roma
pel Carnevale di Roma e nel /Ife^e d'a-
gosto, e da me descritti ne' voi. X, p. 84
e seg., XXXI, p. 177 e seg.,LXI V,p. 38 e
seg., e 62, in essi v'intervenivano e pren*
devano parte, oltre l' università degli e-
brei, le romane università artistiche, con
tulli gli artigiani e addetti di ciascuna ve-
stili decorosamente. Negli statali di Ro-
ma composti sotto Eugenio IV nel 1 44^5
poi riimovati in tempo d'Alessandro VI
e stampali nel 1 52 3, in ordine a'ricorda-
ti giuochi, ed alle processioni solenni di
cui vado a parlare, si trovano le seguen-
ti ordinazioni. Che i conservatori di Ro-
ma dovessero con diligenza rivedere e
tassate le spese, che si facevano dalle uni-
versità dell'arti. Quoscumque inlroiluSy
et exitus, et ConipuLus (^amerae praedi-
ctae , et Canierarios , per Universitales
Artium^sweUi Ludispublìcis^ etsoletnni-
bus Festlvitatibus , quae in Urbe in As'
snmplione B. M. ^ir^inis de mense au-
gusti, et in Agone et Testacio celebran-
tur , diligentissime recidere et taxare.
Trattasi pure: De Judaeis non cogendis
per Consules ad solvenduni per Duple-
riwn B. y. de mense augusti. Nel voi.
LXll, p. 61, 72, 73 e 76, ragionai delle
celebri processioni nelle quali si portava la
prodigiosa immagine Acheropita del ss.
Salvatore, che si venera nel santuario del-
la Scala santa {^f^ .)^co\\i.\ Lavanda dei
p/V/i (/^'.) della medesicua, massime nel
giorno della vigilia per lo scoprimento e
piouessioue delia as. Imma^iue^e iu quel»
UN T
lo delia festa e processione dell' Assunta
alla basilica Liberiana con pompa mae-
stosa e trionfale, con l'inlervento del Pa- •
pa, de* cardinali, del clero , del prefetto
di Roma, del senato romano, e del popo-
lo scompartito nelle sue arti e confrater-
nite co' loro consoli, delle scuole e della
curia. Narrai pure che nella desolazione
cagionata a Roma nel 1084 da Pioberto
Guiscardo , la compagnia de' macellai
composta di ardimentosi e forti, traspor-
tò la ss. Immagine Acheropita nella chie-
sa di s. Giacomo al Colosseo e la difese.
In premio fu concesso alla compagnia il
privilegio d'intervenire alla solenne pro-
cessione con elmo in capo e usbergo (eoa
corazze e celate in capo o altra armatu-
ra di testa, secondo i tempi), con fiaccole
in mano, e con tizzoni di legni preparati
e accesi, o bastoni armati di fuoco, intor-
no e vicino alla medesima ss. Imcnagine,
per difenderla e trattenere la calca del po-
polo onde non fosse impedito l'incedere ai
portatori. Perciò i macellai furono detti
gli Stizzij e il sodalizio la Compagnia de»
gli Stizzi, ricevendo i confrati di essa in
dettogiorno nell'ospedale del ss. Salvato-
re la colazione e ristoro, e nel giorno del-
la Purificazione una libbra di cera dalla
compagnia del ss. Salvatore. Per tale be-
nemerenza fu loro inoltre accordala nel-
la festa dell'Assunta l'annua liberazione
d* un condannato a morte (tale privile-
gio comune ad altri sodalizi soppresse In-
nocenzoX, e definitivamente Pio VII, que-
sti soltanto conservandolo a quello di s,
Giovanni Decollato della Misericordia
per assistere gli slessi condannali al sup-
plizio, il che rimarcai pure, riparlando di
esso, nel voi. LXXVIII, p. 65: qui poi mi
piace notare che negli statuti di Roma,
rinnovali nel pontificato d'Alessandro
VI, nel cap. 23 fu stabilito, che quello
il quale fosse stato liberato dal carcere
nel dì dell'Assunta, ex benignitateSS. D.
IV., non possa ulterius sìmileni grati ani
obtinere). Ma i macellai eccitando talvol-
ta ueiraccoiDpagua aleuto disordini, risse
U N I
e lumnllì, nel i55i si decretò da'guar-
diiini del ss. Salvatore, ed approvò Giu-
lio 111, che non più intervenissero alla
processione, il Papa trasferendo le prero-
gative e i privilegi alla slessa compagnia
tiel ss. Salvatore, e 1 azione di circondare
Ja ss. In)maginea 89 nobili romani di det-
ta conipagnia, per maggio»* decoro e ci-
viltà. E siccome lutto riportai col Maran-
goni, Istoria di Sancla Sanctoriim e del-
la celebre immagine del ss. Salvatore A-
c7ie/o/?//^,cosìcon esso aggiungerò, l con-
soli delle arti della città erano i primi nel-
la processione dell'Assunta a incontrare
la ss. Immagine, con doppieri di cera di
5oo libbre circa per ciascuna università,
collocati sopra talami di legno dipinti,
ciascuno colTinsegne della propria arte e
altri strumenti che le distinguevano. 1
quali talami con lumi sopra portati da
8 ovvero 12 facchini, procedevano avanti
la ss. Immagine, secondo il grado di cia-
scun'arte disposti,e ordinati da'marescial-
li e ulljciali. Questi doppieri e talami delle
arti solevano essere 40) secondo un'accu-
rata descrizione del 1 462,e si facevano cia-
scuno da ogni arte meccanica a spese pro-
prie e grandi. Procedeva peri.^il talamo
della Camera di Roma, con due doppie-
ri della nobil'arle degli Agricoltori di Ro-
ma seti Bohaterioriim. Indi seguivano il
doppiere de' Mercadanti^ de' Banchieri
seu Campsoriini^ ùcMerca danti in Ma-
re, óeMercadanli dell'arte del fiume, de'
Lanaioli, degli Speziali, de* Conciapel-
lif Ait Macellai del fondaco di s. Marcel-
lo, de' Macellai del fondaco di Ponte e
di Campo di Fiore, òe: Macellai del fon-
daco di Sapa, de' Macellai del fondaco
di ... , i.\ti Pescatori, (\e Calzolai, cW da-
vatlini, degli Orefici, t\e' Merciai seu Ga-
liarioriim,i\{ì Pittori, <\ìì Marmorari, de*
Ba Ulnari, óa' Barbieri j de' Catpcntari o
Facocchì, da' Figlili o Vasellai, tic Fer-
rai, de' Candeloltari , de' A/olinari , de*
Fornario Pislori,(\t Sellai, degli Oa//,de'
rotatorie Ortolani^ i\e Barbieri ((pjcsla
ripeiizioue si legge nell'uiiginule), de'. . . .,
UNI i3
degli Albergatori. Nella riferita descri-
zione, ove si enumerano i talami che do-
\eano fare le arti, essi propriamente non
sottoposti secondo l'ordine graduatorie
come doveano procedere. Bensì in una
gran tavola di marmo alìlssa a pie delle
scale grandi del palazzo de' conservatori
in Campidoglio, vicino alla colonna ro-
strata, si prescrive dal senato di Roma un
ordine colla precedenza delle arti, le qua-
li sotto pena di 25 scudi d'oro interve-
nir doveano alla suddetta processione, af-
finchè fra di esse non nascessero contese,
e si assegna a ciascuna il proprio luogo
e ordine, e sono in tutte 4o. Questa ta-
vola scorrettamente si riporta dal Milli-
no, pe'rilievi notati dal Marangoni , per
autenticare con essa un errore da lui pre-
so nel riferirla. Sembrò necessario al Ma-
rangoni di esporla con fac-simile, che in-
tendo riprodurre, avvertendo che nell'o-
riginale molte lettere sono tra loro con-
giunte e attaccate, e rarissimi sono i pun-
ti fra le parole (ne porrò alcuno oi^irgo-
la). Triuniphalis genlilium pompa Angg,
Jionori reddi solita ad devottun cliristia-
nae Religionis cullum redacta Dei Ge-
ni triàs Virginisfeslo die dum ChristiSal-
vatoris Nostri mirabile simulacr. ex La-
terano in Exquilias ad Mariae Matrix
Majorem aedem quot annis ingenti plaii'
su solemniq. Processione de fer tur prò Se-
natus magistratuumq.el totius equeslris
ordinis dignitate populique et plaebìs
observanlia ne ulla post hanc inter pie-
beia Colltgia contentio fìat decretuni est
ut hoc Statuto ordine universi cuni suis
faculis thalamisq. et lumìnarib. sacrani
Jmagintm qua iterfecerit coniitentur ea
ratione ut qui proaimiores simulacro sint
digniores habeantur. Aquari; iter auspi-
ceiitur, post Fornacarij , Molendinarij^
Muliones Lignarij , Mulioncs Finarij\
Caupones , Salsamenlarij , Candelariis
ex saevo, Piscatores piscarij y f'inilores
olitoresq., Pistoresfornariq., Pelllpari,Fi-
gali. Stabularli ergastuli lignorum,Mer'
cinìoniarijiStlUinj\ Coriatij, Totisores,
i4 UNI
Calce etri] ^ Lan ìj ^Siilores ^Sailortaq.^ Fa •
bri Ugna ri j\ Fahri ferrarif\ Aiirifives,
j4ro m a larij, Nu m m u la rij\ La n ifices^ Fu l-
lonesq., lìJercalorfs pannorum^ J^ricul-
torts, Boari] ^ Thalamusro.fiscì: Siquis
ergo seciis ffcerii xxr aiireor. poena inni-
letur. Noi solenne Possesso del Papa ( K),
fino al tieciinare del secolo passato, nel i e-
carsi alla proto-basilica Lateranense , il
trailo dì strada che corre fra la discesa
del Campidoglio, la Piazza di Campo
l^accino (F.), l'antico Foro Romano, e
la Piazza di s. Gioi>anni in Laterano
(F.), al modo che riportai ne'luoghi ri-
cordati nel voi. LXX, p.i33, e meglio di-
rò in seguito, veniva magnificamente ad-
dobbalo dalle 70 arti o università arti-
stiche di Roma, con arazzi e ornati mol-
teplici, emblemi simbolici , ed iscrizioni
dUusìvc alle virtù e gesta del nuovo Pa-
pa , oltre alcun arco trionfale in qualche
altra strada, le quali università si distin-
guevano dalle rispettive cartelle. Però
dall'arco di Tito (di cui nel voi. LVIII,
p. I 70, e altrove), che ricorda l'espugna-
zione di Gerusalemme e la guerra giu-
daica, sino al Colosseo (^.), edificalo da-
gli ebrei fatti schiavi in tal guerra, spet-
tava l'apparato all'università degli Ebrei
{F.)f i quali oltre gli arazzi , secondo il
costume loro, aggiungevano in vari car-
telloni diversi emblemi figurati simboli-
camente, con epigrafi della s. Scrittura,
alludenti alla loro divola ubbidienza al
sovrano Pontefice, alle sue lodi e al suo
possesso (per quello dei regnante Pio IX
preso con maggior pompa degli ultimi
predecessori, dal Foro Romano al Late-
rano si rividero in parte lungo la via gli
antichi addobbi, cioè nel modo descrit-
to dal n.° 4^ delle Notizie del giorno
del 1846, non però dall'università arti-
stiche). In questa finizione gli ebrei, nel
passaggio del Papa gli presentavano la lo-
ro legge, al quale omaggio poi sostituiro-
no la particolare offerta dell'elegante li-
bro, che descrissi al citato articolo. Del
Presbiterio (F.) che auticaraeulei Papi
UN I
distribuivano anche a' Professores Jr-
//■«m^ ed alle Unìversitales Laicales, per
l'erezione degli archi d'ìTrionfo{F.),n(m
che Judaeis prò repraesentaliones legis^
per l'accennata funzione, ragiona il Mo-
retti, Ritus dandl Presbyterium, p. 241
e 263, cioè dantur ronianispro Arcubus
trig'inta qninque librae provisinae et di-
midiae, /udaei vìginti solid. provesinos.
Anche in altri tempi ordinari i Papi di-
stribuivano lo slesso presbiterio, Schola'
nimUrbisM p.Mabillon,/li/<.yei/f^/.,t. 2,
p. ig5: Ordo Romamis XII, compilato
da Cencio Camerario, nel 1216 Onorio
111, ^\ix,Quibus Scholis datnr Presby-
terium, et quantum , ecco (HìHulo riporta.
Hoc est presbyterium Scholarum Urbis,
quod eisdem Scholis infesto Natività tis
Domini, et Paschae, per manus Caniera-
riidatur in tanta quaniitaie, scu tali nu-
mero. Infesto Paschae Domini, in Na^
tivitate ejusdem, et converso annis singw
lis, sine diminulionc donatur. Adcxtra-
toribus deceni solid. provesinos, et duo
solid. prò regno. Ostiariis decem sol.
proves. Mappulariisqni Stimulati dicun-
iurquinque sol. proves. et duodecivi den.
prò toalea. Majorentibus quinque soL
proves. Cubiculariis quatuor sol. proves.
F^astarariis quatuor sol. proves. Fiola-
riJs quinque sol. proves. Ferrariis prò
column. quatuor sol. proves. Calderariis
quatuor sol. proves. Dandonariis Colo-
saei decem sol. proves. Scopalatiis qua-
fuor sol. proves. Mandatariis decem sol.
proves. Muratorihus s. Pelri ceto sol. prò-
ves. Carbonarìis octo sol. proves. Jliis
Mnratoribus quinque sol. proves. Ban-
donariisCacqbarii decem sol. proves. Ju-
daeis vigiliti sol. proves. Notandum quod
Presbyterium supradiclum pracdictis
Scholis donatur propler servi ti uui quod
exhibentCuriae Romanae utinferius sub-
scribelur. Le nominate scuole, di alcune
delle quali scrissi articoli, paie che appar-
tenessero alla Famiglia pontifìcia, e nello
stesso Ordo Romanus si rende ragione di
tulte.Quanlo agli ebrei si dicea p.200: Ju-
U N T
(Idei vero repraesenlanl DomìnoPapneìn
die Coroììalionis suaeLegem in i'zV7(poi( he
anticamente il Possesso si prendeva appe-
na seguita la Coronazione, quale conti-
nuazione (li questa fimi\one)yelei faciunt
laudts, et tres lihras,^ imam pìperis , et
diias libras de cinnamomo^ ajferunt ad
Cameram. Carlo Bartolomeo Piazza, se-
guendo il Fanucci,nel 1 679 stampò inKo-
ma y Opere pie di Roma, indi più ampia-
mente e con soverchia diffusione e lodi,
nel 1698 pubblicò eziandio in "RomaVEu-
sevologioHomano. In quesle opere si trai-
la ancora di tutte l'università artistiche di
Roma, e me ne gioverò poi nel descriver-
le. Oltre a ciò nella sua Gerarchia car-
dìnaliziay a p. 739, fece la digressione :
Che la povertà e le arti meccaniche non
pregiudicano punto al merito delle vir-
tù. Comincia col celebrare Nicolò V ed
i fasti del suo memorabile pontifìcato, il
quale usò per stemma le chiavi incrocia»
te,da'predecessori e successori usate più
per ornamento che per corpo d'impresa.
Alcuni opinarono avere Nicolò V ciò pra-
ticalo per la sua bassa origine, e perciò
privo d'insegna gentilizia, per questa u-
sò le chiavi simbolo della pontifìcia po-
destà. Altri sostengono che derivò da no-
bile famiglia di Sarzana, che fece per ar-
me due fasce elevate in alto ondale in
campo bianco, e congetturano che Nico-
lò V usasse le chiavi papali per stemma,
per aver voluto dimostrare, che il Pupa
deve lasciare tuttociò che deriva da' pa-
renti. Ma non fu imitalo, considerando-
sì da'successori riunire in loro non meno
l'apostolico e l'ecclesiastico, n)a il tempo-
rale e il politico principato. Indi osserva
il Piazza, che Gesù Cristo volleessere cre-
duto figlio d'un legnaiolo, e gli Apostoli
furono quasi tutti poveri lavoranti; e che
l'agricoltura e il lavoro delle proprie ma-
ni non oscura il merito , concedendo il
primato all'agricoltura, permessa dalle
leggi romane a' loro capitani e magnali
come arte ingenua. Perciò Paolo Uupi-
ho artefice giunse al consolalo, governò
UNI i5
la Sicilia e poi trionfò; Marco Varrone
figlio d' un macellaio divenne console;
Marco Scauro, nato da un carbonaro, fu
annoverato all'ordine patrizio; Caio Otta-
viano Augusto ebbe ad avo un argentie-
re; Quinto Cincinnato dopo la dittatura
tornò a coltivar la terra, come fecero al-
tri grandi personaggi della repubblica e
dell'impero, cosi l'imperatore Dioclezia-
no e il re Aitalo. II cardinal Carlo Lui-
gi Morichini vescovo di Jesi, da prelato
nel 1842 pubblicò in Roma, Degl'istituti
di pubblica carila ed istruzione primaria
in Roma^cwè riprodusse con molle giun-
le il Saggio storico statistico che avea da-
to in luce nel i835, opera importante e
pregiatissima. Nel cap. 9 rimarca che per-
correndo le Strade di Roma (f^>), legge
i nomi delle vie de'Borgognoui, de'Lore-
nesi, de'Polacchi e d'altre nazioni, le qua-
li dierono nome alle contrade per le chie-
se, ospizi e ospedali che vi eressero. Me-
desimamente altre vie ancora si nomina-
no dagli artigiani ed esercitanti mestie-
ri che l'abitavano, o da qualche pio isti-
luto che loro per origine o governo ap-
partenesse,come si vedrà poi ne'paragrafi
di molte. Questo prova che anco in Roma,
come altrove, v'ebbero per lungo tempo
le famose università dell'arli e de'meslie-
ri, che formatesi per l'interesse economi-
co , vi aggiunsero a più saldo vincolo il
principio religioso e caritatevole; e tutte
aveanochiese,oratorii,congregazioni,spe-
dali,lin)Osiiie.« Imperocché il lavoro che
negli antichi tempi era fio le mani degli
Schiavi (/^.), neir età di mezzo de'viV-
vi (neir antica Corley come narrai in
quell'articolo, doveano possedere un me-
stiere non clan»oroso, e risiedere in pic-
cole celle disposte intorno alla sala, per
evitare il pregiudizievol»^ ozio e le ripro-
vevoli mormorazioni, ed insieme riceve-
re un aiuto da tale lodevole occupazio-
ne: ora tranne qualche sartore o eserci-
tante alcun altro u)estiere, tale morale e
vantaggiosa consuetudine si può dire ab-
bandonala), quando fòrtuualaaienle veu-
i6 UNI
ne in qviella degli uomini liberi ebbe hi-
ftogno di prolezione e tutela che gli ven-
ne dall' aggregarsi insieme di quelli che
professavano 1' aite medesima. Quindi
torsero le università e maestranze, le <jua-
Ji certo a'ioro tempi ebbero un utile sco-
po; ma fallosi poi monopolio deli' indu-
strie, veuiiero da tulle le savie ammini-
strazioni disciolte. Ciocché fra noi ado-
perava il Pontefice Pio VII, sul princi-
pio del presente secolo; e quando allri
stali ancor disputavano sulla libertà com-
merciale, Pvoma persuasa di quell'econo-
niica dottrina la poneva in fatto e fran-
cava l'industria da ogni inceppamento.
E forza nondimeno confessare cl»e se le
università di arti e mestieri erano a' di
nostri economicamente dannose, aveano
però in se molti vantaggi morali. Primie-
lamente esse tenevano uniti tulli quei
ch'esercitavano l'arie ad adempiere mol-
te opere di religione nelle loro chiese ed
oratorii e confraternite, eia ricchezza con
the le aveano dotale è manifesto segno
della fede e pietà che le animava. In se-
condo luogo adoperavansi quelle divole
jagunanze in molte e belle azioni di ca-
lila verso la vedova e il pupillo, verso
l'operaio inabile o vecchio; poiché aveva-
no ricetti per gl'infermi, doti per le zitel-
le, soccorsi d'ogni fatta pe'poveri del lo-
ro mestiere; e il figliuoletto orfano Lrova-
•va e tutori e maestri nella professione pa-
terna senza ricorrere agli ospizi e conser-
vatorii, sicché le pubbliche amministra-
zioni non avevano quel grave carico di
spese d'istituti e sussidii che or sopporta-
no. In terzo luogo da questa forma di or-
dinamento nasceva un gran freno alla
costumatezza ed onestà degli operai, la cui
condotta era nota a que'che tenevano la
somma delle cose dell'università ed eser-
citavano una grande autorità e quasi di-
rei paterna su quanti vi appartenevano".
Di recente si stampò ueliSoS in Roma,
JVotizie storiche intorno alla origine de'
nomi ili alcune Osterie, Caffè, Alberghi e
Locande esiskntiin Roma, raccoUc dal
UNI
cai'. /Alessandro Riifinì. Considerando
l'autore che non poche vie traevano l'ori-
gine da' titoli di parecchie osterie, calTè,
alberghi e locande, non volle lasciarne in
oblio le opportune notizie, e con mollis-
sima pazienza ne formò una ragionata
raccolta, unendovi la spiegazione dell'o-
rigineed etimologia di ciascun nome, per
ordine alfabetico. 11 complesso di tante
particolarità non lascia d' interessare , e
tutte le raccolte riescono sempre utili. Da
questa inoltre rilevasi, che l'osterie, caf-
fé, alberghi e locande di Roma, a tutto
l'anno 1854, ascendono nel totale a nu-
mero 808 , cioè osterie SyS, caiTé i 53,
locande 3 [, alberghi 22, e trattorie 29.
Quelle poi che non portano alcun nome,
e che perciò non sono slate descritte, som-
mano a circa 227, cioè osterie iSg, cade
64, alberghi 6, e locande 18. Nel gennaio
1857 dalla statnperia della camera apo-.
slolica venne pubblicala la Statistica del-
la popolazione dello stato pontificio del-
l'anno 1 853, compilata nel ministero del
commercio e lavori pubblici. Questo im-
portantissimo ed elaborato lavoro è lo-
datissima compilazione del segretario ge-
nerale di dello ministero il eh. cav. Lui-
gi Glifi, sulle notizie raccolte da'consigli
di Roma e delle provincie. Meritò d'es-
sere dedicalo al sommo Pontefice Pio IX,
ed iln.°2odel Giornale diRomaòe\iS5j
ne die breve contezza. Pili copiosa e con
altre dovute lodi la dierono la Civiltà
Cattolica, serie 3.', t. 5, p. 684 : La Sta-
tistica j t. 6, p. 22; Le Cifre in confer-
ma deprincipiij e V Enciclopedia con-
iemporanea di Fano,t. 5, p. 2 i i : Nuo-
vo Censimento dello Stato Romano
per V anno i853. La popolazione di
Roma e di tutto lo stato papale com-
prende 3,124,668 individui. Tutto l'u-
tilissimo lavoro viene diviso in i o tavole,
dottamente spiegate e commentate. Nel-
l'ultima tavola la popolazione é distribui-
ta per principali categorie. Al mio scopo
riferirò solo quanto riguarda Roma,gr ni -
dividui che contiene. Clero secolare 1 252.
UN 1
Clero regolare 2912. Magisliali e uffi-
ciali civili 3 108: Militari 4^^* Possiden-
ti di beni stubiiiigjG. Agiicoltori 3362.
Pastori 353.Cacciulori 25. Pescatori 1 39.
Minatori 24. Manifattori 25,90 r. Traf-
ficanti, mercanti, banchieri e agenti di
catnbio 7436. Trasportatori di merci e
di uomini per terra^ per (lumi, per mare
1749- Cultori delle scienze e lettere 81.
Cultori della pittura,scultura, musica ec.
1 073. Medici, chirurghi, farmacisti e le-
vatrici 67 I. Avvocati, procuratori, notai
e ragionieri 949* Ingegneri, architetti, mi-
suratori e agrimensori 293. Professori e
maestri delle scienze e arti belle 793: stu-
denti ed alunni io5i. Famigliari serven-
ti stabili e di servizi indeterminati i 7,3o3.
Poveri questuanti e ricoverati 201 2. Dal-
ia Ch'iltà Cattolica^ nella detta serie,
l. 6, p. 363, si dà ragguaglio dell'interes-
santissima: Rìi>isLa de pili iinportaiili
prodotti naturnli e mamifatliirieri del-
lo Stato Pontificio^ del eh. d.*^ Gaetano
IVigrisoli professore di chimica generale
nell'università di Ferrara, qualificando-
la opera molto importante per conosce-
re le ricchezze del medesimo slato, con
altri meritati eucouìii. Un cenno di sta-
tistica universale del barone di Reden si
legge nel n.''i53 de» Giornale di Roma
del i855; quanto al numero degli abi-
tanti del mondo, ne faccio cenno a Uoimo.
L'introduzione delle arti di qualunque
sorte, ed il loro esercizio fu sempre ne-
cessario in tutte le città, tanto per il loro
adornamento, quanto per il bene che ne
ritrae il pubblico, e ciò può facilmente
considerarsi con ridurre alla memoria la
premura grande con cui i municipii e i
principi lutti si sono sempre mossi a trar-
ie dalle regioni piii remote per averle nel-
le loro città e slati , e per proteggerle e
sostenerle ne crearono maestrali e presi-
denti; e sul riflesso ancora dell'utile che
da delle arti si ritrae dallo stesso princi-
pato, e dal comodo grande che ne sento-
no i sudditi e cittadini, quali trovano
nelle loro proprie patite, ciò che con ispe-
UNI 17
sa esorbitante sarebbero costretti prov-
vedere da lontani pae^i, e gli arteOci che
l'esercitano con onestà e capacità man-
tengono con decuro se slessi e le loro ca •
se e famiglie. Le antiche corporazioni o
maestranze d' arti e mestieri , delle poi
università artistiche, tra le città d'Ita-
lia in cui assai fiorirono e furono opu-
lenti e polenti, e persino con signoreg-
giare politicamente i propri concittadini,
certamente di preferenza e per dare un'i-
dea dell' altre si deve nominare Firenze^
la quale primeggiando nella Toscana^
giunse ad esserne la principale metropo-
li, ed è perciò che in tale articolo ne ten-
ui proposilo con più dillusione del pro-
prio. Presto gl'industriosi e sagaci fioren-
tini dierono opera alle arti, alle manifat-
ture e al commercio. La i." che fioù fu
l'arte della lana, i cui reggitori o conso-
li già si trovano nel 1.204 ; ^^ ebbe un
grande aiuto dall'ordine degli Umiliati
(/^.), che fondato in Milano nel secolo XI,
attese principalmente al lanifizio. Con-
temporaneamente ad essa cominciò an-
che l'arte di calimala, cioè de'mercanli,
che facevano il commercio de'panui ol-
tramontani, venuti greggi a Firenze, ed
ivi poi tinti, cimati e in ogni altro modo
perfezionali. Ma qaesl'artedecadde,quan-
do negli altri paesi si conobbero le pra-
tiche de' fiorentini, e fu perciò vietata
J'eslrazione de'panni greggi. Fino a' no-
stri giorni si manleime nella sua impor-
tanza l'artedelia seta, detta cotuunemeu-
te di Porla s. IMaria. Dalla Sicilia, dove
il segreto di questa nobile manifattura
era stato divulgalo dal normanno conte
Ruggiero II, venne poi trasportato in Fi-
renze sul finire del secolo XII; dipoi ivi,
come altrove, eziandio s'introdusse la col-
tivazione de'mori-gelsi. L'arte del cam-
bio diventò non meno florida, e produs-
se forse più ancora dell'altre rimmensu
ricchezza de'fiorenlini del medio evo: nta
come sempre avvenne in (|ucsto perico-
loso genere d'industria, i banchieri amia-
louu iucuulro u gravi pericoli ed a per-
VOL. LXXXIV.
lO&iemorvt, fi».
i8 UNÌ
lìile enormi. Allorquando i popolani o
quella parte degli abitanti di Firen/e non
era più ligia a signori secolari nèecclesia-
Rlici, ne'secoli XU e XIII nùrabilmente
cresciuta di numero, d* avelie d'impor-
tanza, benché non ancora dotala di di-
ritti politici, cominciò nel i^So a costi-
tuirsi in un corpo politico niilitare oppo-
sto alla nobiltà feudale e cittadinesca che
allora governava; le corporazioni artisti-
che ch'essi componevano, presero forma
più stabile colla creazione delle arti, al-
le quali apparteneva ogni cittadino. Da
mollo tempo essendo insorta diffidenza e
discordia Ira'nobili e i popolani, allorché
lo spirito democratico, favorito dal guei-
fjsmo, si rese più forte, il popolo comin-
ciò a prendere nuovi espedienti per ab-
bassare la prepotenza della nobiltà. Sen-
tì pertanto come gli fosse necessario d'a-
vere un centro dove unirsi per la pro-
pria difesa, e da cui dirigere tutte le sue
operazioni; e fu a tale effetto che nel i ^66
creò le corporazioni chiamate le arti, co'
rispettivi loro oiagistrati. Dall'essere a-
$«critto a una dì queste arti fu poi fatto
tlipendere l'abilità, ossia l'idoneità, di es
sere eletto agli uffizi; condizione rigoro
samente iniposta ed ampliata , nelle sue
applicazioni, nel 1 298 per la riforma de-
mocratica di Giano della Bella ricco pò*
potano, la quale dando tutto il potere am-
urinisi rati vo iu mano a'popolani, o al co-
M detto secondo popolo, mediante gli or-
dinaujenli o slatini di giustizia, perven-
ne quasi adatto ad escluderne l'antica i>o-
biltà, tranne que'n)eujbri di essa, che per
farsi iu tutto eguali al popolo, acconsen-
tivano ad esercitare ellellivamente que*
mestieri a'quali si erano ascritti. Cosi la
scissione Ira'nobili e popolani venne com-
piuta, e non mancava che una dissiden-
za per cui lo slesso partito guelfo venis-
se a dividersi. Ma quest'occasione anco-
ra non tardò a presentarsi, e nel j 3oo eb-
bero origine le fazioni Bianca e Nera^ le
quali rinnovando gli odii antichi iva' Guel-
fi e Ghibellini y riempirono Firenze di de-
tJ t\ I
littiedi sangue. Le ^r// si divisero in //i^zg-
giori e minori.Uiìvi'ì m aggio riei ano com-
poste di giudici, di notari, di calimala o
mercanti, cambio, lana, seta, medici e
speziali. L'arti m;/2on erano formale de*
beccai, calzolai, fabbri, caligai, muratori,
vinattieri , fornari , oliandoli , linaiuoli,
pellicciai e vaiai, chia vainoli, corazzai, co-
reggiai, legnaiuoli, albergatori. Bisogna
avvertire però , che tra 1' arti minori le
prime 5 venivano ancora contraddistinte
col nome di arti medianej e che talvol-
ta unite alle 7 maggiori, si chiamarono
esse pure con questo nome, dimodoché
delle maggiori se ne poono contare 12.
Ognuna delle arti avea i suoi consoli , i
quali si eleggevano, uno per ogni due de*
4 quartieri della città, e duravano 4 nie-
si. Da questi consoli veniva giudicalo nel-
le controversie insorte per cose riguar-
danti l'esercizio delle arti. Ad essi pre-
siedeva il proconsole, che sceglie vasi nel-
I' arte de' giudici, ed era magistrato di
somma importanza, il quale avea poslo
immediatamente dopo i priori dell' ar-
ti creati nel 1282, a* quali in compa-
gnia del capitano del popolo spellava
il potere esecutivo, magistrato chiama-
to Signoria; e dopo i collegi o compa-
gnie, che in numero di 16 co' loro gon-
falonieri formavano co'buonuomini, ma-
gistrato di 12 popolani per assistere i
priori co'Ioro consigli originatone! i 3 12,
una potenza, senza la cui cooperazio-
ne la signoria non decideva nulla ne-
gli affari d' importanza. Il proconsolo fa-
ceva la sua residenza in un palazzo del-
la via che tuttora dicesi Proconsolo. U
numero dell'arti variò in Firenze secon-
do i tempi diversi.Rimase per lungo tem-
po fermo quello di 7, suddiviso ne' giu-
dici e notari, ne' mercanti o arte di cali-
mala, nel cambio, nella lana, nella seta,
ne'medici e speziali, ne'pellicciai e vaiai.
Ognuna di esse avea un console e un gon-
falone,una residenza propria, fondi e ca-
pitali comuni, giurisdizione civile è cri-
minale sopra i suoi membri ne' casi de-
UN I
tennlnalida'propri regolamenl/. Le loro
iusegueeiano le seguenti: quella cle'giudi-
eie uotai,una stella d'oro in campo azzur-
ro; quella de'iuercanli, un'aquila d'oro
in campo rosso sopra una balla bianca
ammagliata; quella de' cambiatori, un
campo rosso sparso di monete d'oro;
quella de' lanaiuoli, un Agnus Dei in
campo azzurro; i setaiuoli portavano una
porta rossa cliiusa in campo bianco; i me-
dici l'immagine della B. Vergine io cam-
po d'oro ; finalmente i pellicciai aveaoo
l'insegna divisa in due parti, in una ve-
deasi una squadra nera sotto due liste ne-
re e più sotto due liste rosse serpeggian-
ti, tutto in campo bianco; dall'altra parte
un Agnus Dei in campo azzurro, e più
sotto una specie di graticola composta di
pelli di vai. A queste 7 arti fu dato il det-
to appellativo di maggiori, quando nel
1282 si aggiunsero ad esse 1 4 altre, dette
arti minori.l mestieri contemplati in que-
sta nuova classificazione furono i beccai,
coll'insegna d'un montone nero in cam-
po bianco; i calzolai, con 3 striscie nere
traverse in campo bianco; i fabbri, con
le tenaglie egualmente in campo bianco;
i galigai, con bandiera bianca divisa per-
pendicolarmebte da una striscia vermi-
glia ; i maestri muratori, con una scure
in campo rosso; i vinattieri, con un cali-
ce azzurro in campo bianco ; i fornai por-
tavano una stella bianca in campo ros-
so ; gii oliandoli, un leone rosso con im
ramo verde in campo bianco ; i linaiuoli,
una bandiera divisa in due parti, V una
bianca e l'altra nera ; i cbiavaiuoli, due
chiavi in campo rosso; i corazzai, una spa-
da vermiglia e un' armatura azzurra in
campo bianco ; i coreggiai, un' insegna
bianca divisa da due striscie rosse; i le-
gnaiuoli, un albero ritto e a pie di esso
una casNH di legno; infine gli albergato-
ri, una stella ros>a in campo bianco. Una
delle dilferenze tra le arti maggiori emi->
nori si era, che il goiifdoniere di giustì-
zia non potè vasi eleggere fuorché dalle
prime, se si eccettui il breve periodo d'u-
UNl 19
narchia, detto il tumulto de'Ciompi. Nel
i4o6 fu data all'arti la facoltà d'ornare
di statue le nicchie della loggia 0 chiesa
d'Orsanmichele (di cui riparlai nel voi.
LXXII, p. 208). Queste nicchie sono 14,
e furono assegnate a quelle arti le quali
erano ricche abbastanza per sostenere la
spesa occorrente.Tra quelle statue si ana-
mira il bellissimo s. Giorgio del Dona-
tello, il gruppo di Gesù Cristo con s. Tom •
maso capolavoro del Verrocchio. E qui
osserverò, che non solamente Firenze,per
le università o scuole dell'arti vanta ca-
polavori, ma anco altre città ponno fare
altrettanto, massime in Italia, come Fé-
nczìa per averlo ammiralo co'miei pro-
pri occhi. Nella festa di s. Anna, che in
Firenze ricorda la cacciata del duca d'A-
tene, si vedono anche oggidì sventolare le
bandiere del le arti sulle pareti esterne del
ricordato maestoso edificio. Dissi che la
Signoria di Firenze fu magistrato compo-
sto da'gonfalonieri dell'arti, e che col ma-
gistrato de' 12 popolani buonuomini for-
mavano i così detti Collegi, senza i quali
niente risolveva la Signorìa fiorentina.
Ora conviene riflettere, che il magistra-
to della Signoria di Firenze otteune una
meravigliosa stabilità, considerato il pe-
riodo che dominò, col nome di Priori
delle arti. Fu esso crealo da' popolani,
quando questi ebbero ottenuto forma e
forza politica colla istituzione delle com*
pagitie del popolo, alla quale segui poi
quella dell'arti; talché in fine poterono
pensare a togliere a'nobili il governo del-
la città e repubblica fiorentina; a'nobili
le cui fazioni s'indebolivano sempre più
nelle gare.Trearti delle più polenti.quel-
le di calimala o mercanti, del cauìbio o
banchieri,e della lana,furono le prime ad
accordarsi per eleggere 3 priori. In segui-
to, prendendo a ciò parte alcune altre, il
numero ne fu accresciuto a 6, il che face-
va uuo per ogni sestiero; più tardi ma,
ovvero due per sestiere. Qualche voltu
ve n'erano anche 1 4 i riilolti però di nuo-
vo a I A s(d)ito dopo la cucciala del duca
20 UNI
d'Alene, quando i grandi parlecipnrono
al governo; e finalmente, dopo la caduta
di questi, stabilmente ristretti a soli 8,
cioè i\ue per ciascun quartiere. Si tro-
vano anclie 8 priori, col gonfaloniere di
giustizia inclusive, come nel i 343. Il no»
medi questo magistrato neh 458 fu ma-
lato in quello di Priori della libertà^
nelle contese fra Cosimo de Medici il Pa-
dre della Patria, e l'animoso e temera-
rio gonfaloniere Luca Pitti. Per essere
eleggibile al priorato dell* arti bisognava
avere 3o anni compiti e trovarsi ascritto
ad una delle stesse arti; e siccome i no«
bili, cavalieri e messeri, a fine di parteci-
pare a'magislrati,adem pi vano queste for-
malità prima con reale esercizio e poi sen-
za fare veruD'altra cosa, nel fiero conflit-
to tra le parti, il rammentato Giano del-
la Bella mediante la sua mutazione del
1^93, procurò di escluderli interamen-
te dalTuflizio di priori, ampliando que-
sta condizione fino a ricercarsi l'eserci-
zio effellivo, non riconoscendosi più suin-
ciente l'ascrizione alla matricola d'untar-
le. Neil' istessa memorabile mutazione
\enne aggiunto a' priori dell'arti il gon-
faloniere di giustizia, il quale era allora
specialmente incaricato di vegliare sulla
esecuzione degli ordini di giustizia fatti
dallo stesso Giano; magistrato che ve-
gliando a mantenere illesi i diritti del po-
polo, onde i grandi non gli facessero in-
giuria, può paragonarsi a'iyibiuiide'ìO-
mani antichi; ma col progredir degli an-
ni ebbe incarico diverso. 11 gonfalone del
popolo, fatto di zendado colla croce ver-
miglia in campo bianco, veniva sempre
custodito nella camera del gonfaloniere,
ed esponevasi al pubblico sol quando
questi voleva intorno a se radunare il
popolo medesinio. Col progredir del tem-
po quest' ufilzio fu riguardato come la
suprema dignità della repubblica fio-
rentina. Nel 1292 l'età necessaria ad es-
so fu stabilita a ^5 anni. 11 gonfidonie-
ve e i priori, che tutti insieme chiama-
\au6Ì la Signoria, preudevauo possesso
U N I
il I ."giorno del mese e venivano rinnova-
ti ogni due mesi, tranne alcune occasio-
ni in cui si elesse il gonfaloniere a vita e
quando fu eletto per un anno. Per lutto
il tempo del loro uffizio, i signori dimo-
ravano nel palazzo della Signoria, noa
essendo loro lecito di lasciarlo per qual-
si voglia ragione. 11 gonfaloniere vestiva
di lucco paonazzo, specie di toga, giier-
nilo di tela d'oro, con calze di scarlatto;
i priori dell'arti diseniplice lucco paonaz-
zo. In principio fu al gonfaloniere asse-
gnata una guardia di 1000 pedoni e poi
di 2000, lutti popolani ascritti all'arti,
che doveano star pronti ad eseguire i suoi
ordini. 1 priori davano udienza 3 volte la
settimana. Nella Signoria risiedeva il po-
tere supremo deliberativo, legislativo ed
esecutivo,il quale però soggiacque a repli-
cale modificazioni, e talvolta le restò solo
il potere esecutivo. L'eleggibilità della Si-
gnoria dipendendo dall'cisei e ascritto ad
una dell' arti, e siccome i nobili ne an-
davano esclusi, traiute il caso che si fa-
cessero realmente simili al popolo, la so-
vranità rin)aneva presso quella parte de'
popolani che si distingueva col nome di
popolo grassOj cioè de' cittadini appar-
tenenti all'arti maggiori, iti che pure av-
vennero successivamente moltissimi cam-
biamenti. La plebe, ossia il popolo ini-
mito nel più ristretto senso, non era abi-
le a tale elezione, perchè composta di
uomini non ascritti all' arti, né scritti a
gravezze, cioè non paganti imposizioni
dirette, siccome privi d' ogni possesso. I
modi usati nel far 1' elezioni al priorato
e al gonfalonierato variarono spesso, co-
me nella i.^'metà del secolo XIV nel sor-
gere la potenza del popolo minuto, do-
po la metà di esso, in cui la dignità del
gonfalonierato rimase esclusivamente al-
le arti maggiori ; finché dalla metà del
secolo XV in poi, si giunse al punto d'af-
fidare l'elezioiie agli uffizi a un numero
ristrettissimo di persone, dette accoppia-
toli e non più di 5, ne'quali si concentrò
ogni potere, oieotre poi gli accoppialo-
U N I
ri tlipemlevnno clull'aibilrio ili colui che
procedeva da principe assoluto, senza a -
verne il nome. Seguirono poi le grandi
rivoluzioni del 1 494 contro Piero de Me-
tlici, pel malaugurato accordo fatto con
Carlo Vili re di Francia ; del i 5 i 2 con-
tro Pier Sederini a favore de'Medici; nel
1527 di Micolò Capponi a danno de* Me-
dici, divenendo egli gonfaloniere di giu-
stizia ; e finalmente del i532 per l'abo-
lizione del magistrato della signoria di
Firenze e del gonfaloniere di giustizia,
dopo una durata di 25o anni, per essersi
la fazione Medicea impossessata di tutto
il potere, occupandosi il luogo del gon-
faloniere da Alessandro de Medici i.°dti-
ca della repubblica fiorentina. Le cor-
porazioni delle arti, dopo avere ancora
più volte cambialo di nuenero, perdette-
ro la loro importanza civica e politica,
come si può vedere nel eh. Reumont, nel-
le eruditissime Tavole cronologiche del-
la storia fiorentina. Non solo le arti del-
la lana fiu'ono fonti inesauste di ricchez-
za, ma quelle pure dell'orificeria, la di-
sciplina del niellare, dello smaltare, del-
l'intagliare a bulino e a cesello, la pittura,
giunte a singolare floridezza. Altrettan-
to era avvenuto, o successe poi all'uni-
versità artistiche delle altre nazioni, tra
le quali pure nel declinar del medio evo
i nobili eransi ascritti nelle loto patrie a
qualche arte, per aver luogo nel gover-
no essunto dalle prevalenti corporazioni
d'arti e mestieri. Alessandro Macchia-
^elli, nella Lettera intorno alla nobile
prosapia Bolognini di Bologna^ presso
il Calogerà, Opuscoli t. 16, p. 263, fi
rimarcare che nell'antiche matricole del-
le società dell' arti, sono descritti molli
spettanti a nobilissime famiglie, poiché
l'esercizio delle arti non pregiudica alle
(jualità della piìi generosa nobiltà. Ed in
liologna moltissìuie nobili famiglie era-
noascritlealle maestranze d'arti, per aver
così mano e parte nel pubblico governo,
a llor(pjaudo divenne popolare, al Iritneu»
li non potevano parteciparvi. Abbiamo
UNI 21
dì Gio. Ballista Rossi, Le azioni memo-
rabili fatte da' gonfalonieri e maestri
delle arti già dominanti la città di Bo-
logna j\v'ìi6S'J. I massari o maestri gli a-
veano i notari col titolo di correttore, i
cambiatori, i drappieri,! beccari,glistraz-
zaroli, gli speziali, i merciari, l'arte del-
la seta, i fabbri, i calzolari, l' arte della
lana, i salaruoli, i pellizzari o pellicciai,
i sartori, i calegari, i bisottìeri o bisel-
lieri, i muratori, i barbieri, i falegnami,
i bombasari, i cartolari, i pellacani 0 pe-
lacani, un pittore o un architetto per le 4
arti del disegno. In un'altra nota del
magistrato l\q Massari delV arti ^ quello
de* notari è óello primario correttore,
quello de* muratori è detto architetto
de'muratoriy e vi è aggiunto il massaro
de'pescatori ; del resto ripetendosi i no-
mi delle suddette arti. Inoltre tra le Com-
pagnie dell' arti di Bologna trova van-
si i pittori, scultori, architetti, intaglia-
tori uniti a' ricamatori, indoratori, spa-
dari, guainari ed altre arti, che furono
poi poste nella classe de* mestieri o arti
non liberali. I pittori formavano corpo
unito a quello de'calzolai'i nel XIV se-
colo, poi a quello degli spadari, guainari
e sellai ; essendo in antico tali artisti a-
doperati in lavori d'ornamento, che ai-
Tarli del disegno aveano qualche rela-
zione. Nel I 569 si unirono ad esse arti
l'altra de' bombasari, poi da questa si
separarono per concessione del senato bo-
lognese. Il eh. Giordani nell'erudita Gui-
da per la pontifìcia accademia di belle
arti in Bologna, che per la relazione
ch'ebbe con V Uni^'ersilà di Bologna ivi
ne riparlerò, a p. 7 tratta delle Società
artistiche con copiose note illustrative.
Il medesimo scrittore nel pubblicare la
Cronaca della venuta e dimora in Bo-
logna del sommo Pontefice Clemente
f^ H per la coronazione dell* imperato-
re Carlo V ^ nell'eruditissime note parla
delle maestranze e massari dell'arti in
Bologna, facente parte della magistratu*
ra della cittùj lu quale con pompa %\ recò
22 UNI
a incontrare prima Clemente VII e poi
Carlo V con nobile cavalcata. I massari
o maestri tlelle arti cavalcavano boriosi
cavalli, ed erano vestiti con ricchi man-
telli di panno paonazzo orlato in cremi-
si, ed erano distinti dagli uomini di con-
siglio dell'arti, i (piali aveano mantello
di color mon'llo di grana, e presso di lo-
ro alcuni fanti vestiti di vaghi abiti, e
coperti in testa di berretto a varie fog-
gia e colori. Preceduti da i6 gonfaloni
spiegati, erano fiancheggiati da'mazzieri
e dagli alabardieri ; indi cavalcavano i 4o
senatori del governo. Nella splendidissi-
ma cavalcata per la Coronazione dei-
l'imperatorcy la precedevano i porta gon-
falone delle compagnie d' arti in mez/.o
agli uomini detti guida de' viandanti o
cursori di processione. L'insegna del gon •
faloniere di quelle compagnie veniva se
guitata da' massari e drigli nomini del
consiglio di esse arti, i quali erano coper-
ti con nianlelii di finissimo panno pao-
nazzo; tenevano torcie accese nelle ma-
ni, e per la distinzione delle varie arti a-
veano innanzi a loro un fante, vestilo de-
corosamente alla forma antica e in foggia
regale, per rappresentare la maestà di
ciascun'arle, secondo la prescrizione del
loro apposito ceremoniale. Scrisse Ovi-
dio Montalbani, L' onore de" collegi e
dell' arti della città di Bologna, bre-
ve trattato fisico-politico-legale-sto-
ricOy Bologna 1670. Ne' rispettivi ar-
ticoli delle città parlai delle principa-
li corporazioni artistiche che vi fiori-
rono, e qui merita menzione almeno la
città di Perugia [F.) che vantò 44 col-
legi d'arti, fra' quali quello del Cambio
ossia del Irallìco pecuniario, e che fra le
città italiane grandemente fiori non so-
lo per arti e industria, ma per attività e-
ziandio di mercatura col collegio della
Mercanzia, come l'altro istituito ne'prin-
cipii del secolo XIII, modellati su quelli
di Firenze. Ambedue i collegi acquista-
rono importanza civile, diritti e prero-
gative sopra gli altri del comune di l*e-
U N 1
rugia, venendo quellodelCambio immor-
talato dal pennello di Pietro Vaunucci
di Città della Pieve detto il Perugino per
godere la cittadinanza di Perugia, co'ce-
lebri dipinti a fresco della sala dell' u-
dìenza del Cambio, nella quale il colle-
gio teneva le sue adunanze e i suoi gìu^
dizi. Dessa meritò d'essere egregiamente
illustrata dal eh. ab. Piallaele Marchesi
con I* opera : // Cambio di Perugia.
Considei-azioni storico-artistiche. Pra-
to 1854. Il nobile collegio del Cambio
nel i5oo comnnse le stupende pitture,
che sono uno de'più bei monumenti del-
l'arti italiane, ed una bella gloria per Pe-
rugia. Le arti della pittura giunsero a
quel sommo apice a che le condussero le
scuole Romana, Toscana j Lombarda e
Veneta, le quali tutte formavano una spe-
cie di consorzio qual poteva acconciarsi
ad arti liberali che di loro condizione so-
no liberissime. L'arie poi del dipingere a
fresco, col dissolversi della consorteria
quasi si perdette in Italia. Fu l' unione
costante dell'arti e mestieri, che condus-
sero gli artigiani a gran potenza e im-
portanza, che certamente non avrebbero
conseguite senza tale unità. Gli abbelli-
menti da loro fatti alle proprie chiese o o-
ratorii contribuirono al risorgimento del-
le belle arti, e lo rilevai anche nel prece-
dente articolo. Notai nel voi. LV, p. 1 3,
che collo spuntare del secolo XVI si cam-
biò grandemente la coudizione economi-
ca e politica delle città italiane, perchè il
commercio che ne avea fatte fiorenti e
ricche le loro repubbliche fuggì dal Me-
diterraneo, pel duplice scoprimento del
passaggio pel Capo di Buona Speranza,
e L\e\V America (/^.), avvenuti nel prece-
dente; non che per essere alla commer-
ciale libertà di dette repubbliche pre-
valsi i privilegi, le leggi ristreltive, le
maestranze dell'arti; quindi la ricchezza
di pochi formò la miseria di molti. E
qui mi sia lecito ricordare che nel voi.
LXXXI, p. 43o, tornai a deplorare i
danni avvenuti airilalia pel discoprimeu -
UN \
lo (li lìello Capo, nell'espone cioè alcu-
ne nozioni sui portenlosissinio taglio eli
quell'Istmo checoiretìu Suez a Pelusio
pei' l'unione ilei Meililcrraneo col mar
Rosso, mediante rescavaziouetrmi gran
canale marittimo navigabile,e per stabili-
re (.Ine porli, tlescri vendo pure le vicende
dell'antico Canade. Ne tacqui le meraviglio-
se e incalcolabili conseguenze, oltre quelle
dell'Apostolato o Missioni pontificie (e
saranno maggiori quando si effettuerà
l'aprimento dell'Istmo di Panama, che
ivi pure discorsi), sulla politica e sulla ci-
viltà nazionale, massime a'popoli che sie-
dono sul Mediterraneo, per la prosperi-
la che gliene ridonderà. Poiché il com-
Mjercio dell'oriente, riprendendo l'antica
strada per 1' Italia, le restituirà quello
deviato dopo la scoperta del Capo di Buo-
na Speranza; perciò diversi suoi porli
ne fruiranno molta fortuna, con mirabile
incremento al loro commercio, a' porti
principalmente di Venezia, Trieste, Ge-
nova, Li vorno,delledue Sicilie, ed a Por-
ti pontificii ( J^.) di Ravenna, Rimini, Pe-
saro, Fano, Sinigaglia, Ancona, Fermo,
Terracina e Civita Vecchia. Il gran por-
lo di Ravenna è sul punto di rimaner
compiuto, quello di Pesaro si rinnova,
gli altri dello stato pontificio nell'Adria-
tico furono migliorati: quanto a quello
d'Ancona ne feci parola ad Umana; quan-
to al porlo Coi'siQÌ d'i Ravenna (P^.) me-
rita leggersi ciò che di esso offre l'utilis-
sima Enciclopedia contemporanea di
Fano nel t. 5, p. 292. Dell'entità pre-
sente e futura del porto di Ravenna. Di
sua importanza commerciale bene scris-
se nel 1846 il Giornale del TAoyd Au-
striacOy in onore della celebre Ravenna
città antica e ricca di tanti tesori d'arte,
di singolari, aioUeplici e splendide me-
morie storiche. Imperocché mediante il
progredimento de' grandi lavori che sin
d'allora vi si operavano, dichiarò che di-
verrebbe centro commerciale di grande
importanza, per la sua topografica po-
&Ì2Ìoue. Beu a ragione venendo uomioa-
U N r 23
lo /' Odessa dcir Italia, per l'esporta-
zione de'cereali e di tanti altri prodotti
che Trieste ih colà ritrae. Che per l'im-
portazione delle merci Ravenua sarebbe
la migliore di tutte le altre città della
costa pontificia dell' Adriatico, e per la
facile loro diramazione nelle ricche con-
tigue Provincie; purché il porto Corsini
potesse presentare un ingresso comodo e
sicuro, siccome la più breve via per con-
giungere l'Austria, e mediante essa tutta
la Germania, al Mediterraneo. Ivi inol-
tre si rileva la somma importanza uma-
nitaria del porto Ravennate, essendo il
solo cui da Ancona a Goro ponno sem-
pre dirigersi a salvamento i naviganti. Di
più si dimostra, che immensamente mag-
giore sarebbe l'utile di tracciar la ferro-
via da Ravenna a Imola, e portarla per
la Valle di Sanlerno a F'ireuze,e non per
Val di Reno, come dichiarò ilcelebree
peritissimo Slephenson. Di più il Papa
Pio IX, annuendo alle preghiere del ma-
gistrato comunale e delle persone addet-
te alla marina della sua patria Siniga-
glia, si è degnata di accordare il restauro
del porto sulla base della relazione e pa-
rere che presenterà l'inge-gnerecav. Mau-
ri/.io Brighenti, e ciò per animare d com-
mercio di quella città eacorescerne i mez-
zi opportuni. Accordò pure a Sinigaglia
l'officio del telegrafo, e la costruzione del
nuovo officio sanitario. L'operoso e eh.
commeodator Alessandro Cialdi, ne'suoi
dótti Cenni sul moto ondoso del mare
e sulle correnti di esso, Roma i856,
tratta pure del taglio dell* Istmo di Suei,
ed anch' egli lo qualifica la più grand'o-
pera del nostro secolo, nella lettera che
ivi indirizzò all'Altezza di Mohainmed-
Said pascià viceré d'Egitto, il quale fau-
tore sommo d'ogni progresso di civiltà
(ed ora é intento a render facile la na-
vigazione del Nilo anche l'ra le catarut-
Itj), sotto i di lui Huspicii l'opera elUoace-
inente ravvivò l'illustre Lesseps (che mi
Roma con mandato della legislativa del-
l' iu allora repubblica frauccse, og'i eoa
24 UNI
r accennato nel voi. LTIF, p. 211); per-
chè voglia soUopone tal suo lavoro alia
commissione scientifica internazionale
pel taglio deiristntio di Suez e suo cana-
le, su di quanto cioè egli pensa nella que-
stione del nuovo porto egiziano nel gol-
fo di Pelusio. Indi la dice opera umani-
taria confi merda le e non mai abbastanza
lodata, proponendo alcune provvidenze
di secondario interesse, e corrispondenti
al di lui lodevolmente proposto e appro-
vato col nuovo pollo di Pesare, nella le-
gazione d' Urbino e Pesaro ( V.) ; ed inol-
tre come quello cheneli84o inviato da
Gregorio XVI neirisfruttiva e onorifica
spedizione d'^g-/«ò (/^.), ed altre parole
dissi nel voi. LXXV, p. 147, a ricevere
le pieziose colonne d'alabastro che il mu-
nifico padre dell'encomiato viceré donò
a quel Papa per decorare la rinascentig
basilica di s. Paolo, ebbe agio di vivere
per ben 7 mesi lunghesso il corso maesto-
so del Nilo, per meglio di 800 miglia sa-
lendo e discendendo dal mare alla prima
cataratta, occupandosi più specialmente,
cogli altri ufficiali a lui affidati, dell'idro-
grafìa di quel classico fiume. E come
quello che destinato a partire per Fran-
cia e Inghilterra, per commettere a sua
scelta i 3 primi nostri piroscafi a vapore
e una macchina effossoria pure a vapore
pel Tevere (^.), ebbe altresì ordine da
Gregorio XVI di visitare e studiare ne*
pominati regni quelle opere idrauliche
che potessero poi convenire al detto fiu-
nie e a'porti pontificii. Ed egli per tanto
patrociiiio potè corrispondere con suc-
cesso egregio e altrove da me celebrato.
Terminerò questa digressione con rife-
rire eziandio altre notizie sulla memora-
ta grandiosa operazione, ed in quale sta-
to trovasi la questione di sua effettua-
zione. Nel febbraio 1857 l'animoso Les-
seps già avea allestito tutti i lavori pre-
paratorii che richiede la colossale impre-
sa ; il cui merito è incotestabile e ripetu-
to da tutti gli organi della pubblica opi-
pione in tutte le contrade d'Europa, pq-
U N I
gl'immen<!Ì positivi vantaggi che ne de-
riveranno e dichiarali ad esuberanza; co-
me [)iu-e è certissima la facilità dell'ese-
cuzione, essendo slata definilivamente
portata sul campo della certezza, da'rap-
porli della comu»issione scientifica inter-
nazionale, deputata ad hoc. Non voglio
lacere, che nel seguente marzo si conob-
be certo progetto di Gugliebno loos di
Sciaffusa, proposto da lui al governo egi-
ziano, per ottenere i risultati del taglio
dell'Istmo di Suez, senza eseguirlo, me-
diante una maniera più facile, più sem-
plice, e forse non più dispendiosa, col go
per 100 di vantaggio ! In che consiste, lo
narra il Giornale di Roma dell'i lapri-
le. L'isola di Perim, all'imboccatura del-
lo stretto di Bab-el-Maudeb, fra l'Africa
e l'Asia, a 4^ miglia da Moka residenza
del pascià dell'Arabia Felice, per la sua
posizione è destinata a comandare il ca-
nale intermediario del mare Rosso, che
alla realizzazione del perforamento del-
l'Istmo di Suez diverrebbe il «rande Bo-
o
sforo flel Mediterraneo coli' Oceano In-
diano. Ma i fogli pubblici di <naggio, del-
lo slesso 1857, notificarono l'annessione
inaspettata dell'isola di Perim alla com-
pagnia iXe.W Indie Orientali j e che recò
grave e profonda impressione al gabinet-
to della Porta ottomana, pe'sovrani di-
ritti di questa sull'isola. Neh 856 si co-
minciò dall'energico e previdente gover-
no francese la costruzione d'una nuova
città accanto a Marsiglia^ con sua catte-
drale (nel sito occupato dal celebre Pal-
ladi uni (\q2^\\ antichi marsigliesi), episco-
pio e seminario; cogli stabilimenti pub-
blici, docks, bacino di racconciamento, e
guardia marittima per la strada del Me-
diterraneo. Imperocché, fin d'allora il
vigile governo imperiale calcolò, che pel
taglio dell'Istmo di Suez e per la nuova
corrente di generali ricchezze cui da esso
deriveranno, certamente Marsig-Iia era
destinata ad esserne il deposito univer-
sale. Ripeterò, che dopo la scoperta del-
la via dell' Indie Orieolali e del nuovo,
UNI
mondo l'Fnglìilterra si fece regina del-
l'Oceano, mentre Venezia e Ge«iova re-
starono langtienti e obliate in fondo a'Io*
ro golfi. Col taglio dell'Istmo di Suez il
Mediterraneo divenendo di nuovo la
grande arteria del circolar delie ricchez-
ze fra l'oriente e l'occidente, l'Italia ne
sarà la fortunata mediatrice, e forse ri-
prenderà nella bilancia europea, col be-
iiefjcio inestimabile della pace, il luogo
che già teneva, son già 3 secoli, sui de-
stini dell'incivilioiento. Tutti i porti del-
l'Adriatico e del mar Tirreno acquiste-
ranno un'importanza che mai non ebbe-
ro a'tempi del loro antico splendore. Ed
é perciò che i governi della Penisola vol-
sero la loro attenzione agi' incalcolabili
vantaggi che dovranno risultare pe'loro
popoli, al commercio e alle arti preci-^
puamentc. Quindi i governi pontificio,
toscano, piemontese, austriaco, napoleta-
no ec, fjuono solleciti di nominare com-
missioni speciali per esaminare il iato
piatico delle questioni che si riferiscono
al taglio dell'Istmo di Suez, e il da farsi.
E di già si è cidcoiato, che fatto il taglio,
la via più breve pe'viaggiatori fra l'In-
dia e l'Europa occidentale, sarà la linea
di navigazione che partirà do Suez e farà
capo aBrindisi, nel reame deliedueSicilie,
all'estremità d' Italia ;e da questo punto
la via dell'Indie, seguendo le progettate
strade di ferro, traverserà gli slati pontifì-
cii,lamifìcandosi per Bologna sull'alta Ita-
lia e la Germania,eperla linea Sarda sulla
Francia. Pertanto il Papa PioIXnelfeb-
braioi857, penetrato della necessità che
Italia si prepari al gran rifiorimento cora^
merciale del Mediterraneo, ha ordinato
che una speciale commissione, composta
di que'personaggi notificati dal 0.^*43 del
Giornale. r///ioma, studi e riferisca qua-
li conseguerjze sia per derivare al cojh-
mercio dui progettato taglio dell' Istmo
di Stiez, e quali disposizioni fossero in
quell'ipotesi da adottarsi, a(llnchè lo. sta-
to pontificio possa trarne partito dalle va-
fiule condizioni che produrrà queslM uqu-
U .\ I 1^
va più l)reve e più siciu'a via. Dunque il
discorso argomento è proprio, si addice e
compenetra con questo articolo, vasto e
svariato che vado svolgendo con propor-
zioni relative alla natura essenziale dell'oi
pera e colla mia mediocrità, comechè ri-
guardante ancora learti,i mestieri, il traf-
fico. A vantaggio de'rnedesimi furono nel
n." 6o del Giornale di Roma del iSS^
pubblicati gli statuti della società genera-^
le delie Strade Ferrate (F.) Pvomane da
Roma a Ferrara per Ancona e Bologna, e
daUoma a Civitavecchia riunenti l'Adria-
tico al Mediterraneo dette Linea PioCen^
trale. Di quella compita da Roma al Tu-
scolo o Frascati, in quell'articolo ne par-
lai, in un all' inaugurazione seguita deU
la linea che da Roma mette a Civita-
vecchia. Già nel 1 856 il Giornale col n.**
i33 avea pubblicato la concessione per
la continuazione della linea da Frascati
al confine del regno di Napoli presso Ce-
prano ; e co' n. i34 e seg. il Capitolato
della Strada ferrata centrale italiana. No-
tizie sulle grandi reti e lunghezza delle
ferrovie d'Eiu'opa e dell'America, com-
preso lo stato papale, quando fossero fi-
nite, si leggono nel n.° 73 del Giornale
di Roma del 1857. Il medesimo co' nu-
meri de'mesi di marzo e aprile, uno de*
più importanti essendo il n.° 96, siccome
basato sul rapporto della relazione della
commissione scientifica internazionale,
incaricata dell'esame della gran questio-
ne sul taglio dell'Istmo di Suez; non che
la Cii>iltà Cattolica de'rS aprile, conle-
nente un bel sunto del riferito da' più
accreditati giornali francesi ; riportano
quanto iii breve mi propongo qui accen-
nare, sul vagheggiato ferace argomento
che preoccu[)a tutte quante le nazioni
incivilite e trallìcanti. La retedi Strade
ferrate QÌc^h stati pontificii, nel cuore
d'Italia, è un'impresa utile non meno pel
cattolicismo che pel commercio genera-
le d'Europa, per la facile comunic«zio-
ne coll'antica Signcjra del mondo, la cit-^
là eterna lionia^ patria comune, e U CJ^->
26 UNI
pitali de'piìi polenti imperi cattolici, P^-
rigi e Vienna . Congiunge il Mediterra-
neo all'Adriatico, colla linea da Civita-
vecchia a Roma ed Ancona ; agevola il
passo fra l'est e l'ovest ; apparecchia la
via più breve al commercio dell* Indie,
allorché il taglio dell'Istmo di Suez, a
cui già si lavora(irìa il precedente Gior-
nale di Roma de'4 febbraio i SSy, ripor-
tando il narrato òaWjéssemblée Natio-
ìiale^a seconda del ricavato dal 3.° vo-
lume pubblicato dall'encomiato Lesseps,
sulle fasi e progressi della gigantesca im-
presa del taglio dell'Istmo di Suez, avea
detto, che l'opposizione sorda e indiret-
ta falla da alcuni uomini di stalo d'In-
ghilterra, era il solo ostacolo contro il
quale abbiasi da combattere l'ultioiadif-
lìcollà di cui rimaneva a trionfare. Tut-
tavia sperarsi, che mossa la questione nel
parlamento inglese,si conosceranno i nio-
livi dell'opposizione, agl'interessi di tutti
i popoli commercianti, ed agl'interessi
eziandio più potenti della civiltà), avrà
tolto il bisogno del viaggio intorno al Ca-
po di Buona Speranza ; riunisce le stra-
de sarde, toscane, lombardo-venete, e le
popolose legazioni a Roma, per mezzo
della ferrovia da Ferrara a Bologna ed
Ancona; fornirà i mezzi di circolazione
a quelle industri popolazioni; darà nuo-
va vita all' Italia e ne accre-xerà le ric-
chezze, come quella che di tutti i paesi di
Europa è la più popolata. Quanto allo
slato papale, le ferrovie si ritengono d'im-
portanza sociale sotto il triplice riguar-
do dell'agricoltura, dell'industria mani-
fatturiera e del commercio, sorgenti del-
la ricchezza d'un paese, d'abbondanza e
di prosperità; come quello eh' è ferace
di prodotti agricoli, di minerali, di ma-
terie primitive. Finalmente, che la linea
poi da Trieste a Fienna^ la quale de-
v'essere ben tosto finita, completerà la
rete delle ferrovie d'Italia.
Quanto alle università artistiche de'
dominii della santa Sede, trovo per la
prima volta nel Bull. Roni. l.. 3, par. 2,
u N r
p. 439, che Martino V colla bolla Cani
inter, de' 3 maggio 1421: Jurisdictio
Consulum artis mercatiirac pannoruni
de Urbe jaxta artis ejusdeni slatitta
cognoscendi causas quascumque ad
i fi sani arteni spectantes. Martino V ap-
provò e privilegiò anche altre maestran-
ze d'arti e mestieri, e Sisto IV a molte
confermò gli statuti. Giulio II colla boi-
la Si nostrarum cmtatum^ de' 28 mar-
zo i5i2, Bull. Roni. t. 3, par. 3, p. 335;
Reintegratio incliti Popull Romani ad
jarisdiciìonentf quani ej'as Conserva-
tores in Urbe et ips'ius populi Castris,
praesertini super Consulibus Artiwn
et Annona^ hactenus exercuerunty nec-
non et ad superioritatem in civitate Tf'
burlina. Leone X nel i5i5 eresse in
Roma il tribunale privativo del Conso-
lato fiorentino, approvando 1' università
de' mercanti, bancliieri e foudacali fio-
rentini dimoranti m Roma, di che trattai
nel voi. LXXVIII, p. 69 e seg. Il Papa
Clemente VII colla bolla Ad sacrata^
de' IO febbraio i 024, Bull. Rom. l. 4»
par. i,p. 36: Primule già prò abundan-
tia rei Frumeiitarìac et Agricoltura in
districtu Almae Urbis. E colla bolla In
Supernae, de' 7 settembre 1 53oj Bull,
Rom. t. 4, par. r , p. 96: Approbatio Sta-
tutorum, et ordinationuni prò bono re^
gimine Collegii Artiuniy et Medicinae
magistrorum Almae Urbisy cum prac-
finitione facultatum protomedici cir-
ca Aromatarioruni examen, et medi-
cinaliuni admissionem, Nel voi. LV, p.
i3, riparlai del sodalizio fondalo da'cu-
riali di Roma, e approvato dal Papa Pao-
lo IH colla bolla Alliludo diviuae, de' 7
febbraio i54i> Bull. Rom. t. 4> P^*'* i»
p. 187, per prendere cura e istituire nel-
I' arti i poveri orfani d' atnbo i sessi. E
qui rammenterò che negli Ospìzi di Ro-
ma(F'.)ent Conscrvalorii di Roma (^.),
ed in altri benefici istituti che a'Ioro luo-
ghi descrissi, si esercitiuio ai ti, mestieri e
manifatture; ed anche in alcune Prigioni
(/".), nel religioso e nel morale regolati
tJNI
in diversi stali, le donne da Sorelle dal-
ia cai'ilà, gli uomini da jR(^//^f'o*Kli diver-
si ordini, ed in alcuni regni, come in quel-
lo di Napoli,anolie da' (^("T/z/f/ per disposi-
zione del re Ferdinando II che regna. Per-
tanto nelle prigioni fiu'ono stabilite saie di
lavoro, secondo la condizione e t'iiitelli-
genza de'condannati, preferendosi sempre
i lavori che offrono maggior speditezza
d'esecuzione e di smercio. Senza ritorna-
re nell'argomento, aggiungerò il riferilo
dal n.° 1 1 5 del Giornale di Roma del
j8 j4- " Alle 5 pomeridiane de' 1 8 mag-
gio il Papa Pio IX si recò alla Chiesa <1i
.y. Balbi/m a visitare la casa di detenzio-
ne de*minorenni, recentemente fondala
dalla sua munificenza, per togliere i gio-
vanetti dal pericolo di maggiore corru-
zione nelle carceri comuni, e adklata alla
cura de'fratelli della Madonna della Mi-
sericordia, istituto assai beneinerilo,spe-
cialmente nel Belgio, per la religiosa as-
sistenza che presta a'detenuli nelle pri-
gioni. Il santo Padre osservò le celle, ove
durante la notte stanno rinchiusi i gio
vani, e alcuni di loro interrogò sul cate-
chismo. Oegnossi ancora di visitare un
fratello infermo, dirigendogli parole di
somma consolazione". Alla pia unione di
s. Paolo in Roma è affidata la cura spi-
rituale de* detenuti politici presso s. Mi-
chele a Ripa, delle Carceri Nuove in via
Giulia,de'forzati nella piazza di Termi-
ni. Nel voi. LXX.X, p. i64ei65 notai
(juinito riguarda la nuova direzione ge-
nerale delle carceri e case di condanna: la
precedenle>pettavaiilGoi^^'r/i<2for<;i///?o-
//la^ a\V Uditore della Camera, A Teso-
riere generale y al Segretario di Co/isnl-
ta,a\Senatore di Roma[f^.),ec. Indi Giu-
lio 111 colla bolla Mentis deK'olìonis yi\*i 1 1
«prde 1 553, Bull. Rom. t. 4»por. r ,p. 3o3:
Faciilias Co Ile gii Phy sica rum Medico
rum Almae Urbis, quoscumque promo-
vendi ad gradus phylosophiaCf et niedici-
nae privative quoad alios. Et eonfirma-
fio jurisdiciionis Proto- Medici, cogno-
scendi causas civile^, et criminalcs ad e-
UNI 37
jusofflcium speclantes. Pio IV col moto-
proprio Cam sicut accepimus, del 1 559»
Bull. Rom. t. 4> p«r. 2, p. i : Jurisdictio
Gubernatoris Almae Urbis procedendi
cantra Mercatores cambia sicca, et illiei'
ta contrahentes. Colla bolla T^olénles di-
lectos^deiS gennaio 1062, Bull. cit. p.
I o3: Declaratioj et ampli alio jurisdictio-
nis Consulnm artis mercantiae panno-
rum de Urbe. Pio IV inoltre stabilì qua-
li artisti dovessero ammettersi per Con*
clavisti (^".), e gli enumerai nel voi. XV,
p. 268 e 273, riportando pure le analo-
ghe disposizioni tla Clemente XII ema-
nate. Nell'esposizioni straordinarie del ss.
Sagra (uenlOjChe iMiWsLSede l'^acante{F'.)
si fanno, per invocar da Dio la scelta d'uà
ottimo Papa, le università artistiche vi si
recavano processionalmente per turno,
come si può vedere nelle descrizioni de*
Diari di Roma del secolo passato, cioè li-
na nella mattina, ed altra nelle ore po-
meridiane, altei'uando con altri sodalizi.
II Papa s. Pio V con particolare sollecitu-
dine promosse l'arie dell'agricoltura, con-
fermò i nuovi statuti , ampliò i privilegi
concessi da Sisto IV, Giulio li e Clemen-
te VII, massime la facoltà a'consoli per
giudicare definitivamente toltele con-
troversie ad essa concernenti, quando an-
che nascessero fra persone privilegialis-
sime, come si può apprendere nel mo-
to proprio Pia devolìo, de* 9 settembre
1 5(36, Bull, cit., p. 3 1 3. Laonde nel 1 595
in Roma furono stampati: Statata nobi-
lis artis Agricolturae £/r^/.s. Indi con Tal-
tro moto-proprio Cupientes^de^Vm ot-
tobre i566, Bull. cit. p. 3 16, s. Pio V;
Privilegia prò exercentibus arlem Agri*
coUurae in districlu Almae Urbis, et fra-
mcuLi , ac biada asserenlium ad cani.
Piohibilioqueeos impediendi ^ vel dia ul-
tra usuui necessarium suae famUiae e-
me/u/i. Dipoi colta bolla Ut ad artis La-
nacy de' 5 settembre iSBy, Bull. cit. p.
3q6 : Jurisdictio consulnm artis Lanae
in Urbe cognoscendi causas ad artem
ipsani spedali. Gregorio XI 11 fu bene-
3t8
U N I
merito colle università artisliclie, (ì«r a-
t'eieapprovalogli statuti di diverse eoon-
cesso privilegi. Col breve In //posloliene,
del i.° novembre iSyG, Bull. Rom. l. 4,
par. 3,p. 323: furisdictio Prolo-medici^et
Collegio Physicorwn Alniae Urbis ^quos-
Ciim(jut medicos in ea medenles exatni-
imndi,el non repertos idoneo s ab cxerci'
tio medicina e expcllendij atqne coercen'
di. Nell'articolo TRlBU^'ALl di Roma , fa-
cendo menzione di varie bolle riguardan-
ti l'uiiiversità arlistiche romaoCjdissi pu-
re di quella di Gregorio XIII, stdla rein-
tegrazione delia giurisdizione e indolii
TJniversìlaUitìi Arliitni Urbis , praeser-
vnla superioritale Gubernalorem etalìo-
rutn Judicum. Diverse disposizioni ema-
nò il suecesso*e Sisto V sulle università
de'oìcslieii, come il breve Cuni alias^ de*
18 dicembre I 585, Bnll. Rom. t. 4, P'U*.
4, p. 171 -.furisdictio Consnluni arlis La-
nae in Urbe^ et privilegia Mcrcntorum e-
jnsdeni artis. Colla bolla poi Ciwi siciit,
dciS maggio i 586, Bull. cit. p. 2 1 8: In-
stilutio arlis conficiendi sericu/n in Ur-
he et loto Slatti Ecclesiaslico citni non-
nulli s ordinationihus. Clemente Vili col
decreto Sanctissimus,ó(i' 1 g marzo i 592,
£ull. Rom. l. 5, par, r, p. SSyf Declara'
fio quoad electionem, el qualità tes Judi-
cum Conservaloruuì ,ad inslaiUiani quo-
rumcumque Ordinum , Unii'ersitatufn,
Colleglorum et locorum piornm , a Sede
apostolica conces^orum , et concedendo-
rum. Il Cancellieri nella Storia de' pos-
sessi de' Pontefici, della proto-basilica La-
teranense loro cattedrale, pubblicando le
relazioni delle pompe e gli addobbi delle
slrade,piìi particolarnienle narra in quel-
lo di Leone XI nel 1 6o5, che d'ordine del
popolo romano dalla piazza di Campo
Vaccino sino al Colosseo, la via era stata
nl)bfcllifa e ornala dalle arti di Roma; ol-
li-e il superbo apparato fallo da'Farne-
se lungo le tnura del giai dino e orto di
essi , con tappeti e drappi superbissimi
per tulle le finestre. In lutto si lece altret-
tauio nello slesso anno pel possesso diPao-
UNI
Io V. Suir arco di Tito fu posta Tarme
. pontifìcia retta da due angeli, la facciala
degli orli Farnesiani era gtiarnita di ric-
chissimi panni, le arti avendo apparato il
consueto tratto di strada. In diversi pos-
sessi trovai, che nell'omaggio del senato-
re di Ro«na al Papa, fra il suo corteggio
eranVi ancora i consoli dellearti in aurea
veste. Nella descrizione del possesso e Ca-
valcata del Senatore di Roma (K), Giu-
lio Cartari orvietano nel 1 629, leggo che
venivano in prima i soldati del popolo ro-
mano, cioè gli artisti di Roma, armati di
spade e archibugi, co'loro sergenti avan-
ti, e tamburo nel mezzo della squadia, es-
sendo tutti addobbati con pennacchi e
bande di diversi colori; dopo i quali suc-
cedeva un'altra squadra armata di pic-
che, nel cui mezzo erano due tamburi e
un'insegna rossa, e dopo le picche incede-
va un'altra squadra d'archibugieri simi-
le alla prima e col suo tamburo. Io credo
che tali soldati o guardie del popolo ro-
mano, fossero la milizia urbana à& Capo-
torH^P'.)e poi anche guardia pontificia,
composta di artieri di Roma, e da ultimo
incorporati alla guardia palatina , di cui
parlai nel voi. L, p. 20 f, che unitasi al-
la già Civica (f'^.) scelta, si forma di qua-
si tutti artisti romani. Ora la guardia mu-
nicipale di Roma è quella de' Pompieri
(P.), per l'estinzione degl'incendi, pari-
menti composta di tutti individui eserci-
tanti mestieri. Innocenzo X prese posses-
so nel 1 644» e nelle diverse sue descrizio-
ni è riferito l'apparato bellissimo fiuto
dalle arti di Roma, lateralmente alla via
sopra travi, cioè a Campo Vaccino sino
agli orli Farnesiani del duca di Parma,
il quale erigeva ancora un arco trionfa-
le; seguiva l'apparato dell'università de-
gli ebrei avanti e dopo l'arco di Tito, con
panni d'arazzo, ecirca 60 iscrizioni ebrai-
che e latine di profezie, proverbi, verset-
ti del vecchio Testamento, oltre l'arme
pontificia; indi e sino al Colosseo era l'al-
tro apparato dell'università artistiche, se-
CQudo il cousuelo, 4ulicaruenle gli Ebrei
UN I
nveanoin diversi luoghi, notali in tali ar-
licoli , eseguilo la pieseula^ione al Papa
dei lesto di loro legge IMosaica, fiiicliè fu
slabilito il descritto luogo, acciocché nel
trionfo di Tito scolpito nel suo arco, per
la distruzione di Gerusalemme, ricono-
scessero avverala la profezia del Reden-
tore, rs'elle relazioni del Cancellieri sono
più volle riportate le iscrizioni degli ebrei
poste ne'Ioro apparali, come pel possesso
d'Innocenzo X, con diversi passi della s.
Scrittura, anche con allusioni di lode al
Papa< Avendo Urbano Vili istituito il
giudice pe'poveri senz' appello, il succes-
sore Innocenzo X lo cont'erniò, e da esso
derivò il giudice delle mercedi e de'nier-
cenari campeslri, pel pronto pagamento
delle mercedi. Ne trattai ne* voi. LXIV,
p. 5i,LXXX, p.i54 e 167. Da ultimo il
giudice per le cause e questioni delle mer-
cedi, venne aggiunto al civile Tribunale
r/f/iomrt (F.), successo a (|uello dell* A.
C. ossia dell' LV//7ore (Itila Camera (^'.).
Riporta il Vitale, Storia de' Senatori di
Roma, p. 536, che il senatore del iGIJg
Giustino Gemile da Salisano di Sabina,
con edillo ordinò a'camerlenghi, consoli
enolari di qualsivoglia artediR«jma, che
in avvenire sotto pena di scudi dieci d'o-
ro, per ogni volta, da applicarci alla ca-
mera di Roma, secondo lo Statuto, lib. 3,
cap. 45», « e per essi n»andalo esecutivo,
el de capiendo, debbano venire, ed assi-
stere all'ora solita dell'udienza nel porti-
co del palazzo dell'Ili. mi Sig, Conserva-
lori, e dare udienza nel proprio tribuna-
le in qualsivoglia giorno giuridico nelli
luoghi assegnali, o da assegnarsi; qualee-
dillo olire la pubblicazione ne'Iuoghi so-
lili di Cumpidoglio, si debba ritenere in
tulli i Consolali, ed Oilicii de'Notari, che
servono Con^olatl delle Arti di Roma '*.
Clemente X col breve Decet Romanuni
Pontificemy de' i5 maggio 167 i , Bull.
Jiom.l. 7, p. 124: Constitiitìo, ut Roma-
nisy aiilsque NohiLibus Status Ecelesia-
stici Ucealexercere (ommercia sineprae-
jiuUcio nobili taiis. Dichiarando però, per
UNI 29
vantaggio del commercio, che l'esercizio
di mercante (nel quale articolo Io dissi
però vietalo a' Chierici e piecipuamenle
lì Missionari; qui poi avverto con mg/
Nicolai, che Clemente Vili, per invit<ird
e allettare i coltivatori delle terre, rin-
novò i privilegi e i premi da'suoi ante-
cessori conceduti > dichiarò che anco i
chieiiei ne'propri terreni potevano eser-
citare l'agricoltura, senza che potessero
essere accusali di esercitare perciò una
negoziazione vietala da'sagri canoni; e
ordinò che ogni anno si conservasse Va
3/ parte de'vitelli, per allevarli, aflincliè
non mancassero gli animali t)ecessari al-
l'agricoltura) non pregiudicava alla i»o-
biilà delle persone e delle famiglie, esclu-
so a'nobili il vendere le merci a minuto.
Nel paragrafo Mercanti riparlerò della
bolla e di quest'argomento. Dipoi il ce-
lebre cardinal De Luca pubblicò l'opera;
Theatruni verìlatis et justUiae , ove nel
lib. i5 y De Judiciis, disc. 47» Romana
conipetentiae Fori inter quamplura tri-
bunaliutn Urbis, tratta nel § 29 e seg. : De
Protecioribus Pio rum locorum Urbis^eo-
rumquejurisdictione. Nel § 45* ^^ Con-
sulibus Artium. Nel § 4^ : De Tribunali
Consuluni Jgricolturae. Quanto al § 4^
dice: Sub hoc tribunali Capitolino, tam-
quani connexa^seu consequutiva cadunt
quaedaui liibunalia inferiora, quaecoit-
stituuntur ex Consuiibus Artium haben-
tibus proprios Assessores^ dum ab eis ad
hiinc forum, sive ad Senatoreni recurri-
iur,alquein istacausarum specie nimiutn
rari sunt casus, quod assumantur isiae
quaeslioneif rompcttnliae Si^nalurae ,
dum ut plurimum agitar de causis modi-
cae coìisiderationis atq uè quaestio ma-
joris compt'tentiae soletessecum Locunt'
lenente ci\'li Cubernatorii agente de cait-
sis mercedisyVelcnm quvddam altero Ju-
dice charitalivo qui in grntiam panpe-
rum operariorum,vtlfainulorum in hoc
eodcin genere causa ru in mtrcedis, a mo-
derno tempore, laudabìlittr quidrm, de-
pululuseil. Innocenzo \ Il colla bulla AV
3o UNI
mnnus Ponti fex ^ de i */ settembre 1692,
Bull, Boni. l. 9, p. 271 : Abolenlur o-
mnia TribunaUa^ et Jitdices particnla-
rts citm sui s facilitati bus: Reducunturad
fus commune omnesfacullates deputandi
dictosjudlces. V incluse quibuscunique
Universìtatibus , et Consulta tionibus e-
tianiArtium. Quoad CotisulatusArlium,
et Universitates eliani Medicoruni,etMer-
catorum sublatìs omnibus Assessoribus^
et abrogata in judicìalihus quacumque
Consulum , et Vniversitaluni jurisdictio'
iiejta ut eorunidem jetearumdeni iurisdi-
ctiOj ex mine etìam quoad causasinstru-
ctas , penitus , et omnino cessare debeat^
et ccssasseinteWga turj succeda nt^ et prò •
cedant competentes fudices ordinarli ju-
xlaeorum ordinariasfacultates, nulla ut
supra habila ratione privdegiorum ,et an-
tiquarumfacullatunijinfer quos sii locus
praeventioni, adhibitis, quatenus /udici-
bus ip<;is opus videaliir iisdeni Consiill-
bus soluniniodo tamquani periiis in re-
bus ^ et negotiis eoruni arte.in concernen-
iibus. Excipimus tamen^ et sub praesenti
nostra constitutione contpreheiiso<i esse
nolunius tum Consules Agricollurae, il-
lorumque Assessorum^tum Notar io s Cu-
riae Burgi^ Mercatorum , et Aroniata-
riorum prò eoruni offici is ti tu lo oneroso
acquisi ti s, seu adniinistratis,donec aliter
provideatur. Pel possesso eli Clemente XI
nel lyoi l'tiniversilà degli ebrei apparò
la via dall'ureo di TiloalColo<;seo, con 3o
emblemi e iscrizioni pubblicale dal Can-
cellieri, in diverse caiielle ornate di fre-
gi dorati, con epigrafi e sentenze albisive
al nome, alle virtù e allo stemma del Pa-
pa. Nel 1721 pel possesso d'Innocenzo
XIll, nel Campo Boario prima di giun-
gere all'Arco Farnese, nella paratura fat-
ta dall'antica e nobii'arle degli Agricol'
ioris'ì leggeva a mano dritta quest'iscri-
zione : Innocentio XIII P. O. M. - Pa-
triae Principi Paln'que Ainalissìnio-Rei
Egregiae Patrono Ac Rcparatori- Agri
Boniani Cultorts- Insignibus Ab Eo Pe-
tennibusque Bcncficiis Cumulati- Die-
UNI
rum Longitudinem - Et Imperi Felicita-
teni Auspicantur. A sinistra incontro a
qiiesta si leggeva il versettoi2 del salmo
64 : Benedices coronae anni benignitatis
tuacj et campi tui replebuntur ubertatc.
Nel parato degli Affldady verso il Colos-
seo, eravi per impresa un agnello, cbe te-
neva col piede destro una bandiera, die
lo circondava coU'epigrafe: Unii'crsilas
Affìdatoruni Urbis, ed i seguenti verset-
ti tratti dalla s. Scrittura. BenedicctaC'
mentis y et gregibus oviuni. Sicut Pastor
gregent suum pascet, Firi Pastores su-
mus servi tui. Benedicite onines besdae^
et pecora Domino, Le altre arti cbe avea-
no parata la strada erano : Albergatori,
Bancherotti, Barbieri, Calciaroliy Cai'
zettan\ Calzolari^ Candtlottari, Cappel-
lariy Falegnami^ Ferrari , Fornaciari^
Fornariy Lavoranti e garzoni de* mede-
simi, Frultaroliy Linaroli, Macellari ^
Mtdagliariy Mercanti fondacali, Mer-
canti di legno e legname, Molinari, Mu-
lattieri, Muratori, Orefici , Osti, LavO'
ranti e garzoni de medesimi. Ortolani,
Pelllcciari, Pescatori, Pescivendoli , Piz-
zicaroli, Pollaroli, Regattieri^ Saponari,
Sartori, Scarpi nelli, Scarpellini, Sella-
riy Speziali, Tessitori, P^accinari , Fa^
scellari di Ripa, Fermlcellari, Lavorati'
ti egarzoni de medesimi. L'università de-
gli Ebrei a\ea apparato il consueto luo-
go con molle figure e iscrizioni in diver-
si cartelloni con caratteri, ornali di vari
freci ed emblemi dorali, in molti alludenli
al nome, allo stemma e alla famiglia Con-
ti del Papa, poste in ordine dal rabbino,
e riprodotte dal Cancellieri. Solo ripor-
terò l'iscrizione: Eadeni Universitas Ile-
braeorum felix fauslumque precatur i-
ter , precatur et ipsum gloriosae Posses-
sionis ingrcssum. Nel 1724 pel possesso
di Benedetto XIII fu ordinato dal senato
romano, cbe le università ed arti, princi-
piando dal muro de* minori osservanti,
dall'una e l'altra parte dovessero appa-
rare fino a s. Giovanni in Lalerano. Le
università cbe appararono lo spazio d* i 1
U N I
canne e mer/a per parte, con porvi i se-
gui delle loro professioni t\ìvoì\o:/4ccfua-
i'itari, Affidati^ Agricoltori, Albergatori^
Candcloltari , Cnppellan\ Coronari, La'
voranli (ìt Fal( gnamìjFerrari^Foniarij
JiJd^nzzinieri, Mercanti di legna. Meda-
glia ri, Me rea n ti fon d acali, Moli nari, Mu •
valori y Orefici, Ortolani, Giovani e la-
voranti di Osti , Pellicciari, Pescivendo-
li, Pollaioli, Regattieri, Saponari,Scar-
pellini, Seltari, Tessitorie Gaimoni lavo-
ranti, T a scellari di Ripa, Fennicellfiri
e Garzoni lavoranti. Altre universrtà ar-
lisliclie che appararono 24 canne di spa-
zio della via da nna parie solamente fu-
rono : Barbieri j Barilari di Ripa, Cal-
ciaroli, Calzeltari, Calzolari^ Falegna-
mi, Fìiataroli, Linaroli, 3Iacellari. O-
sti. Peccatori, PizzicaroU, Sartori, Scar-
pellini , Speziali j Faccinari. Altre arti
elle appararono 46 canne da una parie
sola, furono i Fornaciari , Scarpelli ni,
ì'crmicellari. L'università degli Ebrei,
passato l'arco di Tito per tutto il tratto di
strada, Hnchè seguitava lanjuraglia del-
l'orlo de'nionaci oli velani, appaiarono di
qua e di là con cnd3tenn ebraici, adissi col-
le spiega/ioni in Ialino. Anche pel posses-
so di Clemente XII nel i 780 l'ornanien-
lo della via che traversa Tanlico Foro Ro-
mano lino all'arco di Tito, come dal Co-
losseo (ino alla pia/za Lalcranense, giusta
il solito, l'ornarono Tarli di liouja, e dal-
l'arco di Tito fino al Colosseo l'universi-
tà degli ebrei s.econdo il consueto; primeg-
giando fra le decorazioni del Toro il uìae-
sloso arco trionfale solilo erigersi dal du-
ca di Parma innanzi a'suoi orti Farnesia-
ni, che divenuti proprietà del re delle due
Sicilie, questi ne continuò l'omaggio, co-
minciando da questo possesso; la descri-
zione de'quali magnifici e decorosi archi
egualmente si legge nel Cancellieri, che
anco per questo possesso e ne'snpplemen-
li pure ci die (piella dell' apparato del-
l'università degli ebrei, mediunte due i-
scrizioni ed elegie in arabo e latino, e altre
4o cartelle con figure siujboliche e mot-
U N I 3 r
ti allusivi ebraici e latini cavati dall» s.
Scrittura. Altrettanto dalle università
dell'arti e da quella degli ebrei fu prati-
calo nel 174' P*^' possesso di Benedetta
XIV, con vago appiiralo d'arazzi, emble-
mi e iscrizioni. Il Bernardini che d'ordi-
ne di tal Papa e a lui dedicata fece la De-
scrizione de* Rioni di Ilo ma, parlando del
X di Campitelli e del Campidoglio, rife-
risce che ili esso erano stanze distinte per
le adunanze de'seguenli collegi e univer-
sità artistiche. Collegio degli Speziali.
Collegio de* Mercanti fondaca li , già del-
ti di s. Michele. Università de iM creanti
fonda cali. Università de Sartori. Uni»
venità de Fornari. Università de^ Ma-
cellari. Università degli Osti. Università
degli Albergatori. Università de' Fale-
gnanii. Università de Muratori. Univer-
sita de* Ferrari. Università de* Calzola-
ri. Parlando io della Stamperia Camera-
/<?, rilevai che nel 174^ » compositori di
essa nelT istituire nella medesima la pia
adunanza in onore della B. Vergine sotto
il titolo di Consolatrix Afflictorum, sta-
bilirono tenue settimanale contribuzione,
eccettuato il tempo delle vacanze, per a-
iulare que'che di loro si amoìalassero ->
divenissero cronici, e persuifragi nella lo-
ro morte; istituzione esistente, le cuicoii-
tribuzioni sono adesso depositale nella
cassa di risparuiio, attivata in Boma un
secolo dopo, nel pontificato di (»iegoiio
XV 1 che appi ovò rutilissimo sc()po,dopo-
chè la I .'di esse comunemenle vuoisi fon-
data inAinbtirgo nel 17 78.A oche in ili ver-
se prigioni, ove, come dissi, si esercitano le
arti ed i mestieri, furono inlrodotte le cas-
se di risparmio, e così nel regno delle due
Sicilie , con morali e felici conseguenze.
Non solamente nel luogo ricordato, ma
anche a Povero rilevai, che l'origine del-
le casse di risparmio può avere avuto t'i-
dea da detta pia unione in Roma, don-
de derivarono la maggior parie delle uli«
li e benefiche istituzioni, le quali poi imi-
tate oltremonle e alquanto modifica-
te , tornarono a ooi con un certo abito
32 UNI
di novità e come beile invenzioni stranie-
re del corrente secolo, sedicente de'iunìi
e filantropico. Pegli immensi pregi di Ro-
ma, per le sue glorie profane e pontificie
ne'monumenti, trovasi sempre verificala
]a sentenza di Properzio: Natura hic pò-
suilguid^uidiibiquefuitAuohve non deb-
bo tacere, che a Povero riportai l'osser-
Ta/ione di quello che riguardo le consor-
terie d'arti e mestieri in Italia, le corpo-
razioni degli artefici co'loro capi in Fran-
cia,le società degli operai pe'soccorsi mu-
tui in Inghilterra, ponno considerarsi co-
me gl'inizi delle casse di risparmio. Del-
l'opera pia sotto l' invocazione di Mater
AmabiUs^ di recente cominciata dall'uni-
versità e collegio de' barbieri e parruc-
chieri, per sovvenire gl'inabili all'esercizio
dell'arte, parlerò poi al suo paragrafo.
Arroge che qui per analogia riproduca
parte del grave articolo pubblicalo col
ii.^go dell' OsservatoreRoniano del 1 852,
non senza innestarvi alcune altre verità
scritte da un altro savio moderno. Le so-
cietà di soccorso mutuo furono una del-
le tante savie e benefiche istituzioni cat-
toliche dell'età di mezzo. Spogliale dal-
l'elemento cattolico,come deplorabilmen-
te ne'tempi a noi vicini è avvenuto, fa-
talmente di vennero potenti ausiliarie del-
le Sette (F.)y dell'utopia del Socialismo
e Comunismo (/'^), dell'empietà e della
ribellione, e specialmente nella Francia,
ove in primo luogo lo spirito per eccel-
lenza sociale della nostra religione avea
loro dato la luce. Fin dal i 2 i 2 si coslilui va
in Marsiglia una vera Società di mutuo
soccorsOfCocneap^iavhced&WaGaUiaChri-
stianUy t. 12 , p. 363. Traltavasi allora
di non avversare e combattere, ma vera-
mente di proleggere i sagri diritti del ve-
scovo e del clero. Si può dire che a quel-
l'epoca, in certo modo fortunata e delle
Crociale {ìÌgWq quali riparlai a Turchia),
la parola d' ordine di tulli i credenti fos-
se il motto famoso della cavalleria, che
un poeta contemporaneo esprimeva a suo
mòdo ne'segueuti versi liferili nelle Mè-
111 aìre s sur t ancienne Chevalerie di La-
curue diSainte-Pelaje. Chevaliers en ce
monde cy- ISepeuvenl wivre sans soucy; -
Ils doivent le p leu pie defendre - Et leur
sang pour la Foi espandre. Così gli sta-
tuii di quella società, oltre all'essere im-
prontati al carattere d'una savia provvi-
denza, erano innanzi tutto principalmen-
te religiosi, come può vedersi nel Marle-
ne, Thesaurus ^ t. 4- Vicendevole aiuto e
soccorso tra' vari membri; settimanale of-
ferta d'un denaio a sollievo degl'indigen-
ti; onorevole sepoltuia a spese comuni
pe'defunli poverijcelebrazione annua d'u-
na messa a prò de' vivi e de 'trapassali;
mantenimento de'poveri all' ospedale di
s. Spirito col prodotto della questua; com-
posizione all'aujichevole d'ogni dift'eren-
za insorta fra'soci; espulsione di chi aves-
se offeso gravemente un confratello; ed
altrettali savissimedisposizioni,fralequa*
li non ultima la facoltà data a'capi di ra-
dunare gli ascritti per ammonirli, occor-
rendo, salutarmente , sempre però alla
presenza del vescovo e del magistrato. Al-
tra consimile associazione si formava nel
tempo stesso a Tolosa per opera del ve-
scovo Folco,pel fine tulio speciale di gua-
rentirsi r un l'altro dal mortale veleno
dell'eresia degli albigesi, e di non per-
mettersi il proscritto mestiere t\*i\\' Usure
(/'^.),come rilevasi dalla Gallia Christia-
na ili Archiep. l'olos., p. 2 3. Ma tali so-
cietà sono un nonnulla a petto di quelle
che gli operai delle varie professioni ven-
nero successivamente costituendo fra lo-
ro a quell'età, per concessione di chi reg-
geva la cosa pubblica, sotto forma di cor-
porazioni o maestranze d'arti e mestieri.
Francia, Germania, Italia ne furono po-
polate ben tosto. Ed è mirabile a dirsi
quanto lustro alle arti, quanto sviluppo
all'industrie, quanto incremento e flori-
dezza quindi ne derivasse , nonché alle
città, alle intere provi ncie. Forniate tut-
te sotto la dipendenza dell'autorità ec-
clesiastica esovrana,ed'un interesse d'or-
dine^ di moralità e di icligìone , si con-
UN I
temperava per esse in una stupenda ar-
monia ii vantaggio deirintlividuo, l'av-
viamento della professione, un'efllcace e-
niulazione di bene operare, il ben essere
e la sicurezza dello slato. Non erano allo-
ra queste società scuola di avversioni e
di odio verso le classi superiori; non pa-
lestra d'ignobili e torbide e violenti pas-
èioni; non covi o centri di macchinazioni
e di ri volture contro la Chiesa e il Prin-
cipe. Tutti attendevano a perfezionarsi
nell'arte o mestiere a cui erasi consagra-
to; non si pretendeva di ragionare sulla
politica, sulla finanza e fino sulla teolo-
gia; non si osava, il più delle volle per fi-
ne turbolento, di ragionare sul contrat-
to sociale, e sull'origine dell'eguaglianza
tra gli uomini, e persino sullo spirito del-
ie leggi ; ne si presumeva discorrere di
tutto e proferire sentenze anco su cose a-
slruse e religiose, con paladossi singola-
ri, stravaganti utopie, e spropositi d'ogni
genere; come fanno ora tal volta alcuni de*
facocchi,de'chiavari, de'sartori, de'caffet-
tieri, de'cuochi, de'cocchieri e altri arditi
saputelli. II Lusso (F.) non era giunto a
quell'eccesso immorale di ambiziosa vani-
tà, che ora divora e rovina tutta quanta
la società: il lusso smodato e sfacciato mol-
tiplica i bisogni, rovina i popoli, è un in-
centivo terribile al mal costume, un vi-
zio de'più velenosi da abbominarsì, che
spinge alla decadenza gli stati, danneg-
gia le arti, i mestieri e molto più l'agri-
coltura. L'artista e il trafUcante si distin-
gueva dagli altri nella forma e nella qua-
lità del modesto vestiario e del relativo
trattamento; t\G'\\ Lullo [V.)evvi una leg-
giera e ridicola ostentazione, ne una spe-
culazione di vera vanità, come ora Io de-
ploriamo adottalo persino da abbietti ar-
tieri dell'ultime classi 1 Del lusso delle ca-
se parlerò a suo luogo. Un interesse co-
mune stringeva in beli' accordo, sotto la
prudente e benefica influenza de' capi, i
vari membri d'una stessa professione, per
istruirsi , educarsi, formarsi a vicenda al
più onesto e lucroso esercizio della Uie-
VOL. LXXXIT.
U N I 33
desima. 1 lavoranti, i garzoni erano in-
teramente subordinati a'capi d'artie me-
stieri, né lo spirito democratico riscalda-
va le loro menti come oggidì,eziandio nel-
le costumanze lodevoli del Saluto e del-
lo Starnuto (/^ .), che voglionsi conculca-
re. Il tempio, e le pie congregazioni per
gli esercizi di cristiana pietà, e non il tea-
tro, r osterie, i calTè, era il luogo ordina-
rio de'loro convegni. I sagri nomi di Ma-
ria Vergine , di e. Giuseppe, di s. Bene-
detto , di s. Omobono o altro santo pro-
tellove dell'arte, a cifre d'oro e d'argen-
to si ricamavano o dipingevano colle lo-
ro effigie su'serici loro stendardi. Al sal-
meggiare alterno e divolo , alla pompa
solenne della festa del patrono dell' arte
o mestiere, al mesto corteo d'un funebre
accompagnamento, si recavano i soci eoa
in cuore la fede, la divozione, la speran-
za della beala eternità, con indosso le ve-
sti di penitenza e in mano la candela ar-
dente, simbolo della fede e della preghie-
ra. >» La religione adunque era il farma-
co salutare, che toglieva quelle popolari
istituzioni al pericolo di tralignare e cor-
rompersi. Conciossiachè, intrecciando es-
sa saviamente il legittimo esercizio de'ri-
speltivi diritti col fedele adempimento de'
propri doveri, e il distacco da'beni Iran-
sitorii del mondo colla stima che merita-
no in quanto sono mezzo a guadagnare
gli eterni, sola è polente a mettere l'uo-
mo in sulla via di quella felicità, che può
raggiungersi in questa vita. Egli è sotto
l'ammirabile suo magistero, che l'uomo
del popolo imparava l'umile soggezione
a'maggiori, la pronta ubbidienza alle au-
torità, il religioso rispetto al sacerdozio,
la temperanza negli onesti divertimenti,
la rassegnazione nelle avversità, l'amore
al lavoro non solo come mezzo di sussi-
slenza, ma come allo di (|uelle virtù del-
le quali il divino Gesù, il figlio, come vol-
le esser detto, d'un fabbro, ci lasciava bel-
lissimo esempio ". Tornando all'appara-
rato festivo dell'arti di Roma ne* posses-
si dtì'Popi, per quttllo di Clemente XIV
3
34 U N I
del r 769, pel consueto ordine del senato
romano , dal Campidoglio al Laterano,
nelle parli laterali della via prive di edi-
lìzi, fu al solilo supplito con travi situati
a confronto dell'una e l'altra parte con
sue traverse al di sopra, ricoperti con pan-
ni di seta e arazzi dalle università arti-
stiche, e da quella degli ebrei dall' arco
di Tito al Colosseo, che disposero con bel-
l'ordine fra gli addobbi 5o cartelledi em-
blemi simbolici, distribuiti 25 per par-
te, con iscrizioni e versetti della Bibbia
allusivi alle lodi del Papa, scritti in lati-
no ed ebraico, riferiti come i precedenti
dal Cancellieri. Questi rileva pel posses-
so in discorso, che il sito deslinalo all'ar-
te Agraria, a petizione d'uno de'deputati
dell'Agricoltura, fu maggiore del doppio
degli altri possessi, e fu quasi nel mezzo
a Campo Vaccino , di lunghezza palmi
160 per ogni banda dalla strada, il qua-
le silo fu diviso nella seguente maniera
dall' architetto Michelangelo Simonetti,
che intendo in parte riportare, onde da-
re almeno un' idea degli apparali delle
arti in questa solennità, nella quale pa-
re che si distinguesse l'Agricoltura. Ta-
le strada figurava due continuati portici
sull'antico stile, di 12 pilastri per parte
d'ordine dorico, fra 'quali restavano sim*
metricamente divisi i i palchi, 3 de'qua-
li erano nel mezzo contraddistinti per es-
sere di maggior lunghezza, con sopraor-
nato e altro ordine attico superiore nel
mezzo a ciascuno de'Iali, sopra a 4 pila-
stri, nella sommità de' quali posava un
frontespizio con sopra lo slemma ponti-
ficio dipinto e lumeggiato a oro, sostenu-
to dalle laterali figure esprimenti la Pa*
ce e l'Abbondanza. 1 motti dell'antico e
nuovo Testamento, posti a due a due in-
torno all'apparato e riprodotti dal Can-
cellieri, erano situati nel sodo sotto l'ar-
mi pontificie, con ornati attorno di rami
d'alloro e d'ulivo, da'quali nascevano al-
tri festoni, che scherzavano nel mezzo de'
pilastrini e attorno le armi laterali. Nello
stesso allico dalle due bande erano l' ar-
ti N I
mi del senato romano e del cardinal ca-*
merlengo, per avere ispezione sull'agri*
coltura. Nelle dvie estremità de'portici e
nel mezzo della luce de'palchi era situa-
ta l'impresa dell'arte Agraria, ma più in-
feriore alle accennate, con finali sui pila-
stri dj fasci di spighe, canestri di frutti e
fiori, e nel mezzo dell'attico putti simbo-
leggianli le 4 Stagioni. Tutta l'architel-
llira era composta di paratura; cioè i pi-
lastri di velluto cremisi trinati d'oro con
capitelli e basi dipinte e lumeggiate, e gli
sporti tanto dell'attico che del cornicio-
ne e architrave, erano parimenti distin-
ti da fregi di velluto a rabeschi con fran-
gie d'oro, ed il fregio similmente diviso
da pilastrini di velluto , fra' quali erano
situali vari di detti motti in tliverse car-
telle a svolazzo. I palchi erano nobilmen-
te parali ne'soffitti bianchì con riporti di
conchiglie, e rosoni, e pilastri di velluto
a ribattiraento con superbi aiazzi ne'
fondi, ed il sia/ile ne'parapetti al di fuo-
ri con suo fregio di velluto o frangie d'o-
ro, tripponi con trine e frangie negli stes-
si soflilti. E perchè i portici dimostrasse-
ro solidità , il basamento era dipinto di
pietra paonazzelta,onde sembravano due
fabbriche solennemente parate a festa.Ed
affinchè nulla mancasse al festivo addob-
bo, sì udivano continue numerose sinfo-
nie di musicali strumenti dall' orchestre
(oltre le due che da'lati della porta degli
orti Farnesianì erigevano ì propri signo-
ri) collocate ne'4 angoli de'palchi. Frat-
tanto si dispensavano sonetti allusivi al
solenne possesso, e nel tempo del passag-
gio del Papa fu ricoperto il suolo d'are-
na d'oro. La parte più nobile de'due pal-
chi fu occupala da religiosi ragguarde-
voli ed altri ecclesiastici. Il restante fu
riempito da buon numero de'migliori a-
gricoltori , legali e altre persone inten-
denti della città, che Clemente XIV nel
passare benignamente osservò, colman-
do tulli di giubilo, qual fu poi continua-
lo fino a sera con plauso indicibile del-
la nobiltà e popolo ivi radunalo. Pel pos-
U N I
sesso preso da Pio VI nel r 77^, per ordi-
iie liti senato roinano , dalia discesa del
Campidoglio sino alla piazza del Latera*
no, sentiero quasi lutto vacuo di edilìzi,
si scorgevano appositamente innalzali
con simmetria, tanto da una parte quan-
to dall'altra, alcuni travi a confronto con
traverse sopra, coperti di setini e di araz-
zi, per opera delle università artistiche di
Roma, le quali si distinguevano dalle ri-
spettive cartelle. Secondo il solilo dalPar-
co di Tito al Colosseo V università degli
ebrei fra'porati collocò 25 cartelloni per
parte, con emblemi e sentenze scrittura-
li, tutti riferiti dal Cancellieri.
Per la rivoluzione di Francia e sua re-
pubblica, i francesi invasero e democra-
tizzarono lo stalo pontificio e /iom/2, de-
portando altrove Pio VI che morì a Va-
lenza. Nella generale catastrofe tutto fu
manomesso,e le università arlislichescon-
Tolte e nella più parte sciolte o raffredda-
le nell'antico spirito che le informava, a-
vendo perduto quasi quanto possedeva-
no per le vicende de'terapi e delle cedole,
condizioni economiche e finanziarie che
descrissi a Tesoriere generale. Il nuovo
Papa Pio VII pel possesso che prese nel
1 80 1 , fece precedere un ordine col quale
esenlò in generale qualunque aggregazio-
ne, ed in particolare qualunque persona,
dall'obbligo d'una spesa forzosa, permet-
lendo soltanto a' particolari abitanti, o
possessori delle case, ville e altri luoghi,
d'ornare decentemente le proprie finestre
o le mura di que'luoghi, pe'quali dovea
passare il Treno (F.) della pompa pro-
pria della funzione, stabilendo a tale ef-
fetto una strada più breve della solita,
cioè dal Quirinale per le Quattro Fonta-
ne e s. Maria Maggiore al Laterano. In
conseguenza di che i conservatori di Ro-
ma pubblicarono una notificazione in cui
si dice. Ch'era debito del loro iiflìzio pel
possesso di Pio VII il dare l'opportune
provvidenze, onde come in altre simili cir-
costanze si prescriveva un certo ripartito
silo a tulle l'università di Roma, che an-
UNI 35
Cora esistevano, ne' vari tratti di strada
inculli e disabitali, cheparlendodal Qui-
rinale per delta strada sino al Laterano
s'incontrano, poiché quanto a'possessori
e inquilini dell'abitazioni, avrebbero cre-
duto togliere ad essi una gloria se gli aves-
sero reputali bisognosi d'essere eccitati ad
ornarle per dimostrare il generaleconleti-
to.Ma appena concepite tali idee, che mi-
surandole sulla venerazione e filiale osse-
quio dell'università medesime, ripromet-
tevano la più impegnala esecuzione,nedo
verono abbandonare il pensiero, per Tu-
miltà e magnanimità delPapa, il quale vol-
le a se risparmiare la pompa nel suo posses-
so,anche per le attuali condizioni del pub-
blico erario, per cui avea loro comandalo
che ninna si astringa a qualunque sorle
di paratura, ornato o altra simile spesa.
Perciò in esecuzione della sovrana volon-
tà dichiararono, che l'esistenti università
rimanevano per pontifìcia beneficenza di-
spensale dell'obbligo che loro incombe-
va. L'università degli ebrei però volle u-
tniliare a Pio VII in un libro miniato e
riccamente legalo, i molti e gli emblemi
che avrebbe esposti dall'arco di Tito al
Colosseo, se fosse passalo per quella via
nel prendere il possesso, per mezzo del
suo rabbino vestilo all'oi ienlole con tur-
bante e barba lunga, e da* fattori della
comunità Israelitica. Le composizioni che
contenevano 5 e i 25 molti de' versetti
scritturali, si ponno leggere in Cancellie-
ri. D'allora in poi, anche per la soppres-
sione dell'università artistiche, non ebbe
più luogo il solenne loro ap[)araloiie*pos-
sessi de'Papi, e solo a questi viene presen-
tato il dello libro dall'università tlegli e-
brei particolarmente. Gli antichi roma-
ni, come i Papi , ebbero il Prefetto (/'.)
dell'Annona, incaricalo della cura de'vi-
veri per farli veiwlere ad nn piezzo ragio-
nevole, e che sempre fossero abbondanti
onde evitare la carestia; ed il Prefetto di
Romn (/''.) che ptu'e vegli'iva per l'ab-
bondanza delle provvisioni , e pel buon
mercato e giustezza dc'prezzi. Il prefetto
36 UNI
di Roma presiedeva pure sugli artefici e
venditori de'commeslibili, alla riparazio-
ne de'pubblici edifizi; speciale era la sor-
veglianza sul pane e sui fornari: lulti og-
getli di polizia, Tribunal Urbaniim. Nar-
ra il eh. Pistoiesi nella Fila di Pio VII^
che il Papa con moto-proprio de' 3 set*
lembrei8oo prescrisse un nuovosislema
^tVC Annona (F.) e il libero commercio
in materia de'grani, non che la libera pa-
nizzazione, in Roma e nel resto dello sta-
to pontificio; perciò con tale legge fu a-
bolita l'antica università de'fornari, e in-
trodotto nella vendita del pane a minu-
to dettaglio, senza però alcuna utilità, il
cos'i detto calmiere. 11 molo-proprio Lq
note sciagure, lo riporta mg/ Nicolai a
p. 90, par. 2 delle Memorie, ^cggi^ eclos'
serv azioni sulle Campagne e sulU Anno-
na diRonìa, ma colla data de'2 settem-
bre che sarà quella della soscrizione , e
il 3 sarà stato esibito in camera e pub-
blicato. Ivi nel § 17 si legge quanto alla
soppressione dell'università de Fornari.
9» E quantunque in vista di tutti questi
non indifferenti vantaggi, che la presen-
te nuova legge abolitiva degli antichi vin-
coli annonari presenta ancora a' fornari
stessi, vogliamo lusingarci , che saranno
eglino per concorrere col maggior impe-
gno pel più esaltoadempimento delle no-
stre benefiche viste dirette al maggior sol-
lievo de'poveri ; nulladimeno per allon-
tanare sempre più il pericolo di que'pre-
giudizi, che a danno della classe de'con-
sumalori, e soprattutto de'poveri, la co-
stante esperienza di tutti gli stati ha di-
mostrato derivare necessariamente da*
venditori de'commestibili riuniti in cor-
po, vogliamo, che immediatamente dopo
la pubblicazione delia presente nostra ce-
dola di moto-proprio, s'intenda per tut-
ti gli effetti sciolta e distrutta l' antica
università de" Fornari, e come se non a-
\esse mai esistito, proibendo sotto lestes-
se pene comminate piùsolto a tutti e sin-
goli gli antichi udìciali dell'università stes-
sa di poter fare alcun allo risguardaule
UNI
le loro antiche funzioni, ne riscuotere al-
cuna lassa o emolumento, ed anche sem-
plicemente di adunarsi; e solo permet-
tiamo che possano essi unirsi nella loro
chiesa all'occasione de'suffragi, o di que-
gli altri pii e religiosi oggetti, li quali so-
no comuni alle altre confiaternile della
città, come anco per 1' amniinislrazione
e direzione dell'ospedale annesso alla
chiesa stessa, ma senza che per altro an-
che per questi due pii e religiosi oggetti
possino essi sottopórre ad alcuna tassa, o
pagamento di qualunque benché minima
somma i particolari individui fornari, da'
quali per conseguenza l'indicata chiesa
ed ospedale non potranno ricevere che
sole volontarie oblazioni". Indi Pio VII
a'3 I ottobre pubblicò il regola mento giu-
diziario da osservarsi in R.oma nelle ma-
terie annonarie, ed eresse un nuovo tri-
bunale annonario in Civitavecchia. L' 8
gennaio 1801 il Papa dispose il libero
commercio dell' olio , abolì il dazio su
quello proveniente dall'estero, e gratuita-
mente fece dare a* romani i pozzi oleari
in Piazza di Termini, e qualunque altro
comodo camerale analogo a tale derrata.
Questi furono i preliminari di quel famo-
so commercio libero che andò a organiz-
zarsi, e sul quale fu tanto detto e scritto,
prò et contrasse realmente vantaggioso o
pregiudizievole. Essendo di quest'ultimo
avviso il cardinal Braschi, non che rag."^
R.usconi uditore del camerlengato e poi
cardinale, prevedendo il monopolio e l'e-
sorbitanze de' venditori, e l'angarie che
doveano pesare per la loro avidità di gua-
dagno sul popolo, non avendo più freno
che li regolasse co'debiti limiti, allorché
ebbe ellello tal sistema, comechè tenuto
da lui perniciosissimo^ subito rinunziò la
cospicua carica di Camerlengo di s. Chic»
sa, della quale riparlai a Uditore del Ca-
merlengato. Avendo una congregazione
dclil)erato la totale estensione del libero
commercio, in esso furono compresi lut-
ti gli oggetti relativi alla grascia. Dice il
Pistoiesi, in im paese ove regna la liber-
UN I
là del commercio , convengono la mag-
gior parie degli economisti, ed in parti-
colare Melon, Essai politiqiie. sur le com-
merce j Verri, Riflessioni sulle leggi vin-
volanti il commercio dc'granijOÌìve altri,
che la carestia stessa genera l'abbondan-
ra. Mg/ Nicolai prova il commercio ne-
cessario all'umana società, e ragiona co-
me si deve procurare che la bilancia ne
propenda a favore della nazione. Sostie-
ne che il sistema de' Feudi è pregi udi-
7Ìevole all' agricoltura e al commercio.
Diniostra come ìa libertà del commercio
possa giovare all'agricoltura e all'anno-
na ; riporta le obbiezioni contro tale li-
bertà, ed il temperamento opportuno
snll'alìuso di tale libertà. Osserva quan-
do possa o no temersi il monopolio, di-
scorre sjill' inutilità delle leggi contro il
monopolio, proponendo tuttavia i tem-
peramenti per frenarlo ; e produce l'o-
pinioni del volgo intorno al monopolio :
trattando con diffusione la questione sul-
la libertà del commercio. E comune opi-
nione degl'intendenti di pubblica econo-
mia, che dal commercio libero si dovea-
ììo erceltuare tulli i generi commestibili
di prima necessità:laleommissionefu l'er-
rore fatale, edeplorabili ne furono lepre-
giudizievoli conseguenze e danni pubbli-
ci. Finalmente Pio VII, col moto-pro-
prio, Le pili colle nazioni d' Europa j del-
l' i i marzo 1801, Bidl. Rom. cont. 1. 1 1 ,
p. 109: Refonnatio rcgimini Annonarii^
i'um assignalione liberi commercii. Que-
sta concessione del libero commercio si
gitistifìcò nel preambolo del moto-pro-
prio, con alciu)e favorevoli teorie gene-
lali, e che una felice esperienza avea fat-
to conoscere alle altre nazioni e a' popò
Il a noi vicini i suoi illimitati vantajij;!,
L*uliIeapplicazionedi tal sistema allepar-
ticolari circostanze di Roma. L'estensio-
ne del commercio rapporto a ogni gene-
re di grascie e di commestibili; l'intera
libertà di vendere, comprare e trasporta-
re da un biogo all'altro dello stalo ogni
genere di gruscie e di commestibili iu
UNI 37
qualunque giorno dell'anno; la libertà di
vendere in qualunque luogo; la soppres-
kione degli emolumenti, in Piazza Navo-
na ( F.) e in og«ii altra piazza di pubblico
Mercato. doncesiQ la libertà di prezzo nel-
le vendite. Soppresse le corporazioni e
unii'ersìtà tutte dipendenti e correlative
alle materie di grascia ; acciocché non
più avessero alcun diritto di rappresen-
tanza sotto nome e forma di corpo, pro-
fessione e università, che interamente a-
bolì; permettendo soltanto, che gli eser-
centi le arti e professioni dipendenti dal
dipartimento della grascia, possano riu-
nirsi nelle loro chiese all'occasione de'suf-
fragi,o di quegli altri pii e religiosi ogget-
ti, i quali sono comuni alle altre confra-
ternite della città, come ancora per la di-
rezione e amministrazione degli ospeda-
li annessi alle chiese istesse; ma senza per
altro che per questi pii e religiosi oggetti
possi no essi sottoporre ad alcuna tassa for-
zosa, o pagamento di qualunque benché
minima somma i particolari individui,dai
quali per conseguenza le indicate chiese e
ospedali non potranno ricevere che leso-
le volontarie oblazioni. Per la quale sop-
pressione restarono abolite le limitazioni
degli spacci, e le fissazioni di distanze fra
loro, non che le patenti per l'esercizio le-
gittimo tlell'arte, e qualunque tassa che
prima perciò si esigeva. Di più per I' e-
stesa libertà del commercio de' grani a
tutto lo stato papale, Pio VII soppresse
ancora i Monti frumentari. Istituì il Tri-
bunale di Roma [V.) col nome di Depu»
tazione della Grascia, lasciandone nelle
Provincie pontifìcie l'esercizio delle fun-
zioni alle solite legittime autorità. Sop-
presse pure il tribunale de'Maestri giu-
sti/ieri , perciò che riguarda le materie
della grascia, anche per l'aggravio che
ne soffrivano i venditori di fratti. Ema-
nò regolamenti sulla carne vaccina,agnel-
latura e pecorina, e porcina; pe'lattacini
e caci; per l'olio; pe'grassi, sevi e strut-
ti; pe'polli e uova; pel pesce, ec. ec. Poi
fu coniata uuu medaglia esprimente il li*
38 UNI
bero commercio personificalo da una fì-
f;ura di una donna seduta, versante dal
seno frutta e fiori, avente a destra una
poppa di nave e a sinistra il corno del-
l'abbondanza, ed un vago mazzo di spi-
ghe, con intorno l'epigrafe: Commercio'
rum Privilegia Abolita. Seguì il moto-
proprio L'oggetto del maggior bene^ de'
4 noveaìbrei8oi,5«//.cit., p. 218: No-
vae leges prò incremento curando artis
yigrariae. La libertà del commercio ri-
guardo a'coramestibili, contribuì non po-
co u quella delle arti e mestieri, alla li-
berlà dell'industria e delie manifatture,
principale sorgente della pubblica e pri-
vala opulenza dopo Tagricoltura, macol-
Tabolizione delle corporazioni e univer-
sità artistiche. Ciò eseguì Pio VII col mo-
lo-proprio // lodevole desiderio^ de'4 di"
cembreiSoi, Bidl.cìt., p. 266, pubbli-
calo a' 16 con editto del cardinal Doria-
Pamphilj pro-camerlengo, col § i.", col
quale ricorda la soppressione delle uni-
versità dipendenti óaW Annona e Gra-
scia, ingiungendone l'osservanza per llo-
ma e per lutto lo stato pontificio, Ecco-
ne il contenuto. » § 2. Il lodevole desi-
derio d'introdurre una maggior perfezio-
ne ue'lavori della mano d'opera fece io
addietro classificare le diverse arti in va-
ri corpi separati e distinti , e produsse
quella folla di disposizioni, che costitui-
scono gli slutuli di delle corporazioni, in
ibrza de'quali, non solo presevi vonsi re-
gole e precetli colla più precisa analisi ad
ogni grado di manifattura, incomincian-
do da'primi e piti ordinari lavori oppor-
tuni al di lei incremento, e progredendo
sino a' più radìnati alti a perfezionarla;
U)a resta inoltre vietato d'ingerirsi nel-
l'esercizio d' alcuna arte o mesliero, sen-
za averne preventivamente riportalo l'op-
portuna patente, la quale bene spesso non
\ieneconcedula,se non mediante lo sbor-
so di una data somma di denaro, e in
molte arti anche alla sola opportunità di
spacci vacanti nelle determinate distanze.
IVla una istituzione, la quale inceppa iu
UNI
tanti modi il genio dell' industria e che
tende di sua natura a dii^inuire e re-
stringere il numero de'fabbricanti, e de-
gli artisti e venditori , non sembra che
possa adaltarsi a quelle riforme, che per
il pubblico bene siamo stali astretti di fa-
re air antica legislazione economica de'
nostri dominii, la quale per le vicende ac-
cadute col tempo, e pel cambiamento del-
le circostanze si era resa nella massima
parte incoerente , ed anche contraria a
quelle viste di privato e pubblico vantag-
gio, per le quali in altri tempi e in altre
circostanze era stata adottata. In vista di
questi riflessi, colla cedola di moto-pro-
prio de'2 settembre 180Q, risguardanle ii
nuovo sistema dì libero interno commer-
cio rapporto a'generi frumentari,abolim-»
mo tutte l'università relative all'annona j
in seguito coll'altra nostra cedola di mo-
lo-proprio degli II marzo i8qi non la-
sciammo di prescrivere la stessa disposi-
zione eziandio rapporto a tutte le altre
simili corporazioni relative agli oggetti
e al dipailimento della grascia. E ani-
mati dalle felici conseguenze, che ne de-
rivarono, non meno che dall'esempio del-
la maggior parte degli stali d' Europa,
ne'quali già da qualche tempo con otti-
mo successo si trova abolita la predelta
antica istituzione dell'università delle ar-
ti e mestieri, vedemmo che all'interesse
dell'industria, e al bene dello stato avreb-
be mollo contribuito l'estendere indistin-
tamente a tutte le arti e professioni le
determinazioni come sopra già prese per
(HìgWc Vtiìiiùv e aW /4 nnona e aììaGrasciaj
cosicché niuna venisse iu avvenire ad es-
sere priva di quella libertà che può es-
sere sola edicace ad animarne ed accre-
scerne la perfezione, e in tulle allignasse
quella emulazione, che in vantaggio de'
consumatori e del popolo sempre ha luo-
go in que'generi che dipéndoiio.dalla li-
bera concorrenza degli arlisli e de' ver(-
dilori. § 3. Ma se in vista degli anzidetti
riflessi d» pubblico e privalo vantaggio ci
sc(nbr« necessaria una tale esteusioue
UN I
tielle disposizioni già prese colle riferite
due noslre cedole di molo proprio, nello
stesso tempo non è sfuggito alla nostra
alteuziune, che un'assoluta e indefinita
libertà non poteva convenire indistinta*
mente a tulle le arti e a tutte le profes-
sioni. Noi vedemmo che rapporto alle ar-
ti le più interessanti , e specialmente a
quelle i\e\ lanificio e della seteria,che tan-
to convengono a'noslri dpminii per la co-
pia e l'eccellenza delle materie prime, sa-
rebbe slato avventurare la reputazione
delle fabbriche e manifatture già stallili-
te, se di slancio, e tulio in un tratto si fos-
sero sottraili li rispellivi nianifatlori da
qualunque ispezione della legge, e sopra
tulio dall'obbligo di corredate i loro tes-
suti e le loro stoffe di que' marchi , li
quali indicando e la consueta portata del-
la manifattura e la sua regolaiilà, ven-i'
gono a costituire la base della sicurezza
de' consumatori principalmente forestie-
ri. Noi non lasciammo parimenti di ve-
dere, che rapporto ad altre professioni,
come sono per esempio quelle degli Spe-
zialii degli Orefici e òe Fabbri fcrrariy
si sarebbe potuto comproniettere la sa-
lute, o la fede e sicurezza pubblica, se a-
bolendo indistintamente tulle le regole,
che costituivano gli statuti di delle arti e
professioni, si fosse lasciata aperta la slra*
da a chiunque, e per conseguenza anche
alle persone incapaci, o pregiudicate e
sospette, di esercitarle. E ci siamo sem-
pre più confermali nella solidità di que-
.sti riflessi, vedendo che negli stali più ri-
nomali per la floridezza dell'industria,
e per la saviezza delle leggi, nell'alto di
abolire te antiche corporazioni delle di-
verse arti si continuò ad assoggettarne li
rispellivi individui a que' regolamenti,
che [)otevano esser diretti ad assicurare
rmdennità de' consumatori rapporto al-
la regolarilà e perfezione delle manilut-
lure , e che potevano avere un tpialehe
rapporloco'divisati importanti uggelli di
salute, o lede e sicure/./a pubblica. Onde
dopo le più mature nflcb^iouii e audio
UNI 39
in vista delle savie risoluzioni prese dal-
la Congregazione cardinalizia Economi-
ca (F.) su di tale materia nella sessione
de' 21 settembre scorso, e che vennero
da noi intieramente approvate, abbiamo
creduto di regolare in modo le nostre de-
terminazioni sopra questa interessante
materia delle antiche corporazioni , che
al momento, ed immediatamente dalla
pubblicazione della nostra cedola di mo-
to-proprio , eseguendosi la soppressione
per quelle fra le anzidette corporazioni e
università che concernono le arti e pro-
fessioni meno importanti, o che non in-
teressano la salute, o la fede e sicurezza
pubblica, le altre dovessero continuare a
sussistere insìno a tantoché dal partico-
lare esame, che ci riserbiamo di fare del-
la istituzione e delle leggi dì delle uni-
versità, non siamo venuti in chiaro, se al
pubblico beneconvengadi confermarle, o
modificarle, o sopprimerle; il tutto come
meglio si rileva dalla estensione de' se-
guenti articoli. I. § 4* I^'^ll^ pubblicazio-
ne della presente nostra cedola di molo-
proprio in avvenire s'intenderanno per-
petuamente soppresse ed abolite tanto
in Roma che in tutta l'estensione de'no-
slri pontificii dotninii le seguenti univer-
sità, cioè de Credenzieri f Caffettieri^ gio-
K'ani degli Osti, Magazzinieri^ Barbieri^
Parrucchieri^ Calzolari ^ giovani Calzo-
lari ^ Ciabbattini, Sartori ^ giovani Sar'
tori, Falegnami, Facocchi d' arte gros-
sa e sottile, Ferracocchi, Ferrari d'arie
grossa, Carbonari mercanti, Carbonari
rivenditori, Materazzari, Sellnri, Regat-
fieri. Scalpellini, Muratori , Imbianca-
tori, l^asellari, Plattari, Calderari, Pet-
tinari. 11. E imilamente a delle universi-
tà d'ora in avanti s'intenderanno pure
aboliti e soppressi perpetuamente non
meno li loro particolari statuti, che tutte
le privative esenzioni, facoltà, prerogati-
ve, limitazioni di spacci, e iìssazionidi di-
stanze Ira di essi, e geueratmeute (piulun-
que altro [n ivilegio accordato alle stesse
curpuruzioni ed università, e di cui, o in
4o UNI
forza di delti paiticolan statuti, o per
qualunque legge o concessione , esse e i
parlicolaii loro individui si trovassero ìq
godi mento e possesso. III. In coerenza per-
tanto dell'anzidetta prescritta abolizione
lutti li particolari individui che attual-
inenle esercitano, o che eserciteranno in
appresso alcuna delle surriferite arti e pro-
fessioni, non potranno d'ora innanzi ave-
re più alcun diritto di rappresentanza sot-
to nome e forma di corpo, professione
ed università, e resterà per conseguenza
proibito a tutti e ciascuno di essi di fa-
re in avvenire alcun atto risguardanle le
rispettive soppresse università, e segna-
tamente di riscuotere alcuna tassa o emo-
lumento, ed anche semplicemente di a-
dunarsi in corpo, sotto pena di scudi cin-
quanta, per ciascuna contravvenzione, da
applicarsi per una metà all'accusatore,
che volendo sarà tenuto segreto, e per l'al-
tra a benefìcio de'conservalorii di educa-
zione. IV. E soloa'predetti particolari in-
dividui esercenti le arti e professioni di
sopra nominate sarà permesso di unirsi
nelle loro chiese all'occasione de'suffragi,
o di quegli altri pii e religiosi oggetti li
quali sono coajuni alle altre confraterni-
te della cillà, come anco per la direzione
q amministrazione degli ospedali annessi
alle rispettive chiese , quando questi vi
fossero; ma senza che per altro anche per
li suddetti due pii e religiosi oggetti pos-
sano essi sottoporre ad alcuna tassa o pa-
gamento forzoso di qualunque benché
minima sommai particolari iudividui,da*
quali per conseguenza 1' indicale chiese
ad ospedali non potranno ricevere che le
sole volontarie oblazioni. V. § 8. E in con-
seguenza sarà perciò d'ora innanzi a cia-
scuno permesso il libero esercizio dell'ar-
ti e professioni suramentovate, senza che
sia obbligato di prendere la matricola,
ossia patente solita dispensarsi, di pagare
alcuno benché piccolo emolumento, e ia
fine di soggiacere a veruna di quelle pra-
tiche e di que' regolamenti, che si tro-
vuiio [uesa itti dagli jiiatuli delie rifeiite
U JN I
soppresse università, onde mediante una
tale libertà di particolari individui appli -
cali all'esercizio di delle arti e professio-
ni, possano in avvenire in vantaggio del
pubblico vicendevolmenteemularsi e sul -
la perfezione del lavoro, e sul decreraen-
tode'prezzi. Vl.§ 9. Per una sequela ne-
cessaria della presente abolizione delle
summenlovate corporazioni, vogliamo
pure e comandiamo, che immediatamen-
te dalla pubblicazione di questa stessa no •
stra cedola di moto-proprio, si abbiano
per nulle e irrite, come noi espressamen-
te cassiamo ed annulliamo, tutte quel-
r inquisizioni e processure criminali , e
tutte le condanne, o ancora pendenti, o
in altro qualsivoglia modo sinora non e-
seguite contro qualsivoglia persona per
causa di contravvenzioni alle leggi, slatu -
ti e altri qualsivogliano regolamenti del-
lesummentovalesoppresseuuiversità,di-
chiarando sino da ora tutti e singoli con
generale assoluzione pienamente e total-
mente assoluti da ogni processura, inqui-
sizione e pena , che possano avere e pre-
tendersi incorse per causa di dette tra-
sgressioni, ancorché più volte replicate;
ben inteso però, che tale assoluzione non
si estenda a que' delitti, che sono ripro-
vali dalle disposizioni del diritto comune.
VII.§ io. In ordine poi allearti e profes-
sioni non nominale di sopra all' articolo
o § 3 ; le quali perchè riguardano og-
getti concernenti la salute, fede e sicurez-
za pubblica, non conviene che si lascino
in una assoluta e indefinita libertà, vo-
gliamo che non si faccia alcuna innova-
zione alle rispettive antiche corporazioni
e università insino a tanto che dalla no-
stra congregazione economica, premesse
le opportune più mature discussioni, non
si riconosca se alla perfezione dell'indu-
stria, e al pubblico e privato interesse con-
venga di confermarne a!cuna,ovvero mo-
dificarle, ed anche sopprimerle. Nel caso
che si giudicasse di prendere quest'ulti-
mo partilo, dovrà la congregazione stes-
sa coaibiuare anlicipatameute le uppor-
UN I
lune protviclcDze, onde in seguilo d*una
tale abolizione non derivi alcun datino o
pregiudizio al privalo e pubblico bene;
con avvenire sopra tutto in via di mas-
sima e di regola assolutamente inaltera-
bile, che le indicate nuove provvidenze
da sostituirsi agli statuti delie rispettive
soppresse uni versila, ^/rt«o tulle diretle al-
la buona qualità della mano d* opera ^ ed
alla maggiore perfezione della rispettiva
arte o professione^ come pure a divisati
interessanti oggetti di salute , fede o sicU'
rezza pubblica, e non mai alla fissazio-
ne de'prezzi della stessa mano d'opera,
all'acquisto ed incetta privativa de gè-
neri inservienti alla lavorazione , al pa-
gamento di tasse^ o altra qualunque cO'
sa, la quale possa pregiudicare all' in-
dustria delle manifatture, e arrestare li
felici effetti delta libera concorrenza de-
gli artisti e de' venditori. Volendo inoltre
che la stessa congregazione economica in-
cominci subito sino da ora ad assumere
l'anzidetta discussione relativa alTenun-
ciata conferma, modificazione o soppres-
sione delie corporazioni ed università, le
quali provvisionalmente soltanto lascia-
mo sussistere nel loro antico piede,e che la
conduca al suo termine al più presto che
sarà possibile, e in modo che non più tar-
di della fine del venturo anno 1802 sia-
no pienamente ultimate, e possano per
conseguenza pubblicarsi le provvidenze
e li regolamenti che dovranno stabilmen-
te osservarsi in tutta l'estensione de' no-
stri pontificii dominii da chiunque ora è
applicato, o intenderà in appresso appli-
carsi alle diverse classi di arti e di mani-
fatture. Vili. § 1 1. Di mano in mano,
che dalla prefaia nostra congregazione e*
conomica, colie avvertenze di sopra de-
scritte, si giudicasse opportuno venire al-
la soppressione di alcuna delle predette
corporazioni ed università , le quali co-
me sopra provvisionalmente soltanto ora
lasciamo sussistere sul loro antico piede,
\oglianioche in ordine a ciascuna di det-
te università^ che si andasse sopprinien-
UN! 4r
do, abbiano luogo e si osservino con ogni
esaltezza tutte le disposizioni le quali di
sopra agli articoli o §§ 2, 3, 4j 5», 6, sono
stale prescritte, per quelle che in seguito
della presente nostra cedola di moto-pro-
prio restano al presente immediatamente
abolite, e senza che per questo debba es-
servi bisogno di alcuna nuova dichiara-
zione. IX. § I 2. Anche in ordine però al-
le corporazioni ed università, che come
sopra sino da ora debbono restare aboli-
te e soppresse, sarà autorizzata la stessa
congregazione economica di assoggettare
li rispettivi individui esercenti le arti e
professioni, alle qtiali si riferiranno dette
università e corporazioni, a tulli que're-
golamenli, li quali dalla medesima si giu-
dicassero necessari per la maggior perfe-
zione delle stesse arti e professioni, e per
il miglior servizio del pubblico," ec. ec.
Inseguito,comela concessione del com-
mercio libero incontrò poi molti de' pre-
giudizi preveduti dal cardinal Braschi, e
forse si sarebbe soppresso se le condizio-
ni dell'erario pontificio lo avessero per-
messo; anche l'abolizione delle universi-
tà artistiche soggiacque n richiami per le
conseguenze dannose che produsse. L'e-
sperienza fece poi conoscere al savio e il-
luminato governo pontificio, che una
troppo libera ed estesa interpretazione
delle leggi suddette induceva non di ra-
do delle pregiudizievoli conseguenze al
pubblico benCj che appunto con esse era-
si avuto in vista dal provvido Pio VII di
tutelare, al modo trattato da mg."^ Nico-
lai nella sua dotta e già encomiata ope-
ra. Memorie sulle Campagne e Annona
di Roma^ dopo i gravi sconvolgimenti po-
lìtici che reclamavano una indispensabi-
le riforma neiramministrazionedelie co-
se pubbliche. Però sono bene lontano di
far eco a qualche scrittore che si lasciò
sfuggire qualche proposizione in termini
generali contro il principato, e in certo
modo contro l'operato dell' ottimo Pio
VII, per l'abolizione de'corpi e libere so-
cietà delle aiti e mestieri , le quali erano
4^ UNI
stale per sì lungo lempo i cardini della
niunicipale potenza, senz' aver ben pon-
tleralo le gravissime e riferite ragioni dal
Papa allegate ne' suoi niolu-piopri; per
cui la Ch'iilà CatloUca i\t\\dk serie 2.*, t,
1 1, p. 420, censurò silFatle proposizioni
in un'opera recente della quale die ono-
revole contezza, non senza riconoscerne
nel resto il merito, perciò dichiarandola
[)iena di senno , di dottrina e di eleganza
di stile. Inoltre Pio YII nel suo zelo re-
ligioso, secondo l'antica disciplina eccle-
siastica e l'ordinalo da diversi suoi prede-
cessori, dal cardinal T^icario di Roma fe-
ce emanare disposizioni suH' osservanza
delle» Domenica {P\) e Yd\\\Q Feslc{f^.)
di precetto, pel divieto de'pubblici *.S/;e/.
tavoli (//.) , e per la chiusura in ore de-
terminale, antimeridiane e pomeridiane,
e per pii-J lungo lempo nelle feste solenni,
delle botteghe venditrici di commestibi-
li e altro, de'barbieri a'quali particolar-
fiienle Giovanni XXll avea vietato l'e-
sercizio di loro arte nelle feste, e ad altri
spacciatori di tabacco ec,, tranne gli spe-
?LÌali a vantaggio della pubblica salute,
tulli però nelle orepermessedovendo te-
ucre socchiuse le porle delle botteghe, e
intera meli le serrate nel lempo della
principale Vffivalara dtlla Chiesa(F.)j
e lullociò sia per santificare la gior-
nata, sia per astenersi dalle opere servi-
li, almeno per le ore prescritte. Neil* o-
dierno pontificato, e come meglio dirò
parlando del nobile collegio (\q Mercan-
ti o commercianti foudacali, gli spaccia-
tori de'generi coloniali e di drogheria deb-
bono chiudere i loro fondachi ne' giorni
festivi due ore avanti mezzodì, per non
riaprirli che "ella seguente maltma.Dice
il dotlissimo Boiler, Delle feste, che le o-
pere servili sono permesse e scusale ne'
giorni santi in molle circostanze, ch'egli
enumera, sia per causa lieve, sia per ne-
cessità legittima, le quali ponuo essere ra-
gioni sufficienti per dispensare dal ripo-
so comandalo nella domenica e altre fe-
ste di preccllo. « Perciò uou si è mai a-
UNI
vulo dubbio che non fosse permesio: 1."
a'medici e a'chirurglii di somministrare
in qualsiasi giorno i soccorsi dell'arie; 1°
al servi di preparare i cibi per la tavola
de' loro padroni, di ammazzare animali
di piccola specie, come sarebbero polli ed
altri di sìmil fatta, non però grossi anima-
li che si menano al macello; purché pe-
rò essi si riservino un tempo convenien-
te per soddisfare a'ioro spirituali doveri,
e che si faccia la vigilia de' giorni santi
lutto quello che non vuol essere prepa-
ralo prossimamente. Per questo i mu-
gnai debbono macinar le biade , e i for-
nai cuocere il pane il giorno avanti, tran-
ne conche in ciò il caso di qualche partico-
lare necessità (le fornaci continuamente
ardenti, come delle vetrerie, di necessità
tengono occupali sempre giorno e notte
gli operai, coll'allernaliva che dà loro il
tempo di adempiere gli atti religiosi). 3.**
Quando la messe o altri frulli sono in
pericolo di perire, Se la necessità è gene-
rale, il vescovo o il Papa accordano una
facoltà generale di far simili lavori; e se
la necessitasi limila a una sola particola-
re persona, oadun piccolo numero, que-
sta permissione può esser data dal par-
roco. Ma quando si tratta di una legge
emanala da una autorità suprema cioè
dalla Chiesa universale, la dispensa data
dal parroco è nidia in se stessa , a meno
che la necessità non sia reale ed evidente,
perchè in tal caso la Chiesa stessa gli per-
meile di dispensare dalle sue leggi. Nel
corpo del diritto canonico trovasi una di-
spensa generale accordata da Alessandro
111, Papa del I iSg, per la pesca dell'a-
ringhe e di altri pesci di passaggio, nelle
gravi necessità. Egli però nelragge lefe^-
sle più solenni, e vi aggiunse questa con-
dizione, che si debba porre da canto par-
ie della pescagione pe'poveri o per qual-
che chiesa vicina. Devesi pure imporre,
per modo di compensazione , alcuna li-
mosina o allre opere di pietà, quando si
accordano somiglianti dispense, massime
scia uecessilà uonfossedi graudeevideu-
UN 1
za. Per questa matiìera sì viene a mecìta'
re, giiisla il maggiore o minor fervore del-
le [iroprie buone opere, parte nellacoiuu-
nioue degli alti di pietà di tutta la Chie-
sa ... Essendo presso gli antichi segno di
duolo il lasciarsi crescere la barba, cos\
molti cristiani si conforiuavano a que-
st'uso per morlincazione. Ma nel giove-
di santo si tenevano in dovere di farsi ra-
dere, e i preti e i religiosi si facevano fa-
re la corona o tonsura pei- comparire con
più decenza nel giorno di Pasqua in un
esteriore corrispondente alla gioia e al
trionfo di questa santa solennità , poiché
il venerdì e il sabato santo erano allora
feste di obbligo, e tutte sagre a'divini uf-
fìzi. Onde era allora strettamente proi-
bito, come opera servile, il radersi la do-
pieuicao ne'giorni di festa. Pel liferiloco-
slume, in Inghilterra il giovedì santo fu
chiamato // giovedì di radersi". L'egre-
gio annotatore deli' ab. Butler, presoda
un santo sdegno nel vedere che le rnag-
giori faccende de'barbieri sieno ne'gior-
ni festivi, osserva, L'usanza de'barbieri,
di radere per gran parte del giorno festi-
vo, è un abuso da non doversi tollerare,
al quale i vescovi e i magistrati dovreb-
bero porre rimedio, Le persone che ven-
f;ono dalla campagna, e che non ponno
(arsi sbarbare la vigilia, si possono scusa-
re per troppo legittima necessità; ma que-
sta ragione non autorizza il barbiere a
mettere in quest'opera molto tempo. Pe-
rò a Roma e in molti altri luoghi le leg-
gi stabiliscono una data ora, oltre la
quale non è permesso in dì festivo di far
la barba. Questa permissione per un cer-
to spazio di tempo è nel numero di quel-
le, che il p. Natale Alessandro tiene per
iscusobili. È vero che Giovanni XXII
nel 1817, e molti concilii proibiscono e-
spressamenle a'barbieri di radere lu do-
menica, perchè questa in se stessa è ope-
ra servile; ma per ['addietro la bai ba lun-
ga era per sì falla maniera alla moda
(come in moltissimi lo è al presente), che
oou era tuesliere farsela radere per com-
UNI 43
parire decentemente tra lo genie; e ne'se-
coli XI e Xll gli uomini non si facevano
radere che una volta ogni «4 o i5 gior-
ni, uè altro piì^ allora domandavano le
leggi di civiltà. Il concilio d' Angers del
1282 inflisse la pena della scomunica a
quelli che si radessero o facessero ratie-
re in domenica o altra festa. Ma il canj-
biamento degli usi ha di molto raddolci-
to il rigore della disciplina su questo pun-
to, Benché poi un servo possa radere o
acconciare il suo padrone, non vi è che
la necessità la quale possa scusare un bar-
biere dal fare il medesimo, Termina l'an-
notatore del Butler le sue osservazioni
con soggiungere. Il barbiere può tutta-
via conformarsi al costume de'luoghi, ove
ciò è permesso, né ricusar l'opera sua in
caso di vero bisogno, ma che pero non si
oltrepassino i discreti confini del lempo^
per lo stesso modo egli dee prendere re-
gola da'consigli del suo confessore, o dal-^
la dispensa del parroco. Trovo opportii-
nissimo riprodurre un piccolo brano del-
la recentissima e bella pastorale del ze^
laute e dotto vescovo di Pinerolo uìg/
Lorenzo Guglielmo M/ Reualdi, il qua-
le dopo aver colle gravi parole che ripor-
tai nel precedente articolo, riinarcato che
il secolo nostro tutto inlento all'industria
e al commercio, e quasi unicamente pie-
gato alla terra, perde di mira il cielo; in-
di ecco come si esprime, parlando della
Preghiera sommo conforto dell'uoioo, e
del tributo che ne'giorni festivi il popolo
olire al Sigiìoie, e della santificazione del-
la festa. » È nel dì festivo che luUi siauiQ
egualmente dinanzi a Dio in faccia agli
altari, e ivi riconosciamo i duilti d» fra-
tellanza comune; perchè ivi il ricco ed i|
potente del secolo, non altrimenti che il
lavoratore ed il poveretto, sentono d'es-
sere tutti figli del medesimo padre, e di
avere tutti le aspirazioni e le promesse
della medesima eredità. Kicordutevi a-
duncjue, lasciate che vel ripeta, ricordate*
vi tli santificale (|uel giorno, perchè è des-
so il coulrassegno che Dio ha poilu tra
44 u N I
Ini e voi nella serie delie generazioni, af-
finchè sfippiale die egli solo è vostro Si-
gnore. Voi che attendete alle dure friti-
chedella campagna, che fecondate la ter-
ja col sudore; voi che per servire alle u-
inane industrie edalla maggior fortuna,
-vi seppellite nelle viscere delle montagne
per estrarne marmi e metalli; voi che la-
Toiale da mane a sera nella povera odi-
Cina e v'incurvate faticosamente sull'in-
cudine e sulla sega; voi che, trasportan-
do sui vostri carri enormi pesi, reggete al
freddo rigoroso, alle tarde notti, alle in-
temperie d' ogni maniera; voi che per 6
giorni continui vegliale lunghe ore al te-
laio, al naspo, al torcitoio, nlla spola, e
respirale la nauseosa aria delle stanze de-
stinale al lavoro; voi che uscite col mat-
tino primissimo dal vostro abituro e non
vi ritornale che a tarda notte, e talvolta
non cV tornate neppure per la distanza
del luogo e pel lavoro da compiere, sap-
piate che dopo 6 giorni di fatica e di pe-
na, Iddio ha comandalo che abbiale un
giorno di riposo per vivere a lui ed alla
vostra famiglia. Vuoleche voi pure, iqua-
li siete suoi (igli egualmente che i dovizio-
si e i f)rlunati del secolo, proviate nel ri-
poso di quel giorno le dolcezze della vo-
stra casa e della religione: che accorria-
te a questa e ne frequentiate i consolan-
ti misteri per acquistar nuovo coraggio a
compiere esattamente i doveri del vostro
sialo; adJnchè, compiendoli per amore di
Dio e con fedeltà alla sua legge, ne abbia-
te poi la desiderata mercede nella imnjor-
talilà che ci attende. Vuole che il gior-
no di festa sia giorno di santa allegrezza
tra'domestici alfelli, che vi adoperiate in
esso a rafforzare sempre più co'vostri ca-
j i i viucoli di affetto, mettendo tine ad o-
gni dissapore che mai fosse, manifestan-
do la vostra tenera dilezione a'figli, pro-
movendo in essi la rispettosa soggezione,
cose tutte che mantengono vivo lo spiri-
to di famiglia, e rendono beate le case a
qualunque ordine appartengano, facen-
do sì che quelle de'poverelli non abbia -
UN [
no nulla ad Invidiare a quelle de* ricchi".
Nel 1823 a Pio VII successe Leone XII,
il quale credeva indispensabile di ripri-
stinare, massime in Roma, l'università ar-
tistiche, ch'egli avea nelle sue nunziatu-
re di Colonia e al tratto del Reno ammi-
rate anche io Germania nelle maestran-
ze, e riteneva prudenti e vantaggiose isti-
tuzioni , perchè in quella regione si ri-
sguardavanocome l'occhio eil braccio del
governo, per condurre e mantenere i po-
poli nell'abitudine dell'industria morale
della religione. Di questi vantaggi per-
suaso Gregorio XVI favori la riprislina-
zione delle università artistiche, e vi co-
stituì quelle corporazioni che lo brama-
rono; inoltre provvedendo all' abuso di
aprire pubbliche spezierie o farmacie in
Roma e nello slato papale, onde impedi-
re col soverchio numero funeste conse-
guenze alla pubblica salute; perchè se in
ogni ramo d'industria la libertà di com-
mercio è di stimolo e impulso a facilita-
re le contrattazioni, ed a procurare l'u-
tile reciproco de'consumatori e possiden-
ti, in fallo di medicinali tal cosa è nocc-
volissima.Egli curò alacremente l'abbon-
danza, reprimendo l'eccesso de'prezzi de*
commestibili, per quanto il potè secon-^
do le leggi vigenti; ma volle che il pane
si spacciasse buono e a prezzi discreti. Se-
gretamente faceva comprare un pane per
quasi tutti i forni; lo pesava da se, lo as-
saggiava , richiamando al dovere chi ne
alterava il prezzo, la qualità, il peso. Da
se medesimo vegliava con sagace previ-
denza a rimuovere la penuria de'cereali,
tiattando egli stesso con paterno amore
co'principali agricoltori e mercanti di es-
si. Istituì in Roma la camera di commer-
ciOj ed essendo essa uno òt Tribunali di
Roma, in quell'articolo ne riparlai, e del-
le altre camere di commercio dello stato;
de' filliti dolosi ragionai a Mercante^ a
o
Schiavo , e parlando degli statuii muni-
cipali, per le pene infamanti da essi in-
flitte. Fu benemerito degli artieri e altri
del popolo, con approvare le ricordate
U iN I
casse di risparmio; protesse le nianiftillu*
redanneggiJile dalle macchine; ed a van-
taggio de'giovanelti artisti favorì \e Scuo-
le dì Fonia (F.) notturne e di altrove.
Appena il regnante Papa Pio IX fu e-
levato al pontificato beneficò l'universi-
tà degli ebrei , sospese e poi soppresse il
vassallaggio e Tributo che rendeva a\ Se-
nato Romano {/''.). Nel 1847 organiz-
zando il consiglio e Senato di Roma (/^.),
vi ammise pure i professori d'arti libera-
li, i banchieri, i negozianti, i mercanti a-
scritti alla camera di commercio, i capi
d'arti e mestieri non ignobili. Notai nel
voi. LUI, p. 229, cheper l'equilibriodel-
le rendite colle spese delio stato e per
far fronte alle conseguenze degli ultimi
deplorabili avvenimenti politici, ivi nar-
rati, dal ministro delle finanze, ministe-
ro che poi tornò a fungersi dal Tesorie-
re, nell'ottobre i85o fu imposta una tas-
sa sull'esercizio delle professioni, arti, me-
stieri e industria, poi modificata. Riferi-
sce il Giornale dì Roma de' 4 ollobre
i85r.»* Che il Papa vegliando indefessa-
mente al miglior essere di tulli i suoi sud-
diti ha di recente (a'6 giugno i85o) ri-
volto le speciali paterne sue cure ad una
delle pili estese classi de'medesimi, eh' è
quella di coloro i quali professano le va-
rie arti e mestieri in questa dominante.
Nell'intendimento di stabilire tra di loro
un'intima unione che presti dell'incom-
parabili garanzie ad ottenerne il conse-
guimento dell'interesse religioso e indu-
striale, Sua Santità si è degnala commet-
tere ad una particolare congregazione la
proposta di quelle provvideiize,che pren-
dendo l'uomo per il duplice interesse del-
la vita spirituale e della vita materiale,
valgano a rannodare cou più stretti vìn-
coli, sotto l'autorità della Chiesa, che so-
lo può retiderle veramente utili e profi-
cue alla società, lecorporazioni industria-
li e le confraternite religiose. Mentre la
congregazione si occupa con ogni alacri-
tà nella discussione e nello sviluppo del-
l'allklatole incarico^ Sua Beatitudine ha
U N l 45
voluto dare una pubblica e non dubbio te-
stimonianza della cleuientissima sua pro-
pensione a concedere a'coi pi diarteenie-
stieri di Rou)a una così benefica istituzio-
ne". La delta congregazione si compose
de'cardinaliMaltei, Patrizi e Marini, con
mg.' Vitelleschi per segretario, a' quali
nell'ottobre 1 85 1 fu aggiunto il principe
d. Marc' Antonio Borghese come magi-
strato romano. Indi il Pontefice Pio IX
a'j4 maggio 1 852 emanò il seguente ana-
logo moto-proprio. « I gravissimi muta-
menti, che rispello all'esercizio delle arti
industriali s'introducevano nel commer-
cio sul declinare del passalo secolo , ed
alcuni riprovevoli abusi che nella liujga
serie de' secoli si erano sventurata<neiile
insinuati nelle associazioni ed universi-
tà, in cui si raccoglievano i coQ)mercian-
ti e gli artieri di questa nostra metropo-
li, indussero l'animo di Pio VII , nostro
antecessore di gloriosa ricordanza, a pri-
vare l'università medesime dique'molti
privilegi, de'quali si erano fino allora av-
vantaggiale. E per quanto l'ullimode'tre
motupropri a ciò relativi sembri esser
dettato con qualche rigore, non discono-
sce tuttavia le virlìi e le opere meravi-
gliose, che per interi secoli la pindeiilis-
sima istituzione di tali università aveva
prodotte a beneficio dell' intera società
cristiana; né mollo meno intende ad af-
fievolire lo spirito di carità evangelica,
da cui traevano tutta la loro vitalità; uè
a sminuire in alcuna guisa gli aiuti e fa-
vori spirituali di cui verso loro in ogni
tempo erano stati larghissimi i noslri pre-
decessori. Se non che per somma sven-
tura accadeva, che mentre alle universi-
tà de* commercianti ed artieri venivanti
meno co'privilegi i materiali interessi, si
rinnovavano ne'noslri slati quelle deplo-
rabili vicende, che oltremodo contribui-
rono al raffreddamento della pietà e ul
rilassamento de^coslnmi delle nostre po-
polazioni. L'antica alacrità delle associa-
zioni del commercio e delle arti non sen-
tiva più lo sliiuolu dulie utilità economi-
46 UNI
che, ne gli eccilanienli dello zelo sacer*
clolole,n)ercecliè la parie più nobile e più
elella del noslrn clero era stala traila in
esilio, talché anche perciò che spelta agli
esercizi di pietà, alcune delle università
interamente si disciolsero; ed alcune che
TÌ rimasero, non presenlavano che una
hmguida eflìgie di quella operosità ed ef-
ficacia, con che prima adempivano a'io-
ro uffizi. Le sciagure, che quinci ne de-
rivarono agl*individui,alle fawiglie,e per
necessaria conseguenza a lulla la cristia-
na società, sono sugli occhi di ognuno nel-
la Irascuranza, in cui lanle classi di com-
mercianti e di artieri vivono delle pra*
tiche religiose; e nella facilità, con cui si
abbandonano alla dissolutezza ed alla in-
lemperanza. La ragione de' tempi e del-
le attuali legislazioni ci vieta assoluta-
mente il volgerei nostri pensieri al rista-
bilimento degli antichi sistemi di privile-
gio in favore di qualche classe de' com-
niercianli ed artisti; ma per altra parte
la sollecitudine del nostro apostolico mi-
nistero imponendoci il sagro dovere di
procacciare ne'raigliori modi il vero be-
ne delle anime de'nostri sudditi, senza di-
menticare perciò i domestici loro interes-
si, esige da noi un salutare provvedimen-
to, il quale richiami la spensieratezza, in
cui molti vivono, ad una cura più atten-
ta singolarmente degl'interessi loro spi-
rituali. Ond'è che ponderali seriamente
i consigli a noi proposti da una congre-
gazione di Cardinali di S. B. C, e di al-
tri distinti personaggi, a tal particolaie
oggetto da noi eletta, di nostro molo pro-
prio, certa scienza, e colla pienezza della
nostra autorità abbiamo creduto di or-
dinare quanto segue. Art. i . È autorizza-
ta in Roma la ricostituzione delle Uni-
versità e Corporazioni che vennero sop-
presse ed abolite colle cedole di molo-
proprio della sa. me. del nostro predeces-
sore Pio VII, in data 3 settembre 1800,
1 1 marzo ei6 dicembre 1801. Art. 2. Sa-
rà quindi libero a coloro, che esercitano
uu qualunque siasi ramo di coaimercio,
UN I
cuna qualsiasi cla8<;e di arte, il costituir-
si in Università, e sarà in pieno arbitrio
de'rispettivi commercianti ed artisti l'a-
scrivervisi in qualunque tempo; salvo
quanto si prescrive nel successivo artico^
lo ottavo, e salvo le disposizioni, che po-
tessero stabilirsi nella compilazione de*
rispettivi statuti, di cui alTarticolo nono^
Art. 3. Non si appone alcun limite di
tempo, odi numero a coloro, che così vor-
ranno costituirsi, od ascriversi, purché vi
rimanga inalterabile l'unità dell'interes-
se e della classe. Art. 4* Riconoscendosi
di somma utilità, che li garzoni ed ap-
prendisti di un' arte siano uniti ed asso-
ciali a' maestri e capi dell'arte istessa, a-
Tranno i medesimi diritto ad essere am-
messi aH'universilàde'rispeltivi loro mae-
stri e capi, con quelle regole e gradua-
zioni, che verrannodelerminate dogli sta-
tuti, restando a loro inibito di costituire
una propria distinta università. Art. 5.
La competente superioreautorità sulla ri-
spettiva domanda di un numero sulìi-
ciente per legge a formare collegio in cia-
scuna classe di commercianti ed artieri,
potrà dichiarare costituita la relativa u-
niversità; semprechè sia dimostrato, che
questa sarà per avere una chiesa od o-
ratorio , ove i componenti la medesima
dovranno adunarsi per le pratiche di re-
ligione, ed una rendita congrua , o una
dotazione per la conservazione della chie-
sa od oratorio, e per la decenza del sa-
gro suo culto. Art. 6. La dotazione, che
richiedesi da ciascuna classe di commer-
cianti od artieri, onde erigersi in univer-
sità, dovrà essere slabile e sicura; talché
la si dovrà comprovare con la previa e-
sistenza della proprietà in fondi , o capi-
tali fruttiferi. Le mensili od annuali con-
tribuzioni, e le tasse 0 multe da impor-
si nelle debite forme, non vi saranno cal-
colale , se non a titolo d' aumento della
dotazione. Art. 7. Le università non pò-
Iranno mai invocare il diritto della ma-
no regia per la esigenza delle suddette
tasse o multe. Art. 8. Perchè poi alca-
U NM
ne professioni civili toccano troppo da vi-
cino la salute, la fetle e la sicurezza pub-
blica, perciò a coloro the l'esercitano, al-
lorché saranno costilnite in università,
verrà limitato l'arbilrio tli non apparte-
nervi, anzi per i diritti, di cui godono a
ragione delle professioni medesime, po-
tranno essere obbligati ad associarvisi.
Art. g. Ciascuna corporazione colla sua
legittima congregazione segreta compile-
rà nel termine di un anno dalla sua re-
golare costituzione il proprio statuto, la
cui sanzione apparterrà esclusivamente
oiruulorilà superiore. Art. io. Sarà isti-
tuita un'apposita congregazione da rico-
noscersi dal governo (e venne effettiva-
mente nominata a'26 del seguente giu-
gno); e la medesima avrà la suprema tu-
tela di tutte r università, che progressi-
vamente si verranno erigendo, ed eser-
citerà questa tutela con (jue'regolamen-
ii, che le saran da noi prescritti. Art.i r.
La congregazione predelta sarà compo-
sta del cardinal Vicario di Roma come
presidente, del prelato delegato di Ron»a
e Comarca col titolo di vice-presidente
(essendo vacante la carica, fu invece no-
minato il cardinal presidente di Roma e
Comarca), del Senatore, e di uno de'Con-
serva tori /?/o tempore [^veso dalla 2.' clas-
se, e da scegliersi dalle singole Corpora-
zioni ; a* quali tutti si aggiungerà colla
qualifica di segretario un consigliere mu-
nicipale proposto dal Senatore anzidetto
connnnuenzadel cardinal presidente.Art.
12. Ogni università potrà implorare da
noi di essere presieduta da un cardinale
col titolo di protettore; ed avrà in pari
tempo a capo col nome di primicerio un
ecclesiastico eletto dall'adunanza genera-
le ne'modi da determinarsi dagli statuti;
in guisa però, che il capo slesso dovrà in
ogni caso essere approvalo dal cardinale
Vicario presidente della congregazione
summenzionata. Art.i3. Riguardo poi a
quelle universilà.le quali non furono com-
prese nell'abolizione dai sopraccennali
molu propri, non si farà innovazione al-
UNT
47
cuna ìnsino a tanto che non venga sta-
bilito altrimenti. A (jnedi richiantare le
classi de' commercianti e degli artieri ad
un verace e solido ben essere, abbiamo
stimalo di ravvicinarle con queste prov-
videnze a quella unione fraterna e a quel-
le pratiche, che valsero per tanti secoli a
contenerle nella religiosità e nella tem-
peranza cristiana. Abbiamo ferma fidu-
cia nella bontà infinita di Dio onnipoten-
te, nella materna carità di Maria ss. e
nella incessante assistenza de'Principi de-
gli A postoli, che vogliano benedire ed am-
pliare questa nostra santa riedificazione,
movendo eflìcacemente gli animi di co-
loro, a cui prò la indirizziamo, a giovar-
sene a santificazione delle loro animejla
quale, ne siam ben sicuri, ridonderà me-
ravigliosamente non pure al migliore an-
damento de'temporali loro interessi, ma
eziandio alla maggiore prosperità di que-
sta nostra metropoli, ec".
Nel susseg[uente luglio la Civiltà Crt/-
ro/rc^, serici.'', t. IO, p. 224 e 368, pub-
blicò il bellissimoe gravearticolo: / Cor-
pi d'arte eie associazioni moderne d'o-
perai. Giovandomi riferirne qualche bra-
no, dirò che cominciano gl'illuslri e dot-
li scrittori e compilatori della medesima,
benemeriti della società, opportunamen-
te dal ricordare. « Da quel d'i che sdegno-
si e dolenti per lo strazio della Chiesa e
per le piaghe della società, volgemmo ad
un'impresa aflàtto nuova per noi questa
penna, the avevam temprata da giovani
per tull'altre battaglie che di pubblicisti
e giornalisti (dirò io: trionfaste e trion-
fale. Avanti! La Religione, e la Società
umana, principalmente la saggia, sempre
più ne risentirà gl'immensi vantaggi, con
incremento d'eterna gratiludine. Voi vi
adoperale, colla solidità de'principii che
proclamate, a ridestate o confermare un
tipo di mente uniformemente cattolico
nella soluzione di tutti i problemi sociali.
A Ila fin fine,tutto quanto il di voi con mi-
rabile sapienza ed eroico coraggio opera-
to, ha per precipuo scopo la divisa che vi è
48 UNI
propria, e lo è pure mia^ecliesi compen-
dia nelle auree e santissime parole: Ad
Majoreni Dei Gloriami), non cessam-
mo di ripetere alla periglianle nostra pa-
tria, che i veri suoi pericoli erano ben di-
Tersi da ciò chea prima vista compari-
vano. Italiani, dicemmo , aprile gli oc-
chi ! Que furbi ipocriti che demoliscono
l'antico edifizio di Aristocrazia e diChiC'
sa per fabbricarne uno nuovo, mirano a
UUC altro che a cangiare V ordine materia-
le delle istituzioni sociali j delle cjuali si
chiamerebbero pienamente soddisfatti, se
potessero signoreggiarvi a loro talento
sottentrando a' Grandi perimpossessar'
si di vostre ricchezze, sotlentrando alla
Chiesa per tiranneggiare i vostri intellet-
ti. Essi gridano sovrano il popolo^ per-
che comprendono d'aver buono in mano
per diventar popolo essi soli: gridano suf-
fragio universa le, perchè cogl'intrighi de
mestatori e coli' organismo del loro par-
tito sono certi di dominare le elezioni e
di avere deputati a loro scelta: gridano
libera la Slampa (V.) ... gridano libertà
d'istruzione ... per stabilire il principio u-
niversale che tocca al popolo di coman-
dare.,. Infine non gli ordini j ma voglio-
no cangiar le persone e iprincipii;leper'
sone per soddisfar la propria ambizione
e cupidigia; i principii per assicurare il
trionfo dell' empietà. Per sotientrare a
chi governa straziano gli ordinamenti pò-
litici j per distruggere la religione gli or-
dinamenti ecclesiastici^*. Sebbene la Ci-
viltà da 3 anni non cessava di ripeterlo
in lutti i toni, pure non sortì una voce,
che al suo alto e fianco linguaggio oppo-
nesse una leale e robusta coniutazioue.
Solo mentite, contumelie e calunnie non
si fecero desiderare. Questo eterno silen-
zio intorno a fede e religione di chi di-
fende le moderne costituzioni, benché ar-
gomento negativo, è però di tal forza da
convincere ogni assennalo della verità
delle asserzioni della Civiltà medesima.
Ciò non ostante essa non ommetle al-
l' opportuiiilà di ribadirne le prove, ia
U i\ I
questo essendo la somma de'suoi interes-
si, cioè quello della religione. Ed una dt
queste prove la rilevò nella surriferita di-
sposizione con cui il sommo Pontefice ri-
chiama a vita novella le Università, os-
sia i Corpi de^ commercianti ed artieri^
istituzione del medio evo, la quale formò
il tema obbligato di mille declamazioni
pe'pubblicisti ed economisti alla moderna,
finché temettero in esse le influenze del
cristianesimo: ma che da loro stessi vie-
ne risuscitata oggidì con uua quasi ma-
nia da frenetici sotto il nome di Associa^
zione di operai (ossia il germe della ve-
ra democrazia in Piemonte), da che spe-
rano d'averla sottratta all'influenze del-
la religione, fatta i .^gradino al tempio del
Socialismo, sentendosi col favore de'clubs
organizzatori e de'giornali corrompitori,
sì fermi in arcione da maneggiare a loro
talento quell* indomita belva , eh' é una
plebe irreligiosa. Indi la Civiltà svilup-
pa 3 importantissime riflessioni: lai.^sui
motivi apparenti della guerra distruggi-
trice che fu mossa a tutte le antiche u-
niversilà e corporazioni artistiche, onde
r energico marchese di Valdegamas la
rinfacciò a' ministri costituzionali; la 2/
sulla natura irresistibile che produsse sot-
to forma religiosa e riproduce oggi sot-
to forma liberale quelle istituzioni; la 3.*
sull'importanza di nuovamente cristia-
neggiarle. Ognun sa quali furono gli ar-
gomenti con cui vennero abolite le asso-
ciazioni artistiche, che sotto l'ispirazio-
ni religiose congiunsero io un corpo nel
medio evo tutti gli artefici d'una profes-
sione medesima. « Noi potremmo com-
pendiarli in due formole contrarie, che i
sofisti maneggiavano colla soHta loro ipo-
crisia in due sensi opposti, secondo i di-
versi partiti di cui, piaggiandoli, voleano
accattarsi i suffragi. I corpi d'arte, dìcea-
no a'gabinetti gelosi d'una autorità di-
spotica, i corpi d'arie che di tutti gli o-
perai d' una medesima professione for-
mano quasi un battaglione, oppongono
a ministri una forza compatta e popò-
UN I
lare, che troppo rieice perìcolo'!^ al hno^
ordine (e volenno dire a qneirordine che
iiiisce non dall'eterna giti-;tizi;», ma dal-
l'arbitrario volere e interesse d'un gover-
nante). Abolite dunque le pericolose cor-
/;orrt2/o^j7.Voleano all'opposto aggraduir-
si le moltitudini? Eccoli volgersi agli ap-
prendilori, a' fattorini, a'guasfamestieri
d'ogni OQaniera, agli ambiziosi volgari e
interessali, insomma a tutti coloro di cui
speravano stuzzicare il bisogno e le pas-
sioni. Fedele , diceano , qital tirannia!
Quattro messeri imbarbogiti vogliono far-
la da sopraciò a tutti i loro compagni
di arte e tenerli in tutela ! E ognun di
voi che potrebbe y lavorando sopra di se^
crescere in istato, migliorare la sua in-
dustria, primeggiar coli* ingegno e dive-
ni re in breve il primo artista della cit-
tà, viene impastoiato da'barbassori del-
Varte con mille formalità, che gli tarpa-
no le ali alV onore non nitno che al gua-
dagno. Abbasso dunque le corporazio-
ni". Così parlavano costoro un doppio
linguaggio per condurre ad un fine me-
desimo i due parlili opposti^ e tale con-
tegno basta per convincersi che uè Ttmo
né l'altro de' molivi allegati era la vera
causa della guerra bandita contro le isli-
luzioni delle arti, con eguale accanimen-
to da due partiti contrari. I quali , se si
dovessero combatterne gli argomenti, al-
tro non si avrebbe a fare, se non rispon-
dere a ciascuno de'due colle ragioni del
silo contrario. Basti però l'osservare, che
siccome ogni consorzio secondario nella
pubblica associazione ha necessariamen-
te due rispetti, uno agl'individui che dee
rollegare, l'altro alla società cui dee su-
bordinarsi; chiunque vuole straziare simi-
li isliluzioni,allorchè procedono nella ret-
ta loro via intermedia , trova aperto il
campo all'invettive, tracambiando la su-
bordinazione in ischiavitù agli occhi del-
la moltitudine, e l'unione in cospirazione
agli occhi del governante. Ma chiunque
voglia combattere gli argomenti, non a-
vrà che a ricordare a'declumutori gl'in-
VCL, ixxxiv.
UNI 4j
convenienti che nascono dal Irasandare
alliitlo quello de'due principii ch'essi pre-
tendono escludere. Così, per ca «io n d'e-
sempio, qtiando lo Scialoia, I prìncipii
dell' Economia sociale, combattendo le
Corporazioni e le Delegazioni de mestie-
ri, dice ch'erano capricciose, e che l'uà
mo sotto tali istituzioni dir non poteva:
io lavorerò e sosterrò la vita; che la clas-
se degli operai dovea giacere nelV oppres-
sione,l'ingegno temea dimostrar si,il mae-
stro s'ingelosiva ... La condanna ad un e-
terno noviziato era il premio della vera a-
bilità. Quando si leggono quelle disorbi-
tanze, è facile il rispondere, che se talvolta
accadevano questi abusi, essi erano certa-
mente colpevoli edoveanocorreggersi:ma
la correzione adoperata dagli economisti
di sopprimere i corpi delleartifa come la
cura di quel chirurgo, che per guarire il
dolor di capo tagliava il collo. La soppres-
sione totale fece sì che gli artigiani prima
perdessero l'importanza politica e perfi-
no ci vile, cadendo veramente nell'oppres-
sione tutta la classe, perchè gl'individui
spicciolali si erano sottraiti alla subordi-
nazione. Poi irritati da quell'oppressione,
si riscossero tornando ad associarsi con
quello spirito di insubordinazione e di
\endetta, che oggi ancora scompiglia la
società e atterrisce i governi. » Finché la
società e i suoi consorzi saranno conipo-
sii, come gl'individui , della povera no-
stra creta adamitica, sempre ci troveremo
esposti nella società all'oppressione di chi
comanda per passione : nell' isolamento
all'oppressione di chi abusa la prevalen-
za delle forze ; gli associali avranno a le
mere un superiore prepolente, i dissocia-
li paventeranno la debolezza delT uomo
isolato. Avvezziamoci dun([ne a Irasanda-
re con disprezzo la ridicola obbiezione de-
gli abusi , con cui vengono coinbatlule
certe isliluzioni du'furbi e dagli stolti; e
per determinare nella presente materia
i nostri giudizi , esaminiamo piuttosto
quali fondamenti essi abbiano in niiturn,
e qual rimedio la natura slessa suggerì-
4
5o UNI
scecontrogliabusi vituperali. A ben coni •
prendere la base naturale di queste co-
stumanze di professioni, basta ricordarsi
)a vera base naturale della società. La
vera, io diro, perchè se volessimo ricor-
rere a que' sogni, a quelle idee astratte,
a (\ue\\e finzioni di giiirecon cui certi pub-
blicisti hanno mutato in romanzo tutta
la scienza sociale, correremo rischio, o di
sfumare fra le nebl)ie della Idea, o di in-
catenarci nella /^^^///à tirannica di chi
non conosce doveri , se non siano scritti
nel codice. Camminiamo dunque alla
buona nel mondo reale, guidati solo da
quel senso comune di giustizia e di bene-
volenza che il cristianesimo ha chiamato
dovere di carità, sublimandolo ad ordine
soprannaturale. Presupposto questo do-
vere fra uomo e uomo, ognun vede che
quando molti uomini s'inducono, per
qualsivoglia loro bisogno o dovere o in-
clinazione o capriccio, ad usare insieme
famigliarmente, sono obbligati ad un mu-
tuo ricambio di sussidii e di buoni ufìl-
zi. Perlocchè se tutti gli artieri d'una cit-
tà sì trovano naturalmente in couìunica-
zioni più frequenti fra loro, che non co-
gli altri loro concittadini, essi contrarran-
no naturalmente il debito di scambievol-
mente beneficarsi, non già perchè si ob-
bligano con una convenzione, ma perché
sono obbligati dalla natura ad amarsi.
Questi abbisogna di un consiglio, quell'al-
tro d'uno strumento: certi comodiabbou-
dano per l'uno, che mancanti all'altro,
vengono da esso con)pensati con maggior
abilità; e l'abilità di questo potrà giova-
re al primo, come l'abbondanza del pri-
mo all'abilità del secondo. Si trova insom-
ma fra gli artisti^ come in tutto il resto
del genere umano, quella naturale disu-
guaglianza sì bestemmiata da'//Ve//^/0/7
alla moda, mediante la quale la Provvi-
denza volle stringere in unica famiglia
tutto il genere umano con intreccio irre-
sistibile di bisogni e di benefizi^E in questa
disuguaglianza chi è che per parte di Dio
e della natura introduce l'ai-monìa del-
UN I
le proporzioni? Giustizia e benevolenza,
ossia carità: e i molti che si ricambiano
in tal guisa sussidii e conforti si trovano
bensì associati dal fatto, ma vengono re-
golati dalle leggi diquesti princìpii socia-
li. Le teste leggiere e superficiali non in-
tesero la differenza tra il fatto materiale
che produce associazione, e la legge na-
turale che la guida; e peiò ci dissero con
prosopopea da cattedratico, che la società
risulta con tutte le sue leggi dalla libera
\ olontà degli uomini,togliendo in tal gui-
sa alla Provvidenza creatrice il merito
della più insigne fra le opere da lei crea-
le. Ma fra le maglie di quel soave e mi-
rabile intreccio di bisogni e di carità che
abbìaraodescritto,si è traforato per {sven-
tura nostra il tossico misterioso, senza di
cui tutta la natura diventerebbe un mi-
stero, e ammesso il quale, tutti se ne di-
sciolgono gli enigmi. E l'effetto che quel-
lo produce nella società è di allentarne i
legami, d'inlrodurvi ranlagonismo;qnel-
l'antagonismo appunto che sotto nome di
concorrenza viene promosso dagli ammo-
dernalori, i quali se ne ripromettono i fio-
rì di ogni virtii, e i frutti d'un transric-
chimeulo senza termine ... Noi vorrem-
mo qui metter sott'occhio a'nostri lettori
un quadro di quelle ammirabili istituzio-
ni, per le quali ogni professione di arte e
di commercio veniva in certa guisa ridot-
ta ad esser quasi una famiglia patriarca-
le, nella quale patriarca supremo era un
ministro del Dio di pace e di carità , a
cui tutti si aprivano i cuori de' maggio-
renti: questi poi, pervenuti già a formar-
si un capitale di riputazione, di capaci-
tà,di stromenti e di pecunia, teneauo sol*
to di se, come figli, tutti gli apprendito-
l'i, addestrandoti insieme, e alla perizia
nell'arte, e all'onoratezza nell'esercitarla.
Non conosciamo in Italia infelicemente
altro esempio superstite d' associazioni
d'arti e della loro utilità, che quelle dei
Facchini o portatori detti la Carovana
nel porto-franco di Genova; giacché l'al-
tra ile Carnali di città venne sciolta pò-
UN f
chi anni prima delie riforme a'tem pi <1el
goveioalore Paolucci. Quella corpoi azio-
ne è composta tutta di beiga maschi, iio-
miiìi robusti, benfatti, gi'andi e massicci,
i quali sotto i loro capi haimo statuti e
consuetudini savissime. Ve fra loro un
corpo d'anziani che vigila intorno alla
morigeratezza e fedeltà di ciascuno; di
guisa che in Genova i facchini di Carova-
na sono stimati per gente onesta, di buo-
ni costumi e tanto leale, che tutta la po-
polazione si serve di loro per gli ogget-
ti di porto-franco, benché preziosi, sen-
za scorta di commessi di negozio o d'al-
tra persona fidata, e non c'è dubbio che
ninno involi il minimo oggetto. Costoro
hanno le casse di risparmio per quando
i garzoni pigliano moglie e mettono su
casa. Hanno case di mutuo soccorso pei
vecchi, per gì* infermi , per le vedove e
per gli orfani. Hanno le doti per le fan-
ciulle , i fondi per le funzioni della loro
congregazione; per le messe de'cappella-
ui, pe'parati sagri, per le cere pe' fune-
rali de'consorti. In quelle Carovane non
v' è alcun membro mendicante : hanno
perfino i fondi per le medicine, pe' me-
dici, pe* chirurghi ec. ec. E la congiun-
zione fra di loro è si stretta e si onesta,
da non potersi credere chi non sappia
quanto possa nel popolo amor di religio-
ne e di comunanza. Tentati a discioglier-
la con promessa di 70 franchia lesta per
ogni mese, ricusarono; e ci viene detto
che ne anco uno solo ve n'ebbe, il quale
prendesse parte ne'tumulti popolari del
184B-49 ••• Ecco cosa erano le consorte-
rie dell'arti del medio evo: sempre avvi-
vatedalla religione e sostenute dalla pru-
denza, dal zelo, dall'esperienza degli an-
ziani, i quali si eleggevano ogni anno, od
ogni 3 anni, secondo gli statuti fondamen-
tali di ciascuna. Genova u*era copiosis-
sima, ed é forse la città ove più s'è con-
servato lo spirito di associazione, che du
qualche anno in qua si cerca di spegne-
rea(ratto,odi trasmutare in mazzinismo.
Dicano pure i vituperatori del medioevo
UNI 5i
che hanno affrancalo da questa tutela i
moderni operai; noi risponderemo fran-
camente, che mentre vanno liberi dalla
tutela, vanno anche orbi de' conforti e
dell'educazione; e che se ogni tutela fos-
se un peso da scuotere d'in sulle spalle,
il loro zelo avrebbe in che esercitarsi af-
francando i figli tutti dalla tutela pater-
na. Che se non si credono obbligati di
combattere ancor questa , perchè è un
gran bene pe'fìgli, benché non manchino
talora de' padri che abusano ontosamen-
te de'dir itti accordati loro da natura, nep-
pur dovrebbero vantarsi d'aver distrut-
ta queir altra , poiché gran bene poteva
essere pe' giovani artieri l'indirizzo e la
protezione degli anziani, benché non man-
casse tra questi talora la prepotenza di
qualche orgoglio indomito, o la gelosia
di mestiere. Certamente anche questo do-
vea emendarsi polendo; ma l'averlo e-
mendato coli'abolire l'istituzione, ha la-
sciato un vuoto immenso nella società,
non solo sbrigliando indomite quelle tur-
be di artieri affamati che vendono le lo-
ro braccia ad ogni rivoltura politica, ad
ogni tentativo settario; ma rendendo ne-
cessarie pe' garzoni onesti e tranquilli
queir altre istituzioni sussidiarie che oc-
corrono oggidì ai'iempire la lacuna. Una
Società erasi formata a Parigi per dar la-
voro agli artieri a sciopro; molte altre
sotto il nome di Associazioni di lavoro
hanno dato il comodo di paghe non me-
ritate ad artieri oziosi: le scuole nottur-
ne sono destinate a supplire in gran par-
te quell'educazione che gli artieri avreb-
bero dovuto ricevere nel consorzio dei
propri colleghi; il governo di Francia ha
dovuto adoperarsi ad anticipare capitali
che hanno dato quel frutto che ognuno
ben conosce. In Parigi certi operai che
lavoravano per associazione istituita dal
governo in forza del preleso diritto al la-
voro, piantò in mezzo alla comitiva un
palo,e vi adissero un cartellone colle pa-
role : Dritto al lavoro, /'ergogna a chi
sudai La slessa carità che obbligava gli
52
U N I
anziani a istruire, proteggere, provvede-
re i loro falloriiìi, obbligava parimenti
tulli i membri dell'associazione iniilua-
n»enle a proporzione de' bisogni; e pro-
duceva l'effetto di quelle Casse di rispar-
mio, ò'ìque' Monti vedovili, di quelle as-
sociazioni di mutuo soccorso , di quelle
Società assicuratrici, che oggi ne hanno
preso il luogo, facendo l'uomo, secondo
il solilo, con mezzi molteplici e col con-
trasto ed attrito di esterni ordigni , ciò
che la natura e la religione facevano col-
la soavità dell'interna ispirazione. Sotto
quest'impulso religioso le congreghe di
operai dopo averli formali nella gioven-
tù, ne mantenevarto lo spirito di occu-
pazione, di onestà, di concordia, e prov-
vedevano alle disdette della fortuna, al
uiancamento de) lavoro, al travaglio del-
l'infermità, alla sepoltura de'trapassnli,
alla penuria della vedova e del pupillo.
Non basta: costituito un corpo d'operai
in quella unità che rende solidarii tutti
i membri, come negl'interessi così ne'do-
Teri, nascea nel corpo intero l'obbligo di
assicurare agli esterni un esatto servigio
per parte della comunanza induslre; ed
anche a questo provvedea l* università
dell'arte cogli esami, a cui costringea chi
volesse esibire V opera sua a vantaggio del
pubblico. ..Da* tre vantaggi finora spie-
gali delle istituzioni del medio evo, edu-
cazione de'giovani artieri, sussidio agli a-
dulli, sincerità delle merci e de'Iavori, il
tutto assicuralo dalla solidarietà sociale
di quanti professavano rarte,nascea spon»
taneamente quell'influenza civile e talo-
ra anche politica che appartiene naturai*
mente ad ogni parte organica della socie-
tà. Finché r Uomo (F.) è isolalo, egli è
nullo, benché posto in alto stalo : Homo
unus, Homus nullus, dice 1' antico pro-
verbio. E se questo é verissimo anche de-
gli allo locali, quanto più di quel Povero
(/ .) che suda il suo tozzo alla giornata !
Ma tosto che ogni cittadino mira in un
artiere non il soggetto isolalo, ma la par-
ie di una numerosa associazione dirama-
U NI
ta In ogni angolo della città, e come di-
pendente per bisogni e doveri, così in-
fluente per servigi e diritti; allora anche
l'artigiano più bas'^o partecipa socialmen-
te le influenze delle consorterie, ed ognun
sa che come questa sta pagalrice del ret-
to operaie di lui, così è pronta a farse-
ne difenditrice. Quanto é dunque ciascu-
no più rispettivo verso il membro di si
numerosa famiglia! Non è quindi a me-
ravigliare che i presidenti o consoli del-
le arti ancor più triviali, abbiano avuto
parte bene spesso ne'corpi municipali, ed
ottenuta così quell'influenza in favore del-
l' arte propria, che tanto giova a nobili-
tarla, così presso i propri cultori , come
presso il pubblico. E per fermo ben al-
tra protezione ella è questa conseguila
per mezzo di chi professa egli stesso quel-
l'arte, nella città nìedesima ov'ella agita,
ben conoscendoli, lutti i propri interessi,
al cospetto de'concittadini da'quali l'esi-
to ne dipende; ben altra prolezione io di-
co, di quelle che a' setaiuoli , per es., a'
coltivatori, a'fabbri, a'pescalori ec. verrà
procacciala nel parlamento centrale da
un deputato medico od avvocato che nul-
la conosce di quelle arti, nulla della città,
nulla de'cittadini; ma parla di quegl'inle-
ressi, come noi parleremmo di quelli del
Mariland e del Connecticut. Dal che na-
scea la riverenza , la fiducia amorevole,
onde venivano ripagali dalla loro mede-
sima consorteria questi protettori confra-
telli: la cui modesta ambizione, paga di
primeggiare in tal guisa fra'suoi, non co-
noscea per conseguenza quella smania di
uscire dal suo grado e dal suo paese, ove
primeggiava, per gire cercando ventura
colà ove ultimo fra' grandi sarebbe non
curalo o spregialo. Ciò non ostante non
mancarono esempi, allorché i municipii
aveano un'esistenza loro propria e non e-
rano slromenti passivi di un centralismo
sbrigliato; non mancarono, dico, esempi
di alle influenze politiche esercitate dai
capi d'arti e di commercio, come ne fan-
no fede la lega Anseatica, le alleanze che
UNI
molte olila de'Paesi Bassi contrassero con
princìpi legnatili, e i negoziati politici del
municipio di Barcellona ricordati dal Bai-
Dies sulla fede del Capmany da lui cita-
tu neir ultima nota della sua opera sul
Prolestantesiino paragonato col CalloU-
cismo, per non dir nulla delle repubbli-
che d'Italia e di Svizzera, notissime a tut-
ti pel patriarcale governo d'artigiani e
mercanti. Le cronache di Malaspini, dei
Villani, di Gino da Pistoia ci l'anno ve-
dere di continuo l'importanza che avea-
110 l'arti maggiori e le minori ne'negozi
del Comune, e come compartiti per Gori-
faloiii uscivano alle battaglie, e primeg-
giavano nelle feste popolari. Ecco a qual
ingrandimento venivano recate natural-
mente le arti da quella carità cattolica
che, come impone il dovere, così infonde
lo spirito di operosa ed onesta associazio-
ne. Que' predicatori filantropici che ne'
tri vii e nelle bettole vanno scaldando sot-
to i cenci l'orso»lio del cittadino col seri-
o o
tiinenlo della propria d'/g^^/V^, riusciran-
no essi mai a nobilitare le infime profes-
sioni con unioni sì cordiali e sì bene ar-
monizzate col rimanente della società, co-
me faceva la religione del fabbro di Na-
zareth, predicando agl'infimi riverenza e
ubbidienza,a'supremi umiltà ed amore?'*
La Civdlà Cattolica dopo avere ragio-
nato intorno alla natura, all'indole e a-
gli effetti delle Corporazioni e Universi-
tà artistiche^ di artieri e di commercian-
ti, passa a parlare del già riportato motu-
proprio del Papa Pio IX, pel quale le di-
scorse istituzioni devono risorgere in Ro-
ma sotto quelle forme religiose che lor
dierono il nascimento, e sotto la direzione
d'un ministro del Vangelo, per cui spe-
ra e si ripromette un qualche frutto di
sua trattazione; nel considerare le uni ver-
4«ità e corporazioni a qual dignità e in^
flueu^a sociale ponnoora risorgere in tan-
to ravvicinamento delle vaiìe condizioni
sociali, se congiunti in uno gli sforzi, e per-
fezionala così l'arte e l'operaio, facciano
K^Qtiic al pubblico la viU uuvelliij uou
UNI 53
con barricate e tumulti , tna colla lealtà
e opeiositàde'servigi; e senza però altre-
sì ricadere negl' inconvenienti, che per
l'iniquità de'tempi, indussero Pio Vii ad
abolirle, onde eransi ridotte nel decor-
so secolo a semplici confraternite , poco
frequentate, tranne le solennità e le pro-
cessioni di straordinaria comparsa. A. rag-
giungere lo scopo dell'istituzione cattoli-
ca, la prosperità dell'arte e delle famiglie,
il premunire dalie frodi il pubblico in
tuttociò che riguarda la probità e l'ido-
neità dell'arte e l'onore del consorzio;
somministra a chi le deve guidare con
prudenza e sagacità molteplici e utilissi-
me esortazioni morali e pratiche, per la
concorde emulazione al bene comune, ed
invitandoli a usare quell' industrie mira-
bili e sante convinzioni, le quali l'aposto-
lo della temperanza il p. Matteo cappuc-
cino (del quale farò parola nel paragra-
fo Oste), usò non meno tra'cattolici, che
fra* protestanti inglesi e americani. Sa-
pientissimo duncjue fu il consiglio del re-
gnante Pontefice nel rinnovamento del-
l'università e corporazioni d* arti e me-
stieri sotto l'influenza della religione, ac-
ciocché quella parte sì cospicua del civi-
le consorzio venisse richiamata agli anti-
chi sensi di pietà e di virtù cristiana , e
fòsse tutelata eziandio per ciò che spetta
a'suoi materiali interessi, e così ristorare
l'organismo della società demolito dallo
spirito generale della moderna Europa.
E questo l'argine più poderoso che possa
mai contrapporsi all'invasione ed a'fuiie-
sti progressi de' deplorabili socialismo e
comunismo (inoltre la Civiltà Cattolica^
serie 2.", t. 12, p. 708, parla delle Sette
o società segrete, le quali rendono più sob
lecita e compiuta la rovina del Protestan'
tesimOy oltreché la principale loro mira,
colla distruzione de' troni, sia la distru-
zione della Chiesa cattolica; ma l'opera
di Dio non si dissolve facilmente. Perciò
ora i protestanti trovansi obbligati a loro
rimedio d'ammettere le provvidenze del-
la Chiesa lOLuaua, se vogliono allontana-
54 UNI
re da loro la cancrena delle società segre-
te che li corrode in lutto il corpo). Se le
provvide cure di quelli, a'quali è afììda-
ta opera cosi salutare, corrisponderanno
pienamente all'intenzioni del Papa, e se
il felice riuscimento dell' impresa invo-
glierà le altre nazioni a seguirne Tesem-
pio, s'avvererà ancora una volta che Ro-
ma e il Pontificato (F.) abbiano salva-
lo il mondo dalla barbarie. Roma de-
gnamente qual capitale del mondo cat-
tolico abbonda dì pie fratellanze, monu-
menti di quella pietà che professarono
secoli di maggior fede, la quale quantun-
que paia diminuita, non è perciò che si
debbano trascurare, ma anzi anch' es-
se ravvivare, sì che spogliate d'ogni ga-
ra men santa, e ad ogni scopo sottratte
che meno senta di nobile e generoso , si
raccendano al primo fervore , e si man-
tengano nel dovere e nell'ordine. E tan-
to di recente si volle fare nel 1 855 dalla
confraternita del ss. Sagrameiilo presso
la basilica e Chiesa di s. Ilaria in Tras-
tevere (JF.), istituita sotlo Gregorio Xlll
da un Barbiere^ come dirò in tale para-
grafo, la quale deve concorrere alla mae-
stà del cullo in quel tempio che fu ili.°
aperto al pubblico esercizio della cristia-
na religione in onore del Parto della Ver-
gine, e la quale avendo il proprio cimi-
terio, era uno di que'sodalizi ut* Cimite-
ri di Roma, che per l'anniversario eot-
tavario de'defunti faceva le note rappre-
sentazioni. Riordinata la confraternita da
s. Visita deputata dal Papa, a'22 luglio
s'inaugurò la ricostituzione nel proprio o-
ratorio con solenne atto, alla presenza del
cardinal Barberini titolare della basilica,
de'coDvisitatori e di alcuni canonici del-
la medesima. La sagra funzione si aprì
col Feni Creator Spiritus e si chiuse col
Te Deum, prima del quale l'eloquente
d. Vincenzo Annivilti, con breve edot-
to discorso dichiarò il morale bisogno di
queste pie associazioni, e specialmente io
riguardo de*lempi,onde manifestare col-
la forza dell'unione lo spirito della fede,
UN I
a quel modo che forti di empia alleanza
zelano le sette la loro causa. Aggiunse a
ciò il particolare fine della confraternita
d'onorare il ss. Sagramenlo, e quando
viene recato a conforto de' maiali e dei
moribondi, e quando con divota pompa
di processione della basilica incede per
la sua parrocchia. Tanto e meglio riferii*
sce il n.^igo del Giornale di Roma del
i855, per destare edificante e santa e-
mulazione ne'cuori leali, per conlribui-
re anche a mezzo di queste opere secon-
darie all'incremento della cristiana reli-
gione. Cosa sono te già deplorate società
moderne de'fabbricanti e operai, si rile-
va ancora òaìGiornale di Roma del 1 856,
che a p. 8 16 riporta il bando che a Bar-
cellona pubblicò a'22 agosto d. Giovan-
ni Zapalero luogotenente generale dell'e-
sercito. « Convinto che i disastrosi avve-
nimenti che hanno avuto luogo in questa
città sono dovuti in gran parte alle mac-
chinazioni de'turbolenti direttori degli o-
perai, i quali prevalendosi della loro per-
niciosa influenza sugli individui membri
delle società de'fabbricanti, dispongono
di questi col mezzo dell'intimorimento,
del terrore e della menzogna, presentan-
dosi a loro come i soli interessati al lo-
ro buono stato; avendo io impiegata la
n>ia altenzione speciale al carattere del-
le società, le quali create , è vero, nello
scopo di beneficenza e di filantropia, so-
no state tramutate in istromenti di pri-
vati interessi,ed hanno contribuito a man-
tenere l'ozio d' alcuni uomini. Conside-
rando che se è lecito e permesso da un
lato di fondare società, perchè i loro mem-
bri si soccorrano vicendevolmente nelle
loro sventure o in casi imprevisti di man-
canza di lavoro, queste società non pos-
sono d'altro lato venir tollerate quando
hanno per iscopo il fomentare piani anar-
chicijla cui principaleconseguenza è sem-
pre pregiudicievole alla classe operaria,
la pili interessata perchè regnino l'ordine
e la tranquillità, senza le quali non vi ha
lavoro; delerminato come sono ad auto-
UNI
lizzare per l'avvenire la fondazione d'o-
gni specie di riunionej a condizione che
esse avranno un oggetto lodevole e spe-
ciale, cocne ({Hello de'soccorsi reciproci de
gl'indi vidui della classe operaia;attesocliè
io sono ben deciso a proleggere il più am-
pio esercizio di tutti i diritti legittimi, ed
in virtù di autorizzazione ec. ". Segue il
decreto di scioglimento delle società di
fabbricanti e di operai esistenti nel prin-
cipato di Catalogna, nello scopo di eser*
citare un'influenza qualunque sul prezzo
della mano d'opera, d'impacciare il libero
esercizio dell'industria, e di aiutare e por-
tare soccorsi agl'individui che, a qualun*
que siasi titolo, manchino di lavoro. Inol-
tre in esso è detto. Tutti i membri delle
società disciolte che vorranno riunirsi neU
lo scopo unico e speciale di fondare cas*
se di soccorso affine di aiutarsi a vicenda
nelle loro disgrazie ed avversità, 1* ot-
terranno, mediante regolamenti per im-
pedirne ogni abuso. Dipoi con decre-
to dato pure in Barcellona a' 3 i marzo
1857, riferito a p. SSg del Giornale di
Roma di tale anno, lo slesso capitano ge-
nerale Zapatero, si trovò nella necessità
di sciogliere tutte le casse di soccorsi e
associazioni tra gl'individui della classe
operaia esistenti in Catalogna, ecccUuan*
do le sole stabilite tra persone di diverse
condizioni sociali,che abbiano per oggetto
di soccorrere gli ammalati.lln.°272e275
del Giornale di Roma del i855 ripro-
dusse le osservazioni fatte sull' industrie
dello stato pontifìcio dal Giornale delle
Arti e delle Industrie, Ed il n.° 27 del
Giornale di Roma del i856, parla del-
l'annua esposizione di opere di belle ar-
ti e dice: « Roma può essere considera-
ta come una esposizione permanente di
belle arti, dappoiché quasi non passa gior-
no, che negli studi di tanti artisti italia-
ni e stranieri che vi dimorano, non sia e>
sposta al pubblico qualche nuova opera.
Nondimeno in una determinata stagione
dell' anno suol fare una speciale esposi-
zione artistica in locale apposito sulla
UNI 55
piazza del Popolo presso la sua porta-
Sifllitta esposizione ha luogo per cura del-
la Società de^ cultori ed amatori delle bel-
le artiy società, che incominciata or sou
vari anni, desideriamo ardentemente che
prosperi, perchè grande vantaggio ne pos-
sono ritrarre le arti del pennello e dello
scarpello, le quali abbisognano di Mece-
nati per non cadere in deplorabile languo-
re. Scopo principale di questa società si
è quello di mettere in mostra in una e-
sposizione speciale le opere degli artisti,
di facilitare ad es>i la vendita delle me-
desime, o commissioni di nuovi lavori^ e
pei* conseguire ciò ella ha stabilito una
contribuzione annua di scudi tre per o-
gni socio, e la tassa del 5 per 100 sulle
opere, che gratuitamente esposte fossero
vendute, ed una lieve tassa a chiunque
vuole entrare nelle sale dell'esposizione.
Persone le più eminenti per dignità e per
nobiltà, non che i più valenti artisti, fan-
no parte di questa bella riunione, la qua-
le, prelevate le spese, che sono di poco
momento, tutto il denaro che ritrae, con-
verte in tanti premi estratti a sorte fra*
soci. E col valore del premio conseguito
i soci debbono fare acquisto, però a loro
scelta, di qualcheduna delle molte opere
che furono esposte. Cosi gli artisti , che
possono gratuitamente esporre , hanno
speranza che sieno comprate le opere lo-
ro". Cominciata l'esposizione, il medesi-
mo Giornale di Roma descrive artistica-
mente in breve le opere principali, che vi
fanno bella mostra. Questa bella e utile
istituzione ebbe in Roma princìpio a'24
novembre 1829 nel pontificato di Pio
Vili, quando il cardinal GallelR camer-
lengo di s. Chiesa l'approvò e prese sot-
to la sua protezione. Le prime esposizio-
ni si fecero in Campidoglio, poi in un lo-
cale incontro all'edifìzio eretto da Gre-
gorio XVI nella via del Porto di Ripet-
ta (di cui nel voi. Lll, p. 278), indi nel
già studio del celebre Canova , finché lo
stesso Gregorio XVI a istanza dei cardi-
nal GalleUì concesse alla società lesale cUa
56 V N I
ora occupa. Gli statoti della società li ap-
provò a'21 maggio 1840 il cartlinal Giu-
stiniani carnei iengo di s. Chiesa. In segui-
to la società con)pilò altri statuti, cioè vi
opeiò varie mutazioni e modificazioni, ai
2 7 dicembre 1 853, le quali confermate a*
5 gennaio i854 dal comn)end. Jacobini
liiinislro del commercio, belle arti, agri-
coltuia e industria, si pubblicò nel 1 856
in Roma lo Statuto cìella società degli
amatori e cultori delle belle arti nuova-
mente emendato secondo le occorse rifor'
me. Però l'esperienza ormai ha dimostra-
to, elle questa utile e ouoievole istituzio-
ne, dopo che fu all'esposizione abolito il
gratuito accesso al pubblico, e invece in-
giunto per l'ingresso alla medesima il pa-
gamento di 1 o baiocchi o 5 secondo i gior-
» Ili, il concorso venendo notabilmente di-
minuito, gli artisti ne hanno inteso sen-
sibilmente i pregiudizievoli effetti, con
\endere poche delle loro opere, mentre
prima il numero degli acquirenti era piìi
grande. Laonde gli artisti deplorano ta-
le disposizione, e bi lusir»gano nell'animp
generoso e nobile de'loro Mecenati, che
Ijeirinlendimento di più protìcuamenle
proteggere le arti figurative di pittura e
scultura, vogliano benignamente soppri-
mere r indicato pagamento, e restituire
al pubblico romano e straniero il gratui-
to ingresso; e così meglio facilitare e a-
gevolare quanto l'illustre società si pro-
cione a favore dell'arte e deiriugegno nel-
la metropoli delle belle arti. Quanto al-
risliluzipnedel ministero del commercio,
belle arli, industria, agricoltura e lavori
pubblici, comechè successo al cardinal ca-
merlengo, ne riparlai a Upitore del Ca-
MEELENGATo. Ad esempio dell'antica Gre-
cia, di Parigi, di Londra ec, già ayea Pio
\I| aperto alle Convertile pna sala d'e-
sposizione per r acpademia di $. Luca,
the per le viceiide politiche de'lempi nou
ebbe successo, e nel modo che narrerò a
lIjvivERsiTA Romana, parlando del suo
ponlificato, rilevandone |a giande im-
purlanza. L'esposizione poi di belle ailj
U IN 1
nelle suddette sale del corrente anno è
stalii onorata dalla visita dell' impera-
trice vedova di Russia, ricevuta, osse-
quiata e accon)pagnata dal n>archeseGio.
Pietro Campana, presidente della socie-
tà degli amatori e cultori dell' arti me-
desime. Ora riporterò le notizie che po-
tei raccogliere ne' libri che citerò, delle
Università e Corporazioni artistiche di
Roma, esistenti e non più esistenti , per
ordine alfabetico, per ciascuna dovendo-
si tenere presente quanto già di loro ho
riferito in generale, il che però è intrin-
seco. Intendo di parlare propriamente di
quelle università e corporazioni denomi-
nate con questo titolo. Nel 1744 •' ^^'■'
nardini nella Descrizione de* Bioui di Ro-
ma, enumerò esistere allora in Roma 12 1
confraternite e 54 università. Questo cal-
colo generico non è esatto, e in certo mo-
do fa contraddizione al diligentemente da
lui descritto; poiché non poche corpora-
zioni comprendevano più dii3 universi-
tà d'arti analoghe o differenti, ed altre ne
riunivano diverse. Inolile moltissime con-
fraternite le calcolò tra le università, que-
ste anche per esserlo, e perciò il numero
delle confraternite apparisce maggiore di
quello dell'università, che invece di fatto
è assai supcriore. Chele università arti-
stiche quasi furono il doppio delle calco-
late dalBernardini,vadoa dimostrario;ar-
gomento grave, svariato, difficile, e insie-
me religioso,movale,erudito, art istico.La-
boriosamenle dunque procurai di svolger-
lo, possibilmente restringendo l'ampia e
interessante materia. Di altre corporazioni
dell'arti liberali trattai ne'loro articoli e
ne' relativi , come della congregazione o
Accademia artistica de' Virtuosi del Pan-
theon jàtW À ccademia pontifìcia di s.Lu-
ca, della quale riparlai a Scoltura, nel
descrivere il suo locale e la chiesa di s.
Martina di essa e per l'origine di sue scuo-
le a Università' Romana; dell'accademia
pontifìcia di s. Cecilia di Musica^ e ne ri-
parlai aTEATRo. Quanto poi alle Accade-
mie arlisliche ì^i\z\Qn-à\\ i\\ peusiuijali esti
U N I
nienti in Roma,ne feci cenno a tale artico*
lo e lu^ionai in quelli tle'rispellivi stali a
cui iippuiten^onu. Inolile hanno articoli
in questa mia opera i collegi e corpora-
2.ioni Oi diversi celi, con»e de' facabilij
óti'Cuisoriaposiolicij ót;' Pi ocuralori di
coUtgio; L\e Curiali e Notari della Cu-
ria Romana, e qutinlo a'notari, siccome
giù chianiuli Scrmìari, ivi ne riparlai, e
feci altrellanlo per quelli de' J///>/.'/irt// 1//
lìoma^óvì Senato Roinano^ócW'Uciilo-
re dilla Camera^ degli Uditori di Rota,
in questi articoli. I notari capil<^iini a-
\cano la cappella nella Chiesa di s. Ma-
ria d'Aracocliy nella cui sagrestia si por-
tavano le scritture pubbliche de' notari
morii senza eredi, ed ivi esegui v<i no i lo-
ro esercizi di pietà. Nel secolo XIV an-
cora esistevano in Roma due collegi o
tuagiilrali, il i.° composto di 4 nobili
chiù mali Aiitepositi ftlicis Socielatis
Balistariorum et Pavcsaloruia; rallro
era fui malo di 3 soli e delti Antepositi
super guerris et pace. Il nolaro dei pri-
mi trd chiamalo Notarius Socielatis, e
JVotarius guerrae quello de'secondi.Gli
Anlepoiiti per la pace e per la guerra
aveuiio ili Roma amplissinieaulorilà.Ma
gli antichi scrittori con vocabolo con ot-
to chiamarono il notare di tali società
Nanliportico e Jiaiportìco, il che cor-
ressi nel voi. LXXV, p. 279.
Viiix'ersità artis lidie di Roma.
Acquavìtari. V , il voi. LXXll,p. 196)
ed- il paragrafo Credenzieri di quest'ar-
ticolo.
Affidati^ Universilas Affi datar um Ur-
bis. 11 Piazza, Eusevologio Romano yUvkX,
9, Delle confraternite dell' arti^ riferisce
nel Corollario di esse, comprendersi quel-
la i\e Pecorariy chiamali Affidali^ i qua-
li hanno la cappella di s. Antonio abba-
te nella chiesa dell' Ospedale dis. AJa-
ria della Consolazione ( / .), già di s. Gio.
Ballista, per essersi il s. l^recursore trat-
tenuto baiiibino con innocente trastullo
nelle selve delle solitudini di Palestina co-
gli agnelli. L' univcrsilù , oltiu la iiil^^^U
U N I
^7
quotidiana del proprio cappellano, cele-
brava la fesla di s. Antonio abbate nel-
la detta cappella a' i 7 gennaio, con appa-
rato, musica e oblazione di cera. La cap-
pella esiste ed è la Z.^ del destro lato, ed
olire le nominate immagini nel ricordato
articolo, di s. Antonio abbate e di s. An-
tonio di Padova, sull'altare vi è pure il
quadrello del primo.GliaHidati essendosi
ricostituiti incorporazione nel pontificato
di Gregorio XVI, per le vicende politi-
che insorte dopo la sua morte, tornaro-
no a sciogliersi. Mg."^ Nicolai nelle Me-
morie sulle Campagne e Annona di Ro-
ma^ tratta nel t. 2. Dell'arte pastorizia e
suoi privilegi; delle pecore e de'suoi scrit-
tori ; de' pascoli abbondanti dello slato
pontificio, che il soverchio alile loro è la
cagione principale della poca coltura del-
l'Agro Romano, come rilevai a Roma e al-
trove discorrendo di esso; fa il confronto
dell'utile de' pascoli colle semenze, come
Pio VII volle moderare l'abusodi lasciare
le terre a pascoli; de'modi di supplire e mi-
gliorare i pascoli, il che si ottiene ancora
colla coltivazione della terra. Quanto ai
privilegi dell'arte pastorizia dice, che le
costituzioni pontificie, e specialmente di
Gregorio XIII edi Urbano Vllljgl'istro-
menti della camera apostolica dell'appal-
lo della dogana del Patrimonio, gli edit-
ti de' cardinali camerlenghi, le cose giu-
dicate concedono e autorizzano molti pri-
vilegi de'pastori, che vengono a pascola-
re col titolo della Fida nelle terre com-
prese sotto la denominazione del Patri-
monio, cioè esenzione dal foro d'ogni aU
Irò tribunale, eccetto quello de'doganie-
ri e del loro assessore, l'immunità d'ogni
pedaggio e gravezza di lerrilorii ove pas-
cano, purché vadano direttamente ila pa-
scolo in pascolo e come dicesi entro la
stanga^ eil altresì la liberazione dalle pe-
ne di danno dato, colTobbligazione sol-
tanto di risarcire il danno; la ftcoltà di
trattenersi 3 giorni entro i territorii, ove
passano co' loro greggi , e la libertà di
^)iovvcdt:tai del |>uut: ut^cea^urio, uuu a«
58 UNI
starile i divieti provinciali; la facollà di
portare armi difensive e offensive. Que-
sti e alUi siraili privilegi furono diretti
a favorire l'interesse camerale di quel pro-
vento, e favorire l'arte pastorizia, ma in-
sieme anclie la Grascia di Roma. Quindi
il cardinal camerlengo e il presidente
della Grascia si fecero garanti di tali pri-
vilegi, e il 2.° fu solilo fornite lettere pa-
tenti agli aliidati del Patrìmonic, ec. Si
obbligarono però i pastori e proprietari
a dare le denunzie de'greggi delle peco-
re, per limitare l'uccisione degli agnelli
lattanti, che dicesi abbacchiare e gli a-
gnelli lattanti uccisi abbacchi^ e sommi-
nistrare una quantità d'agnelli per la Pa-
squa {V\). 11 JNicolai pubblicò la dotta o-
pera neh 8o3, laonde conviene tener pre-
senti le leggi posteriori, come il Jus pa-
scendi di cui feci parola in diversi luoghi.
Del diritto conosciuto sotto il nome di
Fida^ e ch'è pur quello che si trae sugli
armenti che pascolano in vari luoghi, ne
riparlai altrove, come nel voi. LXXI V,p.
aSS.Nel t.i3, p. SSy della Raccolta delle
leggidì Gregorio XVI vi è la notificazio-
ne de*2 3 giugno! 836, a sostegno e prote-
zione interna dell'industria pastorizia, per
Taumento e rettificazione della tassa d'in-
troduzione nello stato pontificio sugli a-
oimali vivi; colla dichiarazione, che il be-
stiame ch'entra ed esce dallo Mtalo per la
ragione de'pascoli estivi e invernali, non
paga alcun dazio; e la facoltà al tesorie*
re d'esentare dalla tassa gli animali che
s' introducono per migliorare le razze e
pei' farne delle nuove, e ciò per sempre
piti animare V incremento della pastori-
zia. Trovo nel Bull. Rom. coni. t. 7, p.
379 , il breve di Pio VI Ad Pastorale
fastigiuniy dell'i i marzo 1785: Confir'
matio Statutorum Unii>ersitatis degli Af-
fidati vulgo nuncupali de Urbe. 1 padro-
nali delle masserie di pecore o siano Af-
fidati nella Dogana de\ Patrimonio (/^.),
inclusivamente a quelli di diversa nazio-
ne, si vollero unire iu corpo di universi-
tà COD leggi particolari e staluLi , ripor-
UNI
tati nel breve, dopo essere stati rifusi. Pri-
ma che fossero uniti e senza leggi parti-
colari, riceveano notabilissimi pregiudi-
zi tanto in comiuie, quanto in particola-
re. Pertanto tenuta da loro una pubbli-
ca adunanza a'2 gennaio 1622 con licen-
za de'superiori, determinarono l'erezio-
ne dell'università simile alle altre di Ro-
ma, stabilendo le dette leggi per inviola-
bilmente osservarle, e ne ottennero l'ap-
provazione del Papa. Si prescrive negli
statuti l'obbligo di doversi fare la congre-
gazione degli Allldali di anno in anno, e
dal corpo di questi venirsi alla deputazio-
ne de'capi nazionali di ciascuna provin-
cia , e successivamente all' elezione degli
udiciali ciuède'3 consoli, il i .°de'quali no-
bile, non ostante che il i ."console don ri-
tenga masserie di pecore, essendosi con-
siderato molto utile e vantaggioso Io sta-
bilimento del I. "console nobile, ad esem-
pio del praticato da altre università, le
quali talvolta per ispeciale e singoiar di-
stinzione elessero pure ih. "console per-
petuo, olirei consueti 3 consoli; e ciò non
solo per decoro dell'università, ma per
accudire a'suoi affari e ben essere in qua-
lunque occorrenza. Gli altri due consoli
si statuirono uno biancaro, V altro nw'
retlaro^ cioè uno che ritenesse la masse-
ria di pecore bianche, e l'altro di peco-
re morette. Gli altri ufficiali furono il ca-
merlengo ed i sindaci. Si prescrisse la ma-
niera di fare questa elezione, l'obbligo che
aveano di accettare gli uffizi gl'indivìdui
a'quali erano eletti, le pene in caso di ri-
fiuto senza una legittima causa; si ordi-
nò l'erezione della cappella, che si effet-
tuò nella suddetta chiesa, l'esequie da far-
si ogni anno pei defunti addetti all'uni-
versità; si ordinò la deputazione d'un av-
vocato e d'un procuratore, che dovesse-
ro agire nella difesa degli affari riguar-
danti l'università; si ordinò il pagamen-
to della colletta ossia tassa da pagarsi da
tutti gli Affidali; si deputò la persona che
dovesse ritenere il denaro, che si erigeva
dulia colletta ossia lassa; si ordinò l' ap-
UNI
plicazione della pena parte a benefizio
della cappella dell'università, e parte al-
la camera Capitolina; e finalmente si vol-
le riservata la facoltà di poter variare dal-
li capitoli, o siano statuti ad arbitrio de'
consoli prò tempore, con rendersene pe-
rò inlesa la congregazione dell'universi-
tà medesima. A tenore di questi statuti
gli Affidati si regolarono per moltissimo
tempo; ma siccome riconobbero in segui-
lo, pe'cambiaraentide'tempi e de'costu-
mi, non più potersi praticare alcune leg-
gi, servendosi essi delle facoltà accorda-
le a qualunque collegio o università dal-
\o Statuto di Roma, a\ cap. 43 del lib. 3,
ed anche riservate nel cap. 19 de'così det-
ti Antichi Statuti, di aggiungere, mode-
rare e riformare, quindi formarono altri
Statuti e ne ottennero la conferma da
Pio VI col memorato breve. Ivi sono pu-
re descritte le incumbenzede'consoli, dei
capi nazionali o deputati delle rispettive
nazioni, degli ufficiali, del cappellano, del
procuratore, del nolaro o sia segretario,
e del mandataro. 1 primi re del mondo
furono pastori, come Saul e David, e co-
minciando d'Adamo furono re pastori i
Palriarchì(F.), de'qualiGiacobbe eGiu-
seppe introdussero la pastorizia in Egit-
to. La vita pastorizia precedette la vita
civile monarchica e ne diede la i." idea
per la formazione delle tende e delle ca-
panne pastorali, pel reggimento d'un va«
sto gregge per governarlo , le istruzioni
necessarie pe'medesimi, la sollecitudine,
il giudizio e la difesa di tutto il gregge
che assumevano i re pastori. La vita pa-
storizia fu la stessa vita patriarcale, poi-
ché il patriarca era il pastore, e le sue gè*
nerazioni si dividevano le mandre e il ter-
ritorio, secondo la volontà e colla bene-
dizione del patriarca, che n' era il capo.
Dopo l'epoca della vita sociale e civile, e
la fabbrica delle Città (F.), la pastorizia
rimase un gran ramo d' industria come
r agricoltura. Altri dicono la pastorizia
anche contemporanea alla vita sociale, al-
ternando i bisogni; poiché ritenendo le cil-
UN I 59
tà antiche quanto il mondo, dicono che
Caino primogenito d'Adamo flìbbricòE-
nochia. L'industria pastorizia ammette
in oggi le stesse divisioni dell'agricoltu-
ra, cioè di proprietari non esercenti, di
fittai noli, soci o pastori esercenti, e di mer-
cenari. Le opere che trattano delle peco-
re, e notate da mg.' Nicolai, sono: Jaco-
po Doriglioui, Delgoverno delle pecore.
S' aggiunge una memoria sul modo di
preservare il gregge delle pecore dalla
malattia di s. Rocco, ed una nuova ma-
niera di castrare i montoni, eduna no-
tizia per inoculare il vainolo alle peco*
re, Venezia 1779. Edippo Bellis, MemO"
ria sulle lane padovane con qualche no-
tizia risguardante la coltura delle greg-
gie in Ispagnaj con una dissertazione
sulla lana e sulla maniera d'i governar-
la ad uso degl'inglesi per metterla in la-
voro, Venezia 1780. Daubenlon, Istru-
zioni pe' pai tori e proprietari di greggi, o-
pera utilissima fondata in replicate e-
sperienz€,V euezia 1 787.Duquesnoy, Ti/e-
moire sur l' educa tion des bétes a laine,
et des moyens d en ameliorer les espe-
ces, Nancy. Flandrin, De lapratiquede
V education des moutons, et des moyens
den perfectionner les laines, Paiis. Ales-
sandro dal Toso, Dell'utilità delle peco-
re,Wevoaiìi'jSg. Volleiddio, che i primi
adoratori nel Presepio (/^.), del suo u-
nigenito figlio Salvatore dell' uuian ge-
nere, fossero i Pastori {/^.), dopo aver-
ne pe 'primi ricevuto l'angelico annunzio.
Il Salvatore quindi, oltre il nome di a-
gnello che meritò per la sua innocenza,
fu chiamato Pastore buono, e perciò fu
rappresentato, come capo del gregge dei
fedeli cristiani, colla pecora sulle spalle.
Da ciò ne derivò a' vescovi il titolo di pa-
stori, ed a' primari l'insegna del Pallio
(/'.), che il Papa, Pastore (f^.) de'paslo-
rì, usa e conferisce a' medesimi primari
vescovi, quale ornamento d'onore e d'au-
torità, portandosi sugli omeri. I pallii si
formano colla lana degli agnelli , che il
Papa dà a custodire al decano degli U-
6o UNI
dUoridiRola (/'.). Perchè Tugnello da-
gli ebrei fu mangiato nella Pasqua e dal
Papa nel Triclinio LeonianOy lo dissi in
quegli articoli. Figura del divino agnello
Gesù sono gli Jgnus Dei, de quali ri-
parlai nel voi. LXXl , p. 67 e seg. Alla
Moneta (F.) derivò il vocabolo ptcuniaf
dalle greggi, e perchè le prime monete
erano di cuoio. I Lanari^ come dirò in
tal paragrafo, ebbero in Roma un nobi-
le collegio o università. Si ponno vedere
i paragrafi Pel licci ari e Vaccinari.
Agricollura^ Artis Agricollurae Ur-
bis. Di questa nobilissima università di
sopra parlai, ricordando alcuni de'molti
luoghi ove ne ragionai, come dell'eccel-
len2a e sommi pregi dell'arte, la prima e
la più utile delle arti umane, dell'agri-
coltura specialmente dell'Agro Romano,
ed anche come già uno àt Tribunali di
lìonia (/'.) e consolato primario di eswa;
Tuniversilà celebrando la festa del patro-
no s. Isidoro agricoltore nella chiesa de'
francescani irlandesi, che descrissi nei voi.
XXVI, p. 162, ove col Venuti notai che
ivi fu eretta la confraternita degli agri-
luensori, e di questi dissi alquante parole
nel voi. LXX, p.i 19 e altrove. Mg.' Ni-
colai, Memorie sulle campagne di Ro-
ina, nel t. 3, p. 44^) diporta i titoli e ren-
de ragione di 7 opere suH' Agrimensu^
ra. Dell' odierna sua scuola in Roma
parlerò a Università' Romana. In la^
le chiesa l'università celebrava solenne-
mente la festa, e perciò soleva essere vi-
sitala in tal giorno da'Papi. Neh 638 fu
istituita la Missione (^.) anche di soc-
corso pe' poveri della campagna e con-
tadini, ne'luoghi suburbani a R.oma. Ivi
pur dissi originata neli^i i la Missione
de'gesuiti pe'mietitori , falciatori e altri
lavoranti campestri. Nel 1762 il celebre
gesuita p. Luigi Felici, poi fondatore del-
la benemerentissima Pia unione di s.
J^aolo apostolo, ueìld Chiesa di s. Vitale
(/ .),dicui riparlai nel voi. XXX, p, 167,
e meglio ragionerò nel paragrafo de'-lifl-
rìnarif istituì la con^icgazioue de'caaip-
UN I
gnoli, contadini e vignaioli , sotto 1' in-
vocazione dell'Immacolata Concezione e
di s. Gio. Francesco Regis. Be'Fignaro-
li si può vedere il paragrafo loro in que-
st'articolo.Nelvol.LX'XVin,p. 67, par-
lai dell'ospizio ecclesiastico rinnovato dal
regnante Pio IX non solo pe' poveri sacer-
doti, ma perchè questi si occupino della
coltura spirituale de'lavoratoridelleca 01-
pagne romane. Tra*molli scrittori dell'a-
gricoltura del vastissimo Agi"o Romano,
qui solo nuovamente ricorderò le opere
dell'ab. A. Coppi, Discorso suW agricol-
tura dell'Agro Romano, e le Dissertazio-
ni pubblicate negli Atti dell' accademia
romana d' Archeologia, e del Giornale
Arcadico. Quella del cardinal Morichi-
ni, DegV istituti di Roma, in cui compen-
diò l'interesse che a favore dell' agricol-
tura della campagna romana ne presero
i Papi, rilevando l'utilità d'educare i fan-
ciulli poveri a'Iavori de'campi, né occul-
tando gli ostacoli che a ciò si oppongono
in Roma. Di che io pure toccai T argo-
mento in più articoli, inclusivamente al-
le sollecitudini del Papa regnante P/o/X,
che inoltreistituì la commissione speciale
consultiva di agricoltura, con un cardina-
le per presidente,oltre quanto dirò poi e in
fine di questo paragrafo. Per l'operato da
GiegorioXVI,può vedersi [^Raccolta del-
le leggi e disposizioni di pubblica ammi-
nistrazione, negl'indici alfabetico-semi-
analilici. Sempre i Papi posero molta cu-
ra nel promuovere l'industria agricola, il
che celebrai in tanti luoghi. Preziosa è
poi l'opera di mg.*^ Nicolai, morto Udi-
tore generale della camera, in 3 tomi e
intitolata: Memorie, leggi ed osservazio-
ni sulle campagne e suW Annona di Ro-
ma, con appendice delle operazioni a*
grarie e biblioteca Geo/g/ctìr,Romai8o3.
Nella biblioteca georgica, utilissima agli
agricoltori che vogliano istruirsi delle co-
se di campagna, comechè contenente le
opere più cognite relative a tutti i rami
di agricoltura, il pi elato si giof ò nella più
parte del Sa^^io di Bibliograjia Geor*
U N I
gira di Filippo Re, pubblicato a Venezia
nel 1 802, aggiungeudovene ollie,renden-
do ragione delle più interessanti, in tul-
le essendo 5oo, classificale in 1 1 classi e
queste in sezioni, distinguendosi gli scrit-
tori italiani dagli oltramontani, con ov-
dine cronologico dell'edizioni, onde co-
noscerei progressi falli nella scienza, nel-
l'arle e nell' esperienza. La botanica, la
fisica, la chimica, la geometria, i' idrau-
lica sono le scienze, le quali più di tulle
le altre sono necessarie a chiunque vo*
glia studiare pe'suoi principii l'agricoltu-
ra, ed alle quali si debbono i grandi pro-
gressi che ha fallo l'arie. Non si preten-
de che il contadino abbia a sapere que-
ste scienze, ne che l'agricoltore sia ia
esse consumato ; ma a chi presiede al-
le cose agricole 1* aver nozione de' libri,
da' quali può ricavare ciò che in queste
scienze può riuscirgli ulile, e ancora di-
rette al bene dell'agricoltura in generale
e 0 dare i lumi necessari per migliorar-
la, la biblioteca georgica riuscirà utilis-
sima. Quest'arte nell' antichilà fu eser-
citata da' più grandi uomini e da'sovra-
ni slessi. Nell'impero d'Au Nani si ha
una slima particolare pe'lavori agricoli,
i quali sonovi onorati e protetti. Il i."
giorno dell' anno lunare è consagrato a
celebrare la festa deli' agricoltura, una
delle più belle dell'impero. Poiché l'im-
peratore si reca solenneniente in un cam-
po, che per tal motivo ha ricevuto il no-
me di Campo Sagro, ed è da lui lavo-
rato con un aratro il cui vomero è d'o-
ro. A vantaggio dell* ^agricoltura i Pa-
pi contribuirono al prosciugamento del-
le Paludi, e Pio VI delle Paludi Ponti-
ne (/ .), immensa operazione che di per-
sona vigilava, recandosi perciò ogni an-
no a 2Wracina{y.). Il regnante Pio IX
a mezzo di mg/ Milesi-Pironi-Ferretli
nel maggio 1 856 approvò la concessione
tendente a prosciugare lo slagno d'Oslia,
che ha impreso una società; così sarà re-
sa all'agricoltura assai parte del territo-
rio Ostiense, verrà provveduto olla sa-
U N I f)i
lubrità de* vicini latifondi, noncheaquel-
la slessa di Roma, alla quale riescono pre-
giudizievoli gli effluvi di quella vasi a e
abbandonala palude. Di più lo stesso l^»-
pa nel gennaio 1 857 pel medesimo pre-
lato esentò da ogni nuova imposizione per
i5anni que' terreni vallivi, che va a pro-
sciugare il £.** circondario della provinci.i
di Ferrara, con l'azione delle macchine
idrofore a vapore per ridurli quindi a
coltura. Questi grandi lavori di asciuga-
mento , prendono il nome di Bonifìca-
zìone Piana, per pontificia annuenza.
Piena contezza di tali asciugamenti arti-
ficiali nel Ferrarese, si può npprendore
dal Giornale di Roma dc\ìS5'j d p. 280,
e ne'n. 8g e 90, colla seguila solenne in-
augurazione a'26 marzo, ed a' 1 4 aprile
colla benedizione dell'arcivescovo cardi-
nal Vannicelli, nel qual giorno il delega-
to apostolico mg.' Gramiccia nell'aula
del castello Estense sua residenza, pose
una lapide cooimemorativa in onore del
Papa concedente. Meritano pure enco-
roii, per avervi contribuito, il conte Sil-
vestro commend. Camerini gonfldonie-
re, colla magistratura, e la congregazio-
ne consorziale del i ."gran circondario. A-»
vendo parlalo dell'agricoltura dell'altre
nazioni in tanti articoli, e del famoso La-
go di Fucino nel voi. Lll, p. 217, deplo-
rai che nel 1 835si tralasciò il compimen-
to dello spurgo, e la riapertura dell'ar-
dilo e grandioso emissario e condotto
Claudiano, che faceva sperare di vedere
biondeggiar le messi e pascolare i pingui
armenti nel fondo della sua imuìensa pia-
nura, che può dare all'industria agrico-
la e pastorale un vastissimo e ubertoso
campo. L'imperatore Claudio per libera-
re le adiacenti contrade dalle desolanti
inondazioni, tentò dare lo scolo alle sue
acque nel fiume Liri, il che non conse-
guì per la sua difettosa costruzione, in
un tempo i cui roDiani erano privi de'
nostri striunenti e mezzi meccanici, e del-
le nostre cognizioni geodetiidie. Laonde
dopo avere Teunssario per lungo tenipo
62 UNI
funzionato, i successivi restauri per cor-
reggerne i vizi accelerarono la rovina to-
tale dell'opera. Il nuovo progetto del-
l' ardua impresa, che il re Ferdinando
Il ha concesso ad una società anoni-
ma napoletana (ossia del principe d. A-
lessandi:D Torlonia romano), insieme
alla proprietà de' terreni che resteran-
no prosciugati, è descritto nel Giorna-
le di Roma del i SSy, ne'n.i 89, 4o e 4 » •
I lavori in corso di esecuzione, ivi pu-
re dichiarati, consistono nella ricostru-
zione dell'emissario e nella canalizzazio-
ne del bacino con dighe protettrici dall'i*
nondazione de'terreni da sottrarsi al do-
minio dell'acque. Tra le feraci conseguen-
ze che ne deriveranno da si grandiosa e
nobilissima impresa , oltreché alla ric-
chezza pubblica, alla scienza, e all'archeo-
logia per le scoperte che si faranno sidle
3 città chela tradizione afferma sommer-
se nel lago, darà agli Abruzzi quella ter-
ra coltivabile di cui penuria per la sua
montuosa condizione , e quella che con
pena e fatica lavora l'industriosa attività
degli abitanti non potenilo loro bastare,
sono costretti ogni anno in numero di
circa 5o,ooo a emigrare nelle Puglie e
altrove per impiegar le proprie braccia
inutili nel loro paese. Certamente fra le
gigantesche opere che l'incessante attivi-
tà dell'epoca nostra intraprende con tan-
ta arditezza, poche ve ne sono che per
le loro conseguenze sieno d'un'importan-
za maggiore del prosciugamento del La-
go di Fucino. L'agricoltura, l'arte più u-
tile e nobile, insieme all'industria fonda-
mentale de'grani e delle vigne, si conob-
be ne'primordi del mondo. Questo mez-
zo d' industria ha poi occupato la mag-
gior parte degli uomini, ed ha stabilito
l'agricoltura quale la dichiarai. Gli agri-
coltori sono di 3 classi; proprietari se col-
tivano terre proprie; coloni se coltivano
terre altrui; mercenari o lavoratori col
soldo. 11 coltivatore proprietario non è
tenuto ad altri doveri, che a quelli riguar-
danti il vantaggio della propria famiglia,
UNI
e Taumenlo e l'economìa del proprio pa-
trimonio. Per conseguire questo scopo è
necessario che il padrone o proprietario
sorvegli personalmentealla coltura, giac-
che la sola presenza fa eseguire il siste-
ma d'una ben regolata agricoltura. So-
no nella classe de' coloni tutti quelli che
tengono in a (fi t to o società le terre altrui
per coltivarle e farvi protilto. Tali sono :
i mercanti di campagna, ed altri adit-
tuari delle terre altrui; i coloni par/.iali
nelle tenute, che devono contribuire ai
padroni una quota de'prodotti, variabile
a seconda delle condizioni ; i mezzaroli
degli orti , giardini e vigne , secondo le
quote stabilite. Gli agricoltori mercena-
ri sono di due specie: i preposti alla col-
tura delle tenute , delle terre o delle vi-
gne, che chiamansi ministri, fattori, ca-
pocci, caporali, vignaroli, ocon altre si-
mili denominazioni ; i lavoratori sempli-
ci, detti altrimenti uomini giornatari o
giornalieri. Torno a Boma e all'odierno
pontificato. Nel voi. LXIII, p. i23 par-
lai delle scuole delle parrocchie di cam-
pagna o suburbane, di carità educatrice,
istituite nel i852 a Monte Mario, li Pa-
pa Pio IX, oltre al riferito,ha eretto nel-
r Università Romana (F.) la cattedra
d'agricoltura, ed ha fondato uno stabi-
limento agricolo, affidandolo alla congre-
gazione religiosa de'Salvatoristi di s.Gro-
ce e de'fratelli Giuseppiti di s. Croce.Dirò
prima della congregazione coraechè di re-
cente fondazione. Essa fa istituita in Fran-
cia nell'antica diocesi dell'antica città di
Le Mans nel 1 837 dal sacerdote M. Basilio
Moreau allora canonico della cattedrale,
e sotto-superiore del gran seminario, do-
ve per più di i5 anni avea insegnato la
filosofia, la s. Scrittura, la teologia dog-
matica ; ed ora può contemplarne il ra-
pido sviluppo e propagazione in diverse
parti del mondo, inoltre col conforto di
vederla canonicamente riconosciuta e ap-
provata dalla s. Sede a' 18 giugno 1 855,
la quale poi ne confermò le costituzioni
per organo della s. congregazione di prò-
UNI
pagancìo fide con decreto cle*i5 maggio
iSSy. Questa congregazione religiosa si
compone di due società distinte ma non
sepaiate, cioè di Sacerdoti o Chierici^
e di Fratelli laici\ì quaVì si dividono in
fratelli degli studi, e in fratelli coa-
diutori per gli uffizi domestici e 1* eser-
cizio delle arti. Tutti quanti sono costi*
tuiti nello stato religioso mediante i voti
sensplici di povertà, ubbidienza e casti-
tà, sotto il nome di Salvntoristi di .?.
Croce per gli ecclesiastici, e di Giusep-
pi ti di s. Croce pei /tìt/c/, chiamati vol-
^avmeDle fratelli di s. Giuseppe. Tutti
vestono con sottana e mantello nero e
cappello ecclesiastico. La loro casa prin-
cipale è quella di s. Croce di Le Mans.
La congregazione ha per stemma il sa»
grò Cuore di Gesù raggiante, circonda-
lo dalla corona di spine e sovrastato dal-
la Croce. Intorno vi è l'epigrafe : Socie-
tà s Sah'atoristorum. Questa congrega-
zione ha per iscopo: i."^ la perfezione de-
gì' individui che la compongono, colla
pratica de'consigli evangelici ; 2." la san-
tificazione del prossimo, e la predicazio-
ne della parola divina, specialmente nel-
le campagne, nelle missioni estere, ec. ;
l'istruire ed educare cristianamente la
gioventù per mezzo di scuole, nelle quali
s'insegnano le lettere e le scienze, ed an-
co con iscuole di agricoltura e di mestie-
ri, destinate specialmente a'fanciulli pò*
veri e abbandonali. Nel principio delia
congregazione alcune suore spedaliere di
carità denominate Marianite furono ag-
giunte a' religiosi per contribuire alle
stesse opere di carità ; ma dopo stabilite
le loro regole furono separate da' reli-
giosi, rimanendo tuttavia sotto la dire-
zione de'pp. salvatoristi. La congregazio-
ne fiorisce, ed ormai si compone di 800
religiosi, a'quali è affidata la direzione di
* I I stabilimenti, grandi e piccoli, com-
presi quelli degli studi, ed esistenti in A*
merica, nel Canada, nell' Algeria, negli
stali pontificii, in Francia. Il Giornale
di Roma óe 26 febbraio it)5o 0 p. 188
UNI 63
pubblicò un articolo intitolato: Conso-
ciazione al Pio Industriale stabilimen-
to defigli di s. Giuseppe. In esso si di-
ce, che ad eliminare da'figli del popolo
o abbandonali o da loro datisi alla scio-
peratezza, le massime settarie, l'ozio, il
vagabondaggio, T ignoranza, V irreligio-
ne, i vizi, alcune saggie e pie persone, cioè
i religiosi de'minimi p.Varenna e p. Piaz-
zoli parroco,principcssa Zenaide Volkon-
ski, principe d. Girolamo Odescalchi,
duca d. Clarino Torlpnia, si proposero
di raccogliere tali infelici, ricoverarli con
decenza, istruirli nella dottrina cristia-
na, ed a far loro apprezzare e amare la
virtù, non che addestrarli in mi mestie-
re da potere trarne il loro mantenimen-
to, per restituirli quindi alla società buo-
ni cristiani e migliori cittadini. Volersi
perciò stabilire in Roma un'opera pia da
non confondersi colle preesistenti, onde
riempire un vuoto reclamalo dalla con-
dizione de'tempi ; aprire una casa per
correggere senza coazione e condurre al-
la pratica delle virtù e all'esercizio d'un
utile mestiere, secondo le diverse altitu-
dini e inclinazioni de' giovanetti poveri,
oziosi e vagabondi, cioè da'g a'i5anni.
Perciò coll'approvazione e presidenza del
cardinal Patrizi vicario di Roma, si apri
una sottoscrizione a volontarie oblazioni
in denaro 0 roba,ancorchè in tenue quan-
tità, riferendosene le norme. Quindi il
Giornale di Roma de' 3o marzo die
contezza, che il progettalo Pio Indu-
striale stabilimento dt figli di s. (>iu-
.vrp^e, posto sotto la prolezione dello Spo-
so di Maria Vergine, progrediva tanto
per le molte oblazioni , onde si sperava
fra pochi giorni d' iniziarlo ; anche per
avere il Rm." p. Angelucci generale de-
gli agostiniani eremitani, e col consenso
del suo ordine, offerto all' uopo gratui-
tamente r uso del convento propinquo
alia Chiesa di s. Prisca^ e che il cardi,
nal vicario avea deputato il duca Tor-
lonìa a tenere l'incasso ilell'oblazioni de'
consociali all'opera pia. 11 Giornale di
64 UNI
Roma de*22 novembre i85^o riferisce»
che i promotori del pio artistico istitu-
to de'fìgli di s. Giuseppe, già stabilito
nella casa di s. Prisca con tanto profitto
de' poveri giovanetti abbandonati, pre-
via l'approvazione della competente au-
torità, avea adìdato la direzione del me-
desimo a'fratelli di s. Giuseppe della con-
gregazione di s. Croce di Le Mans, com-
posta di sacerdoti missionari, di suore
ospedaliere, e di fratelli laici nrtisli. Che
la casa pia aperta ne'primi di maggio con
4 giovanetti erasi aumentata a 20, con-
fidando i promotori dell'opera pia, che
ì benefattori vorranno continuare le lo-
ro limosine per sempre più far prospe-
rare l'istituto. Registrai nel LUI, p. 233
che il Papa Pio IX nella sua vigna Pia,
distante circa 3 miglia da porta Porte-
se, ove teneva uno stabilimento agrico-
lo d'alcuni giovani, peroìise nel i." no-
vembre 1 85 £ che da s. Prisca vi si trasfe-
risse il pio artistico istituto de'fìgli di s.
Giuseppe, sotto la direzione de'fratelli di
s. Giuseppe di Francia della congrega-
zione de'salvatoristi. In questa vigna per
Ja pontificia beneficenza e l'assidue cure
degli encomiali religiosi Giuseppi! i, l'i-
stituto fiorisce, ed ora conta più di loo
ragazzi, che colla buona morale e la pie-
tà imparano 1' agricoltura. Nel 18 56 il
medesimo Papa concesse alla congrega-
zione la chiesa e monastero di s. Brigida
di Svezia, che descrissi nel voi. LXXi, p.
i4o ; e siccome la chiesa è filiale della
basilica di s. Maria in Trastevere, a quel
capitolo fu conservalo il diritto di recar-
si a uffiziarla due volte l'anno, nella fe-
sta della santa e nell'anniversario di sua
canonizzazione. Nella casa la congrega-
zione vi ha aperto scuole pe' giovanet-
ti, per insegnar loro il leggere, lo scri-
vere, i conti, la storia ec. Osservo una
singolare coincidenza di questa congre-
gazione, quanto al nome e quanto al-
la direzione spirituale delle suore Ma-
ri a ni le, cioè che dessa occupa la chiesa e
il moDaslero dell' ordiae del ss. Salva-
UNI
tore^ il quale s. Brigida istllm pe' reli*
giosi e per le religiose, queste dovendo
ricevere gli aiuti spirituali da quelli. Di
presente in Roma da' tipi di Gaetano
Chiassi si vanno a pubblicare annali di
agricoltura col nome di Effemeridi a-
grarieaditso delV agricoltore industrio-
so ^ Giornale.
Albergatori o Locandieri , Universi"
taf} Albergatorum. Narra il Piazza nel-
V Eusevologio Romano^ trai. 9,cap. 32:
Corollario delle Confraternite, ovvero n-
nlversiià di diverse arti, che gli alberga-
tori o locandieri di camere per alloggia-
re i forestieri, che concorrono a Roma,
aveano nella parrocchiale, diaconia car-
dinalizia eanlichissima Chiesa collegiata
di s. Eustachio {(\i\ un fianco della quale è
l'antichissimo albergo de'Marchegiani, il
quale un tempo die nome alla via, a cui
prevalse quello di Dogana vecchia, per
esservi dessa ivi stata innanzi che si tras-
portasse a Piazza di Pietra), la loro cap-
pella, ove a' 9 gennaio celebravano eoa
apparalo e musica la festa di s. Giuliano
martire, loro protettore,di professione al-
bergatore. Veramente ^.Giuliano V Ospi-
taliere [f^.) non fu propriamente alberga-
tore, ma colla sua moglie s. Basilissa, pa-
rimenti martire, dopo aver nel giorno de*
loro sponsali stabilito di vivere in perpe-
tua continenza, in Egitto, secondo il Bu-
ller, ove viveano, si dierono alla vita a-
scelica, consagrando luìte le loro rendite
a sollievo de'poveri e degl'infermi. For-
marono alloggi separali pegli uomini e
per le donne. Basilissa avea cura delle per-
sone del suo sesso; e Giuliano , a cui la
sua immensa carità gli meritò il sopran-
nome di Ospitaliere^ attendea alle biso-
gna degli uomini. Il Martirologio roma-
no registra la festa di s. Giuliano a'9 gen-
naio. Il Piazza neW Emerologio di Roma
la riporta pure a'9 gennaio (come il Bu-
ller, questi sebbene ritenga che fosse mar-
tirizzato il 6), é dice che in tempo delle
persecuzioni tennero nascosti s. Basilissa
molle ss. vergini, e s. Giuliano molli sa-
UNI
cordoli e ministri del in Chiesa in Anlio-
clii;i. <^iò saputosi dal preside romano
INIarciiiAo, essendo i^ià niort» s. Basilissa,
lece Urucicire lutti (juegli ecclesiastici , e
aspiiunt'ute flai»ellHre per la cillàs. Giu-
liano a suun di Irumha. A questo stre*
pilo il funcnillo s. Celso (ì^lio del presi-
de, uscì dalla scuola e vide in capo a Giu-
liano una vagUissiuia corona di preziose
gemme, ed egli accompagnalo da molti
vcsliti di bianco. A tale spettacolo Celso
corse a farsi compagno di Giuliano, e la
madre s. Marcianilla die tentò di dislor-
lo, si convertì anch'essa, e con altri lut-
ti perii ono fra' tormenti. 1 corpi de' ss.
Celso e Marcianilla, Giuliano e Basdissa,
portati in Koma, furono deposti nella ool-
Jegiala Chiesa de* ss. Celso e Giuliano
(/ .), e poi trasportati nella patriarcale
basilica di s. Paolo, ove si venerano, e
lo alferma ancora l'annuale Diario Ro-
mano. Questo avvenne dopo avere il
Piazza pubblicalo nel lyrS VEnierolo-
f^io. Anche mg.*^ Nicolai, Della basilica
di s. Paolo, a p. 1 1 , Sy e Soy, attesta óe\-
l'esislenza de'4 santi corpi nella medesi-
ma, e descrive la cappella e l'oratorio sot-
terraneo dis. Giuliano, ove furono dipin-
ti i 4 santi co'loro nomi. Entrai in questi
particolari per chiarire alcune dubbiezze
che inlesi da alcuni, sul luogo ove ripo-
sano i discorsi santi, forse fondandosi sul-
l'asserzione del Piazza, anteriore all'ulti-
ma traslazione. RidoKino Venuti nella/io-
ma moderna , dice a p. 34?. , che nella
chiesa di s. Salvatore delle Coppelle gli
albergatori vi possedevano una cappella
(per li motivi chedirò);ed a p. 44^, t^be
la compagnia degli albergatori e vetturi-
ni (ino dal I 523 ritenevano la chiesa di
s. Giuliano in Banchi, dipendente dal ca-
pitolo de'ss. Celso e Giuliano, e che inol-
tre vi aveano fabbricato un oratorio par-
ticolare pe'Iuio di voti esercizi (della qua-
le chiesa e del sodalizio che poi l'ebbe in
cura, riparlai nel voi. XLV, p. "i^'ò, ove
però la citazione del voi. Il, p. 3()'2, de-
ve duo 3o3). Il Vcuuli u p. 5t)() p«iia
VOL. LXXXIV.
UNI 6>
della cappella di s. Giuliano, nella colle-
giala di s. Eustachio, e del quadro di Bia-
gio Puccini lucchese, ma non dice appar-
tenere agli albergatori: egli pubblicò l'o-
pera nel 1767 e d Piazza nel 1698; dun-
que sembra che gli albergatori avessero
già cessato di godere la cappella ins. Eu-
stachio, come avea asserito il Piazza al
suo tempo, ed invece possedevano quel-
la di s. Salvatore delle Coppelle, oltre la
chiesa di s. Giuliano. Sia comunque, la
già nobile loro cappella ora è mio gius-
patronato libero, e ne feci cenno nel voi.
LXXIX, p. 173, riparlando del recente
magnifico e generale restauro della chie-
sa di s. Eustachio. Dappoiché sciolta e
soppressa l'università degli albergatori e
locandieri, il capitolodi s. Eustachio cer-
tamente tornò ad essere libero proprie-
tario della cappella di s. Giuliano, e nel
ricordato restauro fece inutili intimazio-
ni per quello della cappella. Laonde il
K.mo capìtolo, con facoltà e beneplacito
pontificio, e con istrumento stipulato dal
notaro di collegio Gioacchino De Domi-
nicis, si compiacque concedermi la cap-
pella di s. Giuliano, con sepoltura appo-
sitamente formata, in uno alla attuale mia
famiglia e discendenti consanguinei, di
che nelle pareli vi posi marmorea me-
moria con iscrizione e stemma. Dopoa-
ver io fatto le convenienti oblazioni alla
chiesa, e sopperito interamente a'nobitt
restauri della cappella, inclusi vamente al
bel quadro e altra pregievole pittura; e
quanto poi per quelli che in futuro oc-
correranno, sia per la sua manutenzione,
suppellettili sagre e altro , consegnai al
R.mo capitolo un'aiinua rendita consoli-
data e vincolata éjJ/toc'j come dote e fon-
do per la cappella. Ciò feci perchè non e
ormai prudenza il confidare a' posteri,
ancorché beneficati, 1' esatta esecuzione
delle proprie ullime disposizioni. Così con
tale previdente driiberazione, nell'assicu-
rarenonnteno la proprietà perpetua del-
la cappella e del luogo da me eletto per
sepolcro mio (fjermiucnte Dea) e dc'miei,
5
66 UNI
eziandìo volli impedire la probabile in-
grntitudine e lo scandalo che spesso ve-
diamo dare, anche da parenti di case ma-
gnatizie, che nel ricusarsi di accorrere a-
f»li occoiienti restauri delle proprie cap-
pelle, preferiscono di abbandonare que*
monumenti di religione e di nobiltà de*
loro raaggiori,e persino decadere dal gius-
patronato; per cui talvolta si vedono con
ribrezzo rimosse immoralmente le ossa
cle'fondalori ©primitivi patroni, per dar
]uogo a quelle de' nuovi ! Sugli alberga-
tori, e osti de'quali riparlerò al paragra-
fo loro, i Papi emanarono diverse dispo-
sizioni a pubblico vantaggio, massime de*
foraslieri, Bonifacio Vili nel i3o3 isti-
tuendo V Universi là Romanat provvide
acciò gli albergatori non commettessero
aijusi a danno degli scolari forastieri, or-
dinando che due deputali dovessero tas-
sare le pigioni. E siccome tra'3 esecuto-
ri della bolla d'istituzione dell'universi-
tà uno fu l'arciprete di s. Eustachio, iu
cui essa con altre bolle si custod*!, e per-
chè nel sito propinquo fu stabilita ed e-
siste Tuoi versi tà, così mi sarà lecito con-
getturare che allora e molto più in se-
guito, ne' dintorni si formarono diver-
si alberghi per alloggiare gli studenti
stranieri, e probabilmente gli albergatori
si procurarono la suddetta cappella nel-
la loro chiesa parrocchiale, a cui poi uni-
lonsi gli altri come corporazione di uni-
versità. Negli Anni Santi (P\) i Papi fe-
cero diveise prescrizioni a favore de*fo-
lastieri, acciò non fossero aggravati nelle
pigioni delle case.Pio 1 V col moto-proprio
Cuni sicuty de' IO dicembre 1563^ Bull.
Rom. t. 4> pa'- 2,p- i65: Caupones et
Alhergatores Urbis ^ non Itnentiir de fur-
tis rerum eis non consignataruni^ coni-
missis ineorum hospiliisy si hoc ipsi ho"
spitibus notificenl in cor uni ingresìu. Le
ultime sono quelle emanate nel pontifi-
calo di Gregorio XYl e conlenule nella
sua Racvolia delle leggi: lammeuterò qui
le principali. Nel t. 5, p. 546, col rego-
lamento sui delitti e sulle pene deli 832,
U N I
prescrisse quelle contro gli albergatori o
locandieri, osti o bettolieri, che non de-
nunciano i delitti commessi ne' loro al-
berghi e osterie, o luoghi di esercizio, en-
tro 24 ore. Ivi a p. 6o5 e 664 si legge
l'ordine agli albergatori e particolari, nou
escluse le case religiose e altri luoghi pii,
di dare la denunzia e assegna de' forastie-
ri che alloggiano alla polizia, allora e al
presente dipendente dal Vice-Camerlen-
go (V.) direttoie generale di polizia. Nel
t.i del 1835 per la notificazione del car-
dinal camerlengo colle norme per la de-
positeria Urbana e diComarca circa i pub-
blici pegni, a p. 52 sono dichiarali gli al-
bergatori depositari degli auimali smar-
riti o arrestali per danno dulo, con rela-
tive disposizioni. Nel 1. 1 del 18 36, a p. 21,
per l'obbligo degli albergatori e locan-
dieri di tenere i loro registri incarta bol-
lala. Neil. 1 5 del 1837, ^ p- 225, per l'or-
dine della polizia a'iocandieri, albergato-
ri, osti e altri alluggianti di denunciare
al suo uffizio, ne'lermini prefìssi dalle ve-
glianti leggi, qualunque persona estranea
che alloggino o ritengano presso di loro.
Nel 1. 1 9 del 1 84 1 pel regolamento di po-
lizia sull'obbligo dique'che intraprendo-
no il Viaggio {V.) di Roma; ed a tulli
coloro che in Roma albergano e allog-
giano forastieri o statisti qualunque , al-
bergatori, locandieri, o che affiliano ca-
mere e appartamenti col mobilio o sen-
za, inclusivamente a'graluiti ospitalari di
parenti o amici, ed alle comunità e corpo-
razioni religiose, per la denunzia alla di-
rezione di polizia entro le prime ore 24>
siccome precìso obbligodi tulli quanti gli
nlloggianti: soltanto sulle denunzie ne fu-
rono eccettuali i lavoranti di campagna
della Comarca di Roma (della quale ri-
parlai a Roma nel descriverne i lunghi), e
lutti quelli che dalla Comarca slessa con
carri o bestie cariche o in altra guisa so-
gliono portare iu Roma giornalmente le
grasce o vittuaglie necessarie al nutri-
mento, pe* quali saranno date le denun-
zie al loro primoacc£SSO nel rispettivo al-
UNI
bergo. Neil 852 poi il direlloie generale
di polizia con nolificazione del i .° aprile,
per la luoggioie utilità della formazione
dei ruolo statistico delia popolazione di
/)'o;/2^,conferQiando neMoio doveri gli al-
bergatori e ailoggianti^ eslese le denun*
zie al proprio presidente de* /?/o^2iVijRo-
mrt, di tulli i capi di famiglia e di stabi-
lintetili pubblici, privali e pii, delle per-
sone in ciascuna esislenti,coroprese le per-
sone di servizio, non che i cambiamenti
di domicilio , i movimenti avvenuti , in
ciascuna casa, famiglia e luogo pio, le na*
scile, i matrimoni e le n)orli che avvengo-
no nelle famiglie medesime; come ancora
i doveri de'proprietari, locatori e subloca-
tori di notificare il cessato contralto, e
l'alienazione delia proprietà. Erudizioni
e nozioni relative agli albergatori e ospi-
talari, in molti luoghi del Dizionario si
ponno leggere. A ricordarne alcune dirò
che nel voi. LXXX, p. irrS e i8i, dissi
altre notizie de'foraslieri morti ne'Iuoghi
ove per non essere naturalizzati soggiac-
ciono al diritto dell'albinaggio* Nello stes-
so a p. 182, i83, ragionando de' T/7Z>«f/,
parlai altresì di quello detto fleribergunt^
dal quale vocabolo derivò la voce Alber-
gOf che in latino dicesi Hospitìunty Man-
lio; che consisteva \* Hevibergum nell'o-
spizio che doveasi dare al re, a'suoi mes-
si e soldati; come de! J^orfnim o alimeli •
lo da doversi somntinistrare a' soldati e
loro cavalli, ed anco a' sovrani. La voce
tedesca Utriberga significa castello, o-
spizio, e perciò si U9,h heribergare^ prò ho-
spilio cxcipere. Dell'origine delle locan-
de postali, e delle osterie o taverne, par-
lai a PosTK, Pei iEr.Ki?iAGC.io, Ospizio, di-
cendo dell'ospitalilà tie'viaudanli, massi-
me quando gli alberghi erano scunosciu*
li; però sotto i romani eran vi alloggi chia-
mali Di\'ersoriumy come tra gli ebrei, se-
condo il rilevatone! voi. LV, p. 1784 Ivi
e altrove dissi delle tessere ospitali. E che
ne'secoli barbari non pare che fossero più
in uso generale i pubblici ospìzi, poi det-
ti osterie e alberghi) dove si dassc cibo e
UNI 67
Ietto a'viaggiatorì con pagamento. Rite-
nersi che dal nome ^o.?/7/tó^, cioè alber-
gatori, derivò il vocabolo 0.9/e (detto pu-
re Plnarimjj e sembra che verso il se-
. colo XIII già niuna città d' Italia man-
casse d'osterie e pubblici ospizi, le anti-
che essendo andate in disuso per l'inva-
sione de'barbari, i quali negarono pagnc
l'alloggio (Hospiiuun) e abusavano del-
l'ospitalità. Fu per questo che si fonda-
rono benefìci ospizi e ospedali, precipua-
mente ne'borghi fuori delle città, princi-
palmente ove doveasi passare i fiumi sen-
za Ponti e valicare le cime de'inonti. E
quia cagione d'onore ricorderò il bene-
merentissimo della religione e dell' uma-
nità, monastero e ospizio del gran s. Ber-
nardo, pel disastroso passaggio delle Al-
pi Pennine, che tornai a celebrare nel voi.
LXXIl, p. 5i. Come i Papi , ed i sagri
canoni curarono che gli osti e gli alberga-
tori non aggravassero i viandanti con ec-
cessive esigenze. Di questo tenni anco pro-
posito nel voi. L,p. 293, riferendo in bre-
ve i diritti dell'inquilinatOjCdi quello del-
l'università degli ebrei di Roma, e quan-
to fecero per ultimi Pio VII, Leone XII,
Gregorio XVI, per frenare l'esorbitan-
za di que' inumani proprietari di case,
molti de' quali sono divenuti ormai in-
discreti assai. Sono imparziale. Prima le
case e le abitazioni erano quali si conve-
nivano a'diversi ceti, tanto nella discreta
ampiezza, che nelle proporzionale sup-
pellettili ; Qìenlre al presente quasi tutti
vogliono un numero maggiore di came-
re, oltre quelle s'intende per tenervi so-
cietà ! e tutte per lo più guarnite di utas-
serizie assai superiori alla condizione del-
le persone. Quindi debiti, quindi inimo*
ralilà d'ogni genere. Si può dire, quasi
ninno vuol più stare al suo posto, niunu
è contento della posizione a cui la divi-
na provvidenza lo destinò. Ci liigniaum
della carezza ilelle pigioni. Con fessi a imi-»
lo, in buona parte tie sono cagione (|uet-
li che vogliono abitare case con fuga di
camere, decorate con pitture e carte cu-
68 U i\ I
lorate, senza poi badare alla propria rea-
le condizione socievole, ne aireconornia
domestica relativa, che per lo più in ge-
nerale è sproporzionata. Da ciò in parte
proviene le penuria di case di poche ca*
mere, e le forti pigioni, e il profittare che
ne fanno i proprietari, e non infrequen-
temente ancorché luoghi pii. A luttociò
si aggiunga l'industria e speculazione di
subaffitta re con mobili, con non poco sca-
pito talvolta della morale, e pregiudizio
de'Iocaudieri, che di quando in quando
sono ridotti a fallire, in conseguenza del
commercio libero. Industria che se re-
clamata dall'esuberante corrisposta delle
pigioni, onde rinfrancarsi in parte di es-
se, però eoo pubblico pregiudizio, pro-
duce penuria di case di poche stanze pe-
gli artieri e pel popolo basso. In genera-
le buchi e non camere ponno dirsi quel-
le che vanno fabbricandosi o riducendo-
si , ma però si fanno pagare per vere stan-
ze. La carestia delle Ciise, che minaccia
tuttogiorno aumentare, alcuni dicono
doversi attribuire al rapporto che passa
fra l'offerta e la domanda. E di tutto
causa principale è il rovinosissimo lusso^
massime nelle Vcsti^ dalle persone più
inferiori usandosi quotidianamente e an-
co domesticamente il velluto e la setal
Il Moniteiir nell'aprile 1 856 fece cono-
sceie, che il demanio privato dell'impe-
ratore iS^àpoleone 111, aveva compralo
18,000 nielli di terreno, per farvi innal-
zar case, le quali non doveano contene-
re che alloggi di modico prezzo, però co-
modi e salubri. Ciò per metter freno
a' proprietari, ed a vantaggio della clas-
se inferiore. Nel voi. LI, p. 247» con
V Eusevologio del Piazza feci cenno del-
la confraternita del ss. Sagramento per
la sua venerazione, e della Perseveran-
za nel bei>e operare, istituita in s. Sal-
vatore delle Coppelle, chiesa ora del col-
legio de' Parrochi (^.)> ^ istanza d' un
ragguardevole religioso forastiere, che
per essere degna eminentemente di Ro-
ma^ e perciò da porsi in piena attività la
\JÌ^ I
sublime opera di segnalato carità, che e.
sercitava nelle locande e osterie,collo stes-
so Piazza per esteso qui mi piace ripor-
tarla. « A questo nobile istituto v'hanno
aggiunto un'opera di segnalata carità, e
che forse era singolarmente desiderabile
in Roma pièna di camere locande e o-
slerie pel continuo flusso e riflusso de'fo-
rastierijche conlinuamenle vanno e ven-
gono a questa santa città, per lo più sco-
nosciuti quivi e lontani da'loro parenti e
nazionali. Perciò il sodalizio visita nelle
camere locande i medesimi forastieri in-
fermi, li soccorre se poveri di limosine;
tiene cura e inventario delle loro cose; li
fa portare, secondo la loro condizione, a-
gli spedali, servendoli e facendoli servire
con ogni carità; e se nelle medesime ca-
mere locande occorre che muoiano, ol-
tre l'invigilare che siano assistiti da tut-
ti gli aiuti spirituali, si prende la cura che
siano da chi si spetta onorati, secondo il
loro stato, degli ultimi uffizi di pietà cri-
stiana, dell'ecclesiastica sepoltura, e di
farne avvisati i loro parenti, di qualun-
que patria che siano, consegnando poi lo-
ro fedelmente tutte le robe lasciate dal
forastiere defunto. Ciò che riesce di mol-
to buon esempio alla città, e di grande
edificazione ne'paesi lontani, a'quali si e-
stende così pietosa e feconda la romana
umanità". 11 cardinal Morichini, DegV i-
sliluti di pubblica carità in Roma, t. i,
p.i53,dopo avere ripetuto il riferito, fra
le utili istituzioni di soccorsi a domicilio,
avverte che nel 1 84 ' il cardinalDella Por-
ta ordinò con suo editto, sotto pene pe-
cuniarie da applicarsi a vantaggio della
confraternita, a tutti i locandieri, alber-
gatori ed osti, di dare avviso quando ab-
biano forastieri malati, e tenere la busso-
la per le limosine che si raccolgono per
questa pia opera; la quale è un*allra so-
letine prova come la carità de'nostri non
sia ne municipale, ne nazionale, ma cat-
tolica, in Roma maestra di carità univer-
sale.
Artehìaiiche, Orzaroli e Nevaroli, F,
TJ N I
il paiagrafo Mercanti e Mcrciari^eà altri
rehilivi di quest'articolo, come /^^r/^rt^/,
Ogliararly l'erniicellari, ec.
Anigiani. Sotto questo titolo il Piaz-
za descrive la pia congregazione della Na-
tività della n. Vergine degli Artigiani, e-
lelta nella Chiesa di s. Lorenzo in Luci-
ita (f-^.), ora in restauro, sotto la direzio-
ne de'pp. Chierici regolari Minori. Il re-
ligioso di tal ortline p. Bartolomeo Ele-
fanti, di mollo zelo e carità, l'istituì l'Bset-
tend)rei 62'ji con buone regole per varie
professioni d'arti, e componendola di 63
persone in memoria dell'età clievuolsia-
vere vissuto la B. Vergine. Ebbe per pre-
cipuo fine l'indirizzare i confrati alla per-
t'i'lla osservanza de'precelti di Dio, e per
attendere al profitto spiritualedi loro ca-
se e famiglie; e massi(namenle la corre-
zione fraterna del prossimo, per rimuo-
verlo dal peccato, per intercessione della
ss. Vergine, e mediante la frequenza de'
.sagramenti della confessione e comunio-
ne, r esercizio delle virtù e delie opere
J»uone. Fu loro altresì ingiunto accom-
pagnare alla sepoltura i defunti, suffra-
garli con messe e l'uHìzio de'morti, pren-
der cura de'Ioro figli e impiegarli nell'e-
sercizio di qualche arte o mestiere, e di
lorozilelle adoperandosi per collocarlein
modo sicuro. Nell'oratorio, formato den-
tro la casa de'religiosi, in tutte le feste i
conflati si esercitavano iu opere divote,
celebrando con solenne apparato la festa
«Iella Natività di Maria Vergine con ot-
tava. Con ingegnosa provvidenza aveano
i confratelli eretto un monte a benefizio
di quelli che tra loro si fossero ammala-
ti, contribuendo perciò un paolo al mese,
e altrettanto distribuendo ogni giorno a
ciascun infermo, tranne ne'mali incura-
bili o contralti per propria colpa; soccor-
rendo ancora i loro parenti poveri, e fa-
cendoli decentemente seppellu'e se indi-
genti. Anche il prete Ouglielmo Coslan-
7i, L' Osservatore di lioniaje Istituzioni
di pietà, i Santuari ec, nel t. i, p. 3^7,
tratta della congregazione della Nalirilà,
n N I 69
e la dice esistente. Sebbene propriamen-
te questo sodalizio non fu una corpora-
zione di università artistica, ne ho voluto
far qui memoria pel suo titolo di y^r^/gf/rt-
;j/,a'(juali è lutto quanto impiegatoquesto
articolo, e perchè fu composto di artigia-
ni. Altro sodalizio fu istituito nella chie-
sa di s. Carlo de'Catinari, pe' Mercanti e
artigiani, e ne farò parola a quel paragra-
fo. Imperocché ripelerò, classe manuale
chiamano alcuni quella costituita da ar-
tigiani, non meno dagli artigiani e lavo-
ratori, ma anco i piccoli mercanti e simi-
li. Da qualche anno in iioma fu istitui-
ta la Società ri' incoraggiamento alle
arti meccaniche di Roma, della qua-
le più volte ragionò il Giornale di Ro-
ma. E in questo generico argomento
aggiungendo alcune erudizioni generali,
comincerò dal dire: Ncque ingeniaui si-
ne disciplina, ncque disciplina sine inge-
nio perfectum artificem potest. Scrisse il
Ramazzi ni, Delle malattie degli artefi-
ci, Milano 182 r. Il Tissol, Della salute
de' letterati, Venezia lyyS: Delle malat-
tie delle persone del gran mondo, Vene-
zia 1775. Abbiamo dell' avv. Martinetti
il Codice d'economia pubblica j ossia Co-
dice universale de doveri. Manuale teo-
rico e pratico per ogni classe di persone^
Roma I 833. Etono mia e Diceologia ov-
sia giustizia di religione e individuale,
contenente li doveri dell' unnin verso Dio
e verso se stesso, Roma 1840. Traila que-
sta opera de'doveri di tulle le classi alle,
medie e infime della società. N'è scopo il
ridurre a nuovo metodo d'insegnamen-
to la scienza universale de'doveri fonda*
la ne' tre immutabili rapporti de'doveri
verso Dio, verso noi slessi, e verso il pros-
simo. Nel t. a^ cap. i3, p. 47: Doveri dei
professori d' arti liberali e meccaniche,
e degC individui che le riguardano. Dice
che le arti liberali sono quelle che hanno
per iscopo piuttosto la libera considera
zione d'una scienza, e la coltura dell'a-
nimo, di quel che il lucro manuale, come
e meglio dissi nell'articoloUxiviRsiTA . E
70 UNI
Hcconie Ira'romaDi esercì tavansi dn'Ser-
w,p«rciòsi chiamavano liberali le piofes-
«iopi esercitate dagli uomini liberi e in-
genui, onde Cicerone le chiama Tngenuas
artesj cessatala ServilUj varie arti, come
la niosofia e la rellorica, che pur si eser-
citavano da' servi, ambirono il titolo di
jirti liberali, che si è conservato, le qua-
li s'insegnano principalmente nelle Uni'
versila {F.)c\\ studi generali. Qui lascio
per un momento il Martinelli, per ricor-
dare comprendersi Ira l'arti liberali l'ar-
chiletlura, la pittura, la scultura; e che
di sopra na« lai che tra di esse furono uni-
ti in corporazioni artistiche gl'intagliato-
ri, i ricamalori, gl'indoratori, gli spadari,
i guainari o astucciari, ed altre arti, che
furono ppi po3te nella classe de'meslieri
o arti non liberali, come in Bologna e al-
trove. Quanto a Roma dirò, che il Mis-
iirini ne\\e3Iemorie per sei^\'irc alla sta-
ria della romana accademia di s. Lii-
i a fino alla morte d'Antonio Canova^
Bpqaa 1828, tratta dell'antica Univer-
sità e Consolato delibarli in Boma, già
Collegio de' pittori, fondata in una pic-
cola chiesa di s. Luca presso la basilica
Liberiatia, la cui memoria piìi velusl£|
che ci rimane p sul finire deli4oo, e la
rinnovazione d^gh statuti dell'università
porla la data del i47^- ^' ponno legge-
re nel benemerito lodatp scrittore a p. 5.
Da essi rilevasi, che siccome allora i* u-
niversith componevasi di pittori, minia-
tori, ricamalori, banderari e battiloro,
a'due consoli anche denominati camera-
rio e sindaco, per provvede» e a'dispareri
che nascevano sulle cose pttinenli a dette
arti, sì trovò opportuno aggiungere due
altri consoli e un sindaco. Il senatore ed i
conservatori diRoma approvarono gli sta-
tuti. L'università interveniva alle sudde-
scrille processioni dell' inimagiue Ache*
ropila del Salvatore con lorchielti, mul-
tandosi 5 ducati gli artisti mancanti. Nel
fceculo XV inoltre, nella Chiesa de' ss.
Quattro^ si costituirono iu consolato di-
versi marmorari e scultori, cui si aggiun-
UNI
sero gli scarpellini, i quali imbaldanxili
osarono olfendere gl'insigni scultori Mi-
chelangelo, Sangallo e Cecchini. Paolo
111 volle definir la questione insorta tra*
scarpellini e statuari, e la specie delle
due arti, a favore dell'arti figurative:
appello la Scultura (F.) non arte, ma
scienza studiosa emula della natura ; e la
marmoraria chiamò arte meccanica, in-
forme e servile. L'università e consolato
delle nominale arti de'pittori, miniato-
ri, ricamalori sussisteva nel i565 e ne!
i583, ma era in decadenza. E fu per
questo che Gregorio XIll nel 1577 coq
sua bolla eresse V Accademia di s. Lu-
ca (F.) de'pittori e scultori di Roma fon-
data dal Muziano, della quale riparlai
io tanti luoghi, come delle sue odierne
scuole anche a Università' Romana, da
dove furono trasferite da Gregorio XVI
ove trovansi. Anche a quest'accademia,
pome a* sodalizi e università artistiche ,
fu da Paplo V nel |6o6 accordato il pri-
vilegio, per la festa dej protettore s. Lu-
pa evangelista, di liberare un reo condan-
nato alla pena capitale, fuorché pe' de-
litti di lesa maestà, falsificazione di mo-
nete o di lettere apostoliche, assassina-
mento e sacrilegio, coli' espressa condi-
zione, che il condannato avesse ottenuto
la pace dagli offesi j quindi veniva resti-
tuito alla primiera fama, gradi, onori e
beni, fuorché quelli incorporati al fisco.
L'accademia di s. Luca celebra per suo»
2." fondatore Federico Zuccari, e nel
Missirini si ponno vedere le successive
accadpuiie teuutp nel principato del me-
simo, riferite a p. 28 e seg., vietandosi
il discutere sulle preminenze dell'arte di
pittura, di scultura, d'architettura, per-
chè essendo ciascuna figlia d'un medesi-
mo padre cotanto nobile, com'è il dise-
gno, sono e debbono essere sorelle. Im-
porla pure nel medesimo leggersi prin-
cipalmente i ragionamenti recitali nel-
l'accadeuìia: Intorno al disegno j al D.i-
segno intellettuale j alla Definizione del-
la pittura; alla Definizione dell'archi-
UNI
tetltiraj alla Definizione della scultura;
alle Definizioni compendiose e riunite
ili tutte tre le primarie arti liberali. Da
queste e Jairaccademia di s. Luca ftiio-
»io dunque separate quelle de'iicamalo-
ri, banderari e battiloro, già unite all'u-
ni versila come considerale arti ornamen-
tali del disegno aventi qualche relazio>
ne all'arti del disegno medesimo , mas-
sime i ricamatoli, i quali in un a' ban-
tierarì ad esso l' hanno sempre. Ri tor-
no al Martinelli. Arti meccaniche so-
no quelle che hanno per fine, non tanto
Va promozione o cognizione d'uua scien*
zn qualunque, quanto il solo guadagno
manuale di spaccio o di trnllìco, Ap>
partengono alla classe di arti liberali : li
professori di scienze speculative , filoso^
fiche e filologiche, compresi \ teologi e
]j giureconsulti , sebbene li primi siano
addetti all'amministrazione ed istruzione
ecclesiastica, li secondi airaroministrazìo*
ne civile. I medici, chirurghi, farmacisti
ed arti annesse, che ricevono in una u-
ni versila di sludi una laurea o matrico-
la o permesso d' insegnare o di esercì ta»
re. Gli architetti e ingegneri, con arti an-
nesse, le quali esigono un formale corso
di studi. Li professori di disegno, pittori,
scultori j rausaicisti, incisori, restaurato^
ri, macchinisti, inventori, e simili arti au«
nesse, qualora chi ne fa professione ten-
ga il suo studio aperto e sia riconosciuto
caposcuola con allievi rispellivi, ossia ca-
po del proprio sludio, GÌ' impiegali ne'
dicasteri pubblici o privali, (jualora le lo-
ro occupazioni si rifioriscono al perfezio-
nainenlu o esercizio del rumo politico, am-
ministrativo, economico, o di qualunque
altro ramo che riguarda l'arte o scienza
di regolare uno stato ed un'azienda. Ap-
partengono ad una prima specie di arti
meccaniche tutti (|ue!ti, che per solo gua-
dagno e senza diretta vista di scienza a*
stratta, o coltura d'ingegno, fanno pro-
fessione d'un'arle relativa a'bisogui e or-
namenti della vita, sia manualmente, siu
con Iralllco, sia con i'cstìrcizio d' uu uc-
UNf 71
gozìo aperto. Questi sono meccanici-ne-
gozianti-spacciatori, Sono altresì mecca-
nici, ma di seconda specie, quelli che in-
dividualmente tirano un lucro colla sola
persona, come li servitori, li camerieri,
li portieri, le ordinanze, gli esploratori,
li mesi»i , li garzoni, li facchini, e simili.
Questi sono meccanici personali. Li mec-
canici negozianti-spacciatori, ossia con ne*
gozio aperto, si suddividono in due clas-
si. Sono di 1/ classe o di I. "ordine quelli,
che ritmendo la cognizione e perfeziona-
mento d'un'arte o d'una scienza mecca-
nica, con relazioni commerciali all'este-
ro, si servono dell'esercizio del loro ne-
gozio all'ingrosso, per ottenere uu guada-
gno, e possono chiamarsi ancora com-
mercianti, come sono li fabbricatori e pa-
droni d'opifici di panni, di drappi, di por-
cellana, di vetri e cristalli, ed altre simi-
li industrie, gli orefici, argentieri, fondi-
lori, orologiari, li droghieri, li cartolai, li
librai, gli stampatori, li commercianti di
bigiotterie, li mercanti di drappi, di stam-
pe, di sete, di colori, e di altri generi com-
merciabili, Sono di 2." classe e di 1° or-
dine, tutti i professori di arti manuali con
ispaccio o esercizio in dettaglio, sopra og-
geni indigeni e che comunemente non e-
sigono corrispondenze e commercio con
l'estero, sia di generi commestibili , che
di uso e ornamento alla vita. 1 principa-
li artisti di questa 1^ classe , siccome si
trovano sempre a nostro contatto, richie-
dono perciò un maggior sviluppo e illu-
strazione, che l'autore eseguì con erudi-
le note: ponno questi ridursi a'scguenti.
Li Fornarì^ Beccai o Macellari, Pizzica-
gnoli ^ Cnjfetlieri, Calzala i. Barbieri ^ Cu-
cinieri o Cuochi y Ostiy Trattorie Alber-
gatori, Ferraris Falegnami e M aratori ,
Scalpellini^ Tabaccali , Rcgattieii o Re-
cattieriyl\JodistiySartoriy Macchinisti ma-
nuali. Non si escludono da questa clas-
sificazione altri simili mestieri , essendo
impossibile di classificarli universalmen-
te, e perchè »|ui l'autore volle illustrare
e contemplare isoli principali. Questa '^i/
71 UNf
classe di arlisli manuali si riconoscono
d'assoluta necessità, tanto nel rapporto
naturale, che nel rapporto civile della vi-
ta umana, a dilFerenza di quelli di lodas-
se, che appartengono piuttosto al lusso o
più specialmeiìiteal commercio (del qua-
le l'autore tratta a p. 44^^)? come si ri-
conosce dall'origine e scopo delle precipue
arti suddette di 2.' classe, sviluppate nel-
r accennate note. A p. 4^4 lagiona de*
doveri de'professori di scienze e arti libe-
rali; ed a p. 519 de' doveri degli artisti,
ossia di persone addette ad arti e mestie-
ri meccanici e manuali; a p. 5ii de'do-
veri degli artisti o meccanici negozianti
spacciatori; a p. 526 de'doveri degli ar-
tisti esercenti le arti manuali in dettaglio,
sopra oggetti indigeni e necessari alla vi-
ta, e che non esigono comunemente cor-
rispondenza commerciale; finalmente a
p. 53o tratta delle disposizioni ecceziona-
li della classe anomale d'individui, che
non ponno entrare nella partizionee clas-
sificazione delle superiori rubriche per la
varietà de' loro rapporti. Inoltre ponno
leggersi i seguenti capi nelle Stuore del
p. Menochio, centuria 12." Gap. 62 : Se
In fortuna aiuta l'arti, c.particolannen-
tc la pittura. Gap. 63 : Se convenga a
persone onorate il sapere qualche arte
ììianualcyedesercitar.siinessa. Gap. 64:
Cìie (ìiffìcilniente la medesima persona
puh riuscire eccellente in piìid^ una pro-
fessione. Gap. 65: Dell' applicarsi a
qjudU esercizio o studio, al quale la per.
sona ha inclinazione e abilità. Gap. 66 :
Dell'amicizia, e dell' emulazione eh' è
fra quelli dell' istessa professione.
Bancherolti o Banchieri, Unìversitas
Bancheriorum Urbis. Gambialoridi mo-
nete. Il Dizionario della lingua italiana
alla voce Cambiatore , la definisce. Ghe
cambia. Nome verbale, ma usato comu-
nen»ente in significato di Mercatnnte,c\\Q
fa banco dove si conta e cambia mone-
ta. A colui, che fa !e tratte e le sconta, si
dice oggi Banchiere, in latino: Canipsor,
JVuntinulariusj Argentariusj e l'officina
IT N T
di banchiere, Ar^eniariaj anzi il banro
del cambiatore fu detto Basilica (/'.),
perchè edificato nel Foro; ivi eia il con-
vegno e si raccoglievano i mercanti ad e-
sercitarvi il comimercio , come in Roma
nel Tribunale (F.) detto Puleal dì Li-
bone,o\e un pretore o un centumviro giu-
dicava le liti commerciali, perciò accor-
rendovi pure i banchieri. I! Muratori in-
segna che gli Argentarii, erano quelli
che ora rliciamo banchieri ; e gli Exre^
ptores pare che fossero i notarì o scrit-
tori dedicati al loro servizio. Si può veflerc
il paragrafo di quesl' articolo, Orefici e
Argentieri. Anticamente il banchiere si
disse più comunemente C<2//7^)?or.Pa paSi-
sto V en)anò il Uve^veTaeniinenùJaslitiae^
de'i5 giugno I 588, Btdl. Roni. X. 5, par.
I, p. 200: Confirmatio concessionis affi-
cii Nuiunvdarioruni Universilalibut Ar^
tinnì Urbis. Gon esso pure ne rimosse gli
abusi, ne ridusse il ninnerò, deput' per
un novennio in loro prefetto Filippo Ra-
venna mercante genovese dimorante in
Roma, ordinandogli di pagare annual-
mente alla camera apostolica scudi due-
mila , per sovvenire alle sue necessità.
Quanto agli abusi e alla riduzione de*
bancheiotti, dichiarò Sisto V : flinc e^t,
quod po^tquani Nos certis rationabili-
bus causis (une expressis etìam publicuni
comtnoduuì, concernentibus, adducti, sed
podssimuni ad toUendum quaniplures n-
busus , et infer ea<: ad evilanduni plures
fraudes^ quae per Candyiatores Moneta-
rum Urbis lìancherotti vulgo dictos in
pub li ci, et privati prae/'tidicinm , et da-
mnuni non modicuni committebantur, et
adbuc forsan edam commiftnnfur, quo-
rum causa quamplura staluta, ordina-
tiones^et banni/nenfa pluries diversis tem-
poribus facta fierunt , nulLum tamen
praeniissis remedium unqnani afferri
pofuit, qnod ab excessivo numero per-
sonnruin minus approbataruni arteni
ipsam exercentium processi sse, et pro-
cedere accepiiHU'i. Nos ex injuncio IV O'
bis Aposiolicae sendtutis officio pracnùs'
U N T
six reclnnì formnm ad Dei laiidnn edam
cinti aliqiuiLi dictae Came.rae uuLilate a-
liasdare volentesNostro motti dictosBaii-
eliti ios^ seti fìancheioUos ad ntiniei'o o-
vlua^inta rediixeraintis, ita nuUiis aliiis
practrr octiuignita pcrsoiias aitein lui-
ftiMiiodi ili ipsa Ijrbe exercet-e valcret.
Jl V\i\77H tìtii' Eh sci'ologio, Irai. 7, cap.
3o : De Bam-hieii a s, Lorenzo in Da-
niaso alla Cancelleria, cioè nella Chie-
sa di s. Lorenzo in Damaso (/ .), della
qjinle feci {incora ricordo nei voi. XLVI,
p. I 18, osserva die non seu/a ragione i
hancliieri presero per loro avvocalo s.
Matteo (/ .) apostolo ed evangelista, al-
lorquando nel I 078 essendo in Roma cre-
sciiilu il numero loro, formarono cano-
incanienle una compagnia, eh' egli emi-
meta ira le universHli, percliè il santone
esfrcilò la professione, e che per l'invilo
del diviu Mae^ilru subito abbandonò, col
iienaro e il traliìco, appena tlalla divina
liocca ";)prese il suo commercu» pericolo-
so all'eterna salute; uìenlre gli altri Apo-
stoli pescatori dopo simile chiamata tor*
paiono alle reli , per essere professione
più iniiocenle e sicura. I banchieri duu-
(|ue, cioè i banclierotti che cambiavano
le monete, non i mercanti che attendeva-
no a'cambi, si costituirono in sodalizio
nella detta chiesa e nel proprioallareche
dedicarono a s. Matteo, dopo averlo no-
bilmente ornato. Vi stabilirono un cap-
pellano, e ne celebrarono la festa con so*
lenniià. Fra le opere di pietà da loro e-
stMcilale, ricorda le visite a' confrali in«
(eriiM, ed i suilragi di (jMe'che morivano;
avendo presente, per l'esempio del san-
to tutelare, clie in ogm stato si pvii) esse-
re traliicanle e santo, benché egli per
inaijj^ior sicurezza abbandonò la sua ar-
te d'industria. Il Bovio che 3o anni do-
po il Piazza pubblicò, l^a pietà trionfati'
te nell'insigne basilica di s. Lorenzo in
Daniaso,t\ p. 1 34,dis(:oi'reiulodcllaCo^/j-
pngniade Bdiuliieriy non ineroanli iiiou-
tisti, ma cambiatori di monete , che de-
IcMuiuarono di congregarsi insieme per
TTNT 7*5
altendere qualche volta, ne'glornl alme-
no festivi , di proposito allo spirito, nel
mezzo di tante distrazioni e cure monda-
ne e ingolfati ne' temporali interessi; e
convenuti col capitolo della basilica di s.
Lorenzo ottennero il luogo richiesto, e
Gregorio XI II ne approvò la loro confi a-
temila senza sacco, nell'altare che eres-
sero nella medesima e dedicalo a s. Mat?
teo, che decorarono di preziose pitture e
arricchirono di sagre suppellettili. Ma iti
seguilo volendo essere seguaci veramente
di s. Maltei», abbandonarono TuiFizio, e
col mancar de'banchieri (cioè gli ascritti
al soilaiizio ) cessò pure la confraternita,
onde la cappella fu concessa a Domenico
Marchi, che maggiormente nobilitando-
la, l'mlitolò al santo del suo nome. No-
tò l'Anndenio che molte famiglie si tra-
piantarono in Roma da Firenze e da Ge-
nova, con l'occasione del negozio di ban-
co o di fondaco, che molte volte moriro-
no nelle tliscie pe'facili fallimenti, benché
prima stimate re r// <;//«<7r'/. Quanto a'fio-
rentini, notai ne' voi. LXX Vili , p. 6q,
70, LXXX, p. i33 e altrove, che nel
luogo dove i mercanti, banchieri e fon-
dacafi aprirono i loro banchi la via ne pre-
se e conserva il nome. All' articolo Mer-
cante, nel meilesiino paragrafo di que-
st'articolo, e meglio in altri articoli, par-
lai delle Borse e dell'istituzione de'Ban-
chi , degli agenli di cambio e de' listini
sulle contrattazioni, come nell' articolo
Tesoriere, con altre nozioni sul commer-
cio e sulle pubbliche (ìnanze. La presente
borsa anticamente si disse Loggia de
iU creanti : di (pieste loggie e delle suc-
cessive borse parlai in motti luoghi. Ne'
n.i 73 e 75 del Giornate di Honia del
1 854 sono riportati: il lìegola mento deL
la Borsa di txnma; ed il lìegoLainento
per gli agenti di cambio. Il eh. Kambel-
ii. Lettere intorno in\'eiizioni e scoperte
ìtalianeyViì^^\otu\ nella leti. 94: Lettere di
Cambio, (jmde italiano trovato, avendo-
ne con dottrina pienamente rivendicata
lu gloria il eh. conleCitludella Vigodar-
74 UNI
zere ne^ Cenni istorici sulla invenzione del-
farte cambiaria, Padova 1 838. L'opera
dell'encomialo Uambelli contiene prezio-
se notizie sulle arti e sui mestieri. Alcuni
banchieri furono particolari Tesorierì[F'.)
e depositari de'Papi, In Francia lo Spe-
dizionierefF.JòeWe bolle e dispense pon-
tificie anticamente si chiamò Banchiere
Spedizioniere [f^^.y Questi erano una spe-
cie di Sollecitatori (F.) della spedizione
iWgli atti che s'imploravano dalla s. Sede,
o si domandavano dalla legazione d'A-
vignone.NeH'antichilàe nelle leggi roma-
ne, i banchi, i banchieri, le ditte e le case
di lagione si chiamarono con diversi vo-
caboli : Ar^entarii^ Jrgenlarii Coacto-
reSj Argentariae niensaeexercitores,/fr'
giropratae e Argirognomonae. Questi ul-
timi pelò erano piuttosto saggiatori del-
Ja Moneta. Altri vocaboli sono: Banca-
rii, Cermaiisfae, Coactores , Collectarii^
Collybistae, Danistae^ 31ensarii, Nuni-
niiilarii, Trapezitae. A'tempi di Cicero-
ne si conoscevano le operazioni bancarie
in Atene. Neil 83oravv. Vannutelli pub-
blicò un importante scritto, in cui provò
che gli antichi nummulari aveano una
piena conformità co' nostri banchieri.
L'avv. Martinetti, La Diceologia, l. 2, p,
460 , riporta monumenti che provano
l'anlichiln de' falTunenti e della scrittura
di cambio. Finoda'tempi di Plauto si de-
plorava l'iniquità de'bancherotli dolosi,
che quel scrittore pose in ridicolo nel Cur-
cui, ad. 3, se. I. Cicerone non solo prova
che la buona fede è l'anima del commer-
cio, ma la somma moralità de'banchie-
fi del suo tempo, che si chiamavano per
fintonomasia Homiues honesli. Devono
i banchieri tanto per stimolo di commer-
cio, quanto per impulso morale di religio-
ne, usare la più grande fedeltà e puntua-
lità co'corrispondenli, e non far mai trat-
te ed assegne, se non hanno i fondi da sod-
disfarle. I banchieri, le ditte, le case di
ragione, il commercio del denaro di piaz-
za >n piazza, sono mezzi di facilitazione
per r andamento della società , per cui
UNI
seppure ritennero nomi diversi presso
l'antichità, adempivano in sostanza il me-
desimo oggetto e ritenevano un metodo
nella scrittura consimile a'tempi nostri:
come pure i fallimenti de'banchieriocomr
niercianti, che accadevano nell'antichità,
si registravano nel diario antico romano,
insieme al giudizio proferito da' Tribu-
nali di Roma^ precisamente come si usa
con l'odierno costume.
Banchieri V. i paragrafi di questo ar^
licolo, Bancherotti e Mercanti Merciari.
Banderari. V. il paragrafo A^ Mer-
canti Merciari e Artigiani.
Barbieri e Parrucchieri ^ Universitas
Tonsorum vel Barbitonsoruni Urbis, U-
niversità, sodalizio e collegio che com-
prende i maestri dell'arte, ed anche igio^
vani e delti aspiranti. Quest'arte in tut-
ti i suoi rami è bella, necessaria e impor-
tante, comechè ornamentale del volto in
cui è riprodotta l'immagine di Dio; e ri-
chiede non comune abilità e genio, svel-
tezza nell'esercizio, educazione civile e po-r
lite maniere, per avvicinare i suoi profes-
sori quotidianamente, con domestichez-
za e intimamente, tutte le classi della so.-
cietà d'ambo i sessi. Nel suo complesso,
per imparare tutta l'arte a perfezione, ri-
chiedesi non breve tempo e molta intel-
ligenza. Ora in generale è io decadenza,
per ragione di tempo e di moda; l'uno e
l'altra essendo molto variabili, per natu-
rale conseguenza può a un trailo risor-
gere al suo lustro. Vedasi Malfi, // Bar-
biere, Nàpoli 1626 con figure, libro ra-
ro. M. C. T. Rangoni, De Capillamen-
tis seu vulgo Parucquen , Magdeburgi
i663. È cessalo quasi del tutto l'uso co-
mune delle Parrucche (^.), che ne'cor-
ligiani sarebbero necessarie , per essere
sempre esposti a restare col capo scoper-
to, con nocumento della salute, che deve
curarsi soprattutto per la prima cosa. \\
cortigiano sia nobile, sia magnate, sia do-
mestico di primaria condizione, è sempre
fra gli agi della corte; da questi a un Irat-
lo passa alle più gravi esposizioni dell'a-
U N I
ria libera e dell'intemperie de*lempi, con
quello stesso capo scoperto in cui vive tra
i riguardi, il calore delle stufe e ogni de-
licata comodità. Osserva il Thiers nell'/-
sioria delle perucche , che in Francia i
cortigiani, que' di capello rosso, ed i li-
gnosi furono i primi a usarle. Tosto l'e-
sempio de'corligiani fu imitato, perchè i
Joro costumi furono seippre fondamento e
gran moven te alle mode, e pe'primi ne scr
guirono l'esempio tulli quelli cheappar-
lenevano al Teatro [V.), indi il resto del-
la società, e così il costume divenne quasi
universale. Rapidamente il numero de'
parruccanti si moltiplicò tonto, che nel-
la stessa Francia con pubblico editto si
ordinò neliGSg la creazione di 200 bar-
bieri,stufaroli e perucchieri. Qualche tem-
po dopo i perucchieri con 1' esercizio di
loro interessante professione inondarono
tutta la Francia, e questo fu iutitato dal-
le altre nazioni, sino alla rivoluzione che
pose a soqquadro grandissima parte di
europa nel termine del secolo passato.
Fu allora che si cominciò ad abbandona-
le le parrucche, e si passò a un gitro e-
slremo, a tagliare i capelli corti , che si
dissero alla brula, cioè alla foggia del pro-
totipo dellp democrazia il romano Bru-
to , e così le lesle divennero verameule
leggiere! più leggiere che leggiadre. An-
zi nell'invasione dello stalo pontificio, i
repubblicani francesi , colla prepolente
legge del più folle, imposero od esso
quelle durissime condizioni che deplorai
in tanti luoghi e a Tolentino (l^.}j tra le
quali vollero tra'primari oggetti d'arte,
i busti de'due Bruti ch'erano in Campi-
doglio. La cessazione delle parrucche fu
(:eleremente progressiva, il che degradò
l'arte lonsoria, come in Uomu, per man-
canza d'esercizio nella lavorazione de'car
pelli, e impoverì coloro che la professa-
no, mentre prima i guadagni loro erano
copiosi e la loro abilità stimata, uuissime
dalle clasài elevale. Il modo come ora co-
munemeule si portano i Capelli (^'.), ne
ha ridotta la Tonsuia^f''.) a un nouuul-
UNI 75
la di semplice scorciamento nelle sole e»
stremila riunite, massimamente per le le-
ste della gioventù di Roma; rare inoltre
essendo le ornature del capodelledonne,
le quali da per loro lo eseguiscono in mo-
do semplicissimo, non senza qualche a-
iuto artificiale, corrispondente al gu-
sto e costume della lesta degli uomini,
tranne l'eccezione per quelle che inter-
vengono alle grandi società e feste not-
turne, in cui si usano le gioie, i fiori e
altri eleganti abbigliamenti per ornare
la capigliatura ; e tranne la Maschera e
il 7Vrt/ro(/^.), ove sì riproducono anche
le foggie antiche. Le pettinature dell«
donne si esercilanoda alcuni tuttavia con
perizia d'arte; si eseguiscono pure da al-
tre femmine, per professione o servizio
domestico, come l'antiche ornatrici, del-
le quali il marchese Guasco alessandiino
cj diede l'opera che ricordai altrove: Del-
le ornatrici e de' loro uffizi , ed insieme
della Superstizione ( V.) de' gentili nella
chioma, e della coltura della medesima
presso f antiche donne romane , Napoli
1775. Gl'irriperatori e altri Sovrani so-
levano mandare i capelli del loro Figlio
(V.) primogenito a'Papi, perchè li adot-
tassero per figli, 11 p. «Menochio nelle
SluoreyCevìi. 6.", tratta nel cap. 74 : Di
un certo rito di mandare li capelli al
Papa.E nella ceni. 7.V'«p. 65 : Dell'ora-
zione composta da Giuliano apostata,
'€ intitolata Misopogone^ciocodio della
barba. La Barba (/^.) stessa ora da'seco-
lari poco si rade, lasciandosi crescere da
buona parie degli uomini, e con veslimeu-
laairaltosproporzionaleeper nidla analo-
gheecorrìspondenti. Infatti pel migliora-
mento e riforma del costume nelle resti
(/'.),sullalformaecoloredegliabilide'due
sessi, neh 85) si costituì in Roma una so-
cietà di artisti, di cui ragiona il t. 21 deb
V/llbuni^ per modificare con ilignità l'a-
spetto della figura iimiino, riconoscendq'
si complicato, assurdo e alterato l' abbi*
glia mento dell'attuale Europa; col l'i nten-
dimenio eziandio di rendere il vesliuno
76 UNI
semplice,elegante,digniloso,comodo,con-
veniente; in accordo colle stagioni, al cli-
ma,alle circostanze d'ogni paese,e così cor-
reggere la deformala umana figura del-
l' Uomo e della Donna( F.). Ma avendo ri-
messo gli uomini la barba, è da sperare che
Della generalità non procedino più da qua-
si giovani sbarbati, ma con senno e gravità
morale! Altri usano mezze barbe, o bafti,
o moschetti, o basette,© scopettoni, ovve-
ro gli uni e gli altri a un tempo, per cui
in taluno il volto è divenuto una carta
geografica, e la mano del barbiere deve
essere esperla e cauta , per non radere
col rasoio i peli che sotto le nominate
foggie e forme si lasciano crescere, secon-
do il proprio volere e capriccio. Que'
poi che si radono tutta la barba, buona
parte di essi l'eseguiscono da per loro, fi-
gli è per tulio l'accennato, che l'arte in
lloma è in decadenza, ed i suoi professo-
ri poco lucrano in proporzione di prima.
Pure in questo ancora il Lusso (F.) e la
moda ponno in breve variare tali condi-
zioni, il Magri, Notizia de vocaboli ec*
cksiasliciy dice che il barbiere fu anco
chiamato Ustriculus o Striculas, da IJ-
striculae istromenlo di ferro, col quale
infuocalo si bruciavano i peli del volto
per comparire giovane sbarbato. Anche
i vescovi sono tonsori co' Chierici [F.) e
colle Religiose (P^.): a'primi v\e\\' Ordiiia-
z/o«t(/'.)colle forbici tosanoicapdlli efan-
no la Tonsura ^ e nelle Sconsagrazioni
(^.) tagliano i capelli in modo che scom-
parisca la Chierica (F.)ja\\e seconde nel-
le Feslizioni (/^») tagliano colle forbici
tutta la chioma. Aulicamente era comu-
ne nelle Sagrestie (/^.) lo Specchio (nel
quale articolo dissi pure di quelli tasca-
bili per assestare da per se l'acconciatu-
ra de* capelli, della parrucca, della bar-
ba, de'b.ilH ec, come una toeletta ambu-
lante, mediante il peltine e la scopetta ad
esso uniti; e parlai pure degli spilloni o
crinali usati anticacnenle dalle donne), ed
il Pettine (/'.), per assestarsi la chioma
e la barba da'minislri dell'altare inuaa-
UNT
zi di recarsi a quello, per comparire al po-
polo colla maggior decenza e compostez-
za; oltre i cuscinetti colle spille, onde per
lo stesso fine decoroso accomodarsi be-
ne le vesti sagre. E che gli antichi cri-
stiani, ancoi vescovi, si seppellivano col-
lo specchio e il pettine, li Borgia, Difc'
sa del dominio temporale della Sede a-
postolica, a p. 24 riporta la lettera di s.
Gregorio 1 Papa del Sgo a Romano Di-
fensore {F.)y ed osserva le cose trattate
in essa. E primieramente ordina a Roma-
no di reprimere l'audacia de Tonsurato-
li che volevano farla da Difensori. Que-
sti tonsuralori, Tonsuratores , altri vo-
gliono che fossero chierici minori, ed al-
tri laici distinti per la tonsura de'loro ca-
pelli , i quali muniti di lettera del som-
mo Pontefice erano in qualità di agenti
e fattori destinati a soprintendere a' co-
loni e possessori de'predii della Chiesa ro-
mana nella Sicilia. Ne fa menzione lo
stesso s. Gregorio 1 nell'Epìst. 32, lib. 2,
ad Petrum suhdiaconwn Siciliae, nella
quale così gli dice: St vero de laicis Deuni
tinienlibus inveneris ut tonsurari deheant,
et actionem sub recto re fieri, omnino li-
henter fero. Quibus necesse est ut etiani
epistolae transmittanfur.Seìn questo pas-
saggio si parla di tonsura civile , e non
già ecclesiastica, esso è molto analogo al-
l'altro del libro Pontificale^ nel quale nar-
rasi che a Papa Adriano 1 si offrirono de
diversiscivitatibus Ducatus Spoletini,c^\\
giurarono fedeltà , e si fecero tonsiuare
alla romana, cioè vennero ridotti nelle lo-
ro barbe e capellature alla foggia roma-
na, prima seguendo il costume longobar-
do, secondo il quale l'une e l'altre por-
tavansi lunghe, tonsura però diversa dal-
la clericale. Il Medico (f .) sinodalla più
remota antichità, non solo esercitò la Me-
dicina (/^.), ma anco la Chirurgia (/',).
In tali articoli dissi che anticamente alla
medicina era unita la chirurgia, e soltan-
to dopo la metà del secolo Xll la chi-
rurgia divenne una professione distinta
dalla medicina, e da essa fu iuleramen-
UN l
le separnln. Quando i concilii del i i3i
e altri successivi vietarono agli ecclesi««
siici l'esercizio della chirurgia, permelteii-
do loro soltanto qtiello della medicina,
essi per le operaz^ioni in cui adopera vasi
il ferro e si dovea incidere o tagliare, si
servirono de'barbieii,come quelli che ma-
neggiando quotidianamente il mobile e
tagliente rasoio hanno la mano ferma e
sicura. Ad esempio degli ecclesiastici , i
Diedici secolari si servirono de' barbieri
nelle operazioni col ferro. Narrai ancora,
che in Francia dopo il secolo XII la fa-
colla medica chiamò i barbieri per con-
fidar loro i soccorsi della chirurgia ma-
nuale. In seguito gl'inizio nelle grandi o-
perazioni, e poi li fece unire al corpo de*
chirurghi. In tal modo la facoltà medica
col servizio de* Chirurghi (P\) barbieri
tenne per diversi secoli la chirurgia sot-
to l'esclusiva sua dipendenza. I medici si
limitavano a istruire i chirurghi-barbie-
ri nell'anatomia, nella flebotomia, nel fa^
re amputazioni. Nel secolo XVI France-
sco Il re di Francia, flivorendo i chirur-
ghi, i barbieri-chirurghi doverono unir-
si a loro e formare una sola corporazio-
ne , però quanto agli ultimi con molle
restrizioni nell'esercizio dell'arte. Final-
mente i chirurghi con 1* istituzione del-
Taccademia chirurgica, stabilirono il pi i-
Talivo esercizio dell'alta chirurgia e si se-
pararono da'chirurghi- barbieri. A que-
sti fu lasciata la flebotomia e 1' esercizio
della bassa chirurgia. Perciò Ano a'nostri
giorni quasi tutti i maestri de'barbieri e
parrucchieri doveano esercitare la bassa
chirurgia, almeno la flebotomia. Anche
questa in essi è decaduta , perchè pochi
l'esercitano, dopo over trascurato l'utile
prerogativa, specialmente dopo l'aumen-
to de' chirurghi, e dopo che tutti questi
iit)n più ebbero alcuna ripugnanza perla
flebotomia; la quale nell'esercizio richie-
de mano franca, ferma e sicura, e la teo-
rica e pratica conoscenza delle vene, on*
de evitare quelle gravissime conseguen-
ze, che iu avanti li teueva più iu liser-
UNI 77
va nel cavar sangue; in un tempo cioè
che quasi priva ti vainenle si eseguivano
da'barbieri-chiriM'ghi i snlassi,ondea'chi-
rurghi per la loro non continua pratica,
ne proveniva una tal quale ripugnanza
di fare il flebotomo, massime ne'profes-
sori di bella fama, poiché una cavata di
sangue, per le sue funeste conseguenze,
poteva e potrebbe assai pregiudicare il
loro credito. Così i grandi pittori, gene-
ralmente parlando, non sono perfetti ri-
trattisti 3 poco amando di esercitarsi ia
tale circoscritta parte dell'arte, onde per
lo più non ci si dedicano per timore di
non felice riuscita, e ne lasciano l'impre-
sa a quelli che vi si adattano o od lioc
hanno il genio di riprodurre fedelmente
la nostra immagine. A'baibieri esercilan-
li la flebotomia e la bassa chirurgia pon-
no essere utili le operedel gesuita fr. Pie-
tro Antonacci, scritte egregiamente pe*
Missionari apostolici e pe' F^icari apo^
slolici ( /^\),non che le seguenti. Melli, La
lancetta pratica, Venezia 1742- Mala-
vasi, Manuale de casi urgenti in medici'
na^ Modena 1 840. De U.A\\Ue\s, Della vir-
tù de' medicamenti, Roma 1810. Tro-
mandorff, /^r/e^ir/ce/tord', Milano i8o3.
Dizionario de' termini di medicina, chi-
rurgia, veterinaria, Milano 1 828. Ne'vol.
XIII, p. 1 1 2, XLI V, p. 86, raccontai che
in Roma, Ano ad anni addietro, sulle por-
te esterne de'barbieri-chirurghi eravi u-
na tavola dipinta esprimente un braccio o
un piede colle sanguigne aperte e l'iscri-
zione: Quisi cacasangue. Ora sonorare,
anco perchè, conje già notai, pochi di es-
si esercitano la flebotomia. Di più dissi,
che le pareli esterne delle stesse porte e-
rnno dipinte di bianco e di turchino con
de' gigli di colore giallo. Si vuole che il
contrasto di tali colori servisse a facilmen-
te indicare nel buio della notte, prima che
le Strade di Homa (/ .) fossero illun^i-
nate, che ivi era il flebotomo, che in cer-
ti non raii casi colla sua prontezza a tem«
pò può diue la vila m\ un apoplrlico. Pe*
gigli poi si volle spirgurcMpiunto si uai**
78 U IN 1
la della famiglia di Papa Pio IV de IMe*
dici, la quale da alcuni si pretende oi-i>
ginata da un barbiere-chirurgo, poiché
neilaraie di casa de Medici [f^.) tonna-
ta da palle, una di queste ha sopra diver*
si gigli. Anzi opinano altri che i de Me-
dici, poi gtanduchi di Toscana (F.), de-
rivarono da un medico, il quale adottò
per cognome il nome di sua condizione
e per stemma le coppette di vetro, le qua-
li poi furono convertite in palle. Il cele-
bre Bonarroti suppose o ritenne vera la
tradizione sulla discendenza della fami-
glia di Pio IV, perché nell'erigeredi suo
ordine la Porta Pia (/^.), forse e come
spiegano alcuni, con allusione a'barbieri-
chirurghi, con bizzarro disegno nelle de-
corazioni esterne di travertino, che di-
consi satiriche , scolpì in bassorilievo a-
sciugamani, catini, e saponelle per figu-
rar le palle Medicee. Per morte di Pio
IV restata imperfetta l'estremità dell'e-
difizio, il regnante Pio IX lo fece com-
piere nel 1 853, il che notai nel voi. LXX,
p. 145». I barbieri fiorirono in tutte le
corti, per la loro condizione sociale, che
in parte accennai e meglio poi dirò con
altri. Ora solo dicendo della pontificia,
farò osservare che il j .^'documento in cui
si nomina il barbiere del Papa è il ruolo
di Nicolò 111 del 1277, il più antico che si
conosca, in cui è nominato : MagisterJa'
cobus Barberius, fra la classe àeServien-
les nigrijaWa quale pure appartenevano
l'arci-cuoco, il ferraro, il sartore, l'orefi-
ce, come notai a Famiglia pontificia, ove
lo riportai. Il 2.° docun»entosi ricava dal
codice pubblicalo dal p.Galtico,/^c/aCrte-
remonialiajp.i63: De Offìcialìbus Pa-
lalii Pontificii ySCi'ìtio nel 1409 per l'ele-
zione d'Alessandro V,in cui si legge. XIV.
De Barberio. Iieni Dominus ISoster de-
het Barberiiini sibi eligere idonciwi , et
expertuniy qui Suae Sanctitati de arte
sua servial^quotiens opusfuerit. Iste ati-
lem Barberius non consuevit in Palatio
tanierani habere, nec vìctuni rtciptre;
sed eideni duri debenl slipeiidia ioliUi
U N I
darl uni senzienti armoruni (cioè MaZ'
zitri)y quae si eidein non soL'anlur , vi-
tani in Palatio habere debet. Ad istius
offlciuni pertinet, quotiens Papa equilal,
valiaiani rubean\ ante se portare, et e-
tiani reposiioriani milrae, si in officio so-
lus exislatj si vero due essente unus por-
taret dictuni repositorium , alias vero
dictani valisiam. Segue De Offìciali-
bus S. R. E. Cardinalium. XV. Of fi-
cium Barbilonsoris. Barbitonsor ultra
arteni suani debere stare ad credito-
riunì j sive ad credentiam Domini^ et re-
cipere quod Domino portatur per buli*
culariumj et siniiliter de fructibus , qui
portantur per panelerium, et de ipsis fa-
cere credtnliam, cuin vinuni propinatur^
vel frucius portantur Domino, citi debet
assistere eliam unus ex cubiculo riis. Di'-
bet eliam portare maletam (idest bui"
gam), sive valisiam cuni pannisy cum Do-
ìiiinus tquitatj et si barbitonsor non sii
in domOj praedicta pertinent ad scutife-
rum minorem, scilicel qui ultimo venit ad
servitia Domini. \\ barbiere del Papa an-
licamentefu uno de Camerieri o Aiutan-
ti di Camera del Papa, ovvero uno de*
suoi Scopatori segreti (f^-)j e pare cziau*
dio uaCubiculario'ìnciw'ìcato specialmen-
te di tale ofìlcio. Nel voi. XXIII, p. 83,
riportando il ruolo d'Innocenzo X, notai
che il suo barbiere e uno degli aiutanti
di camera fu Michelangelo Augurio o
Bonauguiio di Fano canonico de'ss. Cel-
so e Giuliano; altrettanto riferisceNovaes,
ma chiamandolo cameriere. Non deve me-
ravigliare un ecclesiastico barbiere pon-
tificio, imperocché aulicamente il deca-
no de'Palafrenieri(F.)de\ Papa non po-
teva essere coniugalo, e alcuni furono ca-
nonici. Che poi non sempre il barbiere
de' Papi tu Aiutante di Camera (ne ri-
riparlai nel voi. LXXlX,p. 276 : in mor-
te d'un aiutante di camera, il Papa no-
mina il successore con biglietto di mg.
niaggiordomo, come leggo ne' Diari di
Roma che l'annunciano, ed un esempio
è ucl iì° 2004 del 1 794)> P> ova ne sono
UN l
le diverse relnzioiii de' Possessi de* Pa-
pi pubblicale, da Caucellieri, nelle qua'
liil barbiere incedeva in della Cavalca-
ta e iti altre solenni, dopo i gentiinoini-
ni e tulvulla dopo il baronaggio lontuuo,
mentre gli aiutanti di camera incedeva-
lìo in seguito. Si legge peilanto nel pos-
sesso d'Innocenzo Vili nel 1 484, clie ap-
presso a' Famigliari de' Cardinali cavai*
cavano: Deinde Barhilonsor Papae ciini
valisia scarlaUo, in qua crai cappa, si-
ve nianliiy ac aliae veslts Papae. Sartor
Papae Clini simili valisia^ in qua etiain
necessaria prò Pontifìce. Familiares^scu
Sculi feri Papae. Nobiles Curiae,etc. Pel
possesso di Leone X nel i5i3 è detto.
Barhilonsor Papae, et Sartor Papaeciini
valisiis. Senti/eri Papae. Camcrarii Pa-
pae. Pel possesso di Gregorio XIV nel
j 5c)0. Nobiles viri romani super equos
gentrosos insidentes,et pretioso ìiahilu in-
duli. Tubicines S. S. per viam fere con-
tinuo sonanles. Tonsor, el Sulor S. S.
cum bulgiis seii valisìis. Scutiferi Papae,
Cubiculariij eie. Pel possesso di Clemen-
te Vili del 1592, dopo le Lettìglie pon-
tincie, cavalcavano il barbiere e il sarto*
re del Papa co'cappolli rossi e valigie di
Sua Santità, e dietro seguivano gli scudie-
ri, i camerieri ec. Allorché poi Clemen-
te Vili fece l'entrata solenne in Ferrara,
come ivi raccontai, era pi eceduto dal suo
barbiere e dal suo sartore; come pure da
due suoi aiutanti di carnei a con due va-
ligie di velluto rosso, seguili dagli avvo-
cati concistoriali. Pel possesso di Leone
XI nel i6o5, cavalcavano dopo molti ba-
ronìe titolati, gli scudieri del Papa, e ap-
presso il sartore e barbiere del l*apa ve-
stili di cappotti rossi e veste lunga del me-
desimo colore, portando le valigie del Pu-
pa. Indi le lettighe pontificie, il maestro
di stalla, i Iroajbetti, cavalcando poscia
gli aiutanti di camera di S. S. : cosi nel
possesso del i6o5 stesso di Paolo V. lu
altri possessi cavaloarono col barbiere e
il saiioie, anche il furnaro e il custode
degli orli del Pupu^couic ricordai nel vul.
UNI 79
L, p. 284 e in altri luoghi. Altre notizie
sui barbieri del Papa le registrai nel voi.
Xllljp.iog, dicendodi quello di Giovan-
ni XXII, che con altri primari uflìciali e
prelati avendo attentato alla sua vita, fug-
gì con altri, ed alcuni furono puniti giu-
stamente con rigore. Ivi pure dissi che
Bobino di Sinigaglia fu serviente d'armi
o Mazziere (^.), barbiere e chirurgo di
Urbano V e Gregorio XI. Che i barbie-
ri sono annoverati tra' Conclavisti {^F.)
àe\ Sagro Collegio de Cardi noli, \q indi-
cai più sopra. Il Torrigio, flistorica nar-
ratione della chiesa di s. Giacomo in Bor-
go, a p. 68, riporta la seguente memoria
sepolcrale posta in tale chiesa. D. O. M.
Antonio Mariae Pazzulo Barbitonsori
e ivi romano, genere et animo nobili, qui
plurimis Reverendissimis Cardinalibus
sacri Collega ob /idem cariis , Urbique
et Curiae probalus sub Cltmtnle FU,
in Burgos. Petri continuus sua arte Ma-
gisler 20 amplius annos vixerat infìr-
initate pleuritica assumptus est magno
Franciscae iixoris, et amicorum dolore.
Vixil annos 3 7, mens. 3, dies i4- Obiit
die 3 mensis Julii 1 53o. Di più nello sles-
so libro è registralo come ammesso nel-
la confraternita di s. Giacomo, Antonio
da Varese barbiere di Clemente VII il
i.%narzo i534. H Rinaldi negli Annali
Ecclesiastici, sulla barba e sui barbieri,
sui capei li e chioma, e sulla corona e ton-
sura ecclesiastica riporta molte notizie :
accennerò soltanto le prime. I cristiani
anticamente considerando la barba or-
naraento dell' uomo, non solevano svel-
lerla, né radersi sino alla pelle : si to-
savano solamente i peli del labbro di so-
pra colle forbici; forse pel da me rimar-
calo nel voi. LI, p.i i3. 1 romani gentili
la I .'volta che si radevano la burba e i ca-
pelli , li dedicavano al nume. A motivo
di gran Lutto fu in uso lasciarsi crescere
la barba e i capelli. Alcuni idolatri si ra-
devano lu barba e il capo. Agli ebrei era
vietalo il radere la barbo al modo de'su-
cerdoli gentili : la i. Scrilluru non sola>
8o UNI
Knenle prolbisie agli uomini il radersi il
capo e la barba , ma lo predica e talora
anciie il comanda. I ciisliani tanto cliie-
rici quanto laici nell'oriente usav.mo la
barba: in Roma e nell'occidente se la ra-
devano per segno di nobiltà, ed uso co-
iMune e decente, così i greci dimoranti in
Roma e anco altrove, per imitare i roma-
ni. L' arteltalo divellimento de' peli fu
biasimato ancheda'genlili, percliè voiea-
si figurare con volto di donna. Lo scisma-
lieo ed eunuco Fozio vescovo di Costanti-
nopoli, riprese i latini sacerdoti per rader-
si la barba. L*uso di radersela durò lun-
gamente in Boma, benché si mutò in es-
sa e nell'Italia a poco a poco per l' inva-
sione de'barbari die la ritenevano, mas-
sime i Longobardi. Un concilio di Carta-
gine vietò nutrire la barba. Restata vedo-
va s. Galla, essendo di complessione mol-
to calda, r avvertirono i medici , che se
non fosse passata a seconde nozze, avreb-
be pel soverchio calore messa la barba co-
me uomo, e così le avvenne; poiché la san-
ta donna, avendo stabilito con osservare
la continenza di piacere allo Sposo cele-
ste,non cuiòla defornulàdel corpo. Que-
sta s. Galla, figlia del console Simmaco,
è diversa dall'altra s. Galla vedova, della
quale tratta s. Agostino. Alla nostra san-
ta scrisse s. Fulgenzio vescovo Ruspense
la lettera : De consolaùone super morte
marili, et de stata Viduarum. Papa S.Gre-
gorio VII nel 1073 costrinse l'arcivesco-
vo di Cagliari a radersi la barba, e ordi-
nò altrettanto a* chierici di Sardegna.
Terminerò col Rinaldi nel riferire, che
l'imperatore Costanzo grandemente ar-
ricchì il suo barbiere. L'avv. Martinetti,
La Diceoiogia, t. 2,p. 477>dicechei bar-
bieri non si conobbero in Roma fino al-
l'anno 455 di sua fondazione. Fu Ticinio
Mena, secondo Varrone, che pel i ." li me-
nò dalla Sicilia, poiché i romani si occu-
pavano da loro stessi a radersi 0 coltivar-
si la barba. Le botteghe de' barbieri di-
vennero subito la riunione de'disoccupa-
li, de'cuiiosi e de'uoveiiisli, pei* cui Oia-
U iS I
zio pone tutte le pubblicità in bocca ile'
barbieri. Oiniiìhnsellippis uoluni,e/toii'
soribus. D'indi nasce che anco o^gidì si ri-
cercano notizie da' barbieri. Questi per
altro introdussero in i\oma ogni mollez-
za e fomento degli sfaccendali, poiché la
gioventù impiegava una gran parte del-
la giornata nell' occupazione frivola di
farsi pettinare, coltivare e inanellarei ca-
pelli. Il grave filosofo Seneca, De brevi-
tale vitae, cap. 1 2, ecco come se ne lagnò.
Quid ? illos otiosos vocas , quibiis apud
tonsorem muUae horae transmiltunfur,
diiin decerpitar , si quid proxinia nocte
succrevit^ duin de singulis capilUs iiicon-
siliuni itur, dutn aut dlsjecta coma re»
stiluilur^ aut deficiens lune alqueiUlnciii
fronteni compeUitur. Quomodo irascuu-
tur si lotisor pnullo ncgligenlior fuit?
tamquam virutti tonderet. Quomodo ex-
candescu/it, si quis ex /uba sua decisum
est, si quid extra ordlnem j acuti , nisi
omnia in annulos suos reciderunl? Que-
sto lusso e perditempo, soggiunge il Mar-
tinetti, non esiste a'tempi nostri neppu-
re tra le donne, e la professione di bar-
biere si é resa in oggi necessaria per con-
servare la politezza e la nettezza perso-
nale. Le barbe ch'essi fanno, od altri di
loro mestiere per una piccola moneta
ch'esigono da ciascuno, equivalgono allo
smercio o spaccio in dettaglio degli altri
artisti. Talvolta i barbieri spacciano an-
cora oggetti di profumi o di loro arte, ed
essi come i profumieri sono più sogget-
ti a'doveri degli artisti in dettaglio. Indi
a p. 528, parlando che agli artisti e ma-
nuali è vietato di prorogare il loro la-
voro nell'ingresso delle feste di precetto,
ricorda a'padroni di bottega la loro re-
sponsabilità, di quelli cui é nella festa tol-
lerato lo spaccio e il lavoro, comea'bar-
bieri , de* quali precipuamente ragionai
di sopra, poiché alcuni forse non lascia-
no talvolta a' giovani neppure il tempo
sufficiente perassisterealla messa. Nondi-
meno ricorda alcuni teologi tolleranti, che
cuucedouo mollo uc'j^ioiiii festivi^ come
U ìN I
il Lnymauno, che accorda u'sarloridi la-
voioie pegli sposalizi o pei- (|ualcl)e fu-
iieiale; e di più ii Diana, eli' estende la
concessione del^oler lavorare nella mez-
za notte del di festivo. Paie che il Marti-
nelli convenga in parte nelle feste intro-
dotte poi, pe casi d'urgenza, non però nel-
le domeniche. Sia coniuncpie, le opinio-
ni de'leologi sono rispettabili, ma biso-
gna ubbidire quanto comanda la Chiesa,
clà'è sempre Ijenigua madre, e indulgen-
te nella disciplina secondo i lea>pi , ed a
lenoie del riferito superici mente, massi-
me uelln capitale del cristiunesimo.IlPiaz-
za iìeWEusei^ologiOf Irat. 9, cap. ^: De
ss. Cosmo e Dannano ^dt Barbierie SlU'
faroli^ anch'egli discorre dell'introduzio-
ne in Roma de'barbieri. Dice con Plinio,
che i romani rimasero 4^4 ^""' senza
mai tosarsi il capo, né acconciarsi la bar-
ba, in che dillerisce in parte col Mar-
tinetti. Citando V'arrone, anch'egli nar-
ra che Publio Ticinio Mexa fu ili." che
introdusse i barbieri in Roma, il cui ser-
vizio h\ cosi gradilo a'romani che il se-
nato ne ammise farle, e tulli i [)ai lieo-
lari se ne giovarono in guisa, che il gran
.Scipione 1' /^//7Ctìf«o si faceva rader la
barba ogni giorno, il che praticò pure Au-
gusto con soverchie altre delicatezze. Fu
però severamente proibito alle femmine
r adoperare rasoio sopra le guancie per
inlerdetlodelleXIl lavole.AlessandroMa-
gno fu parimenti amico de'barbieri, vo-
lendo che tutti i soldati si radessero il ca-
po e il volto, acciò i nemici non potesse-
ro prenderli uè pe' capelli, ne per la bar-
ba. Essendo destinata questa pi ofessione
civile alla politezza e sanità de'corpi, re-
sa egualmente uecessai ia, utile e decoro-
sa; non è punto da meravigliarsi se con
prudenza d'economia spirituale abbiano
istituita quest'onorata radunanza, per at-
tendere ne'giorni festivi con santi tralle-
iiimenti (dunque a suo tempo, 1G98, non
lavoravano la festa?) alla politezza e sa-
nità dell'anima, lordala forse dalle fami-
liari oiondiglie della debole untanitù^ Ccs-
VOI.. LXX\IV.
UNI tìi
salo l'uso delle sontuose pubbliche Ter-
me di Roma {y.)i successero i particola-
ri Bagni (P.), in cui gli stufaroli si oc-
cupano alla mondezza e salubrità de'cor-
pi umani, e questi pure furono compre-
si nella pia confraternita, indi si sepa-
rarono per quanto poi dirò. Solo qui ri-
cordo, che lo stufarolo del palazzo apo-
stolico, nel mercoledì saulo pulisce i pie-
di a* 1 3 ecclesiastici, a'quali nel dì seguen-
te dal Papa viene falla la Lavanda de
piedi {F.)f e vi assiste il medesimo slufa-
rolo vestilo di nero per denudar loro i
piedi e quindi ri vestirli. Gio. Battista Ma*
Tinelli nel l. 20, p. i 79 òcìVÀlùiundi Ro'
ma, scrisse il seguente erudito e festevo-
le articolo; a me pare trovarvi della vi-
vacità, del frizzo e della verità; in sostan-
za animo benevolo pe'barbieri. « Il Bar-
biere ... Sai, che a sua voglia - Questi o-
gni dì volge e governa i capi - De' più fe-
lici spirli: e le matrone- Non disdegnati
sovente entrar con lui- In festevoli mot'
ti ... Parini. L'arte di profumare le chio-
me, di raderla barba, di costruire le. par^*
rucche ha in se tanta importanza e van-
ta un'origine così vetusta da farci rigiiar*
dare i barba-tonsori come i veri rappre-
sentanti della civiltà mondiale. Se dob-
biamo credere a Teopompo, che scrivea
380 anni prima dell'era volgare, i culto-
ri di questo mestiere, che dà a' vecchi l'ap-
parenza di giovani , acquistarono rino-
manza nel mondo quando presero a col-
tivare i /o/j/;è. degli assiri, degli egizi e
de'peisi. I greci, che giusta il parere d'A-
teneo cominciarono a radersi a' Itìmpi
d'Alessandrq il Magno, aprirono in Ale-
ne botteghe tali da emular l'eleganza de*
amderni Salon pour la coupc des che-'
veiix. In quellestanze terrene, che al pre-
sente ussiuuono il modesto titolo di Ga-
binetti^ raduna vasi la gioventìi elegante
per raccogliere le novelle del giorno. For-
se da quest* uso greco nacque l'adagio
d'Orazio: Notus lippis ac tonsorìhits.
Chiamati dalla Sicilia in Roma da Publio
LiciuiuMuua ruuiiu 4^4i^^^^'^ l'onore
6
82 UNI
di fare ogui g/iornola barba a Scipione A-
fiicnno.' Il grande eseaipio frullò credito
cforluno a'barbieri, i quali si moUiplica-
rono a segno tale, che nel solo palazzo
de'Cesari se ne coniarono mille a' tempi
di Giuliano. Non possiamo però formar-
ci un gì an concello della loro abilità, giac-
cliè Marziale (gioviale e scherzevole poe-
ta) scrisse del suo barbiere , che mentre
gli radeva il menlo da un lato, il pelo gli
rinasceva dall' nllro. Questo essere pri-
vnlegiato, che si avvolge in un'atmosfera
di odori e che conosce ÙùW Alfa all' O-
mega i falli degli altrijè per lo più un uo-
mo enciclopedico. Cauta come un Orfeo,
suona la lira (chilana fi aiicese) come un
Anfione, parla e s'inltnde a meraviglia
di tutto. (Qui farò memoria del celebre
poeta giocoso Burchiello fiorentino, per
averlo già ricordalo, cioè Domenico di
Giovanni di Firenze, ove nella contrada
Calimala tenne bottega di barbiere. Que-
sta divenne rinomalissima e il convegno
de' be' spinti del suo lenìpo, meritando
d* esser dipinta col suo ritratto , in una
delle volte delia galleria de Medici. Egli
divenne da se famigerato poeta, e fu ri-
trovatore d'una nuova specie di poesia
non mai pensata da altri, tranne alcune
eccezioni. Porlo la sua invenzione a tan-
ta eccellenza ed .eleganza, che alle poesie
scritte ad imitazione di lui, si die poi la
denominazione alla Burchiellesca. I suoi
sonetti sono bizzarri, fantastici, enigma-
liei; ma ne scrisse alcuni anche spiritosi,
e con tale proprietà e gentilezza dettali,
che si ponno nel genere loro annoverare
Ira'migliori. Recatosi a Roma vi mori nel
i44^' Di- sue composizioni abbiamo più
edizioni. La migliore è quella di Firenze
del i568. Ricorderò le Rime y Vicenza
1597. Ed i Soueltì con altri del Bellin-
cìoni e di altri poeti fiorentini yhoiìdin o
Lucca e Pisa 1 757 . Questa è l' ultima e-
dizione. Il Doni ne fece il commento e
pretese spiegare Burchiello. La Crusca
più volle citò i suoi sonetti nel Focabo-
larìOj qual testo di lingua. 11 Manni nel-
UN I
le Veglie piacevoliy raccolse le notizie di
Burcliiello nel 1. 1, p. 25). È vero che ha
dovuto rinunciare al diritto eh' ebbe in
passato di tastarci polsi e iji cavar sangue,
ma ha conservata la sua influenza in lut-
ti gli a(Fari che riguardano la Toilette.
Quando armali d'un pettine intelligenle
compongono, arrulFano, inanellano una
chioma, quando per secondare le volon-
tà delia moda innestano fra' capelli una
gemn)a, una camelia, una rosci,hanuo bi-
sogno di conoscere le leggi della prospet'
ti va- e le rego'r del disegno per tenersi
nelle proporzioni volute dall'arte, che può
soia assicurare l'elTelto. Copia il' pittore
sulle tele la dolce fìsonomia delle belle,
il parrucchiere la crea. Quale interesse
egli non desia, e quale utile non appor-
ta quando con l'arte ripara a' difetti del-
la natura? Esercita il mestiere su l.)revi
dimensioni : sopra la sua testa di legno.
Ivi egli lesse ingegnosatnente quelT ope-
ia ammirabile, che dà credilo a'medici,
aggiunge un'aria di gravità a' dottori in
utrofj/ue, e favorisce coloio, che si vergo-
gnano d'esser vecchi. La parrucca, che se-
condo Clearco è di antichissima istituzio-
ne, fu ne'lempi remoli portala per lusso
da'japigieallri popoli, e in età meno lon-
tana dall'inglese per etichetta, dal france-
se per vezzo, per imitazione dall'italiano»
che antica è fra noi la smania per indiar
gli altri! Sotto il regno di Luigi XIV
giunse a tal seguo la mania delle parruc-
che, che ve ne furono di quelle che si pa-
garono oltre a tremila franclii. Se ne co-
struirono in fatto di tutte le forme, di tut-
te le sagome, di tutte le dimensioni. Ora
a cono riverso, ora a gabbia, ora a pira-
mide. Ondeggiò spesso sugli omeri, fu ri-
stretta talvolta in una serica borsa. Sene
fecero di così belle, che Ervais per aver-
le nel 1680 costruite più leggiere e più co-
mode dimandò un brevetto d'invenzione
e l'ottenne. Chi oserà dunque, se ha fior
di senno, impugnare il merito di quest'ar-
te the rese così importanti servigi all'u-
manità? Appartengono i barba-tonsori
UNI
alla classe |»lìi umile Ji questa schiera.
Se vogliamo credere a Marco Tullio, e*
gli nella sua orazione per Celio ci dà per
sicut'o che i romani de'primi quattro se-
coli non ebbero questa risorsa; se così non
era, come polca Tilo Livio parlarci del
Gallo che profanò la barba d'un senato-
re? L'opera loro fu necessaria in Macedo-
nia quando Alessandro, come scrive Più-
tarco, ordinò a'suoi soldati di radersi per
non dare a'nemici l'occasione di prender-
li per la barba: necessaria divenne in Ro-
ma quando tutti se la recisero. Si sa da-
gli storici che b conservarono solo gli ac-
cusali di grandi del.illì, ei cittadini im-
mersi in qualche grave sventura. Se la
fece crescere Augusto per mostrare il suo
dolore dopo la disfatta di Varo; la porlo
Caligola per nascondere le cicatrici che
avea sul volto; la usarono Adriano, An-
tonino, Marc'Aurelio ed altri per farsi
credere filosofi. Ma se questi grandi rifiu-
tarono l'assistenza del barbiere, qual for-
ra potranno essi avere a confronto di tan-
ti che si valsero quotidianamente dell'o-
pera loro? Per altro è certo, che le bar-
be de'giovanetti dell'antichità non capi-
tavano mai fra le mani de'barba-tonsorì
per la ragione semplicissima addotta da
Macrobio, che prima di 25 anni dessi se
la tagliavano colle forbici: maniera spie-
gata da Giovenale colla frase Barbam
nietere. Si usavano visite di complimen-
to , prandi e regali quando al compiersi
del quinto lustro se la radevano solenne-
mente, Nerone la racchiuse in un'urna
d'oro, e l'ofFiì a Giove Capitolino. Con-
viene però confessare, che i barba-tonsori
ebbero anch' essi le loro fasi sinistre. Vi-
dero nel medio evo deserti i loro gabi-
netti quando i goti, i vandali (anche i lon-
gobardi, pel già riferito) invasero la no-
stra penisola. In quell'epoca limita vasi la
loro abilità a regolare il taglio piii o me-
no pronunziato per adattare la barba al
gusto degli avventori e all' esigenza del
tempo, arte che se non li fece ricchi gio-
vò almeno a conservare alla meglio la
UNI 83
loro preziosa esistenza. Sia dunque lode
« coloro, a'quali confidiamo la sede de*
pensieri e il canale che alimenta la vita:
la testa e la gola". Nel Giornale dì Ro-
ma del 1 854 ^ P- "^"i^i si riportano alcu-
ni passi sul Viaggio di ISeale a Siam, col
ricevimento formale ch'ebbe co'suoi com-
pagni dal re. » Il re ci fece quindi addi-
niaudare s'eravamo medici o barbieri,pei'
renderci gli onori dovuti a queste due*
professioni, venerai issime nella corte di
Siam. Appena si rispose negativamente,
la tenda ricalò , e Sua Maestà disparve
dagli occhi nostri". Si legge a p. 35i del
Giornale di Roma del 1857 l'articolo:
Calvezza. » Diversi giornali scientifici
annunziarono ullitnamente una scoper-
ta che non sarà fra le meno curiose e le
meno straordinarie del nostro secolo. U
sig.' Steck chimico di Stutlgard ha tro-
vato una sostanza vegetale dolala di sor-
prendenti proprietà, singolarmente ri-
marchevoli per rivivificare il bulbo de'
tessuti capillari ne* casi di calvezza o di
alopecia. Gli esperimenti che sono stali
leste fatti a Parigi su diverse persone o-
norevoli ch'erano calve da diversi anni,
e alle quali questa strana preparazione
ha fatto rinascere i capelli con una in-
credibile attività, non lasciano più nes-
sun dubbio sull'azione manifesta di que-
sta nuova conquista della scienza". Il
Giornale ne riparla a p. 875, ripetendo
le prove autentiche di tali successi sor-
prendenti, e che acquistò la preparazione
da Rechou di Parigi. Più voUeWGiornale
ci ha annunciato i meravigliosi eOfelti della
Fitalina dello Sleck, succeduti in casi di
calvizie, con ridonare in pochi giorni i ca-
pelli alle parti del capo che ne rimasero
spoglie,e impedire la loro caduta, di che e-
sistonodocumenti.NelGior«r3f/cdeli853
a p.i020 si narra: «William Johnson, a-
bitanle a North-Schieltls, stipettaio, in-
vernò una poltrona-rasoio, o macchina da
radere. Questa macchina è d'una costru-
zione singolare, e perfettamente accomo-
data al suo scopo : essa somiglia ad uu
84 U N I
seggiolone a bracciuoli, all'anlica moda.
Lame di rasoio sono disposte per lungo
sopra cilindri, di 3 in 6 pollici di lunghez-
za, 4 S" ciascun cilindro, ad angolo di
6o gradi. Alle lame sono frammiste spaz-
zolette di pelo di cammello. La poltrona
insapona a un tempo e rade 1' uomo di
buona volontà , che vi prende posto. Il
saponetto opera ne'cilindri che sono ca-
vi; e la poltrona è messa in moto dal pe-
so della persona , che vuol farsi radere.
!Ella discende gradatamente e si abbassa
coll'occupante, sinché tocca il suolo; al-
lora la barba è fatta, o disfatta, che dir
vogliate. La poltrona si rialza da se, do-
poché lo sbarbato V ha lasciata , beli* è
pronta a ricominciar 1' opera sua, senza
nessuna preparazione. Il sig. Johnson eb-
be la delicata attenzione di provvedere
la sua poltrona-rasoio d'un organetto, che
suona diverse arie, durante l'operazione;
onde potete farvi la barba sul tuono che
più vi garba. Molti esperimenti furono
già fatti, e riuscirono a perfezione: nep-
pure un mento fu scorticato. Speriamo
che lo stipettaio inglese porterà il suo ra-
soio-poltrona all'esposizione universale di
Parigi; dopo aver fatto la barba a tutti i
vokney di Londra, è giusto ch'ei venga
a farla a'/^rt^tìf/<^ de'nostri 12 circonda-
li". Dopo questo lepido e curioso artico-
lo del Morning Chronicle, lascio l'erudi-
zioni amene, e vengo alle serie sulTorigi'
ne e progresso dell'università e collegio
de' barbieri e parruccbieri di Roma.
L'uni versi là e confraterni taf neretta in
Roma,pe'barbierieslufaroli obagnatori,
nel 1440 con autorità di Papa Eugenio
IV, come afferma il Fanucci che pel r."
pubblicò il Trattato di tulle l^opere pie
di Roma, lib. 4)Cap. 2 3: Della Confra-
ternita de' ss. Cosmo e Damiano, dell' ar'
te de' Barbieri e Slufarolij e dopo di luj
altrellanto riferirono gli altri scrittori
dtlle medesime, inclusivamente al Piaz-
za, che meglio di tiriti ne ragionò. Sebbe-
ne lo stabile ritorno in Uoma d'Eugenio
1 V fu nel 1 44^> tuttavia egli teiuporauea-
UNI
mente vi si era .recato in detto anno 1 44<^3
è ne fa fede il breve Fidei digna rela-
tione, presso il Bull. Boni. l. 3, par. 3,
p. 33, ove si legge la data: Datuni Bomae
apuds. Pelruni die % juliiif^^o. Si rac-
coglie poi dalla bolla di Paolo li, quan-
to al ritorno stabile del 1443, che: Diini
Eugenins Papa IV inter alia, ad al-
ma Urbe maxima cum laetilia iotius
populi christiani y et praecipue ejusdem
Urbis, reversus esset,quamplures Curia»
les etiam laici , et medianici seenni prò
sua singulari clementia venissent , et in
eadeni Urbe, tamquam propriuni domi-
cilium remsuam deposuissent, ipsi Bar»
hilonsores,quì eadeni CuHani seculi fue-
runt, unam inter se Societateni inieiunt.
Adunque nel restituirsi a Roma Euge-
nio IV, si trassero al di lui seguilo mol-
tissimi curiali, ossiano ufficiali di sua cor*
te, e con questi molli barbieri di varie
«azioni e di stato vario; forse per la de-
cadenza di Roma nell'assenza del Papa,
divenuta pascolo di pecore e vacche, tut-
ti allora incedendo in capperone e sti-
vali, e perciò restata con pochi barbieri,
fu necessaria la venuta degli altri, do-
po il ritorno della corte pontificia nume-
rosa e maestosa. Stefano Azzellini esten-
sore incaricato anche del compendio sto-
rico intorno all'origine e posteriori vicen-
de dell'università e collegio de' barbieri
di Roma, pubblicato cogli ultimi rinno-
vati Statali, dopo aver protestato essere
indispensabile,a conservarne le memorie,
per la perdila dell'archivio, per quella
delle varie edizioni de'suoi Statuti, noa
che de'brevi e bolle pontificie, ne'passa-
ti sconvolgimenti politici, onde volle sop-
perirvi collo studio nelle diverse biblio-
teche di R.oma ; osserva che più proba-
bilmente questa compagnia e corpo mo-
rale fu eretto dopo il 28 setleaibi'ei443»
in cuiEugeniol V in forma solenne e trion-
ffilesi restituì stabilmente in Roma. L'u-
niversità de' barbieri e stufaroli si pose
sotto il patrocinio e invocazione della R.
Vergine Maria, e de'fratelli ss. Cosma e
U N I
Damiano (^ ). Avendo avvei'lilo in tale
aiiicolo, die secondo alcuni si venerano
ticcoppìedisanti martiri di egual nome,
tntli medici di professione, che senza mer-
cede curavano gl'infermi, cioè di Arabia,
di Asia, di Roma dove Papa s. Felice III
dello IV dedicò loro la Chiesa de ss. Co-
sma e Damiano (l'\),ini\a\zi\ln sul tempio
di Uomolo, che altri vogliono di llemo(su
di che è a vedersi il voi. LVIlI,p. i 72), ed
ora de' francescani del Tei z ordine [F .).
Però trovo neìMariyrologiitniRomannin
a' 27 selterabre soltanto: Aegeae na-
talis ss. Martyrum Cosniae et Damia-
ni fratrum^ qui in persecutioni Dìocle-
tiani post multa tonneata^ rincula ^ et
carcereSf post mare^et ignes^criiceSy la-
pidatiofiem, et sagittas divinitus siipe-
ratasy capite plectuntur: cum (juibiis e-
liam rcferiiu tur passi Ircs eorum fra-
trcs germani, AtUldinusJ^eontius etEu-
preprius.W Butler egualmente riportan-
do la loro festa a'27 settembre, dopo a-
ver avvertito che i greci moderni ne sfi-
gurarono del tutto gli atti, li chiama a-
rabi di nascita, di aver studialo in iSiria,
ed esser divenuti medici eccellenti. Pro-
fessando il cristianesimo e pieni del suo
spirilo cari tate vole,esercilarono l'arte me-
dica con moltozelo e disinteresse; aggiun-
ge che sono chiamati da'greci Atiargiri^
perchè non riceveano denaro da' maiali
da loro curali. Viveano in.Ege città di
Cilicia esemplarmente e venerati. Riac-
cesa la persecuzione di Diocleziano, furo-
no presi d'ordine di Licia governatore di
Cilicia, che dopo vari tormenti verso il
3o3 li fece decapitare. I loro corpi por-
tati in Siria e sepolti in Ciro, fu ivi a lo-
ro eretta una chiesa, e l'inìperatore Giu-
stiniano l per rispetto ad essi fece ingran-
dire, ornare e fortificare la città. Ed es-
sendo guarito da malattia pericolosa a lo-
ro intercessione, in Costantinopoli invece
della loro chiesa ormai diroccala , allia
magnifica ne costruì, e poi ivi anche una
secontla. Le loro refuiuie venerarsi in Ro-
lUà uella principale loro chicca; in Vcutt*
U N I 85
zia in s. Giorgio Maggiore, e nella chiesa
già delle benedettine; in Parigi nella me-
tropolitana, nella parrocchia di s. Cosma,
e nella collegiata di Luzarches, della stes-
sa arcidiocesi. Apprendo dal Piazza, E-
merologio di Roma, a'27 settembre, che
i ss. Cosma e Damiano martiri arabi, me-
dici eccellenti, i quali esercitarono la me-
dicina non solamente colla scienza, quan*
lo colla virili di Gesù Cristo, onde risa-
navano molti infermi dì mali incurabili;
e perciò attribuendone il merito alla fe-
de cristiana, comandati di negarla, e ri-
fiutandosi, subirono il martirio cogli al-
tri 3 fratelli sunnominati. Dichiara poi,
che vuole il cardinal Bona, Rerum Lilur-
gicarum, lib. 2, cap. i 2, p. 393, non es-
sere i nomi de'ss. Cosma e Damiano po-
sti nel canone della messa quelh de' fra-
telli arabi, ma de'romani e martirizzali
in Roma, i quali egualmente esercitaro-
no la medicina, e gli atti di questi ss. Mar-
tiri si sono perduti. Fu Papa s. Damaso
I che aggiunse i nomi de'ss. Cosma e Da-
miano nel Canone della Messa, ond'es-
sere invocali ogni giorno; s. Gregorio I
concesse indulgenza plenaria per tutta
l'B.' di loro festa alla detta chiesa di Ro-
ma, fabbricata da s. Felice III detto IV,
ove sono le loro teste (l'annuale Diario
Romano dice i corpi, vocabolo usato an-
che per la parte maggiore di essi); Papa
s. Simmaco edificò in s. Maria Maggiore
un nobile oratorio, nella qual basilica vi
è del loro sangue e il cilizio; altre loro
reliquie essendo ins.Cosmato oCosimato
delle Francescane [F.)\i\ Trastevere.Di-
ce ancora che in Roma è tanto antica la
venerazione pe'ss. Cosma e Damiano, che
oltie il detto oratorio, vi furono edifica-
te sei chiese alla loro invocazione. Rife-
risce inoltre il Piazza, che lu chiesa di s.
Giovanni de'fiorentini di Roma, che me<
glio descrissi nel voi. LXKVIII, p. 69,
ed io pure ivi rilevai, è anche sotto il ti-
tolo de' ss. Cosma e Damiano ([uali av-
vocati primari di Firenze, e colla loro im-
magine i\\xó\ix città coniò monete d' ai-
86 UNI
genio. Il Martinelli enumera le loro chie-
se, Roma ex ethnìca sacra, i^. 3 Sa. cioè
presso s. Lucia del Gonfalone; l'oratorio
(li Papa s. Simmaco, distrutto sotto Si-
sto V, con monastero adiacente; la chie-
sa parrocchiale incontro s. Giovanni del-
la Pigna, e a tal chiesa unita da Grego-
rio XI 11, non più esistente; in Trasteve-
re; i/i Xenodochìo Tucii^ memorata da
Anastasio 13ibliotecario,m^. Leone III;
ed altrove aggiunge le chiese de'ss. Co-
sma e Damiano ai Foro romano de'fran-
cescani; e quella àt' Barbi lons or uni So-
cietaLis Urlìi in regione s. Eusfachii in
P'ico Dominoriun de Philonardis , già
dedicata alla ss. Trinità e delle monache
di s. Chiara o di altro ordine, che il Piaz-
za dice riunite da s. Domenico, per esse-
re mancate nella disciplina regolare , a
quelle di s. Sisto e d'ordine d'Onorio III
del I2i6; dunque già allora esisteva la
chiesa, ove la fesla de'tnedesimi santi ce-
lebrasi con indulgenza plenaria, per at-
testato dello stesso Piazza, In Palestina fu
isiiluito l'ordine equestre o religioso d<i'
S!». Cosimo e Damiano (/^.). Il Cancel-
heri, Memorie di s. Medico e de' Medici
illustri per santilà,o\ì, 53 riporta le se-
guenti eruditissime notizie, Soprai SS. Co-
smo e Damiano martirizzati cogli altri 3
loro fratelli martiri sotto Diocleziano, si
è assai dispulato, se siano stati soli^ ov-
vero se ve ne siano siate due altre paia
cogli stessi nomi, e se tulli abbiano pro-
fessata la medicina, e se siano slati chia-r
mali Anargiri? Nel mailirologio Basi-
liano si dice; Tria siint ss. Anargyro-
rum paria, qui et iisdem Cosmae et Da-
miani nominibus appellati fuerunt , et
medicinae arte Iraclaverunt^etÀnargy-
rorum cognomen habuerunt. Il p. Nata-
le Alessandro, Hist. Eccl. saec. P^I,avl.
4» ha creduto che un paio di Martiri di
questo nome sia stato nell'Arabia; un al-
lindi Con/è55or7'neirAsia;eil 3.°di Mar*
tiri in Roma, in onore de'quali s. Felice
IV eresse la della chiesa e sono nominati ►
nel canoue della messa, trovandosi di es-
UNI
si falla menzione nell'antico Calendario
e nel Sagrainenlario di s. Gregorio I,
come, avverte il Fiorentitio nel suo Mar-
tirologio a' 27 settembre. La memoria
degli Arali ?\ trova ne'/I/e/2e/greci a*i7
oUobie; de* Romani al 1." di luglio; de'
Confessori ali.** di novembre. Come poi
possa essere accaduto, che i soli martiri
Arabis'iano venerati a''27 settembre; co-
me siansi confusi gli atti di questi santi
omonimi, e come siasi ingannato il Baro-
nio , pretende di dimos'trailo Beinaldo
Dlien,7'/-<7(^z^ apologet. ad Sintagma
histoiicum vet.graec. monum. de ss. Co-
smae et Damiano de tribas ss. Anargy*
rerum Cosmae et Dannani nomine pa^
ribus cum interpretatione latina p. Si-
monis TVaugne rechi, y'ienwae in Austria
i66o. Il citato cardinal Bona ha suppo-
sto, che essendosi smarriti gli atti de Mar-
tiri Romani, siano stati ad essi sostituiti
quelli degli Arabia il martirio de'quali
era piti notoeillustre, e che la somiglian-
za de' loro nomi e della loro professione
abbia fatto nascere quest'equivoco e con-
fusione. Ma il p. Stilling, t. 7, Sept.,p,
453, ha provato, che queste tre paia di
Cosnù e Damiani Anargiri, sono stale
inventale da'greci non prima del IX se-
colo; e che il musaico con cui s. Felice IV
ornò l'apside del tempio nella via Sacra,
colla fenice, uccello favoloso dell'Arabia,
sopra il capo, di s. Cosma, olire le palme
orientali, abbastanza dimostra che fu e-
retto in onore de'martiri Arabi, che sol-
tanto sono stali riconosciuti sotto questo
nomedaAldelmonelVIIsecolo,nell'VIII
da Beda e dall'autore del Martirologio
di Rosweido, nel IX da Wandtberto, Ra-
bano, Notkerò, Adone e Usuardo, ed an-
che nel Calendario ecclesiastico di Co-
i-tó/zfmopo/i pubblicalo da MorcelliinRo-
ma nel 1788. Ne è da valutarsi T argo-
mento del cardinal Bona, che vi siano
stati ancora i ss. Cosma e Damiano mar-
tiri romani, perchè sono inseriti nel ca-
none della messa, dopoi ss. Gio. e Pao-
lo che furono martirizzali dopo di essi, e
UNI
prima che fu^tse innulzatn la chiesn in o-
iioie ile'ss. Martiri ara1)i; (junsi die non
potesse farsi menzione die de'soli marti-
ri (lell'occitlente nello slesso canone, ove
pur si fa di s. Stefano, di s. Cipriano, di
s. Perpetua e di altri martiri orientali.
Il Sarnelli, Lcttereeccl. t. 4, lelt. 33: Se
ì due ss. Martiri Cosmo e Damiano mcn*
tovati nel canone siano gli stessi che i
(lue ss. Medici di Egea. Egli crede che i
ss. Cosmee Damiano, delti Taumatur-
gìa pel gran numero «le'miracoli da \o-
ì'Oopeviìl'XyeJnargirijidestsi/iejìecuniay
perchè medicavano gratis, furono mar-
tirizzati in Egea, e i loro corpi trasferiti a
Roma, s. Felice IV edificò loro un ma-
gnifico tenijxio; e perclu; gì* infermi che
lecavansi a venerarli tornavano sani,
mentre ad altri apparivano idue santi di-
ceutlo il ila fare per guarire, in seguito
si credeltero mai tirizzati in Roma ove ne
ri posa np i corpi. E che furono posti nel
canone dopo i ss. Gio. e Paolo per esse-
re questi nobili ro«nani,non essendolo gli
Anargirijde'quali riconosce una sola cop-
pia. Finalmenie, il Cancellieri soggiunge,
è incredibile, che sussislendo ancora la
chiesa de^s. Cosma e Damiano, creduli
martiri Ro/naniy\)o\ questi siano stali ri-
conosciuti per Arabi, e siasi affa Ilo per-
duta la memoria de'ss. Cosma e Damia-
no Romani. Se poi trovasi una doppia
festa in onor loro in Costantinopoli, ove
anche al i .°di giugno se ne venera la me-
moria, oltre il (.*' di novembre, ciò non
deve attribuirsi che aW Anniversario De-
cflcationis Ecclesiae s. Cosniae,co\\\Qi\'\-
mostra Morcelli, il quale però conclude,
che a'ss. Arabi non può darsi il titolo di
Romani, che pel tempio a loro dedicato
nella viaSacra o Foro romano; e che dob-
biamo contentarci, che una volta alme-
no abbia esistito un paio di ss. Martiri k-
nargiri , che non prendessero argento o
mercede alcuna per medicare,senza aspet-
tare di trovarne in appresso anche due
altre paia. Scrisse Federico Bouroeri, /Jc
Cosma et Damiano, artis mcdicae Diis,
UNI 87
et adirne hodie Itine, illincque tutelari'
bus, Uelmstadii lySi. L'Ayala condan-
na l'irriverenza di que'piltori, che inde»
cefntemente rappresentarono uno di que-
sti santi con T orinale in mano, ripieno
d'orina accesa, propria de' febbricitanti.
Concede soltanto a' pittori, che seguiti-
no ad esprimere uno di tali santi, con
una spatola da speziale in mano , quasi
in procinto di formnre qualche farmaco
ad un infermo, perchè anticamente an-
che i medici professavano la chirurgia,
noti ancora disgiunta dalla loro arte, e tal-
volta ancora la farmacologia; e forse per
questo pure sì rappresentano con un va-
so in mano conlenente de'farmachi. L'u-
niversità de* barbieri di Roma elesse in
suoi speciali protettori i ss. Cosmo e Da-
miano martiri, romani o arabi che si fos-
sero, poiché essi barbieri esercitavano da
tempo remoto la bassa chirurgia, ed i me-
desimi santi medici chirurghi eranor in-
vocati a patroni di tutti coloro, che in
qualsivoglia diodo appartenevano all'ar-
te; ne sarebbe facil cosa il concludere se
il vantaggio, che al pubblico ne deriva-
va, fosse maggiore di quello che ne ritrae-
va r università meckisima e ogui indivi-
duo rispettivamente di essa da così fatto
esercizio: è presumibile però, che e per
l'uno e per gli altri esser dovesse quest'u-
tile di moltissima conseguenza , mentre
dagli statuti dell'università de' barbieri,
stampati in Roma la i." volta nel iSc^i
{^Statuti, ordini e costituzioni della veri.
Compagriia et Università delli Barbie-
ri et Stufaroli dell'alma città di Roma:
furono ristatnpati nel 1 6 1 5, nel 1 6.\.i, nel
[713), ma che provenivano dall'ordina-
zioni della prima istituzione, si dice nel
cap. 7 della par. 1.', che per ottenere la
patente d'abilitazione al libero esercizio
dell'arte tonsoria, nella qualità di mae-
stro, ossia padronedi bottega,fuceva d'uo-
po d' essere istruiti nella cognizione di
tutte le vene del corpo umano, nell'ar-
te del salasso, dell' applicazione delle
sanguisughe e ventose j nel far lazzi e
.88 UNI
rauferiì, medi e nr e vessicrtnfij nel metter
cornette^ prime chiare a ferite e frattu-
re d^ OS si, e sopra ad altre operazioni,
secondo l'nso e leappellazioni di questa» •
pi; e quindi ordinavasi altrove, per tal ef-
fetto , la pratica almeno di due anni in
un qualche pubblico ospedale. Il Bovio,
La Pietà trionfante nella basilica di s.
Lorenzo in Damaso, a p. i 53, parla del -
Ja chiesa filiale di s. Benedetto de'Scon-
rhii, che vuoisi antica quanto la morte
del santo litolare, presso la quale fu poi
fondalo un monastero di monachete qua-
li le cambiarono il titolo dedicandola
alla ss. Trinità; diminuite le religiose, fu-
rono da s. Domenico trasferite a s. Sisto
(quanto al titolo della ss. Trinità ed al-
le monache , io dubito che gli scrittori
confondino l'uno e le altre, le notizie ap-
paitenenli alla sussistente chiesa dell'u-
ni versila). Concessa poi alla confraterni-
ta de'barbieri la chiesa, questi nel i44o
Ja dedicarono a*ss. Cosmo e Damiano, per
ragione che detti santi esercitarono la
medicina, che spelta in qualche parte a'
barbieri. Lasciata poi da questi tale chie-
sa per altra, in seguito fu ridotta a uso
))rofano, indi nuovamente vi s'inlrodus-
f.e. il culto divino quando fu concessa al-
la confraternita delle ss. Vergini Rosa vi-
terbese e Rosalia palermitana. Altret-
tanto riferisce il più crilico Fonseca ve-
scovo di Jesi , De basilica s. Laurentii
//? Z^<3/7;<2.vo, aggiungendo la località ove
(esisteva presso la Parrocchia (^.) di s.
Lucia del Gonfalone, che ridotta a pu-
hlicas lignorum apofhecas, vi ristabilì il
rullo il dello sodalizio laicale, il quale e-
slinlo fu dala alla compagnia di s. Elisa-
lielta óePoi'eri ciechi, storpi e altri in-
•valididi Romp, della quale superiormen-
te feci parola, ed in tale paragrafo ne di-
ìh alcun'allra. Anche il Piazza nell' ^a-
s( i'ologio dice che la compagnia de' bar-
bieri fino dal i44^ si eresse in una picco-
la chiesa a s. Lucia delta anco della Chia-
vica per corruzione popolare,per la pros-
simo cIpapiEi che riceve l'acque piovane, e
U N I
dal Martinelli si chiama filiale della ba-
silica Vaticana. Però l'Azzellini rifeiisce
che ceitamente la compagnia nel ì^jo
officiava in una cappella concessale nella
Chiesa di s. Lorenzo in Damaso, man-
tenendovi un cappellano a proprie spese;
che già avea i suoi consoli e sindaci co*
quali reggevasi, é si cambiavano ogni 6
mesi; distinguendosi talmente nell'eser-
cizio di moltissime opere di pietà e di re-
ligione, ujesse, esequie, processioni, so-
lennità, dotazioni alle zitelle, da merita-
re da Papa Paolo II pel suo incremento
et ornamento Romanae Curiae , i più
grandi encomi, privilegi e l'approvazione
singolare de'suoi statuti, colla bolla Coe-
lestis PateryCÌe'iS agosto 1 470,che ripor-
ta , e dóve soltanto si fa menzione della
cappella di s. Lorenzo in Damaso. Quin-
di aggiunge, che trascorsi pochi anni da
tale approvazione degli statuti, passò la
compagnia e università de*barbieri a te-
ner le sue adunanze dalla cappella di s.
Lorenzo alla piccola chiesa presso s. Lu-
cia del Gonfalone nel rione Ponte. Che
ne fece l'acquisto a titolo d'enfiteusi dal
collegio de'canonici Vaticani per l'annuo
canone di libbre 4 di pepe, nel 1479 "®^
pontificato di Sisto I V (che il Piazza pre-
tende approvasse nel i477 §'' statuti, e
mentre già 1' università, come erronea-
mente soggiunge, possedeva la chiesa at-
tuale), e che la restaurò da'foudamenti,
ciò lisultnndo dall'iscrizione marmorea
posta sulla porta di essa, nel 1603 pub-
blicata dal Fanucci e riprodotta dall'Az-
zellini njedesimo. In essa si legge, averla
dedicata alla B. Vergine ed a'ss. Cosmo
e Danìiano, ad perpetuam Artis Tonso-
riini Curialinm ntemoriani, da óiie con-
snles dictae Artis una ciim quatuor con-
siliariisj de consensu totius Sodalilatis.
Adunque è indubitato il possesso di que-
sta chiesa almeno nel 1 479 ® ^'^' ^^^^ ''^'
starno da' fondamenti, swnptii proprio
dell'universilà. Da'nomi de'consoli e de'
consiglieri scolpiti nella lapide, si ricava
es^i appartenere a Uoma e ad altre citl^
UNI
d'Flalia, f(l uno de* consoli alla Germa-
nia. Nella detta bolla di Paolo WJhcul-
t<item,e( prh'iiegìoruni Inh'ersìtati 6ar'
hìlonsorum Urbis contessornm, si dice
die i iìarbieri eransi moltiplicali a i 5o, e
che il Papa in perpetuo esentò tulli gli
atldetli alia medesima e d* ogni nazione,
dalla giurisdizione de'tribnnali di Crrrn-
pidoglio e t\e\ /^ice- Camerlengo, nei ci-
vile, nel criminale e nelle cause miste; a
minorazione d'incomodi e di spese sotto-
ponendo l'università soltanto alla giuris-
dizione de* tribunali del ^Maresciallo nel
criminale, e dell* Uditore generale della
Camera nel civile, anche per la conser-
vazione degli statuti e ordinazioni della
medesima, e per continuare a vivere be-
ne e onestamente; avendo Paolo li Fatto
esaminare gii slaluli che confermava dal
can. Vaticano Giacomo Miccareili, aii~
ditorem generalem diclae Camerae , e
perciò doversi inviolabilmente osservare,
insieme al da lui concesso. Si quis auteni
hoc a (tentare praesumpserit indigna tio -
neni omnipotenlis Dei^ ac BB. Petri et
Fallii Apostolornm ejus se noveri t in»
cursiirum. In fìitti scrisse poi Fanucci ;
L'imiversità de' barbieri e stufaroli ha il
suo Consolato; esente da Campidoglio, è
sotlo la giurisdizione della rev. Camera
«[)ostolica, né lasciano entrare nella loro
ntimerosa confraternita altri che quelli
dell'arte, vestendosacchi bianchi con l'im-
magine de' ss. Cosma e Datniano sidla
spalla, ilchesi continuava a usare a'tem-
pi del Piazza, raa si tralasciò negli ulti-
mi tempi l'uso del sacco. Non ostante i
privilegi ottenuti, la santità dell'islituzio-
nì e il J['ervoroso zelo nell' esercizio del-
l'opere di pietà e di religione, neppure la
compagnia de'barbieri andò esente da va-
ri travagli. Insorsero dapprima diversi
tril)unali di Uoma e specialmente del se-
natore, ad Olita del concesso da' Papi e
mas-^ime da Paolo li al corpo de'barbict
ri , che nuu cessarono di colpirli indivi-
dualmente con alti e sentenze illegali;
quindi nuovecotfcessioMÌeescwzÌQUÌ,nuu-
UN I
89
vi pontificii indulti fecero argine all'effre-
nale pretensioni d' illimitata giurisdizio-
ne di que'magislrati. Altre amarezze ca-
gionarono a' barbieri i pochi stufaroli a
loro uniti e facenti parte dell'università :
sembra che possa riferirsi circa al iS'jf^
l'insorgenza delle pretensioni stravaganti
degli stufaroli sul conferimento delle ca-
riche della compagnia. Allora tornando
dalla legazione delle Fiandre l' insigne
cardinal Giovanni Moroni , gli ufficiali
dell'università, quasi lutti barbieri, ricor-
sero alla sua autorità e vasto senno. S'i-
gnora se il gran porporato assumesse la
protettoria de' barbieri o interponesse a
favor loro il suo potere, poiché morì de-
cano del sagro collegio il i." dicembre
i58o. L'invocalo patrocinio del cardinal
Moroni, forse derivò dal riferito dal Ve-
nuti, Roma moderna^ p. 1069. Circa il
i564 Giovanni Colli romano barbiere
del cardinal ilforoAz?', allora litolare della
chiesa di s. Maria in Trastevere (il qua-
le avea restauralo l'adiacente palazzo di
s. Calisto e l'abitò ancorché divenuto ve-
scovo suburbicario, abitando ancora il
proprio palazzo nel vicino vicolo Moroni,
ove si vedeva il suo stemma formato da
un albero di moro celso in campo bian-
co, riportato dal Ciacconio, Fitae Cardi-
naliuni^ t. 3, p. 6So,Joannis Moronns
o Moronius come vuole Morcelli), dispo-
se alcuni corligiani e i canonici di della ba-
silica a voler formare una nuova compa-
gnia, adìnchè si portasse con maggior de-
coro il ss. Sagramenlo agl'infermi; e che
nel I 578 da'canonici fu loro assegnala la
cappella di s. Maria della Clemenza de'
duchi d' Altemps, e poscia nel principio
del secolo XVII eressero un particolare o-.
ralorio. Il sodalizio venne meglio ricosli-.
luito nel 1 855, al modo narrato di sopra.
Quanto alle divergenze Ira'barbieri e slu-.
furoli, è però in(lul)ilalo, che forse per
comporre tali frecpienti dissidii, dopo es»
sere slati alcjuanti anni assopiti, nel i Sc)'^
l'università de'barbieri e stufaroli proce^
de allit riuuovuzionc degli slululi) i f|U4«
90
U N I
li meritarono la stampa dopo la speciale
approva/ione di Clemente Vili col breve
Oh lata Nohis, de* 2 9 dicembre, presso i
nuovi Statuti^ nel quale dicesi: Dìle-
ciorumfllìorum Universi lati s Barhitoii-
sorum ac Balaeatorum sive Stiifarolo-
rum Uomaiiam C//rm/«, confermare i
privilegi accordati da Eugenio lY, Paolo
Jl, Sisto IV, Paolo III, Pio IV, Sisto V
e altri Papi predecessori; e con pontificio
chirografo ne ordinò il registro alla Ca-
mera apostolica. Allora pare che la con-
fraternita assunse i sacchi, ed i! contem-
poraneo Fanucci e poi Piazza riferiscono
il fervore col quale i componenti l* uni-
versità esercitavano le opere di carità e
di religione, col proprio cappellano. Im-
perocché inoltre ogni settimana visitava
j confrati infermi, sovvenendoli di medi-
co e di lioiosine , cioè in ogni settimana
somministrava a'bìsognosi maestri 5 pao-
li,a*lavoranli 3,a'garzoni 2, secondo Fa-
nucci, e ciò fino alla loro guarigione; do-
tava le povere e oneste zitelle figlie degli
uomini dell'arte; onorava singolarmente
Dio ne* suoi santi e nella 6. Vergine, e
celebrava solennemente la festa de' suoi
avvocati i ss. Cosma e Damiano, noti so-
lamente nella chiesa presso s. Lucia, di
eni l'Azzellinodice ignorare come ne ces-
sò il possesso (io almeno potei narrare a
chi passò), ma ancora nell'altra che avea
acquistata nel rione di s. Eustachio die-
tro la Torre (/^.) Argentina, che possie-
de ancora, ma senza conoscersi la preci-
sa epoca in che le venne concessa. Osser-
verò che la via fu già detta àe Filo nar-
di dal palazzo omonimo (poi Cavalierini,
oggi del marchese Potenziaoi e non co-
me volgarmente si dice Sala, come cre-
duto già proprietà e abitato dal cele-
bre cardinale di tal cognome, e dal car-
dinal Casliglioni poi Pio Vili ), s^itualo
incontro la chiesa; 'n\i\\ (\id Cavalieri òsA
palazzo accanto al precedente (ora degli
credi di Felice Gualdo che 1* acquistò),
a' quali nomi prevalse quello de* Bar*
hieri che porla, il Panciroli che neh 600
U N I
pubblicò, / Tesori nascosti di Roma :
De' ss. Cosma e Damiano alla stra-
da del Croce/isso, dice che fu così nomi-
nata per un'antica immagine del ss. Cro-
cefisso dipinto nel muro esteriore d'una
casa. Che la chiesa fu prima del contiguo
monastero di monache francescane sotto
l'invocazione della ss. Trinità, ed allora
de'barbieri che l'intitolarono a'detti san-
ti, per esser slati medici del coipo e del-
l' anime nel convertirle al cristianesimo.
Altrettanto, in parte, leggo nel Fanucci
e in Piazza, il quale aggiunge che per
esser cadenle per l'antichità, la confra-
ternita la riedificò. Trovo nel Venuti, /io-
ma moderna, p. 635 , nel parlare della
chiesa e della confraternita, chedessa fa
già delle francescane terziarie sotto il ti-
tolo della ss. Trinità, e anticamente ven-
ne denominata s. Nicolò de Cavalleriis.
Martinelli la dice parrocchiale della ss.
Trinità Clini bizocliis tertii ordinis s.
Francisci. Il Bovio poi a p. 1 6g, e il Fon-
seca a p. 388, trattando della chiesa di
s. Martino da Domo Giudice Mardoi^Q
in latino A Domo Judicis Mardois, nar-
rano, ch'era filiale della basilica di s. Lo-
renzo in Damaso, e vicina a qiiella di s.
Nicola de'Molini (ossia de Cavalleriis, che
è la vicina chiesa di s. Elena, invocazione
che le dierono i Credenzieri -aWovchè vi
stabilirono il loro sodalizio). In seguilo al
nome di s. Martino soltenlrò quello del-
la ss. Trinità in Cacaberi, quando si con-
cesse a certe povere monache che vivea-
no di loro fatiche, perciò venendo esen-
tata da detta ù'^XwìoVanzù^ut vocant Biz-
zocaruni, non astrette a clausura. Abi-
tarono l'annesso monastero sino ali 56o,
e allora ve n'erano 1 1. Trasferite in altro
chiostro fu data a'barbieri, che la dedica-
rono a' ss. Protettori. Dagli atti della s.
Visita dell 573 si ha ch'era pure parroc-
chia con IO famiglie, la rendita essendo
annui 76 scudi e 20 barili di vino. Nel fi-
ne descriverò la chiesa slessa, come tro-
vasi al presente. In seguito più fiera si rin-
novò la dissensione inteslin» fra'barbieri
U N I
e gli slufarolì , giacche questi in numero
(li sul! iq a fronte di olire 200 quanti e-
rano giunti i maestri de'bnrbieri,an»plia-
lono le loro strane pretese con tanto ac-
canin)ento, che finalmente i barbieri fu-
rono costretti ricorrere a Paolo V. Que-
sti deputò a giudice il cardinal Fabrizio
Veralli, il quale con sentenza de' 1 1 gen-
i)aioi6i3, decretò la separazione de'due
corpi, dichiarandoli ciascuno indipenden-
te dall'altro, restando a'barbieri la pro-
pria chiesa. Tutto approvò Paolo V col
breve£j:' injuucto]VobiSfde% del seguen-
te maggio, presso i nuovi Statuti. Allora
l'università de' bnibieri liberata da' po-
chi individui che l'inquietavano, e ricon-
centrata ne'soli uonjini dell'arte propria,
rinnoTÒ i suoi statoli e stampò, dopo l'e-
same del cardinal Veralli e la conferma
di Paolo V, mediante il breve Ohristi-
fìdelìum qiiorufiilìhcty de' 11 gennaio
161 5, egualmente presso il loc, cit. Essi
furono intijnali per 1' osservanza delle
confermale esenzioni, al senatore, al go-
vernatore di Roma, e ad altri giusdicen-
ti di Roma, con editto de'o del seguen-
te febbraio del cardinal Pietro Aldobran-
diui camerlengo di s. Chiesa; restando
l'università nella giurisdizione ecclesia-
stica sotto il cardinal vicario, e per la ci-
vile e criminale sotto l'uditore della ca-
mera e il maresciallo. Fra'privilegi e o-
liorificenze goduti dall'università, è rife-
rita da Pompilio Tolti, Ritratto di Ro~
via modfrna^e.Wx pubblicalo neh 638,
la prerogativa di liberare un carcerato
nel giorno della festa de'ss. Cosma e Da-
miano. Altra conferma degli statuti l'e-
seguì Alessandro Vii col breve Exponi
Nobis, de' 16 giugno 1 657, Bidl. Roni, t,
6, par. 4» p- '^3, ed ordinando anch'e-
gli, ne quicumque Tonstrinae (Barbie-
ria o bottega di barbiere) operarius^ seu
utvulgodicitur^garzonCyquinovamTon'
strinam instiluere voluerit ^ eam aperta
re possiti nìsi tabernam 5o cannis ab a-
Ha qiincuhique simili tabcnui Tonsoria
(bottega di barbiere) distantem accepc'
UNI 91
rity sotto la pena di io scudi d'oro in fa-
vore dell'uni versila. Poscia InnocenzoXII
col breve Exponi miperfecerunt, de'2 5
settembre 1693, /?«//. /?ow. t. 9, p. 322:
Conflrmatur decretum Universitatis
Tonsorum de Urbe contra venditores
sitarum Tonstrinnrumj cioè che i ven-
ditori di dette botteghe, due anni soltan-
to dopo lascialo 1' uso del mestiere , ne
potessero aprire delle altre, e nella di-
stanza di 200 canne romane di qualun-
que altra simile otììcina. Nel 1694 in Ro-
ma e collo stemma di tal Papa nel fron-
tespizio si ristamparono: Statuti ^ordirà
et costitutioni della ven. Compagnia et
Uni^'ersità de* Barbieri di Roma. Tra le
altre cose essi prescrivono, che gli ulfizia-
li devono eleggere un medico per curaro
lutti i maestri, lavoranti, garzoni, rota-
tori dell'arte, nelle loro infermità. Quan-
to a* rotatori o arrotar!, è noto che anti-
camente non sempre si aveano arrotini
capaci di bene arrotare colla ruota anche
i ferri o gli acciai taglienli di usi delica-
ti, come i rasoi, le lancette , le forbici e
simili. Il perchè alcuni dell'arte espressa*
menlesi dedicarono a supplire a tale mau'
canza di opportuni o idonei artefici; ed
ecco il perchè l' università ne faceva di-
stinzione e rimarco, come un ceto specia-
le di peculiare importanza. Il successore
Clemente XI col breve Militanlis Ecclc-
siae^ de*f2 maggio 1712, Bidl. Ront. t,
IO, par. I, p. 291 ; Confirmantur Sta-
tuta reformata Universi tatis^ et Colle-
gii Barbitonsorum Urbis. Nel medesi-
mo breve sono compresi gli Statuti ri-
portati testualmente. Riferirò alcun ge-
nerico cenno sul contenuto loro, saggis-
simo e prowidenlissimo , morale e reli"
gioso. I consoli e uHìciali considerando
che gli statuti erano in buona parte resi
inosservabili, risolverono nel 1699 di com-
pilarne altri, il cui compimento si eseguì
per gli eccitamenti del cardinal Gio. Bat-
tista Rubini, da Clemente XI nel 1708
dato a visitatore apostolico dell' univer-
sità. In essi tra le altre cose fu stabilito,
9^
U N
a^ufìfiziall e pe'primi Sconsoli, pel trien-
nale reggimetilo e amministrazione del-
l'università; la loro creazione da eseguir-
si nel consolato per bussolo; Tautoi ita e
gli obblighi eli clascnno; il {)recnio a'con-
soli, camerlengo e infermieri nel termi-
ne del loro iiflìzio; che ogni convenzione,
scrittura, patente o istromenfo pe'maestri
di botteghe e altro spettante alla profes-
sione, debba farsi dal notaro-segretario
dell'università; che non si debba lavora-
re, ne far lavorare in giorno di festa di
precetto, ne dentro e ne fuori delle bot-
teghe, e di doversi frequentar la chiesa
«lell'università, con esenzione de'due pao-
li dell'annata a'maestri frequentanti, do-
vendosi tener chiuse le botteghe nella fe-
sta de'ss. Cosma e Damiano, e in tal gior-
no ciascun maestro pagare 5 paoli, 2 de*
quali per l'annata, e per la candelora al-
tri 2; si dichiararono i pesi e obblighi del-
la chiesa, e gli esercizi divoli da prati-
carsi in essa, oltre l'accompagno alla se-
poltura de' defunti, segnatamente se uf-
ficiali, di tutta o parte dell'università j si
«oppressero le due annue doti di scudi 2 5
r una e la veste, che per la festa de' ss.
3*rotettori sì confeiivano a due zitelle fi-
glie di maestri; venne ordinato il pfiga-
nienlo alla chiesa di 2 paoli nelT entrata
de'fattoii ad apprender l'arte, e di 3 al-
lorché diveniva lavorante o giovane, e
questi anche bai.i5 per la festa dell'uni-
versità, ancorché fossero parrucchieri o
figli de'maestri dell'arte; che niun giova-
ne possa esercitar 1' arte come maestro,
senza prendere la patente, dovendo pri-
ma provarne con esame l'idoneità a'con-
soli , inchjsivamenle alla capacità per la
jìassa chiriugia, il cui esercizio ed esten-
wone viene dicliiarato, stabilendosi l' e-
lìiohuTiento d.i pagarsi alla chiesa per la
palenre a paoli 74» ^ ''O'' ^4 doverne da-
l-e que'figli o nipoti di maestri nel pren-
derla dopo la morte de'loro padri o zii,
pioè il niaggiore di essi; non potersi apri-
le nuove botteghe, o trasferire le vec-
tbie, da'paleulati, che 5o canne distaoli
UNI
dalle altre, sotto pena di i5 scudi d'oro,
dovendo restar chiuse le abbandonate, e
venendo vietato il tenere due botteghe;
si provvide finalmente anche alle botte-
ghe delle vedove e figli o nipoti minori
de'maestri defunti, con permettere di te-
nervi a rappresentante un maestro pa-
tentato, ^e Diari di Roma ho letto, che
i giovani de* barbieri aveano il proprio
altare nella chiesa di s. Paolino alla Re-
gola de'frati del Terz'ordinedi s. Fran-
cescojche nelle sedi vacanti in cui straor-
dinariamente si espone in varie chiese de-
stinate il ss. Sagramento, per pregar Dio
pel breve loro termine e ottima elezione
del Papa, come in quelle del 1724 e
1780, vi si recavano processionalmente e
separatamente, la confraternita de' bar-
bieri, e la compagnia o adunanza de'loro
giovani. Sebbene in appresso gli Statali
furono nuovamente modificali e rislam-
pati, rimasero tuttavia slabili e invaria-
bili alcuni articoli, che ne formavano it
principale fondamento , e da* cardinali
protettori con decreti richiamali all'esal-
ta osservanza. Tra tali articoli essenziali
precipuo fu sempre tenuto il numero de-
terminalo di botteghe, e V inibizione e-
spressa di aprirne delle nuove senza la li-
cenza de' consoli, oltre il pagamento del-
la patente pel pubblico esercizio della
professione, edelle tenui annue contribu-
zioni si de' padroni che de* giovani ; re-
golamenti tutti fatti pel mantenimento
della chiesa, per l'interesse de' contri-
buenti, ed a vantaggio della popolazio-
ne. Le già discorse vicende politiche e
occupazioni straniere, patite nel declinar
dello scorso secolo da' Roma e dagli altri
dominii pontificii, sconvolsero per molti
anni l'ordine sociale e religioso , ed an-
nientarono r università artistiche colla
perdita delle loro proprietà e de'Luoghi
de'Monti. Altrettanto avvenne al collegio
de'barbieri e parrrucchieri, e se la pietà
e io zelo de'principali rappresentanti del-
l'università non vi avesse sopperito, l'uf-
fizisilura della chiesa sarebbe rimasta iO'
U ìN I
lerrolta, poiché oltre i Luoghi de*Monli,
perde essa la suppeiletlile d'argento, che
iti notabile quaiitilà depositò nella zec-
ca, per ubbidire alla generale prescrizio-
ne di Pio VI imposta a' pii istituii. Per
le conseguenze de' deplorali sconvolgi-
menti, nella rifurnia della pubblica ain-
Diinislrazione, trovò Pio VII indispensa-
bile la soppressione dell'università arti-
stiche, anco per l'uniformità del commer-
cio libero da lui piomuIgato^neliSor, e
Ti comprese pure quella de'barbiei i e par-
rucchieri; argomento grave, che quasi in
principio di questo articolò discorsi eoa
qualche diilusione, per la sua vitale im-
portanza pubblica. Dissi pure, che cessa-
le le università nel 1 80 1 , dipoi la saggez-
za del paterno governo pontifìcio vide le
conseguenze pregiudizievoli d'una trop-
po lata interpretazione della legge sul
commercio ch'erasi voluto tutelare, spe-
cialmente rapporto all' articolo inleros-
sanlissimo dell'apertura di nuove botte-
ghe in ogni sorta di mestieri e arti ma-
nuali , onde non esitò di frenarne la li-
cenza con varie disposizioni. Il ceto de'
barbieri e parrucchieri fu anch'esso sog-
getto a'medesimi inconvenienti, non me-
no dannosi alla propria nrle e sussisten-
za. Coloro pertanto che fra'maestri della
professione,lodevolmente occupavansi in-
defessi al maggior vantaggio del corpo,
cui rimaneva sempre pel loro religioso
zelo la chiesa de'ss. Protettori, convenien-
temente uffiziala a loro spese , comechè
restata priva d'ogni rendila; supplicarono
istantemente il superiore governo, per-
cliè fosse posta una remora alla troppo
hbera e arbitraria licenza d'aprir nuove
bolleghe,e di traslocare senza equi riguar-
di le preesistenti , in luoghi che gravemen-
te danneggiava i padroni dell'altre vici-
ne, senza curare la loro antichilà e l'in-
gente prezzo costalo nel!' acquisto loro.
Subordinati finalmente Inli ossequiosi re-
clami all'È. mo cardinal Mai ioMallei tut-
tora protettore amorevole dell'uni versila
(al presente sotto-decauu del sagro colle-
U i\ I 93
gìo, vescovo di Porto es. Rufiìna e pi*e-
fello di legnatura), mentre era degnissi-
mo segretario per gli affari di sialo inter-
ni, di Papa Gregorio XVI, che a preghie-
ra di molli maestri barbieri l'avea loro
dato a protettore, nell'equità e penetra-
zione che lo distingue , a corroborare la
petizione di pochi individui senza rappre-
sentanza legale, con saggia previdenza
Irovò necessario premellei e la riorganiz-
zazione xlel corpo morale sotto il cui no-
me si faceva istanza. Perciò con venerala
ordinanza de'24 aprile i 840, il cui teno-
re SI legge ne'nuovi Statuti, beiiignameu-
te si degnò dar impulso autorevole alla
riorganizzazione, nominando egli stesso
un sulìiciente numero d' individui uHì-
ciali, che sotto la dipendenza sua, e del-
l'ottimo primicerio da lui designatogli pre-
lato w^/ lll.mo e R.mo d. Pietro Paolo
Pericoli cauonicoLiberiano,dovessero oc-
cuparsi provvisoriamente dell' annnini-
strazione e culto della chiesa, finche la so-
vrana e ponlilicia concessione che spera-
vasi d'ottenere da Gregorio XVI, facesse
rivivere l'antica università e collegio, eoa
forme compatibili all'allualilà delle vi»-
riale circostanze, e ne avesse additata una
norma giusta e sicura per lo stabilimen-
to de'nuo vi Statuti, a vantaggio spiril na-
ie e temporale del corpo stesso. A. faedi-
lare il ripristinamento dell'università e i
mezzi di farla esistere con oblazioni, >l
cardinal Mattei non solaujenle disposte
che si aprisse il registro di aggregazione
pe' padroni delle botteghe, rilasciandosi
loro pagella, ma ancora di potersi ascri-
vere que' che ritiratisi dalla professione,
erano camerieri de' cardinali e de'princi-
pi romani. Di più fece aprire altro regi-
stro per l'ascrizione di tutti i giovani bar-
bieri che volessero aggregarsi, con rihi-
scio egualmente di pagella, e qualificali
col titolo d'aspiranti all'università. In se-
guito gli ulfjciali tennero molli congressi
[iresso nig."^ primicerio zelanlissimo, pre-
parando delle istituzioni sulle basi circit
de^li unlichi SialulijUìWii uiudtficaiiioui
94 '^'*' . .
volute dalle variate leggi e cìicostatize,
per formare i nuovi. Frallanto Gregorio
XViper organo del cardinal Ma{tei,qual
segietario degli affari di stalo interni, de-
trelò ad istanza del ceto de' bai bieri di
Roma: Che ferma la libertà dell'esercizio
del mestiere e fermo lo stalo attuale del-
le botleglie esistenti, o che avesse alcuno
domandalo l'aperlura d' una nuova , la
direzione generale di polizia non più ri-
lasciasse patenti di esercizio per nuove
botteghe di barbiere o parrucchiere, se
prima non re^li provato per verificazione
della rispettiva presidenza regionaria, che
fra la nuova bottega e altre simili già e-
sistenli, vi corra la distanza di 60 canne
architettoniche, esclusa la via del Corso,
in cui per la maggior frequenza si limila
la distanza a sole 20 canne architettoni-
che, quando però la nuova bottega da a-
prirsi sia fornita con lusso anche nello
spaccio de'geueri propri dell'arie di bar-
biere e parrucchiere. Il cardinale con
due dispacci de' i o febbraio e 2 r mag-
gio 1 844 partecipò le pontifìcie determi-
nazioni a mg.' governatore di Roma, di-
rettore generale di polizia, per la loro pie-
na osservanza, e sono riportati ne' nuovi
Statuti. Dopo ulteriori mature delibera-
zionijSi terminò la compilazione degli^tó'
tutù Costituita l'università mi si fece l'o-
nore dalla medesima di graziosamente
nominarmi console perpetuo, e poscia in
pili modi, anche imperituri, distinguermi
nobilmente. Ed è perciò che per doveroso
e perenne sentimentodi grato animo(sea-
limcnto che qui dichiaro anche alla ven.
jdrciconfr a tenuta del ss. Sacramento
e di s. Maria della Neve di Roma, del-
la cui chiesa e sodalizio riparlo nel pa-
ragrafo Regattieri a' quali apparteneva,
per avermi fatto precedentemente l'ono-
re particolare di dichiararmi guardiano
perpetuo), mi diffusi alquanto nell'accen-
narc le notizie di questa ragguardevole
e civile università e collegio di Roma, che
nell'esercizio dell' arte trovasi continua-
mente a contatto eoll'alta società^ ed an-
U N I
co coir intendimento che dovendo esser
breve colle altre, almeno il narrato iu
questa servisse a dare un'idea come i no-
stri rispettabili e saggi antenati procede-
vano ne'sodalizi artistici, ed altresì a me-
glio chiarire l' indole lodevole di siffatte
università, che ora con ottimodivisamen-
to si ama ripristinare per le loro bene-
merenze e per le conseguenze morali che
di già rilevai. Questi secondi riflessi pre-
cipuament'C, voglio sperare , mi scuserà
presso coloro, che non volendo concede-
re agli scrittori alcuna discreta licenza,
mi tacciassero di parzialità. La storia del-
la propria origine non ha cessato giani-
utai di formare,in qualunque tempo, l'og-
getto del più vivo interesse, non solo di
lutti i popoli e nazioni, ma eziandio in
particolare d'ogni paese, e di ciascuna pri-
vala famiglia , così civile come morale.
Sottoscritti gli Statuti nuovi da' 4 con-
soli ordinari, dal camerlengo, dal segre-
tario, da'3 priori de'consiglieri,da*2 sin-
daci, da' 2 fibbriceri, da'2 provveditori
di chiesa, da'3 infermieri, da' 19 consi-
glieri ordinari, non che da me e dal pre-
lato primicerio, il cardinal Mattei prolet-
tore li approvò, e il Papa Gregorio XVI
li confermò col breve Gravissimas inter
Apostolici ministeriicurasy de' i g agosto
1845»; furono quindi stampati nel 1 846 dal
tipografo Gismondi : Statuti dell' Uni^
tersità e Collegio de' Barbieri di Roma
sotto l'invocazione dì Maria ss. e de' ss.
Martiri Cosmo e Damiano^ rinnovati
ne/ 1 844 ^on sovrana approvazione del-
la Santità di N. S. Papa Gregorio XFl
felicemente regnante emanata informa
di breve il \^ agosto i^[\.S. Contengono
9 titoli, oltre l'elenco de' 198 proprieta-
ri delle botteghe de' barbieri e parruc-
chieri esistenti in Roma. Nel titolo «i.** si
tiene proposito del culto religioso, suffra-
gi e sussidii. Oltre la messa quotidiana,
in ognii.° lunedì del mese si recita l'utE-
zio de'defunti pe'confratelli defunti o pei*
quello morto nel mese stesso, oltre la ce-
lebrazione pel medesimo di 6 messe, se
U N I
n via sodili sfili le le mensili pfeslazioiil. Pe'
*»iovani nspiianli che le avranno osserva-
le, si suIlVaga con 1* odìzio e una messa
il ilt'funto. Le feste della Madonna si c«j-
lebrano con maggior copia di lumi, e con
pompa quella de'ss. Cosmo e Damiano a*
27 selleatbre o in altro giorno. Nell'ot-
tavorio de'morli ha luogo l'anniversario
generale per tulli i confrali defunli. Nel-
la quaresima si fanno 8 giorni di esercì-
z\ spirituali. Non è vietato il lavorare ne*
giorni feslivijperconsueludine introdotta
da molto tempo e tollerala dal Vicarialo
di Roma, dovendosi chiudere le botteghe
nell'ore da esso prescritte; chiusura da e-
seguirsi nel dì della festa de'as. Proleltori
dalle i I antimeridiane alla sera. La di-
spensa de'sussidii a'bisognosi fu stabilita
per la Pasqua, il Natale, l'Assunta e pe*
ss. Protettori; agl'infermi secondo i casi.
Nel titolo 1° si dichiara quanto concerne
la discorsa distanza delle bolleghe, da
doversi inviolabilmenteosservare. Nel ti-
tolo 3." sono le norme per l'aggregazio-
ne all'università degl'individui dell'arte
tonsoria. Nel titolo 4-" sono descrille le
tenui prestazioni mensili, quella nel ri-
cevimento della pagella d' aggregazione,
e le oblazioni per la festa de'ss. Proietto-
ri, pegli esercizi spirituali, e per l'anni-
versario de'uìorti. Nel titolo 5.° è la la-
bella degli ufiìciali e si tratta di ciascu-
no; comedel cardinal protettore; del pre-
lato primicerio, sua autorità e durata in
ufficio d'un sessennio, qualora ilcardinn»
le e la congregazione non lo confermino,
rappresentando il cardinal protettore nel
presiedere i congressi e le corigregazioni,
e riterrà il sigillo grande dell'università,
the in caso d'assenza o nialattia passa al
COI! sole perpeluojovvero al i ."console or-
dinario ; del console perpetuo e sua au-
torità, da eleggersi fra'piìi distinti perso-
naggi della corte laica ponlifìcia o delta
nobiltà di Roma, e supplirà al primicerio
e colla medesitna autorità, in caso d'as-
senza odi malattia del prelato; de'/j con-
soli ordinari, attribuzioni nel presiedere
UNI 95
raroministrazione, tenendo conto dell'ar-
chivio e delle scritture, e durata in uffi-
cio di 4 a»'»' con ordine di turno; del ca-
merlengo , sue attribuzioni e durata in
uflìcio per 3 anni; del segretario, sue at-
tribuzioni e durata in ulficio per 3 anni,
se non è confermalo; de' priori e consi-
glieri, loro attribuzioni e durata in uffi-
cio per un anno; de' consiglieri semplici,
loro attribuzioni e durala in ufficio per
un anno; de'sindaci, loro ispezioni e du-
rata in ufficio di 2 anni per turno; de*
fabbriceri, loro ingerenze e durata in uf-
ficio di 1 anni per turno; de'piowedito-
ri di chiesa, loro incarichi e durata in uf-
ficio di 2 anni per turno; degl' infermie-
ri, qualità e durala del loro ufficio di 7.
anni per turno; de'minislri onorari, pro-
curatore legale, notnroe architello; del-
resaHor<^; del cappellano; del bidello. II
titolo 6." definisce le diverse (jualilà del-
l' adunanze consiliari segrete o generali,
si accennano le materie da trattarsi e ri-
solversi in ciascuna di esse, del modo e
tempi da convocarle, l'ordine per eseguir-
le, e gli estremi necessari alla validità del-
le risoluzioni. Il titolo 7.° ragiona sul
tempo e sui modi da eleggersi il cardinal
prolettore e gli altri superiori, e gli uffi-
ciali di tabella della congregazione segre-
ta. L* 8.° titolo discorre del [tossesso da
conferirsi tanto a* nuovi superiori mag-
giori, quanto a'subalterni e altri ufficiali,
e delle consegne che nellu circostanza me-
desima o immediatamente dopo, devono
rendersi da' cessanti e passarsi a' nuovi
eletti. Finalmente contiene il 9." titolo
alcune regole generali di verse, onde prov-
vedere, per quanto è prevedd)ile, all'or-
dine dell' università e al migliore anda-
mento degl' interessi della meJesima; non
che il njodo di derogare, quando la ne-
cessità lo esigesse, alle presenti statuta-
rie disposizioni. Co>ìi l'università e colle-
gio de'harbieri e parrucchieri , pel loro
buon volere, può vantare d'essere stata
lai.' università artistica di Roma, oltre
l'essere una delle prime più auliche, che
96 UNI
dopo la loro soppressione bramò di co»
slitulrsl nuovamente in corporazione mo-
rale e meiilòd'essere canonicamente con-
fermata da un gran Pontefice. Dipoi fu
istituita l'opei;a pia esercitala da alcuni
dell'arte, con recitare ogni lunedì nella
chiesa dell'università il rosario, le litanie,
le preci della buona raoile simili a quel-
Je della chiesa del Gesù, il De profuw
^//V, colla benedizione colla reliquia della
Madonna al suo altare, oltre la celebra-
zione d'una particolare messa, il tulio ia
sulhagio de' defunti ascritti alla medesi-
ma. Nel declinar de^li 856 fu istituita l'al-
tra opera pia col titolo di Mater Ama-
bilìsj per sovvenire gl'inabili all' escici-
zio dell'aite. Avendo l'uni vei sita perdu-
to nelle sumraenlovate vicende quasi o-
gni suo avere, col quale soccorreva anche
gl'infermi dell'aite, nel modo riferito, ora
non poteva restare indifferente di vedere
alcuno de'suoi membri ridotti nell'indi-
genza. Concepì pertanto il nobile e pie-
toso pensiero di fare un appello alla ca-
rità de' suoi ascritti , per sovvenire que*
bisognosi come in altra epoca l'università
faceva co'propri fondi; pensiero, che per
l'umano e santo scopo a cui tende, riscos-
se unanime applauso. Certamente non
■vi è cosa pili utile, né più degna d'ani-
mi cristiani e benfatti, che rivolgere il
pensiero amorevole a'saoi colleghi di pro-
fessione, che la disgrazia, l'età, le malat-
tie resero inabili a più procacciarsi col-
l'esercizio dell'arte il sostentamento. Si
stabilirono quindi per l^si fondamenta-
li. I ." E aperta fino da'3 1 dicembre i 856
una soscrizione a forma d' opera pia coi
titolo dì Mater Amabilis ^ con Io scopo
di sovvenire gl'inabili nell'esercizio del-
l'arte di barbiere e parrucchiere. 2.° La
contribuzione mensile si limita per il me-
no a bai. IO pe'padroni e 5 bai. pe'gio-
■vani, sperandosi che la carità de'più fa-
coltosi li farà ascrivere per maggior som-
ma. B.** Avranno diritto alla sovvenzione
i soli ascritti all'opera pia resi inabili per
vecchiezza o per malatlio, nou derivate
UN I
da vizio cattiva condotta, e penderanno
il diritto medesimo non pagando la con-
tribuzione per 3 mesi, duranti i quali noti
sia provato che cessarono di pagare per-
chè percossi da diisgrazie.4-°l sussidii sa-
ranno regolati a norma de'fondi e del nu-
mero de' bisognosi. 5."* AlTinchè si possa
formare un fondo, l'opera pia avrà vigo-
re un anno dopo l'attivazione. 6.'' Per es-
ser atti vaiasi richiedono non meno di 3oo
firme; trovate che siano si darà ad ogni
ascritto una pagella d'aggregazione, per
la quale pagherà bai. 6, i quali serviran-
no per le spese d'impianto. 7." Per cura
del collegio saranno depositati gì' iucassi
nella cassa di risparmio. 8.° Nella sagre-
stia della chiesa vi sarà l'elenco degli a-
scritti colla quota che ognuno si sarà ob-
bligalo di pagare. Le soscrizioni sono iu
via di edificante progresso. Colle opere si
nobililanogl'istituti di qualunque condi-
zione, e nel virtuoso esercizio della pro-
pria professione si può riscuotere dal pub-
blico stima e benevolenza. Dagl'individui
di questa civile corporazione si presta l'o-
pera di sua arte domesticamente anco
a' più elevati personaggi della società u-
maua, della gerarchia ecclesiastica e ci-
vile, a' dotati da Dio d'ingegno e sapien-
za ; onde a loro profitto hanno continui
belli esempi confidenziali e amorevoli di
coltura, di morale e di religione, che in-
gentiliscono l'animo e illuminano la men-
te; esempi che insieme servono a cauta-
mente premunirsi dal veleno mortale ir-
religioso e insubordinato, da cui deplo-
rabilmente è infettala società umana. O-
norali così di alti rapporti , ne consegue
di frequente che alcuno viene destinalo
in sovrane e illustre corti a distinti e ge-
losi uffizi. La prosperità delle università
artistiche si fonda e deriva principalmen-
te nelflìre risplendere il cullo divino, nel-
l'osservanza degli statuti, neirunione,nel-
la pace e nella concordia , in che sta la
vera forza d' ogni corpo morale e il suo
incremento. Tanto trovasi in questa uni-
■vcrsità, e uè sono prove certissime l' isti-
UN I
lurione recente delle tltie celebrale ope-
re {)ie; l'ampliozioiie della contigua casa
per tinriic maggior profitto a vantaggio
della chiesa; alcuni abbellimenti fatti in
questa , oltre la costruzione della nuova
sagrestia, con suo altare, nell'antico ora-
torio, benedetta da n)g/ Bonilacio Caja-
ni, ottimo e 2.elante vescovo di Cagli e
Pergola , venendo posta nel pavimento
della stessa sagrestia la marmorea iscri-
lioue: Univevsitas Tonsoriiin Lrhis^Sa-
cvéirum etDomum aere proprio iiistau-
ravit et aiixit. An. sai. mdccchii. Sì
riporta a p. 924 del Giornale dì Roma
di tale anno, ove si riferiscono le benefi-
cenze di Gregorio XVI per avere ripri-
stinalo l'università, e del regnante Papa
Pio IX per la concessione neh 852 d'u-
na cappellania con messa «^]uotidìana, per
le paterne cure nel permettere la riatti-
vazione in Roma di tutte le soppresse u-
niversità artistiche, con l'autorizzazione
a comporre i propri statuti. « La corpo-
razione de' barbieri era forse la sola che
già avea gli statuti, e quindi ottenuta dal-
la benignità sovrana una cappellania eoa
luessa quotidiana perpetua, sempre più
così animata, aumentò di zelo, accrebbe
in fervore, afllnchè, come essa fu la pri-
ma (dopo la soppressione dell'università)
ad essere riconosciuta e dal Pontefice e
dal comune di Roma , fosse la prima a
dar segni non equivoci di morale sua vi-
ta, ... e decorosamente e con ecclesiastica
pompa celebrare la festa de' ss. Martiri
loro protettori Cosma e Damiano (come
continua a praticare). La messa solenne
fu cantata dal primicerio, con iscelta mu-
sica diretta dal maestro sig.' Settimio Bat-
taglia, e la sera fu dato termine alla fun-
zione con la benedizione , e grande nu-
mero de'fedeli accorsi religiosamente al-
la mattina e alla sera in quel sagro tem-
pio; ed era edificante il vedere i più del-
la professione divotamente assistere a'di-
vini ulfici, e mostrare (nuovamente) co'
fatti la gratitudine ul Sommo Pontefice
per la sanzionata loro istituzione primi-
VOL. LXXXIV.
UNI 97
liva, mercè le benefiche cure dell'ollimo
prolettore , del primicerio e del console
perpetuo, ec. ". Poscia l'università rifece
il campanile con due campane, ed il car-
dinal Matlei, senipre generoso prolettore,
non solamente vi contribuì, ma agli i i
aprile 1 854 con solenne e decorosa cere-
monia n'eseguì la benedizione, insiemead
altra per la chiesa di s. Brigida di Sve-
zia. Grata l'università all'operato de'Pa-
pi Gregorio XVI e Pio IX, in uno al car-
dinal protettore, al prelato primicerio,al
console perpetuo, ed a' consoli ordinari
Gioacchino Si monetti,DoraenicoSopran-
zi (che poi defunto volle essere sepolto in-
nanzi l'altare della B. Vergine, e l'amo-
re del figlio Aldobrando gli pose onore-
vole marmorea iscrizione celebrante le
sue benemerenze). Michele Fallani, A-
lessandroRoccantini, nel 1854 collocaro-
no nelle pareti della sagrestia corrispon-
dente marmorea iscrizione, per memoria
anche delle cose operate. Dell'antichità e
diverse vicende della chiesa de'ss. Cosma
e Damiano già ne parlai. Mi resta u dire
del suo stato presente, e l'eseguirò col Ve-
nuti, col Melchiorri, col Nibby e altri de-
scrittori delle chiese di Roma, taluno de'
quali pretende che fu edificata sull'area
d'uno de'terapli di Romolo, in che non sa-
prei come aderirvi. Nel 1722 l'universi-
tà e collegio deVbarbieri e parrucchieri,
senza risparmio di spesa, più nobilmente
riedificò e abbellì la chiesa e l'annesso o-
ratorio, colla direzione del valente capo-
maestro muratore Carnevali. L'interno è
tutto ornato di bellissimi lavori e deco-
razioni di stucco, con 3 altari di marmo,
tutti privilegiati, e decorosa cantoria con
intagli in parte dorati: nella volta princi-
pale il celebre Gregorini vi dipinse a fre-
sco la gloria de'ss. Prolettori. Il quadro
a olio grande dell' altare maggiore rap-
presenta la decollazione emartiriode'me-
desimi ss. Titolari (il Fonseca nel 1745
lo descrisse, oltre colf immagine de'ss.
Protettori, anco coll'Assunzione in cielo
della B. Vtrgitte), e dicesi comunemen-
7
9« U N I
te lavoro del volenle Gio. Frnncesco Ro-
manelli; i lalerali e la piccola volta di ta-
le altare hanno pillure a fresco dell' ac-
creditato pennello di Antonio Bicchieia'
li, clic nella volta vi espresse lo Spiriio
.Santo raggiante Ira 'Cherubini, e ne'lati
il martirio de'ss. Patroni. L'altare a de-
stra contiene un ì)el quadro a olio della
B. Vergine col s. Bambino, ]\laier Ama-
hilis, che vuoisi del celebre Zuccjri. Sot-
to di essa, in divolo piccolo quadro, sono
espressi s. Filippo Neri e s. Felice da Can-
talice. L'altare a sinistra ha per quadro
il Redentore crocefisso, colla B. Vergine
e s. Giovanni, colorilo a olio da Miche-
langelo Cerruti.
B arcavo li t Navìcellari^ Corporatio
Lenuncularii , Unìversìtas Arlis Bar-
carolorum. 11 Venuti, Roma moderna^
p. 4o I : Della chiesa de'ss. Rocco e Mar-
tino, coli' annesso ospedale e arciconfra-
ternitay riferisce che fu edificata nel 1 5oo
dall'università degli osti, barcaiuoli e al-
tri, che comprarono il sito dalla compa-
gnia della na2Ìone Schiavona^ per aprir»
vi ancora V annesso ospedale pegl' infer-
mi dell'arte loro , come apparisce dalla
bolla perciò emanata da Alessandro VI
il I ."luglio 1 49956 poi vi eressero u na com-
pagnia sotto Paolo 111 , dichiarata arci-
confiaternila da Paolo IV, e con bel.
V oratorio eretto nel secolo XVII ; indi
anche altro spedale per le donne. Che
gli osti aggiunsero al primario titolo di
s. RoccOf quello di s. Martino vescovo di
TourSf per avergli eretto un aliare, ce-
lebrando la festa e dotando zitelle. Che
Urbano Vili si recò nella chiesa in pro-
cessione a implorare l'intercessione di s.
Rocco contro la Pestilenza di Firenze :
altrettanto poi fece Clemente XI nel 1 720
per la festa, celebrandovi la messa bassa,
con l'intervento d'alcuni cardinali, onde
pregare il santo a tener lontana la mi-
nacciante peste. IlFanucci, Opere pie di
Roma., a p. 52 e 225, tratta del sodalizio
e dell'ospedale edificali incontro al Por-
to di Ripetta del TevereJ e nota fra glial-
UNI
tri privilegi che godeva, quello di libera-
re nella festa di s. Rocco un individuo
condannato a carcere in vita, conducen-
dolo dalla prigione alla chiesa in proces-
sione, vestito di taffettà verde , con tor-
cia accesa di cera bianca in mano e ghir-
landa d'olivo in testa; nella quale pro-
cessione intervenivano lero zitelle pove-
re e oneste dal sodalizio dotate. Dice inol-
tre che nell'ospedale si ammettevano feb-
bricitanti e feriti d'ogni nazione, e spe-
cialmente dell'arti degli scarpinelli,carrel-
tieri, barcaroli, scaricatori di barche, im-
passatori di legna, vignaroli , acquaroli,
piamoufesi e sonatori. Il Piazza nell'/i/^-
sevologio, trat. 6, cap. 38: Dell'arcico/i'
fraternità de'ss. Rocco e Martino a Ri-
petta , si diffonde in molte notizie sulla
medesinia, da me riferite altrove, ne'luo*
ghi che ricorderò; ed attribuisce anch'e-
gli all'università degli osti l'erezione del-
l'ospedale, dicendo che il sodalizio fu poi
forn»ato di persone d'ogni arte, toltene le
più basse, e con affigliazioni si propagò
per tutta Italia, anche pel sessofemmini-
le, onde nell'anno santo ospitava le con-
fraternite aggregate. Aggiunto poi lo spe-
dale per le donne, solo questo restò e per
le partorienti. 11 Bernardini scrisse riel
I 744''^ p. 225 della Descrizione de'Rio'
ni di Roma, che nella chiesa di s. Rocco
erano fondate le 3 università degli Sca^
ricatoriy de' Fascinavi, e de' Barca-
roli. Nel pontificato di Gregorio XVI
il facoltoso capo-mastro muratore e sel-
ciarolo Giuseppe VitelU lasciò ordina-
to di fare la facciata alla chiesa, e ven-
ne eseguita dal cav. Giuseppe Valadier,
il quale imitò il disegno d' altra archi-
tettata da Palladio in Venezia, in tra-
vertino, com'è l'arma di detto Papa. Nel-
la chiesa è il monumento sepolcrale del
Vitelli scolpito dal commend.de Fabris.
Nel 1837 morendo Lorenzo Ortolani pia-
mente lasciò un benefico legato d'8ooo
scudi, disponendo che co'frulli si soccor-
ressero! poveri della parrocchia di s. Roc-
co, per la s. Pasqua e pel s. Natale; de-
UNI
pii'nndone nmminisfialrìredc^l fomlol'ar-
ciconfraternifa ili GesìielMiuin, a mi egli
appnilonevn. Nella chiesa di s. Ronco, da
qdalolìe anno vi è slnfo introdotto l'ora-
torio nollurno. Pio IV col breve Bcf;imì'
ni ufih'rrsnh's Ecclcsini\ de*i8 ottobre
i5(ìoj Bull. Roììu l. 4 » po»'- 2, |>. 43 '
Coujirmalio Confrn terni tatis s. Eocchi
a niorho cpidtmiae liheratoris in Urbe
hnctenns instituiae ^ et ah Alexnndro
TI et Leone X nonmdlis privilegiis de-
roratacy cuni aliarinu Indulgentiarum^
et gvatiannn concessione. Et Jiidicis od
sìiariim causarwn cognilioneni deputa^
tione. \o queste disposizioni non si nomi-
nano le arti che componevano il sodali-
rio. Già Adriano VI ad istanza dilectO'-
rum filionnn et Universitatis Nauta-
rum , sivc Barcaroloruni Tyhcronis et
Ànienis^ seu Tyheronis Bipettae almae
Urbis nonnulla Statuto^ et in Camera
apostolica discussa, et concessa apostO'
lica auctorìtate approhaverat ^ quibus
Inter alia cavebaLur expresse , cfuod
prarfati Consules deputati prò tempo-
re in aliquihus controversiis,ctcausis su-
per quibusdam rebus^ et honis perjlu*
viuni Tfbcris et Ànienis devectis^ in cer*
tispecunìaruni summis haberetjurisdi-
ctionem cogjwscendi, et terminandi, so-
la facti verità te inspecta, etìam marni re-
gia. Questo è il preambolo del breve di
Clemente VII deh 523, che rammentai
nel voi. LIV, p, 196, sulla giurisdizione
de'giudici della curia di Ripella, già uno
òt* Tribunali di Roma (F .), e sulla Ju-
risdìctio antiqua Consulum Artis Bar-
carolorunij per le controversie e questio-
ni che insorgevano Ira'barcaroli, i roma-
ni ed i mercatanti e altri trafficanti nel
Tevere. Dipoi Paolo HI col molo-proprio
Cnm nobisy del i535 , BulL Boni. t. 4,
par. 1, p. 124* Jurisdiciio Camerarii
et Judicis Curiqe Bipae almae Urbis.,
quoad causas Bipales. Moltissime sono
le nozioni e le erudizieni che riportai sui
barcaroli e navicellari, perciò di non fa-
cile ricordo. Adunque mi limiterò a ram-
U N t^ 99
menfare gli articoli più principali, quan-
to a' romani, in cui ne ragionai partico-
larmente. Questa università comprende-
va, oltre i barcaroli e navicelinri, anclie
le persone addette al commercio del Por-
to di Bipttta. \J Arciconfraternita di s.
Rocco e di s. Martino^ olire la chiesa o-
monima fece fabbricare il contiguo O-
spedale di s. Rocco per le donne, e pegU
uomini massime barcaroli, osti, alberga-
tori ec. , poi destinalo a ricevere le sole
donne portorienli. In detti articoli dissi
pure delle corse delle barche che face-
vansi sul Tevere per la festa di s. Rocco,
oltre gli slrappacolli de' paperi, e altri
spettacoli fluviali e giuochi pescalorii con
pallii di premio, poscia aboliti, erogando
InnocenzoXI a vantaggio dei Conserva^
torio della Divina Provvidenza (/^.),ran-
nua donlribuzione perciò somministrata
da'barcaroli e navicellari. A Tevere ra-
gionai delle sue barche, e traghetti e pas-
si colle barchette, ed oltreché trattai di
sua importante navigazione, riparlai de'
suoi porli e precipuamente di Bipetta e
di Bipa Grande^ con moltissime nozio-
ni riguardanti i barcaroli e i navicellari;
degli antichi collegi deJVavicularii^ de*
Fabri Navali, del Corpus Suburrario-
rum degli antichi romani, de'quali dot-
tamente da ultimo trattò mg."^ A* M.
Fratlini , Disserta de Naviculariis seu.
Nauclcris, Roo)ae 1887, riproducendo
ancora alcune antiche iscrizioni di detti
e altri collegi , ragionando altresì delle
leggi loro appartenenti sì antiche che mo-
derne. Il diritto privativo de'passi e tran*
sili dall'una all'altra ripa del Tevere colle
baichetle,tantonel secolo XVII attivalo,
escluso però quello al porto di Uipetla
( da Paolo V concesso a Marc' Antonio
Toscanella), quanto degli altri da potersi
attivare al ponte Milvio sino a s. Paolo
fuori le mura, lo godeva Flavio e Ono-
frio Spinola, pagando alla camera apo-
stolica anuiii sctuli 1867. Però avendo
Orazio Retti offerto scudi 3ooo in più ,
cioè annui scudi 4^^7 » <^on chirografo
loo UNI
di Gregpiio XV, de* 2 5 gennaio 1622,
ad esso fu nccoidalo il diritto privativo
de'passi e transiti delle barchette come
sopra. In seguito il diritto fu dato alto
nobile famiglia Mottei d'A vezzauo ; e nel
1857 volendosi dalla medesima proce-
dere alla cessiorje o aflilto di tale dirit-
to, ne fu pubblicato avviso a' 26 mar-
zo e inserito a p. 286 del Giornale di
Roma. Quindi fu di nuovo afììttato, di-
cesi per l'annua corrisposta di scudi 600,
essendosi notabilissimamente diminuita
r operosità di siffatti traghetti. Il conte
T. Gnoli ci diede la bellissima Disserta-
tio de naiifragiis , Pioraae 1 83o. De'nau-
fragi riparlai nel voi. LXXX, p. 182, di-
cendo à^' Tributi [F.) per le barche e na-
vi. Imperocché la guerra non ha ella sola
le sue vittime. La lotta industriale, quel-
la dell'industria marittima in particola-
re, novera pure le sue, e i vasti Oceani
riscuotono ciascun anno a migliaia la loro
formidabile decima su quella grande e in-
teressanle popolazione di marinari che
attende alle relazioni internazionali. A
misura che queste aumentano, cresce na-
turalmente il numero de'sinistri per ma-
re, massime per gli abbordaggi. La de-
plorabile statistica delle perdite fatte dal-
la marina mercantile di Francia nel i856,
in naufragi, abbordaggi e incendi, calco-
landosi la perdita di 6 bastimenti ogni 5
giorni, si legge a p. 52o del Giornale di
Roma del iSSy. Di nuovo e meglio a
Tevere narrai i clamorosi giuochi e spet-
tacoli fluviali in esso eseguiti in diver-
se epoche, ed anche per le feste di s. Bar-
lohmieo e di s. Gio. Decollato, e delle ve-
locissime corse di barche. De'molini gal-
leggianti a guisa di barconi; delle barche
e altri navigli e loro piloti, di che meglio
a Marina e Marineria, come pure della
pontificia militare, che più volte raffrenò
quella di Turchia ( F.),della mercantile e
di altre specie; quantoalla militare, di re-
cente riunita, come feci voti altrove,a se-
conda de'desiderii di Gregorio XVI, che
dipoi essendo stali effelluali, indi per le
UNI
condizioni de'tempi era tornata a separar-
si, avendo discorso delle 4 marine ponti-
ficie anche a Tesoriere. Ora si è pub-
blicato in Roma il i." tomo della Storia
della Marina ìnilitare pontificia dal
secolo VJlIal XIX, scritta dalp. Al'
herto Guglielmotti dell'ordine de'pre-
dicatoriy bibliotecario della Casanatcn-
se. Questa elaborata e dotta opera riu-
scirà di sommo interesse e importanza, e
renderà vieppiù chiaro il nome dell* il-
lustre autore nei fasti letterari, non che
benemerito del pontificato romano. Ne
die erudito ragguaglio il eh. D. Stefano
prof. Ciccolini a p. 867 del Giornale di
Roma del iSSy. Parlai dell'introduzio-
ne e posteriore incremeiUo delle barche
a vapore; del giudice de'barcaroli di P».i-
petta e di Ripagrande. Che alcuna Papi in
tempo óeW Anno Santo e del Giubileo
ordinarono che sotto il Ponte s. Angelo
vi fossero sempre barchette pronte qualo-
ra alcuno per la calca cadesse nel fiume;
delle barche che portano il pane agli a*
bilanti di diversi luoghi allagati nell'i-
nondazioni, delle quali feci la storia.
Quanto all'esercizio de'piroscafi natanti
sul Tevere, destinati al rimurchio de'ba*
stimen.ti ed al trasporto de* passeggeri e
merci tanto dal Porto (V.) di Fiumicino
a Pioma, quanto da Roma a Ponte Fe-
lice e viceversa, con avviso de'So mag-
gio 1857, pubblicato dal Giornale di
Roma a p. 5o2, il ministero delle finan-
ze invitò chiunque volesse concorrere a
prenderne l'appallo per un dodicennio.
Finalmente della Marina ne ragionai
anche all'articolo Strada, dicendo pu-
re del vapore, dell'elice e di altri mira-
bili trovati ; vapore che potentemente
giova la marina mercantile e da guer-
ra, colle sue ondeggianti fortezze. Sono
comuni a' barcaioli e navicellari diverse
leggi e disposizioni governative, ed eru-
dizioni riguardanti i Marinari e i Mer-
canti, come dirò ne' paragrafi delle loro
università.
J^arilari, Narrano Panciroli,.ne' Te-
UN I
soli nascosti a p. 4^9, ^/i s. Maria in Ca-
ptila^ e Venuti n p. 1 029, di s. Maria e
s. Giacomo in Cappella della compa-
gnia de' hari la ri, che s\[iì{\[a in Trasleve-
re presso il Ponte Botto era anticamen-
te parrocchia, e neli54o l'otlenneroi ba-
rilari dalie monache OùlataW Ter tlecli
o
specchi. Poiché la chiesa cìetlicata a s.
IShiria nel 1090, indi detta del ss. Salva-
tore della Pigna, col quale titolo la ri-
corda Marangoni, Istoria dell'Immagi-
ne Acheropita^ nel catalogo di tutte le
chiese in Roma dedicate al ss. ^ìalvato-
re, h\ quale anticamente solevano dedi-
carsi , dipoi riebhe il nome di s. Maria
quando s. Francesca romana fondatrice
di dette religiose, possedendo una casa
contigua già de'Ponziani, e da lei abita-
ta, vi formò un ospedale dedicato alla 13.
Vergine, nel quale essa serviva gl'infer-
mi. La chiesa prese il soprannome di
Cupclla o Copeila^ in seguilo variato in
«pjeilodi Cappellaytlo^ocUè pervenne in
proprietà de'bariiari, i quali ne'dintorni
esercitando l'arte loro le dierono il dello
.soprannome, come osservano Venuti e
^'ibby, secondo Panciroli significando
Copella il piccolo barile coi quale prima
si attingeva l'acqua nel 7Vi'erc per met-
tersi nelle conserve a depurare e ludi be-
re, usandosi ancora pel A Y«o, per l'ace-
to ec. Parlando del collegio (\e Parrochi
(/^) e della loro chiesa di s. Salvatore
delle Coppelle nel rione s. Eustachio^
notai che prevalse tal soprannome all'an*
lieo, per \fi botteghe che nella propin-
qua strada vi tenevano i coppellari e ha-
rilari, donde anche la piccola piazza e la
via ne prese e ritiene il nojne. Delia chie-
sa di s. Maria in Cappella meglio ripar-
lo i»el paragrafo Marinari. I barilari di
Ripa ne' possessi de* Papi ornavano un
trailo della via per la (piale Iransilava-
no formalmente. Anticamente i barilari
e i botlari appartenevano al sodalizio de'
Falegnami^ come dirò in tal paragrafo.
Berrcttari. V. il paragrafo Mercanti
Merciari, e gli articoli sulle Dtrretlc e
UNI foi
Berrettoni f e altre simili coperture del
capo.
Calzettari, Universìtas Artis texen-
dorma tibiatiuni Urbis. La confrater-
nita anticamente si eresse sotto il titolo
di s. Antonio di Padova nella chiesa par-
rocchiale di s. Caterina, già s. Maria de
Catenariis^in Catinaria, o meglio in Ca-
tharinay oin Catenicrio CatemiriyCome
dichiarano Martinelli eFoaseca.ll Kovio,
che la riporta tra l'auliche chiese filiali
della basilica di s. Lorenzo in Damaso,
poi divenendolo della Vaticana neli f66,
come rilevai ne'vol. Xlf, p. 807, Lf, p.
245, forse dice presela denominazione di
s. Maria in Caterina per chiamarsi cou
questo 2.° nome la fondatrice, ed egli la
crede unita al capitolo Vaticano nel 1 1 Sg,
onde poi insorsero gravi questioni eoa
l'altro di s. Lorenzo. Le riporta anche il
Fonseca,Z>e basilica s. Laiirentii, ma da
esso apprendo che nella bolla d'Urbano
III del I 186 ancora era liliale di essa e
parrocchiale del rione Regola. Edificata
poi la vicina chiesa di s. Caterina di Sic'
nay per distinzione la chiesa di s. Maria
e Caterina fu detta s. Caterina della Ro-
ta vergine e martire, dairislromentodel
martirio patito dalla santa, e già così de-
nominavasi nel 1600 per attestato del
Panciroli. In essa dunque I calzeltari ver-
so il i538 ornarono con pitture a fresco,
tuttora esistenti, ma annerite e ritoccate,
la cappella di s. Antonio di Padoi>a con
r opera del fiorentino pittore Giacomo
Coppi o del IMeglio da Perelola, il quale
similmente dipìnse la cappella di s. Car-
lo, ed inoltre sull'altare vi posero a vene-
razione una statua di s. Antonio di rilie-
vo. Venuta la compagnia in contrasti col
capitolo Vaticano, lasciarono lu cappella
e talvolta si con<];re>'arono nella chiesa di
s. Giuliano a Monte Giordano, di cui fe-
ci parola nel paragrafo degli Albergato-
riy finche nel 1 575 sì unirono a'^S^zr/ori
egiubbonari formando un corpo solo,sot-
lo l'invocazione di s. Omobono e di s.
Antonio di Padova. Taura si le*^ije nel Fa»
102 U iN I
uiicci che nel 1 60 1 pubblicò le Opere pia
di Roma. Allieltanto nel 1698 aifeimò
il Piazza neir£'«^ev'o/og-/o, aggiuiigenilo
(he nella chiesa di s. Oinobono i calzet-
lari dedicarono un nobile allaie a s. An-
tonio di Padova loro protettore, celebran-
done con solennità la festa. Avendo ciò il
Piazza riferito nella par. 2.'' a p. 4' j dice
poi a p. c)4' *" DeCalztittari. A s. Anna
sulla strada Ostiense, poco lungi da s. iMa-
ria in Cosaiedin, ove celebrano 1 rappez*
zalori di calzette la di lei festa con con-
corso, e tengono provvista quella chiesa
di convenienti suppellettili sagre". Dun-
que due e diverse erano le università de'
Cdlzettari, una di fabbricatori di Calze e
Guanti (P^.J, che avendo lauto attinenza
i:oU*allva calzatura del ^\edef\ Sandali
U le Scarpe, in tali articoli ne riparlai ;
l'altra di rappczzalori di calze, i cui in-
dividui doveano forse essere pili nume-
rosi de'pi itnij poiché sino a'primi anni del
secolo correpte quasi tutti i laici eziandio
incedevano in calzoni corti, e perciò in
calze di seta e di altre specie di mollo
uso, il quale a poco a poco restò soltan-
to, oltre al Papa^ix Cardinali ed -a' Pre-
lati, agli ecclcMaslici secolari a regolari,
p quanto a'secolari al nobile abito di cit-
tà, a' cortigiani ed a pochi altri. La chie-
sa di s. Anna nell'A ventino, fu così det-
ta cometliè a pie di tal oionle presso l'ar-
co della Salara nella via Ostiense, già de'
JP<3/<7//'e/i/e/7(/^.), e più anticamente det-
ta di s. Maria sotto l'Aventino. Narra Ve-
nuti,/io/vz<2/7iO<:/cr/itì',p. 8 74, che la com-
pagnia de'calzeltari nel 174^ riedificò la
chiesa e l'ornò, onde venne ed è chiama-
ta s. Jnna de' Calze Itari, ora in custo-
dia d'un eremita. I calzettari fubbricato-
li in seguitosi separarono da' -i'^fr/or/y e
dopo partili da s. Omobono , si posero
sotto la protezione di s. Lucia. luìperoc-
che Pio V 1 col breve Ad Pas tarale fasti-
giu/a, de' 1 9 novembre 1 784, Bull. Rom.
coni. t. 7,p. 333: Confirmatio Statuto-
rum Universitatis ethonnnum Artis tc-
ocendoìuiii tihicAluni Urbis, Col breve si
U NI
riportano ancora gli Statuti dell* Uni-
versità de Calzettari di Roma. Dice il
cap. 1. i> Deve l'uomo in tutte le sue im-
prese ricorrere a Dio; giusto è pertanto,
che erigendosi V arte de'fabbricatori di
calzette in università si stabilisca un o>
ratorio o nella chiesa di s. Maria in Mour
terone (ora de Redentoristi o Liguorini^
onde in tale articolo descrissi la chiesa, e
della congregazione del ss. Redentore ri-
parlai nel voi. LXXX, p..56), o in altra
chiesa , ove adunati li fratelli prestino a
Dio il culto, che gli si deve, ed implorino
dalla sua misericordia in tutti i loro biso-
gni la sua grazia. E poiché sappiamo be-
nissimodi quanto edicace meritosia pres-
so l'Altissimo la mediazione de'santi, di-
chiariamo nostra singolare avvocala la
gloriosa vergine emartire s. Lucia, alfiu-
chè le nostre preci da lei al trono di Diq
presentate ci ottengano le grazie, che sa-
ranno necessarie per la nostra eterna sa-
lute, e per gli onesti vantaggi e avanza-
menti della nostra arte". Questi furono
sempre i sentimenti che animarono e fe-
cero prosperare 1' università artistiche.
Nel resto gli statuti prescrivono di solen-
nizzare la festa di s. Lucia, e in tal gior-
no il pagamento delle tasse pel mauteni-
ruento del sodalizio, cioè bai. 5o per cia-
scun maestro patentato, e bai. 4o per 0-
gni telaro ancorché non agisse; l'annua
elezione de' consoli o loro conferma da
non oltrepassare l'esercizio d'un triennio,
e ciò per considerarsi più pratici nel ma-
neggio degli alfari e interessi comuni del-
l'arie, e istruiti nelle liti insorte o da in-
sorgere nel tempo del consolalo. Altri
doveri de'consoli essendo, come quelli di
altre arti per le loro produzioni, di vigi-
lare con tulio il rigore alla buona e per-
fetta manifattura del lavoro, mentre se
questo fu^se perfezionato non più s'intro-
durrebbero calzette forestiere che recano
danno all'intero corpo dell'arte; perciò
ogni 6 mesi doveano visitare tulle le bot-
teghe, e pe'lavori difettosi facevano rap-
presentare a mg.' primicerio pegli oppov-
UN I
Inni provvedimenti a beneficio cìell'arle,
ed io aggiungerò e del pubblico. Vi sono
disposizioni pe' giovani lavoranti, pe'fat-
lori apprendisti, pel sollievo degrinfermi
e pel suffragio de'defiuili, per le vedove
€ figli de' padroni , per la distanza delle
botteghe che si volessero aprire in segui-
to, cioè di canoe 4" eccettuate le piazze
frequentate da maggior concorso di po-
polo. Ora in Roma l'arte è affatto in de-
cadenza a motivo delle macchine intro-
dotte in moltissimi stati e luoghi per la
più fiicile fabbricazione delle calze d' o-
^lù qualità e specie , oltre quelle che si
fauno co' ferri a maglia, massime dalle
donne. Si compenetra con questo para-
f;rafo, a motivo della Seta f/'.), quello
LÌeSetaroli,
• Calzolai 0 Calzolari, Uiiiversitas et
Ars Caligaria. Il Martinetti, Z^/ceo/o-
^ia, t. 2, p. 476, dice che sebbene il dot-
tissimo Balduino, De Calcco aiiliquo^
A mstelodamiii 667, sostenga che l'origi-
ne de' calzolai debba rimontare fino ad
Adamo dopo la divina e fatale sentenza:
Terra spiiias et iribiilos germinai iihi,
per cui bisognò tosto difendere i piedi da
una terra di Spijiej tuttavia l'altro dottis-
simo archeologo Antonio ByneOj De Cai-
ccishebraeorum,T)onìidc\ì\ 1 683, dimo-
stra net dello lesto molta- all<3goria per
dar ad intendere che senza coltura la ter-
ra non produceva che triboli e spine, co-
me vediamo anche oggidì nelle terre in-
colle, ma non impediva ciò di cammina-
re a piedi nudi, come sappiamo di tanti
po|)oli anlichissiuìi. Questo scrittore pe-
rò fìssa l'origine de'calzolai piti antichi ne'
tenjpi d' Abramo, allegando il testo indu-
bilalo della Genesi, i4, i 3, ove Abramo
rifiutando ({ualunque offerta dal re di .So-
doma, si protesta di nulla accettare a fi-
lo iisque adcoi'rìgiani calce amenti. Dì'
falli i calzari o Sandali (F.) o Scarpe
(V.)-, colle solce , li socci (delti abusiva-
mente ciocie, che conservano ancora al-
cuni antichi popoli della Campagna ro-
ma na, detti ciociai o ciociari, e lo l'ile-
UiNI io3
vai a suo luogo ^ oltre di averne parlato
dicendo di que'popoli che usano siffatti
calceamenli),li coturni (e de'quali e de'
socci anche a Teatro per la tragedia e
commedia, delle quali in breve ne dissi re-
rigine, il progresso e lo stalo presente), t
calzamenti e ogni copertura del piede che
SI raccomanda alla gamba con Fascia
(^.), coreggie, filluccie e simili legami,
rimontano alla più rimota antichità; e se
ne fecero di nobilissimi e ornati con pre-
ziose Gt77iwe, mentre Giuditta volle com-
parire a Oloferne sommamente ornata e
co'sandali o calceamenli purpurei perse-
guo di nobiltà e grandezza, usalo da'to-
scani e da'patrizi romani per compimen-
to del loro abito maestoso. Olire delle
scarpe e sandali usati dal Papa, da' car-
dinali, da' vescovi e altri ecclesiastici , di
cui trattai ne'citali articoli, notai che i car-
dinali nel venerdì santo recavansi in pia-
nelle alla cappella per l'adorazione della
6S. Croce, che si fa a piedi scalzi. L'etimo-
logia di Calzolaio si riferisce da Plauto
nel motto Calceolarius ch'esso usava,
contro lo stile di Plinio e Agellio che lo
chiamavano 6'«tór(corae il sartore), cuci-
tore, da cui il proverbio: Siitor, ne ultra
crepidam (pianella, sandalo, cioè del det-
to da A pelle ali' indiscreto saudalaro o
scarpiuello, che inorgoglito della osserva-
zione fatta a'calceamenli di sue figure, on-
de il gran pittore erasi corretto, invani-
tosi volle osare altre ingiuste critiche, e
n' ebbe tal sentenza). Forcellini nel suo
Nomenclator italicus latiniis, giustifica
il parere di Plauto, poiché la parola ^y^-
tor, sta bene piuttosto al surto a suendoy
e Sulor lo trovo nominalo in molte de-
scrizioni Ialine de Possessi de' Papi, per
l'interveuladel sartore del Papa nella ca-
valcata. Anzi Forcellini nel molto Cal-
zolaio riferisce, che SosiparoCharisio an-
tico grammatico, nelle sue istituzioni io
chiamò : Caligarius artifcx^ dal latino
Caliga che significa calzatura, per cui
in alcune provincied' Italia si chiama il
Calcgaro. Tulle le questioni poi lelali-
io4 UNI
ve a questo rapporlo, e specialmente sul-
le diverse forme e materia , progresso e
lusso tie'calznri o cai/amenti cle'piedi. se
e come calzavano i greci specialmente ed
i romani, quali fossero i calccolari nt
tempi di Plauto, e se formavano collegio,
come e dove si conciavano e si vendeva-
no le pelli, le suole, i cuoi e altri oggetti
di quest'arte; se e quali popoli sieno sta-
ti o siano tuttora nudipedi,e persino de-
gli ebrei e se ne' tempi del Salvatore si
andasse a piedi nudi, e se il medesimo
fosse o no calzato insieme cogli Apostoli,
ciò che sembra affermali vamenle da s.
Marco 6, 9, e dagli Atti Apostolici 1 2, 3;
lutto questo apparato di nozioni si trat-
ta dottamente non solo ne'lessici del Pe*
tisco, e nel lessico d'antichità del Mon-
gez, ed in quello ampliato ófìW Enciclo'
pedi a universale impressa a Padova nel
j 795, e nell'opere di Rubenio e Dayfio,
De re vestiariaj ma con maggior spe-
cialità e precisione s' apprende da' dotti
trattali summenlovali del Balduino , del
Byneo, e dall'altro di Giulio Negroni, De
Caliga veterum, compreso nel Baldui-
no con altri scrittori; come le Osserva'
zioni sopra il mestiere de' calzolari , rac'
colte da Loreto Schiera e Scipione Pi-
cvli calzolai, Aquila 1790. Io colle pro-
poi zioni volute da mia opera, trattai l'ar-
gomento negli articoli ricordati e ne're-
lativi. Quanto al vocabolo Scarpa, che
ora travagliano i calzolai, in diverse for-
me (foggie e denominazioni, massime in
Italia e in Roma, s'intende già con ligia-
mente adottare strani, umilianti e degra-
danti vocaboli d'oltremonte, ad onta che
si ostenti vantarsi I tali ani s si mi), che se-
con do Salmasio, ad T^opiscum in Aure-
liano, si deduce carpus, e quindi l'eti-
mologia di Scarpa. I£ ciò pare persua-
dere più della forzata etimologia del Fer-
rari, Origine della lingua italiana, cioè
da caliza^ corrotto n\ scaliza, scalpa,
scarpaj ovMivo dalla parola greca, che
qualificava que'chiodi o bollette che pò-
uevqusi i soldati sotto i calzari, come or
UNI
fanno i Invoratori e altra gente di campa-
gna. Utilissima e necessaria è l'arte del
calzolaio, che ci preserva i piedi, sostegno
del nostro corpo, dall'ingiurie del fred-
do, dal nocumento dell'acqua, da* sassi,
dalla polvere, dalle spine e da altro; ser-
vendo la scarpa o altro calzameiito, d'or •
namento e di difesa alla persona, di com-
pimento dell' abito e delle Presti. Dagli
atti de'ss. Martiri si ha, che l'empietà de '
tiranni nelle persecuzioni inventò borzac-
chini di ferro infaocati,cheardet»li faceva -
no calzare a'piedi degli eroi costanti con-
fessori del cristianesimo, oltre la recisio-
ne e traforazione de' piedi, e le lapidi e
pietre pesanti e rotonde attaccale ad es-
si. E nel trattalo De Cruce di D.irtoli-
ni, abbiamo di Nicola Fontana: De su-
s pensione de manu etpe.de, unco perfo-
ratis. Riferisce Fanucci a p. 4o4j Della
confraternita de'ss, Crispino e Crispi-
niano dell'arte de' Calzolari, che l'uni-
versità di questi nel i 549 i^^'^"' '^ ^"^
confraternita sotto !' invocazione de' ss.
Crispino e C rispini ano [V.) martiri, che
aveano esercitato V arte di calzolaio, co-
me fece altrettanto s. Deodato pel rife-
rito nel voi. LXII, p. 98; ed ottennero
la corona del martirio in Soissons, onde
si riteneva in Francia venerarsene i cor-
pi, ma da pochi anni (pubblicò V Opere
piedi RomaWx nel 1601), si trovarono
in Roma nella chiesa di s. Lorenzo in Pa-
ne e Iberna. Il Piazza ne\i' Emerologio
li dice nobili romani recalisi in Francia
a propagar la fede, e con ediflcanle san-
tità e ingegnosa industria esercitando l'ar-
te del calzolaio, contentandosi della mer-
cede appena per vivere; i loro corpi da
Noyon trasferiti a Roma, si venerano in
delta chiesa, ove ai5 ottobre se ne ce-
lebra la festa, e cosi da'calzolari italiani
in s. Ronosa, e da quelli iedeschi in s. A-
gostino. Soggiunge Fanucci, questa com-
pagnia ottenne da'frati di s. Agostino un
altare o cappella nella parrocchiale Chic-
sa di s. Trifone (F\),cUe ornarono e for-
uirouo di paramenti, facendovi celebrare
UN I
molle messe, massime nella solennità di
dellisanli patroni. Ma non polendo ical>
zolai aver luogo e comodità di foroìafe
un oratorio, o per altra causa, partirono
da tale chiesa*, e tornarono in una chie*
Sella del rione Trevi denominata di s.
Maria in Cannella nelle radici del Monte
Quirinale, ove aveano incominciato le lo-
ro opere di pietà. Nuovamente ricono-
scendola piccola e disadorna, la lasciaro-
no per la 2." volta, quando il capitolo di
s. Maria in Trastevere concesse loro la
chiesa di s. Biagio vescovo e martire con
alcuni patti e annuo canone in denari, per
liconoscimenlo della proprietà , sebbene
dessa pel suo cattivo stato reslava quasi
sempre chiusa. Innanzi di progn^lire, di-
rò, che quanto alia chiesa di s. Maria in
Cannella, trovo nel Panciroli, Tcsorina-
scosti^ p. 488, contemporaneo di Fauuc-
ci, ch'era assai antica e allora de'religio-
si Servi di Maria ^ e prima apparteneva
ni collegio degli Speziali (^.), che nel
giorno della festa tra'buoni odori che vi
ponevano egli ornamenti degli aromi,
primeggiava la Cannella o scorza fra-
grante del Laiirut Cinnamóìnum^i\on-
de poi alla chiesa fu dato per sopranno-
me. Quanto all'ubicazione, n)eglio m'i-
struisce il Martinelli, Roma ex ethnica
saera f p. 248 e Syo; poiché dice essere
nella regione di Trevi e vicina all' omo-
nima fonte, perciò sive in. Tri^^io deno-
minata, già de'servi di Maria e u»)ifa alla
loro chiesa di S.Marcello, da Pio IV con-
cessa aTrali Crociferi nel i 56o, anche da
Gregorio XIII, ossia la conferma, i quali
frati afundanientarenovanturj diceba-
tur etiani s. Marine in Cannella. Della
chiesa di s. Maria in Trivio dovrò ripar-
lare nel paragrafo OsU\ ma la credo di-
versa dalla discorsa, sebbene alcune noli-
zie sembrino comuni, il che indusse alcu-
no degli scriltoriu credere l'odierna. Tro-
vo nel Cancellieri,// Mercato e. V Acqua
tergine, p. 248, che la cannella o l'orma
dell'acqua di Trevi, die il nome alla chie-
sa di s. Muriu iu CuuutUa de'serviti, e de-
UNI io5
molila da Paolo V, per testimonianza di
Torrigio, da me riscontrato, Grotte Va-
ticanCy p. 3 1 8. Circa alla chiesa di s. Bia-
gio, propriamente nulla dice Panciroli,
delle motte in Roma dedicate a tale san-
to; e Martinelli \in\\c\i\?k\'Bprope basilica
s. Mariac in Trans Tyberim, postea s,
CrispinietCrispinìani,^Vd stata delle mo-
nache di s. Maria di Monte Carnjelo , i/i
v'ocabulo de Carte, Sì può vedere il Mo-
relli, Oe^^.v/Vzc^^. 9. MariacTrans Tybe^
l'im. Bitornoa P\Tnucci. La confraterni^
la de'calzolari restaurò la chiesa di s. Bia-
gio in modo, che a suo tempo pareva edi-
ficata di nuovo, avendovi pure accomo-
dato un bell'oratorio, ove col proprio
cappellano nelle feste cantavano l' Uffìzio
della B. P^ergine, celebrandovi le feste
di S.Biagio e de'ss. Protettori, a'3 febbra-
io e a'25 ottobre. Curavano col proprio
medico gì' infermi confrati, e li visitava-
no soccorrendoli con limosine. Procura-
vano trovar lavoro a' giovani dell' arte,
massime a'venuli di recente in Roma.O-
gni anno dotavano le povere zitelle one-
ste, figlie de' confratelli e de' professanti
l'arte. Accompagnavano 1 defimti cod-
frali alla sepoltura e in ogni martedì suf-
fragavanli coll'uflizio de'defunli e diver-
se messe. Non usavano sacchi, e nel soda-
lizio non ammettevano se non i maestri
ei lavoranti dell'arte. Questi ultimi altre
volte si distmirono da' maestri, incorpo-
randosi alla confraternita del ss. Sagra-
mento,e de'ss. Aniano e Nicolò; da qual-
che tempo però i lavoranti erano torna-
ti a riunirsi al sodalizio de' maestri. Nel
1698 il Piazza, ìmW EusevologiOflvaLq,
cap. 6: Della confraternita de* ss. Cri'
spino e Crispiniano de' Calzolari a s,
Bonosa in Tras teiere , ripetendo le noti-
zie del Fanucci , circa ulla chiesetta di s.
Maria in Cannella nel rione Trevi, di-
ce non esisterne vestigio, siccome demo-
lita; che allora vestivano sacchi bianchi
con l'antica insegua de'ss. Crispino e Cri-
spiniano , la cui festa celebravano nella
chicca di s. Bouosu, olire quella di tal &au*
loO UNI
la a*i5 luglio, chiesa ili Trastevere, pres-
so s. Salvatore della Corte (alla quale fu
riunita la sua parrocchia), che conserva-
\a alcune reliquiedi quella mailire e no-
bile romana (anzi il Venuti, Roma mo-
derna^ p, looiS, dice che il rettore della
chiesa nel i48o, rifacendo l'altare mag-
giore, le trovò con altre), la quale essen-
do quasi abbandonata, allorché l'ebbe il
sodalizio e l'università, con molta spesa
la restaurò (pare che altri abbellimenti
vi eseguì poi ne! 1700, ed il Venuti cele-
bra insigtii benefattori di essa Ariadeno
Roncone sanese e Gio. Domenico Mauro
cosentino), e dove si congregavano nelle
feste a fare le loro funzioni spirituali, Il
Bernardini chiama la chiesa di .s, Bona-
sa anche de' ss. Crispino e Crispiniano,
dell'università de'padroni calzolari e pia-
iiellari. i\el voi. LXXIX, p. 176, narrai,
che per le vicende politiche il corpo di s,
Bonosa fa tolto dalla sua chiesa e ripo-
sto in li-iogo particolare, ed al sodalizio
de'calzolari fu data invece di detta chie-
sa, quella di s. Salvatore a Ponte Rotto,
Pelò concessa la chiesa di s. Bonosa al-
la recente confraternita dell' Immacola-
ta Concezione, e de'ss. Francesco d'Asi-
si e Antonio di Padova, essa lìsce istanza
fervorosa di possedere il prezioso corpo
della santa, e l'ottenne per annuenza di
Gregorio XVI a' 19 agosto 1 838 con so-
Jennissima Traslazione ^ che colle par-
licolarilà descrissi. Riguardo alla chiesa
di s. Salvatore ora posseduta dalla con-
fraternita de' calzolari, siccome già par-
l'occhiale e ricca di ss, Reliquie, pe' corpi
de'ss. Proto e Giacinto, ne' voi. XXV, p.
20, LI V, p. 123 e altrove, raccontai che
con gran pompa nel 1592 fui'ono Irasla*
li nella chiesa di s. Giovanni de' fioren-
tini, ed ivi parlai dell' antichissima chie-
sa già esistente nel V secolo, rifabbrica-
ta da Sisto IV nel 174^.* ^ '^^ ultimo re-
staurata dal sodalizio. Nel t, i dell' Al-
luni (li Roma a p.i38 vi è un erudito
articolo sui Calzolai degni di memoria.
Ivi si dice> che Simone calzolaio d» Lcy-
UNI
den assisteva alle dispute che da'dolti si
facevano in quella università , sebbene
non intendesse parola di latino. Interro-
gato perchè assistesse a quelle sapienti
contese, senza conoscere ta lingua nella
quale si disputava, rispose, « Se non in-
tendo verbo, me la godo per altro indo-
vinando sempre chi ha ragione e chi ha
torto. Chi allegro e vivace sorride ha ra»
gione, chi fa il viso lungo e brusco lia
torto. Me ne" consolo col i.°, e son largo
di conforti col 2.°". Tralascio i racconti
ameni sui calzolai inglesi Thomson,
Hams e White, sebbene i loro casi non
sieno senza interesse, In una gran capi-
tale vivea un calzolaio, che acquistò fa-
ma nella meteorologia. Costui andò tanto
innanzi che di 8 in 8 giorni pubblicava
un foglio a stan)pa , nel quale indicava
per tutta la settimana il tempo futuro
d'ogni giorno, ed in fatto l'indovinava.
Il re lo seppe e ^i:ct chiamare il calzo*
laio, dicendogli : E egli vero, che tu pre»
tlici il tempo? Ed egli rispose: Sì, Sire,
Riprese il re: E d'onde nasce che tu col-
pisci nel segno? Soggiunse il calzolaio;
Oh maestà, questo è un segreto che io
non posso manifestare. Se Io dico a V.
M. mio fratello perde il pane. Il re cu-
rioso gli promise, che ciò non avverreb-
be. Allora scoprì il calzolaia il suo se-
greto, con du"^. Sire, mio fratello è vo-
stio astronomo; e mi manda ogni set-
timana alla stamperia colla sua nota del
tempo. Io leggo questa nota." Quando egli
scrive sole, io scrivo pioggia; s'egli dice
freddo, io caldo; s'egli calma, io tempesta;
alle corte, tutto al rovescio ; in questo mo-
do predico per l'ordinario il tempo. Dopo
queste argute lepidezze, si ricordano i cal-
zolai rinomati, cioè il dotto calzolaio Hans
Sachs, ed il più dotto ancora Gio. Paolo
Richter, celebri autori tedeschi. Anche i
garzoni de'calzolai egli scarpinelli o ciab-
battini ebbero l'università^ene parla nel-
VEusevologioW Piazza, Irat. 9, cap. 29 ;
Della confraternita dis.Aniano de'gar-
zonide^' Calzolari a' Cerchi ^i\d qual sau»
U N I
lo che esercitò 1' arte lo dissi superiora
tueute. Fu istituita nel i6i4 circa, i)u-
po avere tifubbricato 1' aulica chiesa di
h. Maria presso la basilica di s. Maria in
Cosniediìi, e perciò da alcuui chiamata
cou tal vocabolo, già restaurata da Sisto
IV coiue prova la sua arme murinotea
posta sulla porta, e lo stile del piccolo
prospetto esterno, dal Martiuelli delta m
Jit'^io/ie lììpcie, Societatis fanuilorum
Sulorum. Ila uu solo altare e uou pi'e*
senta cose di rimarco, 11 sodalizio l'inti-
tolò a s, Aniauo suo patrono, e con re-
gole e costituzioni si governò, vestendo
sacchi bianchi colla sua iuanagine sulle
spalle, celebrandone la festa non a':^5a-
prile, giorno della beala sua morte ,,raa
con indulgenza plenaria a' 17 novembre,
fursc anniversario della traslazione del
suo corpo da Alessandria nella chiesa di
s. Maria della Carila di Venezia, Il ììii-
ller lo dice spirato a'26 noveu)bre, ben-
ché ne riporti la festa a' i5 aprile col
Martirologio romano. Anche il Venuti,
Roma moderna^ p. 94^> riferisce, che la
chiesa di s. Aniano eia della compagnia
degli scarpinelli, e che a lui la dedicaro-
no dopoché Paolo V ne approvò gli sta-
tuii. Ed il Bernardini cbiatna la chiesa
tli s. Aniano dell'uni versila de'lavoranli
calzolari e pianellari. La via che dall'A-
pollinare conduce a s, Antonio de' porto-
ghesi hno dali65o si chiama (Ìq'PÌci/icI-
hirìj perchè sin da quel tempo vi slan-
ciavano i venditori di piauiille o pantofo-
le e di scarpe, ed ancora vi sono alcmie
calzolerie, prima essendo molle, Ne'pos-
sess'i de' Papi le universilù de' calzolai e
dJgIi scarpinelli addobbavano un tratto
della via per la cpiale passava la cavalca-
la. Gli scarpinelli fecero ancora parledel-
l'uni versila, S[)edale e sodalizio degli Or-
toianiy cotne dico in tal paragrafo. Nel
1807 passò la chiesa all'arciconfraterm-
ta della Dottrina Cristiana (/'.), che la
restaurò. Lasciala da essa , dopo alcuni
unni, fu da ultinio risarcita di nuovo, Il
cardinal Morichim, Dc^l'lnstilutiìit Ho-
UNI 107
ma,t. 3,p. 187, riferisce che la pia adu-.
nanza di Ponte Rollo, ove si fa da' gio-
vanetti la I." Comunione e ^W Esercizi
spirituali f ha la chiesa di s. Aniano; e
vi si reca nelle ore pomeridiane delle te-r
ste co'giovani dell'adunanza istituita dal
sacerdote Gioacchino Michelini, quando
era parroco di s. Salvatore a Ponte Rot^
lo, nell'antica abitazione de'Ponzianidi s,
Frajìcesca romana (ove avea abitalo an-
che s, Pietro) , e dove è tradizione che
morì, cioè nella pia casa di detti spiritual
li esercizi, restaurala e ampliala da Gre-
gorio XV 1, comerileva il eh. Andrea Bei-
li, Delle case abitate in Ixoma da parec-
chi uomini illustri, p. 7 i e i r q. Del bene-:
merito istituto e dell'adunanza tratta il
prete Guglielmo Costanzi, L' Osserva-r
tore di Roma, t. i, p. (99 e seg. Delle
4 opere pie isliluiledal benemerito Mi-
chelini nell' aulico locale del conservato-
rio di s. Pasquale, riparlai ne'vol. XVlf,
p. 25, LXlll, p. 1 16,
Candelottari, ìHeìV Eusevologio^ trat»
9, cap. 32, narra Piaz?a, che i fabbrica -
lori di Candele [F.) aveano una nobile
cappella in s. Galla, o meglio nella Chie-
sa di s, Maria in Portico^ diversa ùixU
V Ospizio di Si Galla (F.), dedicala alla
Purificazione della B, Vergine, del cui ve-
nerabile mistero solennemente ne cele-
bravano la festa, con apparato sontuoso
e QìUsica; avvertendo che già a suo tem-
po la chiesa era demolita. 11 Bernardini
che pubblicò neli 744 ^^ Descrizione de*
Rioni dì Roma^ riferisce che l' università
de' candeloltari allora si adunava nelU
Chiesa di s, Pietro in Montorio{r,):De'
Lumi(F.) alimentati dall' Olio ( F.), o da
altre materie, ragionai a'iuoghi loro, Ne*
possessi de'Papi 1* università ornava un
trailo della strada in cui incedeva la
pompa.
Cappellariy Universitas Artis PileO'
rum Urbis. 11 cappellaroo cappellaio, Pit
Icari us\ è il faci tur de' Capjìclliy coper-»
ture del capo adattate alla torma di eSf
so. 1 tabbricatoii di cappelli di Iloina,do-
!o8 UNf
pò aver fatto parie cieli* università de'
Mercanti Merciari, come dirò in tale pa-
ragrafo, erano uniti in università e cor-
porazione nell'oratorio dis. Giacomo a-
postolo annesso alla chiesa di s. Paolino
alla Regola de'francescani del Terz'ordi'
ne (^.), sotto l'invocazione della B. Ver-
gine e la protezione di s. Giacomo Mag'
giare apostolo, ed esisteva nel i ^44 quan-
do il Ijei'nardini fece la Descrizione de'
Rioni di Roma. Di consenso del cardinal
De Rossi loro protettore e di mg-*^ Car-
rara primicerio dell'università e poi car-
dinale, adunalisi in detto oratorio a' i4
gennaio 177 i, per la mutazione de'leaa-
pi, delle cose e de'coslumi degli uomini,
convenne il ceto de'fabbricanli di rinno-
vare gli statoti, e questi Clemente XIV
confermò col breve la supremo aposlola-
tus Solio fde I 7 maggio (771 ^Bidl.Roin.
cont. t. 4, p. 3 I 6 : Confirinanlar Stalli'
la Universitatis Artis Pileoriim Urbis ^
e sono riportati nel breve stesso. Per l'e-
secuzione del servizio divino nella pro-
pria cappella, la conservazione della prò-
fes-iione col buon ordine e disciplina , fu-
roiio dichiarati primari udiziali il prio-
re e due guardiani, maestri idonei e pru-
denti dell'arte. Il priore dpver vegliare
alla pace e concordia fra* con fratelli, ri-
tenere il sigillo dell'università con cui sì
dovranno segnare tutte le patenti e altro;
le patenti per l'esercizio dell'arte doven-
dosi rilasciare dopo aver fatto le debite
prove esperimenti di capacità, per deco-
ro della professione, ed anco l'aver fatto
4 anni di fattoralo presso maestro paten-
tato e 3 da giovane lavorante. Altri uf-
flziali destinati furono il camerlengo , il
segretario notaro pubblico, due sindaci,
due infermieri per visitare e soccorrere i
maiali bisognosi. Si statuirono multe pe-
cuniarie a'ricusanti gli uOìci; l'insegna
della coiporazione coli' immagine di s.
Giacomo e l' iscrizione : UnÌK>ersilà de'
fabbricatori di cappelli di Roma, oltre
la celebrazione di sua festa. La distribu-
zione delle candele per quella della Pu-
UN I
rificazione, inclusivamente al protettore
e primicerio. Il privilegio delle vedove e
figli de' padroni di botteghe defunti per
continuar le medesime. Che il solo prio-
re e guardiani dovessero giudicar le co-
se appartenenti all'arte. Il divieto di ven-
der cappelli per la città, onde pure eli-
mioar lo smaltimento de'difettosi e del-
le frodi a danno del pubblico e a discre-
dito dell'arte, i rivenditori dovendo es-
seie patentati, e soggiacere le loro botte-
ghe alla Visita del priore e guardiani. Le
botteghe di questi e de' fabbricatori do-
vereessere 60 canne tra loro distanti, niu-
no potendone ritenere più di una. Le
modiche tasse si dichiararono soggette
alla mano regia, così le contravvenzioni
agli statuti. Secondo l'antico costume di
Roma di riunire in un determinato luo-
go tutte le persone che esercitavano lo
sfesso mestiere, presso la via del Pelle-
grino vi è quella della Viae delV Arco
de' Cr/ppcllari , per que' fabbricatori di
cappelli che un tempo vi stanziarono.
Cocchieri, Sodalitatis Rhedarioruni
Urbis. L'uso de' Cavalli [V.) cominciò
colla creazione dell'uomo, non solamen-
te pe'comodi della vita, pe* Viaggi (V.),
a nelle per le Poste (/''.), ma per la Mili-
zia ( F.), pe' Giuochi [V.) e corse, pe' Tor-
nei [F.) e altri Spettacoli, come ne' Tea-
tri ove riparlo degli anfiteatri e de'circhi;
ne' quali articoli ragiono de' conduttori
di cavalli d'ogni specie. Antichissimo fu
in Roma e altrove V uso de' carri e de'
cocchi, quello delle Carrozze {F.) si pro-
pagò nel secolo XVJ. De' Treni e delle
Cavalcate ne ragionai in quegli artico-
li, e neh." nuovamente de'cocchieri pon-
tifìcii e de'cardinali, della Famiglia pon-
tificia e della Famiglia de' Cardinali
(y.). ec, i primi essendo soggetti al Ca-
vallerizzo Maggiore (F.), ed i secondi
servono formalmente i loro padroni in-
clusivamente al Funerale (F.). I più
grandi sovrani e personaggi addestraro-
no i cavalli cavalcali da' Papi, facendo
l'uffizio di Palafreniere (F.)j come lo
UNI
fenno i primari personaggi fs!Vescovì(V.)
iie'loro possessi. Delle vellure e de'vellu -
lini delle Strade di Ronuj, ivi ne parlai ,
e dal i85o si sono introdotti legni a un
cavallo, volgarmente detti Botte, ad imi-
tazione di Napoli, ove la corte erasi riti-
rata nel declinar del 1848 per la vergo-
gnosa rivoluzione operata in Roinn (K).
Avendo nell'antica Rooìa la legge Oppia
vietato alle donne, oltre le vesti di \ario
colore e con non più di mezz'oncia d'o-
ro per ornamento, di andare sui carri,
cocchi e carrette vicmoal la città per i eoo
passi, se non per causa de' Sagrifìzi a'uu-
mi; indi avendo le romane ottenuto da'
Bruti, fondatori e severi propugnaljorl del-
la repubblica romana, l'abrogazione di ta-
le legge, alzarono un tempio a Carmenta
madre d'Evandro, in memoria e rendi-
mento di grazie per l'ottenuta vittoria
di libertà contro la pompa del Lusso(P\).
Dipoi però l'inflessibile censore Catone,
Tolle porre un freno agli eccessi , rigoro-
samente ordinando , che gli ornamenti
delle donne, i cocchi o carrette di loro u-
so, nel valore non sorpassassero i 5,ooo
denari di rame, sotto pena alle prevarica-
trici della prescritta prammatica sontua-
ria, della confìscazione delie cose mede-
siuje. Seneca narra la gran comodità de'
cocchi o carri, n eli '/Tp/^/. 1 5 dicendo: Gè-
statio eninif et corpus concuti t, et studio
non qfjfìcit^ ut possis die tare , possis lo-
fjuiy audire j quorum nihil ne amhules
s'etat. E della stessa comodità di scrivere
viaggiando, sovente ne fa menzione Cice-
rone ad Attico. Claudio proibì i carri a
tulli i viandanti per 1' Italia, volendocbe
ciascuno camminasse a piedi,© in Sedia
o in Lettiga (V.). E Nerone allettava di
esercitare l'uflìzio di cocchiere. Alessan-
dro Severo concesse a'senatori romani le
carrette d'argento, sembrandogli per-
metterlo la maestà del senato. Commo-
do porlo tant'oltre il fusto de' carri, che
talvolta si fece tirare in pubblico da 4
cervi; altre volte da 4 leoni, da 4 l'6'"'> ®
per&ÌQo a da 3 ovvero 4 donzelle o gio-
UNI 109
vani. Altre inoumerabili erudizioni le
sparsi in moltissimi articoli. E notissimo
il detto di s. Filippo Neri: Tutto e vani-
tà , ma la carrozza e un comodo. Nel
voi. XXII I, p. 14^ e seg., narrai col Fa-
Ducci, Della Confraternita di s. Maria
deg li Ange li de ICa r te de \occhierij De l-
lo Spedale dell'arte de' cocchieri j e col
Piazza, Dis. Maria in Cacaberi de'coc'
clncri. Che i coc(;hieri nel 1 545 nella chie-
sa parrocchiale di s. Lucia della Tinta,
che descrissi e già detta Quatuor Por^<7-
r?/w, per divozione all'immagine dis. Ma-
ria degli Angeli istituirono il loro soda-
lizio con vesti di sacco, con esercitare di-
verse opere di pietà e soccorrere i cocchie-
ri divenuti invalidi per l'età o per le dis-
grazie a cui sono soggetti, meglio stabi-
lendolo nel 1 565; che indi nel 1 58o ac-
canto a detta chiesa fondarono pe' loro
confratelli un ospedale con 6 letti e poi
aumentati a 10, con tutto l'occorrente al-
la cura degl'infermi; oltre il visitare esov-
venire i malati al domiciIio,accompagnan-
do i morti alla sepoltura e suffragando i
defunti; non che dotando le oneste zitel-
le figlie di loro professione. Che nel 1661
(meglio nel 1664» dopo partiti i Regattie-
ri, come dico in tal paragrafo) si trasferi-
rono nella chiesa di s. IVI aria in Cacale-
ris nel rione Begola, stata parrocchia si-
no al 1594, già dedicata a s. Biagio in
Cacaberisj e prima all'Immacolata Con-
cezione, con dirne le loro notizie. Che ol-
tre la B. Vergine e s. Lucia, hanno a pro-
tettore s. Riccardo, il quale fece il cocchie-
re prima di divenir vescovo. Che i Papi
furono larghi con essi di grazie spiiituati,
indulgenze e privilegi, ed è in vigorequel-
lo del diritte privativo dell'escoriazione
nel suo locale presso porta Leone, delle
bestie cavalline, mulina , somarine che
muoiono in Boma , nell'adiacenze e vi-
gne snburbane, che unitamente al locale
con acqua perenne e stigli , il sodalizio
aflitta per un novennio previo pubblico
avviso nel Giornale di Rema. D« I dirit-
to di Icuer la concia delle pelli ullìttato in
ij o u rs r
perpelno airuniversità de* P^accJnaii, il
cui |)»r.ngrafo è a vedersi, col peso a'coc-
chieri di dover somminislraie annui scu-
di ?oo al professore di veleiinaria dell' f/-
jiH'crsità Romana {F.). Finaloienle, che
da ullimo leslauiaiono e abbellirono la
loro chiesa di s. Maria in Cacahcrisj e
che Gregorio XVI col breve ivi ricordato
dell'i r selleuìbre 1882 e riportato nel
Bull. Rom. cont. t. 19, p. i36: Confìr-
malio StatutorumSodaUfatis Rhcdario'
rum Urhìs.W Papa chiama i con fra li ,//(?-
teriarchas (sul qual vocabolo si può vede-
re il Magri nella Notizia de vocaboli ce-
clesiasli<:i^ alle voci Hetaeriarcka e Ble-
^aetacriarclia)^ et Sodales Urbani Rhe*
dariontm Sodalitii Ululo s. Mariae An-
gelonmi^\^^\ confermargli eziandio i suoi
privilegi. La lunga strada che dalla chie-
sa di s. Nicolò in Carcere termina alla Sa-
lara, ove sono i magazzini del Sale (nel
quale articolo parlai dell'adiacenze), nelle
radici del Monte Aventino verso il Tcve-
re, il suonomedi Porta Leone percorau-
ne opinione pare che deiivi da' polenti
Pier Leoni che aveano le loro abitazioni
nel \\ói\oTeatro diMarcello[F.).Qusin-
io al vocabolo Porta forse gli derivò dal-
l'antica Porta di Roma (V.) Carmenla-
le, sotto all'elevala e famosa Rocca Tar-
pea dalla parte occidentale. Di sopra ri-
portai il novero delle università che ne'
possessi de'Papi addobbavano una parte
della strada per la quale incedevano, che
qua e là vado ricordando, e qui dirò ch'e-
ranvi compresi i mulattieri. Consideraiì-
dosi s. Antonio abbate protettore de' ca-
valli e altri animali , massime da soma,
per la sua festa si portano a benedire a-
vanti la sua chiesa suirEsquilino,con la
fiducia che per V intercessione del santo
sieno preservali da'mali e frequenti dis-
grazie cui sono esposti. E siccome si be-
Dedicevano i cavalli e altri aniniali innan*
zi la chiesa di s. Eligio de'i^f/vv/r/, in que-
sto paragrafo fo ricordo del pio costume,
dicendo pure de'velluiini, presta-cavalli,
postiglioni, maniscalchi, e ferracocchi che
U rs' I
furono ammessi a fnr parie del sodalizio,
e università. Molli poi de'brutali condut-
tori de'cavalli e altri animali da tiro e da
Soma, con mostruosa e bestiale contrad-
dizione, nel cader gli animali, fors'anche
per loro inipeiizia onegligenza,invece su-
bito d'invocar 1' aiuto di Dio e del santo
patrono j e di soccorrerli con premurosa
prontezza, con impeto di furiosa ira, e in-
sieme scandalosa e riprovevole, tra le più
orribili e anco ereticali bestemmie , per»
che muoia l'animale subito, dimentican-
do che loro procura colle sue fatiche il so-
stentamento, lo caricano spìetatarnetìte
di battiture ! Di recente nel 1 856 si ptd^-
blicò in Bergamo il libro: Sui maltratta''
menti dtlle bestie^ ragionamento del ca^
nonico Pietro Paganessi. Ne diede con-
tezza la Cronaca di MUano deli 856 a
p. 161, nella quale si loda l'autore, per-
chè senza seguire l'esagerate apologie de*
quadrupedi, de' volanti, de' natanti, con
sodo e temperato raziocinio proclama i
diritti che gli animali tengono in nome
dell'umanità; e documenta le sue parole
coll'appoggio delle scritture, della storia,
della Iilosofìa, della morale, de'sentimenti
umani. E per dire quanto è analogo al
da me deplorato, mette in' evidenza le
più barbare vessazioni usale contro le be-
stie, che invocarono prowedimenli am-
ministrativi, e la facilità chehannogli uo-
mini di passare dalla crudeltà verso i bru-
ti alla crudeltà versogli uomini. Riporta
la serie dell'associa^Joni fondale in Italia
e fuori a tutela degli animali, ma disap-
prova che si chiamino Società degli a-
mici degli animali, sembrandogli deno-
minazione oftensiva alla dignità umana,
viene alle sue conclusioni, che furono^ di
mostrare senza esagerazioni ciò che av-
vi d'irragionevole e d'immorale ne'cru-
deli e capricciosi trattamenti delle be-
stie, e le perniciose conseguenze che ne
ponno venire al costume in generale. "
Parlando dello scopo di tali socielà, on-
de diffondere sensi di moderazione e di
mitezza nel modo di precedere cogli a-
U N I
lììmali , mentre le vessazioni deturpo no
il costume, e fanno contrasto alla genti-
lezza (ìe'lenipi, rileva ancora. « Pricfiie-
ramenle il loro scopo è abbastanza lode-
vole per se slesso e appalesa un animo
generoso e sentimenti elevati , mentre
procurano di migliorare la sorte d' in-
nocenti creature, che meritano le nostre
simpatie , e alle quali Iddìo ha dato la
vita come un beneficio. In secondo luo-
go è da avvertire , che il principio che
domina i loro statuti, si è che la pietà
verso gli nnimali renda gli uomini più u-
n»ani gli uni verso gli oltri". Degli ani-
mai) leiini proposito in moltissimi arti-
coli, così iltWTcmo (f .), animale ragio-
nevole e il più pei fello. Solenni erano le
feste a'3o luglio presso gli arcadi, chia-
male Ippocrazie, poi da'romaui celebrale
col nome di Consuali n' 21 agosto ed a'
1 3 dicembre, esentando in questi giorni
da ogni lavoro i cavalli e i muli , che s'in-
coronavano di fiori. In Tinchia [T .) le
code di cavallo sono l'insegne de' pascià,
ed ivi ne narrai 1' origine. Colla pelle e
peli di lasso the portano in fronle e nel-
le testiere i cavalli delle Poste, ivi dissi
ricordarsi 1' illustre famiglia di Taxis o
Tasso, oriunda milanese, benemerita del
regolare loro slabilimenlo nel Tirolo.
Non voglio lacere, di leggere ora nel Mer-
cato di Cancellieri a p. 287, che Omo-
deo Tasso bergamasco si vuole il rinno-
vatore delle poste, e la pelle co' peli di
tasso che sogliono portare ne'foruimenli
i cavalli e una cornetta da corriere, in-
quartata nello stemma de'Tassi,confer-
niaito questa tradizione. Cita Ottavio Co-
dogno. Trattato delle poste, Venezia
1620. In Roma sino al pontificalo di Leo-
ne XII, i mercati de' cavalli e de' giu-
menti S.Ì tenevano a Piazza di Campo di
pore (V.), e nel maggio in Piazza [''ar-
nese. Nel locale dell' antico foro boa-
rio nel mese di maggio suol tenersi nel
sabato e nel lunedì il mercato de' caval-
li, ed a questa specie di fiera vi sono por-
tali i migliori pulledri delle razze roma*
UNI III
ne, e vi concorrono i negozianl-i degli sta-
ti limitrofi. Agli autori che scrissero sui
cavalli e loro conduttori, e riportati in al-
cuno de'citati articoli,aggiungerò: Pasqua-
le Caracciolo, La gloria del cavai lo , e
del modo d'allevare, custodire, maneg-
giare e nudrire i cavalli, Venezia 1 589.
Pirro A. Ferrare, Cavallo frenato j e
del modo di conservare le razze de^ ca-
valli, Venezia 1 620. Francesco Liberali,
La perfezione del cavallo e del suo man-
te/amento, ed osservazioni sulla sua gC'
nerazione, Roma 1669. Marino Garzo-
ni, L'arte di conoscere le qualità de' ca-
valli, d'introdurre e conservare la raz-
za nobile, Yene'iÀa i y5o. Marchi, Delle
razze de' cavalli dello stato T'^enetOj
Pontificio, ec., Venezia i 780. Brugno-
ne, Trattato delle razze de cavalli, Ilo-
rino 1781. Menochio, tS^More, centuria
12.', cap. ^1'. Dello straordinario af-
fetto, che alcuni hanno avuto a' caval-
li. Altri scrittori si ponno leggere in
mg.' Nicolai, Memorie sulle Campagne
di Roma, t. 3 , p. 493- Ne riporta pure
molti sulla veterinaria a p. 49'» 49^^ ^
496, notando, che gl'italiani hanno il me-
rito delia veterinaria, e nell'avere con ac*
curalezza esaminale alcune malattie de*
bestiami; ciò non ostante lo studio non
è tanto avanzato quanto fra gli oltramon-
tani, poiché l'esercizio di questa impor-
tantissima arte è posta in mano a'bifolchi
e a' maniscalchi, ed altri manuali igno-
ranti. Ma nell'articolo Università roma-
na ragiono di sua cattedra e gabinetti di-
poi in essa fondati, e delle provvidenze
emanate a vantaggio della veterinaria,
massime da Leone XII, il quale eresse
per essa apposito stabilimento, di c\\\ fo
pure parola nel paragrafo Macellari,
nel dire dell' esistente stabilimento di
pubblica mattazione che dobbiamo a
quel Papa. Nel i843 pubblicò in Rouiu
Giuseppe Rebeggiani, Brevi cenni pel
miglioramento della veterinaria,
Copcrtari. V. il paragrafo Lanari.
Copisti, r. il voi. LXII,p. 3 14.
112 UNI
Cordnri. A veano la cappella nella chie-
sa deirarcicoiifrateniita e Ospizio (Iella
ss. Trinità de Pellegrini, e di cpiesla ri-
parlai nel voi. LV, p. 264. Si pnò ve-
dere il paragrafo Linaroli di quesl' ar-
ticolo.
Coronari e Medagliari. Facitori o
venditori di Corone divozionali e Rosa-
ri (V.)^ e di Medaglie, Croci e Crocefis-
si (^.). I medagiiarij e fors'anche i coro-
nari, aveano la loro cappella nella Chiesa
di s. Tommaso in Parioiie (/^.), perchè
buona parte di essi aveano ed hanno le
loro botteghe nella sua parrocchia; e sic-
come anticamente erano rjuasi lutti riu-
tìili in una delle vie che conducono al-
ia basilica Vaticana, per comodità de'
Pellegrini (F.), benché questi facevano
eguali acquisti, non che di reliquiari, va-
si sagi i e altro nella via omonima, come
rilevai nel riparlarne nel voi. LXXI , p.
142, tale strada prese e porla tuttora il
nome di Coronari, sehbene al presente
molti coronari e medagliari si trovano sta-
biliti io altre strade di Iloma. Neh. ° e al-
tri de' citali articoli dissi che presso la
basilica Vaticana e nella Città Leonina
anticamente erano più botteghe A\ Pa-
ternostrari, E l'Ai veri, Roma in ogni
stato, t. 2, p. i54, dice che nel sito in
cui Sisto V eresse V Obelisco Praticano,
innanzi sorgeva la chiesa di s. Maria de
P'irgarii, cos'i detta perchè avea appres-
so le botteghe nelle quali si vendevano i
cordoni de'yt)('//<'g:rmf detti da'latini T^ir-
gae inlerinales oitinerarieAÌ Magri nel-
la Notizia de'vocaboli ecclesiastici, spie-
gando quello di Virgarius, lo dice can-
tore della chiesa, perchè portava in ma-
no una verga ; e che vicino alla detta
basilica Vaticana eravi la chiesa di s. Ma-
ria J^irgariorum, nella quale s. Grego-
rio I istituì il collegio ùa Cantori, deno-
minato Schola firgariorumj il quale
collegio avea la cura d'apparecchiare il
Letto sul quale dovea riposare il Papa
dopo essere inceduto a piedi in proces-
sione alle chiese, e prima di pararsi per
U N I
celebrare la messa, onde derivò l'uso del
Letto de' paramenti (F.). Tuttora nelhi
via di Borgo Nuo^o,'\\ principaleche con-
duce al Valicano, vi sono alcuni spaccia-
tori di corone e altri divozionali. I coro-
narici medagliari, come registrai iu prin-
cipio, ne' Possessi de' Papi erano com-
presi tra le università che addobbavano
un tratto della via che solennen»ente per-
correvano. Narrai nel voi. XLIi, p. 285,
che un^ compagnia di coronari accom-
pagnò al conclave il Maresciallo del
Conclave.
Cortegiani. Propriamente questi non
avrebbero luogo tra le università artisti»
che, e soltanto ne fo qui menzione, con
rammentare ove di loro parlai, perchè
diversi di essi esercitano un'arte di uni-
versità, e perchè il Piazza tra le confra-
ternite delle arti vi comprende i Cuochi
ed i Credenzieri, de'quali vado a parla-
re, da' Palafrenieri (^.), óe Barbieri e
de* Cocchieri, de'quali già ragionai, de*
Caudatari (/^.) y e tra le congregazioni
spirituali di quella Urbana de'Cortegiani
o nobili aulici a s. Lorenzo in Fonte, ossia
della nobile Famiglia de' Cardinali, Pre-
lati (/^.) ec, che aveano l'ospedale (nella
qual chiesa il cardinal Leonardo A ntonelli
nel I 795 o I 796 istituì uno de'4oratorii
notturni, di cui parlerò nel paragrafo Ma*
ratori, e tuttora esiste); come V aveano
gl'individui, e le loro mogli e figli, degli
offizi minori della Famiglia pontificia
(/ .),ecoii sodalizio e chiesa sotto l' in-
vocazione di s. Marta, ovh de Trinitari
riformati scalzi (^.), per essere stala la
santa albergatrice e ospitaliera di Gesù
Cristo. Nel paragrafo Barbieri dissi del
fondatore della confraternita di alcuni
cortegiani e canonici, sotto l'invocazione
del ss. Sagramento, della basilica di s. Ma-
ria in Trastevere, sodalizio esistente col-
la 2.'denominazione.Mg.'" Nicolai, Memo-
rie sulle campagne di Roma, l. 3 , p.
256 e seg., deplora il soverchio numero
di quelli che applicano se e i loro figli al
servizio delle Corti^ non meno il sover-
LI N I
chlo numeio di quelli che si appllcnuo
alla Curia. Quindi osserva c'.ie ii» Roma
ove vi sono tante speranze di promozioni
nelle cariche della Chiesa e della corte,
ed ovesenz'alcuna parzialità di patriotti-
smo non si fa alcuna difTerenza tra il cit-
tadino e lo straniero, che anzi per lo più
questo a quello è preferito. Ivi mollissi-
ini sostengono co' salarii e colle speran-
ze d'avanzaniento un gran popolo di cor-
tigiani; altri ammogliandosi alimentano
le loro famiglie colla professione della cu-
ria i e con altre industrie. Ma in ogni ge-
nerazione mancano i padroni, i protel-
lori/i padri; si vede quindi restare un nu-
mero deplorabile di famiglie nell'ozio e
nell'indigenza. Si aggiunga a ciò il nu-
mero de Poveri (F.J che in ninno de'pae-
si del mondo trovano maggiori sussidi!.
»>0r che si fa di tanta turba di gente? Per-
chè non se ne forma un popolo per la col-
tivazionedelle campagne? '. L'antica Ro-
ma mandava i suoi cittadini a fondar co-
Ionie, anche per sgravare la città d'una
parte dell'oziosa e sediziosa plebe, quan-
do generalmente si amava la fatica e si
abborriva il lusso 1 La plebe potersi im-
piegare nelle vicine campagne che recla-
mano braccia per essere lavorate. È ve-
ro che non tutti sono abili alla vita ru-
stica, ma neppure tutti ponno vivere col-
le rendite de'beni ecclesiastici o delle ca-
riche, né colle occupazioni della corte e
della curia, né co' guadagni delle arti;
e molto meno deve tollerarsi , che una
gran moltitudine di persone robuste de-
fraudi i veri poveri invalidi de'soccorsi a
questi destinati dalla pietà pubblica e pri-
vata, o che viva col frutto de'delilti. Ol-
tre altre gravi considerazioni, mg.' Ni-
colai invoca la provvidenza delle leggi e
Jo zelo del governo, ma innanzi lutto re-
clama , esser necessario che il governo
mediante statistica s'informi e conosca la
condizione d'ogni famiglia e de'foraslieri,
onde provvedere alla distribuzione del-
l'occupazioni, non potendosi permettere
che alcuno consunti il tempo in occupa-
VOL. 11X]^IV.
UNI n 3
zionì donde nonne ritragga o possa spe-
rare la sussistenza per se e per la sua
famiglia. Seguono bellissime teorie del
dotto prelato, ma l'applicazione n' è as-
sai dilllcile, massime ne' correnti tempi.
I governatori di Roma (/^'!) cominciaro-
no la compilazione di statistiche, ed ora
il ministero del commercio e lavori pub-
blici ci diede la sullodata, veramente prc-
gievole e di grande inìportanza.
Credenzieri^ Bottiglierie Caffettieri.
II Piazza chiama i credenzieri architetti
di tavole e di mense, ossia del Triclinio
(F.)\òe\ Pranzo, Ce na^B anche ttoo Con-
vito {y.)i ne'quali usano il maggior in-
gegno e studio per far comparire mae-
stoso e ricco, nobile ed elegante l'appara-
lo dell' imbandigioni , con lusso talvolta
sontuoso di credenze o guardarobe; de-
stinate a pascere e meglio gustare colie
loro industriose vaghezze ornamentali le
proprie manipolazioni, le quali priinaap-
pagano e dilettano 1' occhio , parte più
nobile dell'uomo, poi deliziano la gola e
il gusto, passando nel ventre cloaca de'
patrimoni, e frequente perturbatore, pel
Fino (/^^.) e altri liquori , della ragione,
della modestia, della sanità, della giusti-
zia e dell'onestà; avendo l'Apostolo chia-
mato il ventre, idolo del senso e coaipen-
dio di confusioni. Sia pure ainpolloso lo
stile del Piazza, badiamo alle verità mo-
rali che contiene; e infalli finisce con di-
re : accortisi i credenzieri che la servitù
de* principi e de' personaggi mondani è
incerta e transitoria , che non si estende
a' beni eterni, con giudi/iosa divozione
istituirono la loro confraternita , per o-
norare e servire Dio, Signore de'Signorii
colla bella massima dis< Francesco di Sa-
les : Che tutto e vanità, se non serve per
Veternità* Il Martinelli, quanto a' calfel-
tieri, eruditamente riferisce. Prima della
scoperta del thè e del caffè (di (|ueste, del-
la cioccolata e altre bevande, parlai ne'
citali articoli, e negli artìcoli de'pucsi che
li ptoducono, anche con nozioni b.blio-
gruiichc), v'i'iuuo i lultari che vendeva -
ii4 UNI
no il lalle in piccoli vasi di vetro, e v'e-
rano i dolciari, qui panes et mellita con-
ciimanteduliriy disse Lanipridio in Hc'
lag. e. 27. I dolciaii chiamaronsi anche
condilores^ da Marziale e Apuleio, come
da Giulio Finnico. Questi co'lallari te-
nevano allora il luogo de'nostri caffellie-
li e pasticcieri (de'quali dirò nel paragra-
fo Cuochi)y ed ivi si radunavano persone
a discorrere di cose facete (come le odier-
ne bolleglie di callelliere e peggio, qua-
le convegno anclie di vagabondi e oziosi),
avendo sparso i dolciari e lattari eh' essi
erano protetti dall'abbondanza, df erant
sub sidere spicae,quac iii Firginìs par-
te decima exoritiw , conie dice il citato
Firmico, lib. 8, cap. i i . L'invenzione del
caffè trasmigròquesli lattari e dolciari ia
caffettieri , ritenendo V antico mesliere,
collo spaccio del caffè e poi del thè. L'u-
so del code s' introdusse soltanto nel se-
colo XVL L'albero the lo produce ha
una gran somiglianza col gelsomino, e
cresce in abbondanza nell'Yemen^ ossia
nell'Arabia. Gli olandesi lo portarono da
Moka (che si vuole il più stupendo) a Ba-
tavia, e di là in Amsterdam. Fu il prio-
re d'un monastero d' Arabia , che scor-
gendo vigili quelle capre che mangiava-
no le foglie di quest'albero, ne fece la pro-
va sopra i suoi religiosi che nelle ore not-
turne si addormentavano nel salmeggio
del coro. L'uso del thè fu appreso da'ci-
nesi, essendo la loro bevanda ordinaria,
anche ne' loro pranzi , poiché la mesco-
lanza del thè corregge e addolcisce V^c-
que salmastre e cattive che sono nella
Cina. L'esperien7a poi fece vedere, che il
thè conteneva un principio dissolvente
che purificava il sangue, fortificava la te*
sta e lo stomaco, facilitava la digestione,
la circolazione del sangue e la traspirazio-
ne, come pure le vie orinarie. La 1.^ fo-
glia del thè fu recata dall'Olanda in In-
ghilterra da lord Arlington nel 1666. Il
Cancellieri nella Lettera sopra Varia di
Homa^ riporta gli scrittori sui gelati , il
thè e il calle, non che della cioccolata. Su
UNI
quest'altra salubre bevanda, ch'egli dice
potersi chiamare // latte de\>ecchiy come
il più sicuro e soave rimedio contro la
debolezza e 1 languori della caducità, ri-
leva quegli scrittori che hanno creduta
Francesco Carlelti viaggiatore fiorentino,
nato nel i574 e morto in Amacao nella
Cina a'20 luglio! 598, ili." a farla cono-
scere e introdurre in Italia; ragionando
pure della questione, se la cioccolata rom-
pa il Digiuno (F.). Nel voi. XXIII , p.
1 39, precipuamente co'trattati óeW'Opc'
re pie di Roma^ di Fanucci e Piazza, rac-
contai che neliSSy un gran numero di
credenzieri della Famiglia de cardina-
li {F.) istituirono la confraternita sen-
za sacchi di s. Elena imperatrice, nella
Chiesa di s. Salvatore in Lauro, don -
de passarono in quella poi occupata dal-
Todierna Chiesa di s. Andrea dellaVal-
le, e finalmente nella vicina parrocchia-
le di s. Maria o Nicolò de'Molini, che es-
sendo cadente riedificarono. Ivi e sinché
non si sciolsero, i credenzieri esercitaro-
no le opere di pietà che indicai , con in-
dulgenze concesse da' Papi, massime da
Gregorio XllI e Innocenzo XI; gli statu-
ti essendo stati approvati anche da Cle-
mente XI e Benedetto XIV, e gli ultimi
da Clemente XIII. Ma neli8 17 Pio VII
concesse la chiesa alla confraternita di
Gesù Nazareno, della cui tenera ed este-
sissima divozione parlai nel voi. LXXX,
p. 3 16, nel celebrare il miracoloso suo si-
mulacro venerato nella chiesa del ss.
Ban»bino Gesù, nella magnifica cappella
e nobilissimo altare consagrato solenne-
mente dal cardinal Mattei a* 27 aprile
i856. Qui poi aggiungerò, che Clemen-
te XIII col breve Ad Pastoralis digni-
tatis fastigium , del i." febbraio 1765,
Bull. Rom. coni. t. 3, p. 85: Approha-
tio informa specifica novoruni Statu-
torum prò regimine , et guhernio Uni-
versitatis nuncupatae de* Credenzieri e
Bottiglieri de Urbe. Il eh. ab. Giuseppe
Manuzzi, nel suo àoiVo Vocabolario del-
la lingua italiana, defmsce ììcredenzie-
U N I
rCy quello che lui cuiu della credenza (of-
ficina ove esercita la sua arie), Abaci Cu»
stos (die il Moicelli chiama Celluriiis)j
il bottigliere , sopiaslante alle bevande
della mensa (anche custode della botti-
glieria), Acyathis , Pini minister , e la
bottiglieria, Fini proni i)tuariiim{\\ Mor-
celli dice il boUigliere, A Laguna) j il caf-
fettiere^ il padrone d'una bottega di caffè
(ed anche clii lo c\xoce)y\' acquacedrataio
u venditore d'acqua cedrata, ossia l'acqua
acconcia collo zucchero e colle scorze e
sugo di cedro, cedralo, limone, portogal*
Io e simili. La rinnovazione degli statuti
della confraternita e università de' cre-
denzieri, essendo protettore il cardinal
Alessandro Albani, ebbe luogo per l'u-
nione ad essa delle uni versila degli ac(jua-
frescari, caifettieri, spacciatori di spirilo
di vino (non diversi dagli Acquavilari^ i
quali già erano uniti a' Tabaccari, ma
dal contesto degli statuti sembra che iu
tale epoca furono incorporati all'univer-
sità che vado descrivendo, dicendosi che
tulli componevano un numero conside-
rabile), confetturieri e loro spacciatori
(siccome i confetti principalmente hanno
luogo pegli Sposalizi e nel Carnevale,
massime nel Carnevale di Rorna^ tempi
di gioia e di allegria, e circa il carneva-
le, non di studiate maliziose ingiurie pre-
giudizievoli al corpo, e agh occhi che col
Piazza dissi parte più nobile dell' Lonio^
perciò provocanti grave sdeg«>o negli of-
fesi e alla riprovazione ne' saggi, in tali
articoli ne parlai , stando rigorosamente
ul vocabolo de' veri e reali confetti, non
deTinti, dispettosi, offensivi , bassamenle
degradanti quel vantalo progresso in mol-
tissime cose di eHlmera civiltà, dell' o-
dierno sedicente secolo de'Iurai. Disse la
Civiltà Cattolica: Il mondo moderno,
quanto è ad operosità e quasi irrequietez-
za febbrile, sendjra meritamente attri-
buirsi il »'anlo di preminenza sopra tulle
l'età trapassale); unione seguita in una so-
la cor[)orazione, in virtù del pubblico i-
strumento slipulatoa*25$ellecnbre 1764,
UNI n >
per la pace , concordia e carità fra lutti
gli aggregali, incremento di cidto e de-
curo nella chiesa di s. ElenM. Pertanto
dicesi nel cap. i del breve che contiene
interamente gli statuti. »j Stante la lode-
volissima unione o incorporazione segui-
ta dell' Università dc^U Acquafrescari^
Caffettieri^ Spacciatori di spirito di vi-
no, ed intero corpo alli medesimi unito.
Confetturieri j e loro spacciatori, colla U-
nìvtrsità de* Credenzieri di Roma, si può
non senza ragione sospellare, che tanta
varietà di persone obbligale a diversi ina*
pieghi possa svegliare diversità di pareri
senza il minimo vantaggio pubblico^ anzi
con pregiudizio non leggiero di quella
pace e di quella ottima armonia , che
deve sempre mai vedersi in tutti quelli,
che in carità devono essere uniti a glo'
ria del Signore, e a benefizio dell'ani-
me loro: perciò nel presente capitolo, pri-
ma d'ogni altra cosa si ricorda a tutti la
fedele osservanza della carità, dono il più
bello, che ci abbia lasciato Gesù Cristo
prima di morire, e si ordina 1' esercizio
scambievole del santo amore fraterno,
mediante il quale Iddio benedirà le no-
stre opere , e anderanno queste sempre
più crescendo a suo onore e a nostro van-
taggio, avendo presente in ogni occasione
la sentenza di s. Girolamo, che dice al
cap. 9, sopra s. Matteo: Come per la di-
scordia rovinano le cose ancor grandij,
e per la concordia si accrescono le p/c-
co/e".Ecco un'altra notabile testimonian-
za edificante e salutare del virtuoso sco-
po dell'università artistiche, che l'irreli-
gione e lo spirito rivoluzionario fece di
tutto perchè fossero soppresse; come ora
inlluenza sventuratamente gli spiriti, con
renderli quasi sordi alla voce autorevole
del maestro della Chiesa universale, per-
chè a gloria di Dio e a vantaggio vitale
della languente società, tosto siano ri-
pristinale e nuovamente fioriscano nel
centro del cristianesimo. L'università de'
credenzieri così unita alle altre ricorda-
te^ stabilì pt incipalmeote, per la cooser-
ii6 UNI
Tazione e buon legolameuto della mede-
sima, beilissimeregole e disposizioni par-
ticolareggiate dalla previdente esperien-
za. Per ufficiali 4 consoli, il camerlengo,
il segretario, 1 6 consiglieri, 2 sindaci, l'ar-
chivista , 2 deputali alle liti, 2 revisori
d'acquavite, 2 infermieri, 2 visitatori de'
carcerati, 2 fabbricieri , 4 sagrestani , il
lettore della chiesa, il procuratore., il no-
tare, il computista, l'esattore. Di ciascu-
no, e persino del mandataro (con congrua
provisione e vestiario ogni due anni), si
prescrisse con ponderate leggi savissime
il modo dell'elezione, l'autorità, gli ob-
blighi e i doven individuali. E mentre fu
prescritto che dovessero eleggersi a uffi-
ciali, per utile e vantaggio della chiesa,
e pel buon governo dell'universilà, i ti-
morati di Dio e in conseguenza i più atti
e idonei all' esercizio fedele degli uffizi,
non che di merito e capacità ; fu ordi-
nato che il I .^ de'consoli fosse sempre il
credenziere (segreto) del Papa (del quale
riparlai a Famiglia pontificia e articoli
analoghi al suo uffizio, come del sotto-
credenziere, de'suoi aiutanti; e dell'abo-
lita cucina, credenza e bottiglieria della
foresteria pontificia, come dello Scalco e
trincianti della medesima, anche in que-
st'ultimo articolo; ed eziandio del botti-
gliere segreto del Papa e suoi aiutanti,
ora esercitato dal credenziere , e in sua
mancanza dal sotto-credenziere,uffizio pa-
latino a vita; finalmente a'rispettivi luo-
ghi dissi dell' ingerenze del credenziere
pontifìcio alla credenza pe' pontificali e
altre funzioni celebrate dal Papa, ìnclusi-
vamente al Pranzo pe' pellegrini, aven-
do luogo nel Treno pontificio con un a-
iutante), quando la congregazione nulla
avesse in contrario, nel qualcaso doversi
eleggere altro credenziere a suo benepla-
cito, che come gli altri durasse nell'uffi-
zio un biennio, ed essendo eletto il creden-
ziere del Papa, esso persevererà nell' of-
fìzio anche nella sede vacante, e non ces-
serà finché non siasi presentato all' uni-
versi là il nuovo credenziere sostituito io
UNI
suo luogo e approvato dalla congregazio-
ne generale; indi con equità distributiva,
e |)er evitare dissensioni di preminenze,
venne prescritto, che il 2." console fosse
un'acquafrescaro o cafFettiere, il 3.° uno
spacciatore di spirito di vino, il 4-''uucoa-
felturiere. Anche per altri uffiziali si ten-
ne tale prudente sistema. Gli emolumen-
ti discreti o tasse da pagarsi all'universilà,
fu in proporzione de' ceti, se credenzieri
del Papa, de'cardinali, de'priucipi, mar-
chesi, conti, baroni, altri signori o signo-
re, che avranno il servizio d'oro o d'ar-
gento, come degli aiutanti di credenza;
ovvero dagli acquafrescari , caffettieri ^
confelturieri, spacciatori di spirito; mini-
stri, giovani e garzoni; spacciatori girova-
ghi o di posti fissi, fabbricatori di confe-
zioni, dolci e altro; gli acquavitari fermi,
e cassetlanti che girano per Roma. Si de-
cretò la distanza di 5o canne tra una bot-
tega e l'altra, degli acquafrescari, caffet-
tieri, spacciatori di spirito di vino, acqua-
vile e rosolio, confetturieri e loro spac-
ciatori, venditori di sola acquavila; tutti
dovendo essere dall'università muniti di
patente, previo esame di capacità e ido-
neità a fabbricare 3 manipolare quanto
spettava alla sua arte, ovvero agli spacci
che si proponeva per l'opportuna prati-
ca, previo l'emolumento di scudi i o; una
tassa essendo pure stabilita per autorizza-
re i rivenditori girovaghi di acquavite e
detti cassettanli, e delle confezioni e dol-
ci. Fu vietato a'minislri, giovani e garzo-
ni il passaggio in altre botteghe, se non
100 canne distante da quella che lascia-
vano o erano licenziati. Si provvide an-
cora a' fabbricatori di cioccolata, se vo-
levano venderla a minuto, e spacciale li-
monee e semate, ed altro solilo vendersi
dagli acquafrescari, caffeltieri e confettu-
rieri. Ne' 46 capitoli di questi statuti vi
sono inoltre le disposizioni riguardanti i
contratti di alienazione delle botteghe, pei*
la celebrazione delle messe a'defuali del-
l'nniver.>ilà, degli annui premi detti ro-
\ersi,per l'esposizione dei ss. Sagiameu-
UN I
to in ogni veneidì, e per h\ festa (lelln pa-
trona s. Eltiia, per la procedura colla ina-
ilo regia a' moroFÌ delle tenui tasse. Per
cjuesli fugaci cenni, io non posso rilevate
il complesso de' vantaggi morali che ne
provenivano, non solo a'componenli i'u-
niversil«^, ma al pibblico singolarmente.
Cuochi e Pasticcieri^ Coquonim tlPa-
sticcie.roriun Urbis Universitas, Socie-
tiìs. L' avvocato Martinetti a p. 4?^ del-
ia Dìceologia, ragionando de' cuochi e
cucinieri, osserva che essi non hanno orì-
gine nel primo stato naturale del mon-
do, in cui il solo pane (ossia quello che Io
raj>presenfava),rerl)ee i frutti gusta vansi
con frugalità da'primitivi uommi, come
pateticamente descrisse Ovidio nti Fasti ^
lib. 4> ed Ausonio medico di Valentinia-
no I e celebre poeta, in Mon. co'seguen-
li versi. Nec noslros reticebo cihos, quos
priiniis habet mos-Irritanicnlunì ^ quibiis
addatur aequoruni sai- OH ni comnumis
pecori cibus, atqiie honiini, glans. Gli uo-
mini riuniti in società e divenuti agiati,
cercarono per primo lusso l'aumento del
gusto del palalo, quindi i Pi anzi, le Ce-
ne, ì Conviti j i Banchetti (f^.), i cuochi
ed i cucinieri. Narra Aleneoj Deipnosoph.
lib. 12, e. i5, per bocca d'hlomeneo, che
Ippa ed Ipparco furono i primi ad inven-
tarci conviti e stabilire i cucinieri. Questo
lusso così favorito dal palalo, fece immen-
si progressi per tulio il mondo,dimodoché
come si contarono 7 savi nella (irecia ,
così si tramandarono alla posterità i no-
mi di 7 cuochi insigni, cioè Agete, Nereo,
Chio, Caniide, Lamprio, Afotoneto e Eu-
timio. Tra'romani fu celebre Apicio, se-
condo Floro, poiché sembrò superare la
sapienza di que'7 della Grecia, e da lui
vollero chiamarsi Apinici coloroche si de-
dicavano all'arte coquinaria, e che forse
registravano la loro patente presso il fu-
moso collegio de'7 Epuloni (di questi sa-
cerdoli idolatri , che presiedevano a'con-
viti de'numi, riparlai nei voi. LX,p. i3o.
Veramente quanto ad Apicio si cono-
scono duQ romani faino!)i per la loco go*
UNI 117
losllà, l'uno sotto Augusto e Tiberio, l'ai"
tro sotto Traiano. Il i.** ch'è pure il più
celebre, tenne a Roma pubblica scuola di
ghiottoneria, e compose un trattalo sul-
la maniera d'aguzzare l'appetito, col ti-
tolo: De giila irrìtanientis). Fuvvi una
volta questione, se i cuochi e i cucinieri
appartenessero ad un'arte o semplice mi-
nistero servile; ma T. Livio definì, che i
medesimi appartenevano ad un' arte. 11
IMagri nella IVol.de*vocaboliecclesìasticif
in quello (WArchimargiriis riconosce il so-
prastante delle vettovaglie, anzi meglio si-
gnificare il capo de' cuochi, rettificando
(piantosi legge /Vi vit. s. flncentii presbyt..
Piazza, Irat. 9, cap. 2: Della confrater-
nita d'arte de* ss. Fincenzo e Anastasio
de Cuochi alla Regola, dichiara che ban-
diti furono dal lusso e dalle morbidezze
da Roma , entrale a dominare dopo la
I. "vittoria dell'Asia, i secoli di Saturno
quando per grande felicità della repub-
blica regnavano la parsimonia, la sem-
plicità e la frugalità contenta del natura-
le prodotto della natura , e cavato colla
propria industria di mela e ghiande; nac-
que la necessità dell'arte della cucina e
crebbe a tanta stima, che se ne fondaro-
no pubbliche accademie e magisteri. Sì
arrivò a tanta delicatezza e dispendio de'
cibi, che fece dire a Ugo di s. Vittore, es-
sere divenuto il ventre umano il Dio de-
gli uomini, ed ingegnosamente si rese pro-
diga la gola di cibi squisiti e di s[)ecula-
tive invenzioni bucoliche. Nondimenodi-
venuta V arte necessaria non meno nel
palazzo de'grandi, che nelle case religio-
se ed ecclesiastiche , si volle poi manife-
stare con diversi esercizi di cristiana pie-
tà, egualmente sollecita della salute spi-
rituale come della corporale. Poteva ri-
cordare il salutare freno posto dalla mo-
rale astinenza della Chiesa col Diginno^
nelle Vigilie, nelle Tempora^ nella Qua-
resima e neir Awento (f\)', le mirabili
astinenze e Penitenze de' servi di Dio, e
di tanti Solitari e Religiosi. De' famosi
sibariti; tanto rinomati pel ra(Iìnatogu<
ii8 UNI
sto a'piacei i e per gli eccessi di loro mei-
Jezzn, che proponevano premi a'cucinie-
ri, r quali avessero inventate le più squi-
site pietanze, flecrelando corone d'oro a
coloro che davano i più sontuosi e deli-
cati banchetti, riparlai nel voi. LXXXI,
p. 473. Nel voi. XXllI, p.i4o, co'lrat-
tali delle chiese e delle opere piedi Roma
raccontai, che nel i5r3 l'arte de'cuochi
del Papa e della Famiglia de' Cardina-
li ^ de' Prelati {l^.),de§}\ ambasciatori, de*
[ìrincipi e di altri, non che i pasticcieri
massime bottegai, di 3 nazioni, ad uno di
ciascuna venendo poi conferiti i primari
uffizi, eressero la confraternita sotto l'in-
vocazione della ss. Annunziata in una cap-
pella della Chiesa di s. Luigi de'france-
si (della quale meglio nel voi. XXVI, p.
226), donde pel cuoco segreto di Paolo
HI e per l'affezione al sodalizio del par-
roco della chiesa de'ss. Vincenzo e Ana-
stasio martiri del rione Regola, in essa vi
passò e acquistò Wjitsò'ì nominare il cu-
ralo. Nel descriverla dissi, che essendo ro-
vinosa i cuochi la restaurarono, ponendo
sulla porla l' iscrizione che riporta B'a-
V Ui' Ci j Della confraternita della ss. An-
nunziata dell'arte de' Cuochi, con queste
parole. Hoc Templum velustate colla-
psuvi Cocorum Urbis Societas restaura-
vii. Io vi ho letta scolpita in marmo sulla
porta : Ecclesia parochialis ss. Vincen-
tii et Anastasii Sovietatis Coquorum et
Pasticcierorum de Urbe. Che inoltre vi
edificò contiguo alla chiesa l'oratorio, e
dell'opere di cristiana pietà che ivi eserci-
tano i confrati, dispensando alle loro figlie
zitelle annue dotazioni, aiutando i disoc-
cupati e gl'infermi, e suffragando idefuo-
li. Nel mercoledì santo si recano proces-
sionalmenle alla visita della basilica di s.
Pietro. Che il cuoco segreto del Papa (di
cui e suoi subalterni sotto-cuoco e aiu-
tanti, ragionai a Famiglia pontificia, di-
cendo pure quanto riguarda il cuoco e
altri addetti alla foresteria palatina, co-
me dello Scalco, ove parlai nuovamente
deji'arci-cuoco e del soprastante alla cu-
UNI
cina pontificia; dello Spenditore segàeto
del Papa, e prima era vi pure il sotto-
spenditore, e che al detto uffiziale spetta
veramente l'acquisto di tuttociò che ser-
ve alla pontificia mensa; sebbene ancora
esista lo Spenditore y dopo il pontificato
di Pio VII cominciò a spendere il cuoco
e l'eseguisce tuttora), n'è sempre priore,
Che ne confermarono glistatnti Paolo V,
Benedetto XI V e Clemente XIII. E final-
mente che il sodalizio ammise in detta
sua chiesa la confraternita del Sagro CuO'
re di Gesù (della qual divozione riparlo
nel paragrafo Marinari)yg\{\ esistente in
s. Salvatore in Campo, ora chiesa della
congregazione del preziosissimo Sangue
di Gesti Cristo, nel quale articolo ciò ri-
cordando è errato il numero del voi.
XXXIII, deve direXXIlI. A'22 gennaio
i cuochi celebrano la festa de'ss. martiri
Fincenzo spagnuolo diacono e Anasla'
sio monaco persiano, oltre quella della
ss. Annunziata a'25 marzo, ed il Piazza
neir Emerologio ricorda la divotissiraa
immagine del ss. Salvatore, d* eccellente
pennello, che venerasi in detta chiesa.
Droghieri. F. ^\ paragrafo Mercanti
in quest'articolo.
Falegnami, Societas alque Uni^'ersi-
ias Carpentariornni de Urbe, Collegio
fratruni Tignariorum seu Lignariorwn.
Osserva il Martinetti, Diceologia, p.4Bo,
che le arti manuali de' falegnami, ferrar»
e muratori sono antiche quanto la razza
di Tubal-Cain (figlio di Lamech, il quale
nacque da Mathusael, che nato da Enoch
della stirpe di Selh nell'anno del mondo
687, visse più di tutti gli uomini, cioè
969 anni, morendo 1 4 anni dopo il dilu-
vio, dal quale scampò nell'arca dell'altro
suo figlio Noè: Lamech dicesi pelr.°aver
sposato due donne, e fu cosi l'autore del-
la poligamia. La s. Scrittura di Tubal-
Cam fa l'inventore e il maestro del mo-
do di lavorare e di battere il ferro a caU
do, e di fare ogni sorla d'opere in bron-
zo), la città di Enochia (fabbricata da
Caino piimogcpito d* Adamo, in onore
U N l
del suo figlio Enocli, diverso da Enócli
iiglio di Jaied, che vivente fu trasporta.
to nel Paradiso terrestre, ove vive con
Elia, destinali in tempo dell' Anticrisi o
die li f<«rà morire, a predicar la peniten-
za Enocli a' gentili , ed Elia agli ebrei),
l'arca di Noè, e gli abituri o capanne de'
pastori. Senza queste tre arti non potreb-
be sussistere né il formale della società,
né la stessa pubblica salute. Chiamaron-
si tra' romani fabri Ugnarii. clasncala-
lii o ferrarli, e niurarii. Gli artisti più
pratici di questi mestieri, attesa la loro
iitilità € necessità, si onorano col titolo di
tìiaeslriiVarlf^ tanto nel sagro lesto quan-
to nella legge civile. Nelle legioni roma-
ne essemlovi maestri legnaiuoli e di fare
« carri, di terrari, di fabbricatori di stan-
ze di legno , di macchine, di torri di le-
gno, i>*€ra capo il Prefetto (f^.) de'fìib-
lui. Chiamasi poi maestro falegname,y?z-
ber tignarius o lignarius, non solo quel-
lo che fabbrica il raobihare e il corredo
degli edifizi, ma quello ancora che edifi-
ca case di legno. De' luoghi producenli
legname da lavoro d' ogni sorta parlai
ne' relativi articoli; così di tutto quanto
produce i' arte. 11 Piazza , Eusevologio,
Dell' arciconfraternita dis. Giuseppe de*
falegnami^ dice gloria segnalatissima di
quest'arte, perchè l'esercitò (di sopra ri-
portai l'opinione di s. Giustino che fosse
fabbro di ferro, ma la comune è di fale-
gname, secondo il Vangelo) il glorioso s.
Giuseppe sposo di Maria Vergine, padre
putativo, custode e aio di Gesù Cristo, il
quale si vuole che si abbassasse auch'egli
ad esercitarla negli anni che precederono
)a sua divina predicazione (si può vedere
il p. Menochio, iS'^wo/e, cent. S.'jcap. 24 -
Qital arte meccanica esercitasse s. Gio-
seffoy Cristo Signor Nostro, e s. Pao-
lo apostolo. Dice esser comune opinio-
ne che s. Giuseppe esercitasse l'arte del
legnaiuolo, che Gesù Cristo attendesse
con lui all'arte fabbrile, il che altri esclu-
dono, e che san Paolo lavorasse padi-
glioni di pelli); onde i faleguutni elc6-
UNl 119
sero a prolettore e avvocato il santo pa-
triarca. Ne' luoghi ricordati nel voi.
LXin, p. 109 (però quanto alla p. iGi
del voi. XLVll si deve leggere 159), an-
dai narrando col Fanucci, Piazza, Pan-
ciroli, Cancellieri, Nibby e altri scrittori
dell'antichità di Roma pagana, delle chie-
se e dell'opere pie di Roma cristiana (nel
seguente generico e breve riepilogo, non
risparmierò qualche lieve o giunta o ret-
tificazione, risultato di accurati studi ul-
teriori): che nel 1 539 Paolo III eresse in
confraternita,conregoIee statuti, una pia
congregazione nel 1 525» istituita dagli e-
sercenti ogni sorta di lavorazione iu le-
gno , ed anco muratori , cioè classificali
in 22 corpi d'arte, in cui erano ammesse
ogni celo (li persone, massime artisti che
lavoravano in legno, poi vieppiù privile-
giata da altri Papi, e da Gregorio XIII
elevata ad A rciconfratenàia di s. Giu-
seppe. Che si compose successivamente
non solo di falegnami, ma eziandio de'
mercanti di legnami, de' tornitori, inta-
gliatori, ebanisti, facocclii, cassaroli, sca-
tolari, barilari, bottari, tinozzari, segato-
ri, bastar!, fabarchc, famole, fatamburi,
facasse d'archibugi, sediàri,catinari, zoc-
colari, foriuari, mantaciari, leulari, cen«-
balari, in una parola d'ogni artefice lavo-
rante il legno. Noterò che il Bernardini
nella Descrizione de' Rioni di Roma , pub-
blicata nel 1744» dice che l'università a-
vea la chiesa di s. Pietro in Carcere, sot-
to quella di s. Giuseppe. Molte di tali ar-
ti si unirono al sodalizio a' 2 3 gennaio
1602, essendosi diviso da' muratori co'
quali era unito sin dali 525 nella chiesa
di s. Gregorio a Llipetta,a spese comuni
fabbricata, come alierma anco Cancellie-
ri , Notizie del Carcere Tulliano detto
poi ManieriniOy contro la quale ultima o-
pinione e che il carcere Mauierlino è di-
verso dal Tulliano, scrisse l'Adami, Ri-
cerche intorno al sito preciso del carce-
re Tulliano; (juestione che toccai anco
nel voi. LXXIII , p. 309. Quanto alle
contigue scale Gemooie, ove si geltuvano
ilo UNI
i cadaveri de^ei, dissi altre parole neì voi.
JLXIV, p. I 3i. Faniiccì poi che neh 60 r
pid)I)licò y Opere pie di Roma , p. 898,
Della ronfralcrnila di s. Giuseppe del-
l'arie de' Falegnami, a p. 899 dice che
do certo tempo in cpia i falegnami lavo-
ratori di legname avenno ristretta l'uni -
versila alle loro arti soltanto; al sodalizio
ascrivendosi pure le loro sorelle e figlie,
«jnali consorelle. Il Piazza nel trat.9, cap.
32, nnrra,chei garzoni de'falegnami,seb-
Lene uniti e aggregati all' arciconfrater-
ììita di s. Giuseppe, nondimeno aveano
stabilito nella domenica fra I'8/ dell'As-
snnzione, di fare un* oblazione di cera e
di denaro, ornando l'altare con nobile ap-
parato. L' arciconfrnlernita fiorì tra le
principali università , e tuttora fiorisce
con decoro e numerosa cpjai sodalizio.
Ad es^o i Papi nel confermare gli statuti
concessero de'privilegi, fra'tpiali di libe-
rare nella vigilia di §. Giuseppe un con-
dannato alla piigione in vita. Fanucci e
Piazza descrivono le opere di pietà e be-
lìefìcenzaesercilateda'confrali, ancheco'
loro poveri e infermi, e colle oneste don-
zelle figlie dell'arte con dotazioni di scu-
(di 25 e una veste di panno turchino, ch'è
il colore de'sacchi de'confrati. Egualmen-
te desciissi la bellissima chiesa di s. Giu-
seppe o di s. Pietro in Carcere, e il conti-
guo nobilissimo e vasto oratorio nel lato
settentrionale, da'confrati eretti alle ra-
dici del Campidoglio in un angolo della
Piazza dìCampo /'^Vrccmo.Che presso l'o-
rntorip apj'\ l'esistente scuola di disegno,
della quale pure parlai, pe^ figli e nipoti
de'confrati a vantasrqio dell'arte. Narrai
in fine che andavasi a formare una 4-''
chiesa nel luogo frequentatissimo ove si
venera l'antichissima e prodigiosa imma-
gine del ss. Crocefisso scolpita in legno,
di cui se ne ignora la provenienza, fin al-
lora esistente sopra la porta della prigio-
ne Mamertina, cioè dall'epoca delle ces-
sate Persecuzioni della Chiesa^ come si
crede; ed essa in aggiunta alle 3 chiese
preesistenti e ui^a sopra l'altra. Fprma-
' UN f
ta la detta chieda si pubblicò: Brevi cen-
ni storici intorno rt'4 altari soprapposti
sul Carcere Maniertino e Tulliano e del-
la nuova cappella del ss. Crocefisso, Ro- m
ma 1 853. Sebbene per ordi ne cronologi- ^
co di erezione si descrivino 1 ."* l' altare
Mamerlino, 2.° il Tulliano, 3.° 1' altare
maggiore del tempio di s. Giuseppe, 4*'
l'altare e nuova cappella del ss. Croce-
fìsso ; tuttavia e come vedesi nel disegno
posto in fronte a detto opuscola, per or-
dine verticale il più sotterraneo altare
della custodia Tidliana è sovrastato da
quello della pursotterranea custodia Ma-
mertina, e quest'ultimo ha sopra l'altare
del ss. Crocefisso, che corrisponde sotto
all'altare maggiore del tempio di s. Giu-
seppe sovrastante a tutti. Di conseguen-
za per ordine di ascensione di suolo il i.**
altare è quello del carcere Tulliano , il
2." quello del Maroertino, il 3." quello del
ss. Crocefisso, il 4" l'^l^aJ'e del tempio di
s. Giuseppe. Così il complesso degli an-
tichi e moderno edifizio è più di palmi
128, e copiprende le 4 chiese. Imperoc-
ché si considera per lai. "chiesa V altare
eretto nel i." e più antico Carcere di Ro-
pia chiamato Mamertino, colle iromagi?
ni de'ss. Pietro e Paolo entro una ferra-
la per indicare la prigionia che vi subiro-
no per volere di Nerone per più di 9 me-
si. Secondo il Piazza, Emerologio di Ro'
ma, in questo carcere vi fu pure prima
del martirio Papa s. Sisto II nel 260. A
sinistra dell'altare è la pietra nella quale
secondo la tradizione s. Pietro spmto da*
birri battè il capo e vi lasciò prodigio-
samente l'impronta. Il carcere Mamer-
tino fu il r ."di Roma ed eretto dal suo 4-°
re Anco Marzio, mentre sino alla sua e-
lezione avvenuta l'annoi r4 di Roma non
vi erano statealtre prigioni. Fu detto Ma-
mertino dal vicino Foro di Marte situato
nel Vico Mameitino da qualche fimiglia
omonima così chiaointo, p dal re Marzio,
'17rt!/7/«y, suo fondatore; ovvero dal pros-
sitno vicolo Marforio, così detto dall'an-
tica e famosa statua di tal nome, descrii::
UNI
la nel voi. L, p. 3oi e aldove, die rael-
levu ni foro e Tempio di Marie Ultore
(/'.). E composto di massi eli pietra lu-
fa o vulcanica riuniti senza cemento, Fu
restaurato da' consoli Caio Vibio, Vale-
rio Rutìno, e Marco Cocceio Nerva d'or-
dine del senato sotto Augusto, \ii anni
ovanti l'era conente. Il 2.° altare per or-
dine di edificazione è nel Carcere Tullia-
no, al quale si discende pel J\Jamertino,
e così nomato per avere Servio Tullio
6." re di Roma, aggiunto all'altro carce-
re questa stanza sotterranea, e così fornir-
lo d' un'orrida segreta, alla quale si co-
municava per un forame nel pavimento
dell. "carcere, onde calarvi i rei per mez-
2.0 di corde : l'angusta scaletta tu poste-
jiormente incavata nel tufo. Nel carcere
Tulliano furono gitlali e uccisi que' per-
sonaggi idolatri e que'sanli che lo resero
famoso, e ricordati ne'luoglii suindicati.
Qui solo ripeterò die vi morirono, di fa-
me Giiigurta re di Ntimidia; strangola-
ti Lentulo, Cetego e altri complici della
congiura di Calilina, d'ordine di Cicero-
ne; vi fu ucciso Seiano per comando di
Tiberio , e Simone figlio di Gioras capo
degli ebrei e fatto prigione da Tito. Ivi
pure furono imprigionali iss.lMetroePao-
lo, e si conserva con venerazione la colon-
na a cui furono ledati , e il miracoloso
fonte coll'acqua del quale s. Pietro bat-
tezzò i ss. Processo e Dlartiniano custo-
di del carcere con altri 47 gentili conver-
titi, i quali lutti furono poi martirizzati.
Fu pure luogo di carcere terribile per al-
tri santi, die egualmente nominni, e se-
condo altri anclie del suddetto s. Sisto il.
L'intera fabbrica fu da Papa s. Silvestro
I ridotta e consagrata a chiesa o oratorio,
ad istanza dell'imperatóre Costantino 1 ;
dissi pure dell' altare ivi eretto e che fu
il 2.°, e nel quale si scorge un bellissimo
bassorilievo di bronzo doralo, dono del
vescovo di Nancy e 7^o«/(/'.)Forbin Jan-
son, aggregalo alla confraternita di s. Giu-
seppe, esprimente s. Pietro die battezza
i s^. Processo e Mai liuiano, il quale pre-
UNI 121
Iato edificò pure i' attuale aliare di mar-
mo, come si legge nell'iscrizione marmo-
rea eretta dal sodalizio neli84'2. Grego-
lio Xltl concesse all'altare la liberazione
d'un'anima dal purgatorio celebrandovi-
si la messa ; e Benedetto XMI lo consa^
grò a* IO novembre 1726. Pertanto ri-
porta il n." 1 44^ *^^^ Diario di Roma del
1726." Avendo mg.' Gamberucci arci-
vescovo d'Amasia esposte nel giorno di sa-
bato, nelle Carceri Mamertine (più scrit-
tori e più monumenti amalgamarono i
nomi delle due carceri, chiamandole o
Mamertine o Tulliane, e perciò facilmen-
te si attribuirono alle une le memorie del-
le altre), sotto la chiesa di s. Giuseppe
de'falegnami, le reliquie de' ss. Chiaro e
Onorato martiri per le solite vigilie. II
gioino seguente di domenica , la Santità
di N. S. Benedetto XIII lecollocò nell'al-
tare dedicalo a'ss, apostoli Pietro e Pao-
lo, che consagrò, esistente nellestesseCar-
ceri Mamertine (poiché veramente il car-
cere Tulliano fu aggiunto al Mamerti-
no), sotto delta chiesa". Da una lapide
posta all' esterno dell'antico edifizio su-
periore AaW Archi confralernitatis s. Jo*
sephi Carpentariorum, si rilevano le ri-
cordate epoche nella quale fu consagrata
in chiesa l'intera fibbrica, e si dice il car*;
cere Ma merli no Universo terraruni Or-
be celeberrininm. Il 3.° altare perpendi-
colare, innanzi l' aggiunto del ss. Croce-
fisso, era ed è il maggiore del tempio di
s. Giuseppe. Conviene che anco qui ram-
menti, essere il santuario del carcere Ma-
mertino e Tulliano, dello di s. Pietro in
Carcere, già custodito da'sacerdoli della
vicina chiesa di s.Martina,che descrissi nel
voi. LXllI, p. 5f, quando nel I 540 l'ot-
tenne la com^Dagnia di 3o falegnami fon-^
datori della medesima. Ufficiò il sodali-
zio in una chiesa di legno formata sul
carcere stesso, ma nel 1598 vi edificaro-.
no in onore Jel patrono s. Giuseppe il
nuovo tempio con disegno di (jiacomo
della Porta, ovvero di (iio. Battista Mon^
l^i^i iuìImmcu', la cui forma Sf^u\ rauii««
mento del carcere e perciò quadrilatera,
e Io consagrò il rescovo Laurino Persio
Caracciolo l'i r novembre i663; sodali-
zio, come notai, già divenuto arciconfra-
ternila e università, i cui statuti approvò
Urbano Vili neli634, mentre sino dal
1625 avea restaurato, /«^^c^o ss. Pelri
et Paulo Carcere, in della chiesa col-
l'assistenza de' f^o tanti di Segnatura si ce-
lebra Cappella Prelatizia nel 6.° gior-
no delt'S/de'ss. Pietro e Paolo[F.). Qui
noterò, che il cardinal Leonardo A.nto-
nelli protettore e visitatore apostolico
dell'università, divotissiraode'ss. Aposto-
li, nel I 789 istituì in questa chiesa a sue
fpese la novena da premettersi alla loro
festa, nel modo riferito dal n." 5% del
Diario di Roma del 1 80 1 . Inoltre è una
delle chiese in cui si fa l'annua solenne e-
f posizione delle QuaranCore.Vo\c\\k veu-
^o a parlare del 4'° recente altare, deb-
)>o dire anzitutto, che nell' uscire dalia
porla grande del tempio, discesa la scala
« due branche, di fioiite alla medesima,
nel piano della strada per doppio ingres-
so si entrava in i\n luogo dov'era prima
ima balaustra di legno dalla quale ora-
vasi innanzi la celebrata aulica e miraco-
Josa immagine di Gesù Crocefisso, scolpi-
ta in legno e collocata entro armadio a
cristalli situato sulla detta portadella pri-
gione Mamertina, precisacnenle nel vano
che ora serve di accesso alla nuova cap-
pella, mediante un ponte ad angolo ret-
to sopra la scala del carcere a tal uopo
necessariamente costrutto. Della prodi-
giosa immagine soltanto il Cancellieri a
p. 128 della citata opera riferisce la pia
Iradizioneche la dice ivi collocata da Pa-
pa s. Silvestro I nel consagrare il luogo,
in uno a nioltess. Reliquie, che la costan-
te divozione de'romani non cessò mai fi-
duciosamente di visitare con frequenza a
tulle l'ore. INel i853 rarciconfraleruita
de' falegnami nel piissimo divisamenlo
di rimuovere la veneratissima Immagine
dalla facciata esterna del carcere, e collo-
carla iu area più vasta e decente , cioè
U N I
sotto la volta che sostiene il pavimento
del sovrapposto tempio, ed ivi consagrar-
le una mensa per celebrare a'suoi piedi
la messa , ne adìdò la direzione artistica
all'egregio architetto cav. Luigi Boldri-
ni. Egli ha decorato questa cappella o
chiesa d'8 colonne doriche d'ordine pe-
sto a base tronca e altrettanti pilastrini,
4 de'quali servono d'ornamento alla nic-
chia e altare, e gli altri 4 ^H^ facciata di
ricontro, facendo ricorrere sugli uni e le
altre una leggiera e ben ir»lesa cornice,
la quale colle sottoposte colonne può gio-
vare di sostegno alle volte del tempio, ed
adattandosi alla limitata altezza del vano
fra il piano della volta del carcere Ma-
merlino e quella del pavimento del so-
vrapposto tempio. Nel mezzo della volta
si praticò un foro di comunicazione con
tal pavimento, munendolo d'elegante in-
ferriata, e nella parte superiore della fa-
scia di marmo, che la racchiude, vi fu
scolpita l'epigrafe; Perforatimi est anno
i853 Ut inferius Sacelluni luceat ac
ventiletur. A perpetua ricordanza della
sostituzione di tale nuova chiesa, all' an-
gusto e incomodo sito o v'era no costretti
i fedeli pregare avanti il ss. Crocefisso, si
pose una laj/ide a sinistra della porla d'in-
gresso , come edificato nel pontificalo di
Pio IX essendo protettore il cardinal Pie-
tro Ugo Spinola, daW Àrchisodalitas Fa-
bruni Lignarioruni as. Josepho Dcipa-
raesponso. La conservazione del memo-
rabile silo e quanto esiste d'antico in es-
so, si deve riconoscere dalla santificazio-
ne stessa del luogo, poiché se non vi fos-
sero stati prigioni i principi degli Aposto-
li e molti altri campioni della fede,o gia-
cerebbe inosservato fra la terra, ovvero
si sarebbe cambiato d'aspetto per opera
del tempo che tutto abbatte e consuma.
Il Giornale di Roma del 1 853 co'n.i 242
e 252 diede contezza di parte del fin qui
narrato , dicendo inoltre che V arcicon-
fra terni la prima di collocare la ss. Im-
magine del Crocefisso al luogo di nuovo
con tanta industriosa eleganza costrutto
UN I
pe'iiì vini misteri, e die sino allora era sia*
la teinporaneamenle esposta nel proprio
oratorio alla pubblica venera/ione, slalù-
\ì di celebrare una festa solenne prece-
duta ila un triduo. A tale elfelto con pom-
pa magnifica e sontuosa , domenica Ci 3
ottobre 1 853 fu il ss. Crocefisso dal soda •
lizio portato processionalmente nell'am-
pia chiesa di s. Carlo al Corso. 1 vi straor-
dinaria fu la frequenza del popolo trai*
tovi a pregare e ad ascoltare la divina
parola, predicala ad uso di missioni più
volte al giorno da'pp, gesuiti. Trattenu-
ta la ss. Immagine 1 5 giorni in detta chie-
sa, per appagare la fervorosa pietà de*
fedeli, domenica 6 novembre colla slessa
solennità fu trionfalmente portata nella
nuova sua chiesa al carcere Mamertino,
e riuscì come l'altra commovente e am-
mirabile, nuovainente in mezzo ad una
slerminata mollitudinedivola e plauden-
te, per l'aumento di cullo reso ad uu sa-
gro simulacro d'universale venerazione,
l'resero parte alla processione, oltre l'ar-
ciconfraternila di s. Giuseppe , i sodalizi
de'ss. Ambrogio e Carlo della chiesa e-
sponente, e di s. Eligio de' ferrari, ogni
specie di religiosi che in Roma hanno
chiostro, il collegio germanico-ungarico,
la romana magistratura in grande forma-
lità, molli prelati, e come nell* altra la
seguivano nobilissime romane consorel-
le del sodalizio, recitando divote preci.
Anche in questa processione drappi e da-
maschi adornavano le finestre e i vero-
ni delle vie che percor!»e. Giunta la ss.
Immagine dinanzi alla sua chiesa, fu fatta
fermare la macchina che la sosteneva, ed
allora sul ripiano della scala a due bran-
che, che sovrasta la medesima e mette alla
porta maggiore del tempio, presentossi
inaspettato, circondato dal cardinal Pa-
trizi vicario di Roma, e dalla nobile sua
corte, il Papa Pio IX, che alla presenza
d'un immenso popolo , il quale tosto si
compose a profondo silenzio , disse elo-
quentemente brevi, ma edificanti, elFica-
ci e salutari parole, riportate dalla Civil'
UNI ia3
tà CaltoUcay serie i.', I, 4) P* 4 ^o, indi
benedicendo il popolo d'ogni grado e clas-
se a nome della ss. Trinità. Dopo di che
il ss. Crocefisso fa portato nella sua pro-
pria chiesa, e cantato il Te Deuni, mg."^
Castellani sagrista die la benedizione col
ss. Sogramento. Terminata la funzione,
il Papa accompagnato dal caidinal Pa-
trizi, dalla sua corte e dalla magistratura
romana, salì il Campidoglio,dalla cuial-
ttu'a ribenedisse paternamente il popolo
aifollato nel Foro Romano, lasciando in
tulli soavi e indimenticabili reminiscen-
ze, massime* in chi ebbe la ventura di u-
dire il suo discorso. Dipoi il Papa con-'
cesse all'altare del ss. Crocefisso, nella ce-
lebrazione d' ogni messa, la liberazioiia
d'un' anima dal purgatorio. In esso ven-
ne poscia collocalo il ciborio per la cu-
stodia del ss. Sagramenlo, sovrastalo da
piccolo baldacchino per le benedizioni,
nelle divote pratiche inlrodotlevi.Dinlor-
no alla chiesa vi furono posti i quadrelli
della Fin Crucis, Ed a destra si formò
una decente cappella con altro altare e
dove si venera una delle sagre Immagini
ch'erano prima laterali al santuario ove
stava il ss. Crocefisso, cioè la B. Vergi-
ne Addolorata col divin Figlio morto, de-
nominata Regina Marlyriim. Ivi purea
comodo de' fedeli fu posto un confessio-
nale. Neil 854 '•• Roma si pubblicaronoi
Cenni storici ile quattro altari sul car-
cere Tulliano e Mamertino, colla raccol-
ta di tutte le sagre funzioni praticate
nell' esportazione del ss. Crocefisso di
Campo Vaccino in s. Carlo al Corsole
nel ritorno di queW augusta Immagine
alla sua nuova chiesa sotto il tempio di
s. Giuseppe sotto le radici di Campido-
gliOy corredata della predica del regnan-
te Pontefice j descritta e figurata co' suoi
allegali in fine.
Ferrar i, Universltas Fabrorum Urbis,
Quanto all'antichità e origine dell'arte
nel pitragrafo precedente dissi parole che
la riguardano. Delle principali miniere
di ferro «de'suoi opiiìcii ragionai ove su<
1x4 ^"^^
no, come nei voi. LXXIV, p.iog.Trat-
t'MK)fl<^l sodiilizio, il Fanucci, lilx 4) «-«P-
3q, Ddln confraternita di s. Elisio dc^
Fftrnri; ed il Piazzi» , Iraf. 9, cap. 2 5,
IH s. Él'g'o de Ferrari o CfiinvnriyJr-
te i> rosso j Caldera ri , Spada ri j Ferra-
t orchi ^ Stagnari , F^errawecchi , Mare-
scalchi o Maniscalchi , Preslacavalli o
lelturini, Chiodaroli sì a Instro rome a
fuoco, Morsarij /4rchihugieri ^ La nei a ri
f Botatori (il Bernardini che nota le i3
univeisilà di cui si componeva cpiesta
<:oi porazione, vi aggiunge, gli Stadera-
ri, Coltellinari, Brachierari, Presta/er-
ri). Norrano che s. Andoeno vescovo di
Roiieo, eoe (anco di s. Eligio vescovo di
JVoyon, riferisce la celel)rità di questo suo
inliiDo amico e i molti miracoli da Dio
operati a sua intercessione; e che quan-
do esercitava con eccellenza l'arte di fah-
Jho ferraio e di orefice, per questa e pel-
le sue virtù era segno dell'universale ani-
iiiirazione, che si dilluse pel cristianesi-
mo, poiché essendo numerose le orli che
pe' loro ministeri maneggiano il ferro,
j'iugento e 1' oro, tanto necessari ali' uso
luìiano (metalli di cui parlai in più luo-
ghi, come delle cose che si formano con
fiisi), tutte lo presero per avvocato, onde
ia divozione indicibilmente si propagò, f
fabbri ferrari lo scelsero a patrono pe'
segnalali miracoli avvenuti nell'arte lo-
ro nell'invocarlo, e da alcuni con guasto
vocabolo fu chiamato s. Alò dalla voce
francese Eloy, Riunitisi nella chiesa del
suo nome, dopo essere stati un tempo «i-
nili agli Orefici ed a' Sella ri lino dal
1 4^4) '"^' ' ^^^ formarono una numero-
sa cotifiaternita con ben ordinate rego-
le e statuti, che approvati da Alessandro
\11I furono stampali in Roma nel 1690;
Statuti deìrantica e nohil'arte de' Fer-
rari, ludi Clen»enle XI col breve Mili-
tantis Ecclesiae reginiini, de iS giugno
J7o:ì, Bull. Rorn. t, io, p, 35: Confìr-
wanlur declarationes et additiones ad
Slatnta Universitalis Fabroruni Ferra-
VìQvmn d^ Vrh, lisspndp riportati ne)
UNI
breve, dicono gli statuii che ninno po-
teva esercitar alcun* arte delle comprese
in questa università, senza la patente, e
questa concedersi previo esame della ca-
pacità di ciascun maestro padrone di
bottega, con quelle modificazioni espres-
se in questi statuti declaratorii. Tali di-
sposizioni mediante articoli speciali pre-
cipuamente riguardano gli aflìtlaiuoli
delle bestie a vettura, i lavoratori e con-
duttori delle medesime; i morsrUÌ,i fer-
ravecchi, specialmente i ferravecchi va-
gabondi o stracciaroli girovaghi , i bot-
tegai dovendo esser mmiili di patente de*
consoli dell'arte ; i chiavar! ed i vendi-
tori girovaghi; l'arte grossa, sotto la qua-
le denominazione si compresero gli sta-
derari (che nella più parte essendo un
tempo innanzi il Palazzo Carpegna e vi-
cino alla Chiesa di s. Eustachio, iWevono
nome alle due vie che tuttora lo ritenga-
no, sebbene ivi non più n'esista alcuno), i
ferracocchi, i ferravècchi; gli stagnari sia
dell'arte minuta che della grossa; gli ar-
chibugieri facitori d'archibugi, terzaroli
e altre armi da fuoco, non che i mercan-
ti lanciari e spadari , e simili; i chioda-
roli a fuoco, distinguendosi da quelli a
lustro, e specificandosi le appartenenze di
ciasciìna delle due arti; i cliio<laroIi a lu-
stro con analoghe ordinazioni ; i vendi-
tori d'animali cavallini, asinini, mulini a
partito, cioè come si dice per un sacco
d'ossa; gl'intagliatori di lime, i braghie-
j;ari; tulli dovendo essere patentati, pre-
vi esami da farsi dagli esaminatori di cia-
scuna arte, sia per vantaggio di questa
che del pubblico. Esistono in Roma la via
de'Chiavari e il vicolo de'Chiodaroli nel
rione s. Eustachio, così denominati per-
chè anticamente quasi esclusivamente e-
rano pieni di botteghe di Chiavari , di
chiodaroliealtri lavoratori di ferro. Nel-
l'oratorio contiguo alla chiesa, i conhalì
couìinciarono a recitar l'uHizio della Ma-
donna, a suffragare i defunti, dopo aver-
li visitati infermi, fatti curare dal medi-
co e soccorsi se poveri, e accompagnati
UN I
alla sepoltura co' loro sacelli turchini e
coirefligie di s. Eligio sulla spaila. Stabi-
lirono (Ioli alle loro oneste e bisognose zi-
telle (li 25 scudi, e una veste di dello co*
lore, e riceverono da'Papi privilegi e in-
dulgenze; nel giovedì santo di recarsi pro-
cessionaluienle alla visita del s. Sepolcro,
nella cappella Paolina del palazzo Vali-
cano, ed alla contigua basilica. E come
narrai di sopra, quando Pio VII nei 1801
soppresse l'università artistiche, per la
pubblica sicurezza tra le 3 che conser-
vò, una fu questa de* ferrari, i quali in
progresso di tempo non più compresero
nella loro università t ulti quelli che in o>
rigine la composero. Quanto a'iavorato-
ri di Spade (/'.) o altre armi {\t Solda-
ti (^''.), dissi nel voi. XLV, p. i 14. t^be
gli armaiuoli, carradori, ferrari, poi veri-
sti fecero parie della compagnia de'bom-
bardieri sollo la protezione di s. Bar-
bara, delta quale già avea parlalo nel voi.
X, p. ig5. De' vetturini, de' filtuiuoli de'
cavalli, de'posliglioni, de' marescalchi o
iDaniscalchi che ferrano e medicano i ca-
valli, nozioni che li riguardano, ripuilai
nel paragrafo Cocchieri. La chiesa di s.
Eligio di questa università è nel rione Ri-
pa,vicino a quella dell'ospedale dellaCon-
soluzione , a tempo del Panciroli delta
anche di s. Alò alia fontana di s. Giorgio
o di Giulurna, nell'anlico Foro Piscario.
Prima era dedicala a'ss. Giacomo e Mar-
tino , e Martinelli dice che la chiesa de*
Fahrorum Fcrrarioium fu già denomi-
nala s. Jacohi de AUopasso^ forse per-
chè appartenuta a quell'ordme equestre.
Essendo cadente e semidirula, il sodali-
zio la riechllcò nel 1 563 e dedicò a s. fi-
ligio, corjie si legge nell' iscrizione collo-
cata nel suo interiM) e riportata da Fa-
nucci,ci)e narra essere venerata in essa
la cassa eolla quale fu portalo in Roma il
T^olto Sanie da s. Veronica, e lascialo
per tesla mento a Papa .s. Clemenle 1, se-
condo Piazza; ed oltre le feste degli anti-
chi santi litolari, soiciincinente ctit biau-
do la festa del paUouu come gli Oicjìu,
UNI 19^5
non al I. "dicembre come la riporta iUNTar-
lirologio romano, ma a'25 giugno. Pan-
ciroli dice non saperne rendere ragioiie,
ma la trovo io rmW Emerologio à\ Piaz-
za, che riferisce in tal giorno celebrarsi
la traslazione d' un braccio di s. Eligio
da Francia in questa chiesa, mandalo nel
1620 da Noyon ove morì e si venerano
la maggior parte di sue reliquie. Dice Ve-
nuti, che ili. "altare a sinistra espriuìe s.
Orsola dipinta da Giovanni Vannini, che
al dire di Titi l'eseguì di I 2 anni e vi po-
se il proprio ritratto. Nel seguente alta-
re è un Crocefisso colla B. Vergine e s.
Giovanni^ colorito da Scipione Gaetano.
Il quadro dell'altare maggiore rappre-
senta la Madonna co'ss. Eligio, Giacomo '
e Martino, opera di Giovanni Sicciolan-
teda Sermonela, che dipinse anco la vol-
ta, e dicesi pure 1' apside poi distrutte le
pitture. Il transito di s. Francesco d'Asi-
si è di Terenzio d'Urbino. La B. Vergi-
ne col Cambino ed alcuni Santi nel qua-
dro appiesso è del dello Vannini. Uno
de'due altri altari è dedicatoa s. Antonio
abbate. Trovo nel n." 26 delle Notizie
del giorno di, Fonia del 1847, che 1' u-
niversità de' fabbro-ferrari , ripristinata
meglio dal regnante Pio IX, mentre a*
25 giugno col suo primicerio monsignor
Giuseppe Angelini segretario della di-
sciplina regolare (canonico Valicano e
ora luogotenente civile del Vicariato)^
celebrava il vespero della solenne festa
di s. Eligio, entrò inaspellataraente in
chiesa il medesimo Papa. Venerato il
ss. Sagramento, e divotamente baciato
il braccio del santo, passò nel contiguo
oratorio, ove benignamente ammise <«[
bacio del piede gli ullìciali e fratelli, vol-
gendo loro paterne parole di soddisfa-
zione e incoraggiamento; onde per per-
petua men)oria di riconoscenza, il soda-
lizio pose marmorea iscrizione i^taltan;)
nell'oratorio stesso, riprodotta nelle No-
tizie. Considerandosi s. Antonio abbate
protettore del ben essere e hber«lore d»
di>i^ruzie degli uniuiuli duUi telici, specUl-
ia6 UNI
lìjenle i cavalli e olili da soma, e ciò per
aver il santo mentre abitava il deserto
avuti ossequiosi e ubbidienti lutti gli a-
niaiali iu uno alle (ìere; quindi essi si por.
iano ornali, dal giorno della festa a* 17
gennaio per tutta l'S/, a benediie avanti
la chiesa di s. Antonio suU'Esquilino, già
de* Canonici regolari dì s. Antonio di
Vienna e ora delle monache Camaldo-
lesi (P'.)^ le quali come i nominati di-
spensano il Tau(V.) del santo. Di tulio
meglio riparlai altrove. E siccome s. An-
tonio è anco patrono del Fuoco (^.), pel
riferito pure in altri articoli (il p. Meno-
chio, Stuore^ cent. 1 1 .", traila nel e. 17 1 :
Dell'uso degli antichi dì portare il fuo-
co avanti degl* imperatori e principi j
come simbolo della maestà di Dio e an-
co della regia, per le proprietà sue di
risplendere e bruciare, questa corrispon-
dente al punire, e l'altra alla maestà del
principe che dee risplendere per virtù.
GTimperatori ed i re pagani usarono la
ceremonia, anche per l'orgogliosa vanità
d'essere tenuti e venerati come Dui), la di
lui festa celebrasi ancora dalle università
che usano di maneggiar ferro e altro e la-
vorarlo al fuoco, come da'ferrari nella lo-
ro chiesa di s. Eligio. Anzi leggo nel Can-
cellieri, Storia depossessiy p. 5 1 o, e pub-
blicala nel 1802. » Nella chiesa di s. Eli-
gio de' ferrar! nel giorno della sua festa,
quell'università ha il privilegio di tener-
vi per un' ora un sacerdote a benedire i
cavalli che vi sono condotti. Narra il Va-
lesio nel suo Diario^ che nel 1 700 marte-
dì 1 7 gennaio, l'ambasciatore Cesareo per
non mandare i suoi cavalli alla benedi-
zione de* pp. di s. Antonio francesi , fece
celebrar la festa di lai sauto nella cappel-
la della ch'esa di s. Eligio de'ferrari, do-
ve mandò i trombetti, e da un sacerdo-
te erano benedetti i cavalli che vi anda-
rono, sì dell'ambasciatore che di molli
particolari e dipendenti. Onde non poco
si venne a scemare il guadagno di delti
pp. francesi della congregazioneViennese
(cioè le oblazioni che pel santo si faceva-
UN I
no a tali canonici, in cerne denaro)".
Trovando l'università delie memorie che
il braccio di s. Eligio lo possedevano i
liciti canonici regolari, mentre ad essa
prima apparteneva la suddetta chiesa, ora
delle caujoldolesi, lo reclamò, e il tribu-
nale della R.ota le rese ragione ; però or-
dinando, the il braccio di s. Antonio ab-
bate che p(;ssedeva il sodalizio, come re-
liquia insigne si dasse alla chiesa litolare
de'canonici. Ma colla perdila del braccio
di s. Antonio, cessò la prerogativa della
benedizione de'cavalli e altri animali, ed
invece passò alla chiesa di s. Antonio; so-
lo permettendo i Papi al sodalizio di s.
Eligio di poter benedire i cavalli e altre
bestie de'componenli l'università, che in
seguito non più ne profìuò. Ora essa com-
prende i Chiavari, i chiodaroli, i morsa-
ri ed altri ferrar!; ed annualmente nella
chiesa si fa la solenne esposizione del ss.
Sagra mento in forma di Quarant'ore.
Fornaciari ^ Universilas Fornacia-
rios y fabricalores Calicuin Vitreoruin^
etCrystallorumordinarioriim. Nel seco-
lo decorso i fornaciari fabbricatori de'
bicchieri, e altri vasi e lavori di Vtiro
(/^.), o cristallo ordinario, avendo scelto
a protettore s. Antonio abbate e obbliga-
titi a celebrarne la festa, a vantaggio del
pubblico volendo eliminare dall'arte
quelli che pretendevano esercitarla sen-
za la conveniente capacità , con pregiu-
dizio dell'arte stessa e del pubblico me-
desimo, pegli abusi e sconcerti che ne de-
rivavano, si costituirono in università e
formarono gli statuti che Clemente XIII
pubblicò nel breve di conferma Ad Pa-
storalis dignitatis fastigium, de' 5 mag-
gio 17^9, Bull. Roni. cont. 1. 1, p. igS»:
Quuni longa experientia eonsùterit, Ar-
tificibus Fabricatoribusó'ì bicchieri e cri-
stalli ordinari, ex libero hiij'us artis cui-
que exercitioj damna^ alque incomoda
obvenisse^ contra ipsius artis increnientay
unìversitaiem erigere^ et Statata conde-
re duxerunt, quae ab Almae Urbis Se-
natore, el Conservaloiibus approbala.
U N I
Pofitificìae auclonlalis con firma lìonem
liic oblintìit. Mediatile dumme rislilu-
7Ìone deiruuivei'silà, l'esercizio dell'arie
de' fornaciaii fabbiicotori di bicchieri e
alili lavori di vetro e cristalli ordinari, fa
subordinalo a un ordine ed a leggi par-
ticolari, perchè il pubblico tosse meglio
servilo e per decoro di Ronia. Prima il
celo dell'arie conlribuiva airornamento
della via percorsa dal Papa nel suo pos-
sesso colle altre università artistiche, co-
me trovo praticato per quello d'iunoceu-
70 XIII nel I 721, ma senza essere legal-
mente costituita in corporazione. Per l'os-
servanza degli statuti , governo e reggi-
mento dell'università, furono eletti a su-
periori dell'università, un annuo conso-
le capo e direttore della medesima , un
camerlengo per la cura delle rendile e
proventi, l'infermiere per vi-«ilare gl'in-
fermi, il sindaco per rivedere i conti. Si
ordinarono le congregazioni e le adunan-
ze per trattare gli affari spettanti oH'uni-
versilà e per l'imposizione delle lasse. Fu
imposto a lutti i proprietari di fornaci a-
perle, ed esercitanti l'arte, di prender la
patente con pagare scudi 4, e allrellanto
a quelli che poi aprissero fornaci, però ca-
paci dell'arte e idonei; le fornaci doven-
do fia loro essere almeno distanti 3oo
canne, e composte di 4 vasi e non tener
meno di libbre 600 di vetro, con 8 mae-
stri per fornace, facendosi eccezione per
l'esistenle fornace di Scandriglia nella Sa-
bina^ pel privilegio che avea di fabbrica-
re i vetrami in tutto. I trasporti delle for-
naci, per cause legittime, doversi procu-
rare in luoghi meno dannosi all' altre.
Venne ordinato che qualunque spaccia-
tore di vetrami, ossiano collalari di cam-
pagna, non potessero vender bicchieri e
altri lavori di vetro e cristallo ordinario,
fabbricali in Roma, senza l)olleHino d'au-
torizzazione del console. Fu fatta la ri-
partizione de'rivenditori e collalari onde
provvedersi de'vetri in botteghe assegna-
te e fornite dalle loro fornaci. A'rivendi-
tori fu ingiunto prender la patente per
UNI \ij
le loro bolleghe. Pel manteuimento del-
la cappella dell'università e dell'arie, fu-
rono lassati mensilmente i proprietari di
fornaci a bai. i o; i maestri e conciatovi del-
le medesime a bai. 5 ; i serventi, sochi-
nanli , tizzatori e garzoni di botteghe a
bai. 2 e mezzo. A'morosi si dovea proce-
dere colla mano regia. A tulli i nomina-
li maestri e operai furono assegnate re-
gole ne'passaggi da una fornace all'altra.
Le altre disposizioni riguardano l'accet-
tazione degli uffizi , r applicazione delle
pene, il nolaro segretario dell' universi-
tà, la validità delle congregazioni, l' ar-
chivio, l'osservanza degli statuii; e che le
congregazioni e adunanze non potessero
aver luogo senza licenza de'Conservato-
ri del Senato di Roma e senza l'interven-
to d'uno de Fedeli [F'.) del medesimo, a
tenore degli Statuti di Roma, lib. 3, cap.
44 > perchè nulla operassero contro di
questi, a danno e detrimento della repub-
blica, monopoliaque non contineant.
Fornari, Universitas Panetarioruni
seu FurnarioruìUy Artis Pìstoruni Ur-
bis. Due università ebbe Roma di forna-
ri e insieme sodalizi, i fornari italiani e i
fornari tedeschi, de'quali sussistono i so-
dalizi e le chiese, dopo che Pio VII ema-
nale leggi sull'/^«/2onrt eJgricottnra^[iev
introdurre il commercio liberò nel 1 80 i
abolì tutte l'università; disposizioni di cui
Irallai superiormente. Prima parlerò di
quello degl'italiani, poi dell'altro de' te-
desclii; per ultimo dirò del sodalizio de*
garzoni fornari fiorentini. Innanzi tulio
accennerò alcune erudizioni dell' arie.
L'avv.'' Martinetti, Diccologùr^ p. 474»
dice che i fornari si chiamano pistorts in
Ialino, dal verbo /?»'/2<^e/e, pislare, poiché
pislavano il grano ne'niortai, prima del-
l'uso delle mole. Riferisce Servio, Enei-
de^ì^i^i. « Presso i nostri maggiori nou
si usavano le orole, si bruscavano i grani,
e posti entro pili di pietra si pestavano,
ed era questa una specie di molitura, e
perciò liirono delti pestalori que' chia-
mali ordinariamente /^/j/ort'j". Il Mon-
128 UNI
gez , Dizionario universale (V antichità j
rammenta che tale operazione pistoiia
facevasi presso ciascun particolaiefìnoal-
l'anno 58o eli Ron»a, in cui ivi si stabi-
Jiiono i pubblici fornaii. Essi formavano
un corpo sotto la direzione del prefetto
de' viveri incaricato di vegliare al buon
ojdine sul pane, corrispondente al nostro
posteriore prefetto o presidente dell'an-
nona. Vi era anche un corpo particolare
di quelli che chiamavansi pistores siligi-
H^r/V, da'quali si trovava il pane più fino
ed eccellente. Infatti presso il Muratori,
Jscrìz.'3o^, 3j trovasi indicato/?'s/or can-
ài dariiis^ forse de genere siliginario^ ed
esso crede che questo fornaio fabbricasse
soltanto il pane bianco e manipolato me-
glio pe'ricchijil quale appellavasi da Quin-
tiliano, VI, e. 3,panis candidariusj poi-
ché il mondo è stalo seujpre lo stesso per
l'agiatezza de'ricchi sopra i poveri, dicen-
do Plinio, 1 9, 1 4* <^^io pancproceres, alio
vtdgus vivebat. Si può vedere il lib. i i del
CodeXy\\i. De Pistoribus. Il nome di^òr-
naio si diede allo slesso Giove e gli si
drizzò un tempio, allorché Pioma essen-
do assediata da'galli, questo nume, come
dicesi, consigliò di ridurre in pane lutta
quella farina che si ritrovavano avere gli
assediali, e gittarlo nel campo nemico per
mostrare abbondanza. I galli di falli tol-
sero l'assedio. Anticamente nel foro ro-
mano eravi il tempio e la statua di Mar-
te , che i fornari gentili veneravano per
loro Dio. 11 censore Fulvio verso il SyS
di Roma fece il Foro Pislorio, formato
d'un' area quadrilunga, cinto di portici,
fuori della Porta Trigemina, principal-
mente destinato al traffico delle farine,
che poscia Traiano sottopose al collegio
de'foroai, con magazzini e granai detti
Piorrea, presso il Tevere per lo scarico
delle granaglie. Pare che già prima del
Foro ivi fosse il mercato de'grani, per la
prossimità dello sbarco de'vascelli che ri-
montavano j| fiume. Nell'antica Roma
e sotto i Papi, i fornari erano soggetti al
Prefetto (/'.) dell' annona , ed anco al
U N I
Prefetto di Poma (F.), il quale per sor-
vegliarli ricevea ogni giorno da ciascun
fornaro 6 pani, perciò nelle monete che
coniava erano scolpiti. Vegliava sulTùb-
bondanza, buona qualità e prezzo di tut-
te le vettovaglie. Il Piazza nel trai. 9, cap.
1 : Della Madonna di Loreto de' Forna-
ri a Colonna Traiana, osserva che il ne-
cessario mestiere de' fornari, secondo le
superstiziose dicerie de' poeti, ebbe prin-
cipio da Cerere, a cui attribuiscono il ri-
trovamento del frumento e l'at te di ma-
cinarlo e fare il pane, al che allude Mar-
ziale lodando il pane della Marca di far-
ro macinalo. Soggiunge però che la più
vera opinione è, che l'uso del forno fu tro-
vato da Anno egizio; che i setacci di se-
tole di cavalli è invenzione de'francesi, e
i buratti ofrulloni per la farina degli spa-
gnuoli, al diredi Plinio. Arte indispen-
sabile e degua di pubblica lode, come di
pubblico biasimo se viene alterata, come
perniciosa all'economìa calla sanità. Vis-
suta Roma molto tempo con macinar il
grano con mole girate a braccio, e col
cuocere sotto le ceneri il pane senza lie-
vito, introdotto poi l'uso de' molioi, per
grata memoria si celebrò in un giorno di
maggio con ridicole ceremonie il benefi-
cio, correndo i fanciulli e la plebe con
gran festa dietro a'somari adornati di na-
stri e di feltuccie, carichi di pagnotte per
tulle le contrade di Roma , al riferire di
Rpsino, Antichità romane^ hb. 4- Sensa-
to fu il dello sagace di Catone, per tene-
re in freno e contento un popolo nume-
roso, che Piazza pretende di sette milioni,
convenirgli dare pane e giuochi, Paneni
et Circenses (di questi avendone riparla-
lo a Teatro, a Terme: quanto al pane,
in più luoghi dissi che nel l'aulica Roma
\ donativi e largizioni di grano e di pane
al popolo influivano grandemente in tut-
ti i pubblici affari; e sovente 1' elezione
d'un magistrato e rinnalzainenlo all'im-
pero stesso dipendevano da così malin-
tese generosità, fonti di turbolenze e di
discordie.Altrorcgalochefdcevauoijrim-
UNI
pelatoli al popolo si chiaaiò CongiariOy
e coiisistevu nella disti ìbuzione eli grano,
vino, olio e anche deiuuo j piopriaraen-
le i/onati\'0 si disse quello che faceva-
si a' soldati. Si può vedere il voi. LV,
p. 7 e 8). Giù in diversi luoghi leiuii pro-
posito dell' Agricoltura^ come di sopra
al suo paragrafo, AéV Annona e Gra-
scia (/^^.), Tribunali di Roma (^.), del-
l'arte di fare il Pane (f'.), introdotta in
Roma nel 58o di sua fondazione, ed a
PorlaMaggiorefF'.J, nel reslaurarlaGre-
gorio XVI, si trovò il celebre monumen-
to marmoreo del fornaro, in cui si rap-
presentano i diversi usi della panificazio-
ne: tutto questo ricordai ancora nel voi.
LXXV, p. 12 1 , dicendo delle mole de'
mulini sul Tevere per macinare il grano.
A' luoghi loro trattai delle provvidenze
prese da* Papi sul pane e sui fornari , e
qui ne ricorderò alcune. Leone X ordi-
nò che i fornari di Roma nell' esigere il
pagamento del pane somministrato, fos-
sero anteposti a qualsivoglia altro credi-
tore, e che nelle loro cause potessero i
giudici procedere con mano regia. Altret-
tanto comandò Giulio III col breve Cam
sicut nobisy de' 2 dicembre 1 552, Bull.
Roni, t. 4j pai'. I j P' 3oo: Jurisdiclio Coti-
suluni Arlis Pislorum alniae Urbis^ co-
gnoscendi causas, et differentias ipsani
arteni tangenles. Et privilegium^ quo de-
bìloribus^ex causa panis, dilationes con-
cedi prohibetur. Egualmente Gregorio
XIII col breve Cuni sicut accepimus,
de*23 novembre 1 58 1 , Bull, cil., par. 4»
p. 7 : Fumarii Urbis ^ prò pretio panis,
in causis discussionum, celeris aliìs cre-
di toribus praeferanlur. Et omnes judices
Urbis f in eorum lilibus inanu regia prò-
cedere possint. Sisto V confermò a'forua-
ri i privilegi concessi loro da'3 nominati
predecessori col breve Coelestis Pater^d^'
19 agosto 1 586, Bull, cìt.y p. 226; Cou"
firmatio et exlensio jurisdictionis Con-
sulurn artis Pistorum, et praefecti An-
nonae alniae Urbis^ in rebus ipsani ar-
teuitangentibusy ac privilegioruin, etgrU'
VOL. LXXXIV.
UNI 129
tiarunt eornnideni pislorum. Ma questo
amore di Sisto V pe'fornari,si convertii
in rigore contro chi si abusò di sua pio*
fessione, come praticò con uno che aven-
do per iniqua cupidigia mescolato cene-
re nella farina , gli fu decretata la tnor-
te,dopola qtialeil Papa fece liberar quan-
ti si trovavano carcerali per debiti, ch'e-
gli soddisfece di suo peculio, del quale
inoltre die a'medesimi per ripartasi fra
tutti 600 scudi d'oro. Paolo V a vantag-
gio de' poveri istituì il Luogo di monte
della Farina , spese 800,000 scudi per
l'abbondanza, e fece aprire per suo con-
to diversi forni, per sopperire alla mali-
zia de'fornari. Senza dire d'altri, pelnar*
rato alle biografie riferendo le loro vigi-
li provvidenze per prevenire o per pro-
curare l'abbondanza nelle carestie di gra-
no , si ponno vedere i citati articoli , e
mg.' Nicolai, Memorie ^ leggi e osserva-
zioni sulle Campagne e sulC Annona di
Roma^ massime negli articoli fornari,
fornif granOf granturco, granai, gra-
scieriy commissari^ misure^pesi, contri^
buzionej ed il libro, TJiesaurus artis Pi'
sloriae sive privilegia Pistorihus almae
Urbis concessa, Romaei635. Il fornaio
del Papa odi palazzo apparteneva alla
Famiglia pontificia ( V.)^ quando nel P^-
lazzo apostolico era vi la panetteria e si
dispensavano le parti del /7flf/2e/7i honoris,
che cessò col termine del pontificato di
Pio VI. Il fornarò del Papa, Pistor Pa»
pae, interveniva alle cavalcale, come del
possesso, col barbiere, il sartore e il custo-
de degli orti pontificii, rubonibus de pan-
no rubeo lindi ex villoso siniililer rubro
vestili, Pisloris a dexlrisy et custodis bor-
ii a sinistris. Narrano il Fanucci, Della
confraternita di s. Maria di Loreto, e il
ricordato Piazza, che la numerosa uni-
versità de'fornari italiani, nell'anno san-
to i5oo con molta generosità di limosi-
ne istituì un grande sodalizio con son-
tuosa chiesa, e un benefico ospedale sul-
la Piazza del foro Traiano (ove oltre la
Colonna fu già il Tempio di Traiano,
9
i3o UNI
desciIUl in tali articoli) nel rione Trevi
presso la via tli Macel de'Corvì (antica-
mente (letta Mqniis Carnea y e secondo
il Magri, Notizia de vocaboli ecclesiasti-
ci, ebbe tal nome perchè il carnefice che
in tale luogo dovea troncare il capo a s.
Lucia vedova, divenne una statua di pie-
tra e per maggior prodigio gli restò una
mano di carne. Però comunemente si fa
derivare il vocabolo di Macel de' Coi vi,
i\a\ Sepolcro dì Bibulo della famigliaCor-
vi o Corvina, originato dal combattimen-
to di M. Valerio con un gallo che ne restò
vittima, perchè un corvo posatosi sull'el-
mo del romano gli feri il volto e impedii la
vista del nemico : si può veder Martinelli,
Roma ex etlmica sacra, p. 43), fornendo
l'una e l'altro decentemente di tutto l'oc-
corrente, ed esercitandosi in esercizi e o-
pere di cristiana pielàj solennizzando nel-
la chiesa la festa della Natività di Maria
Vergine e quella della Traslazione della
s. Casa di Loreto, e distribuendo annue
doli a diverse oneste zitelle. Nel giovedì
santo sì recano processionalmente a vi-
sitare il s. iiepolcro nella cappella Pao-
lina del Vaticano, e la contigua basilica.
I contVati vestono sacchi bianchi, coH'in-
segna della Madonna di Loreto sulla spal-
la. Soccorrono gl'infermi, e accompagna-
no i defunti alla sepoltura, che poi suf-
fragano. Nella festa della Natività gode-
va il sodalizio il privilegio di liberare un
condannato in vita nelle carceri, e locon-
duceva in processione vestilo di taffettà
bianco e con torcia accesa di cera bianca
in mano: tale privilegio riuscendo pre-
gìudizìevole,rabolì Innocenzo X si a que-
sta che ad altre confraternite e universi-
tà artistiche. Sebbene la confraternita fu
eretta pe'soli fornari italiani, poi vi fu-
rono ammesse altre persone. L'universi-
tà de'fornari italiani nell'istituire la con-
fraternita, le fu data una chiesetta par-
rocchiale,e riunita la cura d'anime a quel-
la de' ss. Quirico e Giulitta, nello stesso
luogo fabbricarono da' fondamenti l'at-
tuale ampia e bella chiesa , obbligandosi
UNI
di conservare l'antica immagine che iti
si venerava della la Madonna di Lore-
to, perchè la tavola in cui è dipinta espri-
me la B. Vergine col Bambino in atto di
benedire, e secondo quella riprodotta dal
Bombelli, nel t. 2, p. i r i della Raccolta
dell* Immagini ornale della corona d'oro
dal capitolo Vaticano, per quella che le
offrì nel lyGo a istanza dell' università^
sovrastano le figure loro la s. Casa di
Loreto. Essa è nell'altare maggiore tra
s. Giacomo e s. Sebastiano, si repula da
alcuni di Pietra Perugino, ma forse è del-
la sua scuola. Il Piazza ripetè la tradi-
zione che la dice dipinta das. Luca. La
nuova e presente chiesa fu cominciala
nel 1 507, e compita nel 1 58o per il lasci-
to di Domenico Martini reggiano, che
donò scudi 9000, essendosene già spesi
5o,ooo. Ad Antonio da s. Gallo, valen-
tissimo architetto, fu commesso il dise-
gno e la direzione del tempio, intitolan-
dosi alla Madonna di Loreto, onde sulla
porla principale nell'anno santo i 55o fu
posta l'iscrizione : Divae Mariae Firgini
et Mairi Dei Sodales Lauretani DD.An-
noJiibilaeiMDL. Il semplice stile e il gusto
caratterislico del Sangallo, rendono pre-
gevole anche questo suo lavoro, che ptr
scarsezza di mezzi progredì lentamente fi-
no a lutto il tamburo ottagono della cu-
pola. Dopo di lui Giacomo del Duca si-
ciliano, discepolo di Michelangelo, aiterà
e sconciò in parte 1' opera del Sangallo;
voltò la cupola, ch'è doppia come la Va-
ticana, e vi soprappose un bizzarro lan-
ternino e così stranamente foggialo , che
acremente il severo Milizia chiamò gab-
bia di grilli e slrambalatezze; e certo so-
pra le semplici e ragionate linee del San-
gallo mal si connette sì stonato concepi-
mento. Il Milizia nel resto disse : « la chie-
sa di nuova forma; bel quadrato sostenu-
to da un zoccolo; l'interiore ottagono co-
perto da una doppia volta oltagona al di
dentro, e fuori emisferica: questa specie
di cupola doppia è un'altra novità. Fin
qui va bene. Ma i pilastri compositi a due
U N I
n tino, le porle e le finestre sfigurale e
cou oroatacci insignificanti, e qne'frcn-
!espÌ7.i orrendi sono di SangalloV*" Il Pi-
llinolo neW /antichità di Roma j parlnndo
clelhi volta della Chiesa dì y. Ignazio, di-
ce che la cupola è finta.» E però suol dir-
si, che questa é una chiesa senza cupola,
come la cupola della Madonna di Loreto
A Colonna Traiana, è senra chiesa''. Nel
i58o finilo l'edifizio, si volse allora il
pensiero a ornarlo di pitture ed altre o-
pere d'arte. L'altare maggiore fu archi-
tettalo da Onorio Longhi e risente de*
difetti propri del secolo: ivi è la descritta
lavolf» dell.» B. Vergine litoluredella chie-
sa. Il cav. d' Arpino dipinse a olio i due
quadri laterali a tale altare, esprimendo-
vi l/i Natività di Maria e il suo Transito.
Gli angeli di marmo da'canli dell'altare
sono di Stefano Maderno: le statue entro
le nicchie furono eseguite da vari eccel-
lenti scultori , fra* quali primeggia la s.
Cecilia opera di Giuliano Finelli. La i.'
cappella a destra di chi entra nella chie-
sa è sagra a s. Caterina. Il quadro del-
l'altare colla santa, i laterali e la volta so-
no tutte opere in musaico di Paolo Ros-
setti, condotte nel 1 5g4. Pochi anni sono
il detto quadro di s. Caterina era stato co-
perto con una tela dipinta a olio nel 1 808
dn Faustina Concioli, in cui vi rappresen-
tò la INTadonna e s. Antonio di Padova;
ora però la tela fu levata e posta nella sa-
grestia. Passala la porticella laterale, su
luì è uu belTorgano, si giunge all'altra
cappella, in cui Federico Zuccari dipinse
0 fresco 1* Adorazione de'Magi,e ne'late-
rali i ss. Pietro e Paolo, con altri santi
ne'pilaslri e nella volta. Di recente il qua-
dro dell'aitare fu coperto da un gran la-
strone di marmo nero e serve di fondo
alla bellissioia statua di s. Susanna, pò
sta su ricco mensolone, scolpita dal cele-
bre Francesco Du Quesnoy fiammingo,
e riguardata come uno de'capolavori di
scultura del secolo XVII: prima stava en-
tro la nicchia sopra la porta della sagre-
stìa (il eh. Quirino Leoni pubblicò nel L
UNI i3i
2 1 deir^/^«//i di Roma a p.aGy, il bel-
lo e artistico articolo: S. Susanna statua
del Fiammingo in s. Maria di Loreto al
foroTraiano.Dopo a\ei' parla lo di questo
magnificentissimo aìonumento di quel-
Tottimo principe, in cui adunò tante me-
raviglie che subirono le vicende terrene,
tranne la colonna lrionfale;dopoavere ri-
levato che giunte le arti al loro apogeo
verso la metà del secolo XVI, avendo pi>i
declinato nell'esagerato e nel baroccojtjel-
la metà del XVII gli artisti abbandona-
te l'antiche regole seguirono il capric-
cioso, deviamento a cui contribuì il ce-
lebratissimo Remino. Pure venuto iu
quell'epoca a Roma Du Quesnoy detto il
Fiammingo per la suanazioue,amico del
Poussin, rinomato pe'suoì lavori d'avo-
rio; indi il sodalizio gli allogò di scolpire
la s. Susanna, il complesso de'cui singo-
lari pregi eruditamente illustra, produ-
cendo un maestrevole lavoro non parte-
cipante i difetti del secolo. Gli procacciò
tanta fiìuia, che dopo aver modellato al-
ctmi putti di quelli che ornano le colonne
spirali della Confessione Vaticana, per
questa basilica esegui d'ordine d'Urbano
VIII il colosso di s. Andrea collocato in
uno de'nicchioni de'pilastri che reggono
la cupola di s. Pietro; e morì giovane di
veleno propinato da un perfido fratel-
lo). La I ."cappella a sinistra, entrando per
la porta maggiore, ha un aitare fctlto nel
secolo scorso, su cui si vede il quadro con-
dotto nel 1795 da Pietro Tedeschi rimi-
nese, che vi espresse Gesù in atto di n»o-
strare ilSagro suo cuore, opera non ispre-
gevole pel colorito: gli udreschi laterali,
e quelli della volta sono di mano incogui'
ta, quantunque di merito, da cui fu pu-
re condotto il quadro di s. Carlo, oggi co-
perto. Dopo l'altra porta minore, sopra
laqualcavvi una cantoria, trovasi la cap
pella del ss. Crocefisso , in cui si custodi
scono delle relique preziosissime. Ne'lati
di essa sono dipinte le immagini di Mti-
l'ia Addolorata e di s. Giovanni Evange-
lista, e nella vullu cpiella di s. Veronica,
i32 UNI
opera del Baldini e di Micheli da Carne-
lino.La cupola è tutta arriccliita di stuc-
chi messi a oro , ed ha 4 grandi quadri a
olio, eseguili nel finire del secolo XVII,
co'nonii di que'che li dipinsero. Quello e-
sprimenle l'Annunziala è di fr. Gio. Bai-
dassarri di Candìa; l'altro colla Fuga in
Egitto è opera diPietro Buccini; il S.^rap-
presenlanle la Visitazione di s. Elisabetta
venne eseguito da Pietro Rosso da Ca-
stel d'Acqua; l'ultimo che figura la Pre-
sentazione della B. Vergine al Tempio è
lavoro di Giaciuto Garroni. Sulla porta
maggiore si osserva lo Sposalizio dellaMa-
donna con s. Giuseppe, opera a olio mol-
to slimata di Giuseppe Chiari. In questa
chiesa per uffiziarla vi fu formato un con-
vitto di IO sacerdoti cappellani, al qua-
le successero alcuni preti ; ed ha pro-
pinquo il sotlerraneo cimilerio del soda*
lizio, ove si seppelli vano i confrati e i mor-
ti nell'ospedale del medesimo. Questo e-
siste di fianco alla chiesa separato dalla
pubblica via. Apprendo dalFanucci,Z>e/-
lo spedale dì s. Maria di LoretOy e dal
Piazza, Dello spedale di s. Maria di Lo-
reto de' Fornari alla colonna Traiana,
che il sodalizio e università de'medesimi,
dopo avere eretto la loro chiesa edifica-
rono anche un pubblico ospedale da'fon-
damenti, con buon numero di letti e 25
ne enumerò Fanucci nel 1600, per rice-
vervi ogni sorta d'infermi di febbre e fe-
riti d'ogni nazione, e in particolare i po-
veri garzoni e lavoranti de*fornari,i qua-
Vi da'confrati erano quotidianamente sov-
venuti di limosine e assistiti con molta
carità, tenendo a loro servigio il medico
e altri ministri necessari alla loro cura,
sotto la direzione de'guardiani e altri uf-
fiziali della confraternita. Sopra la por-
ta vi fu posta l'iscrizione: jSTo^^itó Societ.
Divae Mariae Laureli. Il Papa Pio IV,
come riporta il Bombelli, gli concesse le
grazie spirituali e i privilegi goduti dagli
altri spedali di Roma. 1 confrati sopra
l'ospedale fabbricarono l'oratorio per e-
seguirvi le loro funzioni spirituali. llBer-
UNI
nardini die nel 1 744 pubblicò la Descri-
zione de Rioni di Roma^ dice che l'ospe-
dale di s. Maria di Loreto era per uso
degli aggregati fornari, ciambellari (il Ni-
colai parla della contribuzione annona-
ria imposta sui ciambellari nel 1 7 1 9, che
però non ebbe esecuzione, bensì fu loro
vietato comprare il grano per evitare
r incetto pregiudizievole al pubblico, il
simile si ordinò a' vermicellari ), mi-
suratori di grano ( questi facevano un
tempo parte del sodalizio e università
degli Orlolanij come può vedersi in tal
paragrafo), e loro garzoni febbricitanti.
11 cardinal Monchini, DegV Isti tuli di
/?o/«tì!nel 1842, descrive lo stato presente
dell'ospedale, e riporta la statistica d'un
decennio, nel quale entrarono igo mala-
ti e ne morirono 4' Per loro servigio vi
è il medico, il chirurgo, due spedalieri e
il confessore. Ora hai 4 letti e potrebbe
contenerne ancor 20. Ivi si curano tan-
to le malattie mediche che chirurgiche
de' poveri fornai infermi. Hanno diritta
al ricovero e sono posti in separate sale
i sacerdoti e chierici addetti alla chiesa,
ed i fornai proprietari. Le rendite dell'o-
spedale, unitea quelle della chiesa e am-
ministrate dalla compagtiia, sono piutto-
sto copiose. Nel paragrafo Marinari par-
lo dell'istituzione nel 1 8 1 4 f^tta dalla Pia
unione di $. Paolo nella suddescritta chie-
sa e trasferita in quella di s. Maria del-
la Pace, per ringraziare la ss. Trinità pe*
doni e privilegi concessi alla ss. Vergine.
Ne tratta il sacerdote Coslanzi, L'Osser»
valore di Ronia^ 1. 1 , p. 23 1 . Inoltre nel-
la chiesa si fa l* annua e solenne esposi-
zione delle Quarant'ore. Sembra che ora
si vada a restaurarla.
I fornari tedeschi nel rione di s. Eu-
stachio nel 1487 fondarono la confrater-
nita nella chiesa di s. Elisabetta, 0 della
Visitazione della B. Vergine,come la chia-
ma il Fanucci , e minacciando la chiesa
rovina, con vago disegno la riedificarono
e abbellirono. Nel contiguo locale , già
piccolo monastero di monache, poco do-
UN I
pò l'erezione del sodalizio, formarono ti-
no spedale con circa 12 leUi, ricevendo-
vi i garzoni dell'urte infermi e della sles-
sa nazione alemanna, e altri poveri tede-
schi, facendoli convenienlemenle curare.
Per le vicende politiche l'ospedale cessò
nel declinar del passalo secolo. La chie-
sa esiste, ed è governata dalla confrater-
nita de' fornari tedeschi , il cui numero
tuttora è notabile in Roma, e vi esercita-
no i divini iidhi. Tulio e meglio narrai
nel voi. XXIX, p. 114.
I fornari garzoni di nazione fiorenti-
na nel 1606 eressero un ospedale adia-
cente alla chiesa dell'arciconfralernila di
s. Gio. Ballista de' fiorentini della della
Pietà, che ne assunse l'amministrazione
e il padronato; la quale divenutane pro-
prietaria nel 1739, con rescritto de'su-
periori vi ammette gl'infermi poveri e na-
zionali. Di tutto ragionai ne' voi. XXV,
p. 20, LXXVIll , p. 71 e 75, dicendo
ancora del recente e notabile restauro
dell'ospedale. Ne'possesside'Papi concor-
revano all'addobbamento d'un tratto del
la via da loro percorsa, tanto l'universi-
tà de'fornari italiani, quanto l'universi-
tà de'fornari tedeschi, che 1' università
de'garzoni de'fornari fiorentini.
Frullaroli. F. il paragrafo Ortolani
di quest' articolo.
Giubbonari, V, il paragrafo Sartori
di quest' articolo.
(iurt/iftì!/'i. L'uni versila de'guantari fa-
citori di Guanti (/^.), dopo essere stali
uniti all'università de Mercanti Merda-
riy come riferirò in tal paragrafo, avea la
sua compagnia e cappella propria nella
chiesa di s. Salvatore delle Coppelle, co-
me attesta Venuti , Roma moderna , p.
34 I , ed io descrivendo la chiesa notai nel
voi, LI, p. 24B. Il guanlaroo profumiere
sanese lUililio Brandi, ovvero come altri
vogliono di s. Geminiano diocesi di Vol-
terra, governatore deirurciconfraternita
della Pietà de'fiorentini, non solamente
in Roma istituì le oblute Filippine (/^.),
e nel 1607 la confraternita delle ss. Cin-
UNI i33
que Piaghe di Gesù Cristo, con oratorio
e chiesa sotto l'invocazione di s. Filippo
Neri a strada Giulia e dello s. Filippino
dal Bernardini, di cui il Piazza tratta an-
che neW Eusei^ologio Romano, par. 2, p.
i38, dicendo dell' opere di pietà eserci-
tale da' coufrati. Del Brandi e del recen-
te nobile restauro delia chiesa, feci ulte-
riore ricordo nel voi. LXVI, p. 19. Que-
sta cominciata nel 162 3, per la fretta cui
fu compita, nel 1728 la riparò Benedet-
toXIll a sue spese, comechè divotissimo
di s. Fdippo, ed al suo altare aggiunse
quelli del ss. Crocefisso e di s. Trofimo
arcivescovod'Arles, edi sua mano li con-
sagrò a' 1 7 ottobre, ordinando al Senato
Romano di offrirvi animalmente un ca-
lice d'argento, come l'unica chiesa in Ro-
ma intitolata ni santo e 28 anni dopo la
sua morte (poi l'oblazione fu tralasciata
per le vicende de'tempi, bensì facendosi
a s. Maria in Vallicella, ove riposa il cor-
po di s. Filippo). La chiesa e l'oratorio
decaduti, anche per l'inondazioni del Te-
vere del i8o5 e del 1846, mosse il pio
zelode'confrali a que'solidi ristauri e ab-
bellimenti, che eseguili solto l'assidua e
intelligente direzione di mg.' Filippi Pi-
chi di Cortona (eminentemente beneme-
rito della chiesa de* ss. Venanzio e Anso-
vino de'camerinesi, della quale parlai in
tanti luoghi, e della sua pia unione del
s. Cuore di Maria, sino a renderla vera-
mente degna di Roma, per un complesso
di pregi che non è dato descrivere in po-
che parole) , già cappellano segreto di
Gregorio XVI e al presente del regnan-
te Pio IX, si completarono nel i854 e
riuscirono quali l'erudita penna di Luigi
Dall'Olio ben descrisse nel n.** i44 ^^^
Giornale di Roma a p. 601 (sebbene per
menda tipografica comparisce 609), a me
non essendo permesso dir più a motivo
dell'incidenza del racconto. Solo rileve-
rò collo scrittore e per quanto ammirai
co'miei occhi, che la chiesa (del meno an-
tico apostolo di Roma , il quale in essa
non ha propriaoieutc questa sola chiesa
|34 UNI
pubblica, poicbè vi è la chiesa di s. Fi-
lippo ^}e\\' Ospizio deConvertendì, olire
i molti nlinri a lui dedicati in diverse
cbiese, ili-^dequali è quello della chie-
sa ót^' Filippini, ove sì venera il suo sacro
corpo) non apparve n^ai così bella, ne co-
sì splendente come oggi si vede; e che il
suo dire autorevole rettifica in alcune co-
se il da me riferitone'luoghi citali, sebbe-
ne procedei co'descrillori delie opere pie
e delle cbiesedi Roma.L' arte de' guan-
ti avendo relazione con quella óePellic-
viari, in questo articolo può vedersene il
paragrafo.
Lanari, Artls Lauae Urhls^ Univer-
sitas Lanigeriim Urbis, Colhgium Ar-
lis Laniiiae Urbis. Anche in Roma as-
sai fiorì l'università e l'arte della lana,
e fu chiamala nobile collegio, imperoc-
ché 4 nobili romani n' erano presiden-
ti, oltre 3 consoli e altri uffjziali /l/er-
c^/?// matricolali, onde va tenuto presen-
te quel paragrafo di quest'articolo. I lo-
ro statuti sìde'mercanti di drappi o pao-
ni,che dell'aite della lana, approvati da'
senatori e conservatori di Roma, sono an-
lichis><imi, nientre leggo nel Senato Ra-
mano del eh. Pompi! j Olivieri, che nel
I 3 1 5 il senatore Gerardo confermò i su-
bii statuti de' mercanti di drappi, e nel
1817 gli statuti de' mercanti erano già
posti in buona forma, ed esistevano mss,
in pergamena presso i consoli della sles-
sa arte, e gli statuti dell' arte della lana
furono conferniati anche nel i 33 1 dq'vi-
cari del senatore, cui seguirono succes-
sivamente ripetute confcru>e nelle loro
rinnovazioni. A Lapta ragionai di tal pe-
lo pecoiino, dell'antico suo uso per le
Pesti, portandosi sempre negli antichi
tempi sulla carne, come dico nel para-
grafo Linarolij della cura delle gieggi
lanute (argomento in cui tornai in lutti
qtie'luoghi ove trovansì le più eccellenti
lane e le piò rinomale n»auifallure , e
m questo slesso articolo discorsi delle pe-
core nel paragrafo Jffidatij e del fumo-
so vello 0 Toson d! oro in tale ailicolo
UNI
ne ragionai); delle migliori lane, delTar-
le e de' luoghi ove principalmente fiorì.
Del gran profitto e ricchezze che dalla
lana ne trassero gl'italiani, i cui lavora-
tori o spacciatori in molti luoghi eret-
tisi in università, divennero tanto potei)''
ti ch'ebbero parte nel governo politico
delle medesime e loro dominii; e di que'
di Toscana o Firenze, piò sopra ne feci
special menzione, vantando un Michele
Laudo pelliiiatore di lana salito alla di-
gnità di gonfaloniere delia possente re-
pubblica fiorentina, dal 1872 ali 382,
Che dell'arte ne furono lavoratori e as-
sai benemeriti i rehgiosi Umiliati {V.) q
le monache Umiliate (J-'^jj e che alcu-
ni ordini religiosi, come i Francescani
{F.) , da per loro tessono i propri abili
di lana. Della efficace protezione accor-
data da'Papi all'arte, cominciando da
Martino V, il quale col breve Cimi inlcr
caeteras, de'3 maggioi42i, ^«//. Rom^
l. 3, par. 2, p. 4^9 ; Jurisdictio Consut
lum Arlis Mercalurae Pannornm de Ut»
be /uxta artis e/usdem Statata cogito-
scendi causas quascumque ndipsam ar-
lem spectantes. Tra'successorisi distinse-
ro s. Pio V, il quale soojmiuistrò delle
somme e concesse privilegi a' mercanti
per far fiorire Y arte della lana, dichia-
rando che i suoi consoli dovessero essere
i soli giudici, esclusa l'ingerenze» d'altri
tribunali, nelle cause tanto civili, checrit
minali e miste spettanti alla stessa arte.
Anche Gregorio ]?CIII 'a protesse, e Sislu
V in modo speciale, anch'egli conceden-
do: Jurisdictio Consnluni Artls Lanae in
Urbe, elprivUcgia Mercatonini ejusdem
artis, Voleva ridurre il Colosseo, di cui
riparlai nel voi. LXXlll, p. 247, ad abi-
tazione e opifìcio per l'arie della lana. In-
oltre questa prolessero colle sue mani-
fatture e leindusUie commerciali, Ales-
sandro VII e Clemente IX. Nel pontifi-
cato d'Innocenzo XI originò il gran lani*
flcio òeW Oipizio apostolico di s. Miche-
le (P.). Furono eziandio benemeriti del-
l'arte Clemente Xi, e Clemente Xlll col
UNI
bi-eve Jtl Pasloialis dìgnìtalis j de' 1 5
betlembieiy^S, Bull. Ror/i.cont. l. i, p.
170: Coiifirrnatìo novorum Slatutorum,
qiiae Collcgiuni Ards Lanitiae de Urbe
condidit, prò ipaius collegii ma Jori dire-
ctione, comodo, et utilìtale. 11 breve con-
tiene tutti gli statuti rinnovati, con bella
edizione stampati in Roma separatamen-
te nel I ySg, e ne darò poi un cenno. Al-
cuni Consen'atorii di Roma (A*.) lavora-
no la lana , come il Conservatorio delle
Mendicanù (T .); e Pio VI favorì l'arte,
e particolarmente il lanificio del Conser-
vatorio Pio {V.). Per ultimo nel suddet-
to articolo ricordai pure le benemeren-
ze di Pio VII e Gregorio XVI. E qui
flggiungeiò che a'rispellivi luoghi cele-
brai i Papi che introdussero nelle Carce^
ri di Roma e altre Prigioni (l'.) opificii
di lana o altre materie, secondo i provvi-
<li sistemi penileuziarii nel grave riflesso,
che quando la giustizia punisce un colpe-
vole, la società non ha soltanto di mira
di dargli un castigo, che gli faccia espiare
il delitto e che inetta timore agl'imitato-
ri; conserva anche la speranza di miglio-
rarlo dal lato della morale e ricondurlo
sulla via del bene , e moltissimi oziosi e
vagabondi entrati nelle prigioni senza co*
noscere arte alcuna, ne uscirono con ave-
re imparato un mestiere, che servendo al
loro sostentamento, impedì lorodicom-
mettere nuovi delitti. Inoltre con Fanuc-
ci, Delta confraternita de' ss. Biagio e
Ambrogio dell' arte della lanaj e col
Piazza, Della confraternita de" ss. Bia-
gio e Ambrogio de'coperlari e arte dilla
lana a s. Lucia de" Ginnasi, ragionai del
sodalizio istituito nel i56o senza sacchi
in detta chiesa, della quale tenui propo-
sito pure nel voi. L,p. 17, du'mercanli del-
l'arte della lana, lorulavuranli e peltina-
ri sotto l'invocazione de'nouiinati santi,
nella loro cappella a destra della loro por-
ta minore. 11 Piazza non sa rendere ra-
gione perchè i lanari presero a patroni
s. Ambrogio e s. Biagio, forse il i.° co-
me rouiuuu e perciò d'anti^u^divozioue
UNI i35
in Roma, e il 2.** per essere sialo marli-
rizzato con pettini e graffi di ferro, istro-
menti che adoperano alcuni dell'arte. £•
gli riporta alcune nozioni sulla lana , il
cui uso dice nato dalla necessità dopo la
prevaricazione d'Adamo e d'Eva, che re-
se vergognosa in loro e ne*dtscendenti la
nudità, oltre l'ingiuria de'lempi che re»
ca al corpo umano. Lo Spirito Santo ne*
Proverbi commendò la donna forte, per-
chè, Quaesìvit lanani et Unum, et opera-
ta est consìlium manitum suarum. Della
B. Vergine scrisse s. Epifanio, che operi
lanae, et serici wacabat, e fu dessa che fe-
ce a Gesù Cristo la Tonaca inconsuiile
[T .) intessuta colle sue mani. Scrivendo
s. Girolamo a Leta, Tesorta a questo no-
bile esercizio tanto utile, anco a istruzio-
ne delle figlie: altra simile esortazione fe-
ce a Demetria vergine. Asserisce Sveto-
nio , che Giulio Cesare non volle usare
che vesti dì lana, fatte dalla moglie, dal-
le sorelle, dalle figlie e nipoti. In Mace-
donia l'arte era in grande onore, ed eser-
citata come altrove dalle regine e dalle
principesse; onde AlessandroMagno igno-
rando chela lana era avversata in Persia,
gì scusò con Sisigambi moglie di Dario,
per averle donate alcune vesti di lana.
Del resto l'università della lana soppres-
sa colle altre neh 801, si sciolse il soda*
lizìo, e sì quello de'mercanti e fabbrican-
ti, che l'altro de'Iavoranti cessò dalle sue
adunanze nel 1 824;avverteudoPiazza che
i mercanti festeggiavano s. Ambrogio lo-
ro patrono, ed ì garzoni e lavoranti s. Bia-
gio the veneravano a protettore. Gli sta-
tuti prescrisse» o, oltre le visite straordi-
narie delle botteghe de'mercanti, le ge-
nerali annue, eseguendosi da appositi re-
visori, perchè i lavori di lana d'ogni sor-
ta fossero eseguiti a usod'artee senza in-
ganno e frodi. Nelle visite si esaminava
ogni di appo in cui nella tessitura entra-
va la lana; si escludevano le lane vecchie
con gravi multe, anche in ispregio al giu-
ramento fatto da'mercanti patentati, d'e-
sercitar r urte seuza fraudi. Si esamina*
i36 U N I
vano pure le bilancie, le stadere, le mi-
sure, se erano giuste. Coi revisori inter-
venivano i consoli, ii camerlengo, il curia-
le , a' quali il collegio somministrava la
carrozza e il pranzo; ed a'irasgressori fa-
cevano pagare le multe e le penali. Per le
visite straordinarie ricevevano in regalo
e compenso dal collegio per ciascuno, i
consoli e il camerlengo mezza libbra di
cannella, i revisori una libbra di pepe.
Inoltre il collegio faceva visitare ogni
mercante infermo egli dava per una vol-
ta un pane di zucchero di 3 libbre ; e mo-
rendo gli faceva celebrar 3o messe, ol-
ire i suffragi de' confrati, distinguendo i
consoli anche colla messa cantala , ed i
presidenti con solenne funerale nella chic*
sa di s. Lucia de'Ginnasi, ove i mercanti
alla loro cappella con proprietà e divozio-
ne celebravano la festa di s. Ambrogio,
dovendo in lai giorno tener chiuse le lo*
ro botteghe; ed alla loro volta i lavoran-
ti nella stessa cappella solennizzavano la
festa di s. Biagio, in uno all' università
tie'coperlari, come nota il Piazza nell'^-
merologio di Roma. All'università de'Ia-
voranti non erano soggetti e al pagamen-
to delle tasse ad essa , i figli e fratelli de'
mercanti che lavoravano nelle botteghe
de'propri padri e germani. Chi non avea
la matrice o patente, non poteva tenere
cardi di ferro e valche (o gualchiere, e-
difìzi o macchine che mosse per forza
d'acqua pestano e sodano il panno. Vi
«ono due sorte di gualchiere, una co'maz*
zi o magli, e 1' altra co'pistelli, o all' u-
so d' Olanda; e gualchieraio dicesi co-
lui che soprintemle per la sodatura de'
panni ), ancorché fosse conciatore, ro-
vesciatore, tintore, soppressatore, car-
datore e altro. JNiun mercante poteva te-
ner più d'uno spaccio. Inoltre negli sta-
tuti vi sono le regole pe'tessitori, valca-
tori, tintori, orditori, cimatori, sonpres-
satori e liratorari. Erano stabiliti i prezzi
e le tasse de'Iavori di lana. JNiun mercan-
te fallito poteva riaprire bottega o nego-
zio innanzi d'aver pagato le mercedi a'
U N I
creditori mercenari. Le altre disposizioni
sono egualmente lodevoli e morali, van-
taggiose all'arte e al pubblico. Quanto a'
Tessitori eA a'Tinlori, ne tratto al para-
grafo loro. Ora esiste la deputazione di
manifatture de'drappi di lana composta
del presidente e di 4 deputali, negozian-
ti e fabbricatori. Quanto alla ricordata
chiesa di s. Lucia deGinnasi debbo av-
vertire che il Papa Pio IX soppresse
V Ospizio di s. Lucia de Ginnasi (P^.)^ e
l'um all'ospizio ecclesiastico, di cui ri-
parlai nel voi. LXXVIII, p. 67 e altro-
ve, concedendo la chiesa all'arciconfra-
lernita di s. Antonio di Padova, che sta-
va nella chiesa di s. Maria in Puhlìco-
lis^ padronato de' principi Santacroce
(f"' .)■ Tale Sodalizio fu da Innocenzo X
dichiarato confraternita col breve de' i 5
giugno 1649, indi da Alessandro Vile-
levato ad arciconfiaternita col breve de*
3 agosto i655, e finalmente Innocenzo
XI la confermò e arricchì di molle in-
dulgenze col breve de'7 settembre 1684.
Librari , Universitas Librarioruni
Urbis j Socielas Bibliopolarum. La con-
fraternita del loro patrono san Tom-
maso d' Aquino , altro essendo s. Gia-
vanni di Dio fondatore de* benfratelli
per avere esercitalo l'arte, fu eretta nel
I 600 dal p. Gio. M."* Guagnelli o Guan-
zelli, Maestro del s. Palazzo apostoli-
co e poi vescovo di Polignano, e nel rio-
ne Pa rione ebbe e possiede la Chiesa di
s. Barbara^^vA dei religiosi gesuali, par-
rocchia e titolo cardinalizio; esistendo
già come università e compagnia, e sino
al I 6og in unione agli operai e proprie-
tari delle Stamperie ^ Societas Impres-
soruniy da' quali allora si divisero. Già
e fino dal pontificalo di s. Pio V gli stam-
patori aveano istituita una compagnia
nella chiesa di s. Agostino, sotto l'invoca-
zione della ss.Concezione e de*4 principa-
li ss. Dottori della Chiesa, ed aloroeransi
uniti i librari. Gli statuti de'librari furono
confermati da Clemente X, ne' quali si
dispone la trimestrale distribuzione di
U NI
3 oncie di pepe, da fnrsl dal governato*
re del sodalizio a'confVati più diligenti
tieli'intervenire airunizialiira della chie-
sa. Vestono i confrati sacco di tela bian-
ca , con uno cintura di cotante rosso e
aiozzetta di saia neia, con sopra l'edigie
di s. Tommaso d'Aquino principale pro-
tettole, dottore angelico della teologia,
principe e lume de'lellerati ecclesiastici.
Al suo altare si venera la sua immagi-
ne e quella di s. Giovanni di Dio, cre-
duta pittura di Francesco Ragusa e ri-
toccata da Luigi Garzi, il quale colorì la
s. Barbara sull* altare maijgiore (la cui
statua nella fitcciala esterna scol[)ì Am-
brogio Parisi), altra patrona de' librai ,
oltre tutti gli altri allVescbi della chiesa
e dell'altare del ss. Crocetìsso. Della chie-
sa , come filiale della basilica di s. Lo-
renzo in Damaso, trattano il Bovio, La
pietà trionfante, a p. i5o; e il Fon^eca,
De basilica s. Laureniiiin Damaso, con
alcune notizie di s. Carbara vergine e
martire, delle quali dovei trattare in più
luoglii, per le diverse opinioni sulla pa-
tria e altro, dicendosi di Scandriglia quel-
la venerata in quel paese tli Sabina. Ad
evitare ripetizioni, il qui riportato in cor-
sivo ricorda gli articoli ove ragionai del-
l'università e del sodalizio.Quanlo all'u-
tilissima arte del Libraio^ massime dopo
l'invenzione della Stampa, perchè con-
serva e abbellisce i Libri ed i frollimi ,
per le pubbliche Biblioteche, che aotica-
mente le aveano contigue anche le Ba'
siliche e altri Templi , e per le private
Librerie, in tali articoli ne trattai. Il Mor-
celli disse latinamente l'arte della stam-
pa : Ars nova Libraria codicibus beni-
gnìssimo invento multi plicandis. Gli sta-
tuti dell' università degli stampatori esi-
gevano negli esercenti l'arte, onde essere
patentati, l'esame d'idoneità e altri re-
quisiti. Tullavolta i Papi concessero ad
alcuni l'apertura di Stamperie, senza
osservare gli statuti dell'università, come
fece Clemente XI nel i 7 i 5 col Salvioui,
quaodo l'autorizzò ad aprire la sluiripe-
U N
,37
ria neir Università romana. V arie in
quest'ultimi anni Ita fatto grandissimi
progressi, ed a p. 620 del Giornale di Ro'
ma del i856 si parla de'più grandi tor-
chi a 8 cilindri che nello spazio d'un'o-
ra stampano 20,000 fogli.
Linaroli. L' università avea la sua
cappella nella Cliiesa di s. Maria ad
Martyres, già famosissimo Tempio del
Pantheon ( A .), per attestato del Piazza ;
e per quello di Cancellieri addobbava
un tratto della strada peicorsa da'Papi,
quando con sontuosa cavalcata prende-
vano possesso della proto-basilica Latera-
nense, loro cattedrale. Il lino, liniis, de-
riva dalla pianta detta da Linneo, Li'
num US itali ssimiini , dalla quale secca e
macerata si cava materia atta a filarsi
per far panni detti perciò Pannilinii^y.).
Nel pettinarlo si trae il capecchio e la
Sloppa, nel quale articolo notai quelli ia
cui principalmente ne trattai , e quanto
si forma con tal materia negli usi comu*
ni, come tele, corde e funi, f'esli(V.) ec.
La canapa o canape, cannabis^ è quel-
l'erba della quale esce filo simile al lino.
Credesi da alcuni , che la pianta del li-
no sia originaria dell'Egitto: certo è che
essendo divenuta comune per tutta Eu-
ropa,molte sono le varie sue specie.Anti-
chisstme sono le vesti di lino tra gli egizi e
gli ebrei ed altre nazioni. La tela,/m/(?/«^j,
è quel lavoro di fila tessute, che si prende
per tutto quello che in una volla si mette
in telaio, e più comunemente s'intende
di quella fatta di lino. Egli è a'sidonii e
generalmente a' fenicii che si attribuisce
l'invenzione della tela di lino, poiché non
sembra che gli antichi facessero uso della
tela di canapa, benché essi impiegassero
sino da' tempi d' Erodoto la scorza di
quel vegetale per fabbricare i cordami e
turare i vascelli. Allorquando i romani
ignoravano ancora 1' uso della tela , gli
uomini di alta condizione tra'sannili por-
tavano quel tessuto. I Bagni e le Tenne
(K) furono principalmente introdotti
dalla uecessilà j ulloi quando uou U!>aa'
i38 U N I
do^i ancora sulla carne le tele di Uno ,
costuiuavasi di lavate i corpi ogni gior-
fio nei pubblici e privati bagni per net-
tarsi dalle lordure, che restavano sulle
carni a cagione de'vestimenti di lana, pe'
quali può vedersi il paragrafo Lanari.
Beucbècirca il secolo I X, secondo alcuni,
si cominciarono a fabbricare delle tele
colla canapa, nondimeno il loro uso di-
venne a poco a poco generale ne* secoli
XI II e XI V, per cui cessò l'abituale costu-
me de' bagni quotidiani, che sembrava-
no esigere l'impiego della luna per le ve-
sti poste immediatamente a contatto del-
la pelle. Singolare è l'osservazione igie-
nica, che da quell'epoca in poi, almeno
dal secolo XV, scomparvero pure le schi-
fose e tormentose malattie cutanee della
lebbra e simili , che aveano costretto i
popoli ad erigere ne'suburbi o nelle stes-
se città Ospedali [F.) o Lazzaretti {T^.),
onninaniente riservati alla cura de' leb-
brosi e alne malattie contagiose e di Pe-
stilenza (^'.). Non si deve om mettere il
rilievo, che la lana si usa tuttavia sulla
carne , come preservativo salubre , ma
con genere e metodo, che non produce
que' mali che altra volta le si attribui-
rono. Sull'arte di tingere le tele, anche
per impressione, diverse sono le opinio-
ni, circa all'antichità dell'introduzione.
Quanto alla Pittura (F.) sulle tele, il Mil-
lin crede cominciasse a* teujpi di Nero-
ne ; e dopo il rinascimento dell'arti, per
lungo tempo si dipinse sul legno o sul
rame, oltre la pittura a fresco e talvolta
all'encausto. 11 Oaldinucci opina che la
dipintura sulle tele divenne comune al
declinar del secolo XVI, e ne fa grandi
elogi, per la facilità con cui può la tela
dipinta avvoltar«»i e portarsi attorno, e
perchè le tele arrivano a qualunque
grandezza, e si ponno con esse far opere
grandissime (come <|uella di recente ini*
piegata pel quadro principale della me-
tropolitana diSlrigouia in Ungheria, il
cherilevcii in tale articolo), il che non av^
viene delle tavole. Tornando al liuo,osser-
UNI
vanogli eruditi, che se nella remola anti-
chità fu conosciuto, non potersi dire co:>ì
del filo e dell'arte di filare; laonde alcuni
popoli, per supplire alla mancanza del fi-
lo, usarono le fila delle budella d'alcuni a-
nitnali selvaggi, come praticarono per la
Scrittura {l'.), innanzi che da'cenci del
lino si ricavasse la Carta (<lella quale e
di quella di bambagia riparlerò a Ux\i-
vERsiTA Romana), i nervi degli animali
ridotti in fila tenuissime ; costume adot-
tato anco da'greci. Ma ben presto gli uo-
mini che copri vansi da principio di pelli
d'animali, si applicarono a trarne i peli,
come pure a tiarre altre fila dalle piante
filamentose, a riunirlo col mezzo del fuso
e a formarne un filocontinuo. Allora do-
vettero presentarsi all'industria umana
il lino,la canapa, il colooe, equeste piante
supplirono a molli bisogni. La tradizio-
ne di tutti i popoli, lasciando da parte la
mitologia, attribuisce alle donne la glo-
ria d'aver inventata l'arte di filare, di tes-
sere le stoffe e di cucirle. L'uso de'pao-
nilini, compresi sotto il domestico nome
di biancheria, s'introdusse nel!' onlina-
ria economia del vivere; e pare che pro-
priamente le camicie di lino si comincias-
sero a portare sotto gl'imperatori roma-
ni, e Plinio dice che le donne aveano pu-
re vesti di lino. Del lino incombustibile
detto atnianto, piuttosto minerale cono-
sciuto col nome di asbesto, la cui arte di
filarlo posseduta dagli orientali fu per
lungo tempo ignorata negh occiden-
tali, ne riparlai a Sepoltura. La canapa
è una pianta erbacea della famiglia del-
l'orticate, e la coltivata è chiamata da
Linneo cannabis sativa ^ dicendosi una
e l'altra originaria dell'Indie orientali,
ove è chiamata cannabis ìndica, poscia
naturalizzata in Europa, massime in I-
lalia, e in diverse proviucie dello stato
pontificio ove è d'eccellente qualità. Per
la sua utilità tanto conosciuta, s' intro-
dusse in quasi tutti i paesi, co'filamenti
dellaquale, non simili certamente a quel-
li del linojsifaauo dappertutto corde e
U N I
corilnnn, vele pe* vnscelli, e tele altresì
|)iù o meno belle e fine, imperocché può
essere dall'arte in diversi modi rufììnala.
Il suo seme serve di nutrimento a'polli,
per la fabbricazione d'un olio dolcissimo
(Io produce anche il lino di colore ver-
dognolo), adoperato nella farmacia, e per
l'infusione delle foglie verdi, il cui sugo
ha una proprietà narcotica e uhbriacan-
le. Mg/ Nicolai, Memorie sulle Campa-
gne di Romay nel t. 3 ragiona della ca-
napa e del lino in quali luoghi dello stato
pontificio suole meglio prodursi; ricor-
da le Provincie della IMarca, dell'Umbria
del Lazio, della Campagna o Frosinone,
del Patriojonio, ed io aggiungerò le Ro-
magne; non che del tempo di seminare
il lino. Si ponno vedere i seguenti scrit-
tori. Girolauio Baralfaldi, li CanepaiOf
Bologna 174'- Mancadier, Traiié du
chanvrcy Paris 1758. Lorenzo Hervas ,
Memoria sopra i vantaggi e svantaggi
dello stato temporale di Cesena ^ ivi
1776. Rozier, Mdmoire sur la culture,
et le ronissage du chanvre, Lyon 1787,
Àntoo Maria Curiazio, Istruzione per
coltivare il lino e la canepa d'Olanda
ne* terreni dello stato pontifìcio , Roma
J785. Nuvolone di Scandalosa, Ragio-
namento pratico sulla col'ivazione, ma-
cerazione e preparazione della canepa^
Torinoi795. Annibale Vicnercali, Me-
moria ossia istruzione intorno alla col-
tura del lino, Venezia 1780, Antonio
Turra, Memoria sulla coltivazione del
lino. Gio, Battista Trecco, l^a coltiva-
zione e il governo del lino Marzuolo ,
Vicenza I 792. Con questo paragrafo bau-
no relazione altri di questo articolo, co-
me Tessitori. Dopo la diffusione del co-
tone pel minor costosi preferisce al lino
nell'uso domestico, però i tessuti di co-
tone sono vietati dalla Chiesa per l'uso
iltiPannilini sagri ( /%). Il cotone è il no-
me di molle pianle del genere Gossy-
piuni di Lmiieo, che producono una ma-
teria della quale »i ta la bambagia, e si
chiama ancor eSsu cotone, Goasipiwn ì
UNI 139
e la tela di bambagia dicesi, Textile Gos-
sipinuniy vel Xylinum. Il cotone è una
specie di peluria racchiusa in una ca-
psula unilamenle a' semi che porta l'al-
bero del cotone. Qtiesl'albero principal-
mente cresce nell'Indie Orientali e Oc-
cidentali, nel Levante, in alcune isole del
Mediterraneo, nella Sicilia, nell* Egitto,
e più ancora nell'Antille. Il cotone cui
ritalia potrebbe sì facilmente produrre
in abbondanza, e che trae in parte dall'e-
stero per alimentare le sue filande,occnp<i
in questa regione, pe' diversi apparecchi
che sidjisce, un gran numero di braccia.
Alcuni dati importanti su tale industrii,
che prende ogtii giorno [)iu un nuovo svi -
luppo,si ponno leggere a p. 998 del Gior-
nale di Roma (.\q\ I 856. Interessante è pu-
le l^articolo pubblicato nel suppleinen-
tool n.**! 34 di detto G/or/m /e del 1857 e
inlitolalo: Imminente imuffìcienza della
produzione del coione. L' uso del coto-
ne per fabbricare tele e stoffe sembra
molto antico, ed i fenicii stabilirono al-
cune manifiitlure di quella uiateria, che
portarono alla maggior perfezione, il cui
nome precisamente s'ignora. Dopo la non
aulica introduzione di;I (neccanismo del-
le macchine, i filali ed i tessuti acquista-
rono quella perfezione che non polevasi
ottenere per mez^o dell'operazioni diret-
te dalla mano. Da che i meccanismi per
la filatura del cotone sono stati sostituì-»
ti alia conocchia e al fuso, il braccio de-
bole d'un semplice fanciullo compie esso
l'opera di 1000 filatori. Mg.' Nicolai ael-
1* opera citata tiene proposito del boni-
bace e sua coltivazione, come se ne cavi
il seme^ con dettagli suil'istessa coltura.
Domenico M.* Sestini scrisse; Memoria
sopra la coltivazione e il commercio de*
cotoni. Macerata 1781,
Maccllarij Universitas Macellario-
rum Urbis, I macellari e beccai presso gli
antichi romani si chiamarono laniio la-r^
nienne, a laniandis carnihns. Ne parla-
no Terenzio, Eun. a, 2, 26 ; Tertullia-
no, De anima, tap, 33; Paolo gituccuu^
i4o UNI
sullo I. ìS pr. dig. de insfruct. y e Mar-
ziale nel lib. 6, 64, dice finda'lenipi suoi
che i macellai distribuivatio le cai-ni per
tulli i /^7c/ e compiti di Roma, il poeta
Piudet»zio,v.498, par che uobilili i ma-
cellai, dicendo che da essi ebbe origine
l'anotomia o anatomia, l'arte cioè di ta-
gliare e scomporre le parti costituenti il
corpo animale, la qualeapplicandola alla
Diedicina chiama Laniena Hippocratica.
Vuole Piazza, seguendo Giuliano Mag-
gio, che il vocabolo /I/^ce//«/'0, sia deri-
vato da un pessimo individuo chiamato
Macello, che in Roma fu condannato a
morte, colla conficca de'beni, da'censori
Fulvio ed Emilio, colla sua casa forman-
dosi la beccheria pubblica per uccidere gli
animali quadrupedi per uso di mangia-
re, Laniena^ detta dall'antico proprieta-
rio del suolo ^liìceWoyLanienuni. Ne' tem-
pi primitivi di Roma il Foro Romano
servì come mercato, luogo di giudizi, e
come piazza di adunanza ue'pubblici di-
battimenti. Questi usi più nobili fecero
insensibilmente allontanare àà esso il
mercato delle cose più comuni alla vi-
ta , e si cominciò col rivolgere in varie
parli della città i mercati più clamorosi;
quindi un'area alle falde del Monte Pa^
Ialino, presso il Velabro (delle cui acque
riparlai nel voi. LVIIl, p.17 i e altrove)
e il Circo Massimo fu destinato a mer-
cato di buoi e di altre bestie da macello
(de'cui Mercanti e negozianti parlo a quel
paragrafo), che fu detta Foro Boario e
già esisteva nel 4^6 di Roma, ed ove fu
datoli i.° spettacolo de' gladiatori nel
490; e siccome ivi si vendevano i bovi,
\i fu collocato nel mezzo un bue o toro
di bronzo eginelico, come trasportato da
Egina, forse pel narrato nel voi. XXVI,
p. g. L'area di questo foro era circondata
da portici e da taberne o botteghe. Erau-
vi pure i Templi di M aiuta, della Fo'*-
tuna Pergine, di Ercole Fincilore. Fu
nel Foro Boario, già Romano, che il fa-
moso Virginio vedendo non esservi più
qaezzo di salvare la (ì^lia Virginia dal-
Un I
l'infame libidine del prepotente decem-
viro Appio Claudio, simulando lo sde-
gno, tirando in disparte la figlia e avvi-
cinandola alle botteghe o taberne, ed ivi
dato di piglio ad un coltello del macel-
laio, svenò la figlia per conservarla libera
e onesta. Ciò produsse quel clamoroso av-
venimento che nel 3o5 di Roma pose fi-
ne alla tirannia decem virale. La denomi-
nazione di Foro Boario rimase fino al
principio del V secolo dell'era corrente,
sottentrando quella di Velabro, e nel de-
clinar del VII quella della Chiesa di s.
Giorgio in F elabro. In altre parli della
città si formarono piccoli mercati col no-
me di fori e di Macella , cioè luoghi do-
ve a guisa di Mercati [F.) vendevansi o-
gni sorta di companatico, ed il Nibby con-
viene che Macello die loro il nome pel ri-
ferito col Piazza, vocabolo che restò poi
alle sole botteghe de'macellari. Tali fu-
rono, come descrive il JNibby nella Roma
antica^ il Macclluni Fine Sacrate Fo-
rum Cupedinis, nome che prese da Nu-
merio Equizio Cupedine e Romanio Ma-
cello capi-ladri famosi, chenel SyS di Ro-
ma esiliali sul sito elevato delle loro a-
bitazioni , presso la via Sagra, a sinistra
del Tempio di Fenere , fu stabilito un
mercato di commestibili, perciò appellato
Macelluni e Forum Cupedinis. Vi si
vendeva, oltre la carne, il pesce, i pomi, il
miele e la cera dette api per uso della me-
dicina, in una parola i cibi più lauti per
fornire le mense de'ricchi, essendovi pu-
re molte pizzicherie, delle quali si trat-
ta nel paragrafo Pizzicaroli. Dice Nar-
di ni, nella Roma antica, il luogo o piaz-
ze ove si vendevano carni, pesci, erbaggi
e altre cose commestibili, ebbero i nomi
di Foro, di Emporio e di Macello. Il fo-
ro del Monte Ce Ho o Macellum Magnani ,
così detto per la sua vastità , presso la
Chiesa di s. Stefano Rotondo. Il foro del
Monte Esquilino o Macellum Livianum,
presso la Chiesa de ss. Filo e Modesto.
lu tempi a noi vicini Pio VII, pel deco-
ro di Roma e per la pubblica sicurezza,
UNI
rimosse dal Foro Romano il foro boario
o mercato dei buoi, ivi nuovamente in-
trodollosi, e lo stabili fuori della Porta
del Popolo a sinistra presso if Tevere ,
restando hI precedente il nome di Piaz-
za di Campo FaccinOy della quale de-
nominazione riportai un'opinione nel voi.
LUI, p. 244 e ^4^' 'I nuovo campo lo
circondò di mura, ed ivi due volle la set-
timana si tiene il mercato di bovi, porci,
agnelli e altri animali destinati alla mat-
ta/ione o loro uccisione, i quali sono in-
trodotti in città per una porta praticata
nelle mura incontro a quella dei detto
campo, cioè nel macello puU)lico. Que-
sto vasto edificio, fatto a forma di altre
città, fu eseguito d'ordine di Leone XII,
il quale come dissi nella sua biografia ,
volle stabilito un locale per la mattazio-
ne di tutti gli animali le di cui carni ser-
vono ad uso pubblico, ed affinchè venis-
sero tolti i pericoli e il disordine che fi-
no allora derivava da'macelli privali de*
proprietari macellari, non meno per la
sanità della popolazione, con quelle re-
gole che nella medesima riportai. Abbia-
mo i Regolamenti di sanità proposti e a-
dottati fin daliSi5 nello siahilimenio di
Mattazione in Roma compilati da L.
Metaxàf Roma 1 836. Ivi si dice che gli
animali domestici destinati a nutrimento
dell'uomo van soggetti a molte infermi-
tà, che ne alterano essenzialmente le vi-
scere e le carni; e talvolta producono pe-
ricolose malattie comunicabili,fra le qua-
li Vantrace o carbone che dagli anima-
li si propaga sovente fino alla specie u-
mana, di che non mancano funesti esem-
pi e frequenti. Egli è per questo che il
prof. Metaxà nel iSSy pubblicò in Ro-
ma: U Antrace^ i contagi ec. Inoltre è au-
tore, Delle malattie contagiose epizooti-
che degli animali domestici, Roma 1 8 1 6.
Fu benemerito de'gabinetti di zoologia e
zootomia óeW Università Romana (/ .),
e delle cattedre nelle quali ivi insegnò.
Ricavo da lui , che tutti ì legislatori in
ogni tempo ebbero cura , che si veodes-
UNI i4'
sero carni salubri ed immuni da ogni
sospetto di morbosità; e ne fan chiara te-
stimonianza gli ammirabili precetti die-
tetici del vecchio Testamento. Nell'anti-
ca Roma l'ispezione delle carni era affi-
data agli edili, che facevano gettar nel Te-
vere le bestie sospette o malate, e mul-
tavano chi osasse venderle senza che fos-
sero visitate. Molto più imponente n'èil
bisogno in Roma a'dì nostri, ov'è liber-
tà di commercio, ov'è lecito a tutti (ne
in tutti può supporsi cognizione e lealtà)
il mercanteggiare e far macello; ove po-
ca fede si presta alla possibilità di contrai*
morbi col mangiare carni infette; ove la
più gran parte della campagna serve di
pascolo al bestiame straniero che vi si
porta a svernare, con ches^introducono
non di rado morbi epizootici e contagio-
si; ove l'abbondanza degli armenti, la fa-
cilità d'educarli, l'estensione de'fondi, la
dolcezza del clima, la rarità delle dottri-
ne veterinarie, non fecero mai bastante-
mente conoscere la necessità di prende-
re cura della salute degli animali, e pre-
venirne le malattie. A tale rilevantissimo
oggetto volse le provvidecure Leone XIF,
col chirografo de'29 maggio 1825 ordi-
nando in Roma un pubblico macello o
stabilimento di Mattazione, parola non
italiana, ma sanzionata presso di noi dal-
l'uso. Qitempene arbitriuni est et jus et
norma loquendi. Narrano Fanucci,De//rt
Confraternita dis. Maria dellaQuercia,
dell'arte de' Macellari,ePìazza,DellaMa-
donna della Quercia de' Macellari y che
neli 523 l'università dell'arte de'macel-
lari istituì la propria confraternita sotto
l'invocazionedis. Maria della Quercia, la
cui insegna portano ì confrati sulla spalla
del sacco bianco (anche nell'esercizio del
loro mestiere, i macellari per non insan-
guinarsi usano una specie di sacco bianco
e zinale simile). Debbo qui con breve cen-
no ricordare il già narrato di sopra, che
antichissima era la compagnia de'macel-
lari^ benemerita per avere custodita e di-
fesa la celeberrima immagine Acheropita
1^1
U J\ I
del ss. Salvatore, esistente nel satilunrio
dello Scala Santa (/^ .), per cui dal de-
clinar del secolo XI sinoali55o godè la
prerogativa di accompagnarla nelle so-
lenni processioni, armati di corazza e ce-
lala con bastoni infuocali, e perciò detti
lu Compagnia degli Stizzì, per cui go-
deva il privilegio di hberare un condan-
nalo a morte nella festa dell'Assunta. Ciò
che die origine alla confraternita reputo
meglio riferirlo col Bombelli , Raccolta
dell* immagini della B. F ergine ornate
della corona d'oro dal capitolo Fatica-
tìOji. 3, p. i4i.]>'eli4i7 in Viterbo un
tal Ballista di professione chiavaro (Cla-
\aro cjiial cognonie lo dice Venuti, Cal-
care Kibby), lisce dipingere sopra una te-
gola quadra la B. Vergine col Bambino
in atto di benedire, e la sospese in una
quercia nella sua vigna tra Viterbo e Ba-
gnala , per /omento a* passeggieri di ri-
cordarsi della Madre di Dio e raccoman
darsi a lei, come osserva Panciroli. Ivi ri-
mase per Scanni illesa dell'intemperie,
quando neh 447 ^'- P'^** Domenico Al-
berti romitodis. Michele Arcangelo l'in-
volò per arricchirne il suo romitorio lun-
gi un miglio. Ma la ss. Immagine se ne
tornò alPanlica quercia con islupore del
romito, il quale però nulla palesò del suo
ardito allentato, ne del miracoloso ritor-
no. Dopo qualche tempo eseguì il mede-
simo furto divoto la viterbese Bartolo-
meo, ed essa ancora loi.lo rivide la ss. Im-
magine nella sua quercia. Nondimeno ,
dubitando del portento, volle riprender-
la e la chiuse sotto chiave, ma nel riapri-
re il luogo ove Tavea collocala non piò la
trovò; e sebbene si convinse del miracolo
anch'esiga a ninno lo palesò. Finalmente
un cittadino viterbese camminando pres-
so la quercia che conteneva la ss. Imma-
gine, all'improvviso si trovò sorpreso da
alcuni nemici per ucciderlo. Non sapen-
do come liberarsene, veduta l'Imma-
gine pendente dall'albero, si ricovrò sotto
di esso, inginocchioni con fervore invo-
cando il patrocinio di Maria^ la quale lo
\ UNI
tolse lord di vista e salvò. Tornato que-
sti a Viterbo denunziò a lutti la prodi-
giosa sua liberazione da certa morte; allo-
ra anco il romito e Bartolomea narrarono
quanto loro avvenne, onde nel 14^7 su-
bito si vide la quercia accerchiata d* ac-
correnti divoti con numero imnienso, pei*
riportarne grazie e favori. In breve per
le oblazioni de'fedeli ivi si formò una pic-
cola chiesa, con contiguo convento, che
Paolo li assegnò a'domenicani, e succes-
sivamente divenne celebratissimo san-
tuario. Alcuni viterbesi mercanti di be-
stiame promossero in Roma con parti-
colar fervore la divozione alla Madonna
della Quercia, poiché è dipinta tra due
rami di quercia,e uniti in corpo colla com-
paguiae università de'macelhiri nel pon-
tificato d'Adriano VI dierono principio
alla con fra terni la, il cui successore Cle-
mente VII concesse con breve de'3o a-
gostoi532 (che altri pretendono antici-
pare e attribuire a Giulio II), la chiesa di
s. Nicola di Ccipo di Ferro nel rione Re-
gola, così nomata dall' omonima piazza
che lo prese dal magnifico palazzo de'Mi-
gnauelli, ora Spada, già abitato e posse-
duto dalla lamiglia e cardinal Capo di
Ferro; dicendola il Martinelli Ecclesia
s. Nicolai prope douiiim de ^Capile Fer-
reo. Si disse anche s. Nicola della Cate-
na per essere slato sotto alla parrocchia
di s. Tommaso della Catena filiale della
basilica di s. Lorenzo in Damaso, poi de'
ss. Gio. e Petronio de'bolognesi. 11 soda-
lizio vi espose alia pubblica venerazio-
ne una copia della ss. Immagine dipinta
in tavola, e riprodotta dal Bombelli, so-
spendendola ad un ramo di quercia d'ar-
gento, e restaurando la chiesa. Per le gra-
zie dispensate dalla B. Vergine a'roma-
ni, la chiesa perde l'antico nome di s. Ni-
cola, e anco di s. Antonio, e si disse della
Madonna della Quercia, eziandio per a-
ver l'universilà de'macellari posta sulla
chiesa l'iscrizione che apprendo da Fa-
nucci: B. Mariae de Quercu templum ab
VnivtrsilalcMacdlariorwninstauraius,
UNI
Sisto V la vUìih e aniccln d'indulgenze,
e il capitolo Vaticnno autenticò la cele-
brila tlel cullo, colla corona ci' oro che
le olFrì nel 1670. Il sodalizio si esercilò
ivi con decorosa nfiìziatura nelle pie o-
pere, distribuendo doli alle povere zitelle
dell' arte , visitando i confrati infermi e
soccorrendoli anche col medico, ì defunti
accompagnando alla sepoltura e suffra-
gandoli; e celebrando la festa della B. Ver-
gine, non \'S luglio giorno di sua Appa-
iÌ7Ìoiie, come si celebra a Filtrho y ma
nella domenica dentro 1* 8/ della Nali-
vilà, nella quale avvenne in Viterbo con
sontuosa pompa la sua Traslazione. Nel-
la stessa chiesa si formò ancora l'univer-
sil?i o compagnia de' garzoni macellari,
pelapiedi e tripparoli, e nelle sedi vacatili
visitavano in corpo, però separatamente
dalla confraternita, il ss. Sagramento e-
sposto in determinale chiese. Per Tanti-
chilà, minacciando la chiesa rovina, l'uni-
versità de'macellari generosamente volle
riedificarla da'fondan)enli. Pertanto aÌ
legge nel n.**i 582 del Diario di Roma
del 1727, che a' 20 settembre mg.' Gam-
barucci arcivescovo d' Amasia e i.° mae-
stro delle ceremonie pontificie, piantò la
Croce nelT area per la funzione che do-
vea fare nel dì seguente, domenica, Papa
Benedetto XIII per la collocazione della
I.' pietra fondamentale. Indi in tal mat-
linaDenedeltoXlII,colleconsuete forma-
lità e ceremonie, benedisse e indi pose ne*
fondamenti lai." pietra quadrata, entro
il cui vacuo ripose il Papa 3 medaglie
d'argento con l'impronto del ss. Salva-
tore e la B. Vergine, di 8. Pio V e di s.
Domenico, della MadonnaRegina del cie-
lo e di s. Filippo ; ed inoltre 3 Jgntis Dei
benedetti coH'impronlo della ss. Conce-
zione, di s. Domenico e di s. Filippo,
un'ampolla d'olio, e una pigna d'incenso
dorata; leggendosi sopra la pietra la cor-
rispondente iscrizione riprodotta dal
Diario, ove il Papa dice in honorem ss.
Firginis Ma iris Dei Mariae. Dopo la
funzione, Benedello XIII fece un fervo-
UNI 143
roso e zelantissimo sermone. L' architet-
to della riedificazione fu il cav. Filip[)0
Uauzzini. Il quadro dell'altare ukaggiore
dipinto dal Caracci, già in tempo del Ve-
nuti non eravi più: tuttavia dice il Mel-
chiorri, che l'attuale è di sua scuola, e-
sprimente la B. Vergine incisa dal Bom-
belli. Neir altare a destra il Battesimo
di Cristo è di Filippo Barbieri; in quello
a sinistra il ss. Crocefisso fu condotto da
Filippo Evangelisti, scolare del Luli, pit-
tore mediocrissimo, ma che con bei modi
e con un po' di protezione seppe farsi te-
nere autore di molle opere cheiu Roma
si amu)irarono nel passato secolo, allor-
ché il gusto per le stravaganze corlone-
sche erasi allatto perduto : queste sono
autorevoli e gravi osservazioni delNib-
by, il quale aggiunge. Marco Beaefial di-
pingeva per l'Evangelisti, il denaro di-
videvasi in due. Venuti però fra loro a
questione, ed il Benefial separatosi dal-
l'Evangelisti, si vide rinnovalo l'esempio
della Cornacchia d'Esopo! Certamente
il tempo scuopre tutto. Nel voi. XLIV,
p. 200 , celebrai la bella divozione del
Mese Mariano, colla quale tulio il mese
di maggio, il più giocondo e più fiorilo
tra'mesi dell'anno, è consagralo alla Re-
gina del Cielo, ed in Roma fu introdotta
nel collegio Romano circa la metà del se-
colo XV III , come riporta il n.°i26 del
Giornale di Roma del 1 85 1 , dal celebre
gesuita p. Giuseppe Mazzolar), anche con
libretto di brevissime meditazioni ; e nel-
la chiesa del Gesù dall'altro celebre ge-
suita p. AlfonsoMuzzarelli nel pontificato
di Pio VI. Ri uscì così commovente e frut-
tuosa questa nuova divota e tenera pra-
tica, che nel seguente anno si vide su-
bito esercitata nella chiesa di s. Maria
della Quercia, col consenso del sodalizio,
dal zelante rettore della medesima, e to-
sto si propagò in altre chiese della città.
R iguardano i macellari i paragrafi FaC'
vinari e Affidati. Narra il Nicolai, Me-
morie sulV Annona di Ronia^ t. 3, p. 2o3,
che nel 1789 Pio Vi ordinò alcuni ma-
i44 u N I
celli normali, aperti a conio e in nmmi-
nislrazione del principato, per conlene-
re ne'giusli limiti la libertà degli altri ven-
ditori.
Magazzinieri. V. il paragrafo Osti.
Marinari. Anche i marinari (\^ Ford
del 7ci^<?/'csi fornjarono rn corporazione.
Del camerlengo del porlo di Ripetta{f^.),
maestrato che esercita va giurisdizione sui
Mercanti (come dico in tale paragrafò)
ripali, sui marinari per noli assicurati,
condotlure marittime e altre dilFerenze,
riparlai nel voi. LXIV, p. 60, e meglio
nel voi. LXXV,p. 187, dicendo pure del
tiro de'navicelli co'bufFali: da esso appel*
lavasi al presidente delle Ripe, carica pri-
ma esercitata da un Chierico di Camera
e poi dal Tesoriere Generale (F.)j\\ qua-
le teneva nel porto di Ripetta (/^.) un
giudice per amministrare giustizia a'ma-
rinari e JBarcaroliy nel cfual paragrafo
sonovi importanti nozioni che si compe-
netrano con questo e riguardanti la Sfa-
rina pontifìcia riunita e la commercia-
le: quanto spetta al Tesoriere e ad altri
sul Tevere^ in tali articoli ne ragionai. Il
sodalizio de' marinari essendo nella pic-
cola chiesa di s. Maria in Cappella o in
Cuppella, del rione Trastevere, in basso
sito sulla riva destra del Tevere, nel vi-
colo omonimo. E comechè originala dal-
la celebre, propagata e benemerita pia u-
nione di s. Paolo apostolo (F.), la qua-
le in essa venera una delle sue culle; e
come questa composi a de' soggetti piti
ragguardevoli del clero romano , i quali
vi esercitano edificanti opere di pietà e
la ritengono con ogni proprietà e nettez-
za , siccome mi proposi altrove nell' av-
vertirlo, conviene che ne raccolga le no-
tizie. Cominciando dal vocabolo ^ già ne
dissi nel paragrafo Barilarì, pel sodali-
zio che per molto tempo la possedè, no-
tando che la chiesa dedicata a s. Maria,
poi delta del ss. Salvatore della Pigna,
da un vicino albero di pino y ad Pineam,
prese poi i nomi di s. Maria e s. Giacomo,
cioè il i.**pare ripristinalo quando fu da-
U N I
la a s. Francesca Romana, istitutrice d'un
contiguo ospedale, e fondatrice dell' O-
blate di Tor degli Specchi {/^.), il 2.° e
coll'aggiunta di Cuppella, allorché le o-
blate la concessero a' barilari , secondo
l'opinione del Panciroli nel 1600, e del
Venuti nel 1767. Il Martinelli che nel
i653 e dedicata a Innocenzo X Pam-
philj pubblicò, Roma ex ethnica sacra,
a p. 210, parlando di s. Mariae in Ca-
/7e//rt, ecco quanlo disse. Trans Tiberini,
inimo ad ejus Rìpani; sic ex vocabidi
corruptione ab infrascripta inscrìplio'
ne desunipla (verba enini illa, Quae ap-
pella tur videntitr in inscripiione legi
siccon/uncta Quae appella) sic dietimi,
Jnliquiun et ad Pineani vocatiimj ut ibi
sequens habet inscriptio. Dunque Marti-
nelli crede, che il nome attuale di Cappel-
la lo prendesse da un errore del volgo,
che invece di leggere nell'iscrizione, quae
appellatur^ accoppiò le due parole quae
appella. Ma nel luogo ricordalo osservai
col Panciroli, col Venuti e Nibby, che
Cappella è vocabolo corrotto e derivato
da Copella o Coppella^ per la compagnia
de'barilari. Ecco l'iscrizione. -^ Anno
Domini mxc. Ind. xiii mense martii die
5t5, Dedicata est haec Ecclesia s. Mariae
quae appellatur ad Pineani perEpisco-
pus Vbalduni Sabinen. et Joannem Tu'
sculanensem tempore D. Urbani II Pa-
pacj in qua sunt reliquiae ex vestimentis
s. Mariae Virginis. Reliquiae Petri apo*
stoliy Cornelij Papae, CallistiPapae, Fe-
lici sPapae, Hippolyli mart.Anast. mari.
Melix. Marmeniae mart. Da Damaso
vitani post morteni Christe redeniplor.
Nel 1664 l'Alverici diede, Della Roma
in ognislatOy a p. 898 descrive la Chie-
sa di s. Maria detta in Copella e della
Pigna. La dice edificata verso il 1090 e
dedicata a s. Maria soprannominata del-
la Pigna, come dall'iscrizione si riporta e
esistente nella medesima verso la porti-
cella della sagrestia, che riproduce ancor
esso con alcune insignificanti variazioni;
solo noterò che la Marmeniae mart. e-
U IN I
gli Jfl dilania iManlftuuie. Aggiunge,
cli'ebbe vicino olla cinesi In snn cnsn s.
Francesca Romana vetlova Fonziani, al-
iti quale l'unì quando vi fece un ospeda-
le, e allora si couiincic) a chiamare s. Sai-
valore (altri col Venuti dicendolo prima,
e cl»e la sanla litmovò il lilolo di s. Ma-
lia). Dopo la morie della sanla, avvenu-
ta neliA4o, sì l'una come l'altra rima-
se in dominio delle sue monache, ie qua-
li neh 540 l'T concessero alla compagnia
de'barilari, per le loro vive istanze, ed i
coniVati la rif'>d)bricai'ono in miglior Tor-
ina, ponendovi alla custodia un cappella-
no e vi ulliziavano punluahnenle, chia-
mandola s. Maria in Cappella allrinn'ìi-
ti delta in Copella in similitudine della
loro professione di barilari o copellari.
Contenere la chiesa 3 altari, compreso il
niaggioie, nel quale si venerano l'initna-
gini delia 1j. Vergine e di s. Giacomo. Dal-
la parte dell'epistola essere la delta iscri-
zione. Il 2." altare posto dalla parie del
vangelo , ornalo di stucchi e armi del
principe Camillo Pampini], è dedicato
alla Natività di Gesù Cristo con pittura
in tela. 11 3.*'altare posto dalia parte del-
l' epistola è simile al precedente di fab-
brica, di stucco earmi, dedicato alla Na-
tività della Madonna, similmente dipinta
in tela. Nel pavimento sono due sepoltu-
re, con iscrizioni che riporta. La i." di
Francesco Alberloni veruiano cappellano
«Iella medesima e morto nel 1640. L'al-
tra di Giacomo Zarela Tifernas^ defun-
to nel 1622, il quale istituì una cappella-
nia con festa anniversaria in onore delia
B. Vergine. Quanto al Pamphilj, convie-
ne sapere che d. Olimpia IVlaidalchinisua
madre neh 653 avendo comprato il vici-
no giardino, nel seguente anno il cogna-
to Innocenzo X le concesse il padrona-
to perpetuo della chiesa, per cui il prin-
cipe figlio l'abbellì. Però le rendile del-
l'ospedale furono poi unite all' ospedale
dis. Gallicano, e gli avanzi dell'antico so-
no in alcuni granari. Lo stesso IMartinel-
li nella Roma ricercata nel suo silo^ rife-
VOL. LXXXiV.
UNI i4')
rìsce, che tra i! già Ponte Sublicln e Pon-
te Rotto, a s. [Marta in Cappella, fu prin-
cipialo a fabbricare e piantare un vago
giardino da d. Olimpia, principessa di s.
Martino, lasciato imperfetto per la mor-
te d'Innocenzo X suo cognato. Trovo poi
nel Cancellieri, // Dlercato ed il Palazzo
Panfìliano , che Innocenzo X a* i4 di-
cembrei654 andò in leltiga per l'ultima
volta al giardino di d. Olimpia , e morì
a* 7 gennaio i655. Questo giardino il
Venuti lo dice contiguo alia chiesa ver-
so quella di s. Cecilia, ragguardevole per
l'amene prospettive del Tevere e pel suo
bel casino. Il Piazza, Emerolo^io di Ro-
wz<7,a'f) marzo festa di s. Francesca Ro-
mana, nell'enumerarc le chiese ove si ce-
lebra, vi comprende quella di s. Maria
in Cappella in Trastevere sulla sponda
del Tevere, ove già era l'ospizio de' pel-
legrini, a' quali la s. Matrona assisteva
con gran carità e serviva loro, pel suo
grande amore verso lì io e verso i poveri.
E che in un piccolo angolo nel line ilclla
chiesa conservavasi un'antica memoria di
questa santa e della sua esemplarissima
carità. Forse sarà l'iscrizione prodotta dal*
l'Alveri e collocata presso l'ingresso sotto
la cassetta dell'elemosine. Abscondile E'
leeniosynani in sinii pauperum, et ipsa
orahit prò vohis. Il medesimo Piazza a*
2.5 luglio, parlando della festa di s. Già-
cou)0 apostolo, riferisce che si celebrava
ancora nella « chiesa ovvero oratorio de*
Barilari in Trastevere detta già s. Maria
in Cappella , ove s. Francesca Romana
vi unì la sua casa per farvi un ospedale,
della quale si racconta, che appigionan-
dosi a donne di mala vita, o morivano
presto, o si convertivano". I marinari .so-
levano adunarsi nella piccola chiesa di s.
Maria della Torre, come la chiama Pan-
ciroli cogli antichi scrittori, o del Ruoti
Viaggio come co'moderni ra|)pella Ve-
nuti. Dirò precipiiauìente col Rombelli,
Raccolta dell'Immagini della R,f\Tgine,
t. 4> p- 1 I 3: La [Madonna del Dnon E ing-
oio a Ripa Grande. I saraceni colle loro
lU
i4G UNI ,
incursioni infestarono le cluà mnrilliine
(l'Italia, il litorale pontificio e le ripe del
Tevere, sino alle mura di Roma. Questa
s. Leone IV difese colle mura che forma-
rono la Cina Leonina^ e circa r848 con
diverse torri lungo la ripa del Tevere per
frenare le depredazioni di que' barbari
(anche con grossissinie catene per chiu-
dere il passo nel Tevere a'medesimi sa-
raceni, attaccate alle torri innalzate sulle
due rive, come apprendo dal rammenta-
lo Alveri, che a p. 879 discorre della
chiesa di s. Maria della Torre), una delle
(piali e pili elevata pei vedere da lungi i
nemici, eresse verso Piipagrande, ed ac-
canto vi fabbricò una chiesuola ni onoi e
dell'Assunzione della D. Vergine, che si
disse della Madonna della Torre, dall'im-
magine di Maria Vergine col divin Fi-
glio in atto di benedire , che vi fu collo-
cala a difesa di quella parte di Roma
(l'Alveri allribuisce redilìcazione della
chiesa a' marinari ed a' magazzinieri di
Ripagrande, con altri della professione,
nella torre abbandonata, onde senza al-
lontanarsi dalle loro barche e uiagazzini
udirvi la messa nelle feste; e che la chie-
sa fu poi dedicata a s. Agata, ed avea un
monastero di monache, tornando a dirsi
di s. Maria dopo che vi fu collocala l'im-
magine celebre della B. Vergine, di cui
già parlai altrove, e vado a ricordare.
Descrive la chiesa con un solo altare
ov' era effigiata la Madonna con alcuni
santi, le pitture laterali e le sue iscrizio-
ni).*TD'allora in poi i saraceni non piìi vi
si accoslaiono, eia ss. Immagine fu invo-
cala da' naviganti a loro protettrice, on-
de nel partire da R^ipagrande si conge-
davano da questa Stella del mare, e con
preghiere e voli che sospendevano dintor-
no alla medesima. A poco a poco crebbe
ue'marinari tanto la divozione, per la fe-
lice navigazione e hberaziuneda'pericoli,
che ne cambiarono l'invocazione di s. Ma-
ria della Torre, appellandola s. Malia
del Buon Viaggio, da quello che da essa
impetravano. Per la venerazione alTan-
U N I
lichissima ss. Immagine, e perchè anco ar
vantaggio spirituale e pia coltura de'ina-
rinari fosse governata la chiesa, Grego-
rio XIII la sottrasse dal titolo cardinali-
zio di s. Cecilia, di cui era filiale, e \\\n\
a quella di s. Agata poi (ìtDotInnariy i
(juali per loro divozione vi aggiunsero le
immagini di s. Carlo Borromeo e di s. Fi-
lippo Neri: il Bondjelli riprodusse l'anli-
cii edìgie della Madonna. I dottrinari par-
ticolarmente nella festa v* istruivano la
giovenlìi ne' principii della fede. Narrai
nel voi. LV, p. 1 04 e i o5, che la chiesa si
ilisse anche in Teinpulo e perchè fu da-
ta iiMollrinari; ch'era delle monache be-
iiedelline, le quali vi possedevano la pro-
digiosa immagine della B. Vergine cre-
duta dipinta da s. Luca, eaveano conti-
guo il monastero; che nel 12 19 fu tra-
sportala nella chiesa di s. Sisto delle do-
menicane, da dove con esse fu trasferita
nella chiesa de' ss. Domenico e Sisto a
Monte Magnapoli nel 1 oyoove si venera.
La chiesa era situata vicino alla ripa del
Tevere e alla d(jgnna piccola^ ove poi fu
eretto il (juarlierede'soldati. A'iempipoi
di Clemente XI fu trasportala la ss. Im-
magine nella nuova chiesa vicino alla
Dogana e sotto alla gran facciata dell'O-
spizio apostolico. Per le vicende de'lem-
pi questa chiesa frequentata già da ma-
rinari, restala quasi senza culto , essi ri-
masero privi d' ogni pascolo spirituale,
benché in alcuni mesi dell* anno per la
frequenza anche di lontani approdi ascen-
dono a più centinaia. Un tempo appar-
tennero i marinari all'università degli O/-
tolaniy che come dico a quel pnragrafo,
composta di 1 3 mestieri, avea il sodalizio
e l'ospedale. Frattanto fiorendo in incre-
mento la Pia unione di s. Paolo aposio-
loy massime pel suo primario fondatore
e regolatore p. Luigi Felici gesuita da
Fabbrica, istitutore eziandio in s. Vitale
della congregazione pe' campagnoli e a
gricoltori, di cui feci ricoido al paragra-
fo JgricolUtra, la pia unione nata nel-
\' Ospedale della Consolazione, già avea
U N l
t.i(to diverse utili diiania?ioni , oltre in
:i!(i io>pecialia benefìcio clegrinfert)ii,nei-
iu cliicsadis. Pjjolino alla Regola de'fra-
(i del Ttrz online per una coHgiegazio-
iie deirimn>acolala Concezione, e per o-
noiaie il Sagro Cuote di Gesìi (di que
sta divozione nel i83o fu pubblicato in
Itonia, Compendio storico della dii'ozio-
ne del ss. Cuore di Gesù) e il patrono s.
Paolo che i\i albergò, poi trasferita nella
«:hiesa di s. Stanislao di Polonia. Frat-
tanto l'ordente zelo del p. Felici , osser-
vando che i marinari mancavano di aiu-
ti spirituali, ne prese compassione, e per
esercitale co' suoi la sua pietà, nel decli-
nar del 1 79G ottenne dtd principe d. An
drea Doria-Pauiphilj l'uso della chiesa
di s. Malia ad Pincam della volgarmen-
te m Cappella [ttt\ descrivere la Chiesa
di s. Sisto col Piazza, La Gerarchia Car-
dinalizia, p. 45^5, con tal vocabolo chia-
mai la chiesa di s. Maria della Torre o
in Tenipidoy parlando della miracolosa
immagine della Maiionna, che da questa
chiesa vi \\\ trasportata, ma pel narralo
(jui rettifico il Piazza, sen>brandomi a-
ver confuso la chiesa della Torre con quel-
la in Cappella) padronato di sua casa, e
1*8 dicembre sagro all'humacolata Con-
cezione ne aprì la congregazione. Tosto
cominciarono a frequentaila i murinari,
come tuttora continuano nelle feste, ne'
sabati e in altri giorni, a udirvi la messo,
la spiegazione del catechismo, a ricever-
vi i ss. JSagramenli, e ad esercitarvi divo-
te pratiche; in uno co'padroni di barche,
capitani e negozianti d'oltreujonle. 11 p.
Felici, oltre la divozione verso la B. Ver-
gine, v*u»trodusse(|uclla del sagroCuore
di Gesù, cullo che volle fosse la caratte-
ristica della pia unione e di tulle le con-
gregazioni da lei dirette; ed in una del-
le cap[)elle vi collocò una bellissima e
commovente immagine, che veramente
muove ad ellelluosu divozione. La nuo-
va adunanza del sagro Cuore di Gesù
co'marinaii in inaugurata a'2 febbraio
»797, e d'allora in poi si vide quasi sra-
U N I 147
dicalo l'orribile e bestiale vizio della be-
stemmia, sì comune ne' marinari. Per-
ciò il p. Felici compose la bella e tene-
ra lode : Dio sia benedetto^ Benedetto il
suo santo Nome, ec, raccomandandola a'
mariuari e ad ogni fedele per dare a Dio
una qualche riparazione delle gravissi-
me offese quotidiane, che a lui si fanno
colle besteuuu le; onde Pio VII a'23 lu-
glio 1801 concesse per ogni volta a chi
la recitasse con cuore contrito l'indulgen-
za d'un anno, ed il regnante Pio IX ne
ha inculcala e propagata la recita quoti*
diana al termine delle messe cantate o
ultime o delle pratiche divole nelle chie-
se, rendendo nel 1847 l'indulgenza ap-*
plicabile all'anime del purgatorio, accor-
dando la plenaria, applicabile come so-
pra, una volta al mese, a quelli che alme-
no una volta al giorno la reciteranno ,
purché confessati e comunicati visiti-
no qualche chiesa o pubblico oratorio, e
jireghino secondo la sua mente. Dopo
che il medesimo Pio IX ha definito il
dogma dell' Immacolato Concepimento
di Maria, che celebrai nel voi. LXXIIl,
p. 4*2, all'encomiata lode ed a quella del
la B. Vergine dopo il suoi." versetto, si
è giuslamei'te aggiunta quella di: Bene*
detta la sua santa e Immacolaia Conce-
zione. Lode, che io costumo finire: E
sempre sia benedetto^ a guisa d'un Amen.
Diuique la chiesa di s. Maria in Cappella e
la pia unione di s. Paolo pouuo vantare an-
co questa gloria. Inoltre leggo nella Rac-
colta di orazioni e opere pie per le quali
sono state concesse le s. Indulgenze, che
Pio VII a supplica de'sacerdoti della pia
unione di s. Paolo eretta in Roma in s.
Maria in Cappella, poi trasferita nella ma-
gnifica Cìiiesa di s. Maria della Pace
(diche riparlai nel voi. LXIV, [). 17, cioè
per disposizione di Leone XII nel 1826,
anche dichiarato primario oratorio not*
turno del clero secolare, con facoltà di
aggregarne altri, ed ove vi trasferì pure
l'associazione della divozione ilei sagro
Cuore di Gei>ù,giÀ stabiliti in s. Maria
i48 UNI
in Coppella, e fin da Pio VII nel i8o3
elevala od oiciconfraternila e dichiarala
madre e capo di ({«lant'allie conj^i'egazio-
riì volesse aggregarvi, e già ne conta piili
di 58oo, nelle pagelle d' aggregazione e
negli altri s'inlilola: Pia unione di s. Pao-
lo apostolo o Congregazione primaria del
sagro Cuore di Gesit, eretta in s. Diaria
in Cappella ora in s. Alarla della Pace)^
nel 1 8 1 5 concesse a lulti i fedeli, clie con
cuore allrellanto contrito e divolamenle
assisteranno alla messa e preci che ripoi'-
ta, di ringraziaroenlo alla ss. Tiinità de*
sublimi doni e privilegi conceduti a Ma-
ria ss., e pregheranno secondo l'intenzio-
ne del sommo Pontefice, per ogni volta
3oo giorni d'indulgenza, ed avendovi as-
sistilo ogni giorno l'indulgenza plenaria
due volle per ogni mese in due giorni ad
arbitrio, in cui veramente pentiti, confes-
sali e comunicali pregheranno come so-
pra. Tali indulgenze sono perpetue , ed
applicabili alle anime del purgatorio.
Quanto alla messa, ivi si leggono alcu-
ne disposizioni , e che può applicarsi pe'
benefattori e in suffragio de'defiinti, per
altre ulteriori concessioni. Quesl* ultima
divozione per onorare la ss. Trinit;» , la
pia unione di s. Paolo nel i8i4 l'istituì
nella chiesa di s. Maria di Loreto de'
Fornarì, al cui paragrafo ne feci menzio-
ne e descrissi il tempio, e fu anch'essa
trasferita in s. Maria della Pace, come ri-
levai nel vol.LXlV,p.i8. Neln.°5i del
Diario di Roma del 1 8o i si dice, che do-
menica iS giugno dalla congregazione
del ss. Cuore di Gesù eretta nella chiesa
di s. Maria in Cappella^ di giuspatronato
dell'Eccma casa Doria-Pamphilj, fu ce-
lebrata la festa di s. Luigi Gonzaga, con
sermone e comunione generale de'fedeli,
e specialmente di que'marinari, che sono
istruiti ne'dì festivi da'confrati zelanti del-
la pia congregazione; la quale nel vener-
dì precedente avea celebrato con di vola
pompa la festa dell'adorabilissimo Cuo-
re di Gesù, come festa titolare di essa, ed
analoga predica. Nel n."4o del Diario di
UNI
Roma del i83o si riporta il seguente ar-
ticolo, 'j Donienica 9 maggio si è celebra-
la solenneuìente la festività della ss. Ver-
gine intitolata del Mare nella chiesa di
s. Maria ad Pineani volgarmente detta
in Cappella. Qui ebbe cuna la pia unio-
ne di s. Paolo formata di sacerdoti e di
chierici che si addicono a diverse pie o-
pere nella città. Un ramo di essa è par-
licolarmente in questa chiesa addetto al-
la coltura spirituale de'marinari che ap-
prodano alla vicina ripa del Tevere (poi-
ché nel trasferirsi la sede primaria della
pia unione di s. Paolo in s. Maria della
Pace da s. Maria in Cappella, in quesl'ul-
linja rimase ed esiste ferma la diramazio-
ne de'marinari). Nell'ore pomeridiane de*
sabati, delle domeniche e dell'allre feste
dell'anno s'invitano essi dalle barche nel-
la chiesa di s. Maria in Cappella, ove s'i-
struiscono nel catechismo e si dispongo-
no a ricevere i sagramenti , e fatta ne*
dintorni una breve e divota processione,
ascollano la divina parola. Un sacerdo-
te rettore mantenutovi dall'Eccmo prin-
cipe Doria-Pamphilj , che patrono della
chiesa volentieri acconsente che si usi que-
sto bene, ascolta le confessioni, e per sin-
goiar privilegio di questa pia opera par-
tecipa la Pasqua a'marinai nella dome-
nica della ss. Trinità. Onorarono la festa
i Consoli delle nazioni estere, e v' inter-
vennero tulli i marinai che si trovavano
in questa capitale. Circa le ore 23, ascol-
talo il panegirico della B. Vergine loro
protettrice, si recarono con divola pro-
cessione a Ripagrande, ove tutti schiera-
ti e genuflessi, furono benedette le navi
colla reliquia della B. Vergine. Gli orfa-
ni dell' ospizio apostolico per gentilezza
del loro presidente mg."^ Antonio Tosti,
già sacerdote operaio della pia unione,
venuti a cantare la solenne messa e le li-
tanie Lauielane, rendettero più bella e
commovente questa sagra funzione". Sul
benemerito istituto della più unione si
può vedere il breve di Pio VII, Ex quo
aeternae w(^/i/z>jde'3o agosto 1 S'i.i^BulL
U N l
Roin. cont. I.i5, p. 562: Anipliatio do-
tationisy ci comessio alioritm prì\'i/egio-
rum Socictad nitncupatae Uuìonis x.
Pimli\ercctn in Urbe prò di/Jhsi'oìic ec-
clcsiaslicoriun opcram diiìUlus sladiis.
L'ab. Coslanzi \\é\* Osservatore di Ilo-
mttj t.r, p. 170, tratta nel cap. 1: Dira-
niitzionc della Pia Vinone di s. Paolo
per gli veclesiastici studenti. Di reccn-
le nel 1 856 fu pubblicalo in lionia: Del-
la Pia Unione di s. Paolo apostolo e de
\'anta*gi da essa rendati alla soeielà
calle scienze sagre. Ragionamento isto-
rico di mg.f Francesco de* conti Fabi
Montani. 11 dolio, infuticabile ed erudi-
tissimo scrittore, giustaoìenle concbidc:
La caratteristica dell'uuione di s. l^uolo
è operare quanto mai sì possa la salute
di se stessi e de' prossimi; ed il tenere il
clcio lutto insieme unito e congiunto in
doMssinio vincolo di carità! Le dirama-
zioni di questo mirabile e benemerentis-
simo istituto sono le seguenti 19: ba un
caniinale per protettore , un regolatore
primario, due consultori, due sindaci, il
tesoriere, il segretario generale, l'arcbivi-
sta e il vice-segretario. l.** Del caso mora-
le in s. Apollinare: olirei i\i\e legoiato-
li, ba un teologocasista e4 segretari, cbia-
mali i\x\c dell' adiuianze e ilue del regi-
stro. 2." De'marinari in s. Maria in Cap-
pella, 3.° Della divozione del sagro Cuo-
re di Gesìi nella cbiesa di s. Maria della
Pace: questa diramazione, oltre i due re-
golatori , ba un presidente cassiere. f\°
Della congregazione spirituale de'secola*
ri entro la canonica della suddetta cbie*
sa. 5.° De'militari d'ogni arma. III.'* re-
golatore di essa è il cappellano maggio-
re prò tempore delle truppe ponlilìcie.
6. "Dell'arcispedale di s. Maria della Con-
solazione. 7." Di s. Spirito in Sassia. 8.°
Del ss. Salvatore ad Sancta Sanctorum.
9*" Di s. Giacomo in Augusta. l'c^Di s.
Maria e s. Gallicano in Trasleveie. i i,"
Di s. Maria de'pazzi. 1 2." De'detenuli po-
litici presso s. Micbele a Ripa. 1 3." Delle
carceri nuove in via Giulia. 14.° Dc'tbr-
u ^M 1 -^9
zali nella piazza di Termini, i j." Della
congregazione spirituale iXaW! Uni i'cr sita
romana. 16.° Della medesima nell'acca-
demia delle belle arti di s. Luca (della
quale parlai nel ricordalo articolo). 17.°
Degli eccle-iiastici studenti. In luogo de*
regolari è governata da 8 censori a vita,
fca cui devono essere sempre annoverati
\\ regolatore primario e il segretario ge-
nerale, il quale può essere, ove piaccia,
il segretario eziandio della diramazione.
iS."" Delia congregazione spirituale nel-
le scuole cristiane di s. Salvatore in Lau-
ro. 19." Della medesima nelle suddette
scuole cristiane alla Trinità de'Mouti. l
secolari aggregati alla pia unione , negli
«pedali servono gl'infermi, e si esercitano
in ogni altra cristiana virtù, riuscendo a
tulli d'eccitamento e di esempio. Mi go-
de Tanimo terminare (piesto paragrafo,
con riprodurre il riferito dal n." 5i del
Giornale di Roma 1857. j> S. E. il sig.
d. Filippo Andrea Doria Pamphilj {F.)y
interprete ed esecutore della volontà te*
slamenlai ia del defunto suo zio paterno
d. Carlo, a* 1 marzo presso s. Maria in
Cappella fece gettare lai. 'pietra per un
nuovo ospedale a [)ro de'cronici dell'uno
e dell' altro sesso: questo nuovo stabili-
mento di carità sorgerà così là dove s.
Francesca Romana fondava un ospedale
per i poveri infermi, e verrà atìidato al-
le figlie della Carità".
Jìlatcrazzario lìJaterassari, Univcr-
sitas Cidcitraruin confccloruni Urbis,
Quelli cbe fanno le materasse, mattaruni
confector^culcitrarìus.W materasso,wzti^
la^ calcitra, è quell'arnese da Letto ( A^.),
ripieno per lo più di lana, ed impuntito
per dormirvi sopra. Gli anticbi si asside*
vano a Pranzo ( f^.) nel Triclinio (f^.)so-
pra letti. 11 Piazza ueW Eusci^ologio, Iraf.
9, cap. 24: Della confraternita dì s. Bia^
giode' Matarazzarias. Cecilia in Cam-
po Marzo vicino a Borghese j dicliia-
l'd essere costante opinione presso gli
scrittori ecclesiastici delle cose di Roma,
che ov' e questa piccola e aulica chiesa
i5o UNI
tIedicQlaa s. Cecilia, fosse la sua casa pa-
terna e il palazzo della nobilissima fami-
glia de'Cecilii Mefelli, da cui derivò; e che
l'ultima prova si scavò nel i6o4 (o nel
1606 come vuole l'Alveri^ il quale non
conviene ci)e la fabbricasse Urbano I, co-
me prelesero alcuni) sotto l'altare, nel
marmo trovato, in cui è scolpito; Haec
est Domus, in qua orabats. Ceciliae, e
fu collocato nella chiesa. Indizi del suo
antico edifizio, dice essere diversi avanzi
di cubiculi, o di qualche cimiterio per le
grolle sotterranee che si osservano, o al-
cuno de* refugi de'cristiani perseguitati;
de'quali non essendodegno il mondo, co-
me disse rApostolo,appena trovarono nel
mondo luogo bastante da ricoverarsijper-
che per essi era solo degna abitazione il
Paradiso. Inoltre a p. 494 osserva, che
a s. Cecilia verginee martire, gloria insi-
gne della nobiltà romana per aver illu-
stralo e edificato Roma con l'eroico e-
«empio di sue virtù , furono dedicate 4
chiese (il Mailinelli oltre un ospedale ne
nomina 5: nel paragrafo Vasellari ìWìo
di loro chiesa anche sagra a s. Cecilia),
due dellequali furono o case paterne, co-
me quella famosa in Trastevere, ov'ella
sostenne il martiriojl'allra nel rione Cam-
po Marzo in cui nacque, ovvero secondo
alcuni, ove fu sposata da s. Valeriane; e
le altre due, ch'erano ereditarie dello spo-
so e cognato s. Tibui zio, dopo il loro glo-
rioso martìrio. Dipoi nella sua G?er^r(7/i\f
Cardinalizia , descrivendo la Chiesa di
s. Ceciliaiii J'r<:r*;ei'ere, la dice anch'es-
sa già sua casa paterna; ed altrettanto af-
ferma fìeWErnerologiodi Roma, parlan-
do di sua festa , che dichiara celebrarsi
nella detta chiesa sua casa paterna, e nel-
la chiesa de'malerazzari, che pure ripete
fu di lei casa paterna e vi faceva orazio-
ne, ivi pure riportando la riferita iscrizio-
ne. È comune e antica tradizione, che la
chiesa di Trastevere fu innalzata sulla ca-
sa di s. Cecilia, da Papa s. Urbano le la
consagrò. 11 Panciroli ne* Tesori nasco-
sti di Roma, }^BH'\&nóode\\» chiesa ót ma-
UNI
lerazzarì nel rione Campo Marzo, la eh in-
tììn s. Hiagio al palazzo de* Medici, per
quello vicino de'granduchi di Toscana,
che prima era di s. Cecilia, e dal capito-
lo della chiesa di s. Lorenzo in Lucina
fu concessa con tenue annuo riconosci-
mento a detta arte. Il posteriore Marti-
nelli la chiama s. Cecilia in Campo Mar-
//'o,a'28genrjaior i3 i consagrata, e^^ 15*0-
cietatisCulcilrariorum concessa nel i525
da detto capitolo; e riporta l'iscrizione del
Piazza. Il più recente Venuti, nella Ro-
ma moderna , chiama la chiesa de* ss.
Biagio e Cecilia, presso il vicolo della Lu-
pa, ritardando la concessione ali ^'j^, il
che si deve intendere per quanto vado a
dire. Certo è ch'es'^a esiste nel vicolo de*
Malerassari detto del Divino Atnore per
la stessa chiesa che da loro e dall'attua-
le proprietario sodalizio omonimo prese
l'odierna volgare e doppia denominazio-
ne. Anche il Melchiorri nella Guida di
Roma, riconosce il duplice titolo di chie-
sa de'ss. Biagio e Cecilia de'Materazznri,
oro della compagnia o confraternita del
Divino Amore, perchè i confrati successi
a' materazzari , già proprietari di loro
chiesa, vi aggiunsero tale nomenclatura.
Benedetto XI li da'fondamenli rifabbri-
cò la chiesa co'disegni del cav. Rauzzini,
ed allora fu messa nello slato attuale. Ri-
feriscono i descrittori delle chiese di Ro-
ma, compreso il dotto Nibby, che il qua-
dro dell'altare maggiore è di Sigismondo
Rosa,cheviefllgiòs. Biagio, De'due qua-
dri laterali, quello esprimente s. Cecilia
e s. Valeriano suo sposo, lo dipinse Placi-
do Costanzi ; l'altro del ss. Crocefisso è
pittura di Fabrizio Chiari. Antonio Bic-
chierari colorì a fresco li 4 ovali interni,
simboleggianti s. Gabriele Arcangelo e
l'Annunziatala ss. Crocee il Nome di Ma-
ria , s. Cecilia e s. Biagio; come pure il
quadro esterno sulla porta della chiesa,
Queste descrizioni sono inesatte e poi le
rettificherò. Tornando al Piazza, raccon-
ta che nel 1 52 1 nell'anlica chiesa i lavo
ranli malera^zari istituirono la confi a-
U iN I
teinila sollo rinvoca/ione ili s. Biagio ve-
scovo e inuilii'e, e che ollemieto la chie-
sa Ja Leone X; ma qtiel Papa morì li
«olle ilei 1." iliceioUre i5'2i. Auclie s«i
4)uestu mi occorrerà cliiaiire l'origiiie e
la concessione. Tutlavolla, soggiunge, il
sodalizio per la poveilà ili ilelli lavoran-
ti non fece progressi ad onla ile'Ioro sfor-
zi; finche nell'anno santo iSyS unitisi aJ
essi i maestri dell'arte, in tal modo creb-
be e prese vigore, che tosto si fece nume-
rosa e fervente. Dipoi i lavoranti si volle-
ro dividere, ed i maestri perchè il soda-
lizio non njaiicasse io dichiararono in se-
guilo comune non soUunente alla loro
professione, ma anco alle altre arti, ed
ammisero le donne pei consorelle. Laon-
de fattosi di nuovo numeroso, a'privilegi
ottenuti da Pio I V.allri neaggiunseGre-
gorio X Ili, e successi vamenle llorì, i con-
frali lislorando la chiesa e provvedendo-
la di tutte le suppellettili proprie del cui*
to divino. Visitavano i confrali infermi,
li soccorrevano e facevano curare dal me-
dico; accontpagnavano i defunli alia se-
poltura, e li sulFragavano. Visitavatio i
confrali prigioni egli aiutavano a liberar-
li. Vestivano sacchi bianchi, con l'eifigie
di s. Diagio loro protellore sulla spalla,
iu cui festa celebravano solennemente, ed
anche quella di s. Cecilia antica litolare
della chiesa. Il Bovio, La pietà trion-
fante nella basilica lìis. Lorenzo in Da*
niaso, parlando della chiesa di s. Maria
in Cacaheris^tvvo\\tàii\tn\.ii lacooula che
neh 595 fu concessa a'malerazzari, dopo
essersi separali da' Regatlieri ^ co'ipiali
anlicauìenle facevano una sola confrater-
nita, sotto il titolo di s. Biagio , denomi-
nazione che prese anco la chiesa ; e net
161 4 partiti i malerazzari, fu la chiesa
data a' Cocchieri. Invece e come meglio
riferisco nel paragrafo llegattieriyCoì più
critico ed esalto Fonseca, De basilica s.
Laurentii in Daniaso , il quale ancora
tratta di tre delle diverse chiede innalza-
le a s. Cecilia, deve ritenersi, die nel 1 ^q S
o prima divisi essi da'matet'a/zQri, a qiie-
UNI i5;i
sii ultimi restò la chiesa de' ss. Biagio e
Cecilia, ed i regallieri ebberoquella di h
Mariitin Cac/iberis , che dedicarono al
loro patrono s. Biagio, e vi restarono si-
no ai 1662, passando nella chiesa di s.
Andrea detto impropriamente di Porto-
gallo a' Monti; ed allora nella chiesa in
Cacaberis subenlraroiio i cocchieri. L'i-
stituzione della confraternita de'la voran-
li inalerazzari propriamente si fece nel
1 5-2 £ nella chiesa o nell'oratorio di s. An-
gelo in Borgo, dello de'Corridori dal no-
me della via, che lo preseda quello che
fa comunicare il Palazzo apostolico Pra-
ticano col Castel s. Angelo; chiesa che
successe all'antica, la quale credesi eretta
ì\a s. Gregorio J , come dissi nel voi. X,
p. 1 94, e altrove, in occasionedella Pesti-
lenza (/^.), nella quale gli apparve l'An-
gelo sul Sepolcro d'Adriano, che perciò
poi prese il nome di Castel s. Angelo. E
parliti da es>ia i mater<izzari , probabil-
menle neli5?, ì» per passare iu s. Cecilia,
la chiesa di s. Angelo fu data a una con-
fraternita di geuliluoinini romani, che la
riediljcò sotto Pio IV, come racconta con
interessanti particolarità Fanucci a p.
229, dicendo che ogni 3 anni dotava aS
zitelle, a ciascuna concedendo 3o scudi e
una vesledi panno bianco, che altri chi.i-
mano roverso, ed esercita vasi in quelle al-
tre o[)ere pie che descrive. La chiesa di
s. Angelo die il nome al Borgo s. Ange-
lo, e lo rileva Panciroli citalo a p. 201,
dicendo che vi fu collocata una venerata
ioiinogine del ss. Salvatore d'ordine d'A-
lessandro VI, il({uale le concesse indul-
genze. L* odierna piccola ma bella chiesa
fu edilìcala vicino all'antica e rovinosa,
dui nobile ricord<ilo sodalizio, dopoché
Pio I V torlifìi!Ò la (Atfà Leonina e Castel
V. Angelo. Il quadro dell'altare maggiore
rappresenta s. Michele Arcangelo, opera
di Giovanni de Vecchi. Quello colla B.
Vergine miracolosa nella cappella a sini-
stra è di Gio. Battista Lombardelli, det-
to Montano o di Monlenovo nella Marca,
di cui SI credono pure le pillici a fresco
i52 UNÌ
e al dì fuori e sopra l'arco tlplla cappella,
secondoVcnulijClica^giimge aver la chie-
sa gotliilo il gius pMn«;Ccliiale nel i564.
A vantaggio precipiiamentetlegli artigia-
ni della regione, il fervidozelo del roma-
no conte d. Carlo Fioravanti beneficialo
Valicano, e poi nel i 8 1 4 vescovo di Uieli,
ne'prinii anni del corrente secolo stabili
nella cliiesa di s. Angelo de'Corridori l'o-
ratorio nollurno cbe tuttora vi fiorisce.
i malerazzari col loro sodalizio nel par-
lire da delta chiesa oUenuero da'cappel-
lani della cappella JJorghesiana della ba-
silica Liberiana la chiesa di s. Cecilia Del
rione Campo Marzo, col peso d'un cano-
ue di cui sia fiancarono nel i ^38, inoltre
compensandoli in quest'epoca per le de-
molile adiacenti piccole case di loro pro-
prietà, quando atterralo V oratorio fu e-
relta l'odierna chiesa. Siccon)e nello spi-
rituale l'oratorio era soggetto al capitolo
della collegiata , allora esistente, della
Chiesa di s. Lorenzo in /yHcw<7, esso con-
venne alla concessione neliS^S. Allora i
iiiaterazzari dedicaiono roratorio al pa-
trono loro s. Biagio, l'esleggiantlo pure
l'antica titolare s. Cecilia , ed altrettanto
fece l'uni versila de'regatlieri finche restò
unita a quella de'niuterazzari. Frattanto
r oratorio rovinando ed essendo divenu-
to quasi indecente, il sodalizio de' «nate-
razzar! a mezzo d'un loro benefattore ot-
tennero che il piissimo Benedetto XllI Io
rifabbricasse da'fondamenti, dopo averlo
fatto demolire. Infatti leggo nel n.^iSyo
del Diaiio di Roma del i 729, che Bene-
detto XllI a'25 luglioi729 fece la fun-
zione di benedire e porre con tutte le con-
suete formuli là e ceieinonie lai." pietra
fondamentale per la nuova chiesa della
B. Vergine, s. Biggio vescovo e martire,
e s. Cecilia vergine e martire, dell'uni-
versità de' malerazzari , previo analogo
seimone, sul testo: Edificavit Doniinus
Domain .suaui supra f ir inani Pe travi-
Dentro la pietra e scolpita in lamina di
piombo vi pose l'iscrizione riprodotta dal
Dicirio^ e cpnispoodeute a qujilU fuar-
UNI
morea ch'è presso l'ingresso della chiesa;
e di {)iìi collocò ne'fondamenti alcuni A-
^'7i«.yM/,aIcunemcdaglie,una pigna d'in-
censo dorata, ed un'ampolla d' olio. Fu
allora che dall'antico oratorio si traspor-
tarono e atìissero nelle pareti della nuo-
va sagrestia, oltre altre memorie antiche,
la suddetta lapide trovala ne' primi del
secolo XVn sull'identicità del luogo co-
n)e IJonius di s. Cecilia , non che i' anti-
chissimo affresco forse esprimente lo spo-
salizio di s. Cecilia con s. Valeriane, colle
loro efilgie, e quelle probabilmente di s.
Tdjurzio e di s. Urbano I. Sotto è que-
sta iscrizione incisa in oiarino, che ricor-
da pure i narrati fasti dell'oratorio e del-
la chiesa. Fetustissiniam Imagi ne m ac
lapideni hiuic consecrationis antiquae
hujus Ecciesiac s. Ceciliae Virg. et M.
anno mcxkxi peractae testeni sub ejus-
deni ara maxima amio mdiv repcr-
tnm. Benedictus XIII P. M. Ord. Prae-
dicatoruni anno mdccxxix Ime transfer-
ri mandavit. Nell'altare maggiore vi fu
posto un quadro esprimente il ss. Croce-
fisso colla B. Vejgine e s. Giovanni, e ne'
due altari laterali ilalla paile del vange-
lo i ss. Cecilia e Valeriajio, da quella del-
l'epistola s. Biagio. Più si foruiarouo due
sepolture pe'confrati e per le consorelle;
e contigua alla chiesa fu edificata l'abi-
tazione pel cappellano. Per le vicende po-
litiche di sopra riferite, e per la soppres-
sione delle università eseguita nel i8o£
da Pio VII , restò sciolta anche quella
de' materazzari in uno al sodalizio. Allo-
ra la chiesa de'ss. Biagio e Cecilia fu da-
ta all'arciconfraternila di s. Camillo , di
cui nel voi. XI, p. 279 , la quale essen-
dosi poco dopo unita aW Arcieonfra ter-
ni ta del ss. Sacramento in s. Ti'ifone
(f^'-Jj già chiesa di s. Salvatore \n Pri-
miecrioy della quale nel voi. LV, p. 22,
indi venne concessa all' arcicoufraternita
del Divino Amore, attuale proprietaria,
dal suo amorevolissimo protettore il car-
dinal della Somaglia vicario di Roma, coti
rcscvittp de'21 giugno 1 802, confeiflialo
UN I
da Pio VII con breve de' 19 novembre
i82-2. Delle pie isliluzioni soUo l'invoca-
zione del Di\>itio Amore ^ parlai ne' luo-
ghi loro; cioè di quella di s. Gaetano fon-
datore de Teatini {/'.), ed esistente nel-
la loro chiesa di s. Andrea della Valle; e
nel solleiraneo della chicsadi s, Alaria
in fili Liitii^ ove pure si uflicia in tut-
te le feste, già oratorio, abitazione e car-
cere de*6S. Pietro e Paolo, e di s. Luca; e
delle monache del Divino Antere {f.)-
Queste dimorandone! palazzo già Raven*
na sull'Esquilino^i'idolto a monastet'o,ma
pagando la pigione e volendosi aumen-
tare dal proprietario , le n»onache per
mancanza di rendite ricorsero al Papa Pio
IX, il quale assegnò loro neli84y la ca-
sa della Chiesa di s. Eusebio^tUì cui nel
marzo erano liscili i virtuosi Gesuiti, per
le sciagure politiche che altlissero Roma
in quell'epoca infausta e di disordine. Ili-
composta la pubblica tranquillità, nelde.
dinar del 1 849 ritornata in Roma la be-
nemerita compagnia di Gesìi , ricuperò
ancora la casa e chiesa di s. Eusebio, e
le monache temporaneainenle e Uno a
nuova destinazione furono collocale nel
Conservatorio Fio (^.), senza però po-
ter fare nuove vestizioni. Il monastero e
Conservatorio di s, Caterina de' Funa-
ri, una delle segnalale istituzioni di s. I-
gnazio Lojola, è [)roprietario del Castel
di Leva, situalo fuori della porta s. Seba-
stiano, tra le vie Appia e Ostiense e per
quella che conduce a Porlo d' Anzo , e
come narrai in quell'articolo volgarmen-
te dello del Divino Amore per la chic'
sa ivi dedicata alla ss. Vergine sotto ta-
le titolo, ove si venera una miracolosa im-
magine che manifestandosi nel 1720 e
successivamente con moltissimi prodigi,
divenne un celebre santuario ed è fre-
quentato, massime nella 2.' festa di Pen-
tecoste, da innumerabile popolo romano
e de'diulorni, ed in «juella della ss. Tri-
nità dalle genti dc'deliziosi colli Albani e
segnatauiente (Il Marino, con festeggia-
lucnti populan di riuouiauzu. Compita
UNI i53
l'edifìcazione della chiesa neii744> il car-
dinal Rezzonico, poi Clemente XIII, la
consagrò a'3i maggio lySo. U tempio,
d'ordine corintio, ha vago e dignitoso a-
spello, con portico tapezzato di tabelle
votive. La di vola immagine esprime la B.
Vergine che allatta il diviu Figlio, cir-
condata da parecchi angeli che in atteg-
giamento riverente stanno co'furaaoti tu-
riboli. 11 1. 1 7 deW Album di Roma nelle
p. 274 e ^'^^ riporta il prospello della
chiesa, colla elegante ed erudita descri-
zione del castello di Leva e della chiesa
della Madonna del Divino Amore, di quel
fiore di pietà e di sapere qual è il eh. cav.
Anilrea Delli, al quale ivi pure piacque
dire parole amorevoli e confortatrici di
mia opera, nel ricordare quanto io ne a-
vea dello nel citato articolo. Adunque
per le pubbliche. vicende del 1798 aven-
do rarciconfralernita del Divino Amore
perduto il suo archivio e quanto posse-
deva , ignorando la sua precisa origine,
crede probabilmente doverla ripetere dal-
la tenera e generale divozione che destò
nel secolo passato la celebrata immagine
della Madonna del Divino Amore, e da
alcuni de'moltissimi divoli accorrenti al-
la solenne sua traslazione e frequentanti
il santuario; finche adunatisi in alcuna
chiesa della città si costituirono in soda-
lizio, il quale fu canonicamente approva-
to co'sacchi bianchi, onde simboleggiare
il candore de'costumi co'(|uali volevano
onorare la ss. Vergine, con mozzetta di
ruis turchino e cordone di siuìile colore,
e per islemma o insegna della spalla la
stessa ss. Immagine. L'arciconfraternita
trovavasi congregata nella chiesa parroc-
chiale de'ss. Simone e Giuda , di cui ri-
parlai nel voi. LI, p. 244» ^P'^"^'^* li» 'G^
pubblica del 1 798 la 8op[)resse colle altre
di lioma. Indi nel 1 800 si riorganizzò, eoa
permesso tlell'autorilà ecclesiaslica, nel-
la chiesa di s. Stefano in Piscinula, della
(piale torno a ragionare nel paragrafo
Peseivendoli y finche nel 1802 ebbe la
propria chiesa che possiede^ che recita uiò
i54 Lf W I
coti notabili dispendi. Dipinse la faccia-
la esterna, e allora si perde l'antica pittu-
ro decaduta; ornò l' interno, lo rese piti
decente e vi pose lapide aìaiinorea della
concessione della chiesa al sodalizio del
Divino Amore. Vi costruì la cantoria e
l'organo, rifuse la campana con altro me-
tallo, e ne aggiunse altra. De' suoi ovali
nelle pareli lasciò i due laterali all'altare
maggiore. Da (piesto tolse il quadro del
ss. Crocefisso, e vi pose nel centro di ma-
gnifica raggiera e di bellissimi stucchi la
Madonna del Divino Amore egregiamen-
te dipinta dal celebre barou Vincenzo
Camu)ucciui; lasciando illesi gli altari la-
cerali co'quadri de'ss. Titolari, di cui ce-
lebra la festa. Diligenleinenle TulFizia e
uìauliene con decoro, esercitandovi pie
pratiche quotidiane e annue, con concor-
do de' fedeli. Nella 2." festa della Pente-
coste celebra quella della Madonna del
Divino Amore con triduo solenne, oltre
le principali feste di Maria Vergine; non
che l'esposizione delle Quaranl'ore. Seb-
bene l'università e il sodalizio debutate-
razza ri non più sussistesse, tuttavia alcu-
ni di essi pretesero nel i 8^5 reclamare la
restituzione della chiesa, ma le loro istan-
ze furono rigettate dal cardinal Zurla vi-
cario di Rouia. Di recente la nobile pen-
na del p, d. Prospero Gueranger abbate
di Sotesmes scrisse una dotta e critica sto-
ria sopra s. Cecilia, per averla ricavata
dall' archivio Vaticano e da quello del
monastero di s. Cecilia in Trastevere, con
l'apologia degli atti del suo martirio. Di
questa volgarizzò i primi 1 5 capitoli e nel
resto molto si giovò dell'opera, sia per ri-
spetto dell'Appendice sui santuari di s.
Cecilia in Roma e sia in altro, il eh. avv.
Giuseppe Rondini, il quale nel 1 855 pub-
blicò in Roma ; Di s. Cecilia e de suoi
Compagni Martiri sotto Turcio Alma-
chio prefetto del pretorio di Roma nel-
l' impero d Alessandro Severo. Della
basilica di s. Cecilia Trasteverina , di
quella ad SaìictamCaeciliam in via Ti-
hnrtìna , de Domo , de Lupo Pacho a
UN I
Tur re Campi ^ al Campidoglio j de' e au-
tori ponti fidi ^ dell* accade mi a di s. Ce-
cilia y delV opere artistiche e letterarie a
lei sagre. Memorie storiche tratte da' mi-
glio, i e autentici documenti ec.Per tutto
quello che vado accennando, essendo sol-
tanto accessorio all'argomento che intesi
di parlare, vale a dire l'università i\itMa-
terazzariy non credei leggere tutta l'en-
comiata opera , ma soltanto dare alcune
occhiate per chiarire il disputato punto
dell'abitazione di s. Cecilia, se nel Cam-
po Marzo o se nel Trastevere; benché co-
munemente si crede il luogo ora occupa-
to dalla chiesa dell'arciconfraternita del
Divino Amore, già casa paterna della san-
ta; ed il luogo in cui sorge la nobilissiuia
Chiesa dis. Cecilia in Trastevere (della
quale riparlai nel voi. LXXV , p. 206,
212,219, 222,243, 246, per non ricor-
date i molti altri luoghi, ed in questo nel
paragrafo Fasellari), che lÌu^W Umilia-
ti (F.) passò air attuali monache bene-
dettine il monastero e la chiesa, restando
senqjre Titolo cardinalizio^ già casa del-
lo sposo s. Valeriano. Laonde appena di-
rò genericamente: Che il lodato scrittore
chiama la suddescrilta chiesa di s. Ceci-
lia, net Campo Marzo, già abitazione de'
Cecilii e perciò della santa, detta de Do-
niOy fondata nel VII secolo, per un tea»,
pò filiale della chiesa di s. Lorenzo in Da-
maso,poi di quella di s. Lorenzo in Lucina.
Che fu ancora soggetta alla chiesa di s.
Cecilia in Trastevere, dalla quale basìlica
il benemerito cardinale Paolo Emilio
Sfondratif suo titolate, l'aflidò a due do-
menicani, perulliziarla convenientemen-
te, e tutto venne sanzionato da Paolo V.
Perciò soppresso il titolo di s. Biagio, ch'e-
rale stato aggiunto, e sottoponendola al
cardinal titolare di s. Cecilia, assegnò a'
due religiosi annui scudi 32 5. Che Bene-
detto XI I I riedificando la chiesa, volle che
si chiamasse s. Maria del Divino Amore
col nome volgane di Campo Marzo , di-
cendo r iscrizione monumentale, divae
Caeciliae Donium, ed in suo onore et dì»
U NI
.7 Blttsii (JualdWj terminnnilo colle pa-
iola, et Deiparae Marine saerain quo-
que in posterum esse jusseril. Aggiunge
una cella tradizione che pone nel Campo
ili Marte la casa ove fu allattata s. Cecilia,
e (love ella Irascoise i piiaii anni suoi !»i-
no all'età nubile; la pielìuouiaiia nel luo-
go del palazzo edificò la chieda de Do-
filo; ed il titolo attuale della chiesa del
Di vlnoA more riunisce il monumento mo-
derno alla casa de' Cecili!, che fu vera-
mente negli anni che la vergine Cecilia
visse sotto il suo tetto, un lem[)io angusto
dell'Amor Divino. Da questa casa s. Cecilia
passò in quella dello sposo s. Valeriano, e
ivi morì verginee mai tire (anche pel nar-
rato iìaWyllhuni (li liofna t. 2, p. 49)- ^"ti-
come soleva portare sempre secoli I libro
degli Evangeli, ricorderò che il p. Meno-
chio scrisse nelle Stuore^ t. 2, cent, 6.'\ il
cap. 3o ; Della divozione degli antichi ^
che usavano di portare addosso o d* a-
vere in altri modi appresso di se il s.
Evangelo. Aggiungerò che tale pratica
*ervì a'{)rimilivi cristiani anco perelirni-
nnre le Superstizioni (J .) pagane. Dal
iin qui da we riferito, certamente dopo
studiose ricerche, e sebbene a tulle non
eia tenuto, quanto airalfermatodall'avv.
t>ondini,scritloreche ioamtuiroancoper
Je sue Memorie sopra il tribunale degli U-
di lori di Rota (/'.), anzi gli sono grato per
il vere dichiarato d'essersi profittalo del
n»io Dizionario, nelle iuddetle Memo-
rie iu argomento, e con espressioni per
me onorevoli; tuttavolta in alcuni punti
non posso interamente convenire con lui,
cioè: F.Xhe la chiesa in discorso fu delta
de Domo. 2.** Che l'ullìziarono due do-
menicani. 3.** Che fu soppresso il titolo
di S.Biagio. 4. "Che Denedello Xlll (mor-
to nel 1 730) volle che la chiesa si nomas-
se del Divino Amore. Imperocché di pas-
saggio e senza entrare in discussione, su-
bordinatamente mi permetterò osserva-
re, i.** La chiesa di s. Cecilia di Cumpo
Marzo non fu delta de Doino^ e [>oichè
il eh. scrittore cita V autorità dei sum-
UNI i55
mentovalo Fonseca, in questo leggo a p.
341 : De Ecclesia s. Caeciliac de Do-
mo, filiale della basilica di s. Lorenzo in
Damnso, che probabilmente fu dove sor-
ge l'oratorio di s. Maria del Pianto (ov'è
r oratorio notturno particolarmente a
vantaggio spirituale degli artigiani) deb
r arciconfraternita della Dottrina Cri-
stiana^ senza allatto nominare la chiesa
o oratorio di s. Cecilia a Caaipo Marzo.
Altrettanto aven scritto il pure ricorda-
lo Bovio a p.i 56. 11 Martinelli nel ram-
mentalo suo novero delle chiese di s. Ce-
cilia, non conobbe questa de Donio^so^
lo ricorda Ecclesiae s. Cacci liae Sabello-
rum in Domibits, forse presso la casa de*
Savelli, 2.°Non trovai memorie che l'uHl-
ziassero i domenicani, giacché ciò fece il
sodalizio de'materazzari dal ì 525 fino al
termine del secolo decorso. Nondimeno
e per la vicinanza della chiesa di s. Ni-
cola de'Prefettijde'medesimi religiosi del-
l'ordine de Predicatori (F,) che di re-
cente la dierouo al sodalizio del ss. Cro-
cefisso Agonizzante (e perché ebbe origi-
ne, come tante altre, per onorare il s^.
Viatico^ in quest'articolo ne tratto), può
essere che nel rilrovameiito del corpo di
s. Cecilia e Compagni, pel fervore desta-
to per la santa, curasse il maggior suo cul-
to in tale chiesa il cardinal Sfunclralo,
3," Il titolo di s. Biagio non poteva esse-
re soppresso, per ritenere la chiesa i ma-
lerazzari che lo veneravano a protettore.
4.° Benedetto XI II non al Divino Amore,
ma esplicitamente alla B. Vergine, a s.
Biagio (altra prova del titolo non estin-
to) , ed a s. Cecilia dedicò la chiesa at-
tuale nel rifabbricarla. Il presente titolo
del Divino Amore lo ricevè dall'arcicon-
fraternita omonima, dopo che nel i8oa
ebbe la chiesa.
Medagliari. /^. il paragrafo Coro-
nari.
Mercanti e Merciari, ColUgiuniMer-
catoruniy Colleginni Negociatonini, U-
niversitas Mercatoruin Urbis , Artis
Mcrciariorum. Il mercante, mercadan-
i56 UNI
te o in€i-ca tante, Mercalor, è quegli clie
esercita la mercatura, Mercatura^ l'ar-
te ci<J€ di lranicare,negoziare, comprare e
vei)dere a (ine di gundngno; arie del mer-
cataiitare la merce, Mcrx, c|ualunf|ue
sorta di manitaUiue, di roba, di eftelli, e
di derrata ricavala dalle possessioni che
sia oggetto di IraHico; arie trovala dagli
uomini per sopperire a quello che non ha
potuto far la natura, di produrre in ogni
paese ogni cosa necessaria o comoda al
vivere umano. Gli antichi romani tace-
vano distinzione ha'mercatanti, Merca-
tores,e negozianti, Ncgotiatores sivcNe-
gociatorcsy chiamando coli.*'nome quel-
li che dimoravano ordinariamente in Ilo-
iiìa, e col 2." quelli che si stanziavano nel-
le Provincie. Il collegio de'mercatanli fu
istituito nel 279 di Roma sotto il conso-
lalo di Claudio e Servilio. La. festa de'
mercatanti era a' 1 5 del mese di maggio:
sagrifìcavano allora una troia pregna a
Mercurio, dio del commercio, e punfìca-
vansi alla fonte detta Jf/ua I\Iercurii\
pregando il nume d'esser loro propizio e
di perdonare loro le frodi commesse. Mer-
ceria dicesi la bottega del nìerciaio o mer-
ciaiuoloy SeplasìariiiSy piccolo mercan-
le di poche merci; contenendo la merce-
ria cose minute attenenti al vestire, co-
me telerie, nastri, stringhe, cappelli e si-
mili: 71/cvvr /ninuta, Taherna lìlercium
inìmUaruni.; Mcrcis niiiiiUae vendÌLor^
Me rei s e.dgune negoeiator. Si chiama
fondaco la bottega dove si vendono a ri-
laglio panni e driq)[)i, Of/Ieìna, Tiiher^
Ila vestìai'ia; e si tlice anche in «>ignih«
calo di magazzino per le vettovaglie, Ta-
herna eìbaria, Cella promptuariajlor-
reiun. Dicesi negozio, Negotium^ Nego-
tior, faccenda, halllco, aliare; ed anche
in significato di fondaco e bottega, lìler-
calo e Fiera {F.) si dissero i luoghi do-
ve si traila di mercanzia, e dove si com-
pera e vende. La sala de'mercanli roma-
iti era la Basilica (P.), anche parte del
Tempio (F.)y ove si adunavano per eser-
citarvi il coiamercio, al Tribunale (F.)
U N l
ricorrendo per le questioni, poi istituen-
dosi speciali tribunali di commercio, e per
gli odierni de' dominii della s. Sede ri-
parlai a Triduivali di Roma. Alcuni pre-
tendono che nel Foro Arcliimonio, di cui
nel voi. XVI, p. I 3 I , i mercanti greci di
Roma si adunassero per vendere le mer-
canzie. In b'irenze si chiamò Mercanzia
il tribunale che con autorità somma de-
cideva e giudicava le accuse mercantili,
ed avea particolare giurisdizione nelle
materie dell'esecuzioni civili. Celebri fu-
rono nel medio evo i collegi e consolati
de'mercanli, conje narrai innanzi di que-
sti paragrad. Degli antichi luoghi di con-
vegno de'mercanli, come i Fori, del pa-
ragrafo Macellari eziandio , ne feci ri-
cordo anco nel voi. LXXX, p. i 33. Disse
latinamente il Morcelli : Mercator Man-
go, il venditore o mercante riprovevole
d'uomini, Schiavi (F.). Frwnentarius e
Frumentator, il mercante provveditore
o incettatore da grano. Foe«ó5/'/or,il mer-
cante di fieno. Olearius, quello dell'o-
lio. Da frumento e vino, Collegia Frii-
mentariorum et Finariorum. Da buoi,
Ncgotiator Boarius, Da panni , Nego-
tialor Lintearins. Agente o ministro di
mercante, Institor, 11 negoziante , 3Ier-
cator, Ncgocians, Negolians. Da vestì,
Negotiator Feslìarins. Da vino, NegO'
tialor Finariiis.Dà frumento, Frwnen-
tarius, Di droghe e altro, Aromalarius,
Seplasiarius: Di perle, Margarilarius.
D» drappi tinli a porpora, Ncgotiator ar»
tis Purpurariac. Da libri , Ncgolitilor
Lihrarius. Da olio, Olearius. Da salu-
me, Negocians Salsarius, Da tele, Ne-
gotiator Lintearius. Da vesti e da tale,
Negotiator Vestiarius , et Linteariae.
^es^oz'iiM'e, Me reo r. Nego tior, Negotians,
Negotiandi. Negozio, Nego tinnì, Ncgo-
tior, Res. Questi vocaboli non solo pon-
no applicarsi alle diverse specie di mer-
canti di cui vado a parlare, ma eziandio
ponno servire agli analoghi paragrafi di
questo articolo, che vanno tenuti presen-
ti per quanto vi hanno di relazione. L'o-
UNI
rìginc della professione de'mercanli, di
vendere e comprare, quantunque IMinio
l'nllriluiiscft ngli afiicani, nella s. Sciiltu-
ra ne abbiamo remoli esempi dal tempo
di Noè, e poi de'raercanti ismaeliti a'qua*
li fu venduto Giuseppe da'crudeli fralei-
li. La fabbrica delle Ciltà presso i lidi
del mare, e la comparsa di battelli stra-
nieri, fece determinare i Por// (A .), e die-
de luogo ai commercio marittimo; il ter-
resti e essendo favorito dalle Strade (F.)
e da'mezzi di trasporto, che rammentai
nel paragrafo Cocchieri. L'unione di no-
mini dentro i luoghi fabbricati, ed il bi-
sogno reciproco de' comodi e delle sussi-
slenze, fece determinare le arti e mestie-
ri, stabilì le ofììcine per lo spaccio de'ge-
neri, ed inculcò a'nierciai e artisti rispet-
livi d'attendere alla negoziazione e com-
mercio dell* arte e generi di loro propria
sfera. Allorché l'abbondanza delle mer-
ci e de' generi commestibili sorpassava il
bisogno degli abitanti, nacque 1' idea di
permutare all'estero le cose indigene coi
denaro, o con altri generi commerciabi-
li. Ma il commercio di tali oggetti non
essendo confacenle a lutti, e d'altronde la
vigilanza del governo non sostenendo uo-
mini disoccupati, l'umano criterio imma-
ginò d' accrescere i comodi della vita , e
nacquero il commercio delle manifattu-
re, de'generi di moda e d'industria, colle
arti belle e il Lusso {F.). Con l'aumen-
to delle relazioni, sì permutavano o si
consegnavano somme rilevanti con mol-
la fatica, molta responsabilità , e mollo
impiego di tempo. Per facilitare il com-
mercio e la circolazione di esso, come nel-
le vene la circolazione del sangue, la ne-
cessità introdusse le lettere di cambio, il
comodo le propagò, e nacquero le dille,
i banchi e le case di commercio , quale
altro genere di lucrosa negoziazione, pres-
so la quale si produssero gl'intermediari
ed i sensali. Si legge nel n." 90 i]eì Cior-
fiale di Roma del 1 BSy, che la i .'banca
europea fu stabilita in Italia dagfisrae-
liti lombardi ncirSoS^ e quindi proba*
UNI I ^7
bilmenle T origine delle rorre Fie de'
Lombardi che esistono in Europe. L'o-
rigine delle parole Banca e Banchiere ,
è probabilmente derivata dalla parola
Banco, tlal banco cioè che stabilivasi
sulla piazza del mercato pel cambio del
denaro. Seguono quindi le date sull'ori-
gine delle banche d'Europa, dalla banca
di Venezia, che dicesi istituita nel 1 iSy,
in poi; ma nel voi. XLIV, p. 211, nel
parlare di tali istituzioni, il banco ve-
neto col cav. Galli lo dissi cominciato
nel I 1 7 r . L' introduzione del Telegra-
fo (F.) elettrico è riuscita d' immenso
vantaggio al commercio, come le Strade
ferrale [F.) ed i battelli a vapore, de'qua-
li riparlai a tale articolo. La mercanzia è
utilissima al governo politico d'ogni popo-
lo, purché non degeneri nel riprovevole
monopolio o monipolio, Dlonopoliuuiy
ossia incetta e comprila fatta da taluno
ili tutta una mercanzia per essere solo a
rivenderla a suo modo, ed a maggior prez-
zo che se fosse venduta da più negozianti.
Riprovevole è pure il mercimonio , mer-
catura o più propriamente traftlco illeci-
to. 11 Medulla, Moralis^ traci. 6, n.° 26,
dichiara. Non è lecito a' monopolisti ed
ed incettatori comprare le derrate e com-
mestibili diretti alla sussistenza del pae-
se, col fine di angariare, per cupidigia di
guadagno , i consumatori con un prezzo
maggiore. La chiama illecita mercatura,
obbligala a risarcire i danni. Egualmen-
te non è lecito, egli dice nel n.** 1 18, di
spargere falsi timori,ed allarmare in piaz-
za ed alla borsa, per costringere i ven-
ditori e commercianti a rilasciare gli ef-
fetti a vii prezzo, onde poi venderli a mag-
gior prezzo. Neppure è permesso di fin-
gere falsi oblatori all' asta pubblica, per
abbassare la slima, e così prender le cose
ad un vii prezzo. La dice traude, sogget-
ta a restituzione ai danneggialo. Platone
disse nella sua Repubblica, che pel retto
governo d' una città erano necessari i
mercanti. Si apprendo da T. Livio, che
la compagnia de'uiercauli fu molte volle
i58 UNI
giovevole e coiwoila per Roma e sua re -
puLblicn. Cicc'iOMecoiitrneucIa suo pudie
clie (u n>eicanle utile alia repubblica, lo-
clanilo pure la mercatura. Polidoro Vii-
gilio la chiama necessaria pel vivere uma-
no, e molto comoda per far compagnia
co' barbari e arì)icizia co' principi. INè si
sdegnarono d' esercitarla Talele, Solone
e Ippocrate, meritando lodi di mercanti
savi, prudenti, discreti e cortesi. L'eserci-
zio i\\ Mercante (7 .),comegih toccai su-
periormente, fu permesso a' Nobili, evie-
lato iì' Chierici [e nel pavaa^vi\^oArtigianiy
.se convenga a persone onorate il sapere
qualche arte manuale), specialmente y)//.?- .
sionarij ma il Martinelli a p. 4^0 della
i9/rco/og-//2, nel riportare la già ricordala
bolla di Clemente X, che l'esercizio del-
la mercatura non pregiudica neppure al-
la nobiliti, per mezzo di onesto Irallico e
commercio, avverte che l' interpretazio-
ne della bolla non deve estendersi a per-
mellere una specie di monopolio e d'in-
cetto. Dappoiché secondo il Paradisi, A-
teneo dell'uomo nobile, par. 4» P- 333,
la mercatura si di vide in 3 specie. Lai /di
quelli che trafTjcano i propri fruiti e pro-
dotti, e questo traffico è il più lecito, poi-
ché non maculat maniiSi qui sua facta
gerii. La 2.' di quelli che acquistano da'
padroni i generi o derrate, e nella con-
giuntura favorevole ne fanno introdu-
zione e smercio in qualche città o pro-
vincia,ovesopravvieneun bisogno; a que-
sti appartiene la bolla, purché concorra
»' finis honestus , scilicet ad suae fami-
liae sub s lenta lionem vel communita ti s,
et juslis contractibus " come vuole s.
^omn\a%o^quaest. ^y, art. 4'Sooo di 3."
specie poi quelli, che comprando le altrui
mercanzie, le vendono poi vilmente e sor-
didamente nelle proprie case, a cui non
può applicarsi la bolla, poiché la vera sua
mente non è di favorire uno spaccio umi-
liarne a domicilio, o per interposta per-
sona, non dissimile da quello de'bottegai,
con una specie d'incetto 0 di monopolio;
uia un commercio interno, col mezzo d'un
U N I
onesto traffico ed induslria,favorevole an-
cora pe'consumatori. Il Martinelli distin-
gue il negoziante all' ingrosso , e quello
che esercita la mercatura in dettaglio : il
1." esercita veramente la mercatura, il
1.'' entra nella categoria di artista e di pa-
drone di mestiere; e riferisce i doveri del-
l'uno e dell* altro, quali sono l'oneslà e
r integrità, di dare il giusto peso e giu-
sta misura e quantità de'generi, e di sor-
vegliare i garzoni che non ingannino il
pubblico, ed avvertendo questo se i ge-
neri e mercanzie hanno occulto difettò,
per convenire sul corrispondente prezzo I
Egli ricorda, non potersi negoziare,nè in-
ventare soggetti dannosi alla religione, al
costume, alia salute pubblica ed al go-
verno! Degli altri doveri degli arlisli o
meccanici, negozianti spacciatori, discor-
re il Martinelli a p. 52 i, cioè de' nego-
zianti, fabbricatori, mercanti e padroni
di negozio all'ingrosso, e con commercio
air estero. Ricorda la bolla di s. Pio V,
Postquam eousque ìiumana processit
intempevanticr-y del 1 ." novembre i Syo,
Bull. Roni. t. 4> ?'''•'• 3, p. I 3 i: Conira
fraudolentos^ ctdolosos Decoctores ca-
pitali pocna plectendos. Quel Papa san-
to dunque pronunziò l' ultimo supplizio
contro i mercanti e negozianti, che fanno
intrighi con bancherotle e falliscono do-
losamente, a solo fine di carpire ingiuste
composizioni e ribassi da'crediloYi, il che
notai ancora nel voi. LXXl V, p. 290. Ar-
rogo che io ricordi il Cappello verde che
doveasi portare da'falliti, e il predecesso-
re dell'encomiato Papa, Pio I V,emanò il
molo-proprio Cupientes 3Iercaioribus,
de'2 7 ottobre 1 56 1 , Bull. Rom. t. 4, pa»'-
2, p. 9» : Quod Bir return viride defe-
rant eliam corani Judicibus Urbis , et
Carcerum visitatoribus petentes alter-
nativas, vcl beneficium. Raccomanda il
Martinelli la diligenza e l'assiduità, non
meno che la prudente accortezza, onde
non trascurare occasioni per aumentar
onestamente la propria industria e riuscir
negf impegni col pubblico, riproduceu-
UN I
ilo le seguenti sentenze di lìlosofi e nitri.
Di Piltaco: Bada all' ocvti siane cht. Ita
r ali per fuggirti, e bada al tuo tempo.
Di Gli i ione: E sempre meglio soffrire
un danno che goder un Utero male ac-
(ptistato. Dell ° ti rattristerai una volta
sola : del 2." ne avrai sempre rimorso.
Di Demostene a'tiodìcanli d'Alene: Traf-
ficate le occasioni: è questa la merce
j>ììi ricca, e la cagione degli stabilimen-
ti. Di Sdllustio : FigilandOf agendo^ be-
ne consulendo prospere omnia cedunt.
Di Osoiìo: Mercator ignavium magnum
lucrum facere non potest. Del cardinal
Pietro Aidobrandini: Vuomo accorto è
simile ad un cane di buon odora to^ che
tutto esamina^ e nulla gli sfugge che lo
possa contentare.Dìces'ì sensale, Proxo-
lieta ^ Pararius, Intercessory Interven-
/or, quegli che s'intromette tra'contraen-
ti per la conclusione del negozio, e patti
rolarmente tra il venditore e il compra-
tore. E senseria, Proxonetae Blerces^ si
dice la mercede dovuta al sensale per le
sue fatiche e opera di trattare e conclu-
«lere gli affari. Da remota antichità esi-
stono i sensali , come intermediari del
commercio cambiario, ede'negozi leciti
e onesti della società, gli scrittori de'qiia-
li si ponno leggere presso l'avv. Marti-
netti. Vi sono de'sensali pubblici, regola-
ti da saggi regolamenti del governo, e vi
sono sensali privati. La legge riconosce i
sensali anche nell'oggetto lecito delloiSyjo-
salizio^ consideralo in linea di civile con-
tratto. De' niediatori pronubi ragionano
Ulpiano nella I.i8,ff. De Sponsalihus;\\
Cod. Tlieod. lil). 3, tit. 7] Senofonte, Tl/t^-
ìnorahiliuw, hb. 2 i , per la parie storica ;
Se\\\eno^De jure nat. lib. 5, cap 4, perla
porle gitiridica ed erudita; anzi la stessa s.
Scrittura ne olire esempi, ed anche la f,i-
volosa milulogia. Inoltre il Martinetti, di-
cendo che alla classe de'sensali ponno ap-
partenere, benché impropriamente, i con-
ci lialori, le interposte persone, gli agen-
ti, gli amici, gl'inleicessori, grinternun-
zi, gli aibilraii e altri che [ionno riunire
UNI I '^c)
il consenso e l'idee di più persone tra lo-
ro, piesenti o assenti, eruditamente ram-
menta gli scrittori delle varie specie de'
sensali degli antichi romani. Essi sono: de'
conciliatori, de'pacieri,de'medialori degli
intervenienti o interventores^i\egV'\x\{ev-
preti, degli agenti di cambio (de'quali feci
parola nell'articolo Mercante) e di alia-
li commerciali, degli amici, degl'interces-
sori, degl' internunzi , degli arbitri come
amichevoli composilori. Conclude, eh' è
vietato il fare da sensali e mediatori, del
commercio e negoziazioni, a'nobili, a'mi-
lilari, a'palalini o cortigiani del principe,
a'notarì pubblici, a'goverrialori delie Pro-
vincie, a'direttori de'debili dello stato ed
a'Ioro impiegati, a'quali ultimi è pure in-
terdetto i commerci e acquisti che descri-
ve, coerenteniente al disposto delle bolle
d'Innocenzo XI i\eQ luglio 1689,6 di Be-
nedetto XIV de'27 marzo 1748. Ragio-
na poi de'doveri de'sensali e simili, e del
fine onesto che debbono avere nel pre-
stare il loro ufficio, nobile, morale, reli-
gioso, e discreto quanto a'vaulaggi perso-
nali, sia di premio , sia di compenso. Il
Foro Romano divenne in parte Foro
Boario quando porzione fu destinata al-
la vendita de' buoi e altre bestie da ma-
cello, edagli spncci (Se Macellari^ come
rilevai in quel paragrafo, non meno che
alla vendita d'altri commestibili ed a* ne-
goziati. Perciò presso la via Sagra alcu-
ne taberne di beccherie furono ridotte a
banche, che i latini òi'xssevo Àrgentariacy
e j)er essere slateriedificate, dopoché l'in-
cendio del 54"?- di Roma le distrusse, si
chiatnarono le nuove o le Banche nuovr^
e da 7 ridotte a 5. In Roma erano molti
portici isolati, cioè fornici o archi aniplis-
simi a 4 f«ccie, perciò detti Giani, come
l'esistente arco di Giano quaihifi onte, ed
erigevansi nel nodo delle strade più fre-
quentate per ricovero al popolo uell' in-
temperie. Indi divennero ritlotti ile'incr-
canti e <legli usurai che ilavano e ricevea-
no il denaro ad Usura (F.). (lolle midte
iujposle agli usurai, che i rouiani severa-
i6o U N I
menle punivano, fu falla la famosa Lupa
di bronzo che aiialta i gemelli fondalo-
ri di Roma, la quale collocala nel foro
Boario, fu poi trasferita al Lateianoe po-
scia in Canapidoglio. L'orco di Seltimio
Severo al Velabro è uno de' nionuinenli
superstiti accanto al destro lato della
Chiesa di s. Giorgio in felahro, e pres-
so il memoralo di Giano, sul limile del-
l' antico foro Coario. Esso fu eretto e de-
dicato ad onore di Seltimio Severo , de*
suoi figli Antonino Caiacaila e Gela , e
della moglie Giulia Pia, da' banchieri e
da'mercanti de' buoi che negoziavano in
<juel silo, come ricavasi dall'esistenle i-
scrizione, eretta dagli AigcnMvìi et Ne-
goiiantes Boarii. E questo arco eressero
i banchieri e negozianti boari della con-
trada per ottenere o per aver ottennio
dairim[)eralore la privativa del couimer-
ciò in (piel foro , potendo essi soli intro-
durvi il besliaaie. Il monumento cou>e-
chè privato non è imponente nella mole,
bensì è fasciato di marmo,eso[)raccariea-
to di sculture d'ornali e rosoni nelle vol-
le , con capilelli e pilastrini con 1' aquile
legionarie, e le imn)agini de'principi no-
minati. Vi sono pure bassorilievi espri-
menti sagrifizi, fatti dall'impeiatoreedul-
l'imperatrice a'ioro nund tutelari Ercole
e Bacco; nonché i mercanti de^buoi con
questi animali , e nel lato coperto dalia
chiesa congelliua INibby, che vi saranno
scolpiti i banchieri colla loro mensa Ar-
^elitaria. L'arco dunque fu innalzalo
principalmente dagli Argentarii ^ cioè
banchieri o cambiatori di monete, e da^
negozianti di buoi, onde tulloia dicesi
l'Arco degli Argentari ^ e non come al-
cuni erronea Uienle supposero dagli argen-
tieri, per cui il volgo l'appella V Arco de-
gli Argentieri, e lo notai nel voi. L VI 1 1,
p. 1 6(). Alcune specie di mercature nell'e-
sercizio loro sono tenute nelle feste per o-
pere servili che vieta la Chiesa. Per la san-
tificazione de' giorni festivi, a cui sono e-
gualmente tenuti i mercanti pel riferito in
principio, il cardinal Patrizi vicario di
U NI
Boma cogli edilli de' 3o f^iugno i847 ^
de'3i dicembre 1 855, fra le altre cose
proibì di tener aperti nelle feste di precet-
to i magazzini , i fondachi o botteghe di
qualunque specie, salve però alcune ecce-
zioni motivale da gravi e ragionevoli cau-
se, riguardanti o il culto divino o i biso-
gni della vita. Fra le classi eccettuale a-
vea luogo anche quella de'drcghieri, a'
quali era permesso di tenere aperti i ri-
spellivi fondacld non ptue fino alle io
ore del mattino, ma di miovo al uiezzodì
e poi al cader del giorno per tutta la sera.
JNel 1 856 però, per parie del nobile colle-
gio de^commercianti fondacali, median-
te istanza munita di numerose firme de'
più spettabili droghieri, furono esposti al
cardinal Patrizi gli ardenti loro voti di
veder sancito coH'ordinazione dell'auto-
rità ecclesiastica , e rendulo generale il
costume, giada parecchi adottato, di non
aprire i loro negozi ne'giorni di festa ol-
tre alle IO antimeridiane; dappoiché nel
sistema d' allora spesso non era dato a'
proprietari e a'commessi d'attendere ab-
bastanza all'opere di pielà e di religione,
ne alla salulai e pratica degli oratorii not-
turni. Il cardinale, considerando cheniun
pregiudizio poteva derivarne al pubblico,
avendo la popolazione nell'ore del mal-
lino fino alle IO il lenqjo suniciente per
provvedersi de'gencri esistenti nelle dro-
gherie, che non ponno poi dirsi d'assolu-
ta primaria necessità, gli esaudì; e quin-
di con oidine pontificio prescrisse colla
notificazione del r .** agosto 1 856, riporta^
la dal n." 176 del Giornale di Roma.
I. "Ne'giorni festivi di precetto potrà sol-
tanto eseguirsi lo spaccio e la vendila de'
generi coloniali e di drogheria fino alle
ore IO antimeridiane. Dovranno in con-
seguenza i droghieri chiudere in tali gior-
ni i loro fondachi 2 ore innanzi il mez-
zodì per non riapi irli che nella seguente
mattina. 2."* Si proibì in detti giorni la
vendila delle derrate coloniali e generi
di drogheria, neppure a porle chiuse, nel-
l'ore vietale. 3.° Le presenti disposizioui
UN I
tUver entrare in vigore dopo mi mese.
I P»ipi a vantaggio de'popoli e de' coni*
iuercianli emanarono molteplici utili di-
sposi/ioni, che in questi articoli e ne'mol-
tissiini relativi riportai; qui solo ncorilc-
ì'o. Pio IV col moto-proprio Cam Pasto-
rali nostro, de'i febbraio i564 , Bull.
Roni, \. 4 , p«»*. 2 , p. 210: Jurisdictio
Consuliim Artìs Mercìarioruni alniae
Urbis. Nel rione Trastev(M'e e nella par-
rocchia di s. Maria della Luce, è la piaz-
za de* Mercanti, dicendo ilcav. Rufìni nel
Dizionario delle strade, piazze ec. di
Roma, che prese tal nome dal radunarsi
che ivi fanno i mercanti, padroni e capi-
tani di barche della vicina Ripagraude,
per trattare i loro altari. Da* lìlcrcanti e
Sensali t\\ Hipa ra»i<»no al paragrafo Or-
zo/^ fi/, avendo fitto parte del loro soda-
lizio e università; e avendovi tuli' ora la
propria cappella ; ed ivi pure tratto di al-
tri uiercauti di commesldxli. lunocenzo
Vili, Leone X, Clemente VII, Paolo 111
emimarono di-jposizioni e concessero pri-
vilegi n Mercanti, ed ù! Mari nari e Bar-
caroli{s\ ponno vedere tali paragrafi) de'
porli di Piipagrande e di Piipelta. Cle-
mente VII col molo-proprio if//^^r, del
1 023, Bull. Rim. t. 4> pa»*- » . P- 35, sta-
bilì la giurisdizione del giudice della cu-
ria di Elipelta;e Paolo III col moto-pro-
prio Cam nobis,\\e\ i5'ò5, Bull, cit., p.
124- Jurisdictio Canierarii et Judicis
Curine Ripae alniae Urbis, quoad can-
sas Ripales, perciò separata da quella de-
gli altri Tribunali di Roma, nel quale
articolo vi sono altre nozioni relative non
mejio a questo paragrafo che alla merca-
tura e commiercio. Pio IV col dì oto pro-
prio Cupientes prò communi, del i 56o,
Bull. Roni. l. 4> p8''- 2> P- ^^' • Confìr-
matio,etextensio jurisdictionis Prae-
sidentis, et Camerarii Ri par uni alniae
Urbis in causis civilibus et criminali-
bus, et edam indultoruni Nautarum et
Mercalorum Ripalium. Indi colla bolla
Decet Romanuni Ponti ficcm, de' 20 no-
vembre 1 56 i , Bull, cil., p. 9$: Proxe-
VOL. I.XXXIV.
UNI i6r
netae Ripae alniae Urbis, tenentur Nau
lis, et Mercatoribus vini, de pretio vi-
ni eis medianlibus venditi, emptoribui
ìllud non solventihus. Gregorio Xlll col
breveC///«^//*<2.f,de*3 magqio 1 5Si,Bull
Roni. l. 4, P«>'« 4jp' ^4* Declarntio,et
extensio consti tutionis Punii [[[de pri-
vilegio Mercatoruni Ripae Urbis, quod
eorum libri concordantes cum lìhrìs Pro-
xcnetarum piene probent, et exerutio*
ne ni par alani habeant sicut obligalio'
nes Camera les,contra quascumqucper-
sonas, et edam mulieres conjugitas. In-
nocenzo XI col breve Exponi nohis, de'
4 dicembrejGy?, 5;://. Roni t. 8, p. $7:
Conflrmatur slatutum Rnminunt Artis
exo'ierandum Ugna ad Ripam parvdm
Tfberis, quod adsignatur hospitali s.
Rocchi unus Julius prò unnqttnque nd'
vi Ugnis onerata. Ne'vol. LXIV, p. fio,
LXX V, p. I 37, notai che nel porlo di Ri-
pt* 11(1, oltre d l'indice del presidente del-
le Ripe, il cardmal C'Unerlengo vi teneva
nn co mm issa fio sopra la legna , perchè
da'mercanti o loro «ddelti non si pregiu-
dicassero i cotnpratori. Ivi a p. 142 par-
lai dell'antica legnara vicina a ile Ito por»
lo, che Gregorio XVI per sicurerzi ede-
coro «Iella città trasferì fuori della Por-
la del Popolo, edificando nella sua arca
quell'eihfizio, di cui anche nel voi. Lll,
p. 278, e ad Università romana ne tengo
proposito. Oel presi«lente dfle ripe ilei
/Vigere, prima un chierico di camera e poi
il Tesoriere ^enerale,*if\\c\\\ a loro suc-
cesse, ne trattai in tali articoli, con noli-
zie analoghe a questo paragrafo, massi-
me il 2.^ riguardante le finanze, e perciò
le Dogane e i Tribud (P^.) delle merci.
1 prudenti e religiosi mercanti di Roma,
comprendendo e penetrati dell'oracolo
del Vangelo: Negotiaminidum vcnio,ù'
mando di Iralhcar bene le cose tempora-
li, senza perdere l'eterne, per tale impor-
tante massima istituirono nel centro del
cristianesimo diversi sodalizi ecollegi, de*
quali vado ragionando in quesl' articolO|
ti uel pieseiUe parogrufo dirò di altri G.
1 1
i62 UNI
IVe'possessi tle'Papi questi sodalizi e col-
legi, coDie le nltre universilà e corpora-
zioni, decorosamente ornavano iin tratto
della strada da loro percorsale conne no-
tai superiormente i naercanti t\e\V./4gri-
col/lira f^W Affìflati/ì Banclierotlì ^iMer-
canti foiidacalì^ \ Mercanti di Icgna^ i
Mercanti di legnarne ^eà altri negozianti
delie categorie che vado descrivendo. Nar-
ra il Fanucci, Opere piedi Roina,ip. 385:
Della confraternita di s, Nicola del-
ibarle de Merci ariy che nella basilica di
.<-. Lorenzo in Damaso^ nella cappella in-
contro a quella del ss. Corpo di Cristo,
Sotto l'invocazione di s. Nicola si forma-
rono in sodalizio, e neliSoy posero sul-
r altare 1' immagine sua in rilievo. Que-
st'università dell'arte de'merciari si com-
pose di Belgici Mercalores e di altri mer-
eiai d'ogni nazione. Ivi essi celebravano
la festa di s. Nicola con solennità, e vi ce-
lebravano pure anniversari pe* loro de*
funti, che infermi aveano visitati e soc-
corsi, nel resto sopperivano al bisognevo-
le della cappella. Nel detto altare eravi
ancora la figura in rilievo di s. Sebastia-
no martire, ch'era dell'università de* ban-
derari (il p. Menochio, Stnore, cent. 12.'
tratta , nel cap. 91 : Dell' uso delle ta-
pczzeriCf e primi inventori di cssej nel
cap. 92 : De' tappeti dell' antichità, ed
uso loro) e altre arti loro unite, i quali ivi
praticavano l'operato da'merciari. Con-
tiene credere che anco i merciari prese-
ro s. Sebastiano per loro patrono, poiché
come dirò, nel trasferirsi nella chiesa di
s, Valentino, per tale venerandolo, an-
che a lui la dedicarono, il Fanucci scri-
vea nel 1600, come notai più volle. Nel
1698 il Piazza ripubblicò ampliale TO-
pere pie di Roma^ col titolo ó' Eusevolo-
gio Romano, ove tratta degli altri 5 soda-
lizi di cui vado a tener proposito, 3 de'
quali nella sontuosa Chiesa del GesUy e
con essi principierò, avendone già fallo
parole al ricordalo articolo e a Mercan-
te. Trai. I OjCap. 23: Della congregazio"
ìia de'' Mercanti al Gesìi. Benché delta
U N I
de'mercanli, comechè essi ne furono prf^
mari fondatori e pel maggior numero che
la compongono , fin dal suo principio si
compose anche d'altre persone, sacerdo-
ti, medici, avvocati, procuratori ec. Per
onorare la Natività della B. Vergine con
esercizi di cristiana pietà e morlificazio-
ne, e ne'dì festivi cantarne le lodi, i mer-
canti promotori della congregazione l'in-
cominciarono a'9 luglio 1 594, coll'assen-
so del generale de'gesuili p. Claudio Ac-
quaviva, che a'22 dello stesso mese l'ag-
gregò alla primaria del Collegio Roma-
no^ con partecipazione delle grazie e pri-
vilegi pontificii. 11 sodalizio dopo pochi
anni, per maggior comodo e raccoglimen-
to nella comunione generale in ogni 2.*
domenica del mese, fabbricò il suo ora-
torio nel sotterraneo della sagrestia, che
cominciato neir ottobre i64> con bella
architetftM'a, ebbe compimento nel 1 65o,
calandovisi per due belle scale dall.ì por-
teria della chiesa. Divisi in decnrie si pro-
posero la visita della Scala Santa e del vi-
cino spedale del ss. Salvatore, sollevan-
do gl'infermi anco con confacenti dona-
tivi; non che la visita prima delle carce-
ri di Tor di Nona, di Corte Savella, di
Borgo e di Campidoglio, e dopoché fu-
rono soppresse le prime 3 , si recarono
nelle carceri Nuove e di Campidoglio, con
limosine e conforti cristiani a'prigioni, e
dando loro un pranzo nel giorno della
comunione generale, preparata da op-
portune prediche de' gesuiti per 8 gior-
ni, cioè ogni mese con l'alternativa, il che
meglio fu stabilito nel 1676. L'edificante
descrizione dettagliala di tutto si può leg-
gere nel Piazza stesso, trai, io, cap. 12 :
Visita e comunione generale delle pri-
gioni di Campidoglio e delle carceri
Nuove a strada Giulia. A servire a men-
sa i carcerati, oltre i gesuiti e il sodalizio,
concorrevano altre pie congregazioni e
personaggi. Nel cap. 17: Della congre-
gazione della ss. Natività della Madon'
na al Gesìz, dice il Piazza, che la discor-
sa congregazione istituita da'niercanli più
U N I
civili ili IU)U)a nel declinar del secolo
XVI, uel i65j sluinpò le sue regole, le
quali prescrivono l'esercizio quotidiano
di quelle virtìi e sanie opere, anche nel vi-
vere domestico che racconta, in uno alle
visite degrinferini contratelli, ed a' suF-
fiagi pe' defunti; nel conservare la pace
Ira'vivij pregare per essi e altri di cui sia-
mo obbligati , di tenere nelle botteghe
qualche libro spirituale e divoto, e di a-
steneisi dalle conversazioni non meno
cattive che sospette. Insomma lo spirito
principale dell'istiUito essere di f'ir pren-
dere a'secolari occupati negl*interessi del
mondo qualche respiro di spirito, e stac-
carlo dall'aflelto disordinato a quelli , e
perchè da loro i coulratli e negozisi fac-
ciano giusti e retti, a bene delle anime
loro, per ricevere le benedizioni del Si-
gnore a'Ioro traflìchi,e per vantaggio pub-
blico per tanta moralità. Nel cap. 6: Del-
la s.<(. Annunziata e de IT Immacolata
Concezione al Gesù. Dopoché in questa
veramente nobii chiesa, sopra le cappelle
al destro lato, fu nel iSgS eretta la con-
gregazione degli artieri della ss. Anuun-
riata, pel gran numero degli aggregati
divenuto l'oratorio angusto, fu necessa-
rio erigere nel 1^97 altra congregazione
sotto rinvocazionedeirimmacolala Con-
cezione , sopra le tre cappelle al destro
lato dell* ingresso della medesima chie-
sa , frequentala da molli mercanti e ar-
tierij colle meilesime regole, istituti ed
esercizi spii ituali. Consistono essi, secon-
do il riferito dal Piazza. Nella santifica-
zione delle feste colla recita dell'uffizio
della Madonna e altre orazioni, e nell'a-
scollare un sermone da un p. gesuita, e
nc^lla comunione generale ogni mese. Nel-
la visita de'fralelli infermij e soccorrerli
con liniosine se bisognosi, altrimenti con
offrir loro un pane di zuccaro, sullragau*
do quelli defunti. Nella visita ogni dome-
nica de'malati dell'ospedale della Conso-
lazione, confortandoli e donando loro in
tempo del pranzo o della cena cose deli-'
cale e adatte alla loro .condizione, come
UNI
63
pane dì Spagna, confetti, aranci, brugne,
mela cotte. Neil' annua visita delle selle
chiese, ec. con gran profitto spirituale e
morale. Notai nel voi. XXX, p.i8 i , che
le due congregazioni nel 1 ySi rinnovaro-
no l'oratorio, e ristamparono le regole
neh 826. Il prete Costanzi, L* Osser\>alo-
re di Roma, 1. 1 , p. 257 e 2 58, anch'egli
parla delle opere di pietà che si esercita
no da' fratelli della congregazione della
Nativilàjdetta de'Mercanti,e di quelledel-
la ss. Annunziata e dell'i mmaculata Con-
cezione, di Mercanti t Artisti, E il Der-
nardini chiama artisti ci\'ili c\\.\t\[\ della
congregazione della ss. Concezione; ed al-
tri artisti c[K\e\\\ della congregazione del-
ia ss. Annunziata. Altra confraternita è
descritta nel trai. 9, cap. 3: Di s. Paolo
de' Mercanti e Artigiani a s. Carlo de*
Catinari.^eì 1 6 1 o i chierici regolari bar-
nabiti eressero nella loro Chiesa di s.
Carloà'Calinari una di vota compagnia
di mercanti e artigiani di diverse profes-
sioni, avente per istituto l'adunarsi iu tut-
te le feste nell* ore pomeridiane a cantar
l'ufìlzio della B. Vergiue con l'assistenza
d'un p. barnabita, che discorreva loro di
Varie cose spirituali, praticando altre o-
pere di pietà e carità, esufFiagando i de-
funti; Paolo V con sua bolla concesse al
sodalizio indulgenze e grazie spirituali^
onde i fratelli vi prendessero araoie, e
così ricevere nel loro cuore le massime
del vero amor di Dio e il disprezzo del-
le fugaci vanità del mondo, con ottimi
fruiti pel vivere civile e cristiano, man-
tenendosi così coltivati nella pratica del S;
timor di Dio, che rende l'uomo savio e
onesto. Già nel voi. LXIV, p. 269, col
Fanucci, Della confraleniitti di s. Seba-
stiano de' Mereiarl, e col Piazza, De' ss,
Sebastiano e talentino de' Mercanti,
Merciari, Profumieri, Giianlari, Pella-
riy Selaroli, Banderari, Trinaroli e Ber*
rettari a piazza Mnt'ei^ narrai, che nel
rione di s. Angelo sulla piazza L\ig;uiic<i,
incontro al Palazzo ;1/<i/'e/ duca di Pa-
g.ujioa è la chiesu de'ss. Sebastiano e Va-
i64 UNI
lenlioo, che descrissi, dicendosi siala casa
di s. Valentino per tradizione, concessa
ila Clenienle Vili al collegio e universi-
tà de'nìercanli, già approvata da Pio IV,
il quale col suddetto molo-proprio nel
j 564 compartì la giuiisdizione al con-
sole /4rlis Mercinriorum; e che si com-
pose delle nominale arti, non che cap-
pellari, siringali, pettinari, lanlernari e
di tutti gli altri venditori eli qualsivoglia
sorta di merci, tanto bottegai spacciolo-
l'i di p<inni, drappi (perciò si ponno vede*
rei p»ira«;rali LnnnioU, <Setaioli^ Guan-
tati, Coppfllarij anzi il Berna«(lini tra
questi lijeicanil e Meicinri fandticali
\'\ aggiunge, oltre i Coppelldri^x concia-
tori di pelli volgarmente detti Faccìna-
riye'ì Diogliiet'ijiU più agi^itmge, sono in-
olhenggregati ti Mercanti fondacali^ già
delti di s. Michele, li colorali, e tutti gli
altri venditori di qualsivoglia siuta di
merci; e che la conhalernita di s. Seba-
stiano ha l'oratorio sopra la chiesa. II
Bernardini scriveva, che nel 1744 oella
chiesa di s. Agata in Trastevere, ì\*ì Dot-
trinai iy esisteva l'università de* i1/er-
canti fahhnciiiori di corde nrmonii he),
saie , ciambellotli e qualunque roba e
mercanzia, e venditori di Roma a minu-
to, colla qualifica di Consolaio de Mer-
ciari. Unione di arti a quella de'mercan*
li e mt^rciari seguila dopo aver questi ri-
cevuta la della chiesa, ^m parrocchiale,
la cui cura Clemente Vili unì ad una viti-
na panocchia.Che l'utiivet sita e sodalizio
nel secolo passato ristaurò la chiesa con
archilei tura di p^'ances<;o Felice l'ozzoli;
e «he nel 1696 slanqjò gli Staiuta.QiìX
ojigMiiigeiò t:lie si ha pure: flJolus prò-
priiis ( lentcniis fili super rtfomiatio-
ne Officii Gah^Uan majons^ et ijus Of-
fìcinUum^ Vniversitati Mercalorunt con-
ce.ssuSy Uoniat- 1601. Stanili ed ordina-
zioni dell' Lniversilà dell^ Àrtebianclie,
Oìzai oli e Nevnroiidi Roma^ aggregata
al collegio de'sig. Merciai ì e Mercanti^
nell'I vtn. cliiesa dtss. Sthaslianoe fa-
leniinoj confermali da Benedetto XIV,
UNI
Roma 1 749* Narra Panciroli, che la com-
pagnia de'merciari avea prima la cappel-
la in s. Lorenzo in Dainaso, come già ri-
marcai, sotto l'invocazione di s. Sebastia-
no loro proiettore, e venuti nella chiesa
di s. Valentino celebiarono la festa de'
due santi. Il Bovio, La pietà Inonfante
nella banlica di s. Lorenzo in Dainafo^
riferisce a p. 188, che la chiesa filiale di
detta basilica, in principio fu soltanto de-
dicala a s. Valentino vescovo e martire
(il Piazza nel r/swt/o/og/o lo chioma pre-
te romano, dottissimo e martire, ne! par-
lare di sua festa a* 1 4 febbraio, di sue re-
liquie, e di 3 altre chiese che avea in Ro-
ma , e pare che per meinori;i di esse fu
edificata 1' odierna i e l'auiiuaie Diario
Romano egualmente lo qualifica prete e
martire), nel 1 SgS da Clemente Vili da-
ta alla conlralernita de'mercanli, die ivi
canonicamente si eies-^e nel iSgi, dove
poi si unirono insieme i merciari e le al-
tre corporazioni d'artiche ricorda i.K per*
elle la loro tMiiversità avea per avvocalo
s. Sebastiano martire, perciò il sodalizio
dedicò a'due santi la chiesa , prendendo
pei patrono ani he s. Valentim»; celebran-
do magnificamente la loro fesla, e quella
dell'Assunzione di Maria Vergine, alla
quale è principalmente de<licata la coni-
paguia. Il Fonseca, De basìlica s. Lau-
rentii in Dainaso , nel descrivere le sue
chiese filiali, come consta dalla visita
d'Urbano Vili del i63o, fa altrettanto
di quella di s. Valentino, dicendo che la
sua parrocchia fu riunita a quella di s.
Nicola a'Gesarini, avendola conceduta il
cardinal Montallo titolare della basilica
i\ 17 novembre i5g4> '^ ^^^^ confermò
Clemente Vili l'B settembre iSgS, e il
sodalizio l'intitolò pure a s. Sebastiano.
Chiama s. y B^twùvìo presbitero ^ e in bre-
ve descrive la storia di sua passione. Di-
ce Venuti, ihe i piofunueri vi celebrava-
no la f«.sta della Puiificazione nella do-
menica ha rS." e vi contribuiva il duca
di Paganica: il Piazza vuole che ciò fa-
cessero i giovani de profumieri, Cleuieu-
U N I
te X concesse alla confralernila d'aggre-
gorvi qiialiiiique sorla di persone, sebbe-
ne non apparlenenli alle descritte arti; e
poscia ampliò nobibnenle l'oratorio sii-
peri(M'e,ove celebravano i divini ullizi. Le
(»pere caritatevoli e di pietà esercitale da'
confrali sono descritte dal Piazza e dai
Ijdvìo, vertendo Sifcclìi rossi cinti da cor-
tlone bianco. Visitavano i conlVali iufer*
Itti, e i CiM cerati soccorrendoli con Innosi-
ne, e snllVai^avano i defunti. Nel tleclinnr
dei secolo XVII adotliirono nn* opera di
^(gr^data pietà cristiana, nel procnrare
cioè ricovero alle povere donne restate
v^'tiove sopra l'età di qS anni. Si lei^ge
nel n.°83del Giornnle (li Honia (ini i856,
che iiUento sempre il Papii Pio I X a rav-
vivine l'isliltizione dell'università di traf-
ficanti ed arlt {lei, che a primo loro sco-
po si proponessero il culto divino in una
t'hiesii lor«) propria, la pia unione de'mer*
tanti londacali, esistente presso la chiesa
ile'ss. Sebasliiino e Valentino, non fu del-
rulliine ad ubbidire alle pontiliciedispo-
s:/.ioni,ed al presente trovasi aver assunto
il titolo di Nobil Collegio de Conuntr-
ciiinli Fondocaii. Secondo gli statuti ap-
provati dalla congregazione speciale sul-
le università di Iloiua, lo scopo del col-
legio è il procurare ogni maggior van-
taggio spirituale per tulli i membri che
lo Compongono, e promuovere e favorire
i rami d'industria e di commercio a'qua-
li sono dedicale le varie classi di negozian-
ti , mercanti ed altri commercianti che
coiuponevano l'antica pia istituzione. Da
(ale punto partendo gli statuti hanno
preveduti i modi, co'quali si potranno ot-
tenere i fini proposti , e tulio qu-inlo co*
slituisce i necessari elementi della corpo-
1 azione. A ciò si annclle un regolamen-
to «.lisciplinare in cui si [irecisauo i par-
ticolari riguardanti le funzioni ecclesia-
stiche da celebrarsi nella chiesa del col-
legio, il consiglio d'amministrazione, e ciò
che n' è di conseguenza. Così gittate le
basi dell.» nuova utile i>li(nzione, il col-
legio supplicò il l\ipa pei che ai ilegtuis-
UNI i6?
se darle un protettore, e dietro umile pro-
posta del medesimo, nominò i'£.mo car*
dinal fr. Francesco Gaude domenicano.
Questi perlanto nell'ore pomeridiane de*
6 aprile, si recò con nobde treno alla det-
ta chiesa, accompagnato <l»'prelati mg/
Ligi-Bussi vicegerenledi Rooja, mg.' Va*
lenzi volante di segnatura, e mg.' Fiornnì
ponente di consulta. Ricevuto il cardina->
le alla porta del teu)pio, superbamente
addobbato , da uig/ Sibilla primicerio,
da' consoli, dal camerlengo e dagli altri
udiziali del consiglio, ascese il trono. Let'
ta la nomina pontifìcia, e fattisi gli o*
maggi d'uso dallo stesso consiglio, s* in-
luonò il Te Drwn^ con iscella musica a
due cori ed a piena orchestra divetta dal
maestro Fiorentini. Ciò compiuto, il car-
dinale nuovamente si assise, ed in brevi
ma eloquenti parole spiegò agli astanti
(juanto commendevole fosse lo scopo pro-
postosi dal collegio. Mg. "^ primicerio, do-
po ciò, rese le dovute grazie al cardina-
le, al nome del collegio istesso. Quindi il
cardinale insieme a' prelati si trattenne
nelle splendide sale del marche.se Giu-
seppe Guglielmi i."de'coinoli del nobil
collegio, il cui palazzo è prossituo al det-
to tempio. Oltre a* sunnominati prelati,
facevano corona al cardinal Gaude il
R.mo p. Jandel vicario generale de'prc-
dicalori.e vari fra'prirai del medesimo or-
dine. Presso a questi, l'eletta dc'coaiuier-
cianli di Roma.
Molìnari. Il mulino o medino, Pi'siri'
nnniy lìlolendinum^ è l'edilicio composto
di vari strumenti, che serve per ridurre
in polvere ofarina, ossia macinare il gra-
no,le biade, mediante macchina con ma-
cina o pietra di figura circolare, piana di
sotto e colma di sopra, bucala nel mez-
zo ; la macina dicesi anche mola e mu-
lino,/17o/i« FrumentaritJ^ ilfolt trina. 11
molinaro o mulinaroo mugnaio. Mola-
ri us, Molendìnariuty Molendarìus^ è il
inacinatore, (juello che macina grano e
la ade. Vi sono i mulini che agiscono colla
lui^ti dell' aci|vKi ; ti quelli delli a ^ccoo
66
V N I
cl»e macinano senz' acqua o vento, per
opera e faflca di uomini o giumenti, la
latinoclicesi il molino ad acqua, Mo/tìf z^-
qiiariajv^ vento, 3Iola /^erea^a mano,
Mola Manuariaj voltalo da uomini, J/o-
In Trusatilis seu Fersatilisj da bestie,
muli, asini, cavalli, /lfo//^///Wt'«/<^rj'avr/
Machìnaria. \ mulini ad acquo sono co-
nosciuti fino dal tempo di Giulio Cesa-
re, e ne parla Slraboue; pare che fosse-
ro inventati nell'Asia Minore, ed erano
simili a' nostri. ! mulini ad acqua si vo-
gliono introdotti in Europa al tempo del-
le crocif»te,ma nel vol.LXXV,p. r 21 dissi
che Belisario immaginp nel 557 ' *^o'hii
sul Tevere ;q%\ sa che l'Ungheria li avea
nel 7 i8. Anzi la mola era nota sinoa'tem-
pi di Giobbe e di Mosè , coipe dicono essi
ne'loro libri. Nel n.**^73 del Giornale di
/io//7« dell 852 pubblicandosi i| Regola-
mento perla percezione del dazio sul ma-
cinato nelle piovincie dello slato ponti-
ciò compreso l'Agro Rou)a»io, reso uni-
forme e ridotto a un solo sistema, il titolo
4-° contiene Ip Dispiplinc da osservar-
si da' /no li nari j ed il 6° la Circola-
zione delle farine^ pane, paste^ ec. Delle
pìole diRoina e de'muiiui sul Teveì'c^ in
quest'articolo ne ragionai, pnuinerandoli
e dicendo di loro origine, come del re-
cente melododi portare su carri uq deter-
minato ntuneio di sacchi di farinaa'i^or-
tuiri (nel qual paragrafo souovi nozioni
relative a queste), sostituito a quello de'
cavalli stabilito da Sisto V. Nel medesi-
mo articolo riparlai della Chiesa di s,
Bartolomeo all'Isola, nel descrivere
quest'ultima, e nella (juj^le, racconta Ve-
nuti, nel principio del secolo XVII vi si
un"ì una divola e numerosa compagnia
di molinari, che prese per proiettore ^.
Paolino vescovo di Nola, il cui corposi
venera nella cappella laterale all' altare
grande. Dice il Bernardini che in della
chiesa eravi l'università de'molinari pa-
droni, ed in quella degli Ortolani le u-
niversità de'molinari padroni e de' mo-
linari garzoni. E mg.' Nicolai riferisce che
UN I
UrbanoYIII soggettò i molinari alla giu-
risdizione del prefetto dell'Annona. Ne*
possessi de' Papi l'qniversità de'molinari
addobbava un tratto della via,per la quale
incedeva la loro solenne cavalcala. Un
tempo fece parte di quella degli Or loia-
m\c tuttora vi hanno la propria cappella
i molinari padroni e garzoni, onde vp letto
quel paragrafo.
Muratori,Universitas Fahrorwn Ma-
rariorum. Il muratore, Fàber Murarins^
Faher CaemenfariuSy Structor , Parie-
tariuSy Aedijlcioriun Structor^ è quello
che esercita Tarte del murare. Il murare
0 fabbricare, Aedifie.are t Struere , In-
slruere, Construere^ EstnierCy consiste nel
commettere insieme sassi o mattoni colla
calcina per far muri o edifìzi ; legar con
cemento checchessia ; ed a secco dicesi il
murare senza calcina. Oltre l'fjccennato
sull'arte del muratore nel paragrafo jPrz-
legnamii perchè a quell'università fu già
unita la loro, e rimarcando che a'mura-
tori, falegnami e ferrari conviensi il titolo
di maestri d' arte^ mentre per questa ag-
giungerò che il capo de' maestri mura-
tori si appella capo-mastro, ricordo an-
cora, che sparsi nozioni sull'arte mura-
ria, come pure soli' architettura (sulla
quale ponno vedersi le seguenti opere.
Vitiuvio, DelV archiletlura^ traduzione
col testo a fronte e commento di G aliar
nij Napoli 1758. l^abaccQ, Dell" archi-
tettura^ Roma i559. G. Maggi, Della
fortificazione delle cittày Venezia 1 564.
Vignola, DelU architettura^ Roma 1 763.
F. Milizia, Le vite de" più celebri archi-
tetti d' ogni nazione e d'ogni tempo, pre-
cedute da un saggio sopra V architettu-
ra, PLoraa 1 768 : Dizionario delle belle
arti del disegno, \j3iS&ùi\o 1822. Orsini,
Dizionario universale d'architettura e
dizionario Fitruviano, Perugia 1 80 1 .
L'architettura legale del diritto di eri-
gere fabbriche f e del diritto di vietarle^
Firenze i836. G. Valadier, L'architet-
tura pratica, Koma 1828. L. Canina,
Ricerche sulV architettura piit proprie^
U N I
dttfnipli cristiani, Roma i843: L*ar-
rhitftiura antica descritta e dimostra-
ta co' inonunicnti deW architettura cgi-
ziamtygreca e romana^ Uomo 1 844))"el'
r inniimerabili sue calegorie nel descri-
vere ogni genere di fabbriche e diedifizi
an liciti e moderni d'ogni nazione, come
f principalmente Tempio ^ Torre, Ter-
mc^ Teatro ove dissi pure degli anfiteatri,
Palazzo, Palazzi di Roma (anco quanto
alle case e abitazioni, altre paiole aven-
do detto nel paragrafo Albergatori) j Se-
poltura ec. ec. ; non meno delle loro più
principali parti di cui scrissi articoli, ed
<eziandiodi quanto vi badi relativo, pure
per la sorveglianza pubblica del princi-
pato , come degli edili Tribuni e lìJae-
slri di Strade (f.); mentre della parte
ornamentale sia di Pittura ^^n\ di Scultu-
ra, o altri generi di abbellimenti, ne ra*
gionai in quegli articoli e negli analo-
glii. L'arte di fabbricare è quella di ese-
guire ogni sorta di edifizi e costruzio-
ne: si dislingue quindi dfiU'arcbitettura
legata a certe forme , ed è forse molto
più antica. Varia quest'arte secondo i di*
versi materiali che si adoperano; da pri-
ma s'impifigò il legno, poi si ebjje ricorso
alle pietre, e quindi si fecero i mattoni,
cotti prima al sole e poi nelle fornaci. La
scopertadella calce chesi sostituì al bitu-
me , impiegato dagli assirii , portò una
giunla essenziale alTarte di fabbricare.
Pelle diversespeciede'cementi, non man-
cai parlarne a'Ioro luoghi, cioè preso nel
senso largo di calcina, pozzolana ec. Iin-
perocché il Vocabolario deW arti del di-
segno, ì\&{ì\\\%cc. \\ cemento: Composto
di calce estinta di recente, di sabbia, di
ghiaia e di tegole infrante, o di piccole
pietre, b^ors'egli è questo il A/g////io de-
gliantichi, che si attribuisce a Segni i^V.)
e perciò dello Opus Sìgninum. Serve ot-
tininmente pe'iondainenti degli edifì/i.
Molle altre composizioni si danno di ce-
nsenti parlicohiri , alcuni anche solidis-
sinu e<l impermeabili, o almeno non pe-
uelrabili se non dillicilmcntc dall'acqua.
UNI
67
Pochi anni sono se ne conlavano già 187
inventali di recente. Negli ultimi secoli
dell'impero romano non s'impiegarono
che frammenti d'edifìzi antichi. Si comin-
ciò solo forse a'tempi de'baibari a forma-
re le ossature delle fabbriche di pietre ta-
gliale o riquadrale, ed a riempire quel-
l'ossature di pietrame con malta (bitu-
me di cui si servirono gli antichi persiani
nelle mura di Babilonia; si dà ora quel
nome ad un composto di calce con are-
na, con pozzolana, con tegole o mattoni
pesti , e colle scorie del ferro. Con que-
ste ultime materie, aggiungendosi olio di
linone anche i sedimenti di quegli olii, si
forma un cemento che rende gì' intona-
chi impenetrabili all'acqua), il che riunj
la solidità all'economia. Non mancai a'
loro luoghi e dove esistono, di parlare
delle mura ciclopee; ed anco de' jeroni
pelasgici o enormi altari degli antichis-
simi popoli, muraglionì anch'essi ciclo-
pei di cui trattarono, quanto a quello di
Tìk^oU (F.), i dotti Niebuhr danese, e
Dodwel inglese, senza assegnarne 1* uso
e la destinazione. Nel decorso anno si
scopr} in Tivoli un nuovo jerone di mu-
ra ciclopee, di coi ragiona la Civiltà
cattolica, serie 3.', t. 6, p. 357. 1 jeroni
o ieroni erano altari de* culli primitivi,
0 piazze o aie sagre, su cui celebra vansi
i sagrifìzi, talora esecrandi d'umano san-
gue ; a' quali in tempo meno crudeli fu-
rono surrogale le Primavere sagre, co- f
me in Sabina (f.), in cui l'ausonia gio-
ventù era inviata a fondarsi una patria
sotto la tutela del nume, al quale dovea-
no essere sagrificali. L' architetto, ol-
tre la sua propria, dee ben conoscere l'ar-
te del fabbricare. Il Piazza trai. 9, cap.
1 I : Di s. Gregorio de' Muratori a Ri-
petla, crede che dal l'ingegnoso artificio
delle innocenti rondinelle nel fabbricare
con disegno i loro nidi, e di agiatamente
ricoverarvisi, abbia avuto l'origine l'arte
necessario del l'architettura e del fabbrica-
re;piima introdotta perconsigliodella ne-
cessità secondo la modeiazioiie dell'ono
i68 VSi
sto, passata poi peisuggeslione del lusso
e dell'ambizione in eccesso di vanità ed
insoveicliiodisupeibia,di pompa e gran-
dezza, persino nel sepolcro. Le pruiiiti-
ve abitazioni furono le grotte e le caver-
ne naturali, accomodate ro/zamenie per
rijìararsi dall* ingiurie de* tempi; poi si
congegnarono tugurii coperti di vimini,
di gtunchi, di fi onde e di foglie, ed al-
l'inloriio intonacati e sttibdit» col loto e
col fango. Foi s'inventò l'arte di cuocere
tegole e tnaltoni; quantunque Polidoro
Yngilio, De invfuionbus rtruni^ sia di
parere che Tarte del muratore incomin-
ciasge da Caino, primogenito d'Adamo e
Eva, e suoi discendenti. L'opera di mat-
toni, che gli antichi dissero laterizia, è la
pih lodala di tutte le altre, come osserva
Vilruvio; e ragionando delie fabbriche
di quella specie, prova la sua opinione
dal non aver la regina di Caria poten-
tissimo, nel fare il Mausoleo (^'.), eletto
allra sorte di matei ia, che (p»ella de'mat-
toni, co' quali anticamente si lastricava-
no le Strade (^.)- La chiesa di s. Gre-
gorio 1 Papa a Hipella, presso piazza
?^ìci'6!0, nel rione Campo Marzo, fu edi-
ficata nei i^i'j a spe.4e della compagnia
^a* muiatori (i quali p^i vi co*«truirono
il contiguo decoroso <jratorio pe'loro e-
«erciii di divozione, come alFeima Ve-
nuti, sembrandomi errore ttponrancoia
data deli^qy, in vece di 1 527 che leg-
geri a p. 363 tie* Poasea^i de Popi del
Canct'ilierì, nel narrare che in essi le u-
nivf rsità ile' Mmatoii, Fnlegnami, Cal-
ciarolì, de'(p>ali però non oii riuscì tro-
varne le noli/ie , con pompa ornavano
porzione della via da loro percorsa in tal
solenne run7Ì(>ne) e degli esercenti ogni
scita di lavorazione in i^giio; le (piali
corpora/ioni di fabbii già neli5?.5 si e-
rano co«>tiluile in università per auto-
rità di Clemente VII. lodi nel i 539 Pau-
lo ili l'eresse in confraternita, e Grego-
rio Xlll ele\òad arciconfralermia. I fa-
legnami avendo fabbricata la loro par-
tiKóluit' i^hitfiu di s. Giuseppe, defluitivu-
mente si separarono dalTuni versila e so-
dalizio de' muratori, con ammettere tra
essi altre arti lavoranti il legno, a'23 gen-
naio 1602. Cos\ i muratori formarono
particolare università e arciconfralerni-
ta, essendo a loro aggregati gli statuari, gli
stuccatori e lavoranti i bassirilievi, gl'im-
biancatori, i pozzatti o vuota pozzi. Nel
1 749 stamparono in Roma : Staniti del'
r Unive'sità de' Muratori , Stuccatori ,
Pozzatti ed Imbiancatori di Roma, da
BenedetfoXff, in esecuzione del voto del
cardìnalGio. BaltittaSpinola protettore,
confermati ed approi'Uti. L'AI veri, Ro-
ma in ogni stalo t. 2, p. 79, tratta della
chiesa di s. Gregorio de'M oratori e dice
che non si ha notizia della sua primitiva
fondazione, echeneli527 propriamente
non fu f.ibbricata, n)a ridotta in miglior
furmaeiestaurata,dichiarandola più an-
tica, come rilevasi dalie iscrizioni della
medesima che riporta, alcune essendo del
i52 le del I 522, tli muratori e falegnami,
una appartenendo a un /ircìnf'ibro mura-
rio fide ac boniiaie in omna conspicuo.
Dice che l'altare maggiore è dedicato a
S.Giei^orio 1 colia sua immagine e quelle
della Beata Vergine e di s. Carlo; la cap-
pella è lavorata e figurata di stucco, e
dipinta a guazzo co' miracoli del santo;
II 2.** altaredalla parie del vangeloè pur
sai»ro al s. PapH,ne*muri laterali essendovi
iscrizioni di s. Marinella vergine e mar-
tiieeili s. Silviu vedova madredis. Gre-
gorio I. il 3.° altare dalla parte dell'e-
pistola è dedicalo a Gesù Crocefisso di-
pinlocolla B. Vergine e s. Giovanni. Av-
verte che Giorgio Vasari chiama (piemia
chiesa di s. Giuseppe. I conflati vestono il
sacco turi bino, e portano sulla spalla per
segno i'elìlgie di s. Gregorio I. Riportai
nel vni. Il, p, 3'>3, che nel 1767 per la
canoni/zazione di s. Serafino d' Ascoli ^
nato in Monte Granaro, laico ile'minari
cappuccini e già muratore, 1' università
e Aiciconfrattrnita di s. Gregorio de'
III aratori lo prese per coni protettore ,
poiché o*è il principale patrono s. Gic-
-Olio 1 Magno y di cui solennemente ne
celebrano la festa, e in tal giorno dispen-
sano doli alToneste e povere donzelle fi-
glie de'confrali.ll Piazza riferisce che di-
versi conflati lasciarono vari legati pero-
pere pie al sodalizio, il quale si esercitava
«elle seguenti. Oltre il mantenere decoro-
samente il culto della chiesa, coi proprio
cappellano, ne* giorni festivi recitavano
l'utlizio della Madonna nel nubile oratorio
contiguo alla chiesa slessa, ove essendovi
elegante pittura in tela esprimente la B.
Vergine, s. Matteo apostolo e s. Grego-
rio I, vi celebravano la festa, e pe'defnnli
fratelli rulììzio de'morli, oltre l'anniver-
sario generale. Se infermi li visitavano,
e se bisognosi soccorrevano, sommini-
strando medico e medicine, ed in morte
accon»pagnavanoalla sepoltura e faceva
no seppellire previo funerale. Nella chie-
sa ili s. Gregorio il cardinal Leonardo
Antonelli v* istituì i* oratorio nottnrno
nel 1796, aggregandolo a quello del p.
Caravitii, contigno al Collcg o Romano^
ed a Mia imitazione ne'pii esercizi, altri 3
avenilone istituiti ne'noui Monti e Tras-
tevere, e nella chiesa de' sv. Ildefonso e
Tommaso a piazza Bai berina, della qua-
le ragionai nel voi. LX.X.VI, p. 26 e . I 4
oralorii sottopose alla ilirezione del pio
e benemeritosacerdoted. Giuseppe Mar-
coni, e di essi dà contezza il prete Goslau-
zi x\e\V Osservatore di Roma, t.i, p. 207
e seg. lib. 12 : Isilluzioni spìriluali noi-
lume, speciahneiite a vantaggio diagli ar-
tieri. Del prete Muconi, anche beneme-
rito A^\ Conservalorio ^orro^/ifo, parlai
in quest'articolo e altrove. Nel febbr^o
1798 proclamatala repubblica, tanto l'o-
ratorio di s. Gregorio che gli altri furo-
no chiusi , e non si riapriroim che nel
1800 alla venuta in Ronia di Pio VII, la
<|uale avvenne a'3 luglio. Quanto però a
(piello di s. Ildefonso piacque al cardinal
trasferirlo nella vicina chiesa del CoUc'
i>ro Scozzese^ dopo averla restaurai,!, per-
chè i repubblicani l'avcano convertita a
rimessa e bulle;^a di vciuiciarui e ciò col
UNI 169
consenso del cardinal Albani e di d. Pao-
lo Macpherson, rispettivamente protet-
tore e rettore del collegio. Si legge nel
n." 22 del Diario di Roma dt- 1 1 80 1 , che
il cardinal Leonardo Antonelli a' 1 6 mar-
zo si portò nell'ore pomeridiane alla chie-
sa di s. Gregorio n Ripelta, ricevuto dal-
la fratellanza vestita di sacco, (|ual nuo-
vo protettore di essa; e dopo breve ora-
zione, ossisosi in vago dossello, fu letto il
breve pontifìcio di nomina , e indi am«
mise al bacio della mano i supeiiori del-
roniversità,e della porpora gli altri con-
frati, seguendo le consuete f irmalilà e il
canto del Te DfUin. il Cancellieri nel
Ccnotiiphium C/4nfonelli Cardmah'Sye-
ziaudio narra che fondò 4 Oralorii not-
turni, a norma di quelrodel p. Caiavita
e ad esso associati, con gran prolìtto spi-
rituale de'conco» renti, duetti da zelanti
sacer<loli, colla visita ilelle Sette Chiese
nella primavera e neiraotuuno, facendo
souiuiimstrare a'frequentanli c»ilezio«ie e
pranzo, recandosi egli stesso a beuetlir le
tavole, <lopo d'avervi pronunciato quaU
che edificante discorso. Uno di tali ora-
lorii notturni il cardinale istituì nella det-
ta chiesa di s. Gregorio. In fatti si rac-
conta nel n.° 33 del Diario di Roma dei
1806. 11 cardinal Antonelli sotto-decano
del sagro collegio e penitenziere mag-
giore, sempre intento a promuovere la
maggior gloria di Dio e la salute dell'a-
nime de ft'deli, come apparisce dalla sua
generosità colla qoale a sue spese sin da
molto fondò 4 p>t^ istituzioni, onde i veri
cristiani possano esercitare le virtù neces-
sarie per l'acquisto della salute eterna,
con radunarsi tutte le sere in s. Benedetto
in Piscinula, ius. Andrea de'scozzesi(c(ue-
sto però neli8'22 da' sacerdoti direttori
si voleva trasferire alla chiesa di s. Ilde-
fonso , per avergliela esibita i superiori
generati degli ago stiani scalzi di Spagna,
cui appartiene, per doversi riaprire il col-
legio; ma rcijcuinialo rcllorc noi permise,
il che approvò il proiettore del medcsi-
ino,caidiuul Pacca, mediante cuuveuziùne
170
UN I
poi confermata nel 1825 con beneplaci-
to apostolico. Ma a*29 agosto «847, ^^'
Jendosi dal presente rettore libero la
chiesa di s. Andrea , le sagre funzioni
dell' oratorio cessarono nel dì seguente,
e in vece nella stessa sera ricominciaro-
no a celebrarsi nuovamente nella chiesa
di s. Ildefonso per disposizione del car-
dinal Patrizi vicario di Roma, e tuttora
agisce l'oratorio notturno. Sì può vedere
il Piazza, Eusevologr'Oj trai. 11, cap. 7;
Scuola dì Cristo a s. Ildefonso a Capo le
case per la nazione spagnuola), in s, Gre-
gorio de*muratori,ed in s.Lorenzo inFon-
le (ftittoia esistente), nelle quali si pra-
licnno gli esercizi di pietà come nell'ora-
loiio del p. Caravifa; e volendo il car-
dinal Antonelli, che i fedeli che frequen-
tano i delti spirituali esercizi fossero par-
tecipi delle s. indulgenze che si lucrano da
chi visita le sette chiese, perciò ordinò a*
rispettivi sacerdoti, che sono addetti alle
nominale spirituali istruzioni, che 1' ji
npi ile conducessero alla menzionata vi-
sita tutti quelli che vi volevano andare,
come difatti vi sj portarono in numero
di 33o, i quali dopo aver visitalo le chie-
se di s. Paolo e di s. Sel)astiano, giunti in
quella di s, Stefino Rotondo, il cardinale
recitò loro un dotto ragionamento, e nel
refettorio li fece trattare di conveniente
pranzo, avendo egli benedetta l.i mensa,
Nel voi. LXIV, p. 17, raccontai che Leo-
ne XII nella riforma di alcuni oratorii
notturni di Roma, riimì quello di s. Gre-
gorio de' muratori a quello da lui istitui-
to colla pia unione di s. Paolo nella chie-
sa di s. Maria della Pace , di che già di-
scorsi nel paragrafo /l/<7r//zrtr/,dichia ran-
gola madreecapo di lottigli oratoiii noi-
turni del clero secolare, e ciò con breve
ile' 14 febbraio 182 7 , fatto eseguire con
flecreto del cardinal Zurla vicario di Ro-
ina de'rg febbraio i 827.
Nasficetlari. F. il paragrafo Bctrca-
rol> di qtiest'articolo.
O^linvari. F. il paragrafo Saponari
d) quest'articolo.
UN I
Orefici i Argentieri e Gioiellieri ^ Uni*
versitat Artia Anrifìcis Urbis , Nohilis
Collega Auriphicuni et Argentariorum
UrbiSy nobile collegio e università. L'o-
rafo o orefice, Aiirifex, Aurificumy/irti-
fex A rgentarins , Faber Aurarins , è
quegli che lavora d'oro e d'argento e di
altri metalli, co'quali fa ornamenti, arne-
si, vasellamenli ed altri lavori, ed altresì
lega le gioie. Dicesi argentiere, argentalo,
argentario l'artefice che lavora d'argento,
per lo più compreso sotto la denomina-
zione d'orefice, F^r//*^/* A rgentarins ^ A rgen-
tifex. Chiamasi gioielliere il legatore di
gioie, GemmarinSjCL] anche il mercante
di gioie, Genimaruni vendi torj il nego-
ziante di perle, Margaritarius. Final-
mente minutiere si denomina quell'ore-
fice, che fiJ lavori gentili, quali sono tutte
le legatore d'oro delle gemme, come so-
no le aneila,gli orecchini o pendenli,i poi-
setti o smanigli, i picchiapetti o gioielli
che usano le donne portare al collo pen-
denti sol petto, e tutte le altre sorte i\\
gioielli. Perciò dicessi Minuler/a e Minu-
taglia, Scruta^ i lavori gentili d'orificeria
che si conducono per lo più col cesello; e
Minuterie si dicono i lavori stessi, ed è
opposto di Grosseria, cioè 1' arte di lavo-?
rare d'oro e d'argento cose grosse o ma-
teriali ; ed anche i lavori stessi. L'orefi-
ceria non solo p l'arte dell'orefice, A'S
Argenldria, vel Aurarlaj ma è ancora
il nome del luogo, deirolfjcina, della bot-
tega da orefice , Officina seu Taherna
Argentana i'el Auraria, L'oro, Auruniy
metallo conosciuto (ino dalla più remota
antichità, è sempre stimato il più perfetto
di lutti; finora è stalo stimato nel valo-
re anche il più prezioso, ma per l'abbon-
danza che se ne cava di presente da molte
feconde e inesauribili miniere , in con-
fronto della minor (juanlità dell'argento
incettato da'cinesi e dagl'indiani, forse è
per soggiacere ad una crisi di deprezza-
mer>to quantoal valorejeprobabilmente
con molte o altre di qtielledisastrose e in-
dioibdi conseguenze di cui già n è taiilo
scritto, anche quanto olla Zecca (l^.) pel-
le Monde (^.). L'oro non è fusibile quan-
to l'argento, ma più ^^lel ferro e del pla-
tino. E solido, giallo, assai risplendente,
senza odore ed insipido: è i' più mallea-
bile ed il più duttile de'corpi conosciuti,
[)otendosi ridurlo in fili sottilissimi, ed in
Ininine della grossezza la più minima. L<*o-
ro è sparso nella natura quanto il ferro,
ed ha le sue miniere al paro d'ogni altro
metallo, le principali essendo nell* Ufi'
ghenrr,ne\\a Transilvania^ nella Siberia f
nel Brasile, nel Chilii nel Perì^^ nel Mes-
sico , nella California e in altre parti
^'America e AfAV Oceania o Australia, e
le primizie di queste due ultime parli del
mondo scoperte, furono oflei te alla Ma-
dre di Dio, come rilevai nel voi. LXXH,
p. 167. Delle minieredi oro, di argento
e altri metalli, di quelle delle gemme e
pietre piejiose, ne ragionai in ionumerq-
i)ili articoli, descrivendo i luoghi che le
contengono. Latinamente dicesi Fedina
y-iitraria, |a miniera dell'oro, e Fodina
Argenlaria, la miniera dell'argento. Gli
alchimisti ed i ciarlatani pretesero «e'se-
coli passali d'applicar l'oro a molti usi di-
versi, attribuendogli proprietà miracolo-
se, tentando persino di formarlo artifi-
cialmente j ciurraerie che riprovai quale
Superstizione (^f^.), anche a Speciale ri-
parlando dell'alchiuiiajcioèdi <juella pe-
rò che vaqissima scienza tratta partico-
larmente della trasmutazione di metalli
ignobili in nobili, e di couqiorre medica-
menti atti a guarire ogni malattia e di
prolungare la vita oltre a' nulurali suoi
lermitii, perciò egregiamente definita da
Harois : Ars sine arte, cujus principiitni
eslmentirif medium Inborare, finis men-
dicarCy come ripelei nel citalo articolo.
.Scrisse il Menochio , Stuorc, cent. 7.",
fa P.4B: Che cosa sia il Lapis pìiilosopìio-
1 ìim^ molto cclchrafo dagli alchimisti.
L'argento, .4rgenluni^ è quel metallo so-
lido, bianco, lucente, insipido, inodoroso,
inolio sonoro, mollo malleabile e duttile,
poco duro , ci:istallizzal>ile in piraii4t«li
UNI 171
triangolari, fusibile alla lemperatura del
colore rosso e volalizzabile; copiosissimo
nel globo, ove tuttavia trovasi raramente
allo sialo di purezza , inusitato ol pre-
sente in medicina, o tull'al più adope-
rato talvolta a inargentai le pillole. Que-
sto metallo da'rhimici è dello anche /«-
na. Igino dice che Indo re della Scizia fu
ill.° che trovò l'argento, ed Erillonio il
I ." che lo portò in Atene, onde Plinio ne
lo fa inventore. Ma veramente la stori Ji
antica c'insegna, che poco tempo dopo il
diluvio gli uomini trovarono il segreto di
fondere i metalli (roroed'argenlo,fld3bri-!
candone figure, vari utensili, ed ogni ma-
niera di ornamenti e di vasi. Ben presto
si adoperò questo inetallo anche nella
monetazione, e l'argento fu riguardalo
come tipo di ricchezza per chi lo posse-
(|eva; la s. vScrittura in cento luoghi par-
la dell'argento, degli argentari, de'faleii-
li e de'sicli aigenlei. S' ignora propria-
mente donde gli ebrei traessero tanta
quantità d'argento e d'oro, e le discrepan-
ti opinioni le riportai a'Iqoghi loro ; pare
che la Spagna (F.) gliene fornisse. Sul-
rOphir di Salomone tuttora si questio»»aj
certamente il commeicio de'fenicii pro-
dusse molto oro. Certo è pure che l'ar-
gento non fu abbondante in Roma , se
non dopo Io spoglio delle nazioni vinte e
soggiogate] che non fu comune in ttilta
Europa se non dopo la scoperta del Nuo-
vo Mondo; e che per questo impazziro-
no gli alchimisti ne' bassi tempi, cercun-
ilo la pietra filosofale, la trasmutazione
de'melalli, e l'arte di fd)bricar l'oro e
l'argento. Dopo la soo[)erla dell'Ameri-
ca, avvenuta nel declinar del secolo XV,
furonvi più orefici che alchimisti, finche
poi surse la chimica metallurgica a spar-
gere lumi preziosi intorno a questemate-
rie, come dissi nel voi. LXVIM, p. ?.fìi,
e altrove. De'lessilori d'oro o^sia Truìft'
roli, può vedersi tale paragrafo. E qui di
passaggio e per analogia aggiungerò, che
balldoio ilicesi quegli che riiluce l'oro iq
lauia o foglia per fihu'e o per i|oiaie|
72
U N I
Bracleator vel Braclearius^ e ralle Era-
ctvarica. Leggo nel Dernardini, Descri'
zione de Rioni di Roma^ che nel secolo
pass»
lo l'uni versila de'baltiloro avea la
j)ro{3iia ce p pel la nella Chiesa de ss. Costila
e Dantiano al Poro Romano. De'baltilo-
ro dissi altre paiole al § Artigiani. Cliia-
rnansi Gf«j//ie (/.) alcune soslnnze e più
sovente de'iDiriibili cristalli lapidei mollo
duri, e gli anlichi assai celebrano l'orien-
tali acotifrontodell'occitlenlali.Chiamaii-
sì pure Piclie (Z'.) preziose, ed altre di
ininoi- pregio pietre fine. Neh. Mi tali ar-
ticoli purticolainienle discorsi delle gioie
più |ii ezio^e e de* loro pi egi sing«»lan, co-
Dic delle pietre di decora/ioiie. De' loro
trallatisliossia della(ilipt<»gr}i|ja,tli (piel-
)i che loro allriboiscono virtù di Medici-
na {f .). DelTiUie di lagli'irle e pulirle,
ed'inciderie colla Scnilnro (ove pure par-
lai di lotta l'arte, di cpiella del fondiloie,
del niellaUne, dell'inciscjre de' cammei).
Del grande oso che da remoli lempi se
ne fece negli eleganti e. ricchi <ji namenli
muliebri, ed anco per gli uomini fino ne'
Sandali (/ .) e calceamenli ; lu-lle CorO'
ne, ni-gli Sc&ttri^ueWe Spade, ed altre ar-
mi, negli Anelli ( ^ .) , i quali comuiie-
iiienle neiranlichilà servivano di Sigilli
{f .). In quest'articolo rimarcai che di 5
specie erano gli artisti signarii e sigilla-
rii, e gli annullarli parlicolar mente for-
mavano numeroso collegio. Le contrade
in cui essi piecipuamenle abitarono, si
chiamarono: Picm SigUlarius ììiajorj
Ficus Sìgillarius tninor. Del lusso delle
gemme, come gli antichi romani porta-
rono all'eccesso la passione per le gioie
e per le pietre fine; per ornaoiento della
persona e delle stippellellili donìesiiche,
persino ne Leni (f .), nel Pranzo (F.) j
di cui viisi e frulli erano ornali e fram-
mischiati di gemme; ludie bardature e fi
niinenli de'cav:dii;e nella festa higillaria
Faceva usi reciproci doni di gioielli, t'or-
uìurono i romani splendide collezioni di
ibernine, che poste in astucci chiamarono
duttiiiolechc. Dissi ancora de'luio multe-
UN I
plici e bellissimi colori, e de'mislici signi-
ficati che loro si allril)uiscono. Come fu-
rono impiegale pel cullo divino vxeTtni-
pit (y.) de'numi dell'idolatria e del ve-
ro Dio, e per ornamento del Sacerdozio
(/^.)sì degli ebrei che de* cristiani. Delle
gemme e pietre (alle con artificio d'imita-
zione. Anche la perla, lìJargaritam, è u-
na gioia preziosa bianca, tendente al co-
lore ceruleo , la (piale staccasi in forma
di globello dalle conchiglie di alcuni ver-
mi testacei, ed in ispecie dal mitilo mar-
garitifero. La produzione di tali glohelli
si ascrive al costume di quel venne di
chiudeie i fori e ramraarginare le ferite
che altri vermi vi fmno. Alcuni impni-
pijamenle la chiamarono anche pietra
pre7.io<a, e tale non deve appellarsi, poi-
ché la perla si fijruiii nel mare orientale
e in altri mari dentro il guscio d'una spe-
cie di conchiglie o nicchi marini deno-
minata madreperla, Concita lìJargarifi-
fera. La forma di essa è talvolta roton-
da perfella, e questa chiamasi oiienlale;
talvolta poi è informe e schiacciala in
qualche parie, ed allora appellasi scara-
mazza (dal vocabolo scaramazzo, adiiiet-
tivo, che non è ben tondo, male rotuii-
da s ^ gibbo siis). La perla non ha la il-i-
rezza delle pietre preziose, mentre è fra-
gile per natura, e volendosene ottenere
lo scioglimento, questo si ha ponendola
in fusione dentro «in vaso di acelo forte,
come ce ne die l'esempio la famosa Cleo-
patra. Finalmente, se si volesse dare alla
[)erla una rozza somiglianza, potrebbe pa-
ragonarsi alla cipolla, essendo la perla tui
piccologlobelto formalo da vari strati tino
soprapposlo all'idlio, e questi sfogliando-
si VI rinvengono tulli Incidi, come accade
nella cipolla. (j|i antichi Medici [F.) an-
che alle perle attribuirono virtù medica-
li; e le facevano entrare in diversi ujagi-
sieri e composizioni. Della pesca delle per-
le nel mare, [)arlai ove ha luogo , come
nel voi. LXXIlj p. iSi. Anche il coral-
lo, Coraliuni vel CoralUnni, è una tlellu
più belle e preziose pruduz-ioui del uiarc,
u ^ 1
ed entra nel novero de^li omnmenli del-
l'oieficeiiiì e clell;i scultura, oofne vi si com-
pre ndono i gentili e leggiadi \Musnici(F.)
minuti o piccoli (in questi ora eminente-
mente si distingue il genio artistico e lo
studio fìlosolìco, |)er cui è beneuìerentis-
sin)o della nobil arte il commendatore
Miclicl Angelo lìarberi, il qunle in Roma
liei i85G col modesto titolo di : Alcuni
I\lusaici uxcìli dallo studio del ec, ci die-
de un njngnifico libro con copiose tavole
maestrevolmente incise,ed anche illustra-
le tlalstio senno ed erudizione. Si compo-
ne dii8 eleganti e su[^rbi disegni esjui-
menti la raccolta de' principali lavori in
musaico eseguili nell' encomialo stabili-
mento, che onorando il primato di Uo-
Dia nell'alti belle, giustamente V Album
di lìoma nello stesso anno e nel t. 2 3
riprodusse per saggio 4 di tali tavole
colle rispettive illustrazioni. Esse sono:
Il liei cielo d'Itrt liti. FenitquaUr*oie in
Roma, la quide però trovasi a p. 225 e
non 2G6, come per menda tipografica é
indicato nell'Indice. Roma Cronologica.
Panorama del Foro Romano. A me non
e dato celebrarne il inerito, molto meno
Ira parentesi; massinie dopoché nell'espo-
sizione di Londra del i 85 1 , per le sue o-
pere fu onorato colla uìcdaglia del ì°
premio. Laonde il nobilissimo hbro non
abbisogna de' miei encomi. IN'è corona
r yìppendice delle opere eseguite nello
studio Imperiale /ìmì.?o, sotto la direzio-
ne del medesimo commend. Barberi, in
4 tavole egregiamente incise^ sono ripro-
ilotte con illustrazioni le opere e>eguile
dal 1847 ®' '^^^ *'''d'* »>bsli russi aflì-
dali al commendatole, onde fossero om-
inaestrali nella celeberrima arte musiva
per poi lavorare nello stu<lio del musai-
co in grande fondato a Pietroburgo da
IN'icolò I imperatore di /»«.?5//Zj astro tra-
montato menlrefervcva la guerra di Tur'
r/i/rt^-clan)oroso avvenimento che in quel-
l'articolo accennai. La storia egualmen-
te m'impone di iwe onorevole rocnrionc
del Tuletite mosaicista, che le arti perde-
U .N I 175
rono nrllo stesso nn»»o. Mgli è Gioacchino
Jiorberi , che in Rojna sua patria si rese
imo de'pKi benemeriti che portarono l'il-
lijslre arte a queireccellenza in cui è me-
lavigliosnmenle giunta. Del suo valore e
virtù, ed in che si distinse, lo diee la bel-
la Necrologia , pubblicata dal suddetto
Album a p. ^oS). Il corallo è una pian-
ta ehe nasce n«d tondo del mare e s'indu-
risce all'aria. £ una sostanza calcarea e
ramosa cbe serve di sostegno e di abita-
zione ad una specie di polipo marmo. Il
corallo è rosso o bianco, anche nero, e
polverizzato serve di dentifricio. Il piìico-
njune è il corallo rosso, Corfl//«f/i/«^rM/;»,
vel ruben<f. Anche delle più feraci pesche
di coralli ragionai ove sono, come nel
voi. LXXXI, p. 166. Quanto all'orefice-
ria, si raccoglie dagli scritti di Mosè, dal-
le storie di Erodoto e da' poemi d'Ome-
ro, che l'arte di lavf)rare l'oro e l'arge»)-
loeia praticata nell'Asia e nell'Egitto si-
notla'tempi più remoli. Eliezer piesenlò
« Rebecca vnsi e pendenti d'oro e d'argen-
to. Sembra allies'i ehe sino in quell'epoca,
quella sorledi gioielli o di ornamenti fem-
minili fosse comune presso alcuni popo-
li dell'Asia. Mosè dice che Giacobbe im-
pegnò le [icrsonedelsuo seguilo a privar-
si de'Ioro orecchini. Giuda diede in pe-
gno a Tau)ar il suo braccialetto e il suo
anello. Faraone innalzando Giuseppe al-
la dignità dii.° ministro, ^li consegnò il
suo anello e lo fece ornate d' una colla-
na d'oro. Omero nell'Or//s5r/i fa menzio-
ne di molli donativi che Menelao avea
ricevuti nell'Egitto, i quali consistevano
in diverse opeiedi oreficeria, il cui lavo-
ro e la ctii eleganza fanno stipporre mol-
ta destrezza e inlelligenza in tpiellu no-
bile regione tl'Africa. Allo stesso Mene-
lao il re di Tebe die due grandi tinozze
d'urgenloe due belli tripodi d'oro. A lean-
dro sposa di qtiel re donò ad Elena unn
conocchia d'oro, ed una magnifica cestel-
la d'argento, le cui estremità o orli erano
d'oro finissimo e ben lavorati. A questo
[uoposiloè degna di osservazione ipiella
1 74 ^ ^ i
mcscol.nìza Ji oro e di argento clie an-
tìuiìz'ìa l'aite già atlulla, giacché la pra
tica di saldare i metalli richiede lui gran
nuQierodi cognizioni. Si può altre>ì attri-
buire «'progressi die avt^a fatti in Egitto
l'arie di lavorare i ujetaili, quella gran-
de quantità di vasi e gioielli, di cui gli
ebrei partili da esso erano forniti nel de-
serto. Sì legge nella s. Scrittura, eh' essi
e le loro donne offrirono per la costru-
zione del Tabernacolo (F.)^ e perla fab-
bricazione degli oggetti destinati al culto
di vino, sia nelle ^'e*//,sia uè' Fasi ^ sia in
altri Utensili [F.)^ i loro orecchini , i lo-
ro anelli j le loro fibbie, i vasi d'oro e d'ar-
gento, persino gli Specchi(F.). Per quan-
to concerne l'Asia e la Grecia, l'oreficeria
\i fu coltivata egualmente come nell' E-,
gitlo. La maggior parte dell'opere lodale
da Omero venivano dall' Asia. Erodoto
pure fa grandi elogi della ricchezza e del-
la magnificenza del irono sul quale sede-
\a Mida ad amministrare la giustiziif, il
quale principe ne avea fatto dono al tem-
pio d'Apollo in Delfo. Le armi di Glauco
e di molti altri capi dell'esercito troiano
erano d'oro, e dello stesso metallo era lo
scudo di Ettore. Quello storico parla al-
tresì di colonne d'oro e d' argento , o di
alcuni plinti d'oro bianco^ forse di elet-
tro (an)bia gialla, ovvero una specie di
metallo la 5." parte del quale è argento e
il resto oro), su'quali i critici alquanto di-
sputarono. Quanto al famoso scudo d'A-
chille, dice il Goguet, non trovare alcun
fatto nella storia antica , che meglio ser-
"v'ìv possa a far conosceie lo slato e il pro-
gresso dell'arti in que'tempi remoti. La-
sciando da parte la ricchezza e la varietà
de'disegni che ammiravansi in quel lavo-
ro , si dee prima di tulio por mente alle
leghe de'differenti metalliche Omero a-
vea flìtli entrare nella composizione di
quel mitologico scudo. Egli narra, ch'e-
ransi adoperati il rame, lo stagno, l'oro e
l'argento, benché non si conosca in quale
proporzione ciascuno di essi vi entrasse.
Può ancora aggiuugersi 1' osservazioae^
UN I
che sin da quel tempo si conosceva l'arte
di rappresentare con l' ijn pressione del
fuoco sui metalli e colla loro mescolanza
di colore de'diversi oggetti; se si unisca la
considerazione dell'incisione e della cesel-
latura che vi sì erano adoperate, sarà fur-
ia l'accordare che lo scudo d'Achille do-
vea essere un lavoro complicalissimo. li-
na simile complicazione non lascia luogo
a dubitare, che a'tempi della guerra di
Troia l'oreficeria giunta non fosse ad ui\
alto grado di perfezione presso i popoli
dell'Asia^ giacche egli è sempre in quella
regione che Omero colloca la sede delle
arti e de'più famosi artisti. Dall'Asia l'ar-
te di lavorare l'oro passò nell'Europa*
principalmenle nella Toscana(F.), e mo\-
teplici sono le prove diesi hanno del gra-
do a cui fu portata quell'arte presso i ro-
mani e presso i popoli che ad essi succe-
dettero. Tra gli artisti che si distinsero
nell'oreficeria in Roma, la sLoria ci ha con -
servato il nome di Prassitele che vivea a
tempi di Pompeo, e che non dee confon-
dersi col celebre scultore e inlagliatore di
gemme in Atene* Nell'antica Roma eran-
vi due contrade ove stavano riuniti gli
artefici gioiellieri, orefici e argentieri. Ne
tempi bassi la via presso l' arco di Setti-
mio Severo nel Foro romano (diverso dal-
l'arco di Settimio Severo eretto al Vela-
bro da Mercanti o banchieri cambiatori
di monete, e perciò lo descrissi in tale pa-
ragrafo, e negozianti di buoi, Argentarli
et Negotiantes Boarii, e tuttora dicendo-
si Jrco degli Argentari^ mentre erronea-
mente dicesi pure volgarmente degli Ar-
gentieri), il Campidoglio e la salita di ÌVlar-
forio fu detta Clìvus Argentarius , e il
suo arco, y^/r«5 Mantis Carnea, vocabo-
lo che spiegai nel paragrafo Pomari, }^o^
slo verso l'odierna via di Macel de'Corvi,
pare che fosse poi denominato ^/cw^y^r-
gentarioruni,oye sembra che esistesse una
l)asilica che fu chiamata Basilica Argen-
taria, ed il portico suo, Porticus Margd-
rilaria, cioè presso la presente via delie
Chiai'i d'oro. Quest'ulliiDO vocabolo pa-
re ileiivalo dell'essersi ivi stnnziati s^W o-
ifllcie gli aigenlieri, perchè il cav. Riifi-
i)i nel Dizionario tìelle strade di Roina^
inclina a credere che il nome gli proven-
ne da qualche insegna dell'oflicina d'al-
cun argenliere. Lo dissi anch'io nel voi.
LXVI, p. 83, col Cardini, ed aggiunsi,
che Tallra contrada era sull'alUia!e/;/Via-
za de* ss. Apostoli. Forse desse erano le
due vie óeSigillarii. Wolai di sopra nel
paiagrafo Coronari^ il perchè nella via
del Ptilegriuoy da tempo anlichissitno vi
sono molle botteghe di orefici e argentie-
ri, in grande credilo e fiducia pressoi con-
tadini e ali ri del basso [)opolo, non che di
parecchi provinciali, li medesimo cav. Ru-
fini, nelle Notizie sloriche intorno all'ori-
gine de^nonii di alcune osterie, caffè, al-
berghi. che ricordai di sopra, parlando
del calle del Pellegrino, dice che il tito-
lo glielo somministrò la vìa, la quale egli
crede fosse cos'i nomata dall' avervi abi-
tato quel pellegrino di 107 anni, in oc-
ca>i(ine che si portò in Roma a lucra-
re V Indulgenza del Giubileo, ueW An-
no Santo {F.) ristabilito e celebrato dal
Pontefice Bonifacio Vili. Che egli vi si
recò, per ubbidire al defunto genitore,
il quale per essersi portato all'altro giu-
bileo celebrato un secolo prima, glielo a-
vea ingiunloj e «|ue>la alTermazione vol-
le il Papa udirla dalla sua bocca, appun-
to perchè erasi determinato alla promul-
gazione del giubileo nel i3oo, principio
<li secolo, per la tradizione che si soleva
fare in ogni centesimo. Avverte il Ber-
nardini, che l'attuale via Laurina (nome
preso pel riferito nel voi. XLIX, p. »77
ei 78), nel rione Campo Marzo, secondo
la lapide prima denominavasi f^ia Pe-
regrinorum. Probabilmente vi saranno
stati i loro alberghi, couìe ora sonovi lo-
cande pe'forasliert nella vicina strada del
Babuino e di piazza di Spagna. Si vede
da molti monuutenti, di stile detto goti-
co precipuamente (del quale riparlai a
Tempio) e dulie cronache , che nel basso
impero l'oreficeria prodiiccva ancora 0-
UNl 175
pere considerabili, sebbene allora il catti-
vo gusto delle forme cominciasse a sot-
tentrare a'disegni graziosi e naturali de-
gli antichi. Anastasio Bibliotecario rife-
risce che Costantino 1 donò alla basilic»
Laleranense diversi lavori d'oreficeria,
che costituivano 20 marche d' oro e
29,500 marche d'argento. Altri doni di
oreficeria fatti dopo quell'epoca da altri
imperatori e da'Papi alle chiese, in mol-
ti articoli li descrissi. L'interruzione de(
commercio e il deperintenlo progressivo
delle arti durante tutta Tetà di mezzo, do-
vettero influire sull'oreficeria comesu litt-
le le altre arti meccaniche. Si osservano
tuttavia alcune produzioni de'diversi se-
coli di queir epoca, come casse o Reli-
quiari, contenenti reliquie de'santi, Pa-
si. Calici, Pissidi^ Arredi sagri, e altre
Suppellettili(F.)d'i chiesa o di ornamento
per gli ecclesiastici d'un lavoro assai deli-
calo , benché il gusto del disegno fosse
cattivo, e si risentisse del gotico o semi-
barbaro. Tra questi oggetti può citarsi
con onore il paliotio d'oro nella facciatf»
e d'argento ne' laterali, della basilica di
s. Ambrogio in Mdano, nel quale si rap-
presentano diverse storie dell'antico e
nuovo Testamento, opera che certamen-
te sembra appartenere senza dubbio al
IX o al X secolo. De'lanti sagri utensili
che ci restano del medioevo, a'Ioro luo-
ghi ne feci la descrizione. Essi sono uìo-
nunienti che provano aver la religione
e il culto divino , per la pietà de' ('edeli,
conservato l'oreficeria ancora nella deca-
denza dell'arti. Ne avremn)o un'immen-
sa quantità,senon liavessero distrutti le
deplorabili vicende de'tempi, e quanto a
Roma segnatamente il crudele sacco del^
1027, e le condizioni affliggenti che la
desolarono in uno al resto dello stato, nel
declinare del passato secolo, putite anche
da gran parte d'Europa. La scoperta del-
l'America aumentando prodigiosamente
nell'Euiopa la quantità delle materie
d'oro e d'argento, olire le gioie, porse imi
nuovo ulijncnlo alle arti; l'umore del lus-
176 UNI
soche le riccliezze e l'abbondanza dì que'
metalli generarono, sì può dire che die-
de una nuova vita airoreficeria. Quindi
anche in Italia bellissimi lavori d'orefi-
ceria si formarono precipuamente nel se-
colo X Vj,e le opere in tpieslo genere del
fiorentino Benvenuti Celiinì e di altri
motti di quell'età furoiano tuttora la ge-
nerale a Ui mi razione. Cellini, nato nel
ì 5oo in Firenze, scullore, intagliatore ed
orefice, fu eccellente soprattutto in que-
st'ultimo genere. Fu aiiche pittore e guer-
riero nel tempo stesso, poiché per poco
dava di piglio alle armi. Di carallere biz-
zarro, d'uno spirito rissoso e indipenden-
te, trovò amarezze e protezioni in Roma
e all'estero, attaccò brij-he moltissime, e
scrìsse la sua vita però più da artigiano
che da artista. Nondimeno il suo stile è
hberOjSenza apparecchio, senz'arte, ori-
fjinale come il suo spirito, e pe' termini
d'arie specialmente è sovente citalo nel
vocabolario della Crusca. In Roma godè
il favore di Clemente VII, e per Ime per
Paolo III fece qiie'lavori che descrissi a'
suoi luoghi. Nell'assedio di Roma, da Ca-
stel 8. Angelo difese nel iSij colla dire-
zione di ^ pezzi d'artiglieria, il Papach'e-
lavisi ritirato, ed alcuni attribuirono a
lui l'uccisione del contestabile di Borbo-
»e,su dichedovrò riparlarne. Sotto Pao-
lo ili accusato d' aver involato alcune
gemme del Triregno (^.), dopo essersi
giustificato, passoni servigio di Francesco
I re di FrancÌH. Tornato in Toscana e a
Firenze \\ scolpì (luell'opere ivi narrale.
Avea ancora parlicolaie abililà per scol-
pire in marn)o, far comi di monete e me-
diiglie, ed incastonar le geunne. Morì a
Fnenze nel 1.570, lasciando diverse ope-
re, e tra le altre due trattali, uno intor-
no alle otto principali arti dell* orefice-
ria,l'altro in materia dell'iute della scul-
tura. La I .' edizione è di Firenze 1 568 :
De W Oreficeria e della Scultura. Abbia-
mo pure alcuni frammenti d'un Discor-
so sopra iprincipii e il modo d* appren-
dere il disegno, lulaulo l'oreficeiia pro-
ti N I
gredendo, non solamente si portò al più
alto grado dì perfezione la Scultura o
arie della cesellatura, che alcuno scritto-
re volle riferire all'antica arie toreutica
(ossia l'arte di torniaie o arte di lavora-
re al tonno, parte della Scultura , cioè
l'eseguire bassirilievi in metallo o in a-
vorio col cesello, col toro slru'uenlo de-
gli scalpellini); non solamente si scolpi-
rono sui bicchieri, sui calici ^ sulle paci
della messa e su di altre tavolette , an-
che di tabelle votive^ le più nobili figu-
re in bassorilievo; non solamente si get-
tarono statue e gruppi nobilissimi in oro
e argento, ma si aggiunse ancora aMavo-
ri più fini e più delicati il prestigio dello
smalto, e quindi si ornarono di vari co-
lori imitanti legemoie o di pietre prezio-
se i bicchieri e altri vasiy le coppe di gran-
dissimo lusso, le impugnature delle spa-
de, e sino 1 braccialetti, gli orecchini, le
alleila ec. Eccellenti lavori nell'arte del-
l'oreficeria dierono ancora la Francia, la
Germania, l* Inghilterra, la Svizzera , la
Ru%sia ec, e tuttora l'arie vi fiorisce, fu
progresso di tempo vieppiù si perfezio-
narono ancora i tessuti d'oro e d'argento,
ed i ricami con l'uno e l'altro metallo fi-
lati. Di tutti gli oggetti riguardanti gli
ornamenti e le Suppellettili^ gli Arredi, ì
Vati ^ gli Utensili^ massime in servigio
della chiesa e degli ecclesiastici, scrissi ar-
ticoli; così (Il quelli riguardanti gli orna-
menti del 7 n regalo, della Mitra, dell'/^-
nello, della Croce pettorale, <\v\ Forma'
leo Razionaltiyiìs'^Vì Spilloni pc'palhi; ed
i sa^ri dolutivi onorevoli della Rova do-
ro (F.) e dello Stocco e Berrettone [F.).
Nella Famìglia pontificia [F.) era vi il
custode delle gioie pontificie ; un tempo
custode de' preziosi ornamenti del Pa-
pa era il prelato Taoriere generale (^.),
ora è il prelato Sagrìsta (F.). Da anti-
co tempo nel palazzo apostolico esiste l'o-
norifico uffìzio di gioielliere de'ss. Palaz-
zi apostolici, custode del sagro Triregno
pontificale {r.), nel quale articolo parlai
di esso e uotai che tale gioielliere palali-
U I\ I
no, iiell' ihterveulo alle solenni funzioni
pontificali , quando eravi un numero
maggiore di triregni e di mitre preziose,
oome e sino allo scorcio del passato seco-
lo, jìortava seco altrettanti gioiellieri, co-
ra'esso vestiti con abili da città e spada
ni fianco; e descrivendo gli ornamenti pon-
lilicali , ne dichiarai i rinomati artefici
autori. Premessi questi rapidi e generici
cenni sulla importantissima, ragguarde-
vole e nobii arte dell'oreficeria, vengo a
parlare dell' università e nobiI collegio
degli orefici, gioiellieri ed argentieri di
Roma. Il Fanucci, p. 387 : Delia confra-
ternita (li s. Eligio dell'arte degli Orefi-
ci j ed il Pin/za, Irat. 9, cap. 1 3 : Di s. E-
ligio degli Orefici e Argentieri a stra-
da Giulia, ragionano di sua antichissi-
ma origine. Per avere s. Eligio vescovo
di Noyon esercitato l'oreficeria, come par-
lando di lui al paragrafo Ferrari notai,
avvertendo pure perchè la festa si cele-
1)1 a da loro a'25 giugno, gli orefici di Ro-
ma lo presero a protettore, come d'altre
e principalmente delle università òe Sei-
lari e lìe Ferrari y colle quali certamen-
te un tempo erano stati uniti, ed innan-
zi al secolo XV, pel riferito in tali para-
grafi. Nel 1 509 dalle fondamenta nel rio-
ne Regola, tra la ripa del Tevere e stra-
da Giulia in via dell'Armata, edificaro-
no la propria esistente chiesa, e in pari
tempo piti regolarmente eressero la pro-
pria e particolare confraternita, che Giu-
lio 11 approvòjCon isppciali statuti e rego-
le, per l'ufllziatura della ujedesima col lo-
ro cappellano, con dotare alcune zitelle
oneste figlie dell'arte nel dì della festa
del patrono, che celebrano solennemen-
te e con decoro, per l'esercizio d'alcune
altre opere di pietà, ma senza vestire sac-
chi. Prinia che Innocenzo X sopprimes-
se i privilegi a'sodalizi di liberare un pri-
gione, questo degli orefici godeva quello
di liberare un condannalo a morte, e lo
aUesla Fanucci, conducendolo in proces-
sione nella festa del santo, nella quale in-
tervenivano pure le dolale donzelle. Ve-
VOL. LXXXIV.
UNI 177
nendo in Roma qualche orefice foraslie-
re, il sodalizio lo aiutava finche lo avea
accomodalo in qualche bottega dell'arte.
Indi ne approvarono gli statuti e conces-
sero indulgenze, grazie e privilegi all'u-
niversità Pio IV, Gregorio XIII, Paolo
Ve Innocenzo X.Alessandro VII col bre-
ve Exponi Nohisy de' 20 giugno i655,
Bull. Rom. t. 6, par. 4, p 1 7: Confirma-
tio Statutonmi tJuivcrsitatis Arlìs An-
rificwn de Urbe, e ne prescrisse l'osser-
vanza. In detto anno si pubblicò in Ha-
ma-.Thesaurus legalis Unìversitatis Au-
rificuni Urbis, Clini auctoritatibns Petri
August. Antolini. Nuovamente Clemen-
te XII confermò gli statuti, onde fu pub-
blicato il libro: Statuto del nobil colle-
gio degli Orefici ed Argentieri di Roma y
confermato da Clemente XII^ Roma
1740. Il successore Benedetto XIV fece
altrettanto nel 1752. Allorché Pio VII
nel 1801 soppresse tutte l'università arti-
stiche di Roma , fra le 3 che eccettuò e-
conservò per la pubblica sicurezza e ge-
losia dell'arte, una fu questa degli orefi-
ci argentieri, come narrai nel riportare
le pontificie disposizioni. I ntanto nel 1 8 1 5
lo stesso Papa istituì la garanzia del bol-
lo per le manifatture d'oro e d'argento,
con suo direttore. L' uffjcio centrale fu
stabilito in Roma; i sussidiarinelle città
centrali dello stato. Questa garanzia non
è propriamente un balzello , poiché è
modico quanto si paga, e col ricavato si
paianogli stipendiali del ministero. Ha
i suoi assaggiatori dell'oro e dell'argen-
to, cornei suoi ha la zecca, nella quale due
consoli del collegio degli orefici assistono
alle coniazioni d'oro e d'argento che in
essa hanno luogo, ad oggetto di verifica-
re la purità de'melalli, con giuramento e
atto notarile. Qui aggiungerò, che nel
1857 la direzione generale de'bolli d'o-
ro e d'argento di Roma e dello stalo pon-
tificio è siota riunita alla direzione gene-
rale delle zecche pontificie e al suo direi*
lore. In conseguenza del bando genera-
le de'7 geuuaioi8i5 e dell'editto dc'aS
li
1-8 UNI
liflio 1817 tlel cardinal Pacca camer-
lengo, suH'nnifoi'inità iV un generale si-
.stema più sicuro e più semplice per la
Ixiona fede e garanzia del commercio per
jt'inanifaUured'oroed'argeiilo, onde ri-
HMiovere gii abusi invalsi in così nobile
V gelosa arie, furono modificali e soppres-
si molli degli anlicbidirilli e privilegi che
l'ultimo ricordalo statuto attribuiva al
nobil collegio degli orefici e argentieri di
l\oma, siccome riconosciuti incompatibi-
li col nuovo ordine di cose. Pertanto il
cardinal Pacca commise a mg/Zaa)belli
chierico di camera e presidente delle zec-
che ponlificie, di riunire presso di se i con-
soli e gli anziani del collegio, e che si pro-
t edesse alla compilazione d'un nuovo sta-
tuto, riformando e conciliando V antico
sui sistemi delle veglianfi leggi, regolan-
do altresì l'adunanze del collegio mede-
simo. Per opera de* nominati, avendo il
collegiorinuovato lo statuto, fu a'20 gen-
naio 1820 alla presenza del prelato pre-
sidente delle zecche sotloscìillo da' con-
soli e altri deputati, cioè 3 anziani savi
deirarle, e portato al Papa Pio VII dal
cardinal Pacca camerlengo, di suo ordi-
ne lo confermò e pubblicò a* 3i , e fu
stampato col titolo: Nuovo statuto del
nobil collegio degli Orefici ed Argen-
tieri di Roma^coufermato informa spe-
cifica dalla S. di N. S. Papa Pio VII,
Tioma 1 820. Lo statuto da osservarsi da-
gli orefici e argentieri di Roma, eda'com-
mercianti di preziosi metalli ed esercenti
la nobil arte, a gloria di Dio, utilità e de-
coro del collegio prescrive. La buona ar-
monia e l'unione fra' maestri, mediante
la deputazione di due pacieri annuali e
idonei, perchè appena insoi io alcun dis-
sapore s'interpongbino per riconciliare i
dissenzienti. 11 metodo per l'elezione del
cappellano, del segretario e di altri mini-
strijda tiarsi da tutti i maestri deirarte;cosi
la remozione: in parità di voti la decisione
spellare al cardinal camerlengo e al presi-
dente delle zecche. Il modo da tenersi nel-
l'elezione de'4 imbussolatori (questi furo-
U N I
no soppressi nel j 838,e al metodo dell'ele-
zioni del console camerlengo, de'consoli e
de'sindaci fu sostituito quello che dirò),
consiglieri e sindaci, e del loro officio. Essi
jjnbussolatori debbono formare 3 quater-
ne composte di <\iiQ romani edueforaslie-
ri,o degli uni o degli altri, bensì ciascuna
composta d'un gioielliere,dueai geulieri ed
un orefice. Indi in ognuna di dette quater-
ne scelgono il più capace, meritevole ed e-
sperimentato, e questo nominano per con-
sole camerlengo, purché sia stato una vol-
ta in ufficio di console. Non porino imbus-
solare i saggiatori e bollalori, benché me-
ritevoli, a motivo del servigio che devo-
no prestare all'udicio del bollo ; né pon-
no icnbussolare alcun maestro, che non
sia stato patentato per 3 anni compiti ;
né finalmente imbussolare essi stessi. Inol-
tre eleggono Sconsoli, ilr.° de'quali su-
bentra per console camerlengo se l'eletto
a tal grado non accetta, nel qual caso in-
corre nella pena di somministrare alla
chiesa del collegio 2 5 libbre di cera, io
dovendone dare i sindaci che ricusano la
carica. Anche l'elezione de'sindaci appar-
tiene agl'indiussolalori. I consoli vecchi
restano consiglieri, ufficio che serve ad
assistere i consoli, e ad intervenire a tut-
te le finizioni della chiesa e del colle"io.
o
Dell'officio del console camerlengo e con-
soli. Essi nella congregazione segreta di-
stribuiscono le doti alle zitelle, col fi ulto
de'fondi posseduti dal collegio, cioè alle
più povere e anziane figlie de'a)aestri pa-
tentati dell'arte; ad altre figlie di essi si
danno roversi o vesti , qualora vi sieno
fondi. La durata de'consoli è annuale (ed
ora è triennale), eleggendosi i nuovi nel
giorno della Pentecoste (anzi noterò pu-
re, che al presente i consoli sono eletti
dal collegio a proposizione de' consoli
triennali che cessano; e scelti a maggio-
ranza di voti , debbono essere approvali
dal prelato tesoriere generale ministro
delle finanze, prima essendolo dal cardi-
nal camerlengo). E' giurisdizione soltan-
to del console camerlengo e de'cousoli,lo
U ìN 1
slinini e nelle perizie giiitllzlali cheii fìinno
con (itti Dotatili, come anche nelle perizie
parlicoiari di ori e di argenti, gioie, e fat-
tiua, di qual unque genere e specie; e degli
enioliunenti che ritraggono nelle perizie
legali degl'inventarii e altre giudiziali ed
eslragindiziali o delle stime,se ne fa eguale
tipartizione ; nelle stime poi che si fanno
particolarmente, remolumento appai tie
ne a clii le Iia fatte, essendo in suo nibi-
trio darne parie agli aliti. Perciò qualun-
que slima non falla da'membri ilei con-
solalo, ma da' regallieri e rivenditori de'
detti oggetti, bencliè periti eletti con de-
cre^p digiudice e convenzione delle par-
ti; come pure da* maestri" patentati non
rivestiti della qualifica consolare ;lale sti-
ma non merita alcuna felle uè in giudizio
i}èfuori,ed i contravventori sonosoggelli,
oltre la multa di scudi 5o applioabili alla
chiesa di s. Eligio, ad altre pene, come di
perdere ogni emolumento che loro spel-
lasse; il tutto incouformilà del ricorda-
lo bando del cardinal camerlengo, de'7
gennaioiS 1 5. Deirofhcio dc'sindari, che
fanno il sindacalo al console camerlengo
dell' introitato e dello speso nel camer-
lengato del collegio. Della fesla che ce-
lebrasi a s. Eligio prole! lore ed alla B.
Vergine. Ne' vesperi della i." i consoli si
recano nella chiesa , e quando la carica
era annuale, il console camerlengo con-
segnava le chiavi, i sigilli e altro appar-
tenente al suo ministero. Nella mattina
della fesla devono fare nella chiesa di s.
Eligiola comiuiione, per conseguire l'in-
dulgenza [)lenaria, concessa in perpetuo
da Clemente XI nel «717; ed assistere
nlla messa solenne, dopo la quale il con-
sole camerlengo consegna le cedole alle
zitelle dolale, che hanno assistito alla mes-
sa.Intervengono pure ai secondi vesperi.
La chiesa si addobba decorosamente per
tale festività, e non è lecito ad alcun pro-
fessore dell'arte di tenere aperta la bot-
tega iu tal giorqo, e mollo meno lavora-
re, eccettuato un particolare permesso del
console camerlengo: pc'contravventori \\
UNI 1 79
e la multa d'uno scudo d'oro. L'8 selti-na-
hre celebrasi la fesla in onore della Ma-
die della Divina Provvidenza, titolo del-
l'altare maggiore della chiesa del collegio.
A' 2 febbraio nella medesima chiesa ha
luogo la benedizione e dislt ibuzione del-
le candele a'presenli maestri ; ed il simile
ha luogo per la benedizione delle palnnc,
con qualche distinzione ne'rami d'ulivo
rispello ai consoli ed udìziali. Del modo
da osservarsi nel promuovere alla paten-
te i lavoranti sì romani chcforaslieri. Per
essere amnjesso tra'maeslri del collegio,
ed ottenere la patente di gioielliere, ore-
fice e argentiere, occorrono i seguenti re-
qjiisiti. L'età di 25 anni compili per tulli
i postulanti compresi i figli di maestri pa-
tentati; questi però godono la preroga
tìva d'essere anche ammessi nell'età di
21 per morte del padre. Il goder buo-
na fama, il non esser mai slato inquisito,
delinquente o complice di veruu delitto.
L'aver fatto il fallorato in bottega di
qualche maestro, almeno per 3 anni, es-
sere stato patentato dalla congregazione
de'Lavoranti, ed essersi esercitato in bot-
teghe dell'arte, .3 anni se romano e 5 se
forasliere. Il pagar per una sola volta scu
dir I per la patente ero per la fesla del
s. Protettore; i forastieri in lutto dovere
scudi 3o. I figli de' defunti maestri pa-
tculali, solo sono tenuti di presentarsi a'
consoli per farsi riconoscere, pagar scudi
I I, non essendo per essi necessaiio il re-
quisito di esser patentato de' lavoranti.
Gli aspiranti alla patente dell'arte, ann-
n lessi nelle congregazioni segreta e gene-
rale, devonosubire la prova sull'idoneità
artistica. Questa si prescrive da' consoli
proporzionala alla capacità de' preten-
denti, la quale prova fattagli intimare dal
mandalaro, gli è destinala una delle of-
ficine de'consoli, dove il lavorante o al-
tro aspirante interviene ad eseguire l'o-
pera im[>ustagli, assistito i\u chi ha rice-
vuto l'incarico di sorvegliarlo, la quale
terminata, dall' assistente si consegna al
console catuerlengo. Inoltre il prcteudea-
i8o UNI
le deve subir l'esame dello stesso carnei-
Jengo e degli altri consoli, per conoscersi
se egnnlmenle all' ohililà abbia la pe
lizia e capacità di luUociò che conviene
al suo mesliere. L'esame consiste, se il
pretendente è gioielliere, in fargli sli-
mare diverse pietre fine e false legate e
sciolte, fargli toccare diverse qualità d'o-
ro, per riconoscere con questi esperimenti
]a sua capacità. Se orefice ed argentiere,
oltre all'esibizione della prova dell'eser-
cizio conie fattore e lavorante, deve pre-
sentare un attestato del maestro della
scuola de'saggi chimici, in forza del qua-
le si riconosca l'abilità del pretendente,
che è inoltre soggetto all'interrogazioni
sopra diverse fatture di lavori concernen-
ti il suo mestiere, a fine di riconoscerlo
meritevole in passare maestro; e rispetto
a'minutieri sì de' lavori d'oro che d' ar-
gento, r esame è proporzionato secondo
il loro mesliere e capacità, olire la presen-
tazione del certificato sui saggi chimici.
Quali cose riferite dal console camerlen-
go in altra congregazione, questa ricono-
scendo l'idoneità dell'aspirante l'ammet-
te, o lo esclude se trovasi incapace. Que-
sta procedura si pratica pure co'Hgli de'
defunti maestri, nel rifermar la patente
paterna, da godersi però da uno solo de'
medesimi; gli altri considerandosi come
semplici lavoranti, tranne il requisito di
non esj^er patentati dalla congregazione
de'lavoranti , non essendo ciò necessario
a'figlide'maestri, come dissi, bensì lavo-
rando in altrui botteghe sono tenuti pa-
gar la lassa di lavorante alla chiesa. Si
dichiaro pure nello statuto del 1820, che
vado brevemente compendiandojche d'al-
lora in poi non sarebbe più circoscritto
il numero de' maestri, e nell' elenco ri-
portato in fine leggo che in tale epoca i
patentati erano 1 53; e l'onorevole (cav.)
GiuseppeSpagna valente argentiere e fon-
ditore, era consigliere onorario perpe-
tuo. Prima del termine di detta congre-
gazione, s' introduce in essa 1* ammesso
alla paleiite , che deve avere ricevuto i
UNI
sagramenll della penitenza e comunione,
per conseguir l'indulgenza plenaria; e fat-
togli dalla congregazione breve esortazio-
ne, se gli consegna il libro dello statuto,
che gioia nelle mani del segretario d'in-
violabilmente osservare. Indi si munisce
dell'ioipressione del contrassegno , per
contrassegnare soltanto e unicamente i la-
vori del suo proprio esercizio; e rese le do-
vute grazie a'consoli e altri congregati, si
ritira in chiesa a lucrare l' indulgenza.
Dopo 1 5 giorni si spedisce la patente, ov'è
specificato se di gioielliere , argentiere,
orefice o niìnuliere, affinchè ognuno si
debba esercitare nel suo proprio ni^^tie-
re e pel quale gli è stata accordata ia
patente d'autorizzazione. Adempite tutte
le memorale cose gli è lecito l'aprir bot-
tega o lavorare in casa, e godere tutti e
sìngoli privilegi diesi godono dagli altri
maestri. Agli esclusi dalla patente, per di-
fetto di giustificazioni e d'abilità, è inibi-
to l'esercizio dell'arte, ne in pubblica bot-
tega uè in casa privata , sia d'orefice o
argentiere, e molto meno ritener fucina,
fornel li, crocinoli, né altro islromento ap-
partenente a* detti mestieri, sotto le pe-
ne comminate dal bando camerlengale.
Ognuno de' maestri deve essere estre-
mamente geloso dell'onore di Dio e del
proprio, nel quale deve sempre conser-
varsi; e chi ne degenera con qualche ec-
cesso o criminalità, è sospeso, interdetto
e inabilitato; e se condannato a pene af-
flittive o ignominiose dal governo, subito
è cancellato dal novero de' maestri del
collegio, il quale per conservare lo splen-
dore e il decoro della nobii arte, è giu-
stamente geloso di sua integra reputazio-
ne. Ecco un* ulteriore solenne testioio-
nianza dello spirito che informa i collegi
e l'università artistiche, de' vantaggi mi-
rabili che producono, religiosi, morali e
artislici, veramente di pubblica utilità, sia
per la garanzia alla fiducia ch'esige nel
delicato complesso di sue attribuzioni, sia
per l'incremento dell'arte. Per amor pa-
trio e per ammirazione alla medesima
UN 1
nobii atte, nnni adilietto solo mi doleva
ii veder orinai anclie Roma inoniiata di
lavori stranieri d'oreficeria, falli con mez-
zi meccanici d'oltremonte,ein modo die
la breve durata corrisponde alla volubi-
le moda, che incessantemente gr inventa
a fomento del rovinoso lusso; perciò così
fragili e talmente mancanti della relati-
va solidità, che molti oggetti facilmente
rompendosi non si pomio accomodare.
Fatalmente alla leggerezza di spirito che
predomina in gran parte la società, corri-
S[)ondono molti de'prodolti del suo inge-
gno e arte! Io quindi temeva che la pre-
gievolissima arte dell' oreficeria in Ro-
ma pure sarebbe andata alquanto a de-
cadere, per mancanza d' esercizio e per
esser diventiti molli maestri dell'arte più
spacciatori che professori ; anche a ciò
strascinati dall'impotenza d'eseguire pe'
prezzi minori cui si vendono le produzio-
ni straniere, che se discreti in apparenza,
riescono gravosi in sostanza per la loro
breve durata e per la pochezza dell' in-
trinseco valore. Però mi gode assai l'a-
nimo, e me ne congratulo cun l'arte, che
questa talmente in pochi anni ha miglio-
rato e progredito , da far fondatamente
sperare tra non molto una perfezione in-
arrivabile da <]ualunque altra oreficeria
straniera. Possiamo con ragione vantarci
di avere lavori sorprendenti per la loro
complicazione ed esaltezza d'esecuzione,
segnatamente quelli del genere denomi-
nato etrusco. Pertanto sembra certo, che
in breve non abbisogneremo più de' la-
vori oltramontani, anzi pel progresso tlel-
l'attesinota essere di già cominciato a di-
minuire il numero de' viaggiatori specu-
latori che li recavano. Tornando allo sta-
tuto, esso prescrive l'intervento de'mae-
stri nell'ultima domenica di ciascun me*
se alla messa nella propria chiesa, dopo
aver nel contiguo oratorio recitato un
nottuinodeirulH/io ile'ilefunti per suffra-
gio de'maestil dell'arte passati a miglior
vita; a' mancanti, senza legittime cause,
è imposta la milita di bai, 5. Devono iu-
UNI i8i
olirei maestri assistere alla messa che ce-
lebrasi nel dì della commemorazione de'
defunti, ed altri anniversari e messe che
si celebrano alla morte di ciascun mae-
stro, nella precedente sera de' quali ha
luogo la recita nell'oratorio dell' intero
ulìizio de' defunti. Di più nelle 5 feste
principali della R. Vergine si recita il suo
uffizio. I maestri patentati in ciascun an-
no devono pagare alla chiesa paoli i o pel
mantenimerilo della medesima. Per im-
pedire le fiodi e rendere più sicuro l'in-
teressante commercio dell' arte, oltre le
visite dell'autorità governative, il conso-
le camerlengo e i consoli col segretario
una volta per ogni mese devono visitar
tutte le case e botteghe sì de' professori
che de'negozianti, sì de'regallieri, coro-
nari, orologiari e altri che in qualsivoglia
modo contrattano oro e argento, e (jua-
lunque altra materia sottoposta alla re-
visione del consolato,per esaminare (|uan-
lo viene prescritto dal bando e dallo sta-
tuto, onde punire i contravventori a ter-
mini di ragione. Oltre tali visite mensi-
li, può il consolalo dell'arte, coll'assislen-
za del segretario, fare altre visite parti-
colari e straordinarie, <|uando fosse de-
nunciata qualche fraude occulta nelle ma-
terie o nella lavorazione d' argento e o-
ro, di rami e ottoni raffinati, ed altri me-
talli per colorirli e imbiancarli con ridur-
li al color dell'oro e dell'argento. Si di-
chiara quale dev'essere la bontà dell'oro
e dell'argento, quale il loro calo. Devono
pagare al collegio due paoli annui chiun-
que contratta materie ad esso spettanti,
come tutti i negozianti d'ambo i sessi, gli
orologiari venditori di bigiotterie (il fran-
cese bijou è un vocabolo che l'Alberti de-
finisce : petit ouK'va^c curii nx ou nrc-
cieux , servant à la parure d'une par-
soune; anche ^'/o/V* e niohiliprcziosij ric"
chi e gentili. 11 Razzarini dichiara la /?/-
giotteria o Bijoutcric ; minulerie, lavo-
ri gentili d'oreficeria), chincaglieri (ven-
ditori di chincaglie, ed il Hazzarini defi-
nisce la ChincagUa e la Chincaglieria;
r82 UNI
ogni SOI la di meicanziuole tli feno, rame
esimili), coiùuari, uiusaicisli, diumaiila-
ri^incisuii di mt^talli, adJnatoti (o lalXina-
lorJ d'argenlo e oro, sono quelli che per
via d'arte li purifìcanu; spailendoli dagli
altri nielalli), regattierì , bancherotli (si
può vedere i loro paragrafi) , compreii-
sìvamenle a tulli gli alti i che coulialtaiio
ori, ardenti e gioie eslraneamenle a*u»ae-
sin dfcH'arle; per la vigilia della fesla di
s. Eiigio neir oratorio della chiesa qual
tributo, sotto pena di mandalo eseculivo;
i quali lutti pouno aggregarsi al collegio
per la sola partecipazione dell' iiululgeu-
28, ofiVeudu però alla chiesa una cande-
la di cera o qualche limosina. Segue la
dichiarazioiie dell'ordine da tenersi nelle
* ongregcizioni segrete e generali , nelle
qualisempie devesi tenere sul tavolino lo
slalulo per l'intera osservanza, e del ri'
ipetto che si deve a'consoli. E il console
tamerlengo, che dopo la recita della soli-
la orazione, propone le materie da discu-
tersi, ciascuno potendo dire il proprio sen-
timento, con termini convenienli e civili,
»] suono del cumpanello moderando o fu-
• endo lacere gi'un prudenti, l mancatori
de'dehiti riguardi a'consoli, si denunzia-
no al cardinal camerlengo e al presiden-
te delle zecche, per reclamarne punizio-
ne. I 4 infermieri dover visitare i maestri
dell'arte infermi, ed i carcerati per cau-
sa civile, esortandoli alla pazienza e alla
rassegnazione, soccorrendoli con limosi-
«eocondivoteprecial s. l'roleltore. Tut-
ti i lavoranti che sono ammessi alla pa-
tente di maestro, ed i figli de'maestri che
divengono tali, nell'anno di loro amntis-
6Ìone devono eseguire l'unìzio di festaro-
Ji, cioè fare la festa di s. Eligio, ossia coa-
diuvare pel buon ordine di essa i consoli
e provveditori, essendo a loro beneplaci-
to se con limosine la vogliono render più
solenne. I maestri novelli dopo tale uflì-
cio, nel seguente anno sono nominali sa-
grestani, in numero non più di 4>^^ •^*^*
no di 2, vale a dire devono prestare as-
sislenza all'altare, portando le torcic ul
UN I
vangelo e all'elevazione nella messa d'o-
gni ullinui domenica del mese; in quel-
la della fesla del s. Pa Irono e nell'espo-
sizione delle Quaranl'ore, che pur si fa
nella chiesa, essi incedono in abito di fer-
raiolone, spada e collare, l dueassisten-
li hanno per uf(li;io di supplire a'conso-
li per la regolarità della recita degli uf-
fizi della Madonna e de'morti. I due prov-
veditori soprintendono al servigio della
chiesa, sagrestia e oratorio, distribuisco-
no te caniielelte nella recita dell' ullizio
de' defunti, curano il leggivo e distribui-
scono le lezioni, e per le Qutuant'ore le
ore per l'orazioni da farsi da'tnaestri. Due
archivisli custodiscono l' archivio e cor-
rispondono alle ricerche , nell' archivio
conservandosi anche gli argenti, dama»
schiesuppellellih più preziose della chie-
sa. Un maestro fabbriciere veglia a'risar-
cimenli delle case possedute dal collegio.
La 4-^ parte delle multe depositale nel-
la cassa de'n)alefizi del camerlengalo, per
le contravvenzioni de'fabbricalori e ven-
ditori di Roma, si ritirano dalla direzione
dcirnfncio del bollo a vanla""io del col-
legio e sua chiesa. Nino [)alentalo può
tenere due botteghe aperte d'argentiere e
orefice, ciascuno dovendo personahnen-
le assistere alla propria. Per l'ammissio-
ne al fallorato nelle bolleghe, per la
pubblica sicurezza, richiedendosi l'one-
stà e la civiltà de' giovanetti, sulla rela-
zione del consolato dell'arte l'approva il
piesidenle delle zecche. I professori dive-
nuli poveri, rinunciando alla patente ri-
cevono la graziosa somministrazione di
6 scudi; siHatle rinuncie non pregiudica-
no a'diritti de'figli per succedere alla pa-
tente paterna, qualora però in essi con-
corrino i requisiti voluti dallo statuto. E
rigorosamente proibito in tulle le feste
di tenere socchiuse o aperte le botteghe.
Nella Raccolta delle leggi e dfsposizìo-
ni, del pontificalo di Gregorio XVI, nel
1. 16, a p. SyjjSi riporta il seguente de-
creto emanalo dal cardinal Oiusliniani
camerlengo di s. Chiesa a'20 settembre
U N I
i838, c«.l approvalo da ilello Papa, rl-
guarclaiile le nuove litbrine per loslatii-
lo del nobii collegio degli orefici ed :\v-
genlieri di Roiun.» Avendo noi nuiluca-
nienle considerato che il metodo di ele-
zione del console ctnnerlengoe de'conso-
li . lii i|nalc secondo d cap. V delio sla-
Inlo dt^l collegio degli orefici ed ai geni ie-
ri di Roma pubblicalo li 3 i gennaio 1 8 20
faceasi col mezzo de' così detti ÌQd)n^so-
latori, ha dato non infrequentemente mo-
tivo a gravi censure, ed eccitato il mal-
contento gonerale , abbiamo delibeivtto
anche sol parere de'piii anziani e più ri-
putali nell'arte, e dopo averne riportala
la sovrana sanzione della Santità di No-
stro vSigiiore, di niodilicare questa legge
statutaria e adottare laiun' altra oppor-
tuna provviden/a della seguente manie-
ra, I. Il metodo dell'elezione del console
i iiinerieugo e de' consoli del collegio de-
gli orefici ed argentieri, che secondo il
cjp. \ dello statuto praticavasi col mez-
zo ilegl'imbiissolatori, resta d'ora in poi
soppresso ed abolito, del pari che la ca-
rica d'j'detti imbussolatori. 2. Venuto il
tempo dell'elezione, la banca consulterà
(dirò io, che gli uflìziali che compongono
la banca triennale e presiedono il nobile
collegio, sono il i ." console camerleugo, a
cui è allìdata l'amministrazione del col-
legio istesso, e si sceglie nella classe de'
gioiellieri; il 2." console, che si sceglie nel.
la classe medesima; il 3° console, che si
sceglie nella classe degli orefici; e final-
mente il 4-'' console , che si sceglie nella
classe degli argentieri: di questi è forma-
ta la detta banca) per proporre alla con-
gregazione generale 4 individui fra'mae-
stri patentati, ancorché non siano stati an-
tecedentemente consoli , siccome per lo
innanzi esigevasi, i quali reputerà più ca-
paci a reggere il collegio, onde Irasceglie-
re fra essi il console camerlengo, serban-
do la solita pratica dello scrutinio segre-
to per mezzo del bussolo, e ponendo l'un
dopo l'altro a partito i proposti candida-
ti. 3. Nomiiiulo il console caiiicilcugo a
V N I i83
maggioranza assoluta de' voti, la qu ile si-
ta giudicata tale quando riunisce un vi».
lo più della metà de'congregati, la stes-
sa banca proporrà nell'adunanza genera-
le r elezione de* 3 consoli col medesimo
metodo espresso di sopra per l'elezione
del console camerlengo. 4- I maestri pa-
tentati, rimasti non considerati nella scel-
ta del console camerlengo, potranno es-
sere dalla banca riproposti alla congre-
gazione generale per l'elezione de'conso-
ii. 5. Il numero che sarà riconosciuto le
gale per costituire la congregizione gene-
rale nell'elezione del console camerlen-
go e de'consoli, non potrà essere minore
di So maestri patentati. 6. Fatta lai.* e
la 2.^ convocazione di tulli i maestri pa-
tentati con indicazione dell'oggetto della
elezione del console camerlengo ede'con-
soli, se non riesca di riunire il sovrìndica*
lo numero di 3o, sarà rinnovata l'inti-
mazione per la 3.^ volta, ed allora si pro-
cederà alla detta elezione con quel nu-
n>ero di maestri che si troverà presente
a tale adunanza. 7. Tal elezione dovrà
essere rassegnata a noi per la convenien-
te approvazione. 8. A vvenendo che il con •
sole camerlengo, eletto cke sia, voglia ri-
nunciare alla carica, il 2.** console passe-
rà di diritto a console camerlengo, il 3.'
a 2.", il 4-** a 3."; e si procederà ne' pre-
scritti modi alla scelta del 4" console va-
cante. <). Le penali prevedute dallo statu-
to più volte sopraccitato per i casi di ri-
nuncia restano in vigore, io. Il console
camerlengo e i consoli, per silTitla guisa
eletti ed approvali, dureranno da ora in-
nanzi neiresercìziodelleloro iunzìoui per
lo spazio di 3 anni , ne potranno essere
confermati oltre questo tempo. 1 1. Per
la scelta de'2 sindaci, pure ordinata col-
lo statuto col mezzo degl'imbussolatori,
dovrà osservarsi il metodo stesso della
proposizione da farsi dalla banca alla con-
gregazione generale di 4 fra'maeslri pa-
tentati. 12. IVel biglietto d'intimo per la
convocazione ili qualunque delle congre-
gazioni dovrà esprimersi l'oggello a trai-
1.84 UNI
larvisi, se ve ne al>bia oltre quello tlell'a-
tlunanzn ordinaria per le funzioni eli chie-
sa. i3. V affale che sia proposto in una
congregazione, non potrà essere tlehbera-
to che nell'adunanza seguente, salvo il ca-
so di vera uigenza,i4. Le presenti dispo-
sizioni dovranno far parte integrale dello
statolo del collegio degli orefici ed argen -
lieri, e ne saranno giudicate di niuu va-
lore ed abolite quelle in esso contenute,
che vi si oppongono", lliferisce il n." 24
del Diario di Roma del 1 843: Che il no-
bilecollegiode'gioiellieri, orefici e argen-
tieri è uno de'più antichi di Roma, poi-
ché elettosi più regolarmente e cpl suo
statuto sotto Giulio II nella chiesa di s.
Eligip pre§sp la via Giulia , edificata a
spese del cpllegio stesso, ne presero cura
i Papi, oja riformandone, Ola aoipiiando-
ne le leggi; per c.ui cominciando da Giu-
lio II e progredendo ^Gregorio XI II, Pao-
lo V, Innocenzo X, Clemente XII, Bene-
detto X|V, sino e inclusive a Gregorio
XVI, grandi furono i favori e le conces-
sioni che la corporazione ebbe dalla cle-
menza de'Ppntefici. Vacato il protettorq-
lo del collegio pe»" morte del cardinal A-
gostino Rivaroti, si rivolse i| collegio a
Gregorio ^yi per avere un nuovo protet-
tore, e l'ottenne nella persona del caidir
nai Alessandro Spada. Questo porpora-
to domenica fg piarzo i843 §• recò coq
nobile treno alla chipsa di s. JElig'O , al-
l'uopo decentemente ornata, a prender-
yi il solenne possesso. Riceyutp dagli uf-
fiziali e maestri del collegio, ed ivi intrp-
dotlo, compì l'alto (del possessp, oianife-
slando poscia a'delti individui con beni-
gne parole i sepsi della decisa volontà sua
nel promuovere j' incremento e il bene
d'una corporazione cosj dislinta, a nuo-
vo suo lustro e decoro. Essendo passato
a miglior vita il cardinal Spada, si legge
nel n.^ 1 0 del Diario, di fìonia del 1 844»
che anco il nobile collegio de' gioiellieri,
prefici jB argentieri di R.pma, per grato a-
tìioio fu spliecito a celebrare uplla pro-
pria chiesa solenni esequie per l'anifiaa
UNI
di sì zelante e benemerito prolettore ; ivi
gran parie de'membri dello slesso colle-
gio assistè alla messa cantata ed all'asso-
luzione al tumulo perciò eretto nel mez-
zo del tempio e decorato da molteplici ce-
ri, pregando pace all'anima del porpora-
to. Quindi è detto nel n.** 22 dello stesso
Diario^ che essendosi degnato Gregorio
XVI d' annuire all'elezione e domanda
fiuta dal nobil collegio, del cardinal Lui-
gi Lambruschini segretario di stalo e de*
brevi, in suo protettore, una deputazione
composta de'consoli e de'sindaci del col-
legio si recò dal cardinale^e restò esau-
dita nella preghiera di accettare la pro-
lettoria, co'sensi più benevoli persi anti-
ca e utile corporazione, come favoreggia-
tore dell'arti belle e de'buoni studi. Fi-
nalmente nel n.° 54 del citato Diario si
descrive con particolarità la funzione dei
solenne possesso, che il cardinal Lan)bru-
schini prese a'25 giugno, festa del prin-
cipale patrono dell'arte s. Eligio. Nell'o-
re pomeridiane il cardinale in nobile tre-
no e accompagnalo da'prelali Caterini e
Corboli Bussi prplonotari apostolici, sì
portò nella chiesa di s. Eligio, ricevuto ai-
la porta dal collegio, alla cui tesla era il
console can>erlengo egli altri consoli, in-
di cantando i musici V EcceSacerdosMa-
gnu.s. Dopo d'avere oralo all'altare del
ss. Sagramento, il cardinale passò a sede-
re nell'eminente seggio cardinalizio eret-
to nel presbiterio, ed allora il notare can-
celliere del collegio lesse ad alta voce il
ponlificip breve di sua destinazione in
protettore, Indi §i fecero le solite forma-
lità che apcotn pugnano l'atto del posses-
so, ed il cardinale pronunciò un discorso
analogo a|la circostanza, nel quale dopo
avere con isquisitq ei'udizione accennalo
bi eyemenle la storia dell'arte fusoria, non
phe l'applicazione filila a'bisogni sociali
tle'melalji piii npl:)ili che la Provvidenza
ha concesso agli upmini; ecomequesl'ar-
fe fosse nejla sua antichissima origine si-
no a' nostri giorni esercitata da scellissi-
fnj ingegni, ppn sojopevgl» usi della yila,
UNI
ma sopra (uUo per l'ornato e decoro del
sagro culto e degli augusti templi della
IWligione nostra santissima; passò a di-
mostrare un luminoso esempio in s. Eli-
gio dato al collegio per celeste Patrono,
il quale dopo aver esercitato nella sua
giovanile età l'oreficeria, venne dipoi in-
signito della dignità episcopale. Terminò
il cardinale, con esprimere la gioia da cui
doveanoessercompresi tutti i componen-
ti il colIegio,rammentando tante gloriede-
gl'illustri loro maggiori, ed eccitandoli ad
emulare tanti nubili ingegni della loro
classe, che per esercizio di cristiane vir-
ili e per artistico valore fiorirono in o-
giii eia, accertando il suo paterno patro-
cinio ad una corporazione, che forma u-
no de'belli ornamenti diRoma. Dipoi can-
tatosi il Te Dcunif e recitate le preci di
rito, il cardinal protettore si trasferì nel-
le propinque stanze,convenieiitemeule di-
sposte, e graziosamente accolse le dimo-
strazioni d'ossequio tributategli dal con-
sole camerlengo e dagli altri consoli e
uHlziaii, compiacendosi intrattenersi al-
quanto parlando delle cose dell'arte lo-
ro; e quindi partitosi, lasciò nelT animo
di tulio il collegio indelebile memoria
della sapienza e benignità sua, insieme al-
la più giata espettazione de'felici elletli
che si prometteva dal valido ed eilicace
suo patrocinio. Per le disposizioni ema-
nale posteriormente dal regnantePio IX,
sul Cauìerlengato di s. Chiesa, e riferite
nell'articolo Uditore del Camerlengato,
il collegio degli orefici e argentieri fu sot-
toposto al ministro delle finanze teso-
riere gn/icrale; e perciò non più dipende
dal cardinal camerlengo, né dal presiden-
te delle zecche, carica non più esistente.
Leggo poi nel n." 222 del Ciornaie di
Roma del 1 854 (^ ne léce onorevole men-
zione anco la Civiltà Cattolica yS*ii'\e 2.",
t. 8, p. 235). Che per secondare i santi
impulsi di Papa Pio IX, che con suo chi-
rografo cliiauiò a nuova vita tulle 1' u-
nìversilà infievolite o abbandonate, i rap<
presentauti il uubil collegio dc'^ioicUieri,
UNI i85
orefici e argentieri, e segnala mente il con-
sole camerlengo del medesimoca V.Fran-
cesco Borgognoni, zelantissimo superiore
(attuale gioielliere de'ss. Palazzi aposto-
lici e custode del sagro Triregno), ha col-
la cooperazione de' consoli colleghi, del-
l'emerito segretario Giuseppe Franchi e
del professore Curii, ripristinata 1* uni-
versità de'Giovani Lavorauti di dette no-
bili arti sopra basi regolari e solide, già
ordinate dal legale statuto di tale uiii>
versila, la quale conta la sua istituzione
da vari secoli, ma che però stante alcune
circostanze giaceva nell'inazione da cir-
ca 2v5 anni addietro. Pertanto la matti-
na di domenica 24 settembre i854 a^'e
ore 8 anticneridiane nella chiesa, elegan-
temente addobbata, di s. Eligio protetto-
re del nobll collegio, fu letto dal nomi-
nalo segretario il ristretto degli atti an-
tecedentemente fatti per tale ripristina-
zione; e dal cav. console camerlengo si an-
nunciò con breve ma alfettuoso discorso,
che l'università de' giovani lavoranti o-
refici e argentieri era legalmente rista-
bilita. L'incruento sagrifiziocelebrato dal
rev. rettore del collegio die principio a
questa sagra e interessante funzione, in-
di si cantò un solenne Te Deuni in rin-
graziamento a Dio del favore comparti-
to, e terminò quest'edificante funzione
colla benedizione del ss. Sagramento a-
gli addetti della ricostituita università, i
cui individui eranvi iu copioso numero
accorsi. L'università de'giovani lavoran-
ti dell'encomiate arti è presieduta da n-
ua banca formata da 4 deputati della
medesima. La chiesa di s. Eligio degli
orefici e argentieri di Uoma, fu come dis-
si edificata nel i 5of), co'disegni del cele-
bre architetto Bramante. JNel i(3oo ne
lece menzione il Pairciroli, ne Tesori na-
scosti di Roma; nel i Go i il Fauucci nel-
V Opere pie di Roma , la qualificò bella
chiesetta, molto ornata e di cuirabile ino-*
dello; nel i6:>3 il Martinelli , Roma ex
elhniea saera, ne dichiarò la forma ra^
tuudum. Quindi gli altri dcsci itimi del-
i86 U JN 1
Je chiese di Roma , come Posteria, Ve-
nuti e Nibby, osservarono, che ia costru-
zione riuscendo poco solida , costrinse il
collegio proprietario a rifabbiicarla nel
I 60 1 , colle ste-sse forme, che il solo Mei-
chiosri protrae al 1701. Il dipinto del-
l'altare maggiore rappresenta la B. Ver-
gine col divin Figlio, e co' ss. Lorenzo,
Stefano, Eligio vescovo di Noyon, ed al-
tri santi, coniepure il Dio Padre che ab-
braccia il suo unigenito Crocefisso, sono
affreschi di Matteo da Lecce , vago non
tanto nel colorire, quanto di veder 1' o-
pere del mondo, comeesprimesi il Baglio-
ni, Legnitele pittori, \)QVc\\h ne'suoi viag-
gi lo paragona ad Ulisse. Negli altari la-
terali, la Natività di Gesù Cristo fu co-
lorita a fresco da Giovanni de Vecchi di
Borgo s. Sepolcro, autore di belli lavori
massime in Caprarola. Nota Posteria, che
le statue di stucco nelle nicchie si altri -
buiscono ad alcuni aigenlierì scultori an-
tichi. L' Adoiazione de' Magi nelT altro
allaie, è lavoro di Gio. Francesco Ilo-
inanelli, dicendo il Passeri egualmente o-
pere sue le Sibille negli angoli del qua-
dro, come in quelli di contro. Invece vuo-
le Venuti, che le due fìgiue sull'arco le
dipinse lo stesso tiomanedi, e le pitture
a fresco le allribuisce a Taddeo Zuccari;
di eguale opinione è Melchiorri. Nell'al-
taie della Natività è inoltre un piccolo
quadro esprimente s. Andronico e s. A-
tanasia, di Filippo Zucchetti; e secondo
Posteria e Venuti a'2 ottobre loro festa, ivi
si espone un quadro grande in cui lo stesso
Zucchetti rappresentò i medesimi >auti,
Mail Mar tjrolo giani Ronianuni ripor-
ta la loro festa a'g ottobre: Jerosofyìuis
ss. Androìiìci et Atìiaiiasiatejus conja-
gis. Ed in tal giorno il Piazza ntW Eiiie-
rologio di Roma, narra che i ss. Andro-
nico e Atauasia antiocheni coniugi, di pro-
fessione argentieri, vissero con rettitudi-
ne e pietà cristiana: ricchi non meno di
virtù che di sostanze, queste divisero iu
3 parti, che distribuirono a'poveri, a're-
ligiosi, e pel mdmleuimeulo del loro me-
UN I
stiere. Dòpo che morirono i loro due fi-
gli, che per divina rivelazione seppero an-
dati in cielo, vissero costantemente in con-
tinenza. Divisi per visitare i santuari più
celebri, portatisi in quelli di Gerusaleni-
me, come rilevai in quell'articolo, ivi san-
tamente morirono, dopo essersi riuniti
senza il marito riconoscere la moglie con-
tradatta dalle penitenze. La loro festa par-
ticolarmente celebrasi in s. Eligio ùA-
l'università de'Iavoranti dell'arte civile e
ingegnosa degli argentieri e orefici, sino
da' tempi del Piazza che fiori nel secolo
XVII. Meglio de'ss. Coniugi e più copio-
samente scrisse Liboiio Caglieri orefice:
Compendio delle vite de' santi ore/lei
rdargentieri, con belli rami, Roma 1727.
Essi sono: s. Eligio di Cadaillac di Limo-
ges, orefice e poi vescovo di Noyon ; s.
Tt!lonesas8one,che fatto schiavo e riscat-
tato da s. Eligio, questi gl'insegnò l'orefi-
ceria, e poi divenne abbate; s. Anastasio
detto Magudat persiano , che lavorando
nella bottega d' un argentiere cristiano
ne abbracciò la religione e morì martire;
i ss. Andronico ed Atanasia d'Antiochia,
il i." argentiere di professione, la 2.' fi-
glia del maestro dello sposo ; b. Facio ve-
ronese, che in Cremona esercitò 1' arie
dell'aigentiere. Quanto alla chiesa di s.
Eligio , osserva Cancellieri nella Storia
de'possessi, p. 2 i 4 e 5o6, che nella me-
desima vi è la copia della lapide, da lui
riprodotta, di Bernardino Passeri, Aiiri-
fici ac Gemmario prestantiss., che sta
nel muro del campanile della chiesa del-
V Ospedale di s. Spirito, posta iu memo-
ria di quell'orefice, da'suoi figli e da quel-
li che gli attribuirono l'uccisione del
contestabile di Bourbon, nell'assalto di
Rourti, merito che altri dierono all' altro
celebre orafo e scultore Benvenuto Celit-
ni. Ma io seguendo l'autorità di Pompi-
lio Tolti, Ritratto di Roma moderna, p.
36 1, dello stesso Cancellieri ed altri scrit-
tori, nel desciivere quel disastroso e ter-
ribile avvenimento, anche ne' voi. Xlll,
p. 25a, LIX, p.i8, opinai che il vero uc-
UN I
cisoie del lìoiubon fu il romano Fran-
cesco Valenlini soldato pontificio dei rio-
ne Ponte. Non niego, che il Passeri Vido-
rosanìente comballè contro il Bourbon
ei snoi soldati che Io circondavano, stan-
do egli sul monlicello propini|no a della
chiesa e perciò in vicinanza di (|ntir as-
salto, e dopo aver ucciso molli nemici e
guadagnalo uno de' loro stendardi, perì
villima di sue prodezze. Diiò per uIiìjiìo,
che riporta il n.°20 del Giornale dì Ro-
ma de'26 gennaio jSSy , che ne' prece-
denti giorni (nella festa dell'Epifania) il
cardinal Girolamo d'Andrea prese nella
chiesa di s. Eligio furn>ale possesso della
protelloria del nobii collegio de'gioiellie-
ri, orefici e argentieri, a lui conferita dal
Papa. Ricevuto alia porla da' confratelli
fu condono all'aliare maggiore, accanto
al quale era stato innalzato il trono, e fu
cantato in musica l'inno Te Dciim, Indi
il cardinal protettore fu accompagnalo
nell'oratorio, ove auunise al bacio dell'a-
nello cardinalizio tutti gli tidiciali e con-
frati , rivolgendo loro parole di congra-
tulazione e d' incoraggiamento, ed assi-
curandoli ancora, che sarebbesi adopera-
lo a prò del rispettabile collegio, perchè
sempre più prosperasse e conseguisse lo
scopo onorevole e religioso, che si è pro-
posto.
Orfolani\Frutiaroli\Pizzicaroli,Pol-
l.iroLì. Università e sodalizio, già com-
posto di I 3 arti e u)estieri che poi notni-
neiòjfra le primarie essendo le ricordale.
1^'orlolano è (juegli che lavora, coltiva e
custodisce l'orto, Olitor ^ Ilortulanus.
mg.' Nicolai, Memorie sulle campagne di
jRomay nel l. 3 dichiara come bene si pro-
ducono gli eccellenti erbaggi nell' Agro
Romano; discorre sull'operazioni diverse
nella coltura degli orli, e degli scrittori
sulla tnedesiuia in generale e delle piante
in particolare. Il frultarolo o frultaiuulo^
Pontarius^ è colui che vende le frutta,
parlo degli alberi e d'alcune erbe, Po-
munì. Dflle diverse (pialilà de' saporosi
frulli dell'Agro Uomuiio e della colliva-
UNI « 187
zione di loro piante, egualmente ragio-
na il nominato prelato agronomo teorico
e pratico, il pizzicarolo o pizzicheruolo o
\MLzica^no\OySalsamentariuSjSalariuSf
Salgamariuif Porcinarius^ Negocians
Salsarius^ Tarichopola^c{U(i\\o che ven-
de salame, salume, cacio e altri caman-
giari,cioè altri cibi : la sua'botlega dice-
si pizzicheria, Tarìchopolìuni^ Taìieruu
Salsamcntaria. Mg.*^ Nicolai riferisce
che Pio VI nel 1789, a vantaggio del po-
polo, introdusse le pizzicherie normali a
conto e in autminislrazione del principa-
to, per conlenerene'giusli limili la libertà
degliallri venditori.il pollaroloopollaino-
lo o pollaiolo, mercante e venditore e chi
tiene cura de'polli, Aviarius^ Pull/irius^
Gallinarius'y dicesi polleria o pollaro o
pollaio il luogo dove si tengono o vendono
i polli, Gallinariuniy Cokortaliuni A-
viuni slabulaniy Aviariuniy Pidlariuniy
Pulloritm coìiors, vel cors, vel officina^
Neonotrophiiini , OJJicina cortalis. Lo
slesso mg.' Nicolai nel t. 3, a p. 494 ''•
porta diversi scrittori degli animali vola-
tili domestici, come del Buonfanti, Del
pollaio e della colombaia , Livorno
1768; e di Orus , Osservazioni fisico-
pratiche sopra alcuni animali domestici
i'illerecci, Padova 1779- li Marlinetlii
La Diceologia, l. 2 , p. 534, parla' de*
cacciatori con un'erudita escursione sulla
Caccia^ arte che si può dire cominciò col
mondo, non però esercitata da' romani
che r aHidavauo agli schiavi, mentre in
seguito i piincipi e la nobiltà si dedica-
rono a magnifiche e clamorose caccie, il
cui prodotto fu stabilito eziandio per Tri*
huto (/^.) feudale. Anche Tantichilà co»
oobbe le leggi per la caccia, reprimendo-
ne gli eccessi con penali ; ed i Papi e di-
versi concilii la vietarono agli ecclesiastici,
massime le caccie clamorose, e ne'giorni
di digijino e di penitenza, dovendo edi-
ficare il popolo cristiano colla mansue-
tudine e lo studio delle sagre lettere. E'
proibita la caccia ne' tempi della proli-
ficazione, e nc'Iuoghi ov'c inlcrdolla per
i88 U K I
diritto d'immunità e per rispetto dell'ai-
liui proprietà. L'orlo, Jforlus^ è quello
spazio di terra, ove si coltivano le orta-
glie; e l'orticolttira, parte i\e\V A};rìcol-
tiira , onde va tenuto pi esente quel pa-
ragrafo, è l'ai le che traila della coltiva-
zione delle piante ortensi. Gli antichi
romani ebbero sontuosi orti, simili a
iìllcy ed è perciò che in quell'arti-
colo ne tratto, dicendo pure della So-
cietà romana d* Orlicolliira. Il loro
mercato degli erbaggi e de' frutti era
nel Foro Olìtorio^ di cui riparlai nel
voi. LXXIII, p. 3o8. In seguito fu tra-
sferilo alle radici del /I/o/ite Capitolino^
intli stabilito a Piazza Navoaa (/'.).
Quanto riguarda il pizzicarolo, gli sono
relativi i paragrafi che trattano delle case
che vende, come Pecorari , Ogliarari,
ec. Ottavio Ferrari , Origini della Un-
^na italiana, Padova 1676, segue l'eti-
inologia della parola pizzigo^ da cui de-
rivò il vocabolo, corrispondente al Iali-
no pugilliis, pugillicusj puzzicus. Quin-
di egli dice che i pizzicagnoli, o fnbbri-
cando pugillatini varie delle loro merci
porcint;, ove entrano degl'ingredienti di-
versi, o vendendo mimUatini, assunsero
questo nome. Gli antichi conoscevano i
salsamenlari ed i porcinari. A Ili primi
succedono i saiumari, e venditori di for-
maggio che si sala, ed anche i venditori
dell* Olio , come ricavasi da Terenzio ,
Varrone, Cicerone, Coluuiella, IMiiiio e
Gelilo. Alii secondi succedono li pizzica-
gnoli propriamenle delti. Fino dai lem-
pi di Plauto erano addetti per lo sfamo
della città co\Uacellari,e&i lagna, Capt.
4 eseg.; Quanta Laniis lassitudo, quan-
ta Poicinariis. Cerlamenle sono arti lu-
crosissime , e richiedono molla probità
per non farsi trasportare dalla cupidigia
del guadagno inonesto ; e vi fu chi argu-
tamenle disse il pizzicarolo,/7/s37<:v«-roro.
Nella regione VII dell'antica Uoma era
il Foro Suario o mercato de'porci, e sta-
va sotto la giurisdizione del Prefetto di
Roma (F.)^ come io erano gli altri veo-
U N l
dilori di vettovaglie, in uno al Prefetto
ògW Annona^ per 1' abbondanza, buona
qualità, e ragionevole prezzo de'comme-
slibili. V)ti\Fornin Suariani, di sua ubi-
cazione, e della posteriore chiesa di s. Ni-
cola in Porr/7/A«.v, riparlai nel voi. XL,
p. 75, a cui successe l'odierna di s. Bo-
naventura e ss. Croce de'Lucchesi, di cui
anco nel voi. LXXVllI, p. 66. Pe' glan-
dil'eri boschi che possiede il territorio di
Norcitty in esso si alimentano numerose
mandre di animali neri, maiali o porci,
de' quali da'norcini o nursini si fu gran
Iraflico, e diversi di essi venendo in Uo-
ma a lavorarne le carni , volgarmente
dicesi norcino il lavoratore della carne di
porco (di quel norcino, sorta di cerusico,
può vedersi il Dizionario della lingua
italiana). Dico tutto questo, per distin-
guere i nazionali da silfatti lavoranti, e
che a'primi e non a' secondi appartiene
il sodalizio e chiesa de'ss. Benedetto e Sco-
lastica, di cui ragionai nel ricordalo arti-
colo e altrove. Ora il mercato de'porci e
la loro ammazzatoia è ne' locali che de-
scrissi al paragrafo Macellaro, ove tra*
Fori dissi di quello di Cupedine, Macel-
Inni viae Sacrae , denominazione presa
da Cupedine e Macello esiliati da quel
luogo di loro proprietà e fatto mercato
di commestibili. Perciò osserva Piazza ,
che Cupedinarii \ latini chiamarono i
pizzicaroli, pubblico mestiere che eserci-
talo in dello foro, questo altri chiama-
rono la disjìensa de' ghiotti, e'\\ magazzi-
no del venire e della gola. Probabilmen-
te l'antico mercato o mercati di polli e
Caccia (F.), nell'antica Roma era ne'luo-
ghi ricordati a tal paragrafo e denomi-
nali Macella. Ora due in Roma ne so-
no i mercati principali, uno all'ingrosso,
l'altro al minuto. li i .** nel rione Parione
presso la Cancelleria apostolica, che die
il nome aWa strada e piazzaPollarola,
ove sono alberghi in cui si ricoverano i
vetturali e venditoridi pollami, collegab-
bie de'polli, ed un tempo eravi regolare
mercatoseltimanale. 11 2.° nel t ione s.Eu-
UNI
Klacliio, Irnla cliiesocìis.Enstacliioeqnel-
la eli s. Malia ad MarlyrcSy insieme a'
cnprettnri, abbacchiati e vemìilori d'al-
tri comtucslibili. Incontro la chiesa di s.
Eustachio è la piazza deCaprettari, no.
me che prese per esservi prima stali i ven-
ditori de'caprelti, come rilevai nel voi.
LXVIll, p. 267. Riferisce il Bernardini
che runiversitùde'Caprettariavea la pro«
pria cappella nellaC/i/e.v<^ di salaria de
3Ionti. Anticamente il centro o l'ombel-
lieo dell' abitato di Roma era ove poi fu
fabbricala la chiesa di s. Adriano, ed ivi
sorgeva la colonna del n)iglìo d'oro, co-
mechè situala nell'antico Foro Romano,
che fu il ceiitVo più interessante dell'ai-
ma città ; di quel foro, di cui Vertunno
in bocca di Properzio si appagava per
colmo di contentezza esclamare: Roina-
num salis est posse videre Forum ! E con
ragione, poiché ivi non si poteva far passo
senza incontrare monuutenti delia religio-
ne, della grandezza, della politica dei ro-
mani, che descrissi in tanti articoli. Nel
medio evo e successivamente lo di venne la
piazza e chiesa dis: Eustacìiio, po».ta tra*
due mercati primari di Boma, la piazza
della Rotonda e la piazza Navona ; men-
tre l'antica Dogana (/'.) era nel fabbri-
cato incontro o isola di case ov'è la trat-
toria del Falcone e nell'altro adiacente
a detta chiesa, la cui via ancora porla il
nome di Dogana vecchia (ne feci pur
parola nel voi. LXXV, p. 280), anzi
era comune alla piazza di s. Eusta-
chio, presso V Università romana (f^.).
A questa centralità e all'incessante pas-
saggio della via de' Crescenzi, che ri-
cevè il nouie dal palazzo, ora Bonelli, e
dalla Ihrre e case di quell'antica e po-
tente famìglia, devesi attribuire la riu-
nione ivi fattasi da'pollaroli e altri ven-
ditori, a cui si unirono i caprellarì e ab-
bacchiari , partendo dalla vicina piazza.
Dalla medesima centralilù della piazza di
s. Eustachio, pare che derive) la (àmosa
fiera, che ivi ha luogo per V Epifania (F.)
per vendere i donativi per i fanciulli on-
UNI 189
de far loro la Befana {F.). Oltre gli or-
tolani, i fruttatoli, i pìzzicaroli, i pollaro-
li, l'università e la confraternita si formò
de' Sensali e Mercanti i\ì Ripa, de'qna-
li riparlai a Mercanti e Molinari che
hanno il loro paragrafo, de' Marinari ^
che lo hanno egualmente, iW Legnar oli ^
de* quali si tratta anche a* paragrafi de'
Falegnami e Mercanti, óe Fennicella'
ri, de'quali dico alcune parole al para-
grafo loro, (ìe/arcari, a'quali ha rela-
zione il paragrafo Macellari, dc^ìì Scar-
^//?f///, de'quali ragionai al paragrafo de*
Calzolari, òt' Misuratori di grano, de*
quali feci parola al paragrafo /"or/z^r/. 11
Bernardini ecco come qualifica lei 3 uni-
versità unite nella chiesa delia Madonna
dell'Orto :Ortolani padroni,Oi loiani gar-
zoni o siano stabiaroli, Frultaroli e Me»
langolari uniti, Fizzicaroli padroni, Piz-
zicaroli garzoni, Pollaroii, Molinari pa-
droni, Molinari garzoni, Vermicellarì pa-
droni , Vermiceliari garzoni , Sensali e
Mercanti di Ripa uniti, Scarpìnelli, Vi-
gli aroli e Mezzaroli uniti ( i Fignaroli
hanno pure il loro paragi^afo). Dell'uni-
versilà,del sodalìzio e del suo spedale trat-
ta no : Fanucci p. 5o e 224, Della Con-
fraternita e dello Spedale di s. Maria
dell'Orto, Piazza, trai, c), cap. in. Della
Confraternita della Madonna dell'Or-
to ,degliOrtolani, Fruttar oli, Pizzicar o-
li, Pollaroii, Sensali e 3 f creanti di Ripa,
Molinari, Marinari, Legnaroli, Fermi-
cellari , Vaccari, Scarpinelli, e Misu-
ratori di grano: lrat.i,cap. 16, Dello
Spedale della Madonna dell' Orto, de-
gli Ortolani, Fruttaroli, Pizzicarolì e
altri in Trastevere. Siccome a tali pii i-
stìluli e alla chiesa die origine un'imma-
gine di Maria Vergine, così procederò an-
che col Bombelli, Raccolta delVimma'
gini della D. Fergine, ornate della rO"
rona d'oro dal capitolo Fatica no,ì. 3,
p. 127: Della Madonna dell' Orto, i\\-
pinta in muro col s. Bambino in seno nel
laltodibenedìre.espressa sedente tra due
pini 0 cipressi e dal medesimo rìprodoUa.
igo UNI
IVel rione Traslevere, sull'ampia piaim-
ìiì de' Cari)pi Muzii , perchè donali dal
popolo romano a Muzio Scevola, in pre-
Diio del coraggio col quale si bruciò la
destra innanzi Porsennn re di Toscana,
onde poi si chiamò Scevola o mancino
per essergli restala la sola sinistra mano
(Venuti e altri vogliono che ivi fossero i
praliQuinziijde'quali e de'Muzii parlai al-
trove, ed altri dicono che i Muzii fossero
vicini), possedeva un orto chiuso un conta-
dino, infelice per abituale incurabile ma-
lattia, per la quale inulilmenle avea con-
sumato le sue scarse sostanze. Buon per
lui, che alla parete di vecchio muro sulla
porta era dipinta Colei che stduliamo iS'tìC'
iute degl' infermi j'nnpeiocchè un giorno
guardandola con attenzione, si sentì in-
ternamente mosso a invocarne il possente
patrocinio.La pregò con tanto fervore e fi-
ducia, chemerilòdiessei- subito risanato
perfettanjente, onde con tenere lagrime
fece i suoi ringraziamenti. Primo suo pen-
siero fu l'acquisto d'una lampada, e sem-
pre la fece ardere innanzi alla divina li-
licratrice. Edificali gli accorrenti all'orlo
per rac(|uislo degli erbaggi , in vederlo
di frequente ginocchioni a venerar la s.
Immagitìc, uditone il miracolo, anch'essi
furono compresi di divozione, per cui to-
sto diversi ricevendone grazie, l'ornaro-
nocon tabelle votive. L'imn)agine si vuol
dipinta nel i488,eili.°miracolosi registra
ni i497 n*^' pontificalo d'Alessandio VI.
Laonde in parte è erroneo il riferito da
Fanucci, che con anacronismo lipetnta-
inentedice succeduto il miracolo nel 1 488
sotto Bonifacio Vili; bensì ha ragione
quanto all'epoca dell'erezione dell'ospe-
dale, riportando l'iscrizione scolpita sulla
porta del cortile, dal quale si passava al
medesimo e che mi recai a verificare. J-
ve Gratia Piena, jifccccxcr. Se dunque
l'ospedale fu eretto dopo la chiesa, n' è
naturale conseguenza che la manifesta-
zione della s. Immagine, dal Bombeili as-
segnata nel 1497 è ri tardata, e pare dover-
.si riconoscere avvenuta nel 1 488, raa nel
U N I
ponlificalod'Innocenzo VIlI.E'pureer-
roneoilnarratodalPiazzajchein un luogo
dice avvenuto il prodigio ne! l'xgS re-
gnando realmente Bonifacio Vili, e con-
.seguito da una donna passeggera, in un
altro che l'inìm^agine fu dipinta nel 1 448*
Dopodi essi parecchi scrittori,anche gravi,
ripeterono tali errori. Poco dopo alcune
pie persone vi ere>sero nel sito una chie-
suola per comodo del numero sempre cre-
scente de'di voti, chiamandola in un all'im-
magine óeWiì Madonna dell' Orto, nome
che prese ancora e conserva la contrada.
Passali alcuni anni, cerli ricchi mercanti
con grosse somme, guadagnate da appalli
camerali , cominciarono a rifabbricarla
sontuosamente nel modo che si ammira
e poi desctiverò. Gli erbaroli che avea-
no cura dell'anteriore chiesa e l'uffizia va-
no a mododisodalizio,ne restarono mollo
contenti; ma appena nel materiale compi-
lo redifìcio,già i mercanti aveano esaurito
il denaro. Abbisognando degli ornati e de'
fondi pel mantenimento della fabbrica e
per l'esercizio del cullo,la B. Vergine toc-
cò il cuore de'pizzicaroli, frullaroli, sen-
sali ripali, molinari, marinari, legnaroli,
vermicellari, pollaroli,vaccari,8carpinelIi
e misuratori di grani,ad unirsi a'mercanti
e agli ortolani in compagnia per soppe-
rirvi, e vi riuscirono con nobile magni-
ficenza, riccamente fori»endola di suppel-
lettili e di cappellani per l' uffiziatura ,
stabilendo la festa di s. Maria dell'Orto
r8 settembre sagro alla Natività di Maria.
Continuando la narrazione col Bonibelli,
riporta il miracolo fatto dalla B. Vergi-
ne ai 3 ambasciatori d' ubbidienza del
Giappone, venuti in Roma a ossequiare
Gregorio XIII. Essendosi poi imbarcati
liei Tevere, per quindi sollevarsi nel ma-
re, in questo furono colli da furiosa tem-
pesta che minacciava naufragarli. Ram-
mentandosi gli ambasciatori d'aver ve-
neralo laMadonna dell'Orlo innanzi d'im-
barcarsi, l'invocarono fiduciosamente, e
sol fitto furono esauditi; per cui sbar-
cali a Ripagrande, poscia si recarono nella
V N I
cìiiesn ad nsMatere al'a solenne messa di
riii^razianienlo. NeliG:"»? i cu«lodi della
thiesa supplicando il capitolo Valicano,
per la corona d'oro alla divina Madre e
al s. Bambino, furono ap[)agati a'ig a-
gosto. Tanto riportando il Bonjbelli ; o-
ra cognominali Fanucci e Piazza tlirò del
sodalizio. Questo fu islitnilo poco dopo
la manifeslazione della B. Vergine, e poi
grandemente aumentato colle aggrega-
zioni delie memorate arti, onde si coni-
[)Ose dii3 università, ammettendovi pu-
re diversi melonari, bifolchi, raezzaroli di
vig«»e,cavallari, bardari, barcaroli eallri.
Assunsero il sacco turchino, esnila spalla
poi landò perinsegna la descritta ss. !m-
Aiagine. 1 Papi approvarono la confra-
ternita, poscia l'elevarono al grado di ar-
ciconfralernita,e l'arricchirono di grazie,
privilegi e indulgenze ; mentre Sisto V le
concesse di [)oler liberare un prigione
condannato al carcere in vita ed anche
all'ultimo supplizio, ed ali'arciconfraler-
ulta e suoi custodi di poter aggregare
i sodalizi d'ambo i sessi di (jnalunjpie
parte del cristianesimo e colla couipar-
lecipazione di sue indulgenze. Divenuto
il sodalizio uno de' più numerosi di Ro-
ma , si esercitò nella propria chiesa e o-
ratorio in opere di pietà, per onorare Dio
e la B. Vergine protettiice, cantando il
suo ufiìzio nelle fèste, e per suffragare i
confrali defunti, dopo averli fatti curare
e soccorsi infermi , e accompagnali alla
sepoltura e celebrato fimerall. Poco do-
poché laconfralernifasi costituì con tutte
le università succennate, con piodivisa-
mento pre*«so la chiesa edificarono un o-
spedale pe'confrali bisogno*^i infermi, ed
eziandio pe'poveri del popoloso rione di
Trastevere, maiali di febbre oberili d'o-
gni nazione. Lo fornirono di 5o lettifibi-
plicandoli e triplicandoli all' occorrenza,
dì spezieiia, di sacerdoti, di medico, di
chiiurgo e de'necessari ministri ; veglian-
do i guardiani e aiiri ul.iziali della con-
fraternita, per l'ordine e la pulizia tlello
spedale, a cui i Papi nccordarono i pri-
UNI lai
vdegi degli altri spedali di Roma, e ad
esso e al sodalizio dierono un cardinale
[)er proiettore. Narra Bernardini nel
I 744» L'J^c l'ospedale unito alla chiesa del-
la Madonna dell' Orto, era pegli aggre-
grìli delle i 3 università unite in tale cbie-
SI, ed oppressi da cpialunqiie male; e che
ivi si medicavano le piaghe a chiunque si
recava a farsele ciu-are. Secondo il Ve-
nuli, Roma moderna^p. i o43, l'ospedale
fu aperto dalla università de' fruUaroli
pe' suoi malati, molti anni dopo la fon-
dazione della chiesa (la riportala iscrizio-
ne del I 495>j pare dover modificare le pa;
iole, molli anni dopo) e ricevè poi la sua
perfezione dall'uni versila unità de'pizzi»
caroli neli6i6. Gli altri ricordati scrit-
tori dicono, che vi cotitribuirono le limo-
sine dell'altre università aggregate, e di
alciuie generose persone. 11 cardinal Mo-
lichini, Degl' istituii di pubblica carità
in Rorncty opera ivi pubblicala nel 1842,
nel t. r, p. i 1 3, dichiara : » L'ospedale di
s. Maria dell'Orto, fra tulli gli altri bel-
lissimo, collocato in Trastevere presso la
chiesa di tal nome, ed,istiluìto fin dal
I 298 (anch'egli seguì il ritnarcato abba-
glio) da [ 3 università d'arti e mestieri riu-
nite in quel luogo, fu convertilo ultima-
mente a fdibrica di Tabacchi (P^.) ". Ag-
gi ungerò,che ilgovernooccupando il loca-
le dell'antico spedale, non solo a sue spese
lo ridusse ad opificio de'tabacchi, ma in
compenso assegnò alla chiesa aimui scudi
I 00. La n»agnifìca chiesa, riptto,fu comin-
ciata a fabbricai e poco dopo la manifesta-
zione della B. Vergine, invecedella picc(jl.i
chiesa ove era stala collocata la miraco-
losa Immagine, co' disegni di MicheUn-
gelo Buonarroti ; ma poi restando in so-
speso la fabbrica, neli5i2 fu continuata
colla direzione e disegni di Giidio Roma-
no , e più tardi la facciata esterna venne
eseguila nel secolo XVI! con disegno di
Martino Longhi il giovane, figlio d'Ono-
rio,e ristorala nel I 762 vi fuiono aggiun-
te! i piccole piramidi di travertino, cen-
surate dal rigido Milizia, come se tali pie-
193 UNI
cole moli servissero a tutelare degli orli.
L'interno poi Io descrìve: A croce lali-
)iaa 3 navale di piloni con archi, con cap-
pelle sfondale, e co'3 bracci della crocie-
ra terminati in curvo. Adunque l'interno
del bellissimo tempio ha 3 navi, olire la
traverse, ed è ornato in gran parie con
profusione , proporzioni e simmetria e-
gregia di marmi, stucchi e dorature. Nel-
la lAappel la da mano destra di chi en-
tra, la B. Vergine salutala dall'Angelo di-
pinta sul muro, è opera insigne di Tad-
<leo Zuccari. La q./* ha il quadro dell'al-
tare colla Madonna, s. Caterina e s. An-
tonio, lavoro di Federico Zuccari ch'ese
guì pure i laterali, pitture che il Venuti
attribuisce a Filippo Zucchetti, e la vol-
ta fu dipinta da Tommaso Cardani. Sul-
l'altare della 3.^ cappella si vedono, colla
B. Veigine, iss. Giacomo e Bartolon)eo
apostoli, e s. Vittorio, coloriti dal cav. Ba-
glioni nel muro. Nella 4»* si venera il ss.
Crocefisso di legno, e le pitture con mol-
le figure sono di Nicolò da Pesaro. L'al-
tare maggiore, colla tribuna di marmo,
fu architettato dji Giacomo della Porta,
e contiene la miracolosa immagine di s.
Maria dell'Orlo, quella iclenlilica che die
origine al nobile tempio, all'arciconfra-
ternita, università e spedale. Tra'tlipinti
che ornano all' intorno quesl' altare , lo
Sposalizio e la Visitazione della B. Ver-
gine sono di Federico Zuccciri; la Nasci-
la del Salvatore è opera lodalissima di
suo fratello Taddeo Zuccari; alcune sto-
rie della stessa B. Vergine, presso l'alta-
re, diconsi eseguite dal cav. Baglioni; i
l^rofeli e le altre figure nella volta sono
degli stessi fratelli Zuccari, e le Sibille ,
incontro all'organo, i puttini, i festoni in
una lunetta della volta , con due figuri-
ne intorno giacenti, dal Venuti si dicono
di Cesare Torelli. Entro lai /cappella a
sinistra (che sino al 1 595 fu sagra a s. Se-
bastiano), presso il detto altare grande,
oltre un s. Francesco d' Asisi intagliato
in legno, si vedono diverse pitture di Ni-
colò da Pesaro. Nella seguente cappella,
UNI
il quadro dell'altare, esprimente s. Gio.
Battista, secondo V Al veri , ed i laterali
sono di mano del Baglioni. In quella che
segue, rinnovata nel lySo co'disegni di
Gabriele Valvasori, al quadro co'ss. Am-
brogio, Carlo e Bernardino, in uno a'ia-
terali, che ivi già posti neh 64», seguen-
do l'Alveri, il Venuti li dichiara del Ba-
glioni; invece furonvi sostituiti, per qua-
dro un lavoro di Corrado Giaquinto, ed
i laterali del Ranucci. L'ultima cappella
ha un s. Sebastiano di Baglioni, unita-
mente ad altre sue pitture. Nella volta
maggiore Giacinto Calandrucci colori
l'Assunzione di Maria in Cielo. L'Imma-
colata Concezione nella volta della cro-
ciera fu condotta da Giuseppe e Andrea'
Odazi: il s. Francesco è opera di Mario,
figlio di Luigi Garzi , e la Bisurrezione
di Cristo venne colorita piue da Calan-
drucci. La volta minore a de«itra dell'al-
tare grande fu dipinta da Gio. Battista
Parodi genovese: quella a sinistra da Lui-
gi e Mario Garzi. 1 tondi o ovali sulle
due porte laterali, una che mette alla sa-
grestia, r altra al locale già spedale, e-
sprimenti la Venuta dello Spirito Santo,
ed i ss. Gioacchino e Anna, ambedue so-
no d'Andrea Procaccini; gli altri due in-
contro sulle porte laterali della chiesa,
rappresentanti il Transito di s. Giuseppe
e il Presepio, furono condotti da'ricorda-
ti fratelli Odazi. Piimarcò inoltre Venu-
ti, esistere in questa chiesa im bell'Ange-
lo di marmo scolpito da M.' Le Gros.
Interessanti notizie ci diede sulla chiesa,
sodalizio e spedale l'Alveri, Roma in o-
gni stiitOj l. 2,p. 362 e seg. Imperocché
oltre il narrare in buona parte il già rife-
ferito, anch'egli anticipando al i4^9 '^
compimetfto della chiesa, e la riedificazio-
ne o"«mpliazione dell'ospedale riportan-
do al i6i6; oltre il riferire che dopo il
i584 molti musici si recavano a cantar-
vi messa l'S giugno, in rendimento di
grazie pel pericolo scau»palo di naufraga-
re nel detto anno, allorché Gregorio XI 11
gl'mviò ad Ostia per incontrare gli am-
U i\ I
l);i<(i.itot i qinppoiiesi, in cIjo il nonibelli
Vilna nelle incconlaleparlicoliirilà; ripor-
ta tutte le isci'iziuiiiiii nìaniio che in iiu*
mero di C)5 esistevano nel 1 604 nella cliie-
sa, oonìprese le uiorlnai ie, quelle cle'be-
iiemeriti , benefalturi o fonchitori delie
cappelle, chiesa, soilalizioe spedale, di-
versi de'quaiicoufrali, camerlenghi e cu-
stodi del medesimo luogo [)io, e perciò con
denomiua/ioni proprie in latino dell'arti
da loro professale; con lasciti di messe e
dotazioni alle zitelle; quelle delle sepol-
ture dell'univeisitù de'garzoni degli or-
tolani di campagna e deiruniversilà de*
garzoni de' vermicellaii. Sono da ram-
ni entaisi le iscrizioni che riproducono i
brevi, di Gregorio Xlll concedente gra-
yie e indulgenze in diverse feste e tempi
dell'anno; di Urbano Vili, coi quale con-
cesse a'y altari privilegiali, che nomina,
r indulgenze ad scptennium , di quelli
«Iella basilica Vaticana; di Sisto V sui ri-
cordati privilegi; e di Paolo V, che accor-
dò la liberazione d'un*ani(na dal purga-
torio, celebrandosi la messa de' definiti
all'altare maggiore. Finalmente un'iscri-
iione ricorda la consagrazione di tale al-
tare, eseguita a'6 ottobre 1 585 in onore
della Natività della Madonna, da Barto-
lomeo Doria vescovo Miiionense, col no-
vero delle ss. Reliquie che vi collocò. Nel-
la chiesa si fa l'annua e solenne esposi-
zione delle Quarnnt'ore. Anche le de-
scritte I 3 università addobbavano ne' pos-
sessi de'Papi un buon tratto della stra-
da da loro percorsa colla solenne cavalca-
ta. Tale tempio, meraviglioso per l'ele-
ganza di sua struttura , e per la dovizia
de'marmi e dell'oro a profusione versa-
to nelle pareli e nella volta, è un monu-
mento delle 1 3 principali corporazioni di
arti e mestieri costituenti ciascuna una
propria università, che associate insieme
sotto la grande insegna della religione,
con miracoli di spese e donazioni aveanu
eretto e dotato in onore dell'Augusti! Re-
gina de'Cieli. NeliHoi sciolte tutte le u-
uiversitàarlistiche,dellei 3 udì vergila che
VOL. LXXXIV.
UNI 193
comprendeva qucst'arciconfraternilfl, re-
starono a far parte di essa, con proprie-
tà della chiesa e dell'oratorio, principal-
mente le seguenti, che hanno nella mede-
sima quelle proprie cappelle, che ricorde-
rò coli'ordine cui le descrissi, e ciascuna
il suo particolare guardiano speciale d'o-
gni corporazione. La i .' cappella della ss.
Annunziata, è de'mercanti e sensali ripa-
li. La 2.' di s. Caterina, è de'vermicella-
ri padroni e loro garzoni. La 3." di s.
Bartolomeo, è de'vignaroli padroni e de*
mezzaroli. La 4-* '■^^^ ss. Crocefisso, è de'
pollaroli padroni e loro garzoni. La 5.* a
aliare maggiore, è de'frullaroli e pizzica-
roli padroni. La 6." di s. Francesco , è
de'molinari padroni e garzoni. La 7.' di
s. Gio. Battista, è de'giovani e compagni
pizzicaroli. La 8.^ di s. Carlo, anticamen-
te ss. Crispino e CrÌ8piniano,èdegliscar-
pinelli. La g.' di s. Sebastiano, è de'limo-
nari padroni de'giardini e loro garzoni.
Tali sono l'università artistiche supersti-
ti della chiesa di s. Maria dell'Orto. Nel
lunedì fra l'S."' del Corpus Domi ni do-
po vespero il sodalizio celebra la solenne
processione col ss. Sagramento. Narra il
n." 227 del Gior tulle di Roma del 1 85 r,
che a'29 settembre il Papa Pio IX, do-
po aver visitato l'ospizio apostolico di s.
Michele, acccompagnalo da'cardinaliTo-
sli e Antonelli, e seguilo dalla nobile sua
corte, si recò a piedi al sagro tempio di
s. Maria ilell'Orto, che parla dell'antiche
glorie religiose di molli celi d' arte già
riunili in università. Al limitare di esso
fu ricevuto dalla numerosa arcìconfra-
temila genuflessa, formala da lutti indi-
vidui delle memorate corporazioni, e da
mg."^ Salvatore Nobili Vilelleschi che n'e-
ra a capo come vicario del cardinal Gia-
como Piccolomini protettore assente da
Roma. Il Papa orò innanzi il ss. Sagra-
mento esposto solennemente in forma di
QuaranCoì'i\ e poi passando nel conti-
guo oratorio si assise sul Irono apposita-
mente innalzalo, dal (piale ammi.sc al ba-
cio del piede i confratelli. Indi a loro ri-
i3
194 u^'
volfo con beuignissime parole si degnò di
m;uiifeslarea'medesimi,roii»'erano diret-
te le sue palei uè cure a prò delle varie
classi degli artieri, e cìie ad un consiglio
da lui espressamente foimalo avea com-
messo l'esame de'pro vvedimenli da pren-
dersi, perchè riorganizzandosi queste cor-
porn7Ìoi»i possa rianimarsi in loro lo spi-
rilo di religione, ch'è il massimo d'ogni
inleiesse, e migMorarsi ancora nella pro-
sperità materiale. Si compiacque d* ag-
giungere , che queste aggregazioni rior-
dinale doveano porre un argine insupe-
rabiIeall*irreligione e all'immoralità del-
l'età presente, e che non mancando an-
cora tra il ceto degli arlieri della travia-
ta gioventù, dovevano gl'individui di cia-
scuna aggregazione fare nella rispettiva
corporazione di arte sempre nuovi pro-
seliti al bene calla pietà, e fedeli e ono-
rati sudditi al trono. Indi compartita la
benedizione apostolica a lutti i confrati,
partì lasciando lutti compresi di religio-
sa gioia per un lauto onore loro accor-
<lato.
Ostie Magazzinieri, Universi las vel
Corpus Vinariornm Urbis. Oste e ostel-
Jano, Vinarius, è secondo il Dizionario
della lingua italiana, quegli che dà a be-
re il Vino i^F^.) e mangiare, e alberga al-
imi per denari , Caupo, Tabernarius,
Siabularius. E l'ostessa, l'albergalrice,
quella che tiene osteria e anche la mo-
glie del l'oste, r^///70rt^, Tabernaria, Sta-
bularla. Dicesi bettoliere , il tavernaio,
quegli che tiene taverna. L'osteria, Cau-
pona^ Taberna Vinaria ^ luogo dove si
mangia e alloggia con pagarne» to^ anche
oslelliere e ostello. Bettola , Cauponula,
Popina, osteria dove si vende vino a mi-
nulo, ed alquanto di mangiare. 11 Mura-
tori, Dlssert. dell'origine delle voci ita-
liane, chiama la bettola, vilis Caupona,
dove la plebe va a bere, forse derivata
dalla lingua germanica. Taverna, Taber-
na meritoria caupona, osteria da perso-
ne vili. Magazziniere, colui ch'è preposto
alla custodia de'magazziui, Horrearius.
UN r
Magazzino, stanza dove si ripongono fef
meicanzie e le grasce, /tpolhcca , Hor-
reiif!, Proinpluariuni, CV///^/,- anche di vi-
no, il Morcelli nel vocjdioU) magazzinie-
re: Uno de" consoli dell' imiversrtà degli
osti ede'nuigaz/inieri. /t diecina interpri-
inos Corporis Vinariornm. La denonii*
nazione e 1' uHìzio essendo comune agli
Albergatori, in questo paragrafo vi sono
erudizioni, nozioni, ed i doveri che rigtiar-
dano gli osti e le osterie, non che la lo-
ro origine. Già notai nel voi. Lll, p. 4^*
che dal nome hospiles, cioè albergatori^
derivò il vocabolo Oste. Il Martinetti, La
Diceologia, p. 479j parlando degli o.sli,
trattori e albeigatori, osserva che dopo i
tempi d'assoluta ospitalilà, così celebii e
onorevoli all' umanità presso gli ebrei, i
greci ed i romani specialmente, di cui ve
n' ha qualche idea ancora in alcuna re-
gione di oriente , di mano in mano de-
generando ii mondo pe'tiadimenti in ispe-
eie che vi si facevano contro l'ospitalità,
si esclusero i viandanti e passeg^ieri da
sì grande vantaggio, e per necessità e spe-
culazione d'interesse sorsero i così delti
osti, albergatori, trattori o ristoratori, ah
hospilando , tractando , restaurando. Il
Ferrari xìtW Origini della lingua italia-
na, sostiene che O^/e debba scriversi Ho-
slr (come lo trovo chiamato nel Felici,
Onomasticum Ronianuin, Hoste, flosie-
ria, Hostaria, Hostarietla), ab hospitaU'
doj et hosteria, ho spi lari uni, hospiteria^
hospitalaria, hoslello, albeigo, alloggio.
Ì!Ìe\V Ecclesiaste, cap. 9,6, v. ^B, dice de-
gli oslij Non justijicabitur cnupo a pec-
calis labiorum. Leggi parzitdi in seguito
regolarono i doveri di questi mestieri, ver-
so i viandcinti ed avventori, poiché Ora-
zio, Semi. lib. 1, i, 5, li chiama a'tempt
suoi maligni, titolo che non può applicar-
si odiernamente a tulli. Anche una rubri-
ca intera v'ha ne'Digesti: Nautaecaupo-
nes^slabulariì ut recepla reslituant.\ei\a -
si anche la legge, Tabernam^dig, defund.
instr.j la legge binaria, dig. de bis qui no-
tanUtrinfamia.TiH'at\uaìiMiiyiii\e{iiLOìì
allevare, tl»e il conlalto necessftfioclic han
no que'clic esercilaiio tali U)estiei'i di osli,
IraHoi i e albeigalori,con ogni sorta di per-
sone e ditbiaslieii, indusse nell'antica età
eil a'ieinpi nastri la sorveglianza della pò-
ii/ia sopra i loro luoghi. Leone Xll coti
relli.vsinie e sagaci intenzioni portò la sua
ntlcUta vigilanza e salutarle severità sul-
le osterie e bettole che veudevano il solo
vino, e per eliniiuare 1' ubbriacliezza, la
crapula e tutte quante le sue funeste con-
seguente, enuhieraie dalla sua disposizio-
ne, di quelli cioè che lutto il loro denaro
in esse sciupavano tra il giuoco e la goz-
zoviglia, cou detritnento eziaiidio delle
loro famiglie, cui facevano mancare del
sostentamento hecessario; ed inoltre eb-
bri dal vino, muovendo facilmente alter-
chi e risse, di fre(|Uenle succedevauo feli-
inenti e uccisioni, con grave alterazione
e turbamento della pubblica tranquillità;
pertanto ecomenarrai nel voi. XXXVIll,
p. 62 , ordinò che nelle osterie e bettole
iion cucinanti, niuno potesse trattenervi -
si, e soltanto comprare o bere il vino iu
piedi e sul limitare di loro porle, le qua-
li fece munire di cancellelti di legno, on-
de impediie l'ingresso nelle medesime o-
sterie. Naluialmeu le generale fu la disap-
provazione e le mormorazioni sì LÌeMun-
dilo» i di vino e sì di quelli che non pote-
vano pili recarsi nelle taverne, anche pel'
semplice necessilàdi bere con iscarso ci-
bo. I saggi invece encomiarono la prov-
videnza, benché rigorosa; le famiglie del
bas^o popolo benedirono il Papa, nello
sperin»entarne le benefiche cure j pe' ri-
sultati die uè provarono. Ma il pontifica-
lo d» Leone XII fu breve , e tosto nella
sede vacante molteplici reclauii domao-
ilarono la reuiozione degli odiati cancel-
lelli. 11 sagro collegio, venerando la me-
moria del virtuoso defunto, non gli esau-
dì, limetlendosi al nuovo Papa. A|)pena
per tale fu eletto Pio Vili, nella notifi-
cazione de'5 aprile 1829 del segietario
di stato cardinal Albani, per annunciare
la pontificia coronuzioue eie benefieenze
U N I 19J
al popolo del novello Pontefice, fra desse
vi comprese.»» Confidando finalmente hi
stessa Santità Sua nella morigeratezza de'
suoi sudditi, condiscende, che negli spac-
ci di vino già permessi sia tolto il così
detto Caiicellctto , e che il popolo che
s'intratteneva lungo le strade, o rifugia-
vasi ne'portoni, abbia pure libero l'adito
negli spacci suddetti, ue'quali restano e-
spressa mente proibite le tavole, le sedie,
li banchi, e qualunque utensile, che pos-
sa somministrare motivo al soverchio
trattenimento, causa talvolta deiriulem-
pefanza e di altri disordini. Che se talu-
no contravvenisse, non solo sarà punito
per la sua disubbidienza, ma darà moti-
vo che venga di nuovo riposto in osser-
vanza l'uso àe Cancellelti ". Questi non
furouo più ripristinati, e le tavole, le se-
die, li banchi si ristabilirono nell'osterie
e bettole spaccialrici di solo vino. Il car-
dinal Morichini, Degl* istiluti di pubbli-
ca carila in Roma, 1. 1 , p. 272, ragionan-
do sulla condizione morale e intellettuale
del Povero, del morale suo miglioramen-
to, scopo precipuo de'pii istituti, de'priu*
ci pali vizi del povero, intemperanza, ozio^
Giuoco (T^.), mal costume, Bestemmici
(F.), riporta i preservativi e rimedi di le-
ligione e di educazione, terminando eoa
dire. ** Noi vorremmo che ancor qualche
istituto de'molti che abbiamo si occupas-
se a combattere il vizio tremendo della
Ubhrictcliezza (V.), e le famose socielà
di temperanza avessero fra noi liu' op-
portuna applicazione". Di queste feci pa-^
rula altrove, conie del benemerito suo
fondatole, a gloria del quale edel suo san-
to proponimento , trovo opportuno qui
ripetere il rijiorlato dalla Civiltà Cattoli'
ca, serie 3.", l. 5, p. Soy. *» Il celebre p.
Teobaldo Mathew,deirordiuede'pp. cap-
puccini , di cui f(i anche provinciale iu
Irlanda, dello VAposlolo della Temp^~
tanza, nato in Coik d'Irlanda, morì non
ha mollo (nel gennaio iHSy) in Queen-
slown, carico d'atmi e di meriti coronati
du ([uasi incredibili successi neli'oggelio
196 U N I
speciale tli sua predicazione. In Nenngli
:>,o mila persone in un sol giorno, ed a
Oaiwoy 100 mila in due giorni, mosse
dalla sua eloquenza, promisero solenne-
mente di non bere più liquori. In una
settimana da 180 a 200 mila diedero la
stessa parola inLongliree ed inPortumna.
In Dublino la diedero 70 mila in 5 gior-
ni. Dopo predicala la temperanza in Ir-
landa ed in Inghilterra, l'eloquente ora-
tore passò in America, accolto in ogni luo-
go a gran festa e fa voi e, non meno da*
cattolici che da* protestanti d'ogni setta.
Che poi le promesse, almeno in gran par-
te, si mantenessero, lo prova 1' accaduto
in una città d'Irlanda, nella quale, come
si narra, il fratello del p. Malhew fu con-
dotto a far fallimento e chiudere il suo
negozio di liquori, grazie alle prediche
di lui. La regina Vittoria avea alcuni
anni sono assegnata, sopra il suo peculio,
all'Apostolo della temperanza la som-
nìa annuale di ySoo franchi, come se-
gno di gratitudine pel bene fatto a' suoi
sudditi". Gli osti, i magazzinieri, e persi-
no i loro garzoni per tempo si costitui-
rono in particolare università con pro-
prie cappelle, sodalizi ed esercizio di ope-
re edificanti di cristiana pietà e carità.
lVe*posses8Ì de'Papi le università degli o-
sti,de*magazzinieri e de'loro garzoni, an-
ch'esse ornavano un tratto della via da
loro percorsa colla pompa della cavalcata,
e ne riporta le testimonianze Cancellieri
nella Storia dt possessi. Con Fanucci,
Piazza e altri discorsi nel paragrafo Bi^r-
caroli^ die nel pontificato d'Alessandro
VI, dall'università degli osti, albergatori,
barcaroli e altri fu edificata ia chiesa de*
ss. Rocco e Martino, che indi compraro-
no la contigua area per fabbricarvi 1* o-
spedale, e furono erette in confraternita,
avendo gli osti aggiunto al primario ti-
tolo di s. Rocco quello di s. Martino di
Tours loro protettore, a cui eressero nel-
la crociera un altare, celebrandovi la fe-
sta e in essa dotando zitelle povere e o-
uesle, anche con aggregazione di sorelle.
UNI
Afferma il lodevole operato degli osti, an-
che Venuti, Roma moderna, p. 4o2. Nel
voi. LXXX , p. 3o3 , feci ricordo della
chiesa parrocchiale di s. Stefano in Trullo
(/ .)a piazza di Pietra, da GregorioXIII
data n Trinitari. Ora apprendo da Mar-
tinelli, che da Pio IV era stata unita al-
lo spedale de'P^zz/, poi concessa a'detti
religiosi, nane Tahernarioriun Società-
tis. Ma pochi anni dopo fu demolita. Tro-
vai ancora che gli osti ebbero un tempo
la propria cappella nella chiesa di s. Ma-
ria in Aquiro. Riferisce Piazza nel trai. 9,
p. 96, che gli osti aveano nella chiesa del-
l'05'yye<:/<^ /e e?/ s. Maria della Consola-
zione la cappella dell'Assunta, di cui non
solennizzavano la festa , ma bensì quella
della Decollazione di s. Gio. Battista lo-
ro patrono, colla distribuzione di due do-
ti. Veramente in tale cappella uffiziava
l'università de'giovani e garzoni degli o-
sti, come rilevai nel voi. XLIX, p. 281,
dicendo che fu loro data nel 1 585 e la ri-
fabbricarono. Altrettanto conferma Ve-
nuti a p. 83o, che i garzoni degli osti
l'ebbero nel i585 e riedificarono a loro
spese in onore dell'Assunzione della Ma-
donna, provvedendola di cappellano e al-
tre cose necessarie; e per essere curati nel-
le loro infermità nell'ospedale contiguo,
a questo dierono 600 scudi. La cappel-
la esiste nel sinistro lato della chiesa, ed
è la 2.", ed il quadro dell' altare espri-
mente l'Assunzione al cielo di Maria, co-
gli Apostoli, Io dipinse a olio Francesco
Nappi, autore eziandio degli aflreschi at-
torno. Notai nel voi. LVI, p. Boy, col Ber-
nardini, che nella chiesa di s. Maria in
Monteroui era nel 1744 '^ compagnia e
università de'magazzinieri. 11 Bernardini
che nel 1744 pubblicò la Descrizione de*
Rioni di Roma ydxce che in quello di Pon-
te eravi la chiesa di s. Biagio vescovo e
martire denominata della Fossa, già det-
tale 0//i'^, dell'università degli osti. L'u-
bicazione in cui esisteva la descrive Ve-
nuti a p. 4^0, Di s. Biagio della Fossa.
Traversandola via de'Coronari uel priu-
UN I
ci()io della piazza di s. IMaria della Pace,
a suo tempo e nel i 767 sorgeva la chie-
sa di s. Diaì>io della Fossa, chiamata pri-
ma de Oliva di Trivio^ da tre vie sulle
quali era posta; si disse poi della Fossa^
e ile Pettini da una pittura a tìesco del
martino di detto santo, condotta dal cav.
Guidetti d'ordine d' Agostino Alberlini
l'ornano, il quale a sue spese la ristorò nel
i658; pittura poi guastala e ridipinta.
11 quadro della B. Vergine e di s. Nico-
la di Bari nell'altare a dritta era dello
slesso Guidotli. Il miracolo di s. Biagio
l'avea colorito un allievo di detto pitto-
re; e la B. Vergine della Pietà nell'altro
era slato copialo dall'originale di Carac-
ci. Aggiunge Venuti, che Benedetto XIII
avendo soppressa la parrocchia cheavea
Ki chiesa, assegnandone le anime e gli u-
tdi alle chiese di s. Lorenzo in Damaso,
t de'ss. Simone e Giuda, dipoi il succes-
s<jre Clemente XII la concesse all'uni ver-
sila degli osti e magazzinieri, che vi eserci-
tarono le loro funzioni. Avendo la chiesa
dato o preso il nome di Foasa, nel vico-
Io ove esisteva, ad esso gli è restato, e pa-
re derivato da un fosso che ivi anticamen-
te circuiva un orlo. Di più il vicolo adia-
cente prese e tuttora porta il nome di vi-
*5olo degli Osti, presso la piazza di Mou-
tevecchio,così della per esservi stato l'an-
lico Monte di Pietà. Notizie sulla chiesa
le leggo pure ne'seguenti scrittori. Pan-
ciroli nel iGoo la chiamò s. Biagio alla
Pace, soprannome preso dall'omonima
vicina chiesa. Martinelli nel i653 la di-
ce de Fouea^ si\>e de Fossa, alias' in Tri'
bus Fiis, prope s. Marìae de Pace, li
Piazza utW Eitsevologio, trai. 7,cap. 36:
Confraternita dell' anime piìi bisogno'
se a s. Biagio della Fossa, dice che nel
i6c)8 vi era la compagnia del ss. Nome
.»r Gesù, di IMaria e di s. Giuseppe dell'a-
uiuìe più bisognose del purgatorio, ap-
provala da Innocenzo XI nel 1687. De-
scrive l'istituto e le opere di pietà che e-
scMcilavH la confraternita composta di più
che joo frulclli, i di cui due primi guar*
UNI 197
diani erano uno principe e l'altro cava-
liere, gli altri due guardiani artisti. Que-
sto sodalizio ora sta nella sua chiesa di
s. Nicola in Arcione, e lo descrissi nel voi.
XVI, p. 1 3o. 11 Bovio, La pietà trionfan.'
te nella basilica di s. Lorenzo in Dania'
soy p.i54i la descrive come filiale di tale
basilica, dicendo chiamarsi de Oliva da
un albero d'olivo esistente un tempo nel-
l'orto adiacente alla chiesa, m T'nVio dal-
le tre strade che le sboccavano innanzi,
della Fossa^ev quella che cingeva il det-
to orlo, in luogo del quale furono fab-
bricate case con canone alla chiesa di di-
retto dominio. Nella visita del 1570 la
sua parrocchia conteneva 200 famiglie,
con annua rendita di 100 scudi; ma nel
1 582 eransi ridotte a 44i e invece poscia
la rendita giunse a scudi 400* La pa»'-
rocchia fu soppressa nel maggio i 726 per
la decadenza della chiesa ; e siccome ite
pretesero le rendite i canonici, i benefi-
ciati ed i chierici beneficiati della basi-
lica , secondo le loro particolari ragioni,
si dilfuse io questo, e quanto alla parroc-
chia fu divisa tra quelle di s. Tommaso
in Parione, e de'ss. Simone e Giuda. In-
oltre il Fonseca, De basilica s. Lau-
rentii in Damaso, a p. 295, anch' egli
traila. De Ecclesia s. Blasii de Oliva ^
de Fovea nuncupatur, appellazioni che
spiega a seconda del già riferito. La di-
ce composta d' un'unica nave lacunari
satis decenti contee tani , celebra ndovisi
la sola festa del titolare, con indulgenza
plenaria. Che alla sua parrocchia eranw
state unite altre circostanti soppresse; e
che nel 16 19 eravi stata eretta Societas
sub titulo de Plagis in sacrosanctunt
Salvatoris nostri Corpus in/lictis, dum
adcolumnam/lagelliscaederetur.Dmì-
que nel i74^> anno in cui pubblicò l'o-
pera il Fonseca, pare che i magazzinieri
osti ancora non 1' avessero avuta, se nel-
la chiesa eravi il detto sodalizio. Però al-
la successiva testimonianza a loro favore
di Venuti, aggiungerò quella del Diario
di Roma. Sì legge uc* u." 858o e 65^ n
/
198 UNI
flel I 774, che l'universilà degli osti aven-
do oltenufo da Clemente XIV per loro
jìroleltore il cardinal Brnscbi, che nel se-
pnente anno gli successe col nome di Pio
VI, proteltoria vacata per morte del car-
dinal Carlo All>ertoGuidobono Cavalcbi-
ni, a*ig maggio con nobile treno di car-
rozze colle solite formalità prese il solen-
ne possesso della chiesa, col Te Deiim in
mnsica, sparo di morlari e vaghe grmo-
t)iose sinfonie dell'orchestra eretta fuori
della chiesa. L'interno di questa era sta-
lo tutto nobilmente parato con sorpren*
dente ricchezza, persino nei soffitto, non
«vendo essa ornati. L'architetto fu Co-
sci, il festarolo Calidi che a forza di vellu-
ti, damaschi cremisi, arabeschi , tocche
d'oro e quantità di ti ine d'oro e argento,
seppe formare pilastri con basi e capitel-
li,archi di cappelle, porte laterali, lutto a
foggia di ricamo, con cpscate altresì di fio-
ri, lampadari e placche di cristallo dispo-
ste per tutta la chiesq. Nel giorno prece-
dente l'università degli osti con solenni
vesperi e messa cantata avea celebratola
festa di S.Teodoro, meglio Teodoto(r\),
martire apcirano, di professione osJe e pa-
trono dell'università; indi n^' posteriori
giorni celebiarono un triduo solenne in
onore della venuta dello Spirito Santo,
con indulgenza plenaria, e coll'esposi^io-
ne del ss. Sagtametìto, col quale conse-
cutivamente dierono la benedizione, mg. "^
A rese canonico Vaticano,iI protettore car-
dinal Ihaschi, e mg.*^ Contessini arcive-
scovo d'Alene. Nel 180 i soppresse tutte
l'universilà, anche quelle de^Ii osti e ma-
gazzinieri, non che quelle de'Ioro giova-
ni e garzoni, si compresero nello sciogli-
ineulo, ^eguì quindi anche l'abbattimen-
to della chiesa di s. Bingio. Per attestato
delRenazzi, Storia dell' università degli
'Studi di Romft^ancQva sussisteva la chie-
sa nel i8o4, ed era intitolala a s. Mar-
tino protettore degli osti. Dopoché il re-
gnante Pio IX richiamò a ricostituirsi le
lUii versila arlistiche, una delle pocbe che
prontamente ubbidirono è 1' università
UNI
de'commercianti di vino ed osti, laonde
venne legalmente rinnovata dal suo pon-
tifìcio molo-proprio de'i4 maggio 1 852,
stabilendo la sua sede presso la chiesa di
s. Maria in Trivio, ed in questa le die
la i." cappella a sinistra dell'ingresso, i)
cui altare ha per quadro s. Maria Mad
dalena comunicata dall'Angelo, dipinto
d'un qualche pregio di Luigi Scaramuc-
cia perugino; indi nel febbraio 18157 ^^
concesse a protettore il cardinal France-
sco de Medici, come notificò il n.° 36 del
Giornale di Roma. Della chiesa di s. Ma-
ria in Trivio, che non va confusa collf^
non piùesistente chiesa di s. Maria in Can-
nella, come fecero alcuni , e della quale
ragionai al paragrafo Crt/so/tì!r/,e riparlai
nel voi. LXIX, p. 285 dicendo che la chie-
sa fu dallo stesso Papa Pio IX data col-
r annessa casa per lo'sludenlato o con-
vitto della fiorente congregazione del ss\
Sangue (T'.)^ colla condizione di ammet-
tervi la dptta università degli osti, i qua-
li nel pianterreno vj hanno formato l'o-
Vatorìo, con filare ove nelle feste finno
celebrare Iq messa. Inoltre nella chiesa vi
gl'oratorio notturno con vari allidi pie-
tà, introdottovi nel i854 dalla lodnta
congregazione. Ricorderò pure, che nel!;^
stessa religiosa casa vi sono le Scuole Cri-
stiane {^P^.) pegli scolari francesi di Ro-
ma, e mantenuta dall'ambasciatore di
Francia. Finalmente si apprende dal n.°
1 20 di detto Giornale, cht domenica 24
maggio 1857 l'Em.** cardinal De Medi-
ci, dopo la funzione di s. Tcodoto uìar-
tire, protettore dell' università de'com-
mercianti di vino, prese formale posses-
so della protetloria dell'università mede-
sima inaugurala lai. ''domenica dell'Av-
vento i856. La ceremonia ebbe luogo
peiroralorio di s. Maria in Trivio, eret-
to con grande decoro e non piccolo d,#
spendio dagli aggregati a questa nuova
istituzione, che accresce le molte opere
di religione e di carila fondale in Roma.
In tale circostanza il nuovo ed elegante
oiatoiio presentò quella religiosa pom-
UN I
pa, cii'è propria della grandezza de! cul-
to callolico.
Pasticcieri. V. il paragrafo Cnochi di
(quest'articolo.
Pccornri. V. il paragrafo Affidati ^\
.quest'articolo.
Pelhivi. V. i paragrafi di quest'arti-
colo, Faccinari e Mercanti Mcrciari.
PcUicciari. Nel senso di cui intendo
parlare, pelle, Pr//?.v, dicesi la pelle o spo-
{;lia dell' animale , invoglio delle mem-
bra ; e pelliccia, Melate, la veste fitta e
foderata di pelle, che abbia lungo pelo,
come di pecore, capre, martore, armel-
litii o ernicllini, vai, volpi e simili. Ire-
sti s Pclliccn , K'cl Pelli t a ; quindi pel-
licciaio o pellicciaro, Pellio f Pelliona-
rittSf maestro e facitore di pellicce. Di que-
ste diverse specie di Pelle, in tale arti-
colo ricordai quelle riguardanti gli orna-
menti e fodere fatte con pelli, per la ge-
rarchia eccle»ia<;tioa, e per gli altri negli
nrlicoli relativi. Le pelli dogli animali ,
le corteccie e le foglie degli alberi furo-
no le prime resti ( ^.) colle quali gli uo-
mini si coprirono; dal che viene di con-
seguenza, che le pelliccie si doverono a-
doperare in ogni tempo, massime presso
i popoli sellenlrionali, che volevano ri-
pararsi dal ligore del freddo. Quello pe-
rò che da principio non era che un og-
getto d'utilità e di comodo, divenne in
appresso un oggetto di lusso, e sene fe-
ce l'ornamento de' magistrali, de' prin-
cipi, de' cavalieri, ec. Il prezzo consi-
derabile che si attacca alle spoglie de-
gli animali, massime ne' paesi freddi , é
sempre proporzionato alla bellezza reale
della pelliccia eqlla ilillicollàdi potersela
procurare. Tale bellezza consiste nella
lunghezza del pelo, nella sua morbidez-
za, nella sua densità, perchè il pelo è più
o meno fitlo, e finalmente nel suo colo-
re. E' poi ernioso \\ vedete firmare uno
de' vagheggiati ornamenli delle t^leganti
donne, anzi circondarne d volto, parte
più nobile e più bella del bellissimo cor-
po umano, colla ignobile coda pelosa
UNI 199
degli animali! Eziandio l'università de'
pellicciari, riferisce Cancellieri nella Sto-
ria de' possessi de' Papi, era una delr
Je arti che decoravano un tratto del-
la via per la quale passavano in quella
funzione con solenne cavalcata. Il Piaz-
za, trai, g, p. 94, diceche l'università de*
pellicciari avea la propria cappella di s.
Gio. Battista nella chiesa di s. Pantaleo
nel rione di Parione, che descrissi nel
voi. LiXIll , p. 96, e vi celebravano la
festa del s. Precursore che veneravano a
patrono, per aver da fanciullo e sino al-
l'età provetta usato per vestito la pellic-
cia o pelle d'agnelli, de'quali riparlai al
paragrafo Affidati di quest'articolo, ov-
vero come altri vogliono di cammello, Si
può vedere anche il paragrafo Guantari,
per l'analogia dell'arte, e gli sono rela-
tivi per essa e per le pelli,quali vesliraen-
ta, i paragrafi Vaccinari e Sartori.
Pesca tori. Pesca e pescagione, Piscatio,
piscatuSjèW pescare o cercare di pigliare
i pesci, Piscari. I pesci. Pisce Sy è il no-
me generale di tutti gli animali che na-
scono e vivono nell'acqua di Iago, di fiu-
me, di mare, anche di fonte, poiché pe-
schiera, P/.yc/«tìf, chiamasi il ricetto d'ac-
qua per tenervi dentro de'pesci. Il pesce
fu usalo per Simbolo (f.), per figurare
Gesù Cristo, e due o più pesci i cristiani;
ed in atto di pescare fu rappresentato s.
Pietro nel Sigillo Pontificio (V.) chia-
mato Anello Pescatorio (T .). Il corpo
de' pescatori legittimamente costituito ,
l'aureo Morcelli latinamente disse; Cor-
pus Piscatornni quihus ex S. C. Coire
licet. E/V5t777o/-,quellocheesercita l'ar-
te del pescare, il pescatore. Del Jus pi-
scandi^ riparlai a Tevere, ove descrissi
i principali pesci che produce e di que-
gli avventizi, e dissi pure delle teste de'
pesci grandi già devolute a'conservalori
di Roma, couìe notai nel voi. LX! V, p.
5y. Delle piinripali pesche ragionai do-
ve si fanno, così de'più utili e importanti
pesci ove Irovansi. Gli apostoli s. Pietro
e s. Andrea fuiouo pescatori L'avv.
200 UNI
JVJ.uliuetti, La Dietologia, p. 536 e 54o,
non solumeiile tiene proposito tIeMoveri
de'pescatorij ma lipoila un'erudita escur-
sione sulla pe!9cn. Quanto a'doveri, essi
sono: di non pescaie in luoglii riservali
o di privata proprietà; di notte nel ma-
re con lumi accesi, per non ingannare i
naviganti e recar gravi danni a se stessi; di
non pescare con paranze o barche pesca-
reccie in alcuni tempi dell'anno pe'prin-
cìpii d'ordine pubblico,onde non distrug-
gere le ovaie e le generazioni de' pesci ;
elle non è lodevole di pescare nelle do-
nienic!»e e nelle Uiaggiori solennità del-
l' anno, poiché osserva che il servilismo
dr tale opera non può conciliarsi col pre-
c«Uo della santificazione delle feste. Gli
ecclesiastici in esse non ponno pescare, e
negli altri giorni , adliihìta tìccntia su-
periorìs praalali, et pauperihns portìo-
iic. df cnplis facla. Circa alia pesca, di-
ce che aKpianto difterisce dalla caccia ,
perchè i pesci formano un principale a
hnienlo dell'uomo, e perchè i mezzi so-
no più facili, e perchè gl'islromenti della
pesca sono più semplici ed innocenti, né
poimo fornire verun espediente di pre-
potenza e di oiTesa. Quindi lutti gli scrit-
tori di scoperte rilevano che molli po-
polisi dcdicavanoalla pesca, non per lus-
so, per fasto o prepotenza, ma per ne-
cessità della vita. i*er altro tra tulli i po-
poli conosciuti, non v'ha chei cinesi, pres-
so i (piali la pesca supplisca direttamente
all'industria. Ma è sempre vero che pres-
so i cinesi e simili popoli pescatori, non
è la pesca un* arte per negoziare, ma è
una industria suggerita dalla necessità,
come la coltivazione della terra. Perciò
la pesca più facilmente potrebbe ascri-
versi tra le aiti, se le capanne de'pesca-
tori ne'noslri paesi potessero stabilirsi co-
me le case delle città; ma l'incostatìza del-
l' elemento, la contiarietà de' tempi, la
scomparsa totale del pesce da una spiag-
gia, la necessità di stare in mezzo a mille
peiic(ilicon barche pescareccie come i po-
poli pescatori, non hanno mai slubililo
U N I
tal mestiere siccome definitivo, ma sol-
lanlo eventuale, poiché di qui ebbe ori-
gine il proverbio, de alca et jactu retis^
Le sole pesche periodiche de' baccalari,
tonni, anguille ed altri pesci che si sala-
no, potrebbero formare un'eccezione per
que'mesi soltanto in cui dura il passo e
il pericolo; ma oltre che questo pericolo è
sempie incerto, si deve osservare che i
pescatori o uomini di mare che si ado-
prano alla pesca, e di cui soltanto si ra-
giona, sono piuttosto in tali paesi più mer-
cenari che artisti, e sono mantenuti co-
me semplici giornalieri da' negozianti e
commercianti di questi generi, a proprio
conto. L'antichità riferisce assai poco sul-
la pesca, perché gli anlichi pescatori era-
no presso a poco come a' d\ nostri. Le
barche pescareccie, e la pesca de' tonni
era egualmente cognita ad Eliano, il qua-
le aggiunge che il Po venendo incrostalo
dal ghiaccio si facevano de'buchi, e di Ti
si traevano i pesci con l'amo, come il sec-
chio che si trae da un pozzo. Plinio parla
del grandeaiutoche i delfini davano alla
pesca che facevasi iu un grande stagno
di Linguadoca presso Nimes. L'antichità
stessa conobbe la necessità delle ricor-
date leggi sulla pesca. Mg.' Nicolai nelle
sue Memorie^ t. 3, p. 43, 28 1 e 3o 1 , ra-
giona sulla pe^ca in quanti siti dello stalo
paj)ate possa farsi utilmente; come do-
vrebbero popolarsi le maremme dell'A-
gro Romano con famiglie di pescatori ,
dichiarando i molti vantaggi che ne ri-
sulterebbero, ed i desiderii e suoi opina-
menti su qoesto interessante oggetto. Il
Pia/za nel Irat. 9, [). (ji, dice che l'univer-
sità de'pescatori avca la cappella dedica-
la a s. Andrea suo prolettore, nella chiesa
dell' Ospedale di s. Maria della Consola-
zioiie{ììe\ (piale articolo dissi che l'ebbero
nel 16 1 8 e la dedicarono al santo Pro-
loclctOjOSsia il i.°chiamato all'apostolato,
di cui meglio riparlai nel voi. LXKllI, p.
I 38), celebrandone solennemente la le-
sta con ogni sontuosità, e talvolta con doli
niarilavaoo oneste zitelle figlie di loro
UN 1
pioressionc. Luniveisilà tìe'pescalori (di
iìiiinC) specifica il Bernardini nella De-
scrizione de Rioni di Roma) in tale cap-
pelia , eh* è la 3.* a sinistra , da Marzio
Colnnlpnio romano fece dipingere il qua-
dro, i laterali e la volta con pitture ri-
guai danti s. Andrea. Nel 1 665 si stampa-
rono in Roma: Statuii et ordini da os-
sentirsi dall' Unii'crsità e compagnia
dv Pescatori, sotto rin^'ocazione di s.
yindrca. apostolo nella chiesa della Con-
solazione. Con questo paragrafo hanno
relazione quelli de' Pescivendoli, Mari-
nari, Barcaroli.
Pescivendoli o Pesciaiuoli. Il pesci-
vendolo o pesciaiuolo, Searius^Cetarins^
t quelloche vende il pesce, il quale si pe-
sca da' Pescatori^ paragrafo chesicom-
penetra con questo. Dicesi pescheria il
luogo dove si vende il pesce, Forwm Pi-
tcarium, Piscaria. Nell'antica Roma con
diverse denominazioni viene indicala da-
gli antichi scrittori l'area nella (piale par-
ticolarmente si vendeva e facevasi merca-
to del pesce. 11 Foro Piscario o Piscato-
rio già esisteva nel 54^ di Roma, fra i
fori Romano, Boario e 01itorio,ed un vico
Piscario conduceva alla ripa del Tevere
verso la porta Trigemina. Pare che quel
pubblico mercatosi aprisse nelle vicinan-
ze deiralluali chiese di s. Eligio de' fer-
rari e di s. Giovanni Decollalo, presso la
piazza della Bocca della Verilà. L'incen-
dio avendolo quasi dislrullonel detto an-
no, fu riedificato di nuovo e circondato
di laberne da IMarco Fulvio censore nel
5^3 di Roma. Fu propriamente que-
sto foro un'area semplice, poiché non
si ricorda alcun edificio considerabile in
esso. Plauto nel Cureulione ^ ricordando
questo foro, dice che ivi trovavansi que*
che mettevano insieme somme di dena-
ro in comune. Successivamente ne'bassi
tempi si formarono diversi mercati di pe-
sce o pescherie ne'Iuoghi piìi centrali e
popolosi de' rioni di Roma, le quali die-
rono il soprannome alle [nopinque chiese.
La principale pc->chciia duutpieda molli
UNI 201
secoli trovasi nel rione «. Angelo, presso
la Chiesa di s. Angelo in Pescheria ( /^.),
la cui origine rimonta all' Vili secolo.
Quanto alla contigua piazza o mercato
del pesce o Pescheria grande , con bot-
teghe di pescivendoli fornitedi pietre pei*
vendervi il pesce, e sua dogana, ed ove
si deve depositare tutto il pesce, per di-
ramarlo a'mercali minori della città o
venderlo per Roma da'pescivendoli giro-
vaghi ; la denominazione di Pescheria ri-
sale almeno al secolo Xll, poiché Cencio
Camerario ricorda fra le chiese di Roma,
quella di s. Angelo Piscium venditorimì^
ed é edificata nell'area del Portico d'Ot-
tavia, di cui riparlai nel vol.LXXlII, p.
i6i e altrove, del quale ancora sussisto-
no avanzi e oolonne,parte visibili e parte
enlroi muri delle case della piazza, della
via e del vicolo di Pescheria, la quale die il
nome che portano la piazza, la sliada e il
vicoIo.Una parte delia pescheria é appog-
giata alla parte inlerruT del propileo meri-
dionale del porto «l' Ottavia. Questa pe-
scheria si chiama la grande,\a vecchia^pev
distinguerla dalla nuova e minore, di cui
vadoa parlare,ch'édopodi essa[d mercato
principale dell'abitato interno di Roma,
con apposito edifizio (juadrato di pesche-
ria. D'ordine di GregorioXVI e con noti-
ficazione di rog.'^Maltei tesoriere generale
de'7 dicembre 1 83 r, presso la Raccolta
delle leg^i, t. 3, p. 1 5o, furono emanate
le disposizioni concernenti la sistemazio-
ne del Banco di Pescheria; la di cui an-
tichissima istituzione consigliala dalla ne-
cessità e dal bene pubblico, giustificala
da'notabili suoi vantaggi e dalla repres-
sione de'disordini che in addietro esiste-
vano in questo ramo d'amministrazione,
fu autenticala dall'uso e costante osser-
vanza pacifica di (jualche secolo. Quindi
Gregorio XVI, facendosi carico delle i-
stanze d'alcuni proprietari del pesce, per
l'elfetloili vedere ri(nossa da detto banco
la prelesa coattiva del di lui esercizio, ne
moddicò il sistema, penhé fosse iu facoltà
di ognuno che si applica alla uegoziuzio-
202 UNI
ne del pesce, il profillaine o rinunciarvi
secondo le visle paiiicoUiridel proprio in-
teresse. Pertanto fu disposto. Che l'eser-
cizio del banco di pescheria rimane con-
servato privativamente ein favore del go-
verno , e continnerà 9 risiedere presso
ramminislra/ione condotta per conto di
camera, o presso chi per essa fosse desti-
riato a presiedere all'azienda di pescheria.
Si prosegui ad esigere per tale esercizio
il premio del due e mezzo per 100 da'
proprietari e personali, per tutti coloro
che richiedono e otten2ono d'esser messi
al godimento óeì fido. Che , rispetto a
quelli che non godono di tal beneficio,
e che nell'atto della compra seguita al
pubblico incanto, sborserannoconteslual-
mente l'ammontare del prezzo del gene-
re acquistato, fatte sullo slesso prezzo le
ritenzioni del dazio in favore del gover-
no, e le altre consuete e di regola, non a-
\rà piti luogo l'entmciata percezione del
duce mezzo peri 00, e si rilyscierà in ma-
no dell'acquirente la bolletta figlia com-
provante il saldo. Pegli altri in fine, i quali
pion essendo dall'amministrazione am-
messi al godimento dely^r/o, verranno ga-
rantiti da personali, previa di loro di-
cliiarazione da farsi settimanalmente in
iscritto, tanto pel pagamento del dazio cor-
respeltivo al valore del pesce, e degli air
Iri consueti pesi a carico de' proprietari,
quanto pel pagamento del prezzo, non
si fiirà luogo alla percezione del due e
mezzo per 100, ma rimarrà in tal caso a
pieno ed esclusi vq carico de'personali me-
desimi ogni lesponsabilità per l'esigenza
dell'uno e dell'altro, senza che l'amuiini-
strazione debba punto immischiarci, o as-
sumere veruna ingerenza su tale parti-
polare. Saranno bensì tenuti i suddetti pa-
dronali a soddislarein giornata l'impor-
to del dazio e degli altri pesi come sopra,
pltriuìenli si procederà contro di loroco'
consueti mezzi fiscali q tenore de'regola-
menli in corso, e verranno altresì ina-
liditali ad accordar^tì?* per loro conto fi-
110 a che uoq abbiano posto in perfellu
UNI
pareggio colPamministrnzione la partita
del dazio suddetto. Altri antichi mercati
di pesce sembra che sieno stati ne'Iuoglii e
[)resso le chiese di s. Benedetto in Pisci-
nula o Piscinola, nel rione Trastevere,
di cui feci parola di sopra, e ragionai nel
vol.L^lM, p. I i4; ovvero al diredi Ve-
nuti la denominazione può esser derivata
dal palazzo degli Anicii, cioè da qualche
suo bagno o peschiera di pesci , tutlorji
hi via conservando il nome di Piscimi-
la j- di s. Lorenzo in Piscibus o in Pi-
scìnula nel rione Borgo, del quale mer-
cato e chiesa tenni proposito a p. loi di
detto volume; e di s. Stefano in Pesci-
nula nel rione Parione, incontro s. Lu-
cia del Gonfalone, della quale chiesa par-
Vai ne'Iuoghi ricordati a Ui!rGHEBr4, per-
chè appartenne a tale nazione. Il Marti-
nelli ricorda una chiesa di s. Andrea in.
Aurisario vocattir etiam de Piscina, et
in Cataharbarae in Exquiliis : egli ne
eimmera circa Sg che anticamente inRo-
ma gli erano dedicale. Ora in diverse piaz-
ze tie'mercati, situati ne'Iuoghi più fre-
quentali, fanno convegno diversi vendi-
tori di pesce, ma propriamente altra re-
golate pescheria con apposito edifizio è
nella piazza di Pescheria alle Coppelle ,
cioè della pescheria nuova o minore, si-
tuata presso la chiesa di s. Salvatore delle'
Coppelle, di cui feci menzione dicendo de*
Barilarie Albergatori, nel rione s. Eu-
stachio, piazza già e tuttora chiamata di s.
Sai valore deI!eCoppelle.,e poi volgarmen-
te anche prese l'odierna denominazio-
ne dalla pescheria erettavi con botteghe
e pietre pe'pesciyendoli. Questa pesche-
ria d'ordine di Pio VII i"u fabbiicata per
togliere quell'antica formatasi \)e\\ixPiaZ'
zadella Rotonda (f^.), incontro al Te/n-
pio del Pantheon (/^.),per decoro di quel
sontuoso edifizio e dell' Obelisco della
Rotonda. Infilti nella lapide marmorea
eretta per mein(>ria tlell'operatosulle pa-
reli esterne dell-i casa rimpelto alla chie-
sa collegiata del Paulheou, si dice quanto
all'ingombro che recava alla piazza iape-
V N 1
Selleria : fgnohilìs tahertiìs occupa tarn,
deniolitìone prowidcntissinia liberi il-
lico ec, coli' anno 23 del pontificalo di
J'io VII. Questi die «1 ca[)itolo della col
Jegiala, che ritraeva una corrisposta da'
j)escivendoli,come proprietario dell'area,
1»n compenso in consolidato fruttifero.
Qjianto alla pescheria nuova alle Coppel-
le, ne intraprese la fahhricn Andrea Niz-
y.ica romano, e la fì'ce eseguire neli8?.a-
9.3 dall'architetto Marini, e consiste in
un fabbricalo quadrato con botteghe e
pietre di marmo pel pesce, con sua fon-
tana comune, sulla quale fu posta una la-
pide col nome del rinli'apren(lente,poi lol-
la. Al Ki/zica fu anche concessola pri-
vativa della vendita fìssa del pesce in 4
luoghi soltanto, cioè nella Pescheria gran-
de, nella Pescheria nuova , nella piazza
di s. Maria de'Monti, e nella piazza di s,
Giacomo Scossacavalli in Borgo, oltre i
pescivendoli ambulanti per Roma. Il Con-
scri'atoria di s. Eìifcmia^ ossia per esso
il cardinal Cninerhiìgo^yoXtWox'e e mg.*^
Uditore del Camerlengnto [P^.) ammi-
nistratore, acquisto la pescheria nuova
pagando al Ni/.zica spudi 2*2, qoo. Ma il
pio luogo non essendo riqscilo a fu* va-
lere il suo esclusivo dirilto [)rivativo sui
detti luoghi per la vendita del pesce, ne
venne per consegtienza che pochissime
botteghe alìilla nella pescheria nuova ,
P>n gì ave suo pregiudizio, poiché i pe-
scivendoli vendono il pesce lungo la via
iopra canestri e altri recipienti. Del quale
risultalo forse dispiacente il Nizzica^ nel
suo testamento chiamò erede del suo pa-
trimonio il conservatoriojcioè nell'estin-
zione delle linee mascolina e femuiinina
della discendenza de' suoi eredi. Merita
f icordarsiilsuo palazzo situato presso la
pescheria nuova e facente parte del pa-
trimonio. Narra Milizia, Le vile de'cele-
bri architetti, p. 197, che Antonio San-
gallo fece il palazzello, ch'è il palazzo Niz-
zica, incontro alla Posta di Venezia , il
quale passò in pioprielà a'coiili di Pal-
ma. Lo qualilka colla sohta critica, pru-
U N I io3
porzionato eben ripartito con finestre or-
nate con semplicità, ma smisuratamente
alti sono i piedistalli delle colonne che
fiancheggiano il portone, come di quel-
le del cortile. Nel 1 744 apparteneva an-
cora a* conti Palma, e lo afferma il Ber-
nardini. Il primario propi ietario fu mes-
serMarchionne Haldassini, e lo rilevo da|
Vasari nella f-'ifa. di Sangallo e di Pc-
rinodel T'unga. Vasari lo dice palazzetto
molto ben inteso e in tal modo ordinato,
che sebbene piccolo è tenuto il più como-
do e il r.** alloggiamento di Roma, nel qua-
le le scale, il cortile, le logge, le porte ed
i cammini con somma grazia sono lavo-
rali. Di che rimanendo il Baldassini sod-
disfattissimo, deliberò che Perino del Va-
ga pittore fiorentino vi facesse la vasta
sala colorire con istorie ed altre figtire ;
ì quali ornamenti le recarono grazia e
bellezza infinita. Questo il Vasari dice nel-
la vita di Sangallo; in q'iella di Perina
del Vaga, o Pietro Bonaccorsi, riferisce.
Che Sangallo scelse Perino per di[)inger
la sala, e felicemente la condusse a fie-
sco. Vi color) filosofi, pulii, teste di fem-
mine, e storie de'fatti de'romani, con fi-
gure non multo grandi, cominciando d^
Romolo fino a Noma Pompilio. Sul cam-
mino dipinse una Pace, che bruciava ar-
mi e trofei , lodata straordinariamente.
Dcpeiile le pilture,quando il palazzo l'ac-
quistò il Nizzica, ridotta la sala a 4 stan-
ze, fece levare dalle pareti due grandi af-
freschi di storie romane e ne formò due
quadri in tela molto stimati, che In morte
lasciò alla moglie Leonilde Nizzica Ap-
polloni, e questa a* propri nipoti. Pocq
conoscendosi i pregi del palazzo discorso,
ad occasioiieni ne raccolsi le riferite me-
morie, e fo ritorno a'pescivendoli. Narra
il Piazza, trai. 7, ca[i. 37, Dell* lum^er-
sità e compagnia del ss. Sagramento^
e de* ss. Pietro e Andrea apostoli de' I\'-
òcii'endoli a s. Angelo in. Pescheria ^i\o~
pò aver fallo cenno di (piell'anlica e in-
signe collegiata, non che tielle memorie
auliche romane; che la niuncro^ìu uni-
2o4 UNI
versila di pescivendoli di Roma , cioè i
meicanlidi pesce patenlati,puL)blici ven-
dilori de'pesci nella pescheria propinqua
e nella piazza della Rotonda, crescendo
di numero e di pietà, pensò non poter
ntfglio sperare favorevole progresso alla
loro professione , quanto col patrocinio
de'due apostoli fratelli i ss. Pietro e An-
drea, che avevano esercitalo l'arte di pe-
scatori, e quella di venditori del pesce del
lago di Cenezarelh, acciò con essi s' in-
fervorassero nella pia adunanza e rinm-
uessero compresi nelle loro ceiesli reti ,
poiché erano stali pescatori più di anime
che di pesci. Perciò ottenuta nel i6 1 8 dal
capitolo di s. Angelo in Pescheria, col be-
neplacito del suo diacono cardinal An-
drea Peretti, che quasi da'fondanienli re-
staurò la chiesa, una delle cappelle late*
lali , la dedicarono n s. Andrea e la fe-
cero dipingere con diverse storie a fresco
del santo da Innocenzo Tacconi scolare
di Caracci, al quale alcuni ne attribui-
scono i disegni; il quadro però dell'al-
tare, fra due colonne di porta-santa, ed
esprimente s. Andrea, si vuole da talu-
no di Vasari; cappella già fino daliSyi
eretta da Gio. Paolo Micinelli romano ,
e da'pescivendoli nobilitala e resa piti bel*
la, aumentandone il cullo ecclesiastico
stabilito dal fondatore, con proprio cap-
pellano e la celebrazione della festa di s.
i\ndrea. Prese eziandio cura di quanto
spetta ad onorare il ss. Sagramenlo, nel
locarlo agrinfermi, e nella don)enica fra
J'B." del Corpus Domini per la solenne
processione. Quantunque l'università si
governasse con diverse leggi e statuii, e
mantenesse decorosamente la cappella ,
nondimeno non era canonicamente eret-
ta in confraternita, onde con l'esercizio
di opere pie guadagnare le ss. Indulgen-
ze godute da'sodalizi. Il perchè a' 24 a-
prileiGSy l'università de'pescivendoli si
eresse in confraternita (o meglio si unì
airarciconfraternilada mollo tempo isti-
tuita nella delta chiesa, come con Tau-
lorilàdi pontificio breve dovrò dire), con
UNI
facoltà del cardinal Carpegna vicario di
Roma, sotto l'invocazione del ss. Sagra-
menlo e de'ss. Pietro e Andrea,neirora-
torio comodo e ornato , cioè dal sodali-
zio edificato in onore del ss. Sagramenlo,
di s. Pietro e di s. Andrea, accanto alla
chiesa, con quadro di Giuseppe Ghezzi
sull'altare; gli altri Squadri si attribui-
scono 3 a Lazzaro Baldi, e due a un fiam-
mingo. 11 Bernardini nella Descrizione
de' Rioni di Roma Io chiama oratorio di
s. Andrea apostolo dell'università de'pe-
scivendoli e coniatori (con linguaggio
dell'arte dicesi Colilo il pubblico incanto
o vendita del pesce nella pescheria gran-
de; ecollialori gl'incantatori, cioè quelli
che ad alta voce proclamanoil prezzodel
pesce, e gli aumerili che offrono i pesci-
vendoli per acquistarlo: perciò i conia-
tori non potrebbero comprarlo, neppu-
re per terza persona), aggregata alla chie-
sa di s. Angelo ii» Pescheria presso la me-
desima. Nel sodalizio fu stabilito che col
cardinal protettore perpetuo si governas-
se solamenteda'negozianti e venditori di
pesce patentati, da'quali annualmente si
dovessero eleggere gli uffiziali enumerali
dal Piazza (cioè de'4 guardiani, due do-
veano eleggersi per voli dalla compagnia,
e questi uno coniatore e l'altro pesciven-
dolo, patentati dell' arte, e gli altri due
guardiani fossero i consoli dell'univeisi-
là), ammetlendovisi per confrali i loro
garzoni, e tulli i pescivendoli che non a-
vendo pietra nelle pescherie o luogo fisso
per la vendita , \anno girando per Ro-
ma vendendo il pesce a minuto. Formaro-
no provvidi statuti e disposizioni pel go-
vernamenlo della confraternita, le quali
approvò InnocenzoXll nel 1695. Assun-
sero il sacco di tela bianca colla mozzetla
e cingolo rosso, alludendo con lali colori,
che quelli i quali fumo professione di ser-
vire Dio con meritoria e fedele servitù,
adorato nel ss. Sagramenlo , debbono
mantenere un'illibata innocenza de' co-
stumi cristiani, ed un'ardente carità e a-
more sì verso Dio che pel prossimo, sem-
U N I
pre pronti nnoo ni marlìrio nel bisogno,
per difesa ilella feile spargendo il ptopiio
sanì^iie. Alzarono per stendardo l'insegna
dell'Ostia consagrata e rinchiusa nelTO-
slensorio,coiriaimaginede'ss.Pietro eAn-
drea. Per esercizi spirituali fu statuilo il
\ivere cristianatnente; la frequenza de'
sagramenti e la comunione generale al-
meno ogni i." domenica del mese; la re-
cita di vola di tutto l'uffizio della INladon-
na, e cpiello de'morli la sera d'ogni 3.'
domenica del mese pe'confrati defunti ;
la distribuzione di doti a oneste donzelle;
la visita di conforti e soccorsi a'confra ti
afflitti, infermi, carcerati, e questi patro*
cinare; la pacificazione tra'confrali, l'u-
dir quotidianamente la messa, il pregare
Diope'vivi e pe'defunti, la recita de'setle
salmi penitenziali ogni venerdì; laonde
i Papi concessero al sodalizio molle indul-
genze. Raccontai nel voi. XLII, p. 285,
che nella sede vacante per Clemente XI
la compagnia di tutti i pescivendoli, ve-
stili a gala, accompagnò al conclave il
Maresciallo del medesimo. Dipoi rifor-
matisi gli statuti del sodalizio, Pio VII
gli approvò e pubblicò col breve Ex-
posituiìi nuper, de'4 agosto 1807, Bull.
Rom. cont. 1. 13, p. 177, essendo allora
protettore il cardinale Marino Carafa
di Belvedere. Leggo nel proemio. All'ar-
ciconfraternita da molto tempo istituita
nella chiesa collegiata parrocchiale di s.
Angelo detta in Foro Piscliim^ a'24 a-
prilei688 si aggregò l'università de' pe-
scivendoli di Roma. E siccome la delta
compagnia era mancante di rendite, e
vi supplì del proprio l'università pel suo
decoroso mantenimento, come della cap-
pella e dell' oratorio , perciò si stabilì :
che non potessero essere eletti uffiziali,
a'qualì spettasse il maneggio degl' inte-
ressi della compagnia , quelli che non
fossero fratelli patentati della stessa uni-
versità, e che 2 de' 4 guardiani fossero
sempre i consoli eletti dall' università ,
confermandosi gli statuti dal cardinal
Carpegoa a'ii dicembre iOq?. Dopo le
UNI 2o5
vicende accadute sulla fine dello scorso
secolo, nel 1 80 1 Pio VII soppresse anche»
l'universilàde'pescivendoli, in uno a'suoi
consoli. Insorti quindi abusi, ne fu scon-
certato l'economico della superstite arci-
confraternita, ne riuscì a potervi rimedia-
re il primicerio mg.' Giuseppe Pecci. Il
successore mg.' Nicola M.' Nicolai, com-
missario generale della camera apostoli-
ca (poi Uditore generale della medesi-
ma), con intelligenza del nominato car-
dinal protettore, avendo preso ad esami-
nare gli statuti, ed informalo dell'urgen-
za di nuovi provvedimenti , dopo aver
conferito in piò congressi co'principali uf-
fiziali, col DOtaro e segretario de! soda-
lizio, sentito il parere de' zelanti e savi
confratelli^ conobbe che per l'imperfezio-
ne degli statuti antichi e dall'abbozzo di
riforma pe'variati tempi e per rimedia-
re anche a'uuovi abusi, era necessaria u-
na più ampia e più adequata compilazio-
ne. Questa si effettuò co'nuovi statuti, ba-
sali e in coerenza alla recente soppressio-
ne delle università, perciò senza pregiu-
dizio degli antichi diritti, prerogalive,pri-
vilegi e onorificenze dell' arciconfrater-
nita, convalidati quindi dalla pontificia
approvazione di Pio VII. Devo limitar-
mi ad accennare che ì nuovi statuti prescri-
vono l'osservanza del fine pel quale fu i-
stituita la fratellanza, per lodare in santa
unione Iddio e per salute delle proprie
anime, onde fu poi fondato l'oratorio, e
mediante l'esercizio eziandio dell'altre
memorate buone opere per la pratica del-
le virtù cristiane. Quindi stabiliscono, ol-
tre il cardinale protettore perpetuo, pei*
difesa e aiuto dell'arciconfraternita, ed il
prelato primicerio per la particolare vi-
gilanza negli altari della compagnia e mu-
nito di facoltà (il quale unizio sebbene
non noutinato negli antichi statuti, vi fu
introdotto ad esempio del praticato di re-
cente dall'altre arciconfraternite) ; per uf-
fiziali, 4 guardiani, il camerlengo, 1 2 con-
siglieri, 2 sindaci, il provveditore, 2 mae-
n di QOYÌzJ| 4 iofci'iuieri; rarchivisla, il
iioG V JN 1
segretario. Per essi si piescrivono le qua-
lità idonee che si ricercano negli uniziali,
dopoché soppressa runiversità, il nume-
10 restalo de'collialori era divenuto pic-
colo; e dovendosi avere uno speciale ri-
guardo alle beneoierilepeisone già uiern-
Lri dell'uni versila, dalia cui pietà e libe-
ralità provengono le rendite pel niante-
nimenlo dell' arciconfrale» uita e del suo
oratorio e cappella; perciò fu slahilito,
che essendovi fratelli onesti e abili del ce-
lo de'pescivendoli o de'collialori paten-
leulati dall'estinta università , debbano
sempre questi essere privativamente no-
minati agli uffìzi de'4 guardiani, camer-
lengo,sindaci e di provveditore, che ma-
neggiano le rendile. Seguono le ingeren-
ze di lutti gli ufliziali, la loro durala, i
h)ro doveri; come pure del computislaj
del procuratore, del nolaro pubblico, del
cappellano, del mandataro.il metodo del-
le congregazioni e de* congressi econo-
mici. Quanto deve farsi nelle festività e
sagre funzioni della coni pagnia. Le distri
buzioni da darsi aTratelli frequeiilanti le
pie funzioni, che sebbene devono sperar-
ne il premio dalla bontà divina, nondi-
meno per incoraggiare 1' uniana debo-
lezza si volle continuare l'anteriormenle
praticato, e ancora in uso nell^allre ar-
ciconfralernile. Tuli distribuzioni sono
le candele per la festa della Purificazio-
ne, e per essa benedette, e pegli oltavarii
de* fedeli defunli ; cosi negli anniversari
ed altri ufììzi e funzioni non si ponno di-
stribuir candele, né altra cosa di cui ca-
desse la distribuzione,se non a'fi atelli pre-
senti nell'oratorio, tranne 1* eccezioni di
ragionevole disposizione. La stessa regola
doversi osservare nella distribuzione del
pepe per la solennità del s. Natale. Si con-
fermò l'annua distribuzione di scudi 49
col titolo di roversi, da riparlir&i per gra-
tificazione a'fratelli frequentanti, col re-
golamento analogo; da fruirsi il pre-
mio da coloro, che abbiano 70 appun-
tature, cioè che abbiano allrellante volte
in uii anno frequeulalo i'uiuluiio, all'ora
U N 1
slalìilila, eresiali in esso per tutta la dura-
ta della funzione. I sussidii e le altre limosi'
nesi delerminano,in 4a»nuedolidiscudl
"2.5 l'una per le figlie legittime de'fratellì
patentati dell'esliuta università de'pesci-
vendoli, oneste e povere ; ed in annui scu-
di 80 da distribuirsi in elemosine neilti
solennità di Pasqua e Natale alle vedo-
ve o figlie oneste e povere de'fralelli pa-
tentati deireslinta università ;^ltre limu-
sine doversi dare a' fialelli poveri o in-
fermi. Terminano gli statuti con ciò che
debbono praticare i fratelli, e sulla osser-
vanza de'medesinii. 11 sodalizio nella chie-
sa collegiata fa l^aunua esposizione delle
QuaraiU^orci
Pizzicatoli. P\ il palagl-afo Ortola-
ni di quesl'arlicolo.
Pollal'oli. V. in quest'articolo il p<i-
i'a grafo Or telai li.
Poveri. Questi piopriamenle non for-
marono università, benché con tate ti-
tolo la riferisca il Bernardini nella Re-
lazione de Rioni di Roma j ma i vec-
chi cadenti, gli assideiati, i mutilati, i liial
«aonci, i sordi, i ciechi, gli stroppi o zop
pij si costituirono in corporazione, e un
tempo formarono la coufralernita dis.Eli-
sabetla e con propria chiesa o oratorio in
Banchi vecchi liei rione Ponte, di che par-
lai ue'vol. LVjp. i4, LVI, p. 1 16; il Piaz-
za avendo compreso il sodalizio tra le
confrateinite o compagnie universali. Ili
siccome ivi dissi pure de' ^So/^/o-/!//^^/, ol-
tre il iiferito in ({ueirarticolo e nel voh
LXXl, p. 93 e 94, ne riparlo ove esisto-
no i loro principali benefici silabilimenti,
cosi dicasi de' ciechi. Qui solo ricorderò^
che la compagnia meritò le sollecitudini
di Sislo V, Paolo V, Urbano Vili, che
l'arricchì d'indulgenze; e altresì d'Inno-
cenzo XI e Leone XII, quanto all'inler-
vento loro sulle Porle delle Chiese, per
la divozione delle Quarant'ore. licita-
to Piazza neir Euse^'oiogio ci diede nel
trai. 7, il cap. 22: Be' ciechi ^ zoppi e
stroppiati della Visitazione a s. Sisto.
A'tempi del Bernardini e del Venuti an-
UN I
corn esisteva la cliiesa o oratorio eli s. E-
lisabetta, in iinoailn compagnia de'cieclii
e sloi'pi, cioè nel i ^44 ^ "*^' ' 7^7» poicliè
riferisce il 2.** a p. 4^8, che nel poiilifi-
calo ti' Alessandro Vili alcuni paletmi-
tani nel n)edesimo, allora dedicalo a'ss.
Cosma e Damiano, peicliè era apparle-
uulo al collegio e università òeBarhic-
rt\ come e con altre notìzie rilevai al pa-
ragrafo loro, v'introdussero la compagnia
.sotto l'invocazione delle ss. Rosa e Rosa-
lia , la quale Irasfìerita nella chiesa di s.
Maria d'Araceli, a tale nuovo titolo fu so-
stituito quello dì s. Elisabetta o della Vi-
sitazione, nel concedersi la chiei>a dal ca-
pitolo Valicano , di cui era filiale, alla
compagnia de' ciechi e storpi. Il quadro
dell'aliare lo dipinse Filippo Lucchetti
da Rieti. Non trovando altre notizie sul-
ta chiesa, pare che fosse demolita ne'pi i-
nii anni del corrente secolo. Adunque
quasi tutti i ceti in Roma aveano pie u-
nioi»i per santificarsi, persino i Beccamor-
ti o /Vespilloni (^.), i quali colla loro
compagnia si adunavano nella chiesa di
s. Giovanni della Mii\\a,de3Jinistride'
gì* Infermi (/'.), e lo attesta il Bernar-
dini nel 1744'
Profumieri. F. i paragrafi di que-
st'articolo, Mercanti Mereiaio Barbieri.
Regatlicri , Societaa Regatlerioriim
vel Confraternitas Fcsliariorum. Il re-
gatliere o recalliereo rigattiere. Propa-
lale \\ rivenditore di ve!»timenti edi mas-
serizie usale. Ricevono anche pegni, che
poi depongono al Monte di LMetà di Ro-
nja, del quale tratto a Monti eli Pietà,
e da esso sono dipendenti, con quelle leg-
gi ivi riportate. Quanto al s. Monte di
Pietà di Roma, istituito anch'esso contro
V Usura (/".), nel voi. LUI, p. 2 19, no-
tai che il benefico stabilimento coll'esten-
dere a vantaggio pubblico, anche degli
artiati , le prestanze sopra pregevoli og-
getti d'arte, riunì in apposite sale il com-
plessodi distinte opere ivi dt'[)0sita le, spe-
cialmente i ciubsìci dipinti delle migliori
scuole Italiane ed estere; iubi^ne raccolta
V N I 207
che può essere visitata ne'giorni di gio-
vedì e domenici^, previo permesso che si
rilascia dalladirezione generale dello sta-
bilimento. Nel voi. LXXIV,p. 368, no-
tai, come il Papa Pio IX volendo esten-
dere le beneficenze del medesiuìo s. Mon-
te di i^ietà, specialmente ne' quartieri o
rioni più eccentrici di Roma, permise l'e-
rezione d' alcune case succursali dipen-
denti dal detto Monte centrale. Il Mar-
linetti, La Diceologia , a p. 481 , dice
che regattieri o recatlieri sono detti colo-
ro da cui si recaltano o si riscattano i pe-
gni e robe per le quali hanno anticipa-
lo una somma o prestanza, delta tra'Ia-
tini propolae e linteones, i\uas\ Un te a te -
nentes, per le biancherie che frequente-
mente si portano a'regaltieri dietro una
prestanza; ed aggiunge, la cui condotta
con diligente visita deve sorvegliarsi dal-
la superiorità, acciò non derivino aggra-
vi a' bisognosi da questi mercenari sov-
ventori. Sui regattieri scrisse uo utile
trattalo Tommaso Boninsegni, tradotto
ili volgare dal Zoccoli : Salii Monti di
prestanze e loro giustizia, e se conven'
gono a^ privati, \eiìez\òi 5^ i. Nel para-
grafo Cocchieri ricordai ove parlai della
chiesa parrocchiale di s. Maria in Caca-
beri nel rioneRegola, la quale data all'u-
niversità de'regatlieri la dedicarono a s.
Biagio protettore della propria confra-
ternita, essendo stata prima di tale epoca
con loro unita l'università de' 3Iateraz^
zarij e al modo narralo in quel paragra*
fo, cioè dopo essersi separati da essa nei
i5^5, restando a' materazzari la chiesa
di s. Cecilia nel rione Campo Marzo, che
aveano dedicala a s. Biagio. Dalla chie-
sa di s. Biagio in Caca beri, indi i regat-
tieri partirono, e l'ebbero i cocchieri, i
quali vi stabilirono la loro confraterni-
ta di s. Maria degli Angeli esistettle. Il
Foiiseca, De basilica s. Laurentii in Da»
maso, p. 347> dice che la tAut^w fui t coti-
cessa Propolis rt/i/io 1594, citando Pan»
ciroli. Questi veramente descrivendo l<t
chiesa di s. Biagio in Cacabarii^ la ere-
2o8 U l\ I
de fondata dalla famiglia di tal nome,
sagra alla ss. Concezione della Vergine,
la ctii festa continuò a celebrare la com-
pagnia de'regallieii o rivenditori de'mo-
bili di casa, quando l'ebbero e dedicaro-
no a s. Biagio. Osserva Fonseca: Insti'
tueruiit ibi com/iiernli Propolae sodali'
tinnì distinctiun a Societale Regatterio-
rum (ut verbo alar Martinelli: questi di-
ce che la chiesa di s. Biagio (/(? Cacaha-
riis fu così appellata dalla società e con*
fraternità de* regatlieri ; l'altro vocabolo
Propola però non lo trovo in esso : stam-
pò la Roma ex etìmica sacra nel i653j,
et quoniam patronum habent s. Bla*
sium, idem nonien ecclesiae indiderunt.
Nel 1662 i regattieri lasciarono questa
chiesa, e nel 1664 fti concessa a'cocchie-
ri. Invece ebbero i regattieri la chiesa già
parrocchiale di s. Andrea apostolo, e poi
da loro detta anche di s. Bernardino da
Siena, ad Busta Gallica {socaholo che
spiegai nel voi. LXI, p. 289 e 240, e ad
Umbria), della s. Andrea di Portogallo,
situata nel rione Monti, al bivio delle
strade dette delColosseo e delCardello non
lungi da quell'anfiteatro. Quanto alla de*
nominazione di Portogallo , alcuni la
fanno derivare dalla chiesa di s. Stefano
Catagallae patriliae f ma non mi sem-
bra ragionevole, perchè era situata pres-
so la basilica Vaticana. Il Panciroli nel
1600, parlando della chiesa di s. Andrea
in Portogallo, la dice beneiìcio semplice
del titolare del vicino s. Pietro iu Vin-
colij e che il nome di Portogallo è vo-
ce corrotta derivata da Busta Gallica, o
Gallorum com'altri dicono, perchè i gal-
li da questo sito sino a s. Maria pur det-
ta in Portogallo (nel fine della via Su-
burra incontro gli orti già dei cardinal
Pio, ad Busta Gallica, anch'essa, e per-
ciò con altra corruzione di voce delta in
Portogallo, come opina Martinelli), al-
lora non più esistente^ combattendo con
Camillo furono vinti e uccisi , e in quel
luogo sepolti (o bruciati). Martinelli ci-
talo uè parla io Ire luoghi, dice la chie-
U N I
sa di s. Andrea della confraternita Ve'
stiarioruni, qui vulgo Regatlieri voran-
tur. Il Piazza che ^uUUWcoì'Iiusei'olO"
gio nel 1 698, nel trai. 9, Delle confrater-
nite dell'Arti, parlando di quella de'/ff?-
gattierie Rappezzalo ri, \a dice esistente
nella chiesa di s. Andrea detto in Porto-
gallo vicino al Colosseo, ove oltre la fe-
sta titolare solennizzavano quella di s.
Bernardino eletto e toccato iu sorte a lo»
ro protettore (forse per questo aggiunse-
ro all'antico titolo della chiesa quello del
nuovo santo patrono). Aggiunge che ivi
si congregavano perle loro opere spiritua-
li, mantenendo la chiesa provvista di tut-
to l'occorrente al culto divino. Il Cancel-
lieri afferma nella Storia de' possessi de*
Papi, che i regatlieri addobbavano una
parte della via percorsa in quella funzio-
ne dalla solenne cavalcata, e ricorda gli
Statuti e capitoli dell'università de' Re'
gattieri aggregati nella chiesa dess.Au"
dreac Bernardino a Monti, Roma 1 693,
1735, 1762. Narra Venuti, /{om<t mo-
derna, p. 75. che la chiesa di s. Andrea
in Portogallo, da parrocchia divenuta be-
neficio semplice che conferi vasi dal car-
dijial titolare di s. Pietro in Vincoli, nel
1607 fu concessa a'regallieri (sarà erro-
re numerico dovendo dire almeno 1667,
poiché notai di sopra dove rimasero fino
al 1662), che vi eressero o meglio trasfe-
rirono la confraternita sotto l' invocazio-
ne di s. Andrea apostolo e di s. Bernar-
dino da Siena, e da'm edesimi fu riedifi-
cata sul principio del secolo passalo. Do-
po il 1798, per la repubblica romana,
restata abbandonata la chiesa, fu più tar-
di concessa i\\[* Arciconfraternita del ss.
Sagra/nento e di s. Maria della Neve
(V.), che tuttora la possiede. Questo so-
dalizio era stato eretto nel 1640 nella
chiesa di s. Salvatore a' Monti (che esi-
ste accanto alla chiesa della Madounade*
Monti, e appartiene al pio luogo de'Cf^z-
tecunienie Neofiti), per la prolezione del
canlinal fr. Antonio Barberini fratello
d'Urbauo Vili, che Panciroli chiama iu
U iN I
Suburra e antica, poiché ila una lapide si
rilevava già esistere nel i 34*?., e si cele-
brava la testa di s. Andrea per la chiesa
parrocchiale che ne portava il no»ne, la
cura della quale fu unita ad essa neir.il)-
ballersi la cliiesa. Lo conferma Martinel-
li nel riferire, che la chiesa di s. Salvato-
re alla Suburra, piccola, antica e parroc-
chiale, fu dal cardinal Barberini, fratello
d'Urbano Vlll,di nuovo rifabbricala,edi-
eevasi de Corneliorum. 11 Bernardini che
liei 1744 pubblicò la Descrizione de' lUo-
ni di RonKiy dice che la confraternita di
s. Maria della Neve avea l'oratorio pres-
so la chiesa di s. Maria de'Monti tìe Pii
operai. Dirò io a schiarimento del nar-
ralo, il sodalizio di s. Maria della Neve,
fondato nella chiesa di s. Salvatore, eb-
I)e per oratorio un locale incontro alla
chiesa della Madonna de'Monti, dal pio
luogo de'ueofili, e lo ridusse a oratorio.
^Essendo angusto pe' numerosi confrnli,
«lopochè l'università de'regaltieri sciolta
colle altre da Pio VII, la loro chiesa cu
slodi vasi da un cappellano e poi restò nb
handonata; laonde ad istanza del cardi-
nal Francesco Bertazzoli protettore del-
rarciconfralernita, a cpjesla Leone XII la
concesse nel 1827; la quale allora lasciò
V antico oratorio, che ridusse a magazzi-
no per rilrarne un utile, anche per soddi-
sfare al canone che deve al suddetto luo-
go pio padrone diretto del fondo. l*as-
salo il sodalizio nella chiesa de'ss. Andrea
e Bernardino, vi collocò l'altare Uìarmo-
reo che avea nella precedente, la restau-
rò e pagò i debiti per messe non soddi-
sfatte, e rifece la cantoria. l*er ufTìziarla
in forma d'oratorio levò gli altari latera-
li, lasciandovi ì quadri. Quello dalla par-
te del vangelo esprime s. Francesco d'A-
sisi, s. Antonio di Padova, s. Francesca
Romana, e in allo un quadro delia Ma-
donna col s. Bandjino portato dagli An-
geli. L'altro quadro dalla parte dell' epi
stola rappresenta s. Gio. Battista che bat-
tezza Gesù Cristo, di buon pennello. Nel-
l'ultore maggiore poi, privilegiato pe'vi-
VOL. LXXXIV,
UNI 209
vi e defunti, al tpiadro colle immagini del-
la ss. Trinità, di s. A ndrea e s. Bernardino,
vi fece dipingere in ;dtos. Maria della Ne-
ve: sembra di qualche merito nel suo
complesso. Il protettore cardinal Berlaz-
zoli gli fece una campana, ed il cardinal
d. Mauro Cappellari che gli successe nel
1 829 ne fece fondere altra. Questi dive
nulo Papa Gregorio XVI ritenne la pro-
tetloria deirarciconfraternita,in(li nomi-
nò vice-protettore il cardinal Paolo Po
lidori, già primicerio della medesima. In
Roma vi fu un'altra chiesa di s. Maria
della Neve, nel 1744 ricordata dal Ber-
nardini nella Descrizione da' Rioni diRo-
ma, cioè in quello di Trevi a strada Ra-
sella, /con ospizio de'cislerciensi riforma-
li foglianti. Cd inolire fa pure ricordo
della congregazione di s. Maria della Ne-
ve, dell'oratorio situato in un lalo della
porteria della Chiesa di s. Caido a Ca-
tiiiari, tuttora esìstente. Dessa è la con-
fraternita del ss. Sagramento e s. Maria
della Neve, di cui feci menzione nell' in-
dicato articolo, ed ora veste sacchi bian-
chi. Alcuni del sodalizio volendo unire
agli esercizi pii anco i letterari, celebran-
do nelle solennità le virtù delia ss. Ver-
gine con istupendi versi, formarono Vac-
cademia poetica ì\ìì^V Infecondi nel seco-
loXyiI,e tosto safi in gran riputazione.
Dipoi essendosi sciolta, neh 740 circa si
ravvivò per le cure di mg.' Giuseppe M.^
Ercolani di Sinigaglia nel palazzo Bon-
compagno, poi Camerata all'orologio del-
la Chiesa nuova, con molta solennilà. Ne
tratta il B.en&zzì, Storia dell' uni\'ersilà
defili studi di Roma^ t. 3, p. 1 lo^ l. 4>
p. 3 1 4- Finalmente nel voi. L V, p. 1 04,
parlai del monastero delle domenicane
terziarie di s. Maria della Neve, esisten-
te nell'area ove poi fu edificato il magni-
fico de' ss. Domenico e Sisto. Avendo il
Papa Gregorio XVI donato all'arcicou-
fraternila da lui protetta una pianeta di
lama d'oro ed altra di argento, eil un va-
go calice di tale metallo, e beneficala in
altri modi, i confrati per riconuàcenzu u
2.0 UNI
perenne memoria nel iSSy, nglla parete
dal lato del vangelo, gli eressero una i-
scrizione maimoiea clie ricorda i favori
e l'onorevole patrocinio conlinualo nel
pontificalo. Questo moniMnenlo è sovra'
«il;ito dallo steu«n»a gentilizio di Gregorio
\ V^I inciso, ed ha la cornice di bardiglio.
Dopo la sua morte il sodalizio ebbe il ci-
borio, lo scalino dell'altare, le tabelle, 6
grandi candellieri e 4 minori, aitiellan-
ti vasi, tutto di legiio tornito e doralo e
colle armi pontificie. Questi arredi e or-
namenti dell' altare, finché visse Grego-
rio XVI, come di sua particolare proprie-
tà, ornarono l'altare della sua cappella
segreta del palazzo Valicano, che descris-
si nel voi. IX, p. i53, ed ove quotidia-
namente celebrava la messa e vi venera-
va il ss. Sagramento. Oia quasi tulio ab-
bellisce l'aliare maggiore e unico del so-
dalizio. I confiati ufli/iano la chiesa nel-
le resteeneirotlavariode'u)orti,celel)ran-
do con solennità la festa di s. Maria del-
la Neve nella domenica fra la sua 8.' E
siccome è aggregata alla Chiesa e basi-
lica patriarcale di s. Maria Maggiore
(edificala nell'area in cui a* 5 agosto vi
cadde prodigiosamente la neve), intervie-
ne alla sua solenne processione del Cor-
pus Domini. Onorato dall'arciconfrater-
nita del guardianato perpetuo, già di so-
pra ne feci gratissima e distinta dichia-
razione.
Txicamatorì. T . il paragrafo Artigia-
ni di quest'articolo.
Saponari e Obliar ari. Il saponaroo
saponaio, Saponarius^ è quello che fab-
brica o vende sapone. Il sapone, Sapo^
Smegma , è una mestura di varie sor-
te, composta coniunemente d'olio, calci-
na e cenere, che si adopera per lavare e
purgare i panni, per bagnar la barba in-
nanzi di raderla , e per lavarsi le mani.
Saponetto o saponetta dicesi il sapone
più gentile e odoroso ; e saponata quella
schiuma che fa l'acqua, dove sia disfat-
to il sapone. Conoscevano ancora i no-
stri antichi alcune piante dette Sapona-
UN I
/•;V, come l'erba Lanaria e la Sapona-
ria ofjìcinalis di Linneo, e lai." adope-
ravano i purgatori per purgare telane;
la ?.." usavasi per decozione, che si univa
ancora col brodo di vipera. Anche la cor-
teccia della saponaria indiana, v9^yf;//i^«.9
Saponaria di Linneo, come pure la par-
te carnosa del suo frutto, servivano an-
ticamente tra noi come il sapone per pu-
lire argenli e biancherie. Plinio attribui-
sce l'invenzione del sapone agli antichi
gallijma pretendono alcuni scrittori, che
sia stata inventata quella mescolanza a
Savona in Italia, e che di là abbia quel-
la cillà sortito il suo nome. Pelletlier
pubblicò una Memoria itnportanle sul-
la fabbricazione del sapone; ed il celebre
Chaptal ha indicato un mezzo di prepa-
rare dovunque e con pochissimo dispen-
dio alcimi liquori saponosi, alti all' im-
bianchimento delle lele. Saponi liquidi
però preparavansi già da lungo tempo in
Italia, e specialmente a Napoli ed a IJo-
logna. L' ogliararo, Olearius , è quello
che negozia o vende V Olio (V.) , ed il
Morcelli disse i mercanti da olio , Mer-
calores Olearii. L'olio o oglio, Oleum,
è il liquore che si cava dal fi ulto dell'o-
liva o uliva, Oliva^ 0/r^/, simbolo di Pa^
ce (/ .), ed i cui rami si benedicono nel-
la domenica delle Palme (/ .). L'olio si
adopera negli usi sagri delle Unzioni,
couje pure ne' civili, e per condimento
de' cibi ed ali re cose. Olio diciamo an-
che ad ogni altro liquore grassoso e un-
tuoso che si tragga specialmenle dalle
sostanze vegetabili. Il Nicolai nelle Me-
morie sulle Campagne e sulV Annona
di Roma, l. 3, p. 47^> riporta un bel no-
vero degli scrittori sugli ulivi, fra 'quali :
Pieli'o Vettori , Lodi e colti\> azione de-
gli ulivi, Firenze i ^69. Domenico Gri-
maldi, Memoria sull'economia Olearia
gntìca e moderna, e sulV antico Fran-
toio da olio trovato negli scavamenti di
Stabbia, Napoli i 788. Cosimo Moschet-
tini. Della coltivazione degli olivi e del-
la manifattura dell'olio, Napoli 1794-
UN r
Giovnnni Poesìa ^ Degli iiiì\>i e de Ile o//-
ir. Napoli 1794. Inolile rerudilissiiiio
prelato ragiona tlell'olio edegli oliveli, e
in tpiali luoghi tlello stalo pontificio me-
glio si pruilucano. Consiglia che clovreb
bero piantarsi nell' Agro Piomano, e ne
(iicliiara i vantaggi. Discorre della coltu-
ra degli alberi, del tempo da raccogliere
le olive e modo di far l'olio, sotto la ma-
cina detta Montano. Avverte che deve-
sì variare il proverbio; Chcclii viioìe fitf
te le olive, non più) avere tutto folio. E
dirsi in vece: Che per aver lutto folio eon-
viene avere tutte le olive. Degli antichi
pozzi d'olio e granari óeW'yinììOtìa pon-
tificia di Roma, situala nella Piazza di
2'erinini, in quest' articolo indicai dove
ne parlo. \ saponari e gli ogliaraii uniti-
si insieme formarono una università ed
un sodalizio, e fra le alti e di Roma pren-
devano parte a festeggiare il passaggio de'
Papi ne'Ioro possessi, apparando un trat-
to della via percorsa dalla cavalcata. Il
]Mazza, Irat. c),cap. 32, Delle confrater-
nite e università di arti , dice che i sa-
ponari «l)bero dal capitolo della chiesa
dis. Nicola in Carcere, della cui riedifi-
cazione e abbellimento tratto nel voi.
LXXIII, p. 3085 nel 1607 la chiesa di
s. Maria in Vineis (del quale vocabolo
e perchè non si confonda con s. Andrea
in Vincis, resi ragione nel voi. LXIII, p.
5i), quando Paolo V approvò l'nniver-
silà , la quale vi pose un cappellano ad
uffiziarla; celebrandovi la festa della ss.
Annunziata,anlichissimo litolodella chie-
sa, e quella di s. (Giovanni ante Portani
Latìnam, cornea loro santo protettore.
E situata questa cliiesa nel rione Campi -
felli (il Bernardini la dice dell'università
de'mercnnti saponari all'Archetto presso
piazra Montanara. Dipoi fu «letto Arco
de' Saponari j ed il cav. Rufini nel Di-
zionario delle strade di Roma, crede de-
rivato il nome dallesserc ivi un tempo
stale le fabbriche di sapone e le botteghe
de* saponari per smerciarlo. A me pare
più naturale che il nome sia derivato al-
l'arco dnlla chiesa data a'saponari, ed e
sistenle in loro proprietà), in quella pur-
le del Campidoglio che gunrda verso il
fiume; ed era il sito della famosa rupe o
sasso Torpeio, donde erano precipitati i
lei di qualche delitto grave, e particolar-
mente spergiuri, il Panciroli nel 1600
disse parrocchiale 1;» chiesa di s. Maria
in rineii ; ed il Martinelli nel i653 la
chiamò in Caprino j?ionfe, Animnciatio-
ni lì. Mariae T'ir^inis dieatian. Dice-
ha tur in Vincisjìhiq. est Confraternitas
laieoruni vulgariter Saponari nnncupa-
tonnn. Essendo anticamente vietato a'ro-
ujanil'abitaresul Campidoglio, nel luogo
e particolarmente ne' suoi pendii pasco-
landovi le capre, da questo lato l'eminen-
za prese il nome di Monte Caprino. Il
Venuti la qualifica chiesa di s. Maria iu
Monte Caprino delta in Finchi, óeWd con-
fi aternita de* saponari, passato l'arco; le
cui antiche memorie dice conservarsi da'
canonici di s. Nicola in Carcere, essendo
antica e dedicala alla R. Vergine ed a s.
Giovanni Evangelista patrono dell' uni-
versità, la confraternita dicendola origi-
nata neli6o4- Ha due altari, il maggio-
re col quadro del s. Patrono e suo mar-
tirio della caldaia d'olio bollente; l'altro
è della ss. Annunziata, oltre il quadretto
di s. Francesco Saverio per quanto dirò;
nel pavimento sono due antichi monu-
menti sepolcrali. Nel 1 740 si stamparono
in Roma : Statuti del f università de* mer-
canti saponari ed ogliarari di Roma,
Leggo nel n.**! 102 del Diario di Roma
del 1785, che il cardinal Rezzonico ca-
merlengo pubblicò un editto , col quale
a norma degli statuti dell'università de'
saponari^ approvati con breve apostolico
da Benedetto XIV l'8 agosto 1 74'^- ordi-
nò che gli spacciatori di sapone debbano
avere la loro distanza di 1 5o canne l'uno
dall'altro; e che i medesimi non possano
prendere il sapone da rivendere, se non
da que'mercanli saponari a cui sono as-
segnati (eccettuati i pizzicaroli, che godo-
no la privativa di provvederlo uve più
212 unì
I01O nggrada) sollopena tii scucii So a'tra-
sgressoi i , olde alhe tlisposizioni diietle
a prevenire qualunque frode da comniCt-
tersi da'pnriicolari. Nel 1801 l'universilà
de' saponari e Tuniversità degli ogliarai i
restarono soppresse con quelle dell* altre
arti. Notai nel voi. XLIX , p. 4^, che il
can. Cardoni o Carboni parroco di s. An-
gelo in Pescai ia aprì un oratorio nottur-
no in s. Maria in Fificìs^ e poi trasferi-
to alla vicina chiesa di s. Omobono de*
Sartori. W Costanzi , V Osservatore di
Iiomay 1. 1, p. 229, racconta. Mancava lo
spirituale aiuto dell'oratorio notturno
nella popolatissiiua contrada al di là e al
di qua di Ponte Quattro Capi, dopo i nuo-
vi fondati dal cardinal Àntonelli nella
chiesa de Muratori, e in altre ricordale
in quel paragrafo; ma vi supplì il zelan-
tissimo can. Carboni, morto poi in osculo
Dominim Corsica, ivi deportato da'fian*
cesi con altri sacerdoti dello stato ponti-
ficio, per ubbidire a Pio Vii. Egli colle
opportune licenze apri l* oratorio nella
chiesa già de*saponari di s. Maria in Via-
czV, e lo pose sotto la protezione di s. Fran-
cesco Saverio, e lo fece aggregare a quel-
lo del p. Cara vita, imitandone interamen-
te le sante pratiche. Buon numero d*in*
stancabili sacerdoti sì unì al fondatore per
operare sotto la sua direzione nell'eser-
cizio dell'apostolico ministero, non che
notabile (juantità di divoti secolari si a-
scrisse al Uistrelto per coadiuvare alle
funzioni dell'oratorio, onde numerosissi-
mo fu il concorso de'fedeli ad ascoltarvi
la parola di Dio, e ad accostarsi al sagra-
mento della penitenza. Aggiunge il Co-
stanzi (che pubblicò 1' opera nel i825),
recentemente essersi trasferito l'oratorio
nella chiesa di s. Omobono, di più como-
do accesso e più spaziosa. Quanto all'i-
stituzione dell'oratorio notturno, nel voi.
LXl, p. 4'} ^^^ ^^^''' *^^ ^'^^i fondatori
anche il ven. servo di Dio d. Gaspare del
Bufalo, istitutore della congregazione del
Sangue Preziosissimo, e d. Gaetano Bo-
uanni poi vescovo di Norcia. Notai anco-
UN I
ra,che essendo padrone diretto della chic
sa il capitolo di s. Nicola in Carcere, nel
i83o ne investì col propinquo fabbrica-
to la confraternita e ristretto dell'lmma-
colala Concezione e s. Francesco Save-
rio, il quale la restaurò, ed altre ripara-
zioni si operarono nel 1 840. 1 confrali ve-
stono sacchi, cordoni e mozzette tutto di
color nero, e per insegna usano l'imma-
gine di s. Francesco Saverio.
Sartori, Unii'ersitas Sutoruni iJr-
his. II sarto o sartore, Sutor, Sarcina-
ior, Fcstiarius, è quegli che taglia i ve-
stimenti e li cuce; altrettanto fa la sarlo-
ra, Sarcinalrix vcl Ornatrix. L'arte di
sartore, Sulrina Vcstìaria. La sartoria
o bottega di sartore. Officina Sarcina-
toria, vel Sartoria, Officina Vestiaria^
Festiarium. il Piazza mW Eusevologio^
Irai. 9, cap. 5: Della confraternita di s.
Omobono dclVarte de^ Sartori, Calze t'
tari e Giupponari, dichiara. Se dall' an-
tichità delle cose devesi arguire la nobil-
tà di esse, dovrà certamente dirsi esser
quest'arte nobilissima, perchè principiò
sino da Adamo ed Eva, allorquando dopo
la commessa disubbidienza, vedendosi nu-
di e vergognandosi di comparire avanti a
Dio, tosto con foglie di fico a guisa di ve-
ste sì coprirono quelle membra die la
natura stessa non più innocente abborri-
va di vedere scoperte, facendosi poi ve-
sti dì pelli, come dissi nel paragrafo Pel-
licciari. In seguilo Dio comandò a Mo-
sè che i sacerdoti suoi ministri si facesse-
ro mutande di lino per coprire le parti
vergognose. AI dir di Plinio, i frigi furo-
no i primi a far gli abiti con 1' ago, A-
cus, e non isdegnarono d'esercitar l'arte
i filosofi medesimi, asserendo crescere la
stima dalla necessità dell'uso umano, poi-
ché sin dalle leggi viene annoveralo tra
lealtrecose necessariecol riposo ed il vit-
to, anche l'abito che serve all' 6o/«o, tan-
to per necessità che per decoro. Onde dis-
se Cicerone: Fesiis depellendis frigoria
causa primo inventa estjpostea ad or-
na turn^ et corporis dignitatem. Eifeiisce
V N I
il Maiiinelli, La Dietologia, t. 2, p. 48 1
e i{Si. QucnIo genere ineicenario d'ui-
listi era pocu conusciulo, anzi per nulla
oe'teinpi più semplici, e ne'iempi roma-
ni fino al basso impero. Nel cap. 3 della
Genesi si scorge, che Aliamo ed Eva col-
le proprie tuiììì't, consucrufit /olia ficus ^
tt fece ni III sibi perizoma/a. (Quindi cia-
scuna madre di l'aiuiglia cuciva gli ubili
necessari, e ciò ben si dimostra nell'apo-
logo della Donna forte, e nella Tonaca
incotisutile (f.) cucita o intessiila dalla
1». Vergine pel suo diviu Figlio. Se si leg-
gono le dotte faticlie di Kubenioedi Bay-
(io, De re vtstiaria , si vedrà bene die
costantemente nell'anticbità la niadredi
famiglia e generalmente le donne anche
distinte (come riferisce la storia della mo-
glie di Carlo Magno, e della regina Sere-
na di cui parla Claudiano, oltre il riferi-
to nel paragrafo Lanari), le donne ap-
punto col Olezzo dell'ancelle vesliarie e
servi addetti, provvedevano gli abili alla
propria famiglia. Gli abiti erano talari e
semplici, e secondo l'età e la classe cia-
scuna madre di famTglia conosceva il ta-
glio, la forma, ed il colore ch'era sempre
uniforme. Nella dissoluzione dell'impero
romano e nell'ingresso in Italia di popo-
li stranieri che recarono i loro abili sue-
cinli, con una mescolanza di varie forme
e di vari colori, la gravità romana cedet-
te al capriccio della gioventù, ed all'im-
pegno di coloro che lavori vano que'bar-
bari invasori, e si tolse la Ioga e la pre-
testa, per sostituirvi l'abito succinto a-
lemanno e longobardo. Fu allora che le
donne di famiglia perdendo ogni uso, ed
Ignare delle nuove forme, a poco a poco
s' introdussero dalla necessità uomini e
donne mercenarie, che si appellarono sar-
tori o sartrici, a sarciendo, o tailleiirs e
taiUeuses dal taglio degli abili. Si ponao
vedere il Ferrari, Origine della lingua
italiana, per l'etimologia italiana; ed il
Alenagio, Origine della lingua france-
.v#, per l'etimologia francese. Divenne al-
lora uu'dilc uuovti, i di CUI duvdii ^i ii^*
UNI 2i3
sarono da varie leggi e slaluli parziali,
come da vari giureconsulti, tra'(piali San-
chez e Diana. Si dice lìloda, Tusanza nuo-
va e propriamente 1* usanza che corre o
moderna, massime nelle vesli; ossia l'uso
e la consuetudine, il costume, la manie-
ra di vivere e di procedere comunemen-
lealla moderna fre({uentatae usata: Con-
suetudo praesentls leinporis mos. Novo
modo, Novo more, Novo exemplo. Or-
natasi ncessil in novuni modum, Mos no-
vus. Ciò prenjesso, dice lo slesso Marti-
netti, quanto a'modisti: fomentatori iVir-
bi, capricciosi e stravaganti, negli abbi-
gliamenti ed in altri usi della vita civile,
del deplorabile e immorale Lusso {f^.),
idra (siccome è mia questa aggiunta, pe'
pochi che non sapessero di mitologia, di-
rò che tale è il vocabolo col quale si no-
mina il mostro spaventevole di Lerna,a
cui furono assegnale sette o nove o cin-
quanta teste; ed allorché se ne tagliava
una , tosto ne rinascevano altrellante
quanl' erano le rimanenti: il veleno del-
l' Idra di Lerna era sì potente e sottile,
che la puntura d'una freccia, la quale ne
fossestata imbrattata, dava infallibilmen-
te la morte. TI mostro poi faceva stragi
orribili ne'dintorni della palude di Lerna
ove dimorava, col suo alito pestilenziale
e mortale. Tale è il lusso, considerato re-
ligiosamente e moralmente 1) funesta, de-
gradante, pestifera e vorace, che ormai
lia pure vanamente invaso e sovvertito
anche il mesto e morale Lutto {F.)l Chi
voglia conoscere con dettaglio i modisti
e le modiste degli antichi, WQcalamislri-
feriy frigi, indusiariif/lammeariiyviola'
rii, zonariij semizonarii , fllaeisli, strO'
fiarii, linibolarii^ con tulli gì* individui
del mondo muliebre antico , menzionati
nelle commedie di IMaulo, //i Poen.,^c\,
I, e nvXV A ulular ia, act. 3, deve legge-
re l'erudito Guasco, Delle ornatrieie de*
loro u//izi,ed insieme della Superslizio'
ne (f^.) de' gentili nella chioma, e della
cultura della medesima presso le anli-
che dame romane j dolio libro, che in-
2i4 UNI
sicnie ull'aliro suo, De' Riti funebri^ ove
pure si tratta di vesti ed usi, ragionai in
molli ailicoli. Nota inoltre il Martinetti:
Che oggidì le mode appartengono secon-
dariamente ai lusso ed ai jjuon gusto (non
sempre, perchè talune sono ridicole, co-
me ie code degli animali intorno a'gen-
tili volti delle donnei e francamente lo
f»ppelIo ai buon senso), ma lo scopo prin-
cipale (sic) riguarda un esteso commer-
cio che interessa la speculazione di tan-
ti diramatori detti modisti e modiste, li
tjuah hanno posto tra gli artisti, e volon-
tariamente si sono soggettali, quali sud-
diti (uh ! gì' italianissiuti indipendenti,
che ahborrono lo straniero !) e corrispon-
denti dello stabiliuìento centrale esisten-
te nella Francia (ora si può aggiungere,
the facciamola scimmia anche ali'lugliil-
lerra), ed hanno tanti proseliti, quanti so-
no i loro seguaci, i loro avventori, e gli
associati de'giornalidi moda, figurini, al-
manacchi,disegni e altri simili articoli che
gravemente interessano il Luoudofashion-
riab le (ohi civettino). I francesi ripeto-
no nel secolo XVI il primato o presidenza
sullemodeche cominciòad accordarsi dal-
li nghilterra, dalla Germania e dall'Italia.
SoDoassai adattati i francesi a questa pre-
sidenza, che non può sostenersi senza un
ingegno molto fervido, ed amante di va-
rietà e di cose nuove e sorprendenti, co-
me lo sono persino ne'belli cartonaggi de'
profumieri, droghieri e farmacisti. Ter-
mina il Martinetti il suo dire sui modisti
e modiste, con rimarcare; Che il prodot-
to di questo commercio di lusso è tale,
che lord Bolingbrocke,il quale vivea iuln-
ghiiterra sotto il ministero francese di
Colbert, fece constare che tutte le ba-
^alieWcy fiitilités (cose vane, inutili e da
nulla!) di Francia, costavano all'Inghil-
terra 5 in 600 mila lire sterline , ed in
proporzione agli altri regni delconlinen-
te. Ma deli' improprietà delle moderne
Vesti (V.) a Abiti (V.)iOV'òó\Qf\Q^\'\ uo-
mini si è ripreso l'uso di portare la barba
lunga o modificala a piacete, dissi parole
CJ N I
al paragrafò Barbieri y di quest'articolo;
delle vesti poi, abiti e ornamenti antichi e
moderni delle diverse nazioni , dignità,
gradi e condizioni, non posso ricordarne
gli articoli in cui ne tengo proposito o ne
parlo, perchè innumerevoli. Non voglio
lacere, che nel]' articolo Moihiy del Di-
zionario delle origini , giustamente si
osserva , che la moda passò pure nelle
mense, nelle cucine, nelle masserizie, ne'
divertimenti , negli spettacoli , e fin an-
co nelle produzioni dell' ingegno e nella
letteratura, come nel gusto. Appena tro-
vasi qualche vestigio di quello che ora di -
cesi moda o moda del giorno ne'popoli
più antichi. Alcuni abili, alcune armi, al-
cuni ornamenti preferiti erano presso l'u-
no o l'altro di que' popoli; ma non si cam-
biava così di frefjuentey come a' nostri
gioì'/dy non si sostituivano i pili capric-
ciosi abbigliamenti a quelli pia comodi
e pili opportuni, passati in retaggio da-
gli antenati y e non si vede che presso i
greci o i romani le donne avessero stesa
la loro influenza su questo ramo del lus-
so e del pubblico ornato. Qualche vesti
gio di moda si osservò ne'bassi tempi tra*
grandi e tra le persone di condizione e-
levala ; alcuni generi di ornamenti par-
vero prediletti, specialmente ne' Tornei
(V.)y nelle feste, nelle pubbliche compar-
se. Siccome per l'altissimo prezzo non era
facile il cambiar di sovente le mode, an-
che femminili , passavano i vestimenti e
gli arnesi da'padri a'figli, ed anco si tra-
mandavano a diverse generazioni (anche
per la qualità eccellente de'drappi, quan-
to alla loro consistenza e durata ; essen-
ziale prerogativa, di cui con grave di-
spendio manchiamo). « I racconti e le
rappresentazioni di cose attinenti alle.
Fate, derivale dalle favole e dalla Su-
perstizionCy frequentissime ed accredi-
tate ne* tempi antichi, dierono forse la
prima idea di trasmutazioni e di cambia-
menti rapidi di figure, di abili e di cose
di esteriore apparenza, e servirono pro-
babilmente ad istradare il guaio ed a far
V IN I
lìiìsceie il furore tìelle iiiotle. delle quali
fàcile riusciva \a vnriazione tla che era-
no ili venule pi li coni peni! iose le forme Me-
gli abili, più leggere e meno dispendiose
le materie veslinrie, più numerosi e più
esperti gli artigiani. Non fu mai aleuti po-
polo presso cui variassero le nìode, e sem-
pre se ne producessero di nuove, come
presso i francesi. Ma da che si abban<(o-
narono gli antichi costumi, le mode di ve-
stire cambiarono di continuo, e i france-
si, per confessione de'Ioro medesimi scrit-
tori, alla fine di ciascun secolo potevano
pigliare in iscambio i ritratti de'Ioro an-
tenati per rifratti di personaggi stranieri.
Sul finire del secolo XV e in tutto il XVf,
molle mode passaronodairilalia iu Fran-
cia per cagione dèlie spedizioni che in Ita-
lia si fecero da Carlo V'III, Luigi XII,
Francesco I, e pel passaggio fatto al Iro-
no di Francia della fiorentina Caterina de
]Medi»:i; né alcuno si avvisava in<pie'tem-
pi che l'Italia diventar dovesse un gior-
no, per (jnello che concerne le mode, se-
guace e tributaria de'francesi. Qtiella mo-
bilità straordinaria negli abbigliamenti,
nelle acconciature, insomma nelle mode,
mobilità che deriva sostanzialmente, se-
condo i francesi medesimi, dal carattere
stesso della nazione, ricevette un nuovo
slancio da'progressi dell'incivilimento e
dallo studiato raffinamento del lusso.
Sembrerebbe a tutta prima che questo
avrebbe dovuto riuscire svantaggioso al-
la nazione, giacché il lusso diventa sem-
pre fatale; ma quell'accrescimento di va-
nità e d'ambizione, quella smania di va-
riare ad ogni istante le mode, è divenu-
ta pe'francesi, e massime per la classe più
laboriosa di quel popolo, una miniera fe-
conda di ricchezze ". In molte nazioni
d'Europa la mobilità per cui si vorreb-
be quasi cambiar di moda ogni giorno, si
è resa comune. Il notabile perfeziona men •
lo dell'arti di lusso e dell'industria in
Francia, ha contribuito a guarentire a'
francesi l'impero della moda, ed a forma-
re del loro paese la fabbrica generale de'
UNr 2i5
modelli degli abbigliamenti, l'emporio e
il centro da cui tutte le mo<le si dirama-
no negli altri paesi, sul lusso degli abili
e in tulli gli oggetti di pubblica compar-
sa. Questa digressione si rannodi nel
complesso di questo articolo d'arti e me
stieri. Scrisse Giovanni Pennacchini, Yo-
biltà ed antichità de' sartori cavata da
molli autori approvati ^ Venezia i Gdo. Il
celebre cardinal Paiiciroli (/^.), favorito
segretario di stato d'Innocenzo X,alla cui
esaltazione contribuì , come nato da un
Sem plice sartore di Uoina volle conservar-
ne memoria nello stemma , formandolo
d'un panno. iVella Famiglia pontificia
(/^.) per diversi secoli vi fu l'uffizio di sar
lore del Pap », e nelle cavalcate incedeva
co'primari artisti e famigliari del mede-
simo, come il Barbiere e il Fornaro, al
modo ricordalo anche in que* paragrafi.
Nella cavalcata del possesso, esplicita men-
te lo trovo nominato in quello dt:<K484
d'Innocenzo Vili: Sarlor Papaecumva-
liòia de scarlatto vel velluto rubro , in
qua ctiam necessaria prò Ponfi^^ce,^os,lA
avanti al cavallo e tutta trinata d'oro, ca
valcando innanzi iv^W Scudieri del Papa
(F.)j' vestito di cappotto rosso e veste lun-
ga dello slesso colore, di lana guarnita di
fascie di velluto cremisino, ossia Rubo-
iiihus de panno rubeo tinctis ex villoso
siniilitcr rubro vestiti. In altri possessi è
denominato, Sarcinatoremque Poatifl-
cis, Sulor Papae. Anche l'università de'
sartori nella cavalcata del possesso del Pa-
pa addobbava un trailo della strada che
transitava. Il Fanuoci, Opere pie di /io-
ma, p. 39(5, Della confraternita di s.
Omobono e s. Antonio di Padova de*
calzettari e sartori^ ed il citato Piazza,
narrano della medesima. F calzettari a-
vendo eretta la loro confraternita nella
chiesa di s. Caterina della Rota nel 1 538,
in unione co'giubbonari e buslari, al ri-
ferire di Venuti, insorte questioni col ca-
pitolo Vaticano, di cui quella chiesa è fi-
liale, ne [uutirono, passando talvolta ad
adunarsi uclla chiesa di s. Giuliano pres-
2i6 U W I
so Monte Giordano. I sailoii non aveano
compagnia, ma erano uniti in università
col consolalo dell'arte, sotto la prolezio-
ne di s. Oinohono (y .)y il quale secondo-
che afferma pure il Piazza i\e\V Eniero^
logìo di Roma^ esercitò l'arte di mercan-
te e di sartore, poiché morto il padre e
dispensate tutte le sue proprietà a'pove-
ri, per aiutare ulteriormente questi, al
dire d'alcuni, si esercitò nell'arte di sar-
to, ed i sartori ne posseggono un brac-
cio. Bensì tenevano il consolato nella chie-
sa di s. Andrea de' Nazareni o de Ursis
degli aragonesi, ora s. Maria di Monser-
ralo della Spa^na^ nel quale articolo la
descrissi. Neil 5^3 i sartori, unitisi a'cal-
7.ettari ed a'giubbonari (o giupponari fa-
citori e venditori di giubbe, vesti d'am-
bo i sessi che in antico si lenea di sotto,
e di giubboni vesti strette che cuoprono
il busto, al quale allacciavansi le calze e
i caUiifKii : ora fanno e vendono giubbe,
Cjalzoni, cappelli e altri oggetti di vestia-
rio per uso de'contadini, e siccome le lo-
ro botteghe principalmente Irovansi riu-
nite nella via che dalla piazza di Campo
di Fioreconduceaquelladis. Carlo a'Ca-
linari, la via prese il nome di Giuhbona-
ri e corrottamente conserva quello de'
Giupponari) e formato un corpo solo,
dalla confraternita dell' Ospedale di s.
Maria della Consolazione , in Por lieo
e delle Grazie^ ottennero la vicina e an-
tica chiesa di s. Salvatore in Portico nel
rione Ripa, ed in essa si traslerirono. Era
così chiamata , secondo Venuti , perchè
sino a q-.ieslo luogo si estendeva il Porti-
co e la Curia edificali da Augusto in o-
npre di sua sorella Ottavia. Essendo ca-
dente la chiesa, la riedificarono , indi la
dedicarono a s. Omobono protettore de'
sartori, ed a s. Antonio di Padova patro-
no de' calzellari e de' giubbonari, la re-
staurarono, e Gregorio XllI nel iSyS
r eresse nuovamente in confraternita, e
le confermò V indulgenze e privilegi che
godevano. ludi vi formarono il contiguo
oralQàio,per canlarvi «elle feste l'uliiaio
U N I
della Madonna, ed esercitarsi In altre o-
pere di pietà cristiana. Nella chiesa po-
sero un cappellano per l'uniziatura, cele-
brandovi le feste de* ss. Proiettori, con
molto decorò. Stabilirono un medico pe*
eonfrali infermi, e questi visitavano e soc-
correvano con limosina, secondo i biso-
gni; accompagnandoli in morie alla se-
poltura, suffragandoli con messe e ullizi.
Come altre confraternite nel giovedì san-
to si recavano in processione alla cappel-
la Paolina del Valicano, a venerare il s.
Sepolcro, e poi visitavano l'adiacente ba-
silica Vaticana, vestili con sacchi berret-
tini e sulla spalla colT insegna de* ss. O-
mobono e Antonio di Padova. Stabilirò*
no pure dotazioni per le zitelle povere e
oneste dell'arte; e di non ammettere nel
sodalizio se non sartori, calzetlari e giidj-
bonari. Come notai nel paragrafo Calzel-
tariy ne* prinn anni del secolo decorso si
separarono da'sartori, restando questi pa-
droni della chiesa e dell' oratorio, ed u-
uiti all'università de'giubbonari e busta-
ri. In essa si fondò pure l'università de*
lavoranti sartori, sotto l'invocazione del-
la ss. Croce, e lo attesta il Bernardini che
nel 1744 stampò la Descrizione de' Rio-
ni di Roma. Pio VI col molo-proprio A-
vendoydt* ì6 maggior 777, fissò il nume-
ro delle botteghe de'sartori, giubbonari
e bustari di Roma. Nel 180 1 Pio VII sop-
primendo le università artistiche, nella
chiesa di s. Omobono restò il sodalizio
de'sartori, a cui tuttora appartiene. Sic-
come il giubbonaro Lorenzo Liniavea ac-
quistalo per la sua università Scappel-
la di s, Antonio di Padova, con assegna-
re fondi^pel suo culto e mantenimento, e
per alc(me dotazioni all'oneste figlie del-
l' arte di scudi 25 quando vi fossero le
rendite, così non solamente i giubbonari
restarono tra loro in unione particolare
con gli uflizi di console, guardiano camer-
lengo e altri; ma 1 ilenendo la cappella e
aliare di s. Antonio, nel quale i giubbo-
nari tuttora vi celebrano la festa, per la
|e mQi\c^zà sì iec£|uo aella chiesa di a.
UN I
Ooiobono. Questa lia 5 altari con quadri
di buoi) pennello, coispreso quello eli s.
Antonio, ed il quadrodell'ultare ntaggio-
je è un'opera di merito di Carlo Marmit-
ta, esprimente il Salvatore e la 1>. Vergi*
ne. Nella sagrestia è un p. Gio. Battista
del Caciccio. Di recente ebbe qualclie re-
stauro, come nella facciala e nel cauipa-
nilf. L'oratorio notturno eretto nella vi-
cina cliiesa di s. Maria in fincis, nel prin-
cipio del pontiiìcato di Leone XI I fu tra-
sferito nella chiesa di s. Omobono, e vi
restò fino al 1846 circa. Nella medesima
chiesa è da qualche anno che vi udìzia il
capitolo di s. Nicolò in Carcere , perchè
(|ue$ta collegiata è in riedificazione, e lo
Hcurai nel vul.LXXIII, p. 3o8,perciòin
uno degli altari vi ha collocato la sua edi-
gie. Nel voi. XXXVI I,p. 201, ricordai la
lavanda dc'piedi che nel gioved'i santo si
faceva ins. Omobono, ed in s. Nicolò in
Carcere, ove i canonici davano il pranzo
a 1 1 poveri.
Scavjìinclli. F, il paragrafo Calzola-
riiVì (juesl'articolo, ed il paragrafo Orto-
lani^ per la loro cappella in s. Maria del-
l'Orto.
Scarpelli ni. V, il voi. LXIII, p. 5r.
Sellavi. Il sellaio o sellaio, Epliippia"
riuSy è (juegli che fa la sella, Epliippiani^
arnese che si pone sopra la schiena dei
Cavallo (F.) o d' altro anitnale per ca-
valcarlo acconciamente, le briglie pe'me-
desimi, ed 1 fìnimenti pel tiro della Car-
rozza (F.) e de'carri. Avendo s. Elisio,
poi vescovo di Noyon, esercitato l'arte di
orefice t l\'\ ferraro^ fu preso a patrono
da tali arti; e per avere ornalo d' oro e
gemme due selle per Clolario 11 re de*
franchi, pel nobile arlillcio destò stupore
e benevolenza nel monarca, e poi i sella-
ri lo scelsero a protettore di loro arte.
Narrano Fanucci , Della conJralerniUt
dis. Eligio dell'arie de'. sellariyeVmzuìy
Di y. Eligio de' cellari a v. Salvatore
delle Co/yK //e, the l'arte de'sellari unita
a (juelle degli orelìci e de'^èrrari, fi>raitt-
vano anlicumeulc uu mede:>imu cuu!>ola-
UNI 2.7
lo, perchè un tempo il loro numero non
era molto grande, e poi si aumentò gran-
demente dopo r introduzione delle car-
rozze. Nel i4o4 nel pontificato d'Inno-
cenzo VII fecero una particolare congre-
gazionee consolato, ed istituirono la con-
fraternità nella chiesa di s. Salvatore del-
le Coppelle, di cui nel voi. LI , p. 247,
sotto l'invocazione di s. Alò ossia di s. E-
ligio loro patrono. Nel seguente anno il
Papa avendo creato cardinale Antonio
Archeoni o Archionio, ne ottennero la
protezione, il quale si mostrò amorevole
coll'universilà, e fra'favori che le compar-
tì,le concesse il proprio stemma col cappel
lo cardinalizio sopra, e formalo d'un ar-
cione (come lo riporta il Ciacconio), ch'è
la parte arcata della sella o del basto, ma
dopo due mesi mori; ed i sellari conti-
nuarono a usare tale arme per la loro
università, come asserisce Fanucci, indi
si separarono dagli Orefici e iìaEerra-
r/, come ho dello ne'Ioro paragrafi. Sta-
bilirono di adunarsi in detta chiesa ogni
2.' domenica di ciascun mese, per assi-
stere alla messa che vi facevano celebra-
re, e per trattare le cose utili [»el sodali-
zio. Nel seguente lunedì vi facevano can-
tare la messa de'defunli pe'confrali mor-
ti. Ogni anno stabilirono conferire circa
4 doti alle zitelle oneste e povere dell'ar-
te, oltredelle limosine a'seliari bisognosi,
visitando (luelli infermi; ed in morte de'
confrati gli «ccompngnavano alla sepol-
tura, recitando 1' uffizio de'defunli. Da'
Papi ottennero indidgenze e grazie spiri-
tuali. Sebbene la festa di s. Eligio celebra-
si da diverse università in due giorni dei-
ranno, ili.\iiccmbre, giorno della beata
sua morte, ed a'25 giugno, grorno in cui
un anno dopo fu trovato il suo corpo con
meravigliosa freschezza e come vivo, ed
il successore Marziale facendolo portare
in [irocessione tra'cantici de*cHntori,giun-
lo innanzi alle [>rigioni, si aprirono prò»
digiosamenle le porte ed i carcerati fu-
rono hberati; i sellari la celebrano il i.**
dicembre, e ^ii oicUci a'^^ yiu^uu. No-
2i8 UNI
la il Piazza che i feriari e alili preferi-
scono il 25 giugno per la traslazione del
hraccio del santo che posseggono. Aven-
do T università de'sellnri fabbricalo la
propria chiesa nel 174^^ presso il Ponte
(lis. Z>/z/7o/o/«('0 in Trastevere sulla piaz-
za delle (iensole (nome preso o da un al-
herodi tal frullo che ivi fu un tempo, ov-
vero dall'osteria omonima che ha per in-
segna la pianta di Geiisole), sollo l'invo-
cazione di s. Eligio, in essa da s. Salva-
tore delle Coppelle trasferirono l'univer-
sità. Ne fu arohilello Carlo de Dominicis,
ed il quadro dell'altare con l'effigie di s.
Eligio vescovo lo colorì Carlo Mussi. La
copertura della sua [)iccola cupola è di
piombo con appariscente eleganza, come-
ihè a Sfjuamme di pesce. Riporta il Ber-
nardini nel I 744»*^^'^ '" questa chiesa al-
l'università de'sellari erano allora aggre-
i^ali i sediari,i baulari, gli sluccian, ibri-
tjliozzariji collarari da carrette. Ed \\ (Can-
cellieri nella Storia de possessi de' P</pì\
che in questi funiversilà de'sellari a|)pa-
lava parte della via da loro percorsa col-
la solenne Casfalcala. Nella Faniii^lia
ponlifleia (F.) vi è il sellaro co'suoi gar-
zoni, ed un sellare con abito proprio sem-
pre incede appresso alla carrozza del Pa-
pa, massime ne' Piaggi e nelle Puleggia-
tnre[P.). Neil 801 soppressa l'universi-
tà , la chiesa fu data alla [)ia congrega-
zione degli esercizi spirituali di Ponte Piot-
to, per istanza del zelante sacerdote Mi-
chelini. La restaurò, vi aggiunse due al-
tari laterali, e nella festa vi porla ad uf-
fiziarla i giovanetti delle scuole notturne.
Delle benemerenze del prete Micheli ni
per roratorio istituito in s. Eligio, e per
le opere pie di Punte PiOtto e di s. Pa-
squale per fare la i.^ comunione o gli e-
sercizi spirituali, nel i ."pe'giovauelti e per
f^li uomini, nel 2.° per le giovaneltee per
le donne, delle quali parlai ne'vol. XVll,
p. 25, LXIII, p. 117 e altrove, ed in
questo articolo nel paragrafo Calzolari^
ragiona il Coslanzi, />' Osservatore, di
Ronia^ t. I, p. 200 e 201.
U N 1
Sensali e Agenti di cambio. V.'ì pa«
ragrafi Mercanti Merciari , Ortolani e
Banchieri.
Setaroli, Universitas Artis confieien-
di Sericuni Urbis. Il setarolo o setaiuo-
lo è il mercante o fabbricatore di drap-
pi di seta, ch'egli fa lavorare per vender-
li, Serìcoruni pannar uni vendìtor, mer-
cator Sericarius. Il Morcelli disse la fab-
brica da vesti di seta, Officina Pronier-
caliuni Vestinni serici operisj e la fab-
brica di drap[)i di seta e di tessuti di la-
na di capra ossia ciambellottì , Officina
lextiliuni Serici et Caprunigei staminis.
La seta, Seriewn^ è quella specie di filo
prezioso prodotto da alcuni vermi chia-
mali volgarmente b.ichi da seta o llugel-
li , Bondrycis. vSeleria è nome collettivo
che abbraccia tutte le^ mercanzie di seta;
e dicesi setificio l'arte di preparar la se-
ta per l'uso delle manifatture, e d'ogni ge-
nere di queste parlai a'Ioro luoghi. Con
questo paragrafo si compenctrano quelli
óe Calze ttariy Tessitori^ Tintori y Mer-
canti Mereiaiy Trinaroli e i>'nn\\\. Lasc-
ia per la preziosità della materia è equi-
parala all'oro. Un recente rapporto diDu-
raas stabilisce che il valore delle sete ili
tutto il motido sale attualmente a un mi-
bardo 120 milioni di franchi, di cui 4^'^»
ossia più che il 3.** in Europa, 4^5 nella
Cina, 200 nell'Indie e nel Giappone; il
resto infine, ossi.» 80 milioni , nell'altre
contrade dell'Asia e in alcune parti del-
l'Africa e dell'Oceania. Questa grande
ricchezza nazionale è minacciata e posta
in repentaglio nel suo a vvenire,per la ma-
lattia che ora affligge diversi ricolti d'Eu-
ropa ne'bachi. De\\aiScla(P^.)^ de'bachi,
delle provvidenze emanate da'Papi a fa-
vore de'setaroli, oltre il riferito in princi-
pio di questo articolo, ne ragionai al ci-
tato, in uno agli scrittori sull'importante
argomento, altri molti sul moro gelso e
sua cultura, e sui bachi da seta e loro
educazione, sono riportali da mg."^ Nico-
lai, Memorie e leggi sulle Campagne di
Roma, t. 3, p. 477 e 497- ^^^^ moro gel-
U N I
so t' (ìc bachi (la .ulti. Inolile nel ram-
tnénUito niticolo feci parola degli ulliiiti
Stdtitti del Consolalo della noli le ariti
della scia approvali da Benedello A// ".
Da questi spigolerò alcun' nllia no/ione
analoga a quesl'aigonienlo. Prescrivono,
i.lietnnno poteva esercitare la ragguar-
devole arte e il suo importante couitner-
i:io, senza ottenere dal consolato delTu-
iiiversilà la patente proporzionata al suo
grado, cioè i cavatori di seta, i tintoti, ì
tessitori, i calzettari, i bottonari e lavora
tori di fiocclii o frange, lutti li tessitori di
seta della piccola spola o navetta, i inau-
ganatori, oudatori, soppressini, riniel.tini
e intorcitoi i, mercanti o negozianti f )n-
dacali di seta, tanto quelli die indrappa-
no, quanto quelli die riventlono la seta
indrapiiata o non iudrappala >ì ili Uoma
che forastìera; non potevano esercitar la
loro arte o commercio senza la patente
delconsolato,aucorchè la seta sia misdiia-
la o debba mischiarsi con altra sorte di
materia non proibita dagli statuti; e se
ultr'aile o negoziazione ci fosse o s'intro-
ducesse poi con altro nome, dove cada
rottura o contratto di seteria, debba cia-
scuno prendere la patente dal consolato
della seta, uomini e donne. Il consolato
forinavasi dal i.'^grado dell'arte, cioè da'
primari fondatori del medesimo e dagli
«Itri mercanti , che avevano la qualità
trindrappalorì cristiani e cattolici, i qua-
li avendo i dovuti requisiti, erano eietti
dalla congregazione generale. Da questo
I ."grado, che solo formava corpo di con-
Milato, si sceglievano gli uilìziali. 1 mer-
canti fondacali erano reputati di a.** gra-
do, e tulli gli allri già ricordati lavorato-
ri o venditori si dissero di 3." grado, non
facevano collegio del consolalo, ma do-
veauo esser muniti di patente dal conso-
lato, e uno di essi per ciascuna specie ve-
niva distinto coli' aggiunta di Capo del
suo esercizio, come di capo Tessìlorc^cU'
pò jT/'/z/^^/o/o e simili, per facilitare agli
ufììziali del consolato il modo di parteci-
j[)aie le sue risoluzioni e senlimeuli a lui*
UNI 219
li II sollopostì esercenti o manifattori. In
4." e ultimo grado si posero i garzoni o
giovani, che servivano o assistevano gli
allri patenlali, tanto quelli componenti il
consolato, quanto quelli che noi compo*
nevano. Ed anco questi di 4»° grado a-
veano l'obbligo di spedir la patente di
giovane ossia garzone, in quel rispettivo
tenore prescritto dagli statuti. I 5 ufli-
ziall si couipoiievauo di 2 consoli, un ca-
merlengo e 2 sindaci, di buoni costumi
e fama, si di probità che di credito com-
merciale; esclusi (juelli ch'erano in com-
petenza óe\ consolato, due fratelli o pa-
renti ini .^'grado computalo col diritto ca
Donico, due compagni o soci , ne coloro
che cessavano dairullizio, dovendo prima
trascorrere un anno, tranne il camerlen-
go che poteva esser confermato. La du-
rata dell'uffizio de'oonsoli era di due an-
ni, d' uno quella degli allri ulfiziali, do-
vendo restare uno de'consoli antichi col
nuovo perchè ogni anno eleggevasi un
console. Appena eletti i consoli doveano
portarsi col segretario del consolalo da
mg/ Uditore del Canierlengato ( ^.), per
sentire se a lui o al cardinal Camerlen-
go {ìoveduo prestare il giuramento, per
lèdeluientc ben governare ed esercitar lu
carica, il cui possesso consisteva nel rice-
vere dal superiore gli statuti. Doveano i
consoli amuiinistrar diligentemente l'a-
zienda del consolato , mantenere la sua
giurisdizione e privilegi, far fiorire pos-
sibilmente il commercio delle seterie, pu-
nire e multare i trasgressori degli statuii,
avendo facoltà col camerlengo o con uno
de' sindaci di visitar tutte le botteghe o
negozi de'soggetli all'arte; ordinare i pa-
gamenti, mantener la concordia nel con-
solalo e in tutta l'arte, ed all'occorrenza
invocar raulorità del perpetuo conserva-
tore e difensore del consolalo il cardinal
camerlengo di s. Chiesa e di mg/ udito-
re del camerlengalo. Il camerlengo del
consolato, prestato il giuramento m ma-
no de'consoli, acquistava la sua autorità
ti ricevca il gruu sigillo del consolalo, qual
220 U N I
SUO pi ocutatore per le liti , riscuotere e
pagaie, cuslocìire il denaio, e qucslo uou
ispemlere senza il mandato de'cousoli. l
sindaci doveano lare i sindacali per l'e-
secuzione degli statuti e al rendiconto del
camerlengo, e sindacare auche il console
al termine dell' ulKzio. Il consolalo pre-
sentava al cardinal camerlengo 3 dotto-
ri d'ambo le leggi per l'assessorato del
consolato, per difenderne i diritti e l'au-
torità , e consigliar saviamente i consoli
nell'esercizio dell'uffizio. Il segretario do-
vea esser un notaio matricolato, e inter-
venire a'congressi particolari e alle con-
gregazioni generali. Eranvi pure l'esat-
loie e il niandataro. Si prescrissero i me-
todi pe'congressi particolari de'5 uftizia-
li del consolato, e delle congregazioni ge-
nerali da tenersi circa 7 volte all'anno;
regolamenti pe' venditori de'bocci o ba-
chi da seta ; pe 'cavatori o tiratori della
seta, la cui patente si rilasciava median*
le l'attestato di due capaci maestri del-
l'arte, sull'abilità e integrità loro, doven-
do precisare in ogni stagione quante cal-
daie volevano far lavorare e dove, dipen-
dendo precipuamente da essi la buona o
cattiva qualità della seta , perciò si sog-
gettavano ad artistiche prescrizioni sulla
lavorazione; altrettanto si impose agl'in-
cannatori d'ambo i sessi, a'niatori,a'lin-
tori, a' tessitori, a'trinaroli e simili. Da'
mercanti iudrappatori tenendosi il i ."gra-
do nell'arte e da essi unicamente sceglien-
dosi i membri del consolalo, fondatori o
ammessi dopo, potevasi liberamente in-
di appare a proprio conio, essendo vieta-
lo agli altri mercanti, non soggetti al con-
solato, e senza il pregiudizio dell'altre u-
iiiveisità a cui appartenevano; ma quan-
to riguardava la sela doveano esser sot-
toposti al consolato, non commetter fro-
di , e non ritenere e vendere selerie no-
strali indrappate, se non quelle fabbrica-
le da'meicanti iudrappatori del consola-
to. Tutti i venditori di seterie, ancorché
queste non fossero il principal corpo de'
\uiQ aegozij erano soggetti al cousolato e
UNI
doveano prenderne la patente. Provviden-
ze opportune riguardavano i garzoni e
giovani, e tutti gli artisti Setaioli , sulle
loro lavorazioni e passaggi da un maestro
d'arte o mercante ad altro. La residenza
del consolato e quanto riguardava lo spi-
rituale spettava prescriverlo al cardinal
camerlengo. Disposizioni particolari,coni-
merciali e artistiche riguardavano: I' e-
slrazioni, gl'incetti e le sensarie della se-
la; l'orsoio e altre sete torte; la tinta per-
fetta decolori della seta, ei.* del candi-
do perla; del nero e calfè; del ponsò in-
carnato , rosa e cremisi fino ; de' colori
verdi, paonazzi, azzurri e torchi ni celesti;
del palombinOj cenerino e somiglianti; del
ponsò falso, rosso, amaranto e simili; del
color di giunchìglia e d'oro. ! regolamen-
ti e le ordinazioni d'arte, a'mercanti in-
drappatori, per l'indrappare nel sommi-
nistrar la seta ^'tessitori per ordire, do-
ve consiste la maggior sostanza e durata
de'drappi; pe'drappi lisci o piani, ei.^ de'
talTettà^ nobiltà e spomiglioncini; dell'a-
muer o tabi , e di quello di capiccuola
detto telleltone; delle lame, rasi piani, e
saia spina; de'drappi a opera ei.'de'da-
maschi; de'rasi damascali ed altre opere;
delle slofFette; de'griselti e nobiltà in o-
pera; de' velluti piani o col pelo tagliato,
e de' velluti senza tagliar il pelo e chia-
mati velluti ricci ; de' velluti rabescali e
fiorati; degli altri drappi a opera, che tal-
volta potevano essere in uso. De' veli e
sue diverse specie. Delle trame diverse.
De'drappi fuori d' assortimento. Si pre-
scrisse ancora, che le tele ordite si portas-
sero al consolato, per esaminare se erano
conformi al prescritloda'saggi statuti, per
onor dell'arte e pel vantaggio pubblico.
De'drappi del distretto di Roma, anch'es-
si soggetti al consolalo. Delle trine, gallo-
ni, fiocchi, ttittuccie e simili. Iodi gli sta-
tuti trattano della giurisdizione del con-
solato dell'arte della seta, il quale sebbe-
ne non esercitava giurisdizione conten-
ziosa, né formava tribunale , ma mini-
stri esecutori in tutto del cardinal camcr-
U N I
lengo e di mg,' luliloredel comerlenga*
to, procedevano II) alcune conlroveisie i
consoli come dcpiiUili del cai dinalc. Del-
le visile delle bolleglie e negozi di tutti
ì soggetti all'ai te, per esaminai e l'idonei-
tà delle seterie e ordigni per le lavorazio-
oi. Della validità degli aiti del consola-
lo. Delle ammissioni al corpo del conso-
lalo, e delle cpialità che si i ichiedevano.
Delle patenti per lesercizio della nobile
arte della seta di 4 classi: i/de'negozian-
ti indrappatori di seta, cliecomponeva-
DO il consolato , col pagamento di scudi
?S , colla speciale prerogativa di passar
da padre in figlio, o moglie, o figlia , o
sorella; 2.''de'roertanliclie non indi appa-
gano , ma vendevano le sete indrappate
tanto ruraslieie,(juanto comprate dagl'in-
drappatori di Roma, col pagamento di 20
iicudi e a vita; 3/ di tutti gli altri sottopo-
sti all'arte, lavoranti e commeicanti di
seta, non de drappi, col pagamento di 1 65
bai. e a vita; 4-' di lutti i giovani, mini-
stri o garzoni col pagamento di 5o bai. la
1.' volta e poi gratis passando io altra
bottega e padrone. Delle tasse annue pel
iDantenimento del consolato nello spiri-
tuale e nel temporale, da pagarsi da'pa-
tentati, e di paoli 6 a quelli di i.» classe,
di 4 per la 2.^, di 2 per la 3.*, e di bai. 1 5
per la 4-'^ > tes$itori,comecbèi più neces-
sari membri sottoposti al consolato, go-
devano r esenzione dalie lasse. 1 morosi
erano soggetti alla manii regia e decade-
\ano dalla patente, dovendo rinnovarla.
De'rifiuti nell'elezione ad uffiziali, multa-
ti. Degli accusatoli col premio della 3.''
parte della fiode, in compenso di loro ve-
ridiche denuncie contro i trasgressori de-
gli statuti. Delle pene contro lutti i com-
mercianti o lavoratori di seterie, inosser-
vanti delle prescrizioni statutarie, di mul-
te in denaro a proporzione; econtro quel-
li che si ricusavano, intervenire alle con*
gregazioni e congressi; tutte in benefizio
e pel mantenimento del consolalo. I falli-
ti dolosi perdevano la patente. De'privi*
legi di poziorità De'credilì, a quelli che
UNI 221
lenevano in ref»ola i libri de'regislri sul-
le mercanzie e lavorazioni della seta. De-
gli arbitri dell'arie sulle conlroversie e
contese tra'palenlali, e dell'esecuzione del
loro giudizio. Dell'insegne delle botleghe
e negozi libere a tolti ed a piacere, ma da
non potersi contiallàieda alhi, cos'i i se-
gnali da porsi ne' drappi. Dell'archivio
del consolato, la cui chiave custodi va l'as-
sessore a disposizione de' consoli. De' ri-
formatori degli statuti, da eleggersi dal-
la congregazione generale, nelle persone
di 3 del corpo del consolalo , incaricati
pure di fissare le mercedi agli artisti e
massime de' tessitori, e di determinare i
cali della seta dal crudo al collo. Bene-
detto XIV neir approvare i discorsi sta-
tuti nel I 754> dichiaròdismcmbrare il ce-
lo de'mercanli indrappatori da qualsivo-
glia altra università, e specialmente da
quella i\e'3Ierciaie Mercanti futidacali,
eretta nella chiesa de'ss. Sebastiano e Va-
lentino di Pioma; e così separati formò
e creò un nuovo e diviso collegio e uni-
versità, da chiamarsi V Università del-
l'arte della seta e negozianti indrappa-
tori j volendo che essa godesse di tut-
te le prerogative e privilegi, che </e /«re
e per consuetudine generalmente compe-
tono ad altri simili collegi e università le-
gittimamente eretti e approvati, senza
pregiudizio della camera apostolica e suoi
diritti. A questa pontificia conferma non
dovere mai fare ostacolo le disposizioni
cmanateda Clemente Vili, Urbano Vili,
Alessandro VII a favore de'iitercanli fon-
dacali e mereiai ; e neppure il breve di
Leone X deli 5 1 7, e il molo-proprio di
Benedetto XIll del 1 727, uè altre costi-
tuzioni a favore de'tessitori e loro univer-
sità; ne finalmente la costituzione di Si-
sto V del 1 58G o altre pontificie prescri-
zioni a favore degli ebrei di Roma, a lut-
to ampiamente derogando colla sua au-
torità, nelle parli incompatibili con que-
sti statuti. Dell'attuale esposizione e pre-
miazione delle sete greggie e de' tessuti
di sela^ slabilila io Roma dal Papa Pio
222 UNI
IX, come procelle nel sellemhre, lo dice
jln.*'79 (lei Giornale di Roma tiel iSSy.
Speziali. F. Speziai e.
Staììipatori. 1 . Stampa, Stamperia,
ed il paragrafo Librari (Vi quesl*articolo.
Statuari. F. il paragrafo Scarpclli-
ni di quest'articolo.
Sfufaroli. V. il paragrafo Barbieri óì
quest'articolo.
Tabaccari, V. Acqum>itari ^ara^ra-
fo di quest'articolo.
Tessitori, Vni^'ersitas Textorum l r*
bis. Il tessitore, 7ejr?or, è quello che tes-
se; la tessitrice, Textrix^è quella che tes-
se. Dicesi tessere, Texerc , fabl)ricare e
comporre la seta, la lana, la tela e simili;
e tessitura, Texlura, il tessere; il tessuto,
Textura, la cosa inlessfita. Quindi il tes-
sitore di seta, Te xtor Serie ariiis; il les
sitore di lana, Textor LauariusjW tessi-
tore di tela, Textor Liiitearius. Pertan-
to sono comuni a questo paragrafo quel-
li di Setaroh) Lanari, Linaroli(oye par-
lo anco de'tessuli di cotone) e simili, non
che Sartori. Il tessitore di drappi a più
colori, Textor Polymnarins. Antichis-
simo era presso i primi popoli del mon-
do r uso della tessitura , benché troppo
ardua impresa sarebbe il ricercarne l'o-
rigine, e il I .° inventore di questo utilissi-
mo artificio. Certo è che nella s. Scrittu-
ra e in tutte le più antiche storie si par-
la di tessuti, specialmente di lana e di li-
no. Plinio attribuì il principio dell'inge-
gnosa arte del tessere agh egizi. Il Piaz-
za loda l'industrioso lavoro de' bigatti o
bachi da seta, e la regolata architettura
de'ragni nel formare la loro fragile ragna-
tela, il ragno appartenendo al genere di
animali filatori. Precipuamente loda il
lino e la canape da'quàli si ritrae tante
cose comode al vivere e al commercio u-
mano, ridotti a tela da'tessilori calla per-
fezione dell'arie, per custodia e pulitezza
de'corpi umani, ornamento e civiltà al-
le mense, splendore e nettezza a* sagri
altari, maestà e decoro a'sacerdoti, ripa-
io alla nudità de'poveri, di necessità eco-
U N I
modo a'mnrinari (massimamente prima
dell'applicazione del vapore alla naviga-
zione), di vantaggioso traffico a'mercan-
ti, di stromenlo d'industriosi é vaghi la-
vori a molte arti pel magistero de'tessi-
tori. Il p. Bonanni, La gerarehia ecele-
siastiea considerata nelle vesti sagre e
civili, nel cercare perche essendo la seta
più preziosa tiel lino e della lana, non fos-
se da Dio ordinata per gli abili sacerdo-
tali, poiché doveaiio compòrsi di bisso o
di lana intessula col bisso, ne riporta sim-
boliche e misteriose spiegazioni. Poi di-
ce col Sopra ni s, /7r? re vestiaria Judaeo-
rum, che in fjuel tempo non era in uso
la seta, anzi che non si usavano vesti di
lana tessuta innanzi l'età di Giob, ma so-
lamente erano in uso per Lesti (F.) le
pelli , anco per le persone reali. Ma ciò
veramente non sussiste, perchèGiacobbe,
che fiorì molto tempo avanti Giob, fece
al suo figlio Giuseppe tmiieani polymi-
tam, la quale era tessuta con molto ai'-
tifizio. Quando poi cominciasse l'uso del
lino e della lana è incerto, benché alcu-
ni asseriscono che lai. 'tessitrice della la-
na fosse Noemi figlia di Lamech (della cui
I emota antichità parlai nel paragrafo/^«z-
legnami), la quale vivea 800 anni dopo
lu creazione del mondo. Altri voglionoche
fosse la figlia di Aron, nata nell'anno del
mondo 2461. Il certo si è che l'uso del
lino fu antichissimo, come apparisce dal
cap. f) òtW Esodo, e forse più antico l'u^
so del lino che della lana tessuta, poiché
se questa fu adoperata prima delle tele
fatte di lino, 1' uso di essa non fa di lana
tessuta, ma della lana unita alla pelle de-
gli animali, usata prima da Adamo e Eva
e loro figli. Antichissimo fu 1' uso della
Porpora (F.), cioè della lana tinta di Co-
lore (/^.) porporino. Conclude il p. Bo-
nanni, che sembra certo non essersi or-
dinata la seta perle vesti sacerdotali, per-
ché l'uso di essa allora non era per anco
introdotto, ovvero Io fosse in parti remo-
tee ignorate dagli ebrei; ed il Ferrari as-
serisce che l'uso della seta cominciò sola-
U IV I
uìciife in trmpo ile^I'impernlori romnni.
Aristotile dicliinia die l'anifìli.-i lìqtia <li
Pliilis o Piale fu la i .^ die trovò il ino-
<lo ili porla in opera. INessoi peisianieia
in liso all'epoca di Ester, e di Manlocheo
il quale uscì vesl'iio aniiclns serico pai»
Ho ntquc purpureo. Lai/volta die nel-
la s. Scrittnra si fa menzione è appunto
nel libro iV Kstcr^ che visse nell'anno
3 JC) I del mondo , onde pare che verso
quel tempo cominciò 1' uso della Seta
jìiesso gli ebrei. Tanto e con altre os>jer-
va7.ioni dissi a tale articolo. In Italia pre-
sto divenne in onore e credito il tnesliere
del tessitore, percliè ne'piìi antichi nostri
scrittori si parla delle bellissime e arlilì-
ciosc tessiture de' panni, dell'ordilura e
tessitura, degli strumenti dell'arte per
condurre la materia del tessimento,il qtia-
le lucroso artificio impiegò una classe nu-
merosissima di persone de'due sessi. In se-
guilo in Italia, in Francia e altrove si per-
fezionarono i tessuti in apposite fabbri-
die. Seguì rinvenzione di meci\'ìnismi e
di macchine, con singolari telai che nota-
bilmente diminuirono la mano d'opera
dell'uomo e della donna, e sempre pro-
grediente ne fu la perfezione, vieppiù di-
minuendo così il numero de' tessitori. I
l^api favorirono i tessitori, principalmen-
te di paniìilinì e tele per usi sagri, della
lana e della seta , e Leone X con breve
de'ic) agosloi 5 1 7, concesse alTuniversi-
là de'iessitori de'pannilini e tele la chie-
sa di s.Maria delleOrazie in Macello /ÌJar-
tynmi nel rione Monti, i quali vi eresse-
ro un altare in onore di s. Aitata vergine
e martire, da'tessitori presa per avvoca-
la, per la popolare tradizione, cheavendo
appresa l'arte di tessere fin dalla sua in-
fanzia, con fate e disfare u\\ velo, qual
ntiova ma più saggia Penelope, venne ad
eludere rimportunità della madre che vo-
lea forzarla a prender iiinrito. Il Marti-
nelli, Roìiia ex ethnica sacra , p. i8f,
De s. Marìae Jngeloriini confra terni-
tatis Tex forum j e Venuti, Honia mio-
i'rt, p- 78 , Di s. Maria degli /tu gè li e
v. Agata nella via Alessandrina^ e del-
la confraiernita de' 7V.9.9/7or/, -con ferma-
no la concessione di Leone X ad essi, e
che vi eressero la propria confraternita.
Di questa trattano Fauucci, Della con-
fraternita di s. Maria degli /liigelidel'
V arte de* Tessi tori y p. Hgo; ed il Piazza,
trai. 9, cap. 18: Di s. Maria degli An»
geli delta Macello de Martiri de' Tes-
sitori ^ a Pantani vicino a' Monti. Rife-
riscono che eretta in tale chiesa la loro
confraternita, Leone X l'approvò e le
concesse diversegrazie e indulgenze, e for-
marono statuti e regole. Vi posero un cap-
pellano a uHì/iarla, la ristorarono e ab-
l)ellirono.per maggior decoro del culto di-
vino, celebrando In feslij della santa av-
vocata a'5 febbraio con indulgenza pie-
nnrin. Assunsero dipoi sacchi bianchi, po-
nendo sulla spalla per insegna la figura
della Madonna circondata d'Atigeli. Fra
le pie opere che si proposero, vi fu la vi-
sita a'confrali infermi, soccorrendoli col
medico e limosine , accompagnandoli in
morte alla sepoltura, e suifragandoli; non
che la dotazione delle povere e oneste
donzelle dell'arte. Sino nd Innocenzo X
goderono i tessitori il privilegio di libera-
re ogni anno un prigione condannalo a
vila.Co'Ioro «aizoni e lavoranti, l'univer-
silà apparava un trailo della via, per Va
quale transitava il Papa nel possesso. A-
vcndo rinnovali gli statuti nel 1571, po-
scia li confermarono Sisto V e Urbano
Vili , altri privilegi ricevendo da Inno-
cenzo XII, Clemente XI eHenedeUoXIlI.
Fssendo protettore il cardinal Giovanni
Caracciolo, e visitatore apostolico dell'u-
niversità mg.' Pietro Frangipani udito-
re di Ilota, olire il disposto da lìenedetto
XIV \ìeSetaroli, per utililàdell'arte ile'
tessitori divisi in4t'oi pi,< ioèilel lino, del-
la lana, della Seta e d'i Irina, come toc-
cai in quell'articolo, considerandosi li'a le
corporazioni di dette arti del lino, della
lana e della sela, i tessitori ira'piìi im-
portanti della medesima; rinnovale alcu-
ne disposizioni relolive ogii statuti, Cle-
224 ^ N I
mente XIV li nppiovòcoi breve Expo-
ìli /iobis,i}ei3 luglio 177 I, Bull, lìoni.
coni. I. 4? P- 348, col quale si riportano
i decreti del visitatore. Essi dicono. AlFin-
che sempre più si perfezioni la iiianieia
di lavorate i drappi, e tulli gli altri lavo-
ri sì di seta diedi trina, da cui dipende il
maggior aumento del tiafFico de'tessilori,
e nello slesso tempo non fosse defrauda-
ta r università delle solite tasse, confer-
mandosi dal visitatore apostolico i decre-
ti emanati, particolarmente nel i 752, cioè
a' 19 marzo pe'tessitori di trina, ed a*24
settembre pe'tessitori di seta, fu ordina-
to 11611757: Che vermi maestro tessito-
re di seta e di Irina non potesse tenere a
lavorare ne'telari uomini e donne, se que'
non avessero il patentino sottoscritto dal
visitatore^ e poi da mg.*^ primicerio e dal
console dell'arte, col pagamento della so-
lila tassa. Che i lavoranti uomini e donne
dovessero nelle feste di s. Agaia e di s.
Maria degli Angeli pagar la tassa. Che i
fattori dovessero munirsi di licenza del
prelato e del console dell'arte, per impa-
rare l'esercizio della professione. Il breve
contiene pure i seguenti decreli del visi-
la tore,de'2 i settembre 1 757. i .''Per ywc/-
lo che riguarda in genere /4 corpid'arte
de' tessitori. Che non si potesseda veruno
alzar lelari senza aver ottenuta la paten*
te, e di tenerli in una sola casa, la paten-
te da passar solo da padrein figlio, su ciò
riportandosi pe'tessitori di lino e lana al
disposto dallo statuto, provvedendosi con
altro decreto a'tessilori di seta e trina. A-
Tendo i tessitori di lino formato i loto sta-
tuti, doverli osservare, e procurare l'au-
mento de'iessitori specialmente di opera,
essendosi diminuiti e ristretti nelle sole
donne facendo lavori lisci e correnti. 2.**
Per V arie de' tessitori di seta e trina.
Non provvedendo per tali arti gli statuti,
fu prescritto di non rilasciarsi patente, se
non a chi avrà esercitato 5 anni l'arte del
tessitore, e perciò doverne fare istanza
alla congregazione de' i3 del rispettivo
corpo d'arte, per esaminar se avrà i re-
U N I
qnjsiti necessari, quindi se ammesso pa-
gar i5 scudi per la patente , sottosciitla
da mg.*^ primicerio e dal console, poten-
do passare solamente da padre in figlio, e
in mancanza di queslo alla vedova e per
2 telari. Che non si potesse patenlare le
donne, ma dare la mezza patente alle e-
sercitanti l'arte della seta per 2 telari,'pe'
soli laflettani ecastorini, pagando 7.5 pao-
li. Che niun maestro potesse lavorare in
altrui telari , tranne la mancanza di la-
voro, e previa licenza di mg."^ primicerio
e del console. Che pe* lavoranti e fattori
doveasi osservare il decreto relativo ad
essi, vietandosi l'ammissione di donne la-
voranti, eccettuale le mogli, figlie, sorel-
le e nipoti de'maestri. 3." Per li tessito-
ri dell' arte di lana. Non essendovi per
essa che pochi decreti, il visitatore stabi-
lì. Che i soli patentati potessero tenere
più telari. Chi avea la mezza patente tlo-
ver tenere un solo telare. Non doversi più
concedere quarti di patente, ed i posses-
sori doversi riunire nel lavoro ad altro
che abbia simile 4'*' ti' patente. 1 fattori
non potersi tenere se non da que'chea-
veano intera patente. Che i padroni de*
telari doveano settimanalmente ritenere
sui lavoranti e fattori tanto per formare
la tassa statutaria da pagarsi alla chiesa.
Niun padrone poter prendere maestri e
lavoranti, senza il benservito del prece-
dente padrone, dal quale non dovea par-
tire che a lavoro terminalo e soddi>falli
i suoi debili col medeaimo. Il console do-
ver giudicare se giusta la negativa del ben-
servito. Niuno potersi patenlare, uomini
e donne, senza il fatlorato di 4 aM»' con
un maestro. 4-° P^^^ ^^ lavoranti sì uo-
mini che donne. Essi rimasero divisi in 4
corpi di arte, confermandosi soggetti al-
la chiesa e università, pagando bai. 3o a
favore della medesima , spettando loro
mantener l'altare del ss. Crocefisso, col-
la messa che dicevasi ogni venerdì, e per
la festa dell' Esaltazione della ss. Croce
de'i4 settembre, odrire 6 libbre di cera
e uno scudo al festaiolo. Anch'essi avea-
U N I
no i propri guarilinni , per ros<;ervan2a
cle'tiecreii, senz'itili e inferenze. Nel voi.
Lil, p* 5*7, clescrisiii la chiesa eli 8. Maria
degli Angeli, dicendo che nel i 784 i" do-
nala colia contigua casa da Pio VI alTor-
iline della Penitenza de religiosi scal-
Zitti (/'.), che lullora la posseggono. In
conseguenza delie vicende poliiiche della
repubblica deli 798 la chiesa ven*iecl»iu'
«1, e ("u riaperta nel gennaio i 800, come
riporta il n.° q del Diario di Ronta. In
esso si legge, che la chiesa di s. Agaia in
s. Maria degli Angeli de'tessilori alla Su-
burra , dala a* religiosi della Penilenza,
questi la custodirono con molto decoro,
prestando assistenza a'nioribondi degli a-
bilanli circostanti, con caritatevoli conso-
lazioni. Ma r intruso e tirannico gover-
no repubblicano, nel perseguitare la re-
ligione, espulse dalia chiesa i (Vati e loro
la tolse. Dopo essere stala chiusa, per col-
n»o d'iniquità, fu convertila in quartiere
di decìsi patriotli democratici, il cui ca-
po era un apostata; e questi la profana*
reno in mille sacrileghe maniere , come
ognuno può comprendere. Entrali in Ro-
ma i napoletani nel finire del settembre
1799,1 religiosi furono rimessi in posses-
so della chiesa , ed avendola restaurata
loll'aiuto di diversi benefattori,domenica
16 gennaio 1800 mg/ Bosclii arcivescovo
<rEfeso ne consagrò l'altare maggiore, e
terminata la funzione fu cominciata la
celebrazione delle messe basse, e così ri-
stabilita al culto divino. Nel seguente an-
no Fio VII nella soppressione delle uni-
versila, vi contprese questa de'tessitori.
Untori. Il tintore, Inftclor, Tinctor,
Calorium inftctor^ è (|uello che esercita
l'arte del ùngere, Fullonica. Dicesi tin-
gere, dar colore, colorare, far pigliar co-
lore, 7V//^'e/e,/Ai/ir"cr/r. La tintoria o bot-
tega del tintore, Ofjìcina infectoris^ Of'
flcina tingentis. L'arte di tingere sein-
bia aver fatto in alcuni paesi progressi
assai rapidi sino da'teinpi pili remoti. Mo-
sè parla di stoife tinte in azzurro cilcstro,
in porpora, in doppia Porpora (/.),iid
VOL. LXXXIV.
UNI 12J
in questo modo tiugevausi pelli di moa-
tone, talvolta ancora in giallo, in color
d'arancio oiu violetto. Anticamente que-
ste tinture richiedevano preparazioni
molto studiale.I liriifuronoprobabihnea-
te quelli che megliodi tutti riuscirono nel
tingere le stollé in color di porpora; Co-
lore (V.) tanto venerato, che in princi-
pio era riservato per la divinità ;epoi la
porpora divenne il distintivo regio e delle
dignità più ragguardevoli. Dopoché i
principii della chimica furono applicali
alla composizione de'colori, all'estrazione
delle materie coloranti , ed all' applica-
zione e combinazione di queste colle so-
stanze che devono tingersi, l'arte della
tintura, la quale in Francia e altrove ver-
so la fine del secolo passato consisteva an-
cora nell'applicazione pura e semplice del-
le sostanze coloranti alla superficie de'cor-
pi, fece passi inunensi verso il suo perfe-
zionamento. Ma in Italia sino da' secoli
XV^ e XVI si era portata l'arte tintoria
ad un alto grado di splendore, massime
in Venezia e Firenze; cosa appunto tanto
più singolare, in quanto che gli artefici
e gli operai, non istruiti ue'veri principii,
andavano per così dire a tentone, ma tut-
tavia a veano migliorata grandemente col-
le replicate esperienze la pratica della lo-
ro manifattura. E certoèpurech'essi sem-
bravano preludere alle scoperte che si fe-
cero in appresso, praticando e insegnan-
do alcuni metodi che pienamente com-
binano con quelli da'moderni chimici in-
trodotti, e forse molti dique'metodi pas-
sarono anche dall'Italia in Francia e iu
altre regioni. Monumento glorioso della
perizia italiana nell'arte tintoria è il li-
bro intitolato Plicto^ contenente gì* in-
segnamenti per formare qualunque sorte
di tintura e tingere in diverse materie ,
pubblicato in Italia sino da' primi anni
del secolo XVLQuanto all'univeraità de'
tintori di Roma, che avea i suoi propri
consoli e ullìziali, li riguardano i para-
grafi Lanari e Selaroliy non che f^ac'
vinari coinechè conciatori e tintori delle
i5
226 UNI
pelli. Il Piazza nei 1698, ed il Bernardi-
ni nel 1774 affermano, che 1' nniveisilà
de'tintori avea la piopria cappella nella
Chiesa di s. Onofrio (ìe* Giro lami ni del
h. Pietro da Pisa {V.). L'università vi
celebrava la festa a' 12 giugno, ed in tale
giorno teneva chiuse le tintorie e le hot*
leghe.
Trinarolì. V. in questo articolo i pa-
ragrafi Mercanti Merciari , Se taro li,
Tessitori.
Vaccinari, Universitas Mercatorum
V aecinariorum, vel Lanionimij vel Co-
riariorwn. 11 vaccinaro è propriamente il
ronciatore delle pelli degli animali, Cor/V?-
riasjPelliiim concinfiator.T)\ces\ concia il
luogo dove si conciano i cuoi e le pelli, Co-
riarioriim officina ^Officina coriaria. Da
tempo immemorabde il cuoio o pelle d'a-
nimale preparavasi colla corteccia di quer-
cia macinata, che da'francesi ricevè il no-
me di ^^z«,donde si formò quello di lanino,
ch'è la concia stessa, e del principio tanan-
te o conciante. In apppresso la corteccia di
quercia unita coll'erica, modo immagina-
to nel 1 765 dairirlandeseRan(|uin,fu il so-
lo di cui perqualche tempo si fece uso per
Je operazioni di concia. Dipoi si volle far
uso della corteccia di molti altri alberi, e
particolarmente del castagno, e così pu-
re d'altri vegetabili, e fino dell'acqua iu
cui si fanno cuocere i cardi e altri simili
legumi. In generale tutte le foglie eie cor-
leccie astringenti sono opportune per la
concia di pelli , e progressivamente si van-
no proponendo da'chimici nuove sostan-
ze di questo genere, che si ponno sosti-
tuire alla corteccia di quei eia. La pelle
degli animali sembra essei e stala univer-
salmente adoperata ne'lempi più antichi
per cuoprirsi o per far Vesti (F.),come
notai ne'paragrafi Pellicciari e Sartori,
datchesi deduce che verisimilmentenou
si durò gran tempo a trovare il modo
di dare alle pelli le necessarie preparazio-
ni, come di conciarle, di renderle molli
e pieghevoli, o dure e sode. Plinio attri-
buisce quell'in veuxiuue a Tichio di Beo-
UN I
zia, ed Omero parla d'un operalo di que-
sto genere, d'un conciatore assai celebre
ne'tempi eroici per la sua destrezza nel
pi eparare e nel lavorare i cuoi o pelli de-
gli animali, avendo tra le altre opere fab-
bricato lo scudo d'Aiace. Colle pelli si for-
marono Pergamene pei- l'arte del la ^cr/V-
tiira (^ .). L'Ungheria si distinse nel pre-
parare il cuoio, con segreto metodo venu-
to originariaaìente dal Senegal; segreto
che fu li asportato in Francia da Uose sot-
to Enrico IV. Già però in Italia si co-
noscevano pressoché lutti i metodi di con-
ciar le pelli fin dal secolo XV, perchè re-
stano ancora diverse antiche masserizie
di cuoi lavorali d'ogni maniera, copertu-
re di libri, corami, e piodotti certamente
dalle ujanifcitture italiane. A questo ser-
ve di laminosa conferma il libro coi'no-
o
minato Plieto, di cui parlai nel paragrafo
Tintori, il quale ha relazione con que-
sto per la tintura di colori alle pelli, che
stampato fino dal secolo XVI, tratta non
soUunenle dell'arte tintoria, ma ancora
de'diversi metodi di conciare, di prepara-
re, ed anche d'incamozzare le pelli, accen-
nandosi le pratiche e gli usi de'diversi pae-
si del seltentrioue.Iu Italia si raOinò tanto
l'arie de'cuoiai e conciatori di pelli, a se-
gno di formarne nobilissime tappezzerie
con ornamenti e fiorami d'oro, denomi-
nati cuoi dorati. Notai altrove, che (u u-
so ancora di cuoprire le masserizie delle
stanze pontificie e anche le pareti di ca-
mere e di cappelle, con tali cuoi e cora-
mi. Delle tappezzerie di cuoio dorato si
pretendono inventori gli spagnuoli, per
averli essi portati in Francia; mentreso-
slengono molti che gli spagnuoli ne àp-
preserol'arte inltalia, ove anticamenlee-
ranoessecomuni. InRoma i cuoiai o con-
ciatori di pelli, volgarmente sono detti vac-
cinari, dalle pelli del bestiame bovino, la
cui femmina chiamasi vacca , che puie
conciano, e vacchetta si nomina il cuoio
del bestiame vaccino. L' antico Foro Ho-
mano, in parte divenne Foro Boario, os-
sia uit^rcalo di buoi , indi detto Campo
V N I
Vaccino, pel narrato nel pniagrafo Mit-
icltari. Lu loio università è antìeiiissìma
sia nel conciaie e sia nel tingere le pelli,
e prese per piolellores. Dartolomeo upo-
slulo, a niolivo del lornienloso martirio
da lui sofferto nell'essere scorticalo vivo
con distaccargli la pelle dal corpo. Di que-
sto riparlai nel voi. LXX V, p. 1 82. 1 vac-
cinari col proprio consolalo si eressero in
confraternita nel 1032 nella chiesa di s.
Paolino alla Regolo, del Tei z'orclìnr, con
approvazione di Giulio IH, come narra-
no, Fanucci a p. 407 : Della confratcr'
lilla di s. Paolo ilcir artiule Vaccinari j
e Piazza nel Irat. 9, cap. 3o -.De ss. Dar-
tolomeo e Stefano de' Vaccinari alla Re-
gola. Nel 1^70 ollennerodas. PioV l*an-
lica chiesa parrocchiale di s. Stefano pro-
tomartire in Siliee, così detta per esse-
re fondata sul più alto scoglio della ripa
del Tevere, per cui non patì le sue inon-
dazioni,aldiredi Piazza, versoPontec|uat-
tro Capi nel rione Regola, ove i vaccinari
hanno le concie e le ahitazioni, alcune es-
sendo anche nel rione di Trastevere. La
cura d'anime fu unita dal Papa alla vi-
cina chiesa di s. Maria in Monticelli, ed
i vaccinari dedicarono la propria a s. Bar-
tolomeo apostolo, facendovi scolpire sul-
la portai Ecclesìa s.Barloloinaei Vacci-
lutìiortun ac s. Stephani in Silicc 1 570.
In appresso la via prese il nome di s. Bar-
tolomeo de'Vaccinari, che tuttora ritie-
ne. Per un tempo continuarono a rima-
nere in s. Paolino, facendovi celebrare
la festa di s. Paolo, e adunandovisi per le
congregazioni e per gli esercizi di cristia-
na pietà. Poi restaurarono e abbellirono
la propria chiesa e vi posero un cappel-
lano, spendendo poco dopo per una sola
cappella 2000 scudi, couie apprendo da
Panciroh. A. secouda de'loro statuti as-
sunsero sacchi bianchi con l' insegtia di
s. Paolo sulla spalla, ammettendo nel so
dalizio soltanto quelli di loro professio-
ne. Si proposero la visita de'conCrati in>
fermi, soccorrendoli con limosine , e in
morte accompagnandoli alla sepoltura a
U N
22'
suffragandoh. La dotazione delle povere
e oneste zitelle figlie dell' arie. La cele-
brazione solenue della festa del loro s. Pa-
trono, e quella di s. Stefano antico tito-
lare della chiesa. Vari Papi concessero lo-
ro privilegi e indulgenze. Avendo l'uni-
versità e sodalizio Ùg* Cocchieri, come ri-
portai in tale paragrafo, il diritto priva-
tivo della escoriazione delle bestie caval-
line, moline e somarine che muoiono iu
Roma e nelle adiacenze e vigne subnr-
banej diritto che in uno alla concia di
loro pelli affittò in perpetuo all' univer-
sità de' vaccinari, il che nel 1777 appro-
vò Pio VI; in seguito sciolto il contralto,
il sodalizio de'cocchieri cede ogni noven-
nio in affitto il diritto dello scortico, u-
nitamente al suo locale posto a Porta Leo-
he. Clemente XlIl,col chirografo /lven'
do fatto ydeW i i marzo 1 76 i,Z?w//. Rom.
cent, t. 2, p. 178, dichiarò. Che avendo
fatto ricorso l'università de' macellari di
Roma, di essere terminato nel 1761 il
contratto per 3 novenuii, fra la loro u-
niversità e (p»ella de* vaccinari, sul prez-
zo delle pelli pe'bestiami soliti macellarsi
iu Roma e diviso in 3 classi ; soffrendo
V università de' macellari notabilissimo
danno dalla prefissione di 3 prezzi, colla
norma sino allora praticata dalla tradi-
zione di tante pelli sì d'agnelli che di vac-
cine macellate e ripartile nelle 3 distinte
classi di Pareggio, di Rinterzo, di Rad-
doppio, ad evitare lunga e dispendiosa li-
te, l'arte supplicò il Papa ad ordinare uu
particolare esame sul reclamo, il quale lu
commise a mg. T.asali presidente delle do-
gane e grascia,acciò udisse leragioni del-
le due uni versila a lui soggette, sulla com-
pra e vendita delle pelli, per quindi sta-
bilire una nuova tassa del prezzo, insie-
me alla congregazione a ciò deputata tt
composta del cardinal Colonna camer-
lengo , mg.' Negroni uditore del Papa ,
n)g.' Picculomini decano de' chierici di
camera, e tug.*^ Braselli' uditore del ca-
merlengato. La congregazione quindi ,
soppresso runlico metodo, uella vendita
228 UNI
e consegna delle pelli d'agnello e vacci-
na, chiama lo di Pareggio, RiuleizoePiad-
doppio, con prezzo distinto e separato e
non più unito , per te pelli di agnelli e
vaccine macellati , stabili e ordinò: per
ogni pelle d'agnello bai. 20 di lassa, e
bai. 35 per qualunque decina di libbre
delle pelli vaccine macellale. Tutto ap-
provando Clemente XI li, ne ingiunse l'e-
secuzione alle due università col memo-
rato chirografo. Il Cancellieri nella StO'
ria de possessi de Papi^ dicendo che an-
co l'università de'vaccinari in quella fun-
zione addobbava parte della via percor-
sa dalla cavalcata, ricorda le 3 seguenti
pontifìcie disposizioni riguardanti l'uni-
versità medesima. Di Clemente XUI,
Moìis.^ JTerdiuandOjde'j maggio ly 68:
Approhatio Concordine initiae inler U-
niversilates de' Pc Ilari et de' Vaccinari.
Di Pio VI, Per parte del corpo ^ de'6 •
seltecnbrei 775 : Praescrìbitur nunierus
Tabernarum, in quibus inposteruni Ars
Coriariorum (Pellari)^ofe/*/^ exerceri.
Di Pio VI, Esposero a Noi, de'27 set-
tembre ijjS : Numerus Mercatorum
Vaccinari ad 2 4 coercetiir^ac s tatui tur,
ut eam Artein nonnisi per decenniuru
passini exercere e uni alìis opportunis
ordinationibus. Si può vedere il paragra-
fo Mercanti Merci ari. Della chiesa di s.
Bartolomeo, già s. Slelàuo in Silice, trat-
tano Panciroli, Martinelli e Venuti, e co-
me filiale della basilica di s. Lorenzo in
Damaso, il Bovio e Ponseca. Martinelli
la chiama s. Bi^rlolomeo Societatis lai-
cor um Vaccinarioruni seuCoriarioruni
Subactariorum, olini s. Stephani in Si-
lice. Bovio la dice s. Stefano in Caca-
heris et Silicis, poi di s. Bartolomeo, ri-
ferendo che Gregorio XIII colle tenui
I endite dell'antico rettore eresse una cap-
pellania all'altare maggiore, e che il cap-
pellano si chiauìasse collaterale di s. Ste-
l'anOjper memoria dell'antica parrocchia;
propriamente crede, che Clemente Vili
tlFettuò la concessione della chiesa a'vac-
ciuari o peliari, ma erra per l'iscrizione
UN I
che riportai col Fanucci e per quanto ag-
giungerò, lodandoli pel culto che deco-
rosa niente vi facevano risplendere, e per
averla neh 723 riedificata da 'funda menti
e ornata. Anche Fonseca la chiama .v. Ste-
phani in Cacabariiset //iòV/i>6',dichiaran'
do che s. Pio V nel 1 570, col consenso del
cardinal Farnese titolare di s. Lorenzo
in Damaso, la die al consolato e univer-
sità V accinariorwn qui aninialiumpel-
les perflcinnty illasque redigunl in co-
riunì ad hominuni usus destinatuni j e
che Gregorio XIII nel i 572 eresse nel*
r altare maggiore due cappellanie sotto
l'invocazione di s. Maria in Candelabro
e di s. Sefano, le cui collazioni concesse
al titolare di s. Lorenzo in Damaso e vi-
ce-cancelliere. Nel detto altare esservi ef-
figiato il martirio di s. Bartolomeo co-
lorito da Giovanni de Vecchi , cuni co-
luninis et Coronide deauratis. Per con-
servare la ujemoria di s. Stefano proto-
martire, fu dedicala a suo onore la cap-
pella a destra, con cospicuo quadro espri-
mente la di lui lapidazione ; la cappel-
la a sinistra essere sagra al b. Francesco
Franchi già conciatore di pelli. Tulio
il lacunare della chiesa essere indorato ,
con varie immagini di santi e altri orna-
menti. I moderni col Venuti descrivono
la chiesa con 5 altari; cioè l'altare mag-
giore col dello quadro dipinto sul prin-
cipio del secolo XVII; quello deli." al-
tare a destra l'alfresco è di Giacomo Zo-
boli; il 2.** colla B. Vergine lodipinseiMi-
chelangelo Cerruli, il quale fece puie gli
affreschi laterali dell'altare maggiore, ed
i quadri degli altari del b. Francesco e di
s. Stefano. In questa chiesa annualmente
sì fa r esposizione del ss. Sagramento per
Qua ran l'ore.
f^asellario V ascellari, Universitas
Figulorum f/rZ»w. Il vasaio o vasellaio,
FiguluSy Vasculariusj Fabrilis^Ficti'
larius vel Fictiliarius, facilor di vasi, ed
è proprio di que'di terra, come di stovi-
glie e simili. Dicesi vaso, fasuni /\\\
generale tulli gli arnesi fatti a fiue di ib
UN I
cevere o di rilenere in se qualche cosa e
più pai licolorenente liquori,come di quel-
li ricordati al paragrafo Fornaciari; di
terra o fittili, Fictilia. Slovigli e stovi-
glie universalmente si dice ogni vaso, e
particolarmente tutti i vasi di terra per
uso di cucina e per mettervi dentro le
vivande, f^asa coquìnaria. Quindi sto-
vigliaro o stoviglia io colui che lavora
o venere stoviglie, Fasciilariiis. Si usa
ancora la voce figulina, per dire dell'arte
del vasaio e la sua fabbrica o fornace me-
desima, O/Z/cv'/m Fìglina icl Figulina;
e di fìgulo , Figidus, per vasellaio. La
porcellana è una sorte di terra compo-
rta, della quale si fanno vasi ed altre sto-
viglie di molto pre^ìo^Porcellini operìs.
La maiolica è una sorte di vasi di tèrra
e altre stoviglie, secondo alcuni simile al-
la porcellana, così delti dall'isola di Maio-
rica {l.) , dove prima si facevano. La
maiolica è propriamente una terra co-
mune figulina, smaltata, cioè invertiiciata
d'ordinario di bianco, e talvolta dipìnta
a vari colori. Non è dunque vero ciò che
dicesi in d'w^ì &\ Focabolari fi\\ii la maio-
lica è quella terra simile alla porcellana,
perchè la fabbricazione di questa richie-
de una particolare combinazione di ler-
nd o di pietre, una diversa vernice, e un
grado assai maggiore di calore per il cuo-
cimento nella fornace. Vero è bensì che
i prinìi a far uso delle terre figuline in
quel modo finono gli abitanti dell' isola
di Maiorica ; che di là trassero gl'italiani
il nome di maiolica, e che ad imitazione
di'quella fabbricarono le loro prime sto-
viglie di quel genere in Faenza (/'.), per
la qual cosa i francesi applicarono gene-
ralmente a quelle stoviglie il nome di
fayence. Pare che in Faenza si cominciò
a fabbricar la maiolica nel 1299. Altri
pretendono che Fayence y Fa^'entia^
piccola città o meglio borgo di Proven-
za, nel dipartimento del Varo, sia sta-
to il [.''luogo in cui si fabbricasse la ma-
iolica in Francia. Ivi tuttora è una ve-
traia e una fabbrica di vasellame. I la-
UNI 229
vori di terra si cuocono nella fornace ,
FornaXyAa\ fornaciaio, Fornacator. In
Roma le fornaci e fabbriche di mattoni
tegole, vasi e altri materiali di argilla e
creta cotta , del suburbio dì Roma nel
rione Borgo, dierono il nome di Porta
delle Fornaci e di Chiesa di s. Maria
delle Fornaci, alla porta Cavalleggieri
e alla chiesa de' Trinitari riformati scal-
zi del riscatto, non che alla Chiesa par-
rocchiale di s. Angelo alle Fornaci e-
retla da'fornaciari : Ad Fornaccs extra
Biirgi portani Fabricae, a Laterario-
riuìi Socie tate cxcitatiun^est parochiale
filiale basilicae f^aticanae, dice Marti-
nelli. Inoltre i vascellari, fabbricatori e
spacciatori d'ogni sorla di vasi di creta e
argilla, abitanti nel rione Trastevere, die-
rono il nome di ina de' f^ asce Ilari a quel-
la in cui principalmente stanziano colle lo-
ro fornaci eziandio. Il 3Ionle Testacelo
si formò da'frammenli de' vasi testacei,
ossia di terra cotta, Fasa Testacea, che
ivi lavoravansi per il comodo dell'acqua
del Tevere e del vicino imbarco, sito sub-
urbano del rioneRipa.il bisogno prin-
cipalmente di cuocere gli alimenti, con-
dusse gli uomini a grado a grado alla
fabbricazione deP'asi (K.) e d'ogni spe-
cie di vasellame, prima in pezzi di legno
concavi rivestiti di terra grassa e ontuo-
sa,dalla quale applicazione di quello stra-
to di terra derivò poi la formazione de'
vasi di sola creta e terra. Così i primitivi
vasi di legno fornirono l'idea di model-
lare la terra , e indicarono la maniera
d'impiegarla a diversi usi, l'esperienza a-
vendo insegnato che certe terre resiste*
vano al fuoco. Quest'arte, secondo Pla-
tone, in breve fu inventata e fece progres-
si, non essendovi bisogno del soccorso de'
metalli per foggiare i vasi di terra. Egli
è probabile che non si seppe da prima
dare a'vasi quel grado di coltura e quella
vernice che forma il principale merito lo-
ro; ed egli è pur certo che sarà passalo
lungo tempo avanti che siasi trovata
l'urie d' iaveiuiciarli ^ e di ridurli allo
23o U N I
stuto in cui si hanno attualmente. Li'arte
del vasaio era talmente onorata presso
g!' israeliti , che si vede nella genealo-
gia della primaria tribù di Ciucia una
famiglia di vasai che lavorava pel re e
stanziava ne'suoi giardini. Agalocle figlio
d'un penlolaio, e fois'anche egli vasaio,
divenne tiranno e re di Siiacusa, pel suo
valore nell'armi. Tarquinio Prisco 5.° re
di Roma nacque do Demarato celebre ar-
tefice di figuline. Nell'occidente si attri-
buisce l'invenzione del vasellame ali 'a-
teniese Corebo, e qupl trovato bastò a
rendere tra^propri concittadini la sua me-
moria immortale. Già a' tempi di Por
Senna in Toscana (F.) facevansi opere
di terra colta, le quali successivamente
furono portate a tanta eleganza e perfe-
zione, che sotto l'impero d'Augusto ga-
reggiavano in valore co* vasi d'oro e d'ar-
gento. Tuttora i vasi etruschi antichi,an-
che dipinti, sono tenuti in grandissima e-
stimazione, se ne sono forniate stupende
va eco Ite e lìlitsei (F .)j e adornano diver-
se biblioteche, e le stanze de'graudi e de-
gli amatori dell'antiquaria. In tempi po-
steriori in Italia si fecero bellissimi vasel-
lami e piatti di maiolica dipinti da valenti
pittori come a Pesaro (/^.), Urbino [F.),
Gubbio^ Castel Durante, ora Urbania
(^ .), lecui collezioni sono d'un raro pre-
gio , come quella del tesoro e spezieria
della s. Casa di Lordo {T.). Antichissi-
me e preziose sono le celebri porcellane
M Giappone e della Cm<^^(/^.): in quelle
regioni l'urte di fabbricare la porcellana
pre stabilita sino da'lempi più remoli,
e lai." volta parcelle la portarono in Eu-
ropa i portoghesi nel i5i7. Anche nel-
l'Indie orientali si fabbricarono porcella-
ne, inoltre nella Cina si fabbricarono sto-
viglie in una specie di biscuit rosso sen-
za alcuna vernice, e queste sono ora re-
putate preziosissime, come lavorate con
moltissimo artificio. In Europa primeg-
giò nelle porcellane, innanzi tutti la Sas-
sonia {F\ poi la Francia colla fabbri-
ca di Sevrcs, Fienaa , Berlino , la 7o«
UNI
scana^ Napoli^ Pietroburgo^ Monaco.
Ora sembrano distinguersi in Sassonia
Meissen, in Parigi lo stabilimento di Se-
vres, nell'impero d'Austria Fiennayne\
regno delle due Sicilie Napoli. GTìnglesi
hanno manifatture di v^si di terra nera
della finezza più squisita. De'principali
stabilimenti d| maioliche, porcellane e
altre figuline, ragionai ove sono. Anche \
vasai ebbero tra gli antichi romani i col-
legi e le corporazioni dell'arte. Nel voi.
LXIV, p. i35, notai che i vasai facitori
di Urne cinerarie (F.)^ oltre le Lucer-
ne (^^) e altri vasi funerari e ^eSagri-
fiziy furono in tanta slima, che Numa 2.**
re di Pioma fondò 7 collegi di vasai, co-
me vuole Plinio, pel gran pregio iq cui
i romani tenevano le opere di terra cotta.
Per mezzo dell'arte loro divennero im-
portanti diverse città, come Asti, Pollen-
zq, Sagunto, Pergamo, Traili, Motleoa,
Eritre, Reggio e Cuma \ anzi dierono o-
rigine a diverse, come si crede di Ficu-
lea nel territorio di Sabina, il cui nome
dicesi derivato dalle figuline e fabbriche
di pura terra cotta ivi stabilite. Nel medio
evo j vasai, delti volgarmente e impro-
priamente vascellarijfjrmarono universi-
tà, non però i maiolicari j e ne'possessi de'
Papi i vasellari 0 vascellari di Ripa or-
navano parte della via percorsa dalla so-
lenne cavalcata. Alcuni vasellari o vascel-
lari uniti con altri in sodalizio nella chie-
sa di s. Grisogouo in Trastevere, ora de'
Trinitari riformali scalzi del riscatto
(/^.), formarono la confraternita del ss.
Sagramento e di s. Maria Mater Dei del
Carmicd, con propria magnifica cappella,
che al dire d'alcuni servì loro anche da o-
ralorio j benché lauto il Bernardini, quan-
to il Venuti allermEiuo, che l'oratorio il
sodalizio l'edificò inconlro la chiesa di s.
Grisogouo, ove realmente esiste ed è ma-
gnifico,contribuendo alla sua erezione il
cardinal Scipione Borghese. Di quesla
confraternita, elevala poi ad arciconfra-
ternita, ne trattano Faoucci, Opere pie
di Roma a p. 262, e Piazza, £'Mjei'o/o-
U N I
^w Ho/nano a p. 472. La confraternila
ju s. Grisogono fu eretta nel 1 543, insie-
me aWe pie opere che i iVateili si propo-
sero celebrare; cioè la processione col s<.
Sngi amento in ogni 1/ domenica del me-
se, vestiti di sacelli bianchi e mozzette lio-
nate, coll'insegna sulla spalla formata da
IMI calice con l'Ostia sopra, e di acconi-
piiguare decenlemenle il ss. Viatico per
gl'infermi; il conio dell'ndìzio della Ma-
jdonna, dopo che il sodalizio si niù a quel-
l'antico di s. Maria Alatcr Dei del Car-
mine, fondato in detta chiesa ila'carme-
litani; di f.ir curare dal medico i confrati
infermi, visitandoli e soccorrendoli con
limosiiie, in morte accompagnandoli alla
sepoltura e sulfragandone l'anime, anche
L'on anniversari ; ili dotare annualmente
diverse zitelle oneste con doti di scudi 3o
per ciascuna, ed una veste di panno bian-
co; di andare in processione nel giovedì
santo alla cappella Paolina del Valicano
a visitare il s. Sepolcro, e poi la conti-
gua cappella ; e di fare solenne proces-
sione nella domenica fra Vii.' della festa
di s. Maria del Carmine, la quale si ce-
lebra tuttora. Siccome alcuni confusero
il sodalizio in discorso, (|uasi che apparte-
nesse a' vasellari, probabilmente per com-
prendere alcuni vasellari, come possono
i confrati essere d'altre arti, per distin-
guerlo bene da quello veramentedell'ar»
te figulina , e perchè meglio ciò appa-
risse volli farne cenno, prima di ragio-
nare della confraternita e già università
de'vasellari delss. vSagramenlo, di s. Ma-
ria Salouìe, di s. Antlrea apostolo e di s,
Cecilia. E noterò che questi vasellari di
figuline più comuni, diiferiscono da'nia-
ioliiari fabbricatori e spacciatori di lìgu-
line più fine. Admique all'università de*
vasellari fu data la chiesa di s. Andrea
in Trastevere, che il Panciroli disse nel
1600 , già parrocchia , ed allora della
compagnia del ss..Sagranicnlo,eretta con-
lemporoneauienle alla suddetta di s. Ori»
sogono, che prima stava nella vicina chie-
sa di s. Cecilia, e lulloia ad essa appai-
UN! 23r
tiene. Il Martinelli chiama la chiesa s.
Andrcaede Scaplu\^o\c\\è ^caphiurn di-
cesi il vaso per emettere le proprie acque,
il quale pure si fa da' vascellari, ed an-
che il bicchiere fatto a foggia di scala o
bavchelta ; e scapliiis dicesi il concavo
d'un vaso o d'altra cosa). Trans Tybe-
rìni Socie tatis ss. Sacramenti eccicsiac.
s. Ceciliae. Dice pure che fu unita nel
i574 da Gregorio XIII alla chiesa di s.
Salvatore a Ponte Rotto (P^.);ec\\e già
nella faxa Leonis X^ era slata delta S.
Andreac delli Scacchi, Alibi legi tur de
Scaphiapud ripani Tyberisjuxta cella
vinarias^fuit unilnni s. Sah'atoris Pc-
depontis. h' Wveiì, Roma in ogni stato,
p. 399, riferisce, che la chiesa di s. An-
drea in Trastevere posta nella via de'Va-
scellari, nel 1664 era l'oratorio della con-
fraternita del ss. Sagramenio, eretta in
s, Cecilia neliSyS, vi manteneva il cap-
pellano e l'udiziava, vestendo i confrati
sacchi bianchi e per segno il calice colla
ss. Ostia dentro, e che un tempo era stala
soggetta alla vicina chiesa parrocchiale di
s. Salvatore a pie del Ponte Uotto. Nella
chiesa era un altare con l'immagine dis.
Andrea dipinta in tavola, ed una lapide
che riporta di pia lascila. Con qualche
diffusione parlano del sodalizio Fanucci
a p. 293, Della confraternita del ss. Sa*
gr amento in s. Cecilia in Traste^'crc y
e Piazza a p. 494j Del ss. Sagr amento
a s. Cecilia in Trastevere. Riferiscono
che Papa s. Pasquale I , non solamente
ristorò magnificamente la chiesa di s. Ce-
cilia, ma vuoisi che nell'S? I in onore di
8. Andrea Apostolo gli edificò vicino la
suddetta chiesa. Ad onta che gli fosse
stato concesso il prezioso privilegio, ce-
lebrandovi la messa , della liberazione
di un' anima dal purgatorio, disposta a
ricevere la grazia da tali pene , come
si esprime il Fanucci ; tuttavia, nel de-
corso de' secoli divenuta per 1' antichità
cadente e perciò uìal custodita, pel suo
mantenimento fu destinata per oratorio
alla compagnia del ss. Sagramculo, nel
2 37. U N I
1 575 npprovala con grazie e indulgenze
da GiegorioXIII. Noterò, cheavendo let-
to il catalogo dell'indulgenze perpetue ac-
«oidate a' confrati da Clemente X, non
\i trovai l'accennato singolare privilegio
sulla liberazione d'un'anima dal purgato-
rio. Forse sarà stala concessione tempo-
ranea. 11 sodalizio composto di vaseilari
stabilì la pratica di diverse pie opere; lo
splendido culto del ss. Sagramento, e il
suo accompagno in forma di Viatico nell.i
parroccbia di s. Cecilia (cioè quando lo
era); la recita nell'oratorio deiruflizio del-
la ss. Vergine nelle feste; la visita de'con-
frati malati, i quali faceva curare dal pro-
prio medico, e morendo con carità li sep-
pelliva e poi suffragava. Dice Fanucci ,
cbe il sodalizio per la sua ufliziatura edifi-
cò un oratorio, oltre che restaurò la cliie-
sa di s. Andrea, il quale fu pure chiamato
oratorio del ss. Sagramento. Ma nel 1 599
pei- la restaurazione della chiesa di s. Ce-
cilia, ivi ritrovatosi il suo beato corpo, di-
chiara il Piazza, in onore del di lei mar-
tirio e verginità il sodalizio cambiò i sac-
chi nel colore rosso con mozzelta bian-
ca, e per insegna l'immagine della santa
nella forma in cui si rinvenne giacente.
Il Bernardini nella Descrizione de^ Rio-
ni di Roma p. 199 , ed il Venuti nella
Roma nuova p. loSy, chiamano la chiesa
del sodalizio, il i." oratorio di s. Andrea
apostolo dell'università de'vasellari, ag-
gregali alla chiesa di s. Cecilia e nella via
omonima ; il 2.° oratorio di s. Cecilia ,
sotto r invocazione del ss. Sagramento,
di s. Andrea e di s. Cecilia, usando per
insegna l'immagine del ss. Sagramento
e quella de' Santi suoi titolari. Questa
confrìilerifitadopo il vc^pero del martedì
fra 1*8,'' del Corpus Domini, celebra so-
leiinetnente la processione, con magnifica
stendardo e molto sfarzo di ceia, la quale
processione, con volgare e impropria de-
nominazione è detta de'boccalelti, per-
chè i vaseilari che la compongono fanno
ancora i boccali o vasi di terra cotta, per
USO e misura del vino e cose simili; prò-
U N I
cessione in vigore e alquanto eclatante.
Al narrato ora aggiungerò quanto altro
da per me volli verificare, come feci con
altre università o loro sodalizi superstiti,
La chiesa della confraternita del ss. Sa-
gramento di s. Cecilia, ha pure il suo o-
ratorio che serve al sodalizio per l'adu-
nanze. Essa assiste a tutte le solenni fun-
zioni sagre che si celebrano nella chiesa
di s. Cecilia, vestili i confrali di sacchi e
cordoni rossi, mozzelta bianca, e ponen-
do sulla spalla per insegna le immagini
di s. Andrea apostolo,di s. Maria Salome
e di s. Cecilia. La propria chiesa cantica
e fu restaurata dal sodalizio. Ha un solo
altare di bei marmi, come Io sono le due'
colonne pregevoli , con paliollo di coc-
cio dipinto, del quale è porzione del pavi-
mento. Il quadro «leir altare esprime s.
Andrea, s. Maria Salome e s. Cecilia, ed
è sovrastalo da i\n cpiadretlo coll'imma-
gine della B. V'eigine col s. Bambino. Vi
si celebra la messa quotidiana, e in tutte
le feste si canta l'ullizio della Madonna,
onorandosi alla loro volta i protettori s.
Aiidrea,s. MariaSalomee s. Cecilia. Asso-
ciano i cadaveri de'confrati egli accom-
pagnano alhi sepoltura, celebiando loro
de' suffragi. Essendo protettore il cardi-
nal di York, e primicerio mg.' Mantica
dell'università de Figulorum al/naeUr'
/;/.9, canonicamente eretta in sodalizio del
ss. Sagramento nella chiesa di s. Cecilia,
si formarono 3 capitoli di aggiunta agli
statuti dell'università, e Pio VI col hve'
\e Exponi nobìsj degli 8 agosto 1797,
BulL Rem. cent, t.ro, p, 1 i4> li confer-
mò, comprendendoli e pubblicandoli nel
medesimo. Essi prescrissero. Che i padro-
ni maiolicari dovessero pagar la loro tas-
sa per ogni cottura di fornace a ragione
di bai. IO, come i vascellari di terra ros-
sa, e nell'apertura di (pialche fornace di
maiolica scudi 20, com'eia soggetto qtja-
lunque padrone vascellaio, accoidando
sollanjoa que'che allora possedevano la
fornace di maiolica la patente g/vz//,v, da
servire per la sola loro per!>oua, ed accoi-
UN I
dandogli ancora il guardianato e altri ono-
ri che godevano gli aggregati. A' garzoni
poi de'maioiicari fu imposto il pagamen-
to di mezzo grosso la settimana, come pa-
gavano i garzoni vascellari. Glie i baga-
rini volendo andare vendendo per Roma
Ja roba de'vascellari e de'maioiicari, do-
vessero pagare mensili paoli 3 e prende-
re la piccola patente dairimiversilà.senza
la quale non era loro permesso vender-
laj ed in caso di morosità, potesse la chie-
sa servirsi delia mano regia, che usava
co'vascellarijConlroi maiolìcari, orzaroli,
spacciatori e bagarini. Nel 1 80 1 Vìo VII
soppresse le università incliisivamente a
quella de'vascellari; nondimeno continuò
ad esistere il sodali/io, imperocché si leg-
ge nel n.° 4^ ^^^ Diario di Roma del
1804. Domenica 3 giugno mg." Atanasio
luogotenente civile del vicariatosi portò
in abito all'oratorio di s. Maria Salome,
della confraternita de' vascellari , di cui
era primicerio, ed ivi celebrò la messa
ad onore della medesima, madre de' ss.
Giovanni Evangelista e Giacomo Mag-
gioreapostoli, della quale con vaga poni-
pa si celebrava la festa traslala. Il Mar-
tirologio romano registra la festa di s.
Maria Salome, cioè la traslazione del cor-
po in r'eroli (/^.) a' 2 5 maggio, ed in
Gerusalemme a'22 ottobre, della quale
si legge neir Evangelo che fu sollecita
della Sepoltura di Gesù Cristo.
/^'erinieellari. Il vermicellaro o ver-
micellaio è il fabbricante di vermicelli e
simili pastumi. Vermicelli si dicono certe
fila di pasta di fjrinadi grano fatte a quel-
la somiglianza, e mangiansi cotte come le
lasagne, f^ermiculi esculenti chiaman-
doli Plinio e Cicerone. Lasagna, Laganay
è quella pasta di farina di grano, che si
distende sottilissimamente sopra gratic-
ci, e si secca per cibo; ovvero si taglia a
lunghi nastri quando è fresca, i quali or-
dinariamente si cuocono poscia nel bro-
do, o nell'acqua per condirli con cacio,
biitiiro o altro. Lasaguaio è (piello che fa
e vende le lasagne. Dicouiìi muccheruni,
UNI 233
Pastili esculenti, Pastiliedules, quella
vivanda fitta di piìsla di farina di grano
distesa sottilmente in talde o in fili più
gì ossi de'vermicelli, e colta nel brodo o
nell'acqua, nel 2.** modo per condirli eoa
cacio, butirro e altro. 1 vermicelli, le
Iasa2;ne, i maccheroni ed altre minestre
di pasta le vendono ancora gli Artebian,'
ca. o Orzaroli. \ vermicellari e macca-»
roiiari, co'Iavoranli e garzoni de'mede-
simi formarono università, e furono una
di «pielleche addobbavano porzione della
strada per la quale transitavano iPapi nel
recarsi al Laterano a prendere il possesso
con sglenne cavalcata. Dissi nel paragrafo
Ortolani, col Bernardini, che nella chiesa
e spedale di s. Maria dell'Orto erano ag-
gregate le università de* vermicellari pa-
droni e de'vermicellari garzoni, nella (jual
chiesa tuttora hanno la propria cappella.
Neh 728 furono stampati inRomaglicV/a-
tufì dell' Università de' fernncellarì.
Narra mg.'Nicolai, Memorie sulle cam-
pagne e Annona di Roma^ che i vermi-
cellari furono da Clemente XI soggettati
ad una contribuzione annonaria nel 1719,
cioè di pagaie bai. i5 per ogni rubbio,
ma non andò in esecuzione. Benedetto
XIII Ira'suoi provvedimenti annonari e
per l'agricoltura, vietò a' vermicellari di
provvedersi del grano a Campo di Fiore.
f-^ignaroli. Il v ignaroloo vignaruoloo
vignaiuolo o vignaio, /^//izVor, è il custode
e lavoratore della vigna. Dicesi vigna, P'i-
nea,e vigneto, Vinetum, il campo coltiva-
lo a vili piantate per ordine con poca di-
stanza dall'una all'altra. Il frutto della vi-
le,/^///.it^/>z//f^r/7,è l'uva che produce WFi-
/fo(/'.),edal vino stillato si cava lo spirito
di vinoel'acquavita. De'doveri de'vigna-
roliemezzMioli ragiona il Martinetti, L^
IJiceologia t. 2, p.440' Mg.'^Nicolai, lìJe-
/norie sulle campagne di Roma^ dotta-
mente tratta nel t. 3. In quali4uoghi dello
slato pontifjcio si produca meglio il vino,
la maniera di farlo e la cura del mede-
simo. Delle vigne che riescono bene nel-
r Agio Iicxuuuu I operazioni diverse da
234 U N I
fcirsi nella loro coltura, ed in quali lem*
i)i. Della collijra delle vigne meno di-
spendiosa e più utile. Cagioni per cui suo-
le esser dispendiosa nell'Agro Romauo.
Che sollevandosi le vili sugli alberi sono
più fruttuose e ricercano meno lavori.
Dell'ozio, lusso e frodi del vignarolo; de'
niezzi per rimediarvi, ludi riporta unbel
tiumero di scrittori sulla coltura delle vi-
gne. Vi aggiungerò di Giacomo Boulay,
Maniera di ben colth'are la vite^ di fa-
re la vendemmia ed il vhio^ e mezzi di
prevenire e di scoprire le baratterie de'
cattivi vignaiuoli^ Orleansiyia. Mi di-
ceargntamente un sagace conoscitore de*
vignaroli: F/«'/2tìfro/o devesi definire, Vi-
gna loro! Il Piazza, trat, g, cap, 17 : Di
s. Lazzaro e s: Ilaria Maddalena de*
n guaioli fuori di porta Angelica^ di-
chiara che il I." agricoltore, lavoratore e
custode de'campi, orti e giardini fu il no-
stro proto-parenle Adamo, fin da quaq*
do fu tale costituito da Dio, del Paradiso
(F.) terrestre; e molto più colle sue fai»
che e sudori quando per la sua disul)bi*
dieuza ne fu cacciato dai medesimo Dio,
infettando con s) laboriosa eredità tutta
quanta l'innumeiabile sua prole. Adun-
que a dispetto del nostro orgoglio, sian^O
lutti figli di quel primario agricoltore e
ortolano, ch'ebbe in governo il più bello
e delizioso giardino, il più anjeno e fe-
race orlo, La vigna però dopo il diluvio pel
j.° la piantò Noè, altro nostro proto-geni-
tore.NeirEvangelo Gesìi Cristo è chiama-
lo rz'te, e il suo Padre Eterno agricoltO'
/le. Anzi il Redentore risorto appena, coiu-
parve alla Maddalena, sorella di Lazza-
ro, in sembianze d'orlolatio. Perciò i vi-
gnaroli raccoltisi in corporazione nella
Chiesa di s. Lazzaro (^ .), che poi col-
l'ospedale de' lebbrosi prima fu unita a
quello di s. Spirito (il quale nel j 856 dal
papa Pio IX, per l'assistenza spirituale
de'numerosi infern)idel vasto stabilimen-
to, l'allìdò all'ottimo ed edificatile ordine
de' cappuccini , i quali ne presero pos-
sesso a' 12 ottobre. Ad essi in parte del
UNI
Tantica canonica fece fabbricare apposito
cliiostro per loro abitazione, formalo di
due piani dall' egregio architetto conte
Virginio Vespignanijcheseppe dargli for-
ma semplice ed elegante, il quale inoltre
diresse i grandi restauri della chiesa del -
rospedale,ed il Papa a'23 visitò lutto lo
stabili menlo,al modo narralo da'n.'a 35 e
2:|4 ^^^^ G io ma le di Ro /natici 1 856) e poi
q\V Ospedale di s. Maria e s. Gallicano
(del quale e dell' Università Romana ^co-
me dirò in quesl'articolo,ora fu insigne be-
nefatoieild.' Corsi medico giubilato del
medesimo),si costituirono in sodalizio nel
ì 598, con autorità di Clemente Vili, che
gli concesse tutte le grazie e indulgenze
godute dalle altre arti; i vignaroli eri-
gendo una cappella a s. Maria Madda-
lena che presero a loio avvocata, comc-
chè fatta degna deiraccennala apparizio-
ne, col quadro della santa di buon pen-
nello, provvedendola di tutte le suppel-
lettili e di cappellano, ed esercitandovisi
in pie opere. Stabilirono ancora di cele-
brarvi solennemente la sua festa, e quella
di s. Lazzaro nella domenica di Passione;
e co'legati de'benefìci confrali dispensa-
rono doti alle povere e oneste donzelle di
loro condizione, ed aggregandosi all'ar-
ciconfralernita del ss. Sagramento di s,
Pietro in Vaticano. Di più i vignaroli fu-
rono compresi nella congregazione isti-
tuita nella chiesa di s. Vitale, il che dissi
nel paragrafo 4gi^icoltura, il quale con
quello di Ortolani hanno relazione con
questo. Nella chiesa dell'Ospedale di
Mf
della Consolazione ,ì vignaroli
ebbero la propria cappella, ch'è la 4-^ dal-
la parte sinistra dall'ingresso, esprimente
il quadro dell'allares. Gio. Battista. Inol-
tre l'università de' Fignaroli e Mezza-
roli uniti appartenne ancora all' univer-
sità degli Ortolani^ onde nella chiesa di
s. Maria dell'Orto hanno la propria cap^
pella tanto i padrorii vignaroli, che i mez-
zaroli.
UNIVERSITÀ' D'AVIGNONE.Que
bt'aulicaegrau città di Francia nella Pro-
UNI
ycnza^ già capitale della contea del suo
nomee del contado f^enaissino (f,), og-
gi capoluogo del dipnrliinenlo di Valcliiu-
sa, di circondario e di cantone, su! Uo-
dauo, posta in bella e fertile pianura, è di-
stante iSg leghe da Parigi. Pretendono
alcuni, che Carlo il contedi Provenza,
signore d'Avignone e re di Sicilia (/^.)
vi fondò runiversilà degli studi'; ma pro-
priamente l'eresse Papa Bonifacio VII!
colla bolla Conditoris omnuiniy data iu
Anagni ili." luglio i3o3, Bull. Hom. t.
3, par. 2, p. I o I : Erectio Siiidiì genera-
(is in Civitate /4venionis; per le leggi ca-
nonica e civile, per la medicina e per le
arti liberati, col privilegio iu tali facollì)
di crear dottori, perciò una delle più an-
tiche e primitive Università {^.). Bens)
Carlo II ad istanza di Bertrando di Mon-
tilis gentiluomo d'Avjgnone, e di Bernar-
ilo di Valbnona parimente avignonese
dottore in decreti, inviali al re dalla nuo-
va università nel 1 3o4, con suo diploma
l'onorò con auìpli privilegi. Tosto l'uni-
versità fiori e divenne uno de'principali
ornamenti d'Avignone. Imperocché nel
|3o5 eletto Papa il francese Clemente
V, per le mene del famoso Filippo IV il
Delh redi Francia, con islraua risolu-
S'ioue , feconda delle più funeste conse-
guenze, stabiPi la pontificia residenz«i in
l'aranciai e comechè la s. Sede era signo-
ra del contado Veuaissinoe u«) tempo an-
che di parte d'Avignone, per esserne de-
caduto dalla signoria il conte di Toloia
(F.), nel gennaio I 3og trasferì la sua sla-
bile residenza iu Avignone (^.). Noterò
che forse per lale dominazione temporale
della s. Sede il bolognese Tencarani nel
iio'j istituì lìtW Università di Bologna
(F.) il collegio Avignonese per 8 giovani
della diocesi d'Avignone. Nel i 3 1 6 ivi gli
successe Giovanni XXII,che indirizzò al-
l'università con suq bolh, presso il Boi
lario d' Avignone y il VII libro delle /?t'-
cTe^rt//,ossia le cosliluxioni del predeces-
sore, la beneficò e prolesse come già ve-
scovo d' Avignone, sede cl^e ritenue nel
UNI 235
pontificato. Indi successivamente furono
Papi in Avignone, nel i334 Benedello
Xll,nelf 342 Clemente VI,ilq»iale com-
prò da Giovanna I regina di Sicilia Avi-
gnone nel 1 348, nel qual anno ne ritenne
il vescovato, ed altrettanto fece Innocen-
zo VI dopo essergli succeduto nel i352.
Eletto nel 1 362 Urbano V, già professo-
re insigne di canoni deirmii versila, a que-
sta confermò tutti i privilegi che le avea-
no concesso i Papi e altri principi. Nel
j 370 divenuto Papa Gregorio XI, il 7.°
de'fiancesi che successivamente risiede-
rono in Avignone, considerando la papa-
le residenza dimorare fuori del luogo na-
turale, la restituii a Roma nel 1377 ^ ^^
morì nel 1378. In questo eletto Urbano
VI , poco dopo gli stessi cardinali fran-
cesi che l'aveano eletto, scismaticaniente
ribellalisi, dando principio a! grande e
pernicioso Scisma (/ .) d'occidente, osa-
rono creare l'antipapa Clemente VII di
Ginevra, il quale recatosi in Avignone vi
aprì una cattedra di pestilenza, con Ub-
bidienza (/^.)di antìcardinali e nazioni,
le altre co'c.'U'dinali veri restando nell'ub-
bidienza l'omanq de' Papi legittimi. Nel
i394 gli successe nell'anlipapato Bene-
detto XII I, il quale vide sottrarsi dalla
sua pseudo ubbidienza diversi popoli, fra*
quali la Francia, il cui re Carlo VI man-
dò truppe in Avignone per costringerlo
alla rinunzia dell' antiponlifìcato ; ma
egli dopo essersi sostenuto, nel 1409 uè
pa^tì, e si ritirò in Panìscola e in Per-
pignano (^.). L'università d' Avignone,
che in varie occasioni die saggio di sua
fedeltà e divozione alhi s. Sede,appena
espulso l'antipapa, dichiarò con solenne
decreto doversi ubbidire al Pontefice di
Roma. Alessandro V istituì quindi in A.»
vignone un legato rappresentante la s. Se^
de, ed un rettore teinporale pel contadq
Venaissino.il successore Giovanni XXIII
nell'università vi eresse lo studio gene-
rale della teologia, con bolla deh.** set*
temine i4'4» 1*^ accordò altri privilegi,
eda'i3sellembre vi aggiunse ancora lui-
236 UNI
ti quelli concessi da'P/ipi e da altii prìn-
cipi airaccadeooiedi Tolosa e d'Orleans.
Già con bolla del i .^marzo dell'istesso an-
no aveà Giovanni XXIII esoi-lato l'uni-
versità a mandare nunzi al sinodo di Co-
stanza, di cui uìeglio riparlai a Svizzera,
per l'estinzione dello scisma, che ancora
lacerava e teneva deplorabilmente disu-
nita la Chiesa, ed ella puntualmente ub-
bidì. Tutti i Papi, cioè da Eugenio IV
dell 43 1 fino a Clemente VII deli 523,
ebbero in uso di scrivere all' università
d'Avignone, partecipando la loro assun-
zione al pontificalo, come si legge in va-
rie bolle e brevi. Il concilio di Basilea
dopo essere divenuto scismatico e conci-
liabolo esortò l'università con sue lette-
re de'4 febbraio 1 438, di mandare in Ba-
silea alcuno de'suoi dottori, il che l'uni-
versità ricusò d'eseguire senza licenza del
Papa Eugenio IV, il quale con diploma
dato in Firenze nell' istesso anno, avea
notificato all'università d'aver trasferito
il concilio di Basilea nella città di Ferra-
ra; e però avendola esortata ad inviarvi
i suoi oratori, prontamente lo fece, non
ostante che il pubblico d'Avignone aves-
se procuralo di frastornare quella tras-
lazione con somministrare gran somma
di denaro a'basileesi per far trasportare
il concilio nella loro città. Nicolò V esen-
tò gli scolari dell'università dalle taglie
e gabelle, con bolla del i447' '^ succes-
sore Calisto 1 1 1 con bolla emanata da Ro-
ma a'9 settembre i4^5, scrisse all' uni-
versità e a'dottori d'Avignone, parteci-
pando loro la spedizione che apparec-
chiava contro i Turchi^ esortandoli ad a-
ìutare con ogni assistenza e consiglio il
cardinal Cetivodi s. Prassede, da lui in-
vialo in Francia legato a laUre per pro-
muovere la sagra gueria. Sisto IV non
8OÌ0 elevò la sede vescovile d* Avignone
a ujetropolitanu, ma nel 1 482 uni rullizio
della vice-gerenza d'Avignone, tiibunale
che istituitone! i4 i 2 da Giovanni XXIII
pegli oltramontani avea le facoltà di Udi-
tore della Camera^ all' università degli
UN I
studi d'Avignone, con tutte le facoltà ed
emolumenti inerenti; onde 1* università
deputò per vicegerente il dottor Pietro
Ghiciardi, che esercitò l'uffizio fino al
1493, perchè lo depose Alessandro VI.
Questo Papa con stia bolla assegnò al-
l'università, per provvisione de'suoi reg-
genti, la metà degli emolumenti e delle
rendite della vice-gerenza d'Avignone,
restituì pienamente tutte le facoltà e pre-
rogative al detto magistrato, separando-
Io dall'università, e rimettendone come
prima l'istituzione alla s. Sede; e colla
medesioja bolla istituì vicegerente a vita
Clemente de Chorcis, dottore e canonico
di Marsiglia. Per disposizione di Bonifa-
cio Vili era cancelliere il vescovo d'A-
vignone, poi arcivescovo, onde il conferi-
mento delle lauree e de'gradi accademici
si faceva nel palazzo arcivescovile, l'ar-
civescovo conferendo il grado e speden-
do il diploma. In sede vacante a ciò sup-
pliva il preposto della metropolitana. Il
retloredell'università aveail titolodi pri-
micerio, carica annuale che si conferiva
per elezione dell'accademia, sempre a un
dottore di legge. 11 primicerio precede-
va gli altri prelati d' Avignone , e qua-
lunque magistrato nelle funzioni dell'ac-
cademia. Da principio godeva limitata
giurisdizione, ampliata da Leone X con
bolla del i5i 3, concedendogli la giuris-
dizione che aveano sui dottori e sugli sco-
lari i rettori di tutte le altre accadente
di Francia e d'Italia. Il medesimo Papa
con bolla deli5i4j pi'odotla nel BoII<l-
rio d' Avignone , gli concesse non sola-
mente la giurisdizione ini.** istanza sopra
i suddetti, privativamente ad ogni altro;
ma di più ancora, che essendo il priuH-
cerio laico potesse sostituire in sua vece
un chierico, il quale esercitasse la giu-
risdizione nelle cause ecclesiastiche, e oc-
correndo procedesse colle censure nelle
cause laiche; prerogativa veramente sin-
golare e maggiore che la podestà del san-
gue e della vita ch'egli avea sopra gli
scolari e i dottori ; tuttavia polevauo ap-.
UIV I
pellArsi ol pielalo vice-legalo d'Avigno-
ne, li p. Fiintoni, Storia d' /4uiguone e
del contado f tnesino, n p. 34 e seg., ri-
porta una serie de'primiceri deli'univer-
^ità, cioè dali43o a tulio il 1672. Dipoi
Benedetto XIV col disposto della bolla
Sonorum onmiuniy de' io ottobre 1 745»,
presso il Bull. 7l/(7g'/i., t. i6,p. 3?.4, con-
fermò all'univeisità d'Avignone il privi-
legio del foro e de'conservalori, cbe già
le avevano concesso Giovanni XXII, Si-
sto IV e Innocenzo Vili. Fiori questa u-
iii versila particolarmente nelle leggi, e vi
lianno insegnato o vi presero la laurea un
gran numero d' insigni professori in tali
facoltà, così nativi come stranieri. Tali fu-
rono, oltre il nominato Urbano V, il car*
dinal Pietro Bertrand celebre giurecon*
sulto, Oldrado del Ponte italiano, precet-
tore del rinomato Bartolo, il di cui monu-
mento sepolcrale fu collocato iiell' atrio
della chiesa di s. Domenico d' Avignone.
Paolo di Castro italiano, discepolo del fa-
moso giureconsulto Baldo,chiaraato daDe-
cio il dottore della verità^ e il gran Cu-
jacio diceva: Qui non iiahet Paulum de
Castro f tiinicaui vendal ci tniat. Paolo
de Castro fu l'autore de'notissimi recpii-
sili del Castrense, cUe s'interpretano pei*
i frutti del denaro; ed il suo figlio Gio-
vanni trovò ne'monti della Tolfa l'allu-
me, di cbe riparlai nel voi. LVIII,p.i3o.
Altri italiani furono Andrea Alciato, Gia-
sone Mayuo,Sanazzaro Ripa,Emilio Fer-
retti sepolto in Avignone, e Pietro de U-
baldis. Egidio di Beliamera francese, Go-
veano tolosano, e gli avignonesi Garroni-
bus, Stefano Bertrando diCarpentrasso,
Giovanni Gai, Luigi Belli, Ettore dcBel-
lis, Girolamo de Laurenliis , e Tonduti
signore di Sanleggiero, lutti cbiarissimi
per opere dottissime pubblicate. Per pre-
potenza de're di Francia, Avignone e il
contado Venaissino fu lemporaneamen-
le tolto alla Sovranità della s. Sede {^■)t
come fecero neh 663 e 1688 Luigi XIV,
e nel 1 768 Luigi XV ; e definitivamente
ne fu spogliata colla legge del più forte
UNI 1^7
dalla rivoluzione francese nel 1790; al
(p»ale spoglio fu co>lrello convenire Pio
VI nel malaugurato trattato di Tolenti-
no (f^.)t contro il quale però altamente
protestò il successore Pio VII. Riunita
Avignone alla Francia, questa vi stabiPi
un ateneo, ed altri stabilimenti scienti-
fici e artistici. In Roma nel rione Trevi
vi è il vicolo degli Avignonesi, così detto
dal quartiere de' soldati avignonesi che
ivi fu sino al secolo decorso, presso S.Fran-
cesca Romana a Capo le case, il che ripor-
ta Bernardini nella Descrizione de Rioni
di Boma, e perciò pare che dal quartie-
re prendesse nome il vicolo. Non voglio
tacere cbe il cav. Rufìni nel Dizionario
delle strade e vicoli di Roma^crtòe cbe la
chiesa ivi già esistente e spettante alla na-
zione avignonese die il nome alla via,
ninna traccia restando della chiesa. Du-
bito cbe abbia esistito, e credo probabile
la derivazione del nome dal detto quar-
tiere.
UNIVERSITÀ' DI BOLOGNA, ^r-
chigyninasio Pontificio Bononiensi. La
città che gli è nobilissima sede e che gli
recò universale insigne altissima fama,
già Ftlsina Toscana, poi colonia roma-
na e principale della Gallia Togata, è an-
tica, grande, ricca e bella per magnifici
e numerosi edifìzi, anzi pel suo meravi-
glioso complesso di eminenti prerogative
è tale da poter disputare alle italiane ca-
pitali il primato. ^o/o^«tìr(r'.), dopo Ro-
ma, è la 1 .^città delloi^/tìf/o Pontificio, ca-
poluogo della legazione e provincia del
suo nome, ed a'22 novembre 1 85o dichia-
rata dal Papa Pio IX residenza, oltreché
del proprio cardinal legato, del commis-
sario per la legazione delle Romagne, la
quale compose colle legazioni e provincie
di Bologna, Ferrara, Fori), Ravenna.
La Sovranità de' romani Pontefici e del-
la s. Scde(F.) sopra Bologna cominciò
dalla celebre donazione che Pipino re de'
franchi, verso il 755, nel pontificalo di
Steftino III , fece a s. Pietro; il che rilo-
vusi du uua lettera scritta da s. lesolo 1
238 UNI
t)l medesìiDO re, e dal diploma dì Lodo-
vico I il PiOy col quale confeimò le do-
nazioni dell'avo e quelle del padre Car*
lo Magno, Bononìain citm omnibus fini'
bus c^/z/Vj-allrellantoconferuìarono Otto-
ne 1 e Rodolfo I. Per le vicende politiche
e il reggimento libero di Bologna, inter-
rotto V esercizio diretto della sovranità
pontificia, Bonifacio YIII la ricuperò, e
gli fu eretta una statua ornata del Tri-
regno (F.)j nelle mura esteriori del pa-
lazzo pubblico da'bolognesì; da Bologna
più tardi Giulio II necacciòi Bentivoglioj
the l'aveano occupata. Ha i suoi Tribu-
nali di appello, di i." istanza e di com-
mercio; ed in Koma ha il pioprio Udi-
tore di /?o/i7, nel quale articolo parlai del
tribunale della Rota di Bologna, esistito
sino al declinar del secolo passato, ed il
proprio Avvocato Concistoriale; egual-
niente sino al detto teuìpo ebbe Bologna
in Roma il proprio Ambasciatore , del
quale riparlai in più luoghi. Famigerata
negli annali delle scienze e delle arti, fu
ed è appellata Bologna, la dotta^ la ma-
dre degli studi ^ la sede della, giurispru-
denza^ e città turrita per le sue antiche
e superstiti Torri, innalzate per segno di
possanza e nobiltà. Negli antichi sigilli
dell'illustre comune di Bologna e nelle ve-
tuste monete leggevasi: Bonoiùa Docet*
Mater Studiorum. Petrus ubicpit Pater^
legumgue Bononia Materie colla sua fi-
gura. Non solo la città gode rinomanza
per la celebrata sua università degli slu-
di, ma eziandio per l'istituto delle scien-
ze e per le accademie Benedettina e Cle-
mentina, Tuna delle scienze ri[)ristinala
nel ] 829 nella sua originaria costituzione
da Pio Vili, l'altra di pittura , scultura
ec. fu nel principio del corrente secolo
rifusa nell'ai luale pontificia accademia di
belle arti. Il locale della moderna uni-
versità contiene molli gabinetti scientifi-
ci, una biblioteca pubblica, l'osservatorio
oslronomicoec.L'illuslre e antica sede ve-
scovile originata nel III secolo, elevata a
metropoli neh 582 dui suo maguauimo
UNI
concittadino Gregorio XIII, fino ali 855
ebbe a sufìVaganee le sedi vescovili di Mo-
dena^ Carpi e Pieggio di Modena j ma
in conseguenza del preventivamente di-
sposto da Gregorio XVI , per la forma-
zione della provincia ecclesiastica di Mo-
dena e ad istanza del suo duca sovrano
di tali diocesi, verificatosi a' 1 3 aprile cul-
la morte del cardinal Carlo Opizzoni ar-
civescovo di Bologna, fu Modena capita-
le del suo ducato eretta in metropolita-
na e colle altre due sedi sottratta dalla
giurisdizione metropolitica di Bologna;
COSI i vescovi di Carpi e Reggio divenne-
ro suffragauei dell'arcivescovo di Mode-
na, al quale inoltre furono soggettate pel*
suffraganee \esti\ìd\Guastalla,e dì Mas-
sa e Carrara de*medesimi stali Estensi^
da ultimo ampliali con cambi di terri-
lorii di Toscana (P.) e di Parma-Pia-
cenza (T.). Il tutto si elfettuò con bolla
de'22 agosto del regnante Pio IK, dichia-
randosi invece suffragane! dell'arcivesco-
vo di Bologna i vescovati di Forlì e di
Faenza j ora di Puivennaj il che però a-
vrà esecuzione alla vacanza di quest'ul-
tima metropolitana. Di queste nuove cir-
coscrizioni di diocesi ragionai ne* voi.
LXXVIl, p. 273, LXXVIII, p. 55. Del-
la celebratissiuKi e cospicua città di Bo-
lognay mi è di pena non aver potuto de-
scriverla come merita, avendo dovuto al
suo articolo limitarmi a ({uella più com-
pendiosa brevità colla quale procedei ne-
gli inizi di questa mia opera in tutti ì si-
mili articoli, perciò neppure ne descrissi
Tampia, illustre e fertilissima provincia e
legazione; come noi feci per le nobilissi-
me Ancona y Ascoli^ Benevento y^w^\>\\\.o
però in tanti articoli. Camerino^ e Civi-
tavecchia per la quale potei farlo nel voi.
LVIII, p.i3o, trattando di Roma e de*
luoghi della Coniarca di Roma^ nel qua-
le articolo non li avea descritti ; in coe-
renza al mio metodo poi variato, a istan-
za di moltissimi amorevoli associati, on-
de rendere più importante il mio Dizio-
nario, che ormai giganteggia quasi cuci-
U N I
clopetìico, ed è presso al fine, pel favore
costante cle'Ioio generosi e nobili confor-
ti e per in manilesta benedizione eli Dio.
Tutlavoltn, sia di Bologna, sia delle al-
tre nominole cnpitaiidi provincia e sedi
arcivescovili o vescovili, come tali ne ri-
parlai in qne'moitissimi articoli, colie no-
zioni che si congiungeranno nell'^lndice, e
così figureranno più ampi ; sistema di
cui resi ragione altrove, come nel voi.
LXXVll, p. 274» "^1 rilevare che all'op-
porlunità altrettanto praticata vantaggio
d'altri articoli, quali aggiunte, o per ri-
ferire avvenimenti che li riguardano, ac-
caduti dopo la stampa de'medesimi, co«
me delle Strade ferrate, de* Telegrafi
(/^^.), de'quali riparlai a Università ar-
tistiche per analogia al commercio. Se
poi Dio mi concederà di scrivere le poche
vagheggiate Jddìzìoni^ sempre indispen-
sabili in opere voluminose e di svariato
argomento, procurerò di ridurre l'artico-
lo Bologna, e gli altri nominati che ne
abbisognano, nelle proporzioni e col siste-
ma degli altri posteriori e più dettagliali
<lopo l'accennata ampliazione del mio
proponimento. Quanto alla città e sede
il'Ancona. comeché nella diocesi unita a
quella d'£//72^//^, in quest'articolo vi sop-
perii; e quanto a Camerhìo, avendo l'ar-
civescovo la perpetua amministrazione di
Treia^ in tale articolo riportai diverse no-
tizie sulla sede Camerinese. L'università
di Dologna è da molli qualificata: Madre
di tutte le altre Z^/znvT.v/f^ d'Italia, prin-
cipalmente nella Giurisprudenza^ .scien-
za e fonte di sapere ihe interpretando le
Leggi giustamente le applica precipua-
mente nel Tribunale, e perciò in tale ar-
ticolo tornai a ragionarne, ^'e fecero di-
versi la inqiortanle storia, in uno a quella
de'piofessori, e fìa gli altri molti che giù-
stanienle la celebrarono, ricorderò i se-
guenti. Mauro Sarti abbate camaldolese,
De Claris Arch^gimnasii Bononicnsis
professoribus a sa eculo XI usque adsae-
culuni XIk\ BononiaeTyp. Leliisa Vul-
pc 1 76^). Quel dollissimo monaco , per
UNI ' 239
commissione del glorioso Benedetto XIV
bolognese, si accinse all'impresa di que-
st'opera. Egli compì ciò che appartiene
a' professori del Diritto civile e canoni-
coy della Medici naytò. in parte delle Zye^
tere umane, le quali elasii formano qua-
si tolta lai. 'parte del 1. 1. Dislese anco-
ra la serie degli arcidiaconi della chiesa
bolognese, a'quali per bolla d'Onorio 111
fu data la soprintendenza dell'universi-
tà, e ciò forma l'argomento della 1.^ par-
te del tomo medesimo, tutto con eccel-
lente metodo. 11 p. Fattorini, altro dolio
camaldolese, cessato di vivere il p. Sarti,
fu incaricalo di completare tale storia, ma
fuori della prefazione e d'un'aggiunla in-
torno i professori di Teologia e Filóso-
fia^ con aver disposti i monumenti dal
Sarti raccolti, e si leggono nella 2.' par-
te, altro non fece, lasciando cosi abban-
donala un'opera, la qualeconipila avreb-
be accresciuto lo splendore de'fasti scien-
tifici dell'antichissima università di ^o-
logna.BenedeltoMorandi,0/tì5f/o JfX^/i-
dibus civilatis Bononiae StudioruniyVtO'
noniae per Hugonem de Rugeriisi4Bi.
Questo poeta ed oratore colla sua eia-
ganlissima orazione fece conoscere la sua
dottrina e il suo amor pa t rio, ram menta n -
do in essa i più celebri bolognesi che fio-
rirono nelle lettere belle. Die occasione
all'orazione l'aver Pio H ammessi in pub-
blica udienza gli ambasciatori senesi suoi
concittadini, prima de'bolognesi; ond'e-
gli per sostenere il decoro patrio con ar-
gomenti storici, 7 anni dopo la pubblicò
per la celebrazione delle nozze d'Ercole
I duca di Ferrara con Leonora d'Arago-
na, alle quali intervennero gli ambascia-
tori bolognesi e senesi. Aldo ftlanuzio Kl
ristampò in Boma nel 1 589, ma con va-
riazioni.Nicola Burzio, Bononia illustra-
ta^ Bononiae ex oflìcina IMatonisde Be*
nedictis i494' i^dogiuni Bononiae^ (piit
hujus Urbis amoeidtas , situs nee non
docloruni singulor. at<pic illustrium vi-
ror. inbnunienta reseriintur ^ Bononiae
149B.GÌ0. Nicolò Alidosi Pii'quali, Dot-
24o U N 1
tori bolognesi di teologia, filosofia^ tnc'
dicina td arti Hhcrali dall'anno i ooo
per tutto il marzo ìSi^y Bologna per ISi-
colò Tibaldini i623: Dottori forastien\
che in Bologna hanno letto teologia, Jì-
losofia^ medicina ed arti liberali , con
li rettori dello studio dagli anni looo
sino per tutto il maggio 1623, Bologna
pel Tibaldini 1628: Appendice^ dichia-
razioni e correzioni al libro de dottori
bolognesi di legge canonica e civile per
tutto il 6 agosto i&iZ , Bologna pel Ti-
baldini i GaS; Dottori bolognesi di legge
canonica e civile dal principio diessi per
tutto Iranno 16 ig, con li viventi per or-
dine del loro dotiorato,\jo\o'^iia pel Coc-
chi» 661. Gio. Bultisla Gavazza, Catha-
logus omnium doctorum collegiatorum
in artibus liberalibus, et infacultate me-
dica incipiendo ab armo 1 1 56, usque ad
<7««. 1664, Bononiae Typ. Monti. Pelie-
giino Antonio Orlandi, Notizie degli
scrittori bolognesi e dell'opere lorOy Bo-
logna 1714» osserva che il detto catalogo
l'avea disposto i'Alberliui, mentre alni lo
dicono opera del Montalbani. Giovanni
Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolo-
gnesi ^Boìo^naiìeìlix stamperia di s. Tom-
maso d'Aquino 1781. Questa biblioteca
degli scrittoti bolognesi, critica ed esal-
ta, fu continuata anco colia collaborazio-
ne di Francesco Fiori. Ovidio Montalba-
ni , Clarorum aliquot doctorum Bono-
niensium Elogialia Cenotaphia, Bono-
niae 1640. Gio. Giacinto Vogli, Tavola
cronologica degli uomini illustri dell' u-
niversità di Bolognafì\'\i'j26. Barlolo-
meo Alberlini, Cathalogus omnium do-
ctorum collegiatorum in artibus libera-
libus et in facullatc medica^ incipiendo
ab anno i 1 56 scholarum Bononiensium^
editus a Jo. Bapt.Lavatio,'Bouon'ìae Jac.
Monti 1 664. Narra la Cronaca della ve-
nuta e dimora in Bologna di Clemente
VII per la coronazione di Carlo V im-
peratore celebrata l^annoiS^o (strepi-
toso avvenimento di cui in tanti luoghi ra-
gionai e ricordali uel voi. LX Vili, p. 1 2 1 ),
U N I
pubblicata dal eh. Gaetano Giordani con
preziose erudizioni e ducun.enli, che pia-
cendo a Cario V si avesse durevole me-
moria della sua dimora ìu B<jlogua, e fos-
se ricordata con soddisfazione non solo
da'bologuesi, ma altresì per mezzo di co-
loro, che d'ogni nazione concorrono ad
imparare le buone scienze, e addottorar-
si Mell'aulico e famoso studio di Bologna,
sopra gii altri privilegi, conceduti già in
addietro da ««olii Pontefici, imperatori
e re, volle egli pure fornire l'università di
Bologna d'un suo onorarissimo privilegio,
concedendolo al collegio legale o de'lel-
tori legisti, e volle cioè approvare e con-
fermare i privilegi tutti in precedenza
concessi e goduti a benefizio ed onore
deli' antiche scuole di questo rinomatis-
simo studio. Diede quindi a'ieltori legi-
sti di collegio, quali aveano facoltà di ad-
dottorare, che potessero a loro piacimen-
to crear cavalieri quanti pigliassero, da
essi collegiali, le insegne dottorali; e pre-
scrisse che li dottori viventi, in preceden-
za aggregati al dello collegio e quelli am-
messivi o accettati per l'avvenire, senz'ai-
tra ceremonia fossero per tale privilegio
cavalieri aureati dello Sperone d^ oro
(/ .) e conti Palatini (/ .) , ed avessero
per dirittQ tale grado e potessero n»olte
prerogative usaie, le quali venivano con-
cedute nell'ampio e autentico decreto im-
periale che fu poi stampalo con questo
titolo: Doctores Bononienses collegiati in
Iure Pontificio et Caesaieo creantur E-
quìles aurati y ti Comi tes palatini ^ eoruui-
que singulisj ac Collegiis in JJniversuni
plura conceduntur privilegia yfacultates^
et prerogativa ec. Daluni Bononiae die
i5 januarli ìS'òo. Il Mazzetti aggiunge
ancora i privilegi di crear notari, legitti-
mar bastardi, confermare o rimuovere
tutori, ed altri confermati da'Papi Pao-
lo III, s. Pio V ec. Si ponno vedere gli
opuscoli : Privilegia Palalinatus Caroli
V imperatoìis in ampia forma prò Col-
legiis Pontificii et Caesarei j'uris, Bono-
niae i Sj'anuar. 1 53o. AngeloGoggijCo/»
UN I
legiì Bononiensis Doclorum Pontifìcii nei-
licety et Cnesarei juris on'gOy et tìotes, Bo-
ìioìùiìiwj ro, lyp. Hnrbiroli. Inolile Car-
io V a'24 'ebbraio si degnò concedere e
condecorareil collegio filosofico degli ar-
tisli, Doclorum arliiimel/nedìcinne,i\\m
privilegio ampio e aulenlico, in confor-
mila del concesso all'allro collegio de'Iè-
gisti, e specialmente che fossero cavalieii
aureati e conti palatini, e potessero egtuil-
mente far cavalieri quanti da essi in forma
pnl)l)lioa fossero addottorati. Questi pri-
vilegi fiiiono confermati da* Papi Paolo
lIIjS. Pio V e Gregorio XI li. Con tali pri-
vilegi si confermò a Bologna il glorioso
titolo di Madre degli studi; onde ben a
pioposito fu dello , essere di lei speciale
prerogativa lo ammaestrare, similmente
die il governare ritenevasi fato proprio
dell'alma Roma. Allora eravi un rettore
delTuniversità degli scolari oltramontani
e cilramontani, com'era a quell'epoca es-
sa divisa; comprendendosi nella i." classe
o oltramontana 24 nazioni^ senza conta-
re la nazione alemanna, che avea retto-
re e privilegi a se; e 11 nazioni forma-
vano la cilramontana o 2.',comepuò ve-
dersi dalle costituzioni stampate. L'uni-
versità o collegio degli artisti classifica-
vasi nelle nazioni italiana ed esterna. L'i-
taliana comprendeva le clas<ii lombarda,
romana e toscana. L'esterna era divisa
in due classi oltramontana e oltremarina.
Le nazioni aveano un capo o rettore e li
priori mensuali; la na/ione oltramontana
conteneva inoltre due presidenti o procu-
ratori, clie stavano in rango dopo i primi.
Di tali divisioni può aversi maggior con-
tezza nelle Costituzioni^ Leggi e Rifor-
rnanze dello studio pubblico, più volte
slampate.L'encomiatoGiordani nella no-
ta 192 e altrove riporta un bel nun)ero
di scrittori che celebrarono Bologna qual
prima sede della giurisprudenza, ed illu-
strarono questa parte dell'italiana sapien-
za; e di dottori che resero l'università di
Bologna sempre magnifica, ricordali nel-
la storia di i'anziroli Guidi, De claris It'
VOL. LI XXIV.
UNI 241
gimi intèrprefìhwiy llb. iv, Llpsine 1721;
e circa i legisti più celebri della bologne-
se università, e pegli statuii stampali di
questa, è da consultarsi De Savigny, Hi-
sloire du Droil Rornaiu oh moyen age^
Paris 1839. Nel 1840 furono pubblicate
in Bologna co'tipi di s. Tommasod'Aqui-
no : Memorie storiche sopra Vunì\'ers'ìlà
e V istituto delle scienze di Bologna , e
sopra gli stabilimenti ed i corpi scientìfi-
ci alla medesima addetti, compilate da
Serafino Mazzetti bolognese archivista
arcivescovile. Con questo benemerito
scrittore per guida, compendiandolo, ten-
terò di dare un'idea del vasto argomen-
to da lui egregiamente trattato, con l'ag-
giunta di qualche nozione, seguendo il
suo metodo, sino al presente.
L'università antica di Bologna fu in sì
alla fama che vi concorsero a migliaia
quanti erano in Italia e in Europa sj}i-
rili gentili e desidei'osi di civiltà e dollri-
na. E riverita anche oggidì qual madre
universale delle più splendide figlie che
illuminano con tanta luce di sapienza
Germania, Francia, Inghilterra, Olanda
e tutto il Nord dell'Europa. Dell' origi-
ne e de'fafti principali dell' università si-
no al presente. L* università di Bologna
dicesi fondala dall' imperatore Teodosio
li il Giovane, ad istanza di Papa s. Ce-
lestino I (altri, e Io rilevai aBoLor.NA, nel
citare quest'articolo, dicono ad istanza
del glorioso vescovo s. Petronio), all'ef-
fetto di moderare, render disciplinati e
proclivi alla virtù gli animi vigorosi di
que'lempi, intenti unicamente a deplora-
bili continue guerre e intestine discordie
di dispute religiose, ed infetti tuttavia ilel-
le pestifere massime dell'empia eresia de-
gli Ariani. Ciò si vuole avvenuto, come
volgarmente credesi, nel 4^3, ma invece
di documenti e dell' autografo diploma
del pi eteso fondatore di essa Teodosio II,
che vuoisi perito nell' incendio del i3i3
dell'archivio pidjblico, si conservano sol-
tanto delle copie m«s. e stampale, comu-
nemente però giudicale apocrife. Molli
16
2^2 UNI
sono gli oulori e le opere che l'accennano
originala in lai epoca, licortlali nell'/w-
foi mozione storica sullo studio di Bolo-
^nti^rnss. esistente nell'aichivio dell'anli-
co collegio medico; e molti gli altri inss.
e gli atti auleulici che cos'i concoidemen-
ie ne tiasmisei'o la meisoria sino al pie*
«ente, che il Mazzetti in numero di 5o ri
porla a p. 281; oltre gli atti di aggrega-
zioni e statuti de' collegi teologico, le
gale, medico e filosofico antichi esistenti
[iresso l'archivio arcivescovile di Bolo-
gna (di questo ne dà contezza l'opusco-
lo pubblicato nell'occorrenza del pos-
sesso personale preso della sua sede di
Bologna dall'odierno degnissimo pasto-
re: L* Archìvio ^entrale arcivescovile de-
scritto dal suoarcìùvista Serafino Jdìo-
rm/,Bologna 1 856, tipografia delle Scien-
ze). Anzi osserva pure, che Carlo V nel
discorsodiplomaancor egli altri bui aTeo-
dosioil la fondazione dell'università. Mal-
grado però tante uniformi opinioni, il cele-
bre modenese Muratori, Disstrt. 3/\.''De'
diplomi e carte antiche dubbiose efalsej
e 44'^ Della fortuna delle lettere in Ita-
lia dopo l'anno di Cristo 1 1 00, e dell'e-
rezione delle pubbliche scuole e univer-
sità, come con esso parlando dell'origine
e primordi delle Università in quell'uiti-
colo rilevai, nel ragionare di questa di Bo-
logna, oltre il riferito ut suo] Annali d' I-
talia, fu del parere, facendone convenire
alcuno degli slessi contemporanei dotti
bolognesijche il (àmoso IrneriooWiirnie-
ri (detto da alcuni milanese, da altri te-
desco, ma più verosimilmente bolognese),
chiamalo per antonomasiaZe< ter// tìr/f/7'zV,
fosseili.**che aprisse in Bologna scuola di
giurisprudenza romana, e che da lui a-
Tesse principio questo studio generale©
università neh 1 16 circa, o anche alcun
anno prima e verso il i 102, consistente
in origine in uiì solo lettore, e dipoi suc-
cessivan)enle accresciuto dell'altre scien-
ze e arti liberali, per cui si formò in pro-
gresso una compita università, che por-
lo il vanto di prin)arìa fra l'italiane. Ag-
UN I
giunge inoltre,es8ere un'impostura del se-
colo seguente il vantalo diploma di Teo-
dosio 11, da cui si vorrebbe fondala, ed
itnpugna altresì chi ne attribuì l'istituzio-
ne a Carlo Magno. Alcuno non contrasta
a Bologna il giusto vanto, che prima d'o-
gni altra città aprisse pubbliche scuole
di giurisprudenza; e (|uanto alle svariale
opinioni e controversie di quelli che scris-
sero prò e contro al privilegio Teodosia-
no, il Giordani ne ricorda diversi nella
notai 89, Ira'quali illibreltodi mg.'^Mar-
sigli: Delle prerogative del Cancellierato
maggiore dello studio generale di Bolo-
gna, carico depositato nelV arcidiacono
della metropolitana di essa città , Bolo-
gna, Pisani eredi 1692. Alessandro Mac-
chiavelli ci die: Augustalis Theodosiani
Diploma ti s apologia prò Archigymna-
Sìo, Bononiaei726. Ma è censurato, co-
me mancante di critica. Secondo il sud-
detto catalogo de Dottori bolognesi di leg-
ge canonica e civile, óì Alidosi Pasquali,
fu invece certo Peppo ili.*' che nel 980
circa cominciò od esporre leggi , e che
scrisse alcune glose sopra i testi, di cui
fa menzione Odofredo. Da un confronto
fatto dal Mazzetti sull'epoca delle fonda-
zioni delle più antiche Università (f^-Jt
sembra la bolognese sia la più antica di
tulle, del qual sentimento fu pui e Mura-
tori, pel narrato con lui in tale articolo.
]VeI medesimo feci cenno dell'origine, ri-
nomanza e pregi della bolognese univer-
.sità; dicendo pure che a'teujpi d'Onorio
III già eravi istituita la cattedra di teo-
logia. Sia comunque, è certissimo che
l'università di Bologna giunse a tanta fa-
ma dappertutto, che celebrata co' riferi-
ti gloriosi epiteli, mite lenazioni per mol-
ti secoli vi concorsero, molle delle qua-
li vi fondarono collegi per mantenervi i
loro studenti, il numero de' quali giunse
sino a 10,000, che produssero alla città
immense ricchezze, percagion delle qua-
li potè essa divenir potente, orgogliosa e
forte contro tutti i vicini non solo,ma poter
combattere e vincere talvolta i veneziani,
i signori ili Milano, e persino Timperalore
Federico li, il quale di ciò furteiuente in-
dispellito, volle neh 225 far divieto del-
io studio generale di Bologna, acciocché
gii scolari si recassero a quello di Napoli,
suo dominio, da lui nel precedente anno
istituito, con invitar colà insigni profes-
sori dell'arti edelle scienze. Alla loi o vol-
ta i bolognesi si vendicarono, poiché guer-
reggiando co'modenesi, nel ii^'j fecero
prigione il di lui figlio naturale Enzio re
di Corsica e di Sardtgna^ e non volle-
ro mai restituirlo. Avendo Clemente V
trasferito la residenza papale in Francia,
fece legato di Bologna e Romagna il car-
dinal Francesco Napoleone Orsini, il qua-
le ritenendosi non guelfo, e non essendo
riuscito a ridurre in pace il popolo bolo-
gnese agitalo dalle fazioni, massime de'
Guel/ie Ghibellini (T .), si ritirò in Imo-
la, donde a'2 1 giugno 1 3o6 scomimicò i
magistrati di Bologna, privò la città dello
studio, scomunicando chi vi andasse a stu-
diare; il che fu la fortuna di Padova, a
cui passarono quasi tutti gli scolari. A se-
cx)nda del rainmentato nell'indicalo arti-
colo, pare che la pacificazione avesse luo-
go nel I 3g8. Ma Bologna non lardò mol-
lo ad insorgere,perquanton:irraiin quel-
l'articolo,contro il carditialPougel oPog-
getto , nel punto che Giovanni XXII si
proponeva da Avignone recarsi a Bolo
gna ed ivi stabilirvi la pontificia residen-
za; onde il cardinale costretto alla fuga
in Toscana^ ascese al potere sovranoTad-
deo Pepoli , e non avendo potuto Bene-
detto XII ottenere la ripristinaziotie del-
la calma nella città, con sua bolla rivocò
i privilegi dell'università, ed ordinòsotto
pena di scomunica a* professori ed agli
scolari di partirsene. Però essendosi sot-
tomessi i bolognesi,protestando che la cit-
tà e il territorio apparteneva ni principa-
to temporale della s. Sede, e facendo di-
verse promesse. Benedetto XII levò l'in-
terdetto, assolse i bolognesi dalle censure,
ristabilì l'università, e dichiarò governa-
tore di Bologna per 3 anni il Pepoli, ca-
U N I 245
poparle de* rivoltosi concittadini. Cosi
Taddeo divenne legittimau)ente signore
famoso e magnifico della patria, col tito-
lo di vicario di s. Cliiesa a'26 marzo 1 34o.
Lo stabilimento della nazione alemanna
agli studi di Bologna, da que'che credo-
no istitutore dell'università Carlo Magno,
si vuole derivato dopo che quel principe
nel 774 soggiogò compiutamente i Lon.'
gobardiy principati dominatori d' Italia.
Qui trovo opportuno di parlare de' me-
morati collegi fondali in Bologna a como-
do degli scolari di varie nazioni. i.° Col'
legio Avi-gnonese. Nel 1257 ZoeneTen-
carani nobile bolognese, professore e ar-
ciprete della cattedrale, ordinò che fosse-
ro mantenuti allo studiò di Bologna 8 gio-
vani della diocesi d'Avignone; parte della
cfual città col contado Fenaissino^ di cui
era capitale, apparteneva già alla signo-
ria temporale della s. Sede. Papa Euge-
nio ly abolì il collegio, e ne applicò l'en-
trate al collegio Gregoriano. 2.** Collegio
Bresciano. Neil 326 Guglielmo da Bre-
scia, medico di Clemente V e arcidiaco-
no di Bologna, ordinò a'7 maggio 1 326
l'istituzione d'un collegio per mantener-
vi un certo numero di scolari di qualsi-
voglia nazione, da eleggersi dall'arcidia-
cono prò tempore di Bologna. Volle che
venissero istruiti nella metafisica, e nella
fdosofia morale e naturale. Fu aperto in
una casa acquistata da'Belvisi dirimpet-
to al'a chiesa di s. Barbaziano. Sussiste-
va anche nel 1 434» ed in appresso venne
soppresso, e le sue entrate unite al detto
collegio Gregoriano. 3.° Collegio Reggia-
no. Nel i362 (iuido Bagnoli di Reggio,
medico di Pietro re di Gerusalemme (cioè
Pietro l re di Cipro che s'intitolava pu-
re re di Gerusalemme), con testamento
de' 12 ottobre ordinò che si comprassero
tanti bèni nel Bolognese pel valore di scu-
di i5oo, e che le rendite di essi venisse-
ro distribuite a* poveri studenti reggiani
in Bologna. Paolo 111 con bolla de' 28
mar/.o iSSg, e s. Pio V con altra bolla
de*i7 genuaioi566, concessero Tarn mi-
244 ^ ^ I
nislrazione de'beni medesimi al vescovo
j)ro tempore di Bologn.!, che disliihuiva
le rendile a'niedesiiin poveri scolati reg-
giani. Prelese il vescovo di Heggio d'a-
ver diritto a tale amministrazione e di-
stribuzione; ma il cardinal Lodo vicoLudo-
visi arcivescovo di Bologna in forza delle
precedenti pontificie abilitazioni, con de-
creto de'5 novembre 1624 applicò perpe-
tuamente i beni del collegio al suo seini-
narìoarcivescovile, come a quello che fin
allora a vea sussidiali ideili poveri reggia-
ni. 4'° Collegio di Spagna. Nel i364 il
celeberrimo cardinalEgidioAlbornoz, già
arcivescovo di Toledo (nel quale arlico-
10 ricordai parie degrinnumerabiii luo-
ghi in cui celebrai le sue magnanime ge-
sta e generoso testamento), legalo di Bolo-
gna, con testamento de' 29 settembre or-
dinòjcbe col rimanente de'suoi beni si pro-
cedesse olla fondazione d' un collegio in
Bologna , col nome di Casa Spaglinola
e sotto la tutela di s. Clemente 1 Papa suo
1. "titolo cardinalizio, a comodo di 24 sco-
lari nobili spagnuoli casligliani, compre-
si 3 aragonesi e un portoghese, da nomi-
narsi alternativamente ogni 8 anni da'
prelati e capitoli voluti dal testamento
stesso , ed a norma anche del prescritto
da Benedetto XIV a*i5 noven)brei74i'
11 testamento è riportalo neW Hisloria
della vita et gesti del cardinal Egidio
AlbornolìOy di Francesco Stefano rettore
del collegio degli spagnuoli di Bologna,
ivi 1 590. Ebbe principio a'6 marzo 1 365
in alcune case ac(|uislale da'Dellini nella
parrocchia di s. Maria delle Muratelle,
dagli esecutori testamentari d. Ferdinan-
do Alvaro Albornoz e d. Alfonso Fernan-
do. Condotta a fine la fabbrica del nuo-
vo collegio nel giugno dello stesso antio,
vennea preferenza d'altri collegi spagnuo-
li in Bologna preesistenti, intitolalo Colle-
gio Maggiore, e ne fui. "rettore lo stesso
d. Ferdinantlo Alvaro. Molli danni soffrì
il collegio nelle guerre del 1 5 1 i , che Giu-
lio li collegato cogli spagnuoli e veneti,
ebbe con All'ouso 1 duca di Ferrala suo
U NI
feudatario e partigiano de' Bentivoglio,
spalleggiato da'francesi; poiché il cardi-
nal Alidosi legato di Bologna avendo ce-
duto tal città a'francesi, questi sospeltan-
do che soldati spagnuoli fossero nascosti
nel collegio, vi entrarono a forza, vi fece-
ro molti guasti, ed olfesero alcuni colle-
giali. Tra questi fiorirono moltissimi il-
lustri per dottrina, dignità e santità di vi-
ta, e fra gli ullimi il b. Magno Alvaro O-
sorio; e il b. Pietro d'Arbues, in contem-
plazione del quale tutti i convittori godo-
no la prerogativa d'essere aggregali alla
cilladinanza di Bologna. Il collegio in va-
rie epoche accolse ospiti illustri, come Pio
VJ a'3o alaggio 1799, nel suo passaggio
allorché fu condotto in deportazione a Va-
lenza; Lodovico I red'Etruria a* io ago-
sto 1801 nel recarsi in Toscana al nuovo
suo regno, colla sposa Maria Luigia , la
quale divenuta vedova e reggente, quan-
do fu costretta d' abbandonare il regno
vi tornò a* i4 marzo 1807 co'flgli Carlo
Luigi poi duca di Lucca e indi di Parma,
e M.* Luigia Carlotta, da ultimo defim-
ta in R^oma tra il compianto universale,
recandosi a Madrid e portando seco il fe-
retro dell'esiinto marito. Soppresso il col-
legio nel i8i2 da Napoleone I, e devo-
lute le sue proprietà al monte Napoleo-
ne, l'antico e insigne edifizio rimase non
curalo e corse pericolo d'essere distrutto;
ma neli8i4 Ferdinando VII re di Spa-
gna, mediante trattato concluso poscia
nel 18 19 con Pio VII, ne procurò la re-
stituzione a'rainistri di Spagna, con l'as-
segno d'altri terreni invece de' perduti.
Vennero in seguilo ripristinali i privile-
gi e rimessi in vigore gli slaluli, con al-
cuni cambiamenti nell'amministrazione,
come la nomina regia a vita del rettore.
Il numero de'collegiali variò secondo l'e-
poche, ed al presente per le vicende po-
litiche della Spagna è sospeso l'invio de*
collegiali, non essendovi che un vice-ret-
tore e un cappellano, oltre alcuni inser-
vienti. E sotto la protezione del sovrano
di Spagna, e la dipendenza in di lui lue-
UNI
go del cardinale più anziano clell.i nazio-
ne spaqiiuoln residente in Roma, il quale
comunemente si faceva lappresentaie
dall'arcivescovo prò tempore di Bologna,
che perciò portava il titolo di compro-
tettore, avente facoltà di visitare il col-
legio e rivedere i conti ogni anno, po-
tendo in caso di suoimpedin)ento essere
praticata questa visita dal di lui vicario,
duir arcidiacono della metropolitana , e
dal priore de'soppressi Olivetani di s. Mi-
chele in Bosco, come leggesi negli statuti
impressi in Bologna nel 1648 co'lipi Be-
nazzi. Era governalo da un rettore spa-
gnuolo. Alla metà cirea del decorso se-
colo vi fu unito l'altro collegio pe'pove-
ri studenti, ma non nobili spagnuoli, fon-
dato dal d/ in medicina Andrea Yives
d'Alcanzia, e che esisteva sotto la parroc-
chia di s. Lorenzo porla Sliera nella via
J'ralello. Abbiamo di Giovanni Pineda,
Proles Aegidimia, seu Cntalogns illw
st ri li ni vii ora m ^qiù ex in i ign i Collegio
1)1(1 Jori s. Clfintnlis Ispaniariun Bono-
ììiat (legenlium prodiere, Bononiae 1 624,
typ. LoMghi. l^rancesco Savaro, Descri-
zione del Collegio Maggiore di s.Clenieii'
te di Spagna in Bologna ^ ivi pel Monti
1664. Gregorio di Paiga, La Fenice di
Bologna in occasione di celebrare l'ar»
rivo di Filippo V in luiliaf aggiuntavi
una breve descrizione del Collegio di Spa-
gnay Bologna lyoS pel Monti. La CVo-
naca pubblicata dal eh. Giordani, rife-
rendo la visita falla dall'imperatore Car-
lo V nel i53o (lo visitò pure nel 1539)
all'almo collegio reale di s. Clemente de'
nobili spagnuoli, parla della fabbrica in
foggia d'aulico forlilÌ2Ìo,dellefsue pregevo-
li piUure,delIachiesa,della ricca bibliote-
ca Albornozziana. L'imperatore Carlo V
concesse ampio privilegio al collegio in fa-
vore degli alunni che pegli sludi fatti neh
runiversità di Bologna, con distinta lode
nelle varie scienze si laurea vanojcioè ch'e-
glino godessero ile'medesimi privilegi ac-
cordati a' laureati delle piìi celebri uni-
versità di Spagna. U Giurduui l' illustra
U N I 245
con noie, cominciando dal riportare un
bel numero de'principali scrittori dell'in
signe collegio, cavati da quelli pubblicati
ne'suoi Cenni storici dell'almo real Col-
legio Maggiore de' nobili spagnuoli in Bo'
logna, ivii834: tratta delle rare edizio-
ni e degli scrittori della biblioteca Albor-
nozziana; dice ch'è tradizione che i primi
stampatori, essendo inseguiti dalle perse-
cuzioni degli scrittori amanuensi, si rifu-
giassero nel collegio spagnuolo, e ivi nel
1464 cominciassero a stampare un'ope-
ra, mentre nell'altra di Baldassare Azzo-
guidi bolognese, questi è detto prìmus in
sua civilale artis fmpressoria inventar,
Bononiae i ^j o.Cììc'x collegiali diSpagna,
dopo 5 anni di studio, prendevano lau-
rea dottorale nella facoltà acni eransi de-
dicali, di teologia o di leggi civili e cano-
niche, per godere nella Spagna del pri-
vilegio concesso da Carlo V agli addot-
torali nella bolognese università. Ripor-
ta l'iscrizioni esistenti nelle pareli della
chiesa del collegio. 5° Collegio Grego-
riano. Neil 371 Papa Gregorio XI (col-
la bolla Hessanclissiinajdi\Uì\i\ Avigno-
ne a' 18 dicembre 1372, Bull. Rom. t. 3,
par. 2, p. 340: Collegiuniincivitale BO'
noniensiase Gregorianuni nuncupatiini
excitatf eidenique dotem assignat, StatU'
taquc , et ordinationes prò bono regintì'
ne magistronun, et scholariuni inibi de-
gtntiuni decernil) ordinò la fondazione
d'im collegio, che si appellò del suo no-
me, a vantaggio di 3o poveri giovani de-
diti allo studio della medicina e filoso-
fia. Fu quindi couiprato da'Pepoli un pa-
lazzo nella parrocchia di s. Agata, ove si
fondò il collegio, al quale vennero in se-
guilo imite le sostanze di quelli Avigno-
nesee Bresciano. Il famoso cardinal Cos-
sa legato di Bologna, già arcidiacono del-
la cattedrale e dottore ne'due diritti, poi
Giovanni XXI 11, per avversione al fon-
datore, vendè il collegio e ne cacciò gli
allumi; ma tal vendita riuscì ili niun va*
loie , poiché il collegio esislevji anco nel
1437 , e l'unioni ad esso de' menlo-vati
246 U N I
due collegi eseguite claEugenio IV lo com-
provano. Fu soppresso indi circu alla me-
tà dello stesso secolo XV, e nel 1 452 il
«uo palazzo fu acquistalo da'domenicani,
i quali neh 474 'o venderono a' Pepoli,
e questi nella scala vi fecero dipingere le
gesta del famoso Taddeo Pepoli signote
di Bologna. 6° Collegio Jncarano. Nel
i4i4 Pietro di Gio. Cola d* Ancarano
celebre giureconsulto l'istituì in Bologna
sotto la prolezionedel duca di Parma (ve-
ramente non era ancora ducato, ne go-
deva l'alta signoria la 8. Sede, e Giovan-
ni XXlll ne avea investilo i Fieschi; ia
seguitocertamentesaràstato proletto da'
duchi Farnese), pe'poveri scolari parme-
giani. Fu aperto nella casa del fondatore
io Val d' A posa. Neh 532 venne traspor-
tato nel borgo della Paglia, ove di pre-
sente sono le scuole d'elementi di figura
e d'incisione. Nel lySg fu traslocato nel
palazzo ZancUini presso la chiesa di s. An-
drea degli AnsaldijenehyBo fu abolito.
7.° Collegio Fieschi. Nel i5o8 mg.' E-
manuele Fieschi ne ordinò l'erezione, a
comodo de' poveri giovani genovesi suoi
Concittadini,e si chiamò col suo cognome.
La di lui volontà si riscontra nel testa-
njenlodeh36i e nel codicillo del 1864
(temo anacronismo o errori numerici di
stampa) del conte Pepiniano Fieschi suo
nipote ed esecutore. Il Fantuzzi lo dice
fondato nel i5o8. Era situato nella via
del Pralello. Siccome stava nell'arbitrio
degli alunni il portarsi più in una unì ver-
sila che in un' altra , così deviarono da
questa di Bologna, per cui ne venne che
gli eredi e successori del fondatore conti
Girolamo e Giacomo Fieschi genovesi, ot-
tennero neh 776di poter alienare al con-
te Giuseppe Pallavicini il locale del col-
legio, e nel 1794 ^^ vendere a Vincenzo
Galazzi gli altri beni di esso, rimanendo
però i relativi prezzi da investirsi a bene-
fìzio sempre de'medesimi poveri scolori.
Qui il Mazzetti memora il beneficio a uti-
le de'poveri studenti genovesi lascialo da
Gio-ìfauni Brondi di Sarzana, il quale con
UNI
leslamculo del 18 rS ordinò che l'annuo
fruttalo del capitale di lii e 6000 venisse
passato a quel giovane sarzanese che ne
fosse giudicato più meritevole, e in caso
che non ve ne fossero di Sarzano, bene-
ficò quelli del ducato genovese. 8." Col-
legio f'^ives. Perchè nel collegio di s. Cle-
mente di Spagna non venivano ammessi
che i nobili, cosi il rammentato Andrea
Vives per comodo degli altri spagnuoli
poveri, con testamento del i528 ordinò
la creazione di questo collegio, di cui vol-
le che fossero protettori il gonfaloniere
di giustizia e il decano del senato di Bo-
logna. Fu aperto nel j538 in una casa
acquistata da'Lini nella parrocchia di s.
Martino della Croce de'Sanli. Nel i657
venne traslocato nella via del Pralello, e
alla metà del secolo scorso soppresso, ed
unite le sue sostanze a quello di s. Cle-
mente o Albornoz, coll'obbligo di man-
lenere l'unico alunno superstite vita sua
naturale durante. 9.° Collegio Illirico-
Ungarico. Ì!it\i 53 y mg.' Paolo Sondi ve-
scovo Rosonense o di Risano suflraganco
di Ragusa e canonico di Zagabria ne or-
dinò l'erezione a comodo de' canonici di
Zagabria e de'gentil uomini ungheresi, da
nominarsi da quel capitolo. Nel i 78 1 per
disposizione dell'imperatore Giuseppe II
venne trasferito in Zagabria. Il locale del
collegio si comprò dalle monache terzia-
rie scalze, le quali soppresse, divenne ca-
serma, e neh 821 vi si stabilì l'attuale col-
legio Venluroli, fondato dall' architetto
Angelo Venluroli bolognese , di cui nel
1 827 fu stampato in Bologna V Elogio dal
marchese Bolognini Amorini, a vantag-
gio de'giovani studiosi di belle arti, io."
Collegio Ferrerio. Nel i 54 1 ne fece la
fondazione il cardinal Bonifacio iPe/rerzo
o i^er/m d'Ivrea piemontese, vescovo di
Porlo e legato di Bologna, chiamato col
suo cognome, e anco della Paiola dal no-
me portato dal luogo allorché era deli-
zia de'Bentivoglì signori di Bologna, a co-
modo de'giovani piemontesi da nominar-
si dalla casa del foudalore , alla quale
U IN 1
successe la famìglìu de'principi di Ì^Jas-
serano. Cessò il collegio per le tuibuleii'
/e e poliliche vicende al iine del secolo
SCOI so. 1 1 ." Collegio lUontalto. Nel i 586
ne ordinò l'erezione Papa Sisto /^ (nella
quale biografia resi ragione peicliè del-
lo di Monta Ilo, sebbene nato a Gronara*
mare) a comodo di 5o poveri giovani del-
la I\Jarc{Ty invece del collegio che pe' le-
<lesclii voleva istituirvi Timmediato pre-
decessore Gregorio XIII. Venne aperto
nel I 588 nel convento echiesa del priora-
to di s. Antonio in s. Mammolo, col nome
di Montalto sua patria,e sotto la protezio-
ne d'un cardinale Piceno^ al modo riferi-
to in quell'ai licolo, e nel voi. LXXV,p.
228, sulle disposiiioni di Pio VI. Del col-
legio parlai a Bologna. Qui solo aggiun-
gerò, che fiori assai e die un bel nume-
ro (rillustti,dollì e dignitari, e valga per
tulli u cagion d'onore il Papa Pie» VII!.
Esso pure cessò per le noie politiche vi-
cende sul lìiiiie del secolo passato. Quan-
to a Sisto V noterò, che isliltiendo o am-
pliando la congregazione cardinalizia sul-
V Università liomanay e sopra l'altre U-
nìversilàjUi\ quelle che le ingiunse prò-
tegijere, vi comprese la bolognese. 12."
Collegio Sinibaldi. Nel i6o5 lo fondò A-
gostinoSinibaldi nobile lucchese, pel man-
teuimenlo di <^ giovani nobili di Lucca,
da nominarsi da quella repubblica. Fu a-
perto soltanto nel 1681 in una casa a la-
to della chiesa deirarciconfiaternita del-
l'Angelo Custode, e cessò egualmente
per le deplorabili vicende che detur-
parono il termine del secolo XVI II e
lutto posero a soqquadro. i3." Collegio
Palanlieri. Nel 1 6 1 o ne ordinò la londa-
zioneÀlessandto Palanlieri con testamen-
to de' IO marzo, pel utautenimenlo di 4
giovani di sua famiglia di Castel Bologne-
se, e in mancanza di questi, d'altrettanti
a scelta della medesima, sotto la protezio-
ne de'senalori assunti dal governo. Il car-
dinal Ginnasi esecutore della volontà del
testatore acquistò una casa , che dagli a-
lunni venne per qualche tempo abitala,
UNI 247
ma in seguilo atteso la scarsezza delle reu-
dite, fu permesso, senza legittima atifo-
rizzazione, agli alunni di vivere nelle pro-
prie case, corrispondendosi loro una raen •
sile prestazione. Diminuite ulteriormen-
te le rendile, con beneplacito apostolico
del 1759 di Clemente Xlll, proseguiro-
no gli alunni a starsene fuori di collegio:
allora erano 3 soli, ad ognuno de' quali
sipassavanoannui scudi 48. Tuttora col-
le rendite del medesimo sono sussidiati
gli studenti determinati dal fondatore.
14.* Collegio Jacobs o de Fiamminghi.
Nel 1 65o lo fondò Giovanni Jacobs orefi-
ce in Bologna, con testamento de' 1 5 set-
tembre, pel mantenimento ed educazione
nello studio della teologia e dell'arti libe
lali di giovani della cittàdi Brusselles, ca-
pitale del Brabante nella Fiandra. Ebbe
principio nella casa del fondatore, situata
nella strada del Pratello, nella quale l'ef-
n^iò il bolognese Guido Reni. Indi nel
I 660 fu traslocalo nella parrocchia di s.
Barbaziano,eneli68o in Cartoleria nuo-
va. I giovani devono essere eletti dall'u
ni versila degli orefici di Brusselles. E go-
vernalo dal rettore e da 3 eredi fiducia
ri, due de'quali membri de' collegi lega
le e medico filosofico, e l'altro nobile. I
suoi statuti furono impressi iu Bologna pe*
tipi Pisarri e Primodì nel 1756. De'di-
scorsi collegi fondati in Bologna per gio
varsi deirimiversilà, danno notizie, fra gli
altri, il citato Fantuzzi, e Pompeo Vizza»
ni nella Descrizione della città, contado
e governo f ed altre cose notabili di Bolo •
gna, ivi 1 602. Questi è pure lodato auto-
re de* Dieci libri dell' [Ustorie della sua
patria, Bologna pegli eredi di Gio. Ros-
si i5g6: Idue ultimi libriy ec, Bologna
1 608. Osserva il Giordani, che molti de*
suddetti e altri collegi furono soppuessi e
distrutti per diverse circostanze, e parli-
colarmenle per le mutazioni politiche sue
cesse negli ultimi tempi (parlava nel
i84^)' Dice che erano allora in atlività,
oltre quello reale di Spagna e il fiammiii-
go tra gli antichi, i moderni collegi Poe*
248 U J\ I
li, Comelli, s. Luigi e Venluroli. L'avv*
Cislellano, Lo Sialo PoidificiOi nella sua
iiileressante descrizione di Bologna , cele-
brando ruuiversilà che d'ogui lato d'Eu-
ropa allirò gii studiosi fìao dalla i/ isti*
tuzioiie, e die die origine a vari collegi
particolari, dichiara che molti ne furono
soppressi, ed esistere appena quello di s.
Lucia, che nel 177^ da' gesuiti passò a'
barnabiti, i quali dirigono pure il collegio
di s. Luigi, fondalo nel i645 dal conte
Carlo Zani; e il collegio aperto nel 1679
dal capitano Teodosio Poeti e ristabilito
nel 1774, che per rimembranza uè con-
serva \\ nome.
Tornando a'fatti principali dell' uni-
versità di Uologua, dalla sua origine a'no-
siri giorni, narra il Mazzetti, che ad essa
molti Papi, imperatori e altri principi ac-
cordarono amplissimi onori e privilegi, a
preferenza di qualunque altra università.
Lotario li imperatore scelse Bologna al-
l'insegnamento del gius romano; e Fe-
derico Il imperatore, dopo avere ricupe-
rato dalle mani degli arabi l'opere di A-
ristotile, le indirizzò allo studio bolognese
perchè vi s'insegnus*;eio pubblicamenle.
1 Papi (Alessandro ili appena eletto nel
I I 5g partecipò con enciclica all'Episcor
palo la sua esaltazione, e poi anche l'in-
trusione dell'antipapa Vittore V, ed al-
trettanto fece con Gerardo vescovo e i ca-
nonici di Bologna, i dottori e magistrali
della città, onde rimarca il Tiraboschi,
nel l. 3 della Storia della letteratura ita-
liana, che con ragione si può alFermare
essere stala l'università di Bologna la i.**
fra tulle onorala di lellei'e da un Papa)
Gregorio IX le inviò i 5 libri delle De-
cretali, fatte raccogliere da s. liaimoodo
diPegnalbrt, perchè si usassero nelle scuo-
le e ne'lribunali; Bonifacio Vili (a sug-
gcrinienlo dell'università di Bologna, che
gii n)qndò a questo line Jacopo da Ca-
stello mansionario della cattedrale, ed u-
no dc'piìi eloquenti proltissori dell'uni-
versità stessa) avendo raccolto e pubbli-
calo il 6." hbro delle Decretali^ qc maa-
U ìN I
dò una copia all'università; Giovanni
XXII le inviò il 7." libro ossia la raccol-
ta delie costituzioni del predecessore Cle-
mente V, da lui pubblicala col nome di
Clementine (ma il ìNovaes nella Storia eli
Clemente /^,dice che Giovanni XXII non
già all' università di Bologna mandò le
Clementine, come falsamente fu messo nel-
le stampate, ma si all'università d' Jiù-
gnone, come si vede nell'originale della
bolla di pubblicazione del i 3 1 7. Aggi un-
gerò, che Clemente V nel concilio di /^/ea-
na, ti'iì le 5 primarie università in cui in*
giunse che vi fossero professori delle Lin-
gue arabica, ebraica e caldaica, vi com-
prese quella di Bologna); eBenedetloXI V
mandò all'università le sue costituzioni,
lettere, decretali ed encicliche. Di più que-
sto Papa stabilì con breve de'iS seltem^
brei 748 la giubilazione a'professori del-
l'università dopo il servigio di soli So an-
ni; mentre l'altro bolognese Gregorio XV
con bolla dell'i i agosto 1621 l'avea ac-
cordata dopo il servigio di ^o anni. Ta-
le dirilto, con alcune variazioni a norma
dell'anzianità, l'approvò Leone XII nel
1826. Diversi Papi, imperatori, re e re-
pubbliche hanno in differenti tempi ri-
chiesto il parere di questo studio genera-
le in cause di gravissima importanza , e
per ultimi Leone XII e Gregorio XVI.
Le autorità, i tribunali e altri vanno poi
conliuuamente ricorrendo all' almo col-
legio medico per pareri in cause egual-
mentegravissime. Dal seno deil'uuiversi-
là uscironoquegli uomini insigni in ogni
genere di scienze e di cariche, che si spar-
sero per tulio il mondo, illustrati dagli
scrittori già riferiti e riportati eziandio
dal Mazzetti. Le sue leggi o costituzioni
furono pubblicate nel 1432 e impresse nel
I 56 i da Alessandro Beoacci, ed altre suc-
cessivamente furono o raodincale o as;-
giunte nel i586, nel 1602, nel i63f) e
stampale nel 1641 dalBenacci epegli stes-
si tipi anco neli7i3; nelle quali si esor-
tarono i collegi de' legisti, artisti e medi-
ci a non laureare alcun giovane che non
UN I
avesse sUiilinto almeno 5 anni conforme
le aiiticlieciisposizioni con fermale da' Pu>
pi. Dislinguevasi io studio generale di Bo-
logna in due università, in quella de'giu-
1 i^ti e ntll'altra degli artisti. Ne'tempi an-
litlii pelò i maestri e gli scolari se ne sta-
vano di visi e sparsi per la città. Il soprav-
venuto bisogno di riunirsi e di formarsi
in corpo o società per difendersi contro
la prepotenza d'alcune famiglie, die mo-
to anclie alla scolaresca di seguire l'esem-
pio, e di crearsi un capo che fu detto ret-
tore. L'unione di essa poi venne appro-
vala da Onorio 111 neli2iy e nel 1220,
ed il luogo di sue adunanze era la chiesa
di s, Piocolo. Probabilmente le nazioni
pi il numerose avcano ciascuna il loro ret-
tore. Distinto e regolalo lo studio in det-
te due università de'giurisli e degli arti-
sti, ognuna ebbe il suo rettore. Cessala
alfallo nella scolaresca questa carica sul
principio del secolo XVII, il cardinal le-
gato prò tempore divenne il rettore per-
petuo d'ambedue l'università, i di cui
priori avanti di lui si estraevano dopo la
festa di s. Caterina protettrice dello stu-
dio. Oltre a'priori, la carica de'quali du-
rava un mese, ad eccezione de'priori e-
stivi, che continuavano dal i,** maggio
sino ni termine delle scuote, ogni uni-
versità avea due presidenti e due consi-
glieri, e veniva servita da due bidelli e
da un cancelliere, L' università de' giu-
risti dislinguevasi nelle due nazioni ol-
tramontana e citiamontana, la i.^com-r
prendeva 24 altre nazioni, e 22 la 2/ A»
vea le sue particolari costituzioni, stam-
pale dal Benacci neliSGi. L' università
degli artisti classiflcavasi nelle nazioni
italiana ed esterna; l'italiana compren-
deva le nazioni lombarda, romana, tosca-
na; e l'esterna l'oltramontana e l' oltre-
marina. IJessa pure avea le sue partico-
lari leggi, che furono riformate nel i (joc),
cd'approvale nel 1 G i 1 e nel 1 6 1 ^i ila'car-
dittali legali, stampate neli6i.>. dal He-
nacci. Le ihie università godevano molti
onori e privilegi ad esse concessi da" l'api
0 N I 249
IMarlino V, Eugenio IV, Nicolò V, Pao-
lo II, Innocenzo Vili, Paolo III e Giu-
lio III. Concorreva altresì ad illustrare
questo studio la nazione alemanna , la
quale avea due presidenti o procuratori,
che tra le due università stavano in ran-
go come i priori, a'quali seguivano i pre-
sidenti, indi i nazionali alemanni, e in fi-
ne i consiglieri. Godeva molti privilegi
concessi da Carlo Magno, e confermali da
più Papi e imperatori. Era sotto la prò-»
lezione pontifìcia e del s. romano impe-
ro. Le sue costituzioni stampò il Sassi nel
1750. Tanto poi le due università de'giu-
risli e degli artisti, che la nazione aleman-
na, tra'molli privilegi aveano anchequel-
li di proporre a' collegi un promovendo
gratis per ogni corpo, por concessioni di
Nicolò V, Paolo 11, Giulio li, Paolo III,
Pio IV, Gregorio XI il, Clemente Vili,
Paolo V, Urbano Vili , InnoceniO X e
Clemente XII, L'università degli artisti,
che non si era valsa di tal benefìcio da
lungo tempo , fu causa della cessazione
del diritto; reclamando, nel 1776 fu de-
cretato dal cardinal legato, che i collegi
dovessero concedere gratis la laurea a uu
povero e dotto studente; privilegio am^
plialo da Leone XII nel 1824 a favore
degli scolari poveri, esemplari per conle^
gno , e distinti per istruzione e profìlto.
Le leggi conuini a tutti gli scolari furonu
riformate nel 1 553, e confermate da Giu-
lio III, Alla reggenza dello studio venne-
ro destinati un senatore, un cavaliere, uq
nobile,uncittadinoe un mercante col lito-
lodi riformatori dello studio, e con facoU
tàdi dis[)ensare le cattedre. Questi rifor-
matori si eleggevano ogni anno dal magi-
slratodegli anziani,colconsensodel cardi-
nal legato. L'arcidiacono della cattedrale
poi metropolitana era il cancelliere mag-
giore, ovvero lai. 'dignità dello studio, n-
venie diritto d'insignire della laurea nelle
facoltà canonica, civile, medica e lìlosoiì-
ca , in virili di bolla d'Onorio III del
I 2 I (); diritto che lo stesso Papa con UoU
la del 1221 accordò al cupilolu di dell«(
25o UNI
melropoIitatia,in caso peròclMmpedimeii-
to odi mancanza tleirarcidiacono. 11 di-
ritto di decrelaiee conferire la laurea nel-
la facoltà teologica pei* la bolla d'Inno-
cenzo VI deli36o spettava al vescovo o
suo vicario. Non è facile stabilire qual
fosse ne' secoli più remoli l'assegno pel
mantenimento dell'università, e da dove
precisamente provenisse. Tal volta gli sco-
lari tra loro quotizzandosi, conducevaiio
a leggere qualche insigne maestro, e lo
stipendiavano; tal altra vi contribuivano
alcuni nobili e ricchi cittadini, per amo-
re alla patria e alle scienze. Tal provve-
dimento ne' tempi antichi fu sulfìciente,
ne'quali per la scarsezza dell' Università
(/^.) in tutta l'Europa, e per la celebrità
de'maestri quivi leggenti, influì anche a
mantenere numerosissimo il concorso de-
gli scolari; onde può dirsi che rmiiversi-
tà di Bologna quasi da se medesima sen-
za l'altrui aiuto allora sussistesse. Insor-
to poi lo scisma nella Chiesa per opera
degl'imperatori delia casa diSvevia,i f|ija-
li allo scopo d' abbattere 1' università di
Bologna, fedelissima alla s. Sede, altre li-
ni versila eressero o favorirono nell'Italia
e fuori, a studiar nelle quali con severis-
sime leggi richiamarono gli scolari di na-
zione germanica e di fazione imperiale,
fu in questa fatai circostanza, che il con-
siglio generale della città , che allora si^
governa va a popolo, scelse provvidamen-
te per il mondo i più celebri maestri , e
stipendiandoli col pubblico denaro, ri-
chiamò gli scolari che altrove andavano.
Dal ruolo pubblicato nel i 384 lilevasi,
che allora i professori pagali a carico del-
la camera o reggimento di Bologna avea-
no l'onorario gradala tnente,a norma pro-
babilmente de'rispettivi n)eriti, dalle lue
33 sino a fiorini di camera 325, corri-
spondenti a più di 5oo lire bolognesi,ch'e-
ra il massimo, oltre altre solite propine,
che loro venivano pagate dagli scolari.
Le perniciose calamità dell'interne guer-
re e discordie, e le frequenti mutazioni di
dominio produssero molto danno all' u-
UN I
ni versila, perchè erogandosi il denaro ia
altre più pressanti bisogna, lo fecero scar-
seggiare e mancare talvolta anche affatto.
Quindi provenne Io scadimento e l' ab-
bandono delle caltedre,la dispersione del-
la scolaresca , la conseguente mancanzri
del profitto e la rovina dell'università. Il
che consideratosi attentamente da' i6 ri-
formatori dello stato di Libertà, che con
approvazione pontifìcia erano succeduti
nelle facoltà del generale consiglio, con
decreto de*28 marzoi4i6 determinaro-
no d'assegnare per stipendio de'lettori i
proventi de' dazi del folicello, del pesce,
e de'contralti di compre e di doli, inca-
ricando il tesoriere della città a pagare
questi prodotti nelle mani del depositario
eletto da'delti lettori, il quale in determi-
nale epoche a'medesimi ne faceva il ri-
parto. Ma o l'assegno non fu bastante, o
non si osservò il decreto, mentre nel i 43 ^
lo studio ricadde ne'precedenti inconve-
nienti. Perciò mg."^ Marco Condulmero
vescovo d'Avignone, governatore di Bo-
logna e della Romagna, con potere di le-
gato a lalere decretò , che stante la fa-
ma, r onore e la gloria che lo studio a-
vea recalo, recava e recarebbe alla città
di Bologna, meritamente chiamata Ma-
dre degli studi, e slaute il detrimento che
produceva allo studio la morosità e ces-
sazione nel pagar gii onorari aleltori, si
dovessero conservare gli assegni de'dazi
suddetti, aggiungendo inoltre quello del-
le mercanzie , ed intimando al tesoriere
di passar lutto nelle mani del deposita-
rio. Che se i dazi assegnali non fossero
slati al mantenimento de'lettori sullicien-
ti, assegnò pure a compimento dell'oc-
corrente somma lire i odo dibolognini o-
gni mese sul dazio del sale. Quali asse-
gni furono confermali con bolle, nel i437
da Eugenio l V, nel 1 44*^ ^'^^ Nicolò V, nel
i465 da Paolo li, neliSog da Giulio II,
neli5i3 da Leone X, nel i 52 3 da Cle-
mente VII, neh 567 da s. Pio V, nel 1 586
da Sisto V. Anzi Giulio li, ad eliminar
ogni frode a danno de* lellori, concessa
U N I
roiiiniioislrazìone de'suddelli clnzi,cono-
scitilì sotto ii nome ili gabella grossa, a 6
tluttoi 1 del collegio canonico, civile e me-
dico. I 4 iiiemorali l'api successori rati-
ficarono qiiest'am minisi lazione.e nel l'ap-
la Gì
XIII vi aggiunse allri
6 dottori di detti collegi, ciascuno de'qiia-
ii eleggeva 4 sindaci tra loro, 1 6 senio-
ri sostenevano il priorato ogni bimestre.
Dipoi prelese il senato di Bologna contra-
fctare tale amministrazione per volervi an-
ch'egli ingerenza, onde nel i 6o3 rinsc'iad
otteneie da Clemente Vili, che 7 senato-
ri si aggiungessero a'siiidacJ;aggiiinl<i che
fu causa di gravi controversie, per la di-
stribuzione degli stipendi a'ieltori e loro
elezione. Pel buon governo della gabel-
la furono stampali analoghi regolamenti,
e poi anche il catalogo de'sindaci sino al
I 796, incoi per le malaugurate politiche
vicende , venne abolita a benehzio del-
l'università siffatta amministrazione, ed i
^oyevuì prò tevìpore pensarono invece,
comeora,a mantenerla co'denari del pid)-
blico erario, nel quale rimasero per seju-
pre eiogate le rendite della gabella. Que-
sta in principio a vea prodotto 16,000 scu-
di, somma rdevante a que'tempi, ma ne'
due ultimi secoli avea palilo notabili di-
minuzioni. Passala l'università a carico
dell'erario, soggiacque a norma di sue ri-
strettezze a sensibilissima lifurma, e nel
1799 non importava che 12,000 scudi.
Dimenticata e negletta, valutali poi dal
governo i suoi antichi privilegi e la sua
grande utilità, nel 1 802 riprese splendore
per l'assegno annuo di 3o,ooo scudi, che
più o meno si conlinuò sino alla caduta
del regno Italico nel 181 4- Ripristinato
\\ governo pontifìcio nel 181 5 e limitati
gli onorari a'professuri alla sommadi scu-
di 4o^> ^> lidusse l'annua spesa a scudi
28,000 circa, finche il magnanimo Leo-
ne XII nel 1824 aumentò gli assegni sino
a scudi 3o, 000, oltre agli straordinari per
acquisti di stabili e altre sue occorrenze.
Siccome il numero delle cattedre era di-
venuto senza limite, coutandoseue talvol-
UNI 25i
la più dì 1 70, cos'i Nicolò V con bolla del
I .**agosto 1 4'> I ridusse il numero delle let-
ture ordinarie a 44» cioè 6 di decretali,
due per la mattina, tre per la sera e una
pe'dì festivi; una de'decreti per la mat-
tinai 7 di gius civile, due per la mattina,
tre per la sera e due pe'dì festivi; una
ilei Sesto e delle Clementine; una degli
atti autentici; lina delle Istituzioni ; una
dell'uso de'feudi; 5 di medicina ordina-
ria, due per la mattina, due per la sera e
una pe'di festivi; una di medicina prati-
ca per la mattina; una di chirurgia; una
di astronomia ; 4 di filosofìa ordinaria,
due per la mattina e due per la sera; una
di filosofìa straordinaria; una dì filosofia
morale pe'dì festivi ; 4 di logica, due per
la mattina e due per la sera; 2 di retlo-
rica e poesia; 2 di grammatica ; 2 di a-
rilmetica e geometria; una di musica; ed
una di nolaria. Le cattedre che vennero
aggiunte in seguilo furono le seguenti.
Dal ruolo del 1 4^5 se ne vedono 5 di let-
tere greche. Nel ruolo deli 47 3 se ne ri-
leva una di lellere ebraiche. Dal ruolo del
i5i3 ne appariscono 2 di metafìsica e
una di teologia. Nel ruolo deh 52 3 si ve-
de la cattedra di lettere umane. Nel ruo-
lo del I 579 una di s. Scrittura. Le ordi-
nazioni pubblicate net i 641 dal cardinal
Durazzo legato prescrissero , che a ter-
mine del summeutovato concilio di Vien*
na, oltre le cattedre di lingtie greca ed e»
braica suddette, vi dovessero essere an-
che (|uelle di lingua arabica e caldea. Ni-
colò V alle ridotte 44 cattedre assegnò a
ciascuna l'onorario annuo di lire 5oo, o
al più 600, dichiarando però che tutti
que'cìlladinì laureati che volessero legge-
re fossero tosto assunti alle cattedre e sii-
pendiati secondo la discrezione de* rifor-
matori dello studio, a'quali venne anche
data facoltà di stabilire co'professori fo-
rastieri i loro stipendi. Clemente VII con
bolla del i523 stabilì pc' detti laureali
cittadini che volessero leggere, l'onorario
di lire 100: Gregorio XI II lo portò a 200,
il che fu confermato uuco net i6q4<^')'*
25^2 V iN I
sena locoiisu Ilo, a riserva però de'cJau-
strali, a' quali non venivano passate che
lire I oc, e qualche aumento dopo parec-
chi anni di lettura. E lullociò oltre alle
solile propine clie venivano pagate a'pro-
fessori dalla scolaresca. Per maggior de-
coro dello studio fu stabilito con conven-
zione del senato nel 1 549, di nominare 4
professorijchechiamarousi Eminenti, uno
di legge,unodi medicina, unodi filosofia, u-
no di lettere u ma ne,purchè fossero famosi
ed avessero letto 20 anni continui in uno
degli sludi piij accreditati d'Italia, i qua*
)i nelle ricordate ordinazioni del cardinal
Durazzo, si dichiarò esser quelli di Pado-
va, Pavia, Napoli, Pisa, Messina, Peru-
gia e Torino. Per oltenerequesti rinoma*
li soggetti convenne prescindere dalla leg'
gè dell'onorario, siccome vi venne con op-
portune facoltà derogalo in più circostan-
za non solo a favore de'forastieri,ma anche
de'lettoricitladini.Molti esempi ne ripor-
ta i] Mazzetti a p. 28, ed i maggiori o-
iiorari furono di scudi annui 35o, 4o'^>
465, 760, 1000 eh e la somma massima
assegnala r.e' deqorsi secoli a un lettore
eminente; onorari tutti che in que'tempi
si considerarono di molta rilevanza, e che
comparati colla carezza de'viveri e cogli
usi e bisogni sopravvenuti (e checreò pu-
re la vanitile il fatale lusso), in causa del-
le passate vicende, eccedono di molto gli
assegni altnalmente in corso. Gli onora-
ri non si distribuivano a rate mensili co-
me si fa adesso, ma in 4 eguali rate tri-
mestrali dette quarlironi, Ad onta del di^
sposto di jNicolò V le calledre aumeuta-
fono nuovamente, poiché rilevasi da'ruo-
li che nel 1 579 erano pervenute a 82, nel
j 589 agi, nel 1 599 erano tornate 382,
nel 1609 erano 88, nel 161 9 giunsero a
lo4i nel 1629 a io5, nel 1649 diminuite
a 99, nel 1 65g aumentate a 1 4^, e di più
riel 1 669 roQ 1 66 cattedre, indi calale nel
1679 a 187, nel 1689 a 107, e successi-'
vamente diminuendo, nel i 787 se ne de-
terminarono 72^ che aumentarono dipoi
plUe le 100 e in questo numero rimasero
UNI
fino 011796, oltre a'maeslri di gramma-
tica, aritmetica e calligrafia, che no» e-
rano considerati veri lettori, ed alle let-
ture destinate pegli scolari^chc previa una
disputa aveano dato saggio di se. Erano
questi I I ,sei pe* legisti e cinque pegli ar-
tisti. L'onorario relativo serviva agli sco-
lari per laurearsi. Allorché si IrovavRiio
vacanti, come lo erano quasi sempre, lo
slesso onorario andava a profitto de'col-
legi in compenso delle lauree che dovea-
no conferire gratis. La maggior parte de'
professori usava di dar lezione nelle pro-
prie abitazioni, e si portavano al pubbli-
co archiginnasio soltanto per unirsi alla
scolaresca e condursela con loro. Dopo
l'invasione de'repubblicaui francesi, av-
venuta nel giugno 1796, aboliti gli anti-
chi onori e privilegi dell'università, con
decreto del 1797 si abolirono ancora le
cattedre di gius canonico, di teologia e di
qualunque scienza sagra, e dipoi anche i
collegi da'quali si conferivano le lauree e
gradi,a cui si sostituirono particolari com-
missioni e facoltà nominale dal nuovo go-
verno repubblicano, il quale da'professo-
ri volle i/ giuramento con quella forma
da alcun ' ricusata, e perciò perderono la
cattedra. Ne riporta il Mazzetti gli ono-
revoli nomi a p. 294. Nel 1798 si pub-
blicò un piano generale di pubblica istru-
zione, dietro il quale T amministrazione
centrale e dipartimentale del Reno con
decreto de'5 febbraio [799 limitò le cat-
tedre dell'università a 59, cioè 22 legali,
21 di medicina e chirurgia, ei6 di ma-
tematica, logica e storia, coU'onorario ri'
spettivo dagli scudi q.o sino a'280 ch'era
il massimo, Mercè le vittoriose armate
austriache, nell'anno stesso ritornate le
cose politiche nel grado anteriore, l'am-
ministrazione dell'imperatore Francesco
n,a'2 3 settembre 1799 ordinò la ripri-
stinazione dell'università, comesi trova-
va innanzi l'invasione francese, essendosi
già a' 19 agosto restituiti in carica tutti
i professori che non aveano giuralo. Pe-
lò i collegi non poterono ottenere la ri-
UN I
prislinnzlone tleirassegiiamenlo della ga-
bella, il privilegio del cavalierato e altri.
Ili seguito della battaglia di Marengo, av-
venuta a'i4 giiiguoiBoo, ristabihtosi di
nuovo il repubblicano governo, l'arami-
uislrazione del Reno con proclama de' 1 4
dicembre riorganizzò l'università in via
provvisoria, distribuendone gli studi in 3
classi, nella filosofica di 7 cattedre, nella
medica e chirurgica di 8, ed in quella di
giurisprudenza e belle lettere di 7, in tut-
te determinando '22 cattedre, numero che
in confronto dell'antico rese manifesto a
qual grado di avvilimento fu ridotta una
celebre e benemerita università, peraver
Toluto sostenere i propri diritti. Nondi-
meno poco durò sì misera condizione, poi-
cbè sistemate le cose governative, il cor-
po legislativo della repubblica italiana re-
sidente in Milano pubblicò a'4 settembre
1802 i decreti sulla pubblica istruzione,
l'articolo 5° de'quali {.tubili due univer-
sità per tutta la repubblica italiana, l'u-
na a Pavia e l'altra a Bologna , con 3o
professori almeno per ciascuna , a' quali
venne accordato l'onorario d' annue lire
Sooo milanesi, e lire 400 di più per quel-
li che non avessero domicilio nel comune
ove risiedesse l'univeisilà, oltjeadun au-
mento di lire 5oo ogni 5 annidi servigio.
Dopo di cheNapoleone presidente di quel-
la repubblica con decreto de'25 dicembre
1802 passò alla destinazione de'profcsso-
ri delle 3 classi stabilite dal piano, chiama-
te lai." di fisica e matematica con 20 cat-
tedre, la 2.' di morale e politica con 7,6
la 3." di letteratura con 5. A'3i ottobre
1803 il vice-presidente della repubblica
Melzi approvò il piano degli sttidi,nel qua-
le erano fissate 33 cattedre. Fu in tal an-
no e circostanza che l'università venne
traslocata dalla sua antica magnifica re-
sidenza eretta sotto Pio IV nel 1^62, es-
sendo legalo di Bologna il nipote cardi-
nal <:. Carlo Borromeo, situata nella piaz-
za della Pace della del Paviglione, al luo-
go attiiiilc del palazzo dcll'lstitulo delle
scienze (le auliche scuole bolognesi cbbe-
U N I 253
ro stanza nel guasto degli Andalò, dove
furono già i palazzi Carbonesi e Dolfije
la ebbero anche in certe case sulla stra-
da verso porta s. Mammolo, entro a tan-
te camere per quest'elfetlo prese a pigio-
ne da'pubblici leltori),i professori del qua-
le si unirono in parte e concentrarono con
quelli dell'università, e quindi di due pub-
blici studi se ne formò uno solo, parteci-
pe de'comodi e dell'utilità dell'uno e del-
l'altro. A q ne* professori che per questa
riforma leslarono esclusi, venne accorda-
ta una pensione ragguagliata snll'anzia-
nilà del reso servigio. Adìnchè l'univer-
sità quivi stabilita avesse in vicinanza gli
stabilimenti botanico e agrario, fu 1*8 ot-
tobre i8o3 fatto acquisto dell'antico lo-
cale del già collegio Ferrerio detto della
Fiola co'soltoposli terreni, ove neli8o4
venne impiantato l'orlo botanico, colla
direzione del prof.GiosuèScanagatta (del-
l'antico abbiamo : di Ovidio Montaibani
bolognese lettore di filosofia eaialemali-
ca, Indtx oniniuni planlarum quae iti
TToilo puhllco Bononiae nlebanlur anno
1 6 1 7- 1 8- 1 9-2o,Bononiae 1 ^'i/\^{y\i.Ye\'-
roni. Giacinto A mbrosini bolognese let-
tore dilbotanica, Ilorlus siudiosorum^si-
\'e catalog^fis arhoriun friiclìciiniy sujjrn-
cti'cum, slirpiiim el plantanim^ quoe an-
no 1657 in sludiosoruni Horlo publico
Bononiae colunUir. Àccessil xrir pian-
tnriim hactenus non scidplaruni hisloriay
Bononiae, lyp. Ferroni 1607. Gaetano
Monti bolognese lettore di botanica, In-
dices Botanici planUii uni eie. cani llor*
li Bononiensis /i/5/or/Vz , Bononiae 1753,
typ. Lelii a Volpe. E un rimpasto del-
l'opera pubblicala nel 1719 dal celebre
botanico Giuseppe suo padre), e nel 1 8o5
sotto quella del celebre prof. Filippo cav.
Re, l'orlo agrario. E perchè Tuniversilà
mancava ancora di molli comodi, l'iutpe-
ratore Napoleone I con decreto de'25 giu-
gno i8o5 , eguagliandola negli onori a
quella di Pavia, volle mettere a sua dispo-
sizione la tenuta Torre di Cocceno, di pro-
venienza de'soppressi muuaci ulivclauidi
254 U N f
s. Michele in Bosco, acciò col ricavato di
sua vendita si mandasse a com^jiineitto
J'elaboratorio chimico , il giardino bota-
nico, gli anfiteatri inservienti alle pui)bh-
che estensioni, per arricchire di oggetti
l'osservatorio, ed i gabinetti di meteoro-
iogia e di fìsica, ed io generale per for-
i)ire di comodi opportuni i locali inser-
vienti airuniversità.Laqual vendita non
si effettuò, essendosi supplito a tutte le
dette occorrenze colle rendite annue del-
la tenuta, le quali poscia servirono ezian-
dio in buona parte a soddisfare il prezzo
del palazzo già Malvezzi Lupari da s. Si-
gismondo, acquistato nel 1827 perTaoi-
pliamento dell'uni versila dal suo arcican-
celliere cardinal Opizzoni; e servono an-
cora le rendite stesse a sollevare l'erario
per altri bisogni dell'università. Stabili-
tasi essa nel palazzo dell' Istituto, il suo
antico locale neh 808 fiidal principe Eu-
genio Napoleone viceré d' Italia posto a
disposizione della municipalità, la quale
in appresso lo destinò alle scuole no» ma-
li. Nel 1 840 vi sì collocò la copiosa biblio-
teca comunale,lasciata a comodo pubblico
e istruzione dal benemerito ab. Magna-
ni bolognese (come a beneficio #mune
fu legata quella di mg.' Francesco Zam-
beccari o biblioteca di s. Lucia presso i pp.
barnabiti); non che il gabinetto lasciato
dagli altri benemeriti bolognesi professor
Giovanni cav. Aldini, e prof. Valeriani,
per le cattedre e scuole di disegno, di fi-
sica meccanica, di chimica applicata al-
le arti, ed altre istituzioni a maggior in-
cremento de'buoni studi, per onore e glo-
ria del nome bolognesee italiano. Per re-
golare poi definitivamente il sistema del-
la pubblica istruzione, il viceré nel 1808
riformò le cattedre legali, cambiandone
i titoli e riducendole a sole 6, conservan-
do in via provvisoria quella di numisma-
tica. Levò la cattedra di lìngue orienta-
li, che conservò all'altra di Padova. Tol-
se ancora quelle di lingua e letteratura
greca, d'eloquenza latina e italiana, d'a-
uaiisi dell'idee, e dì storia e diplomazia;
UNI
laonde le cattedre si ridussero a 28. 1 pro-
fessori restati senza impiego ebbero una
pensione. Caduto il regno italico, ed a ven-
do provvisoriamente occupato Bologna
con due dipartimenti Gioacchino Napo-
leone re delle due Sicilie, con decreto de'
28 aprile» 8 14 l'ipiistinò nell'universilà
4 di delle cattedre, cioè quelle d'eloquen
za, di lingua greca , di lingue orientali e
di storia. Accordò in aumento alle dota-
zioni de'gabinetlì la rendita annua di li-
reio,ooo in beni demaniali, oltre a lire
1 0,000 similmente in beni demaniali da
vendersi per costruire il teatro anatomi-
co, il chimico, e per nuovi lavori di cui
abbisognavano il teatro fisico, edigabi-
iielti di storia naturale e di ostetricia. Qua-
li assegni non ebbero effetto perla bre-
ve durata del suo governo, e in seguito
si provvide a lutti i bisogni de* ricordali
stabilimenti colle renilite della tenutaTor-
re di Cocceno. Debellate l'armi napole-
tane dall'austriache, con decreto del prov-
visorio governo imperiale, nel dicembre
1814 vennero ripristinate 3 cattedre sa-
gre, cioè di teologia scolastico-dogmatica,
di teologia morale, e di diritto canonico.
In conseguenza del congresso di Vienoa,
rcstituile alla s. Sede le legazioni , com-
presa quella di Bologna, per forza cedu-
te nell'infausto trattato di Tolentino [f^.)^
il cardinal Consalvi segretario di stalocou
ediltode'5luglìoi8i5,in nome diPio VII
pubblicò le provvisorie disposizioni sul
nuovo impianto governativo, nelle quali
venne affidata la sorveglianza dell' uni-
versità al prelatoGiacomo Giustiniani de-
legato apostolico, che con decreto de'3o
ottobre riformò le cattedre e i professo-
ri. Ristabìtidunque primieramente la fa*
colla teologica, alla quale assegnò 7 cat-
tedre, comprese le 3 già ordinate dal go-
verno austriaco, la legale con 9, la medi-
co-chirurgica con 12, e la filosofica con
8, in tutto con 36 caltedre, e coll'anuuo
onorario di scudi 4oo per ognuna, a ri-
serva de'dueclinicì,a cui furono assegna-
ti, in vista della ojaggior lorooccupazio-
U N I
ne, scuJi 600. Nel 1816 uppiovò il rego-
iuiiientu piovvisotiu da eseguirsi pegii e*
sauii da l'arsi nelle lispeUive fucoilà pre-
iiedute dal reggente delT università, ed
ti venti ciascuna per capo un sìnduco. Quin-
di nel 1822 compilato d'ordine del Papa
dal collegio e facoltà teologica il piano
pegli studi sagri, con questo l'università
procede il suo esercizio a tutto l'anno sco*
laslico 1824. Leone XII seguendo l' in-
tenzioni del predecessore Pio VII , colla
Lolla Quod divina Snpitnùaj de' 28 a-
goslo 1824, riformò il piano degli studi
per lo stalo papale , stabilendo due pri-
marie università, oltre ad altre 5 secon-
darie, una in Roma e l'altra in Bologna,
con 38 cattedre per lo meno in ciascuna,
deputando ad arcicancellieie di questa
l'arcivescovo p'O tempore diBologna. Or-
dinò die vi fosse un rettore e un vice-ret-
tore; istituì i 4 nuovi collegi teologico, le-
gale, medico-chirurgico, e filosofico-ma-
tematico, assegnando al i.", 2.° e 4-° 12
membri per ciascuno, ed al 3." 18 compre-
si 6 chirurghi, ognuno de' quali collegi
col suo presidente, cioè il rispettivo deca-
no, mentre l'ultimo membro esercita le
funzioni di segretario. Con altra disposi-
zioi»e della Congregazione cardinalizia
degli studi^ a'3i luglio 1825, istituì pure
un 5.° collegio, che denominò filologico,
componendolo di 12 membri colle dette
|)re6crizioni. L'ufficio de'collegi medesimi
è quello di far gli esami de'professori, del
conferimento delle lauree e de'gradi, e di
premiare gli scolari alla fine dell' anno
scolastico. Tanto il rettore, che i profes-
sori e collegiali sono di nomina sovrana.
In esecuzione di delta bolla, si devenne
in seguito, con approvazione della memO'
rata congiegazione, alla determinazione
e distribuzione delle caltedi e. Alla facol-
tà teologica se ne assegnarono G, alia le-
gale 12, alla medico chirurgica I 4, alla fi-
losofica 9, in tutto 4 1 comprese quelle tol-
lerate fino alla morte del rispettivo pio.
fessore, ed escluse dalla detta bolla, cioè
d'economia pubblica^ di storia naturale e
UNI 255
di agraria. In tale riforma il cardinalCar-
lo Opizzoni arcivescovo di Bologna ei.**
arcicancelliere dell'università, di questa
si rese assai benemerito, sia nel sostene-
re gli stabiliti assegni a'professori,sianel-
l'ollenere che rimanessero ferme le do-
tazioni a'gabiuelti e musei, pel manteni-
mento e incremento di loro suppellettili,
sia nel giovare i cessati professori e addel-
ti;venendo assai coadiuvato dalla capacità
e zelo del celebre rettore e professore mg/
Camillo Ranzanijil corso degli sludì con-
dusse a quel preciso fine che prescrivea la
bolla. Nel riferire il contenuto della bol-
la, massime riguardo aW Università Ro'
niana, Ili questo articolo ne farò il com-
pendio, ed il suo contenuto, tranne al-
cune particolarità, è comune alle altre
Uni versi tà\\iì questo generico articolo an-
cora riportai le nozioni principali della
bolla Leoniana, riguardanti tutte le uni-
versità de'dominii della s. Seóe^ e perciò
pure della bolognese) dello stato pontifi-
cio e segnatamente di questa di Bologna;
non che parlerò degli abili collegiali de'ri-
spellivi collegi. Di più nel medesimo ar-
ticolo riporterò i principali decreti e dispo-
sizioni contenuti ne'3 tomi della Collectio
Leguni etOrdinationuni de recta Stiidio-
rttni ratione, della s. congregazione de-
gli sludi, riguardanti anche l'università
di Bologna, ed altresì le altre università
dello stesso stato papale. Essendo i locali
clinici molto angusti, il cardinale con au-
toiizzazione della congregazione degli slu-
di nel 1825 acquistò la casa propinqua
all'ospedale Azzolini, che dal 1808 servi-
va appunto per le cliniche,parle della qua
le dipoi unì a comodo e per l'ampliazio-
ne delle medesime, e segnatamente per
rendere più vasta la sala destinata alle
operazioni chirurgiche , che in appresso
venne fornita d'analogo anfiteatro di le-
gno.Nel I 82G la stessa congregazione per-
mise il libero esercizio della professione,
premessi i prescritti sludi biennali, a'fle-
bolonn, ostetricanli, semplicisti, dentisti,
velerinaiicbrachierari. Dispose l'unione
256 U N I
all'università «Ielle scuole degl'ingegnen;
ed istituì la 5/ facoltà di studi denomina-
ta filologica, alia quale destinò le 4 cat-
tedre di lingue gieca e orientai i, d'archeo-
logia, d'eloquenza e poesia, di storia an-
tica e moderna; le prime 3 separandole
dalla facollà legale , alla quale apparte-
nevano, 1* altra erigendo di nuovo, pre-
scrivendo il corso e metodo de' relativi
studi. A umentandosi notabilmente il cor-
redo scientifico de'gabinetli e musei, ne
bastando a ciò i locali dell' università,
mercè l'indefesse cure del cardinal Op-
pizzonijCoU'entrate della tenuta acquistò
nel 1827 con pontificia approvazione il
suddetto vicino palazzo Malvezzi eadia*
cenze per 1 6,000 scudi, in un locale pian-
terreno del quale fu impiantato lo sta-
bilimento di clinica veterinaria, con an-
nua dotazione. Poscia nello stesso palaz-
zo fu stabilita la residenza de' collegi, e
piti lardi quella del rettorato e sua can-
celleria; ed alcune camere superiori si u-
nirono al gabinetto d'anatomia umana.
Aboliti dalla bolla di Leone XII gli anti-
chi ripetitori ad ogni cattedra, e surroga-
ti in luogo di essi pochi professori sosti-
tuti, a'quali riuscendo impossibile il carico
di tutte le lezioni loro destinale, indi ces-
sarono ; procuiò il cardinale migliorare
questa parte d'istruzione tanto necessa-
ria, e quindi con autorizzazione della con-
gregazione degli studi, nel 1 827 pubblicò
un regolamento sulla scella, ordine e me-
todo de'ripristinati ripetitori, i quali poi
nel j833, come dirò, si generalizzarono
per tutte le cattedre come prima, hisor-
ta parie del popolo, spinta a sommossa
dalla Setta de'liberali a'4 febbraio 1 83 i,
mentre si credeva continuar la sede va-
cante, ed ignoravasi che in Romaa'2 era
stalo eletto Gregorio XVI, fu istituito un
governo provvisorio. Il presidente di que-
sto,avv. Giovanni Vicini,a* i q decretò che
l'università dovea dipendere dal suo do-
minio, destinandone a reggente il prof.
Gio. Battista Lapi, eche le lezioni di gius
pubblico ecclesiastico, testo canonico, ed
UNI
istituzioni venisseroesercltafenRl semina-
rio arcivescovile, e non fossero d'obbligo
pe'legali. Con altri decreti del i .° marzo,
istituì la cattedra d' ideologia, e abolì la
prestazione del giuramento. Indi a'3 e-
resse la cattedra di diritto pubblico e del-
le genti, dietro le quali preliminari dispo-
sizioni, venne dal reggente Lapi denun-
ziata la riapertura dell' università. Ces-
salo questo rivoluzionario governo a'2 i
marzo, caddero con esso le sue disposi-
zioni, e le cose dell'università ripresero il
primiero loro ordine. L'elfello che pro-
dusse tanto fatale sommossa si fu , che
Gregorio XVI per la congregazione de-
gli studi dichiarò con decreto de' 12 set-
tembre 1 83 I ,chiuse tutte l'università del-
lo stalo, ordinando a' rispettivi arcican-
cellieri e cancellieri di destinare de' luo-
ghi separati, dove i professori dovessero
dare le loro lezioni ne'giorni e ore stabi-
lite dal calendario, a comodo degli stu-
denti locali. Di pili ordinò che tutti gli al-
tri scolari si rimanessero nelle rispettive
città e luoghi, per istruirsi sotto maestri
approvati , riservando però sempre alle
sole università il diritto di conferire le
lauree ei gradi, a norma della bolla di
Leone XII. Questa disposizione venne in
seguilo per benigna indtilgenza di Gre-
gorio XVI , grado a grado variata , col
permettere l' ammissione agli sludi del-
l'università de'giovani anche non provi q-
ciali,e nell'anno scolastico 1 839-40 si con*
cessero le lezioni quasi tutte nel locale del-
la medesima. Per conseguenza della sud-
delta insurrezione, con decreto della con-
gregazione degli sludi,confermato daGre-
gorio XVI a'2 settembre 1 833, vennero
smembrate e tolte dall'università e dal-
la facoltà filosofica le cattedre del corso
elementare, vale a dire quelle di logica
e metafìsica, di etica, e di elementi di al-
gebra e geometria, permeltendone lo stu-
dio sotto la direzione di maestri da ap-
provarsi dalla congregazione slessa. Col
medesimo decreto vennero aboliti i pro-
fessori sostituiti, ed in loro luogo ripri-
U N I
stillali i rìpeliloii per luUe le calleJie.
A'piofessoii delle caltedre soppresse ven-
ne occortlnla una pensione.
Proceilentlo sempre col Maz/.elli, pas-
so a rilerire i ta\ù principali de* collegi
dell' univeisilà di Dologua, dell' istituto
delle scienze unito alla medesima , dei-
la biblioteca e de' gabinetti. J'^atli prin-
cipali del Collegio disagia teologia. Fu
fondato da Innocenzo VI colla bolla Qua-
si ligniiru viiae, data in Avignone a' 21
giugno i36o, Bull. Roiji. t. 3, par. -2, p.
3*2 3: Insiilulio Cathedrae Tlieologicaein
Studio generalis civilalis Bononiae. Vi
contribuì s. Pier Tonìma$i,ed èili."che
venne eretto in Italia, cioè dopo V Uni-
versità o Studio della Curia Romana o
Scuole Palatine {f'-)' Osserva il Novaes
nella Storia di quel Papa, che l'univer-
sità di Bologna, la più famigerata allora
d'Europa pel concorso degli scolari e pel
gran numero di grandi uomini che avea
prodotto nel diritto civile e canonico, non
avendo tuttavia la Facoltà teologica, In-
nocenzo VI la fondò co'medesimi privi-
legi di cui godevano le altre facoltà nella
medesima università. Aggiunge che il suc-
cessore Urbano V arricchì di molti diritti
e privilegi l'università. Bonifacio IX con
bolla de'28 ottobre i 392, confermò e de-
corò di privilegij e cogli onori stessi go-
duti dall' Università di Sorbona, la facol-
tà teologica di Bologna. Venne stabilito
che ne fosse il cancelliere l'ordinario , e
vice-cancelliere il di lui vicario, aventi di-
ritto di conferire la laurea. Le sue costi-
tuzioni furono impresse dal Sassi m Bo-
logna nel 1726, e riformate nel i 783, in
cui pure videro la luce co'tipi di s. Tom-
maso d'A(|uino. Il numero de'collegiati
restò per 3 secoli senza limite, e soltanto
nel I 663 fu determinato a 36, cioè 24
numerari o seniori ei2 soprannumerari
u ginniori. Avea un nolaro per la spedi-
zionedegli alti, ed un bidello inserviente.
Tra' suoi antichi membri registrati nel
Diario ecclesiastico e civile degli anni
1785 al 1789 e seguenti, sino all'epoca
VOL. LXXXIV.
UNI 25:7
di sua soppressione summenlovala, nu-
roeransi 6 Papi, 3i cardinali, jS tra ve-
scovi e arcivescovi, un santo, 7 beati e
altri illustri personaggi, riferiti con copio-
so catalogo dal Mazzetti a p. 295. Sop-
presso il collegio nel i 797 e nel 1 800, piac-
que a Leone XII nel 1824 d'erigerlo di
nuovo al modo già detto, colle stesse fa-
coltà di laureare e conferire i gradi co-
me avea prima. 1 suoi novelli statuti com-
pilali nel 1827, furono approvali dalla
congregazione degli sludi neh 836. I no-
mi de'membri del nuovo collegio dal 1 824
al 1840 il Mazzetti li riporta a p. 217.
Fatti principali del Collegio legale. Que-
sto era anticamente diviso ne'due colle-
gi di gius canonico o pontificio, e di gius
cesareo o civile. 1 due collegi sono di re-
motissima origine, potendosi affermare,
che lo studio delle leggi in Bologna fosse
esclusivamente a lei dovuto, a preferen-
za di tutte le altre scuole d'Italia, men-
tre la Costituzione di Giustiniano I , le
Chiose per le spiegazioni delle leggi , la
compilazione delle leggi feudali a istan-
za dell'imperatore Federico I, e la pub-
blicazione delle Decretali , che si fecero
da Bonifacio Vili, sono opera del colle-
gio di gius civile: e però il famoso Ac-
cursio, soprannominalo il Carroccio del-
la Ferità^ meritamente asserì, che la su-
premazia del gius civde risiedeva in Bo-
logna, che altri insigni autori nominaro-
no Nutrice delle Leggi. Il collegio di gius
canonico avea i4 membri numerari e 3
soprannumerari ; il gius civile 20 nume-
rari e 4 soprannumerari. Narrai di so-
pra ì nobili privilegi concessi da Carlo V
e confermati da* Papi. Clemente XIII con
breve de' 19 ottobre 1765, revocando la
costituzione di Benedetto XIV de'2 set-
tembre 1744 ** favore della Sapienza di
Roma o Università Romana^ e del col-
legio degli avvocati concistoriali, dichia-
rò che i laureati nell'una e nell'altra leg-
ge nell'università di Bologna, si avesse-
ro come laureati nel collegio di detta Sa-
pieuzflj e cogli stessi privilegi a queitu ^ià
'7
2 58 IJ N l
concessi. Da questi collegi si nominarono
3 soggelli del loro corpo per la scelta da
farsi dal Papa dell'avvocato de'poveri,in
viitìidel breve di Clemente Vili de'9 lu-
glio iSgg. Otlodi essi, cioè 4 per ogni col-
JegiOjCranosindaci della pubblica dogana,
ed un altro presidente del monte di pietà,
come rilevasi dallo statuto del monte del
1 .1 1 4. L'arcidiacono era il cancel liere per-
petuo d'ambo i collegi, col diritto di pi o-
lìiuovere e conferire la laurea. 1 suoi sta-
tuii furono di nuovo compilali nel i Sgi,
ed esistono nell'arcbivio arcivescovile di
Bologna, preceduti dal catalogo di tulli
i flollegiali dal i3iy sino alia loro sop-
pressione nel 1 800, Ira'qualijOltre altri di-
stinti e insigni soggelli, siannoveranonel
collegio canonico 4 P^P') ^4 cardinali ,
34 lia vescovi e arcivescovi, 7 arcidia-
coni, 4 uditori di Rota, 5 del s. Palazzo,
ì7. referendari di Segnatura, un suddia-
cono apostolico ed altri prelati. Il Maz-
zetti riporta il catalogo degli aggregali al
collegio di gius canonico a p. 34o. Nel col-
legio civile si contano 4 P«P') 26 cardi-
nali, 35 tra vescovi e arcivescovi, 8 arci-
diaconi, 4 uditori di Ptota, 2 del s. Pa-
lazzo,! I refereodaridi Segnatura, un ab-
brevialore del parco maggiore, un pro-
tonotario, altri prelati e 3 avvocali con-
cistoriali. Anche diquesti il Mazzetti pub-
blicò il catalogo a p. 357. Ambedue! col-
legi in virtù del leslamenlodi mg."^ Dio-
iiigio Ratta del 1^97 nominarono, come
nomina ora 1' attuale collegio legale , 4
zitelle alle quali è assegnalo il dolalesus-
sidiodi scudi 20 per ciascuna, pagatoda-
gli eredi del testatore. Il priore del col-
legio canonico, pel testamento del conte
Francesco Paselli del 1 623, avea il dirilto
d' eleggere una zitella del conservatorio
di s. Maria del Daraccono, alla quale as-
segnava per sussidio dolale i frutti d'un
capilaie di scudi 1000. Il medesimo col-
legio pel letlamenlodi PierGaspareGiao-
nolli del 1788 distribuiva ogni anno la
rendita nella di sua eredità ad una zitella
figlia d'un doUore del medesimo colle-
U N I
gio, e in mancanza di questa ad una fi-
glia d'un {lollore del collegio ci vilejil qua-
le beneficio Pio VI estese anche alle ni-
poti de'collegiati ex filio,in mancanza del-
le figlie proprie, o delle nipoti ex fratrc^
e colla preferenza sempre a quelle de'dot-
tori del collegio canonico. L'attuale col-
legio legale è succeduto ne'diriUi di no-
mina dell'antico collegio di gius canoni-
co. Questo e il collegio di gius civile a-
bolili nel 1798, ripristinati nel 1799, ^^
tornarono ad abolire nel i 800. Leone Xlì
nel 1824, in luogo di tali collegi, eresse
l'attuale collegio legale, eolle stesse facol-
tà di laurearee conferire i gradi, variando
però il numero de*suoimembri,cheliiìiilt>
a 12 solamente. Da Leone XU neli82>
fu onoratodell'incarico d'esaminare i co-
dici ci vile e cri minale, e di compilare quel-
lo di procedura criminale. I suoi statuti
compilati nel 1 827, approvò la congrega-
zione degli sludi nel i836.Da questo colle-
gio e da quello medico e filosofico si eslrae
uno de' suoi membri all'amministrazio-
ne del collegio Jacobs. I nomi del nuovo
collegio legale dal 1824 al 184», sono ri'
portati dal Mazzetti a p. 112. Fatti prin-
cipali de Collegi di medicina e filoso-
fìa. Sono d'antichissima istituzione, men-
tre i loro statuti furono compilali o ri-
formati uelii56, modificati nel i358 e
nel I 5o7,ed in questo appi ovati daGiulio
1! e [)0i da molti altri Papi. Quelli sepa-
rati del collegio medico furono anche im-
pressi dal Monti nel 1664. CoMoro brevi,
Giulio II nel I 5o7, Leone X nel i 5i 7,Gre-
gorio Xlll neh 583 e Benedetto XIV nel
I 74' jcsistenti nell'archivio arcivescovile,
aftìdarono e confermarono al collegio me-
dico la polizia sanitaria conosciuta sotto il
nome di Protomedicaio, concernenle l'a-
bilitazione a'diversi rami della medicina,
la vigilanza su quelli che resercilano,la pu-
nizione de'contravvenlori,il giudizio sulle
competenze de'medici, chirurghi ec, l'i-
spezioni sulle fìumacie, drogherie ce; at-
tribuzioni che vennero tolte dopo l'in-
vasione fraucese del i 7 96, ed alìidale a
lì N I
paiiicolaii coiiiinissionl dal governo isli-
luite, delle quali riuscirono inutili i len-
lalivi per la riprislinazione. Nel i65o per
la retta aniniinislrazione del detto Pro-
toniedicuto iluono pubblicate per le stani*
pe del Benacci l'analoglie leggi. Godeva
il collegio niedico per (ali attribuzioni
rannuo assegno di scudi 200 sulla ren-
dita della gabella, oltre a scudi 4o per la
\isit.i delle farmacie de' castelli, le (]uali
due somme veriivano distribuite da'due
proloa»edici a' loro coadiutori e ministri
liJiletti. De'privilegi concessi da Carlo V
V coiiferujati da* Papi, già parlai. Cene-
detto XIII nel 1727 «licliiarò che i lau-
reati in ntedicina nell' università di Bo-
logna, si avessero come laureati nelT ar-
chiginnasio della Sapienza di Roma, eche
potessero esercitare la loro professione
tanto entro lo stato pontifìcio che fuori
di esso. Benedetto XiV nel 174» confer-
Djando tal privilegio Testese anche a'chi-
rurghi, farmacisti, ostelricanti e agli al-
tri licenziati ed abilitati all'esercìzio del-
l'arte medica nelT università bolognese.
Inoltie con altro breve del i749> <Jopo
avere ringrazialo il collegio medico pei
parere a lui trasmesso^ dichiarò eh' esso
poteva servir di norma nel giudicare cer-
te cause, e massime le matrimoniali. L*ar-
cidiacono della metropolitana era di que-
sti collegi il cancelliere perpetuo, avente
diritto per promuovere e decretare i lau-
reandi. Aodjedue i collegi si distingueva-
no per meaibri numerarie soprannume-
rari. 1 numerari del collegio di medicina
erano I2,e IO quelli di filosofia. 1 sopran-
numerari dell." tre, dell'altro cinque. E-
rano sindaci ^.i\\ essi della pubblica do-
gana o gabella grossa. Il catalogo de'ri-
spelti vi collegiali dal f i C)6 fu impresso dal
IMonli neh 664; '"*^'' proseguito mss. sino
air anno i8oo, interamente il Mazzetti
lo pioduce a p. 374> Contausi Ira essi ,
Benedetto XIV, 3 vescovi, ed una (jnuu-
Illa d'insigni filosofi, poeti, arli;>li e lette-
rati, che contribuirono alla celebrità della
buloguese uni \ ersi là. Soppressi i due col-
U N I ■>.%
legi nel j 798, ripristinali nel 1799, tor-
narono a sopprimersi nel i Boo.Leone Xll
nel 1824 eresse di nuovo il collegio me-
dico-chirurgico, col le slesse facoltà di lau-
reare e conferire i gradi, fissando il nu-
mero de'suoi membri a 1 8, con 1 2 medici
e G chirurghi. Gli statuti compilati nei
1825, la congregazione degli sludi appro-
volii modificali nel 1 836. Egli è ritenuto
uno de' corpi scientifici più accreditati
d' Europa, al quale nel 1839 Gregorio
XVI commise l'esanje di certa China Pi-
laf a per conoscerne, Sperimentarne e ri-
ferirne r utilità a prò degl'infermi. Per
questo fine lodevole, il Papa la die ad a-
walizzare anche al prof. Giacomo d/ Fol-
cili, il quale pubblicò: Lellera al dr Giu-
seppe De MaUheis, sopra una nuova spe-
ciedi China- China, denominata Pitaya^
donala dalla repubblica di Columbia al
Pontefice Gregorio JV/Y, Roma i833.
Lo slesso Leone XII nei 1824 eresse di
nuovo anclie il collegio filosofico, com-
ponendolo di I 2 membri. 1 suoi statuti
compilati nel 1827, li approvò la congre-
gazione degli sludi nel i836. 1 membri
del nuovo collegio medico- chirurgico dal
1824 al I 840, il Mazzetti li registra a p.
228, indi a p. 233 riporta quelli del nuovo
collegio filosofico di detto periodo. Col-
IcgiofilologicOi Leone XII per organo del-
la congregazione degli studi fondò que-
sto 5.° collegio nel 182^, assegnandovi 12
menkbri nella forma degli altri riferiti. [
suoi statuii compilati nel 1826, la della
congregazione li approvò nel 1 8 36. Di que-
sto collegio filologico fanno parie egregi
lellerati,e parecchi d'italico nome.I meai-
))ri dal 1 8 24 al 1 840 si leggono nel Maz-
zetti a p. 237. Falli principali dell' I-
slitulo delle scienze. Il famoso Istitutodel-
le scienze e arti di Bologna, lo celebrai
tra le principali /^/tcv/^/tf/zi/ee allrove,con
altre notizie eziauilio. Deve lu sua origi-
ne e fondazione al magnanimo e gene-
roso bolognese il generale Luigi Ferdi-
nando conte IMarsili, il quale dopo aver
fullu lunghissimi viaggi, acquistate esle
26o UNI
sìssime cognizioni , e raccolta una gran
quantità di libri, macchine, istrumenti,
suppellettili ec, io cui impiegò quasi lutto
il suo ricco patrimonio, introdusse in ca-
sa propria due accademie,runa detta de*
Filosofi Inquieti, nata nel 1690 per ope-
ra del celebratissimo Eustachio Manfre-
di, dalla quale poi Benedetto XIV trasse
l'ordine de'pensionati dal suo nome delti
Benedettini j l'altra de Pittori, Scultorie
Architetti, di cui fu principale Gio. Pie-
tro Zannotti, che cominciò le sue rego-
lari convocazioni in casa del general Mar-
sili a'2 gennaio 1710 nel pontificato di
Clemente XI, onde poi prese il nome
à' Accademia Clementina, anche per a-
•ver il Papa falle non poche donazioni al-
l'istituto. Nella seduta dell'accademia di
s. Luca di Roma de' 11 aprile 1710 fu
partecipata l'erezione dell'accademia del-
le belle arti di Bologna, per cui il Mis-
sirini pubblicò gli alti delia comunicazio>
ne a p. 172 delle sue bellissime Memorie
per servire alla storia della romana ac-
eademiadis. Luca, Per la perpetuità del-
l' utilissimo stabilimento il Marsili pro-
pose al senato di Bologna la donazione
della sua raccolta per aprire un luogo alla
pubblica istruzione, e collo scopo che la
studiosa gioventù, e chiunque bramasse
d'apprendere le scienze pratiche, potesse
anche praticamente vedere quelle mate-
rie, che nel pubblico studio o non si trat-
tavano in modo alcuno, o si trattavano
teoricamente. Accettata a' 18 maggio
I 7 I I questa proposizione, il senato do-
po avere riportalo da Clemente XI la fa-
coltà di vendere tanti Luoghi del Monte
Sussidio secondo, per la somma di scudi
25,000, onde servirsene per la fabbrica
del novello istilulo,a'5 dicembre acquistò
per5ooo scudi dalla famiglia Poggi Ban-
chieri, succeduta alla Cellesi, l'attuale pa-
lazzo, uno de* più pregevoli di Bologna
per la sua nobile archittellura, quasi tut-
ta del famoso Domenico Tibaldi , e per
gli sparsivi dipinti di antico tnirabil gu-
sto del Primaticcio, di Nicolò dell' Abate
UNI
e di Pellegrino Tibaldi. Quindi con so-
lenne allo dell'i I gennaioi7i2 ebbe e*
secuzione la donazione del general Mar-
sili al senato , il quale fece tosto distri-
buire in appositi armadi gli oggetti sud-
detti ; costruì la biblioteca, la chimica,
la scuola de' pittori e V osservatorio a-
slronomico, destinando a norma del con*
venuto col munifico donatore, che in certi
giorni determinati facessero i loro eseicizi
un astronomo, un matematico ossia archi-
tetto militare, un fisico sperimentale, un
istorico naturale, un chimico e un biblio-
tecario, col titolo di professori. Vi ven-
ne anche destinato un presidente, da cui
dipendessero i professori , e un segreta-
rio, come pure fu fatto un custode del
palazzo. Le sue costituzioni de' 1 2 dicem-
bre 1712, furono approvate da Clemente
XI a'j 2 gennaio I 7 1 5; e venne riportato
il loro tenore in una 1? donazione che
il generosissimo general Marsili aggiunse
aliai." a'24 marzoi 727. Furono concen-
trale nell'istituto le due accademie sud-
dette. Nell'unire l'accademia filosofica si
stabiTi, che essa dovesse governarsi colle
proprie leggi, senza dipendere dal presi-
dente dell'istituto, ma bensì dal suo pro-
prio, e si volle chiamare Accademia del'
le Scienze dell' Istituto , con questo pe-
rò che il segretario di lei fosse quel me-
desimo soggetto , che dal senato veniva
eletto a segretario dell'istituto. Venne an-
che disposlOjche tanto il presidente quan-
to i professori di esso, dovessero far go-
dere a quest'accademia de'comodi dell'i-
stituto, assistendola e compiacendola in
tutto, senza però derogar mai alle costi-
tuzioni del medesimo. Per l'unione delle
due accademie divenne Tisliluto non so-
lo una scuola aperta alla pubblica istru-
zione , ma ancora un asilo destinato al
progredimento delle scienze e arli,al qua-
le scopo, espresso ufficio del segretario e-
ra di tener aperto carteggio coll'accade-
mie oltramontane, a nome dello slabilt-
uiento , per la reciproca comunicazioni
delle ricerche utili e uuove scoperte. L'ai
UN I
perlurn solenne clell'istitnlo avvenne a'
i3 mnizoi7i4, reciloncìovi elegante o-
lazione ii p. d. Ercole Corazza olivetano.
L'antininislrazione delle rendite assegna-
te pel mantenimento dello stabilimento
e la cura del medesimo, fu commessa ad
un'assunteria composta di senatori. Cle-
mente XI a memoria del nuovo istituto
léce coniare una medaglia, il cui conio è
nella Zecca pontifìcia di Roma, colla sua
effigie con triregno e piviale, e l'iscrizio-
ne: Bonarum Artiunt Culliti et Incre-
mento. Neir esergo è T epigrafe : Inslit.
Scient. Bonon. Nel rovescio si vede la fac-
ciata esterna dell' edifìcio dell' Istituto.
Neh 724 ili virtù di donazione del be-
nemerito concittadino Marc' A nlonioCol-
lina Sbaraglia, crebbe all'istituto il gabi-
netto di geografìa e di nautica col rela-
tivo professore. I\Ig.' Lambertini, poi 13e-
nedeUo XIV, nel 1723 fece abbellire e
dijiingere la cappellina dell' islilulo , e
coiitiimò nel cardinalato le sue beneficen-
ze. Natale Parisini coti testamento del
1736 ordinò che da'suoi eredi fiduciari
il p. guardiano di s. Francesco, ed il più
anziano de' governatori dell' opera de'
Vergognosi, si fondasse nelle camere del-
l'isiiiuto una librt^ria legale, spendendo
per essa ogni anno 1 000 lire finché fosse
compita, con 200 lire annue al custode.
Per la scarsezza de'rinvenuti fondi non po-
tendosi effettuare il disposto dall^arisini,
nel 1780 fu assegnato all'istituto lutto il
capitale disponibile. Nel 174^ si adattò
all'osservatorio una camera atta a rice-
vere il quadrante murale, e lo strumento
de'passaggi, che insieme con un quadran-
te ntobile erano slati ordinati in Inghilter-
ra al Sisson,in occasione della buona som-
ma spedila daClemente XII a profitto del-
l'islilulo.Nel i 74^6 1 743passarono ad au-
mentare il corredo dell'istilulo idue famo-
si musei d'UiisseAldovrandi ediFerdinan
do Cospi già da essi donati al senato,il qua-
le sin dal i 600 li conservava nel pubblico
palazzo.Nelr 742 inollrelk'nedelloXI Va
sue spese ordinò l'iùUoduzioue d'uno slu*
UNI a6r
dio in cera d' anatomia col suo profes-
sore; istituì una scuola di chirurgia a
cui donò un assortimento d'analoghi fer-
ri a lui regalati dal re di Francia, e in-
giunse al professore di far le sue lezioni
ne'due grandi spedali delia Vita e della
Morte , per potere aver comodi i cada-
veri, e che fosse consideralo come pro-
fessore dell'istituto. Altre sue beneficen-
ze all'istituto sono : di aver ornato l'an-
tiche camere e fornite di macchine pegli
sperimenti fisici, d* istrumenti astrono-
mici, di molti ricchi e rari oggetti di sto-
ria naturale; e d' aver fallo risarcire e
con)piere,secondo l'applaudilo disegno di
Pellegrino Tibaldi, il cortile e la loggia
del palazzo dell'Istituto. Di più Benedetto
XIV nel 174^ soppresse il collegio fon-
dato neh 585 da Francesco Pannolini,
per non essersi distinti i convittori nelle
lettere, e ne applicò le rendite all'istituto
per aumentare gli stipendi a' professori
e bibliotecari, in acquisto di libri e al-
tro, però con alcuni pesi, fra'quali il pa-
gamento annuo di lire 2400 a 24 acca-
demici dell'istituto, che formarono una
classe a parte e si denominarono Acca-
demici Pensionati BenedeUiniy pe' quali
prescrisse particolari leggi. Co* suoi do-
ni generosi acquistò l'istituto nel 1747
tutta la suppellettile ottica del celebre
Giuseppe Campana, nominandosi un ap-
posito custode. Egualmente per magna-
nimità del gran Benedetto XIV, si se-
pararono dalla biblioteca i capi d' anti-
chità da lui regalati, e di essi se ne for-
mò un gabinetto a parte, ch'ebbe pure il
suo separalo professore. Donò anche la
maggior parte delle statue che formava-
no la copiosa galleria, la quale comin-
ciò allora ad aver bisogno di custode. Nel
1751 applicò all' istituto l'eredità della
contessa Leona DosiGarzoni,la quale nel
1697 l'avea destinata pel mantenimento
de'giovani del collegio Dosi, e in difettò
di essi, per una casa di ritiro per 3 ve-
dove nobili. Comandò che si erogasse
l'euli'tilu, per due terzi a vantaggio della
3f>2 U N I
libreria , e per altro 3." a beneficio de*
j»iovani delle 3 case Casali,Guastavillani
cMuzzarellijed in casodell'estinguinien-
t<> di esse, a profiHo della stessa libreria.
Jl giovane beneficalo dovesse godere 8
anni le rendite, ed applicarsi in Roma al-
lo studio delle leggi. ISel i 753 Benedello
XIV assegnòall'istitnlocirca io,oooscu-
di, provenienti dall' eredità del cardinal
Pompeo Aldovrandi,a comodo però del-
l'accademia Clementina, la quale fii sur-
rogala a quella di Arti Liberali e degli
Aravzi ordinata da detto cardinale. Que-
sto fondo servì per aumentar la scuoia
del nudo. Continuò Benedetto XIV fin-
che visse le proprie beneficenze all'isti-
tuto, arricchendo i gabinetti di prezio-
si oggetti. Nel 17583 sue spese acqui-
stò la suppellettile necessaria per dare u»
corso completo d* ostetricia, aumentan-
do un professore. All'ampio edificio della
biblioteca, per la cui costruzione Clemen-
te XII nvea contribuito con ragguarde-
vole sussidio, Benedetto XIV die il mag-
gior lustro , perfezione e ampliamento,
colla forinazione delle attuali maestose
scansìe, col dono de' suoi copiosissimi e
rarissimi libri ; e col procurarle inoltre il
legato degli altri pure sceltissimi del car-
dinal Filippo M."* IMonti , ascendenti a
I 2,000, ed all'istituto la di lui quadreria,
colla serie de'rilratti de'cardinali più ce-
lebri da Alessandro IH a Benedetto XIV,
ciascuno con un breve elogio delle loro
gesta, pubblicando tali encomi con ispien-
dida edizione. Elogia S. R. E. Cardìna-
liuti/ pieta(e,doctrìnn^legationihùs ac re-
bus pio Ecclesia gestis illastriuni^ a pon-
lificatu Alexandri HI ad Benediciuni
XlII^apposita eorum imaginihus quae in
Pinacotheca Philippi cardinalis deJIoii'
tibus spectautur,'komae l'j^i. Pio VI
per concorrere a! decorc e progresso del-
l'istituto, nel 1780 gli assegnò annui scu-
di 1000 sulle rendile della gabella grossa.
II Mazzetti riporta pure le rendile che a
tale epoca godeva l'insigne stabilimento,
inclusi vamente all'^innuo assegno di lire
U N l
25o5 fatto da Benedetto XIV, suUn ca-
mera apostolica; ed a'censi d'annue lire
486 relativi al capitale di lirei 0,235 la-
sciato nel I 785 dal duca di Curlandia Pie-
tro alTaccademia Clementina , investito
nella negoziazione de' veli , pel premio
Curlitndese, che tuttora si dispensa dal-
l'accademia di belle arti successa a delta
accademia. Narra il sullodato Missirini,
che appena tu costituita l'accademia Cle-
mentina di Bologna, bramò d'essere ag-
gregata all'accademia di s. Luca di Ro-
ma, la quale subito assicurò gli accade-
mici bolognesi d'indivisibile e cordialissi-.
ma recipiocanza. In processo di tempo
r accademia Clementina scrisse altra let-
tera all'accademia romana di s. Luca pei*
una più stretta alleanza perfetta. Pertan-
to l'accademia di s. Luca a'3 aprile 178:5
volle mandare ad effetto la cercata unio-
ne e aggregazione, A tal fjne assicurò di
tale unione il piincipe e accademici del-
l'accademia Clementina, colle slesse con-
dizioni che si osservavano nell' aggrega-
zioni del collegio Veneto di pittura col-
l'accademia di s. Luca ; cioè che quella
di Bologna assumesse in accademico di
merito il proprio principe marchese Fer-
dinando Raggi prof, d'architettura, cou
ispedirgli la dovuta patente, e l'accade-
mia di s. Luca accettasse per suo acca-
demico di merito il prof di pittura Giu-
seppe Becchetti, principe dell'accademia»
Clementina,coiriuvio della rispettiva pa-
tente ; e che in mancanza d'uno de* due
soggetti accettati reciprocamente per ac-
cademici e con patente decorali,abbia per
sempre a succedere in luogo suo il prin-
cipe prò tempore dell'accademia, che sof-
fre una tal perdila. Indi a'i 2 maggio nel
1782 segui l'unione dell'accademia Cle-
mentina «.ielle belle arti di Bologna col-
l'accademia di s. Luca, e fu ordinata Li
patente pel prof. Becchetti, che si legge
nel Missirini. In essa si dice che per l'in-
cremento con mutuo accordo de' vantag-
gi delle buone arti, si dichiarava acca-
dcuìico di s. Luca nella classe di nilluva
V N l
i\ prof. Decchetti, non solo accordando-
gli l'accesso nell'adunanze accademiclie,
ma altresì il volo nelle congregazioni. Al-
lora le due accademie si comunicarono i
loro statuti, e ah' accademia di s. Luca
piacque riscontrare alcune provvidenze
utilissimo nella costituzione bolognese ,
e degne d' imila7Ìone per la loro mora-
lità e viriti religiosa, fra le quali Uìi pia-
ce rilevare (jnelle di esser buon caltoli-
c«», di «lon dipingere o disegnare osceni-
tà o caricatore ingiuriose ad alcuna per-
sona, o cose vietate dalla moralità cri-
stiana, sotto pena agli accademici di per-
dere ii luogo nell'accademia, e agli altri
d'esserne perpetuamente esclusi. Senza ri-
tornare nell'argomento, ricorderò che il
Missirini riprodusse ancora il dispaccio
del cardinal Pacca camerlengo di s. Chie-
sa e delle due accademie Clementina e
liomana zelantissiuìo proiettore, dell'i i
dicembrei8 iq, relativo all'inlima unio-
ne di questi due illustri slabilimenli del-
l'arti italiane, e loro reciproca relazione.
Concorsero ad illustrare questo stabili-
mento dell' Istituto i molli notabilissimi
acquisti fatti da'suoi senatori as-^unti; i
liofu preziosi ricevuti dalla munincen/a
de' Papi, principi, cardinali, nobili, cit-
tadini, stranieri e da ogni classe di be-
nemerite persone. Le posteriori vicende,
cui soggiacque [)e' fre(|uenli mutamenti
di governo, e più [loi la sottrazione di
molti preziosi oggetti, fecero se non man-
car airatto,dimiinure sensibilissimamen-
te le generosità, le quali con minor fre-
quenza si rinnovarono, allorché l'istitu-
to III neli8o3 incorporato all'università,
J^enchè non mancarono benemeriti con-
cittadini a beneHcare ulteriormente gli
attuali gabinetti. L'invasione francese del
giugno I 796 anche all'istituto recò mol-
lo danno, poiché a'5 luglio i commissa-
ri di quel governo levarono dalla biblio-
teca e da' gabinetti di storia naturale,
d'antichità e di iì>icu,<|utì'vari libri, mac-
chine e oggetti rarisìsimi, registrali con
distinta dal Mazzetti u p. \ 1 o eseg. Ces-
U N I 26H
salo però il governo italico e riprislioa-
tosi il pontificio, mercè le premure e me-
diazioni del celebre e sommo scultore Ca-
nova, del benemerito conte Luigi Salina,
e del presidente dell'accademia delle bel-
le arti, vennero nella maggior parte re-
stituiti gli accennati capi [)reziosi, insie-
me a molti mss. delle cessate corporazio-
ni religiose, concentrati e uniti dal go-
verno alla biblioteca dell' Istituto, non
senza difetti e deformità. A' 22 noveni-
bie 1797 dall'amministrazione diparti-
mentale del Reno venne pubblicato un
decreto del general Napoleone Bonapar-
te, il quale fissava in Bologna un Istitu-
to Nazionale della Repubblica Cisalpina,
incaricato di raccogliere le scoperte, e
perfezionare le scienze e arti. Ksso non si
allontanava dallo scopo del MarsiIi,ondi;
fu quasi una conferma d'erezione. I suc-
cessivi rapidi e politici trambusti non die-
rono luogo ad eseguire alcuna disposizio-
ne in proposito a danno dell'istituto di
Bologna, il quale proseguì ne'suoi eser-
cizi sino al 1802, in cui a norma della
costituzione proclamala ne'comizi diLio-
ne a*] 6 gennaio, essendo stato messo in
attività l'Istituto Nazionale, cadde quel-
lo di Bologna, il (|uale in seguilo del pia-
no generale di pubblica istruzione de' 4
settembre, del vicepresidentedella repub-
blica Melzi, 1*8 slesso passò co' suoi ga-
binetti a formar parte e ad unirsi coll'u-
niversità di Bologna, e quindi di due sta-
bilimenti se ne formò uno solo, i quali par-
teciparono de'comodi dell'uno e dell'al-
tro, come già notai. Dopo quest'unione,
nel seguente i8o3 l'università fu trasfe-
rita al palazzo dell'istituto, che da indi in
poi si denominò dell'Università. Cosi il
famoso Istituto delle scienze ed arti fu
commutato in Università degli Studi. La
detta legge de'4 settembre conservò pe-
rò airistituto la proprietà delle sue par-
ticolari sostanze, dichiarando che ({nelle
ch'erauua carico ilclla nazione, veniva-
no compensate dal governo col soslcnc-
iicrc il peso del munlcuimenlo dell' uni-
264 u ^ '
versila, ed accordando a* professori del-
l'istituto e dell' uni versila , die in que-
sta riforma rimasero privi d'impiego, mia
pensione al loro servizio proporzionala.
iSlabiiì aticora che le doli ed i corredi
scicr»lifici di proprietà comunale o dipar-
timentale, addetti ed uniti all'università,
restassero di proprietà de'rispellivi sta-
bilimenti o comuni a cui appartenevano.
In forza della slessa legge venne separala
didristituto l'accademia Clementina de*
pittori, in luogo della quale il governo i-
sliluì VJccademia di Belle Jrtl, die nel
i8o3 fu collocala nel vicino edifizio di
s. Ignazio, un tempo noviziato de'gesulli
iiilrodolli in Bologna neh 546 per la pie*
là di Violante Casali, generosa e benefi*
ca, vedova del celebre conte CamilloGoz-
zadini benemerito della patria, cbecoii-
Iribuì alla cacciala de'Benlivoglio e alfa
rovina in Bologna del palazzo loro, die
repulavasi il piìi bello e più magnifico
d'Italia. 11 locale appartenne ancora alla
congregazione della Missione, secondo il
eh. Castellano. Questi celebra la magni-
fica sala, che serve alla distribuizione de'
premi, e al di sopra la ricca Pinacoteca,
rilenula una delle più cospicue d'Euro-
pa, ove tutti sono raccolti i migliori qua-
dri , pitture pregievolissime traile dalle
chiese e conventi soppressi, de'quali il fa-
moso bulino di Francesco Bosaspina ha
pubblicato le più importanti incisioni. Di
queste l'accademia ha una scelta collezio-
ne di stampe antiche e moderne di clas-
sici autori. Ne alcuno ignora quale sia sta-
lo in genere d'arti il vanto della scuola
Bolognese, delta anche Lombarda, di ciii
devesi a'Caracci il i,° onore, noverando-
visi il Guercino, Guido Reni, il Domeni-
diino. Albani , e cento altri di non mi-
nore riputazione. Possiede ancora bellis-
sime statue antiche e moderne, ed altre
sculture pregevoli; l'Oploteca o pregia-
tissima raccolta d'armi antiche olfensive
e difensive, con altri arnesi attinenti al-
l'ai chiletlura mililai'e; non che la pro-
pria biblioteca, destinata ad uso de'pro-
UN I
fessorl e comodo degli allievi dell'acca-
demia, doviziosa d' opere di belle arti ,
d'architettura militare, di erudizione, di
poesia ec. Può vedersi Ftlsina Pittrice ,
Fite de pittori bolognr Sì del conte Carlo
Cesare Malvasia ^con ag»itint€yCorrezio-
ni e note inedite del nsedesinio autore, di
Gio. Pietro Zanolli e di altri scrittori vi-
i'f/i//,Bologna i 84 ' tipografiaGuidi. Gui-
da per la Pontificia Accademia delleBtlle
yfrti in Bologna pubblicata da Gaetano
G ior da n i ispetto re della Pinacoteca Bo ■
/o^'rteyeec, Bologna tipografiaSassi 1 846.
Opera degna di tanto eruditissimo scritto-
re, laborioso einfalicabile, come si appren-
de da'3 cataloghi riportati in fine dell'en-
comialo opuscolo, d'opere stampale, di
opeie inedite pubblicate a sua cura, e di
Oj)ere inedile da pubblicarsi. Nella Cro-
naca da lui dollamente illustrata ricor-
da di Giacomo Rossi, Orazione inaugu-
rale dcW Accademia di. Belle yjrli. Bo-
logna ?,o geniìaìO\^o\. Gli accademici
delle scienze delii benedettini pensiona-
ti, proseguirono le loro unioni ed eser-
citazioni a tutto l'anno 1 8o3-o4, P<^' qua-
le ottennero nel 1 8o5 il riparlo della som-
ma che rimaneva in avanzo dell'eredità
Pannolini. L'imperatore Napoleone I con
decreto de'25 dicembre i 8 i o, delerminò
che l'Istituto Nazionale, già di Bologna,
prendesse il titolo iV Istituto di Scienze,
LetlereedArti,ec\ì<i avesse la sua lesiden-
za in Milano,con 4 sezioni in Venezia, Bo-
logna, Padova e Verona, prescrivendo il
numero de'suoi membri a Go.coU'annuo
assegno di lire 12 00, oltre agli altri mem-
bri onorari senza numero determinato.
Nella sezione di Bologna vennero aggre-
gali alcuni accademici Benedettini, e tut-
ti gli altri esclusi proseguirono priva-
tamente le loro riunioni ed eserc.lazioiii
in modo che l'accademia Benedettina non
cessò in fatto di sussistere, benché inani-
mata, negletta e priva di mezzi, Accfjr-
dò pel mantenimento del dello istituto
l'iinnuo fondo di lire 120,000, ed inca-
ricò il segretario alla pubblicazione de'
U N I
suoi allì. Comnndò in pari tempo la ri-
foimn (li tulle l'altre accademie scienti-
(jche, die volle l'ossei odeiioiiìiiiale coi ti-
tolo d'Ateneo, dipendenti dall'islitnlo in
«liscoiso. Sospese per lali disposizioni le
facoltà e le lonzioni dell'accadenìin delle
scienze incorporala all'Ateneo del dipar-
tiaiento del Reno, però le vennero con-
servale le poche sostanze amniioislrate
come ora da t«n dÌH;eodenle del promo-
tore dell' isliloto IMarsiii, (Incile cessate
le vicissitudini d'Italia e ripristinatosi il
goxerno pontifìcio, per le cure indefesse
dell' arcicancelliere cardinal Oppizzoni
si venne da Ini per decreto di Pio Vili,
de'4 maggioi829 ed eseguito a'iy giu-
gno, a ristabilire l'accademia delle scien-
ze suddetta, lilenendo a prÌMcij)ale base
di sua riorganizzazione il n)oto-proprio di
Jieneiletlo XIV de'22 giugno j 74T*-l^ssa
dividesi in 4 classi, la ! / de' pensionati o
13enedellini in numero di 24 coll'annuo
assegno di scudi 3o per ciascuno, purché
nel C(Mso delle sessioni orduiarie reciti-
no o mandmo all' accademia nel giorno
designato dall'albo, una memoria d'ar-
gornenlo scientifico, che contenga qual-
che nuova indagine, come lo prescri^^e
il legolamenlo ; la 2.' de' non pensiona-
li o di semplici accademici ptu'e di 24;
la 3. di iiccailemici con'is[)Oiidenti , il
cui numero non è limitalo dal regola-
mento, ma die nel 1 840 ascendeva a go,
cioè Go italiani e 3o slranieri ; la 4>^ de-
gli alunni , che non debbono esser più di
6 II suo scopo è di coltivare e promuo-
vere le scienze esatte e naturali, quin-
di non ponno essere eletti accademici se
non quelli che le coltivano. Que'profes-
suri dell'università che coprono le catte-
dre di tìsica, chimica, storia naturale, a-
stronomiaj anatomia umana, ed opera-
zioni chirurgiche , hanno il diritto alla
classe de'pcnsionali. Noterò, che secondo
l'isiituzione di Benedetto XI V,i 1 4 «neui-
bri deli'istilulo che aveano diritto d'es-
seie in tal classe, erano il presidente, il
»e<jrclai'io, T urchilello iiuhturc, iu.6lu-
U N f 265
rico naturale e suo sostituto, il fisico e il
seniore de* suoi sostituii, l* astionoino e
il suo sostituto, il chimico e il suo sosti-
tuto, il prof, di geografia e nautica, l'a-
ualomico, e il dimostratore dell'operazio-
ni chirurgiciie. L'accademia delle scien-
ze ha un presidente e un vicepresidente
dell'ordine de'pensionati Benedettini, che
durano incarica un anno,eilsegi'etariodì
nomina della congregazionedegli sludi su
tema d'accademici pensionati. Sono ad-
detti all'accademia uno scrittore e un bi-
dello custode dell'edifizio e delle suppel-
lettili.La sua residenza è nel palazzo antico
dell'Istituto ora dell'Università, come fu
stabilito nella 1.' fondazione in seauitodel-
la donazione del general Marsili. All'epo-
ca però della sua ripristina/ione l* acca-
demia fu collocata nel vicino palazzo già
Malvezzi , nel quale essendosi nel i83q
Iraspoi tate le residenze ed uflìzi del ret-
torato e della cancelleria, venne dato luo-
go a restituire 1' accademia delle scien-
ze neir antico palazzo dell' Istituto, eil
in quella parte di esso che comprende
la bellissima sala e le camere dipinte
dal Tibaldi. Tiene 24 sessioni ordinarie
ogni anno, in ciascun giovedì dopo la fe-
sta di s. Carlo e sono private, indi sulla
fine dell'anno accademico ne tiene una o
due semi pubbliche. llMazzelli parla an-
coia delle sue rendile, del legalo Aldini
pel premio d' una medaglia d'oro a chi
presenla una memoria d'importante sco-
perta relativamente al Galvanismo ed a'
mezzi per e.stingueie gì' incendi, ammet*
tendo anche quelle degli esteri. Lo stes-
so Aldini donò anche all'accademia gran
parte de'mss. del celebratissimo suo zio
prof Luigi (ialvani. Le regole dell' ac-
cademia stabilite nel 1 829 alla sua ripri-
slinazione , furono ap[)iovale dalla con-
gregazione degli sludi nel i838, e colla
valida media/ione del cardinal arcivesco-
vo protelloi e deiraccadoinia,del celebra-
tissimo poliglotto cardinal Mezzofanti, e
del nipote ili (pieslo mg,' d . Oiuseppe I\f i-
narelli, lelloic perpetuo deli* università
5.G6 U N I
e cameriere segreto sopranauoierarlo di
Gregorio XVI, gli accacleiniri ottennero
tiiì quelPapa di potersi fregiare nelle pnb-
))liche funzioni d'un distintivo, cioè una
medaglia d'oro colla sua efìigie. Per lai."
volta l'usarono a'y marzoiB 40, nella cir-
costanza deirintervento loro alla festività
di s/romtnaso d'Aquino protettore altua-
Je dell'università di Bologna, celebratasi
nell'oratorio de'pp.dell'oralorio detti del-
laMadonna diGalliera,il quale di presente
servea comodo dell'università medesima,
ed in luogo di quello che fino alla deplo-
rabile in'^urrezione del i83 i godette nel-
l'edifiziodi s. Ignazio, ora dell'accademia
delle belle arti. Questa dopo la restitu-
zione de'suoi doinitiii alias. Sede, fu con-
fermala e riabilitata dal delegato aposto-
lico mg/ Giustiniani per ordine di Pio
VII, e meritò il titolo di Pontifìcia. Nel
1825 Leone Xll riordinò e conferojò la
pontifìcia accademia di belle arti; altre
conferme le ricevette da Pio Vili e da
Gregorio XVI. Quesl'ultiuìo di suo par-
ticolare peculio inviò del denaro per al-
leviare l'accademia del dispendio occor-
so ne* notabili restauri fatti all' edifìzio,
co'quali vieppiù la rese nobile e decorosa
stanza dell'arti gentili e pacifìcbe. L'atrio
o ingresso all' accademia fu reso ornalo
al u)odo narralo dal cb. Giordani. Esso
\ìiì suo limile per un'iiuposla di cristalli
arcliitravala,che SOI regge il bu^lo inaiar-
nmdi Gregorio XVI, egregia opera e do-
no del valente scultore cav. Cincinnato
I3aruzzi bolognesejprofessore della mede^
sima. L'accademia è congiunta all' insi-
gne e pontifìcia accademia romana di s.
Luca, fla 9 piofessori, cioè il segretario
e 8 cattedratici per le scuole d'architet-
tura, pittura, scultura , prospettiva , or-
nato, elementi di fìgura, incisione, anato-
mia pittorica. A'professori delleclassi d'ar-
thitcttura, di pittura e di scultura, si ag-
giufigono supplenti. 11 corpo accademico
spedisce 1 diplomi agli accademici, avente
in fi onte la medaglia incisa col ritratto
U N I
geiiiorum. Scrisse il pittore Mengs, che i
Caracci furono grandi ingegni, e che ad
essi devesi il restaurainento della pittura ,
L'Algarolti chiama Lodovico restaurato-
re e quasi 2." padre della scuola bologne-
se. Lo Schiassi lodando Lodovico osser-
va, che se a'pritni pittori cedea nel pre-
gio proprio di ciascuno, vinse nel racco-
gliere in se i pregi di lutti. Di-vjdesi il
corpo accademico in due classi. i." 'Di 3o
accademici, e sono i professori dell'acca-
demia e gli artisti piìi distinti,© coltivato-
ri dell'arti del disegno domiciliali iu Do-
logua.2." Di soci onorari senza voto, ad
indeterminato numero, tratti dagli arli^
sii, cultori, promotori, mecenati di belle
arti o cittadini o esteri, non avuto riguar-
do al domicilio loro. La nomina de'pri-
mi dev'essere approvata dal governo: la
seconda viene a pluralità di voli confe-
rita dagli accademici. Mi reputo a sin-r
gelare onorifìceuza di appartenere a co-
desta cospicua e illustre accademia qua»-
le socio d'onore. Il Mazzetti a p, 241 li-
porta il catalogo de' membri della cele-
bre accademia delle scienze dell' istituto
di Bologna, ripristinata da Pio Vili, dal
1 829 al 1 840, di I .'classe 0 pensionati Be»
nedettini, di 2." classe o semplici accade-
mici, di 3.^ classe accademici esteri o cor-
rispondenti e di stranieri, di 4-* classe o
accademici alunni. A p. 84 ci dà il Maz-
zcUi alcune notizie sulla biblioteca, delle
quali col medesimo in parte discorsi. Be-
nedetto XIV neliySS obbligò tulli i li-
[)Ografi dello stalo pontifìcio a passare u-
nacopiàdi ciascun'opera per essi stampa^
la a questa bdjlioteca; prerogativa inter-
rotta dalle politiche vicende, e reintegra-
ta da Pio V 1 1 nel 1816. Del resto il Maz-
zetti ragiona delle librerie ad essa riunir
te, de'benemerili della medesima per do-
nativi falli di libri, disegni, stampe, e per-
sino di busii e I itralti di sovrani e uomi-
ni sommi, il marchese Camillo Pizzardi
avendo donalo il busto in marmo di Gre-
gol io XVI, scolpito dal valente concilta-
di Lodovico Caracci e col mollo Fons In- di no prof. Adamo Tadoliiii. Possiede più
U N !
di 1 5o,ooo volumi, ed il Mazzellì riferisce
il nome de'bibliotecari tlul 1800 al 1840,
iVa'qtJiili rispleiKlono i nomi di Aldini e
IMezzofonti. Di tal periodo di tempo a p.
<S() traila il eh. !\IiJ7zelli delle calledre
«lell'universilà di Ijolognn, con alcune no-
tizie sui gabinetti, per quelle che l'han-
no; ed a p. i4^ riporta la classificazione
delle cattedre da lui descritte, per ciascu-
na delle 5 facoltà degli s[ul\\.i° Facoltà
feoio^HYi. Eloquenza sagra. Sagri ca-
noni e allora dirillo pubblico ecclesiasti-
co nella facoltà legale. S. Scrittura. Sto-
ria ecclesiaslica. Teologia dogmatica. Teo-
logia morale. Teologia polemica. 2° Fa-
coltà legale. Codice Napoleone compa-
rato col diritto romano, cattedra abolita
nel i8i4-D"«iltocivile che neliSoQcam»
hìb il titolo con quello di Codice JXapoleo-
ne,allora denominata Testo civile. Dirit-
to criminale, cattedra che dopo la legge
del selleoibre 1802 prese il titolo d'Isti-
tuzioni criminali. Diritto delle genti e pubr
blico, cattedra abolita nel 1808, riprisli-
Dala dal governo provvisorio rivoluzio-
nario a* 3 maizo i83r, e nello stesso
mese abolita di nuovo a'2 1 col cessare di
tale intruso governo. Dirillo pubblico in-
Icruo del regno nel 1808 sosliluila alla
piecedenle, e abolita neli8i4- Diritto di
nalura e delle genti, e filosofia uiorale.
Diritto pubblico ecclesiastico. Economia
pubblica, cattedia abolila nel 1828. Isti-
tuzioni canoniche. Istituzioni civili. Isti-
tuzioni criminali. Storia de'co>tumi e del-
le leggi, istituita nel 1800 e al)olila nel
I 802. Testo canonico. Testo civile. Tealo
civile altra calledra. 0° Facoltà medico^
r/////irg/ctì;. Anatomia coujparata e fisiolo-
gia, calledra divisa iu due nel i 8 1 5: l'a-
nalomia ha il suo gabinetto, ch'è uuu de'
più ricchi e rinouiuli d' Europa , e uno
stabilimento clinico eretto nel 1827. A-
nalomia utnana e clinica chirurgica, cal-
ledra che nel 1823 venne divisa in due:
l'anatomia umana ha il suo gabinetto e-
lello a spese speciahncnle di Benedtllo
MV colle opere d'Ercole Lclli autore di
UNI 267
bellissime preparazioni, e poi aumentato
con quelle d'Anna Morandie di altri. Bo-
tanica, calledra con orlo e copioso semen-
zaio, non che iscelta analoga biblioteca.
Chimica generale, cattedra con anfiteatro
e gabinetto. Chimica farmaceutica , cat-
tedra con anfiteatro, gabinetto ed ela-
boralorio comune con quello di cliimica
generale: il gabinetto molto si accrebbe
co'doni della conlessa Vittoria Caprara.
Chirurgia teorica ed ostetricia , cattedra
con gabinetto eretto pe'doni di Benedet-
to XIV. Clinica chirurgica, calledra che
Irovavasi unita all'analoniia umana, da
cui venne separata neli8o3, conanfilea-
Iro e assortimento d'analoghi ferri dona-
li da Benedetto XI V, a'quali altri ne ven-
nero aggiunti di quando in quando a spe-
se del governo. Clinica medica. Fisiolo-
gia, cattedra ch'era unita a quella d'ana-
tomia comparala, dalla ({iiale venne se-
parala neli8i5. Materia medica, catte-
dra con gabinetto. Medicina legale, cat-^
tedra che Irovavasi unita alla patologia,
da cui fu divisa nel 1824. Medicina teo-
rico-pratica. Patologia, cattedra con ga-
binetto patologico. 4'° Facoltà fdosoji'
fvz. Agraria, cattedra tollerata, con orloe
gabinetto. Algebra e geouietria, cattedra
abolita neh 833. Architeilura civile e mi-
litare, cattedra smeudjrata dall' univei-
silà nel 18 13, e che avea il suo gabinet-
lo, ora presso l'accademia delle belle ar-
li. Astronomia ed otlica, cattedra con ga-
binetto e specola: molto grido onorevo-
le gode l'asttonomia di Bologna per \.\
continuala compilazione delle sue EjjIlc
nicridcs ìnotuuni caclcstium^ ad lìlci'i-
dianuni Bononiae aupputatae. A como-
do dell'osservazioni astronomiche, col di-
segno di Giuseppe Antonio Torri, venne
dal senato nel 1 7 i i cumiuciala l'erezione
dell'attuale magnifica torre, che per maiif
canza di mezzi re>lò sospesa fino al 1 72 j
in cui venne alla fine compila, l-^ossiede
l'astronomia molti slrtunenli, (uacchine
di nautica, ed una particolare libreria. (
bcncuicrili dello slubilimenlo, come de ■
i68 UNI
gli altri, sono celebrali dall'accurato Maz*
zelll. Calcolo sublime. Elica, calledra a-
bolila neli833. Fisica generale o leori*
ca, cattedra cbe neli8i5 fu concentrata
in quella di fisica generale e particolare.
P'isica sperimentale, cattedra che nello
slessoi8i5 venne concentrata nella fisi-
ca generale e particolare. Fisica come s'in-
segna attualmente, che tiene luogo delle
due precedenti, cattedra con gabinetto e
anfiteatro: il gabinetto, come diversi al-
tri, deve il suo iniziale impianto al gene-
ral Marsili, e quasi di bel nuovo fonda-
to dall'inesauribile patria beneficenza di
lìenedetto XIV, indi accresciuto da altri
generosi cittadini, e da alli i ancora con
l'acquisto del famoso museo Cooperiano,
fattoio Firenze nel 1790 a principal pre-
mura e spesa del camaldolese cardinal
Giovanetti bolognese, arcivescovo di sua
palriajgenerosi ch'ebbero successi va meu'
te altri virtuosi imitatori. L'anfiteatro fu
costruito nel 181 5. Introduzione al calco-
lo sublime. Logica , metafìsica ed etica,
cattedra da cui nel 1824 si separò l'eti-
ca, ed abolite ambedue nel 18 33. Mate-
matica elementare, nel 1 840 era introdu-
zione al calcolo. Matematica applicala,
poi meccanica e idraulica. Nautica e geo-
grafia, cattedra privala e gratuita, con ga-
binetto ora presso la specola. Principii
del disegno, cattedra che passò all' acca-
demia di belle arti. Storia naturale, cat-
tedra con gabinetto eretto nell'impianto
dell'Istituto delle scienze nel 1 7 1 4> e tan -
loaun»entò e crebbe successivamente, che
può stare a fronte de'[>iti doviziosi d'Eu-
ropa; ed al quale nel i825 co'fondi dal
governo accordati pel suo mantenimen-
to, venne unitala voluminosa raccolta di
rare conchiglie de' nobili Marescalchi.
Molti furono i benemeriti di doni, tulli
giuilamenle encomiali dal eh. Mazzetti.
5. "^ Facoltà filolofica. Analisi dell'idee,
calledra abolita nel 1809, ripristinala dal
governo intruso nel marzoi83r,e dal le-
gittimo nello slesso mese di nuovo sop-
pressa. Archeologia e numismatica, ossia
UN I
antichità, antiquaria ec, cattedra con ga-
binetto. Questo museo ebbe origine dal-
le rare svippelleltili raccolte e donale dal
general Marsili; essendo unito alla biblio-
teca , fu separato nell' unirvi il famoso
museo Cospiano e pe'doni di Benedetto
XIV. Gli acquisti successivamente falli
dal senato, e segnatamente quelli delle
medaglie imperiali di Canonici, dell'alire
medaglie d'oro greche e iojperialidi Za-
netti, di quelle d'oro e d'argento fatto dal
conte Carlo Aldovrandi, d'una raccolta
di medaglie urbiche acquistala dal mar-
chese Massimiliano Angelelli,edi tanti al-
tri acquisti fatti co'fondi dell'istituto e del
governo, furono cagione del notabilissi-
mo incremento e ricchezza del museo, che
per altre particolari donazioni alle due
primitive sale dovette aggiungerne al-
tre 5. Clemente XUl, Pio VI, Pio VH,
Leone XII, Pio Vili, Gregorio XVI col-
le medaglie pontificie, e quest'ultimo con
quelle anche di molti suoi predecessori
antichi, fornirono al museo una ricca se-
rie di cui mancava. Diversi altri sovrani,
principi, fra'quali il duca di Curlandia,
cardinali e cospicui bolognesi, tutti nomi-
nati dal Mazzetti, e l'accademia Clemen-
tina de'pittorijCo'rispettivi loro pregevo-
li doni infiuirono ad accrescere notabilis-
simamente gli oggetti più rari di questo
museo, descritto nella Guida del celebre
prof. d. Filippo Schiassi, stampala in Bo-
logna nel 181 4, il quale scrisse nel i83t»
le cose aggiunte posteriormente in un in-
ventario. Eloquenza latina e italiana, cat-
tedra che prese il titolo d'eloquenza e poe-
sia. Eloquenza e poesia. Lettere greche e
storia antica e oioderna, cattedre perora
insieme unite. Lingua e letteratura gre-
ca, cattedra che nel i 8 1 5 fu unita a quel-
la di lingue greca e orientali. Lingue o-
rientali, calledra che neh 8 i5 venne uni-
ta a quella di lingua greca. Lingua ereca
e orientali, cattedre riunite in una Sola,
restate vacanti dopo la promozione alla
porpora dell'insigne cardinal Mezzof<u»>
ti, occupandola il marchese Massimiliano
U N I
Angelelli. Storia e cliplomozia , cattedra
abolita neliSiS. Storia antica e rnuder-
ua, calledraclie fu unito nel 1 838 alle let-
tere greche. Il Mazzetti a p. i5o riporta
la serie (le'rettori o reggenti clell'univer-
sità di Bologna dal 1800 al i84o; alcuni
ebbero l'addlettivodi 3Iagrifficoj edap.
i55 r elenco ragionalo de' profiessori e
supplementari della stessa università dal
j8oo e 1840. L'indice delle persone no-
minate ne'diversi cataloghi, e l'indice del-
le materie coronano la bell'opera del be-
nemerito Mazzetti , di cui ho profittato
con ammirazione e gratitudine. Si pon-
no inoltre leggere : conte Paolino Mastai
Ferretti , Notizie storiche fieli' accade-
mie ci' Europa, p, 53. Giuseppe Gaeta-
no Bolletti, Dell'ori,
ìgine
ile
proi
dell' Istituto delle scienze di Bologna e
di tutte r accademie ad esso uni te y Bo-
logna 1 75 1 . Gio. FrancescoZannotti, Sto-
ria dell'accademia Clementina di Bolo-
gna, ivi per Lelio della Volpe i ySg. No-
tizie dell' origine e progresso dell'Istitu-
to delle scienze di Bologna e sue acca-
demicy colla descrizione di tuttociò che
nel medesimo consen'asiy Bologna iy8o,
irpografia dell'Istituto delle scienze. Que-
sto libro è una riproduzione di (juello del
Bollelli, con aggiunto del marchese Giù*
seppe Angelelli. Indi venne di nuovo ri-
prodotto con variazioni dal prof. Gaeta-
no Lenzi e col titolo : Descrizione del'
I Istituto delle scienze di Bologna^ no-
vero dell'accademie, ec, Bologna tipo-
grafia Bortolottii84r. Marsigli, Jtti le-
gali de Ila fondazione delV Istituto delle
scienze diBologna, ivi 1 728. De Limier,
Histoirc de V Académie appellée V In-
stitut de Bologne, Amsterdam 1728.
Aggiimgerò io alcune altre notizie sino
a oggi. Nel t. 3 della Collectio,iì^: 7, è la
circolare del cardinal Gizzi segretario di
stalo de*28 aprile 1 847 a'presidi delle pro-
vincie, colla quale viene confermata la di-
sposizione che tutti i tipografi dello sta*
to pontificio debbano trasmettere alla bi-
bholeca deli'uuiveisilà di Bologua'uu a-
U ìN I 269
sempìare di ciascuna opera stampata co'
loro torchi , a seconda del decretato da
PioYll nel 1816, richiamalo in vigore
dalla circolare della congregazione degli
studi de' 1 4 maggio 1 835. Nella facoltà di
filologia trovavasi riunito in una sola per-
sona l'esercizio delle due cattedre di sto-
ria e di letteratura greca, e ciò dal 1 838.
Furono divise di nuovo nel 1847, per af-
fidare l'insegnamento della storia al prof.
Antonio Montanari, rintanendo quella di
lingue e letteratura greca al marchese
prof. Angelelli che occupavale in prece-
denza entrambe. Dopo la morte del mar-
chese successe il prof. Gaetano Pelliccio-
ni, attuale professore di lingua e lettera-
tura greca. Nel novembre 1848 furono
istituite le due cattedre d'economia pub-
blica, e di diritto commerciale : si pub-
blicarono gli avvisi di concorso, ma per
le vicende politiche di quell'infausta epo-
ca e successiva repubblica, 1 imase senza
effetto il concorso, e senza valore l'istilu-
zione.Tali vicende le narrerò a Universi-
tà' BoMAzvA, insieme alla chiusura di ta-
le università e di quella di Bologna, e
le altre tutte nel 1 849) '^^^ menoalle di-
sposizioni emanate sulle medesime dalla
s. congregazione degli studi. IXella Colle-
ctio, t. 3, p. 44» ^ i' dispaccio del cardi-
nal Yizzardelli prefetto di detta congre-
gazione, al cardinal Oppizzoni arcicancel-
liere della pontificia università di Bolo-
gna, in risposta ad alcuni dubbi dal me-
desimo proposti sulle nuove disposizioni
contenute nelle circotari de' i o settembre
1 85o,delle quali ragionerò nel ricordato
articolo, sugli esami degli studenti; men-
tre le risposte sui dubbi d' alcune lasse,
relativamente al contenuto delle mede-
sime circolari , si leggono a p. 4? della
Collectio, co\ dispaccio del cardinal Viz-
zardelli al cardinal arcicancelliere di Bo-
logna. Leggo nel n.*'258 del Giornale di
7\o/;2/ideli85o,chea'4 novembre in Bo-
logna ebbe luogo la funzione sagra pel
riaprimentodellapontificiauni versila. Al-
la maasu dello Spirilo Sauto celebrata nel-
270 UNI
roralorio della coni^regazione spirllnale
degli sludenJi assistè, oltre i collegi e cor-
pi universilaii, il cardinal Oppizzoni ar-
cicancellieie dell' università , davanti il
quale i professori emisero la consueta pro-
lessione di fede. Trovo nel Giornale di
Roma e nella Civillà Cattolica, 3/ sei ie,
t. 3, p. 440^^6*26 luglio al 9 agosto 1 856,
the l'università di Bologna era slata ar-
ricchita d' un museo di storia naturale,
dono de'nobili fratelli conti Francesco e
Agostino Salina, i quali si piacqLierod'in-
terpretare cosi T intenzione liberale del
loro defunto genitore conte Camillo. Col-
tivando egli studiosamente i vari rami
della storia naturale , e specialmente la
mineralogia, ne procacciò a grandi spe-
se una doviziosa collezione, la quale ora
bellamente disposta in una sala per ciò
convenientemente allestita, onora la ge-
nerosità de'tlonalori e lo zelo del munici-
pio. Di più si riferisce dalla Civiltà Catlo-
lica^ l. 6, p. 2 32, che la pontificia biblio-
teca , onde onorasi la celebre università
di Bologna, ebbe per lungo a bibliote-
cario il celeberrimo suUodalo cardinal
Mezzofantijchenel patrio ateneo ebbe pur
cattedra di lettere greche e orientali. Ed
essendo giusto che in quella biblioteca sor-
gesse un monumento all'uomo che tan-
to avea onorato col suo prodigioso sape-
re la patria, perciò il eh. d.*^ Liborio V^eg-
gelli bolognese, presidente del collegio de*
filologi e bibliotecario dell'università, fin
dal 1 838, quando il Mezzofanti fu innal-
zato alla porpora, volle a tutte sue spese
Jasciare un durevole monumento della
sua ammirazione e gratitudine al cele-
bre suo pi edecessore e benefico protetto-
re, adornando di egregi lavori in legno e
di belle pitture e busti, e ogni altro ac-
concio ornamento (essendo ogni cosa la-
voro d'illustri artisti bolognesi), la sala
della biblioteca dove ordinaiiamente se-
deva l'illustre poi porato, e dove si con-
servano i mss.fia'quali ve ne ha ben 1 eoo
ijrienlali tra ebraici, arabi, turchi e per-
siani. Nella sala poi coil adornata vedesi
U JN I
ora il busto del Mezzofanli, da cui la sa-
la è intitolata, sì che, grazie alla generosa
gratitudine e amor patrio del d.' Veggettl,
è ora dato d'ammirare in Bologna un de-
gno monumentoerettoalsommo poliglol-
to. Tra le Università dello stato ponti-
ficio, rilevai in quell'articolo che le più
frequentate sono quelle di Roma e Bolo-
gna, riportando il numero degli scolari
dell'anno scolastico 1 855-56, classifican-
do le facoltà a cui si dedicarono, quanti
e quali conseguirono i gradi accademici.
Nelle Notizie di Roma del 1857 per la 1 .*
volta è slato pubblicato V attuale stato
delle università di Bologna e di Ferrara,
ed i nomi de'cancellieri e rettori di quel-
le di Perugia, Macerala, Urbino, Came-
rino. Ecco quellodi Bologna. Aicicancel-
liereE.mo cardinale Michele Viale-Pre*
là arcivescovo di Bologna. Rettore mg."'
Pietro Trombetti* Vice-rettore avv.Fran-
cesco M.' Chierici. 1 collegi teologico, le-
gale, medico-chirurgico, filosofico, filolo^
gico. Professori pubblici e cattedre. Fa-
coltà in sacra teologia. Eloquenza sagra,
storia ecclesiastica, sagra Scrittura, teo-
logia morale, sagra teologia. Facoltà in
legge civile e canonica. Istituzioni del
gius di natura e delle genti con coadiu-
tore, testo canonico, istituzioni civili, te-
sto civile, istituzioni criminali, istituzio-
ni del gius pubblico ecclesiastico vaca.
Facoltà di medicina e chirurgia. Chi»
mica generale, anatomia comparata e ve-
terinaria, medicina politico-legale, clini-»
ca, farmacia, botanica , anatomia uma-
na, patologia generale, chirurgia teorica
e ostetricia, chirurgia clinica , igiene te-
rapeutica e materia medica , fisiologia,
coadiutori alla clinica medica e alla clini-
ca generale. Facoltà di filosojia e ma-
tematica. Intioduziooe al calcolo, zoolo-
gia , niineralogia e geologia , meccanica
idraulica, ottica e astronomia, fisica, cal-
colo sublime, agraria. Facoltà filologi'
ca. Arte oratoria e poetica, archeologia,
storia, lingua greco. Professori emeriti 4'
Direttoli dc'gabiuelli; della clinica medi-
U N I
cn, della clinica cliiiurgica, ilei museo a-
dììIoidìco con due assistenti , del museo
patologico, del museo chimico, del mu-
seo di farmacia, del museo di mateiia me-
dica, del museo d' ostetricia , del museo
auutontico couìparato cou due assistenti,
del museo zoologico mineralogico e geo-
logico assistito dalToperalore di zoologia,
dei museo di fisica, del museo d'antichità,
dell'osservatorio astronomico con astro-
lìomo aggiunto, dell'orto botanico; ed il
prefetto della biblioteca con due aggiun-
ti e tre assistenti. Per ultinìo, co'n.i 147,
1 48, 1 53. 1 57 del G ipnialc dì Roma del
1857, mi gode l'animo di aggiungere su-
gli stamponi un cenno sull' avventurosa
dimora, che mentre scrivo sta facendo il
sommo Pontefice Pio IX in Bologna, o-
norandola e rallegrandola di sua augusta
presenza, della sola parte cioè riguardan-
te il discorso argomento. In questo fau-
sto e memorabile soggiorno, facendo tut-
ti a gara per rendere al Papa i doverosi
omaggi di venerazione e di sudditanza,
0*27 giugno li lassegnò Finterò corpo u-
niversilario, in luogo del cardinal arcican-
celliere impedito da mal ferma salute,con-
dotto da mg/ Pietro Trombetti rettore
magnifico, cameriere segreto sopiannii-
nierario di N, S., preposto della metro-
politana, presidente del collegio teologi-
co e professore di s. Scrittura, alla lesta
de'dottori collegiali e di tutti li professo-
ri; non che l'accademia Benedettina, e la
benemerita società medico-chirurgica. 11
prelato umiliò al Papa con faconde e ri-
verenti parole la divozione e la gratitu-
dine della bolognese università , racco-
mandandola alla pontificia e sovrana pro-
tezione, onde pel costante favore papale
si serbi e ci esca nell'antica sua fama. 11
Pontefice benignan)ente si degnò rispon-
dergli: Che non mai sarebbe mancata o*
gni più viva cura del governo pel mag-
gior bene di si illustre stabilimento, se-
gno precipuo all'affetto del suo paterno
cuore, cui sperava ognor corrisposto da»
§rinscgnauli e dagli allievi; perchè, sotto
UNI 271
i comuni sforzi, crescesse la studiosa gio-
ventù a bei frutti di religione e di dottri-
na, utile a se, vantaggiosa alla patria, di
decoro allo stalo. Il Papa accolse quindi
la Benedettina accademia delle scienze,
la quale, nata nel passato secolo sotto gli
auspicii del gran Pontefice concittadino,
che le diede il non;»e, crebbe ognor favo-
reggiata dalla s. Sqì\q a nobilissimo se-
gno. Di essa pure, per organo di chi le
era a capo, il Papa gradì l'ossequio sin-
cero ed ascoltavanei voti; cui rispose con
benigni accenti, e coll'elfusione di protet-
tore e di padre, promettendo allo scien-
tifico consesso il sovrano favore. Indi en-
trambi i corpi ammise poi al bacio delle
sagre mani, congedandoli consolati del-
l'apostolica benediz.ione. INel ricevere iit
udienza l'encomiala società medico-chi-
rurgica, alle sue espressioni di divoto at-
taccamento edi viva riconoscenza pel lar-
gheggiato sovrano favore, rispose il Pa*
pa clemenlissime animatrici parole, che
nuovamente attestarono quanto sì van-
taggiosa istituzione gli sia m benevo-
lenza ed amore. Il 6 loglio sarà sen)pre
per l'università di Bologna giorno solen-
nissimo e di eterna memoria. Frimo fru'
romani Pontefici, Pio IX fece liete di sua
augusta presenza le sedi attuali di que-
st'antico santuario delle scienze,onde ven-
nero a Bologna i ricordati predicati di
Dotta e di Madre degli slitdi. 11 magni-
fico palazzocui innalzava nella città il bo-
lognese cardinal Giovanni Poggi, e la lun-
ga sequela di annessi fabbricali, che il pa-
lazzo già Malvezzi formavano, e che U\
munificenza del governo acquistava, so-
no come già di>si l'odierna stanza, di do-
ve un'eletta ili docenti cresce la gioventù
alle scienze, in ogni loro ramo. Qui si re-
cò la maestà del Pontefice , confortando
professori ed allievi di una desideratissi-
ma visita. In nome del cardinal nrcicau-
celliere ricevette il Santo Padre ilrettoie
mg."^ Trou)belli; ed erano con esso a f»«
re le piùdivole accoglienze n)g.' Camil*
lo Amici cummissaiiu stiuordinario per
272 U N I
la legazione delle Roraagne e prò legato
di DuIogna,col inaithese Luigi coa>nieii-
dator Da Via seoalore, insieme al magi-
slralo muincipale.Venivanodielroa que-
sti i collegiali dollori delle varie facollà,
con alla testa i rispellivi piesidenti, i pro-
fessori insegnanti, i nieuibri deH'illuijlre
Benedettina accademia delle scienze, del-
ta dell'Istituto, che piu" quivi ha stnu7;i,
non che gl'impiegati priuiari della can-
celleria. Giunse Sua Santità insieme al-
ia pontifìcia corte poc'ollre la decima ora
del cualtino, e toslo discesa di carrozza,
e benignamente gradi ti gli alti diprolou-
do omaggio degl'ivi raccolti personaggi,
salì alla grande aula della biblioteca, no-
bilissima ed amplissima sala, ornata di
convenienti addobbi, e dove era eretto il
pontificio trono. Erano già qui accolti ed
in bel numero gii studenti, lutti lieti del
grande onore in sì bel giorno impartito
dalla sovrana benignità, e confortali da
quell'amabile sorriso, che sempre regna
sulle paterne sembianze. Piacque iviaSua
Beatitudine udire con attenzione benevo-
la e con aperti segni di gradimento un'al-
lusiva orazione latina, degnamente scrit-
ta e pronunziata con coni mosso accento
da mg.' Giuseppe Canali, cameriere se-
greto soprannumerario del Papa, dottor
fdologo collegiatoe proléssore d'oratoria.
11 Santo Padre amorevolmente si degnò
rispondere: Compiacersi delle manifesta-
te espressioni, con tanta dignità espresse
nella lingua del Lazio, la quale di assai
viva guisa raccomandò agli studiosi. Par-
lò dell'incremento di gloria del già cele-
bre bolognese Ateneo, promettendo a ciò
tulio mai il sovrano proleggimenlo in lol-
le le circostanze che pure lo consentisse-
ro. Ripetè quindi quanto più ampiamen-
te avea discorso nella visita fattagli dal
corpo universitario, cui di nuovo con pie-
no cuore impartiva la benedizione apo-
stolica, ammetlendolo quindi al bacio del
piede. Al finire, condiscendendo all'avan-
zate suppliche, piaceva al Santo Padre di
visitare lutto quaolo rampiissimo luo»u.
U N I
E prima cominciò dalle secondarie atde
della biblioteca, ove tanti e cosi pr».*ziosi
volumi sono conservali; e Ira l'altre am-
mirava l'aula in che gli orientali mss. so-
no posti , la quale dall' illustre caidiuai
JVlezzofanti s'intitola, a lui dedicala per
concello di un cuore riconoscente, che
queir eterna memoria volle dedicata al
poliglollo famoso. Accedette appresso il
Papa ne'molli fra gl'mnumerevoli gabi-
netti delle varie facoltà, e ne lodò la me-
ravigliosa ricchezza; esternando singolar-
mente la più alta sovrana compiacenza
in quelli, veramente superbi, d'anatomia
comparala, ed in lauti altri proiligando
a'singoli direttori, che tulli a se chiama-
va, chiedendone spiegazioni, e seco loro
lungamente e doltainenle ragionando, il
conforto dell'indulgenlissima sua appro-
vazione. Wel gabinetto di fisica piacque-
si poi di vedere taluno sperimento di di-
verse macchinette elettro- magnetiche,
provvedute recentemente, nonché i sin-
golari efletti della bilancia giroscopica di
Fessel, perfezionata da Plucker,rnostran-
do in lutto il più benigno gradiinenlo.
L'Ateneo bolognese fu lieto per ben 3 ore
della pontificia presenza; ciò che abba-
stanza dice quanto esso inai sia fornito
a dovizia di scientifici oggetti, tali da ren-
dere coslanlemente illustre la bolognese
università, che pel munifico governativo
auspicio serbasi degno dell'europea e an-
tica sua fama. Confortati i presenti tutti
col più soave eloquio e con indulgentissi-
me espressioni, moveva il su|)ieino Ge-
rarca per partire circondato dalla dotta
corona, che rinnovava gli omaggi di pro-
fonda riconoscenza; quando necolpivagli
sguardi una marmorea lapide , intanto
posta a ricordare il desideralo avveni-
mento, riprodotta dal Giornale dì Roinu.
Gradito il gentile pensiero e confortato
con nobilissime parole, partì il Papa, in
tutti i cuori lasciando di se la più graia
mentoria , e di un giorno per cui i fasti
del patrio Ateneo cotanto s'illustrarono,
giorno io cui non luuucava che la perso-
UN I
iia «li queiramorosissimo e zelante por-
poinlo arcìcancelliere, che tanto lo ha in
cura eil amore , la quale avrebbe resa
vieppiù compiuta la Iiete2za delia bolo-
gnese università. Quelle arti del disegno,
che in Bologna esercitate , occupano sì
degno e nobii posto nella storia dell'arti
italiane; quell'arti che mercè la prolezio-
ne de'Papi, eminentemente in Roma fio-
rirono e fioriscono, e fecero prove sì bel-
le nello stato pontificio, e massimamen-
te in Bologna, ebbero a' io luglio nuo-
va illustrazione e incoraggiamento nella
confortevole visita che il Pontefice Fio
IX si degnava fare nel santuario , eh' è
lor sede fra' bolognesi. La pontificia ac-
cadeu/ia di belle arti fu lieta di un tanto
onore, e per essa sarà grata ed eterna la
memoria di tal giorno; poiché nell'attua-
le sua sede, in cui la dimora risale al co-
minciar del presente secolo, si compiace-
va entrare il padre e il sovrano. Alle ore
IO dei mattino vi giunse il Santo Padre,
e pieni di profondissimo ossequio lo ac-
colsero il presidente col consiglio accade-
mico e il segretario, cui era unito l'inte-
ro corpo degli accademici professori in-
segnanti e di quelli con voto. Erano pu-
re presenti, a rendere omaggio, le autori-
tà ci vili, municipali e militari. Non appe-
na scesa dalla carrozza Sua Beatitudine,
salutata dal plauso delia folla d'ogni ce-
to di persone, ed entrata nella porla mes-
sa a solenne parato, ammirava l'atrio da
non molti anni degnamente ornato e di-
sposto, e quale conviensi ad artistico luo-
go, il quale crebbe all'attuale decoro pel
grazioso sostegno e gì* incoraggiamenti
del cardinal Vannicelli-Casoni, mentre e-
ra legalo di Bologna, valido intercessore
presso il cardinal Giustiniani camerlen-
go. Fu pel favore di questi che Irarnulò
la senkbianza dell'atrio meschino e quasi
neglelto, riducendolo allo stato presente,
tulio pulitezza e venustà. E a questo di-
spendio munificamente degnavasi con-
correre con cospicuo dono del privalo
peculio la sa. me. di Gregorio XVI, per
VOL. LXXXIV,
UN! 273
cui più bello sì rese l'operato restauro; il
quale benefizio ricorda un'apposita iscri-
zione al limile estremo dell' alrio, con
quanto altro narrai di sopra. Entrato il
Papa nelle sale delle di Curlandia, tosto
ammirò il monumento eretto alla memo-
ria del fondatore, lodando l'opere ivi e-
sposle, fruito degli annuali concorsi; e
quindi si degnò sedere in trono, per am-
mettere al bacio del piede il presidente e
gli accademici da esso presentali con in-
dicarne i nomi, tulli ricevendo benevole
espressioni. Passò indi il Santo Padre nel-
la galleria delle statue e nelle scuole di-
verse dello stabilimento , trovando in
quella di pittura, cui adornano le opere
prodotte dogli annui governativi concor-
si, una esposizione di opere del pennello
de'già allievi dell' accademia bolognese,
riusciti a lodalo segno, così da vedersi
quasi tulli ascritti per titolo d' onore al
corpo accademico. Colali opere merita-
rono tulli i sovrani elosi e taluna n'ebbe
singolarissimi. Oiiorato lo studio del pro-
fessore di pittura, salì il Papa al pianosu-
pcrioie, entrando nell'altre scuole, dap-
pertutto chiedendo spiegazioni, che dal
presidente o dal segretario erano lun dia-
te; informandosi de'bisogui, e di lutto
mostrando di prendere inleressamenlo.
Visitò poi la residenza, gli uflìzi,la biblio-
teca artistica , ove accettò una copia de-
gli alti accademici deli856, umiliala dal
segielario; dopo essere stato nellOplo-
teca, entrò nella Pinacoteca, ricca d'opere
degne, cospicue, celebratissime, nella più
parte opera di sommi artisti bolognesi. C
qui l'interessamento del Pontefice e la
sua dottrina in uìaleria apparvero in hi'
ce assai viva , e col dotto ispettore beni-
gnaujente intrallenendosi, chiedeva or di
questo or di quell'autore bolognese, mo-
strandosi pienamente istruito nella storia
artistica della scuola bolognese. In una
delle maggiori aule trovò un'opera insi-
gne di Nicolò da FulignO| dalia sua mu-
nificenza donata alla Pinacoleca,ron ana-
loga cummemoralivu iscrìzione.luollrc in
18
9.74 UN I
una delie sale, fra gli altri capolavori, Sua
Santità ammirò la famosa s. Cecilia del-
l' immortale Ralfaelio, lodando insieme
un polacco che per l'imperatore delleRus-
sie ne avea egregiamente tratto copia. Nel
jiercorrere i luoghi di versi, il Papa degnos-
si osservare diversi lavori intrapresi d'am-
pliamento,i quali cresceranno l'attuai gal-
leria delle statue , come pure nel piano
superiore le sale della Pinacoteca; lavori
che nacqueio e proseguono per sovrana
munificenza. All'uscire della Pinacoteca,
si compiacque il ^anlo Padre fermarsi
alquanto per incoraggiare con graziose
parole parecchi de'giovanetli alunni, ivi
accoltisi a rendergli omaggio. Compiuto il
giro dello stahilimento degno d'una Bo-
logna, e confortali gli accademici della
maggior pontifìcia bontà, promettendo
persenjpre il governativo favore, con be-
nedire i presenti , lasciò il Pontefice la
bolognese stanza dell'arti belle, animate
per l'augusta presenza a novella più lu-
minosa e splendida carriera. Lasciata il
Papa l'accademia, tiansilò pe'vicini orli
agrario e botanico, ove l'ossequiarono il
celel)re cav. Giuseppe Bertolini professo-
re emerito di botanica dell'università di
Bologna, ed il figlio suo, che emulo del-
la pater*ia fama, oggi copre con tanto o-
nore quella cattedra. Ammirala al pas
saggio la superba tenuta di que' luoghi
universitari, entrò il Papa nel vicino isti-
tulo di educazione di s. Dorolea.
UNIVERSITÀ' o STUDIO DELLA
CURIA ROMANA o SCUOLE PALA
TINE. r. Università" Romana.
UNIVERSITÀ GREGORIANA. V,
Collegio Romano , Seminario Romano ,
Università Romana, Università, Ze-
LADA.
UNIVERSITÀ DI LOVANIO. Lo-
\anio o Leuven, Lovaniimi, Luvoniimi^
città del regno del Belgio^ nella provin-
cia del Brabanle meridionale, capoluogo
di circondario e di canlone , sulla Dyle,
all'ingresso del canale del suo nome, di-
stante 5 leghe dalla capitale Brusselles.
UNI
ìi sede di tribunali di i /istanza e di com-
mercio, e di altre magislratiire. Il circui-
to murato è vastissimo, mai giardini e
anco i campi ne occupano la maggior
parte. Le strade sono regolari, ma gene-
ralmente le case non sono bene fabbrica-
le. Lovanio offre pochi monumenti, però
sono rimarchevoli la chiesa di s. Pietro,
collegiata sino alla rivoluzione francese e
dipoi parrocchiale, il palazzo pubblico,
bell'edifizio di gusto gotico, e l'ospedale
pubblico rifabbricato neh 843 è un altro
bell'edifizio. Al tempo dell' occupazione
francese esisteva ancora il rimarchevole
spedale degl'invalidi, che poteva ricevere
2 300 persone. Vi sono 7 chiese parroc-
chiali e vari oratorii pubblici di corpora-
zioni religiose; 8 spedali, il collegio reale,
e l'università che la rese particolarmen-
te celebre. Il Cancellieri , Notìzie sopra
le campane e gli orologi^ riferisce che ia
Lovanio, oltre l'orologio dell'abbazia di
Park, si annoverava fia'pih esalti e piti
armoniosi orologi, quello dell'altra abba-
zia di s. Geltrude, egregiamente lavorato
da Wanderghen , il migliore artisia di
tutto il Belgio, di questa sorte d^istrumen-
li, e che godè a giusto titolo somma ri-
putazione. Considerabilissime erano le
sue fiibbrichedi tele e stoffe di lana, dì
cui si faceva un commercio così florido
nel principio del secoloXlV, che vi si con-
tavano quasi 100,000 individui impiega-
ti in tali manifatture, sotto Giovnnni III
duca di Brabante; ma questo traflìco ven-
ne quasi a cessare ad un punto per la ri-
voluzione dell 38o,controVenceslao du-
ca di Brabànte, nella qual circostanza gli
operai che entrarono nella rivolta furo-
no quasi lutti messi a morte o banditi,
per cui Lovanio rimase quasi spogliala
d'abitanti, né mai più sì rialzò al suo pri-
stino stato. La fabbricazione di merletti
è quivi un ramo assai attivo; ma la sua
principal industria consiste nelle birrerie
numerosissime, che somministrano una
birra rinomata, della quale se ne aspor-
tano annualmente più di 1 5o,ooo botti.
U N I
Vi sono uiicliedislillatoi d'acquavite, liii-
torie pe'oierlelli, una stamperia sul coto-
ne, filatoi di cotone, ralìineiie dizuccaro,
ninlìni da olio , conciatoi ce. Vi si com-
mercia di grani, luppoli, sementi di trifo-
glio, olio di navoni , rape e cavoli, detto
colza, ec. Nella i /domenica di settembre
vi si tiene ricca fiera per io giorni, con
islraordinaria affluenza diforastieri. II ca-
nale di Lovanio permette a'navigli di 1 5o
tonnellate d'arrivare sino a questa città.
E patria di Bernardo WanHespen,ramo-
so canonista, rinomato per dottrina e ta-
lento, ma pe'suoi pessimi princìpii,idi lui
scrini giustamente furono compresi nel-
V Indice de'libri proibiti; di Liberto Hen-
nebel teologo, e di molli altri dotti. Lo-
vanio è anlitbissima,e secondo alcuuiGiu-
lio Cesare ne fu il fondatore j altri pre-
tendono che prima di lui l'edificò certo
Lupus. Sia comunque, esisteva nel seco-
lo VI di nostra era, ma neir885 non era
che un semplice borgo. Verso tal epoca
Lanìbertoll duca di Brabante le conces-
se privilegi e h'anchigie commerciali. Il
duca Goddifredo la fece cingere di n)ura
nel 1 i65. Già l'imperatore Arnolfo del-
1*887 "^ ^^'^^ cacciato i normanni che vi
erano accampati, Tavea ingrandita e fat-
tovi costruire un castello. In questo nel
936 \ifu assassinato l'imperatore Enri-
co I, e dove i duchi di Brabante per lungo
tempo fecero residenza. I gueldresi aven-
dovi posto l'assedio nel 1542, furono co-
stretti a levarlo. Altrettanto avvenne, nel
1572 al principe d'Orange, nel i635agli
olandesi uniti a'francesi,e quest'ultimi so-
li nel I 706. Essi poi per uno strattagem-
nja vi entrarono nel 1 7 i o, sotto i 1 coman-
do di Moulin, ma furono respinti da'bor
ghesi. 1 francesi se ne impadronirono tut-
tavia anche nel i 756 e nel i 792. Caduta
in potere degli austriaci l'anno seguente,
e ripresa da Rleber, nel i 794 questa cit-
tà fu riunita alla Francia, e divenne il
capoluogo d* un circondario del diparti-
mento della Dyle: le sue fortificazioni fu-
rono demolite nel 1 804. Ritolta alla Fran-
ti N I 27-»
ia nel 18 1 4, fece parie del reguode'P/zc-
i Bassi (r.)^ e dal i83o appartiene al
egno del Belgio.
La celebre Utdversità di LovaniOy ad
istanza di Giovanni IV duca di Braban-
te, del preposto, scolastico e capitolo del-
la chiesa di s. Pietro, non che del borgo*
mastro, scabini e comune di Lovanio, l'e-
resse il Papa Martino V colla bolla Sa-
pieiitiae immarcescibilis^ de'g dicembre
1 425, Bull. Rom. t. 3, par. 2, p. 456: Iti*
stìt litio Studii generalis in oppido Lo'
vanii i tuncLeodiensis^ mine Mechlinicn-
sis dioecesis etducatus Brahantiaecutri
privilcgiorum^ et gratìarum elargitio-
nCj ac nonnullorwn statutoriun praeji'
nitione. I privilegi accordati a' professo-
ri ed agli scolari, furono confermati e au-
mentati dal successore Eugenio IV e da
altri Papi. Narra Novaes nella Storia di
Nicoli) Fy che questo Papa con bolla d(j*
23 luglioi455, presso il Martenne, Col-
Icctio Anecdot, t. 4> p. i '93, trasferì il
collegio Aincuriense alla città di Lova-
nio. Altri privilegi e prerogative conces-
selo all'università di Lovanio, Sisto IV,
Leone X , Adriano VI e Clemente VII.
Raccontai nel voi. LXXVIII,p. 21, che
Adriano Florenzi d'Utrecht, applicò agli
sludi a Lovanio in uno di que' collegi i
quali in numero di 43 servivano d'abita-
zione alla maggior parte degli studenti, i
principali de* quali portavano i nonni di
collegio del Lilio, del Porto, del Falcone,
del Papa, di Maria Teresa, dell'Alto Col-
le, di Drintio, dello Spirito Sauto e tau*
ti (diri. Pe'suoi meriti divenuto vice-can-
celliere dell'universitàdiLovanio, comin-
ciò a fondarvi un nuovo collegio, ove al-
tri studenti poveri ricevessero il benefìcio
ch'egli avea ricevuto; fu allora chiamato
Adriano e poi Pontificio, quando come
dottissimo teologo e profondo giurecon-
sulto creato cardinale, per le sue virtù u'
9 gennaio 1 522 fu sublimato al pontifica-
to col nome A* Àdriitno l^f.Dì questo in-
signe Papa, poco conosciuto e assai calun-
niato, da per tutto ne propugnai l'ecceUe
276 U N I
viriti, e nel luogo dialo più paiUcolar-
mentc coiifiihii (|uaiilo coti raninata oia-
lizia gli venne apposto, quale proressore
dell'universilà dì Lovanio, su certe opi-
nioni eli e si pretese aver sostenuto anche
da vescovo di Tbr/o^rt, da cardinale e da
Papa. Inoltre nel Belgio fu eretta altra
università in Douai o Uouay,dal l*apa Pio
IV nel 1 559 a norma di quella di Lovanio,
e ad istanza di Filippo li re di Spagna
sovrano de'Paesi Bassi. Douai, Duacimt,
città forte, allora facente paile della
Fiandra , ed al presente della Francia,
dipartimento del Nord, capoluogo di cir-
condario e di cantone, situata sul fiume
Scarpa che la divide in due parli, e co-
munica colla Deula a mezzo d'un cana-
le,a pili di 5 leghe da Canibray.Ehede di
tribunale dii/istanza e di magislrati, di
società d'agricoltura e arti, e dell'univer-
sità. E' grande e bene fabbricala, le slra •
de assai ben distribuite, ed i bastioni of-
frono bellissimi passeggi. Le sue fortifica-
zioni sono irregolari e fiancheggiate da
torri. E' pure difesa da un forte situalo
sulla riva sinistra della Scarpa, quasi ad
una lega da Douai. Gli edifizi più degni
di rimarco sono la chiesa di s. Pietro, il
palazzo pubblico d'arsenale. Possiede un
collegio, scuole d' artiglieria, di disegno
e di musica, biblioteca con circa 28,000
volumi, museo di quadri e d' antichità,
gabinetto di storia naturale, giardino bo-
tanico, teatro, spedale civico e altro spe-
dale, prigione militare, orfanotrofio, fon-
deria di cannoni, arsenale, fabbriche, ma-
iiifallure , ed ha un considerabile depo-
sito di lino, grande essendovi Tallivilà
commerciale. Douai vanta i suoi illustri
e dotti, e tra gli artisti Giovanni di Bolo-
gne celebre scultore e allievo di Miche-
langelo.Secondo Giulio Cesare fece Douai
parte della Gallia Belgica, ed era abita-
ta da* Caluaci, essendo già Uìolto im-
portante sotlo i primi conti di Fiandra.
Filippo IV il Bello re di Francia, mal-
contento del conte Guido, se ne impadro-
uì nel 1297; ma il re Cario V il Saggio
UNI
nel I 368 la restituì al conte Luigi II. Nel
1 GGj Luigi XIV re di Francia la fece oc-
cupare, e dopo alternate vicende di pos-
sesso, l'assicurò alla Francia il trattalo
d'Utrecht nel 1 7 1 3. I cattolici d'Irlanda,
di Scozia^ òi' Inghìllerra^ di Olanda vi
ebbero i loro collegi. Essi fiorirono al mo-
do riferito negl'indicati articoli. Il gran-
de propugnatore deir/r/^«</^,contro /«•
ghìlterra {l.)i Daniele O'Connel, fu e-
ducato nel collegio irlandese o inglese di
Douai, i cui alunni studiavano nell'uni-
versità, così gli altri, com'anche un gran
numero di scolari divenuti insigni. Il col-
legio degli scozzesi era diretto da'gesui-
ti, con molto zelo e successo. Il collegio
degli olandesi era destinalo per le missio-
ni, e s'intitolava di Propaganda fide. Dei
collegio degl' inglesi diretto da* monaci
anglo-benedettini, si legge a p. 344 ^'^^
Giornale di Eoina del 1 849. « Lo stabi-
limento de'benedetlini inglesi a Douai ri-
cevè in quest'anno utili restauri e amplia-
menti, poiché vi si termina pi esentemen-
te al 2." piano un vasto dormitorio rim-
petlo alla biblioteca, e vi si livella simul-
taneamente il chiostro, alle cui estremità
un ricco visitatore inglese fece un dì co-
struire una galleria coperta sorretta da
colonne. Una splendida cappella gotica,
illuminala da varie finestre con arco dia-
gonale e prolungalissime, giusta lo stile
anglicano, è già compita e forma il pia-
no superiore d'un dormitorio fabbricalo
a pian terreno, sullo stesso stile. Questo j
stabilimento posto sotto la direzione di
preti cattolici inglesi dell'ordine di s. Be-
nedetto , conia da 60 a 70 pensionari,
quasi tutti delle principali famiglie della
Gran Bretagna. Vi si veggono nondime-
no un piccolo numero di giovani francesi,
che vengono in questo collegio a fine di
pei fezìonarsi nella lingua inglese. Antece-
dentemente alla i. "rivoluzione, la città di
Douai possedeva 5 stabilimenti; i benedet-
tini furono i soli che poterono alla re-
staurazione ritornare alla loro casa che
non era slata alienala". Poco dopo l'i-
U N I
sUfuzIone (lell'uni versila JiDouaijinqtiel-
la di Lovanio il suo fiunoso professore
Miclielangeio Bijodi IMaliiies disseminò
l'empia sua deliri iia del Bajaiic.sìnio(V.)y
e Uirbò l'universilk e le coscienze de'fe-
deli. Furono questi i primi semi di quella
peslifeia zizzania, che nel secolo seguen-
te Kitaimente infellò i puri campi della
Cliiesacol riprovevole Giansenisino(f.).
UUnh'crsità della Sorbona condannò gli
errori di Bojoj e s. Pio V colla bolla Ex
omnibus ajjliclionibus , del i .° ottobre
1 ^^"ji soppresse il nome dell' autore dal-
le sue erronee opere, condannò 79 pro-
posizioni di Dajo, e per prudente mode-
razione dall'arcivescovo di Malines fece
privalamenteiiolificare la bolla all' uni-
versità di Lovanio. Non cessando tutta -
Tolta Bajo dalla sua audacia , Gregorio
XIll pubblicò solennemente la bolla del
prtHlecessore,e l'inserì nella propria, Pro-
s'iòionis nostrac, de' 29 gennaio iSyg,
Bull. Roni. t. 4) pa»'« 3, p. 4^6, confer-
mandola solennemente. Informato il Pa-
pa de' disagi e dell' angustie che pativa
l'università di Lovanio e i suoi lettori, per
la vicina guerra di Fiandra, mandò loro
con amorevolissime esortazioni e offerte
un dono di 3ooo fiorini. Già Gregorio
Xlil avea emanato la bolla In praccel-
sa Milli anlìs Ecclcsiae ^ del i,° marzo
1.572, Bull. /?o/y?. l.4,par. 4>p. 86: Co/2-
finnalio privile ^iovuni univcr sitali s sin-
dii gcneralis Lo^'onien, Quindi lo slesso
Papa col breve Nupcr cutn^ dell* 8 set-
tembre 1573, Bull, cit., t. 4. pa»' 3, p.
265: Statuii, quocl de celerò nomi natio-
ncs ad beneficia vel officia ecclesiasti-
caper collatores unii'ersilalis studii gc-
neralis Lovaniensis , vigore literaruni
Sixti ir facien.y quae intiinandae e-
rant Ordinariis^ inlimcntur per qffìxio-
ncni ad valvas locorimi^ ubi ipsi colla'
lores resident, et reslituit cjus privile-
gia in prislinum advcrsus quascuin(jue
revocaliones. Gregorio XIII ollenm* per
mezzo del celebre p. Toledo, il primo ge-
suita che meritò il cardiualuto, l'ubiura
U N I 277
di Bajo di tulli i suoi errori ; e vi con-
tribuì pure l'altro gesuita ven. Bellarmi*
no (poi amplissimo cardinale, per le cui
virtù, riconosciute in grado eroico, pro-
nunziò in (livore della beatificazione la
congregazione de'rili a*27 luglioi 727), il
quale avendo compito i suoi studi in Lo-
vanio, vi pronunziò i voti solenni e fu or-
dinato sacerdote. Il ven. Bellarmino ot-
tenne immensi successi a Lovanio nel pul-
pito pe* suoi sermoni e nella scuola pel
suo insegnamento. Vi restò 7 anni con
inlimi rapporti coli* università e co' suoi
professori. Gli Annali delle scienze re-
ligioscy nel 1. 1 2, p. 266 e seg., riprodus-
se la corrispondenza epistolare tra l'uni-
versilàe il ven. cardinalBellarmino.Quan-
to a Bajo , non essendo stata sincera la
sua ritrattazione, sostenendo nuovamen-
te molte delle proposizioni condannale,
a segno che giunto a Brusselles neh 584
il nunzio apostolico Bonomo vescovo di
Vercelli, inlese che le elivisioni nelle scuo-
le di Lovanio crescevano di giorno in gior-
no, si trasferì in questa città, e ricevette
le accuse de' cattolici contro di Bajo ; il
quale olire ad altre maligne inlerpreta-
zioni , che contro la bolla pontificia an-
dava arditamente fabbricando, e riferite
da Bcruino neWH iste ria di tutte V ere»
sicy spargeva altresì furbescamente, non
richiedersi altro dalla bolla apostolica,
che un rispettoso silenzio, ch'è l' empio
ripiego, che in simil caso fu dipoi abbrac-
ciato i\ix giansenisti in Francia. In Lova-
nio, Levino Torrenlms, designalo arci-
vescovo di Malines, fondò il collegio de'
gesuiti; ed ivi oltre i memorati collegi e-
ranvi quelli: per gli ahumi iV Irlanda ^
che dipendeva dalla congregazione di
propaganda fide y per mezzo del nunzio
di Brusselles, fondalo da Urbano VII1,q
co' capitali superstiti si mantengono in
Lovanio i giovani che vi s[)ediscono gli or-
dinari d'Irlandaipcr gli ahumi d'O/^z/i^/^r,
e già istituito in Colonia net 16 10 e po-
co dopo trasferito in Lovanio, denomina-
to Allocollensc; per gli aluuui della dio-
278
U N I
»;esi òìllailein^ chiamato tìi s. Pulcheria,
il cui 1, "presidente fu GiacomoGiansenio,
uomo erudito e savio, il quale divenne
vescovo di Gand in Fiandra; nipote di
lui fu Cornelio Gianseuio d'infelice fama,
parittienle presidente di quel collegio, il
quale fatalnienle iuibevuto degli errori
ili Bojo, di venne autore dell'eri oneo ela-
giin»evole giansenismo, che turbò special-
mente l'università di Lovanio, la Chiesa
e la fede cattolica, come rilevai nel voi.
L , p. 162 e altrove. Occupata Lovanio
da'hancesi, l'università venne da essi sop-
pressa nel 1797, ed in parte fu ristabili-
la neli8i4 al cessare della dominazione
loro, istituito il regno ^& Paesi- Bassi ^
si trattò della soppressione de' seminari
vescovili, e dell'istituzione d'uu collegio
filosofico, che avrebbe facilmente aperto
l'adito alle false dottrine i\e Protestanti.
Inutilmenle da' soggi vescovi e dal zelo
del rappresintiinle della s. Sede si mos-
sero giuste querele al re Guglielmo I, e
per tali e altre commozioni religiose si
vennero a preparare gli avvenimenti che
separarono il Belgio i\& Pdesi-Bassi.hà
ontapuie dellegiavi rimostranze di Leo-
ne XIJ, nondimeno all'università di Lo-
vanio successe il collegio filosofico, aper-
to ivi a' 17 ottobre 1825, senza riguardo
alcuno alla contrarietà de'zelanti belgi
cattolici. Questa fu un'istituzione teolo-
gica sotto la denominazione di collegio fi-
losofico, per l'educazione de' giovanetti
che si dedicavano allo stato ecclesiastico,
e venne quindi frequentata da un 3oo
studenti. Jl malcontento fu pubblico e
generale, massimamentca Brusselles, Lo-
vanio e Gand. Fu allora che il re inviò
a Roma nel 1826 l'ambasciatore conte di
Celles per venire ad un accomodamento
o concordalo. Per questo Leone XII no-
minò plenipotenziario il dotto e sagacis-
simo cardinal Cappellari, nelle stanze del
quale fu sottoscritto a* 18 giugno 1827.
IN^on solo f(ù testimonio di tutto, ma il
cardinale, come in tutti gli affari moltepli-
ci e gravissiu)i della s. Sede da lui trat-
ti N I
tiili, si serv'i per esso e sempre della ma-
teriale mia penna; a segno tale, chea mia
gran confusione dipoi m'implorò e otten-
ne dal Papa Pio Vili il segreto del s.
Offizio , e divenuto egli Papa si degnò
confermarlo. Il concordato tra Leone XI l
e il re A^' Paesi-Bassi, lo riportai in que-
st'articolo,e ne ragionai ne'relativi,riguar-
dando particolarmente la circoscrizione
delle diocesi, l'insegnamento, l'istituzio-
ne de' seminari ec. ; e con questa penna
scrissi la lettera al re, s'intende sottoscrit-
ta dal cardinale , di ringraziamento per
la scatola d'oro col suo ritratto contor-
nato di brillanti, dal re con sua lettera
donata al porporato, inviata per segno
di particolare stima e soddisfazione. To-
sto i protestanti impugnarono il concor-
dato, ed il protestantismo de'consiglieri
del re risvegliò il suo, che però gli costò
poi la perdita del fiorentissimo regno del
Belgio. Pretese il re di difendere il col-
legio filosofico, come approvato da Leone
XII, mentre questi non a vea malfatto pa-
rola d'istituzione sì anti-cattolica; soltan-
to avea prudentemente lasciato d'insiste-
re per la sua soppressione, onde non in-
terrompere le intavolate negoziazioni. Do-
po la formazione del regno del Belgio, il
collegio filosofico di Lovanio restò di con-
seguenza soppresso, e si convenne da' ve-
scovi cattolici del Belgio alla istituzione
i\e.\V Unì\>ersità{F .) Qdi\.io\\cai di Malines,
ivi inaugurata nel 1 834, e neh 835 tra-
sferita a Lovanio, negli edifizi accordati-
gli dalla città, ove prospera, quale uni^
niversità cattolica primaria del Belgio.
L'approvò Gregorio XVI, già cardinal
Cappellari, con somma soddisfazione del
suo grande animo, per tutto quanto avea
alacremente operato pel bene spirituale
e morale della nobilissima nazione Belgi-
ca. A'4 novembre i83zt si fece l'apertu-
ra dell* università cattolica del Belgio in
Malines,ed il rettore della medesimaRev.°
De Barn, alla presenza de' vescovi, del cle-
ro, d'una moltitudine di cattolici , tutti
giubilanti di religiosa e pura gioia ^ prò-
U N I
imnxlòquel Jìscoisocloqnenle latino, che
pubblicò il 1. 1 degli Annali delle scien-
ze relis^iose, a p. i46 e 3o5. Indi nel t.
!2, p. 260, si rende contezza de' discorsi
pronunziali all'università callolicndaMa-
Jines trasferita a Lovauio, nella sua istal-
lazione e apertura degli studi, il j. ''dicem-
bre 1 835, e successivamente. Il i.^di que-
sti discorsi fu del Rev." De Cock vice-ret-
tore dell' università e professore di filo-
sofia morale, in lingua francese, durante
la messa celebrata pontificalmente da
me;.' Enoell)erto Sterckx arcivescovo di
Malines, poi creato cardinale del titolo di
s. Bartolomeo all'Isola da Gregorio XVI,
nella chiesa di s. Pietro. Il Rev.^DeCock
tolse ad argomento del suo discorso una
n>.iteria la qualegii si affacciava alla men-
te da per se, e si può dire era quasi al-
l'ordine del giorno. Dopo di aver tribu-
tato alcuni elogi a' vescovi del Belgio ed
a'maeslrali del luogo, l'oratore parlò del-
l'anlicr. università di Lovanio , de' suoi
successi e della gloria sua. Venne facen-
do una minuta relazione intorno a que-
sto [)roposito, e discorse successivamente
le varie facoltà di quella celebre univer-
sità, rammemorandone i vantaggi, che
n'erano derivati, e il metodo che vi si te-
neva nello studiare e nello insegnare le
scienze.lndipas«ò agli avanzamenti odier-
ni fatti dalle scienze, e mettendo a riscon-
tro queste due università, l'antica e la
nuova, ne dedusse essere grandi gli ob-
blighi, a'quali quest'ultima deve adempi-
re. Ma notò ch'essa confida ne'Iumi ce-
lesti e nella divina assistenza, ed altamen-
te bandi>ce essere uflìcio de'professori il
vistaurare e mantenere mai sempre la
unione Ira la Religione e le Scienze. Die-
de fine al suo discorso coll'indirizzure u-
na esortazione a' professori ed agli stu-
denti, e con invocare il patrocinio della
B. Vergine sull'uni versila cattolica. \\i°
discorso fu recitato da Vanbockel, bor-
gomastro di Lovauio. Esso fu tutto con-
sagralo alla memoria dell'antica univer-
sità ili Lovanio, e alle speranze avvcni-
U N I 279
le della nuova. Questo discorso pieno di
fuoco e d'un savio patriottismo, mostrò
d'aver compreso gl'interessi della città e
quelli dell'insegnamento. Gli altri 4 di-
scorsi furono pronunziati all' apertura
delle lezioni da' professori Moeller , de
Cazalés, de Coux, ed Arendt: ili. "tutto
religioso intorno la storia; il ?..° sugli stu-
di classici; il S.** sulla politica economia;
il 4" sulle antichità romane. Il compila-
tore degli Annali, il dotto ab. De Luca,
ora degno arcivescovo di Tarso e nunzio
di Vienna, sebbene fece alcune eccezioni
nel ragguaglio de'uiedesimi discorsi, do-
po le sue particolari osservazioni, li dice
notevoli e commendevoli per un caratte-
re comune, cioè per uno spirito totalmen-
te religioso. E couclùde: Sarà bene age-
vole il vedere che i professori, i quali li
pronunziarono, appartengono ad una u-
niversilà, donde è stata sbandita l'anar-
chia delle opinioni e de* sistemi. Alla u-
niversilà cattolica, nu professore non ren-
derà slerili le lezioni d'un altro, non di-
struggerà l'opera d'un altro suo collega;
l'insegnamento avrà quell'unità, senza la
quale è diffìcile il progresso, e non si se-
conda l'intereJise della scienza. Questi tli-
scorsi sono altresì un argomento della
dottrina e dell'ingegno de' professori , e
pare che siano stati favorevolmente giu-
dicati da'Iettori. Nel l. r 1 degli Annali^ a
p. f) I , si rènde ragione delle calunnie de'
miscredenti contro l* università cattolica
<li Lovanio, confutate del ttìtto; poiché il
gran capo d'accusa contro la medesiniii
è ch'essa gode la fiducia delle fimiglie!
Si fa il confronto della protezione accor-
data dal consiglio provinciale del Braban-
te all'iiuiversilà libera di Brusselles, fon-
data dal partito liberale e irreligioso e
dalle logge massoniche, che mostrandosi
coerente alla sua orìgine, fu giudicata ne'
suoi capi, i quali si qualificarono come a-
genti del liberalismo francese. Essa fu i-
naugurata nel i834« Nel l. 16, p. 45-ì
degli Annali si riporta lu circolare do'
7,7 gennaio i843, da Icggcisi in pidpito
28o UNI
nelle chiese, del cardinal Sterckx arcive-
scovo ili Malìnes', e degli allri vescovi del
Utlgio, cioè di Liegi, Bruges, Tournay,
IVamur e Gand, al clero e a' fedeli delle
loro diocesi, intorno all'università catto*
licadi Lovanio,e fa ben conoscere lo sta-
lo di quest'importante istituto, dai qua-
le la religione e le scienze attendono i
frutti più felici. E accompagnata da un
(juadro delle iscrizioni e ammissioni degli
studenti degli anni accademici i834-»^42
delle cattedre di umanità, della filosofia,
delle scienze, della medicina , del diritto,
della teologia; il numero totale ascenden-
do a 3694; non che della statistica di 7
unni degli studenti dell'università ap[)ro«
vali dagli esaminatori, il numero totale
sommando 971. Si ringrazia la Prowi-
denza divina dello stato di sempre cre-
scente prosperila dell'università, dacché
ne furono gettate le fondamenta; si loda
il buono spirilo degli alunni, d zelo loro
pegli studi e per la disciplina, ed i loro
progressi; si encomia l'impegno e lo zelo
de'p^oressuri e del benemerito loro capo,
e che alla loro capacità e perfetta unio-
ne si deve, do[)o Dio, la riuscita d'un'im-
presa b) grande, la quale già godeva altis-
sima slima anche ne' paesi stranieri. Si
aggiunge che questa santa opera forma-
va l'allegrezza di Gregorio XVI, come
la speranza di tutte le cristiane famiglie
del lielgio; loro essere l'opera, prodotto
dell' ollprte e delle liberalità del clero e
fedeli del Belgio, e sussistere per essi. Es-
sere però necessaria la continuazione del-
le collette e soscrizioni annuali, e le pri-
ine nelle chiese ne' giorni stabiliti , alle
quali doversi per la maggior parte l'esi-
stenza della cattolica università; perciò
vivamente lacqoinaudnre il proseguimen-
to delle questue e dell' olferte volontarie
e >pgntanee; aftinché un'impresa princi-
piata con felici auspici!, fosse condotta a
buon fine, onde serva dappertutto di no-
vella prova, ohe la nostra s. Religione è
l'amica tlelle scienze e il centro della ve-
la luce. Lu Cirilla Cullo là a ^ìììiic 1.^,1.
UN I
4, p. 3 13, dice che nel iS5i Tuni versi-
la di Lovanio conlava 600 allievi assai
rispettosi e buoni; che molti erano vera-
mente pii, ed ascritti ad una congregazio-
ne di spirito. Le altre tre o quattro uni-
versità del Belgio non avere s'i gran nu-
mero d'allievi; nel regno numerarsi 622
case religiose, e g^So fra religiosi e reli-
gio^c. Nel t. 5, p. 58 1 della 1* serie, do-
po avere la Ch'ìltà parlalo della legge
dell'insegnamento secondario ne' collegi
del Belgio, destinati a' figli di cattoliche
funigiie, cioè che i negoziali riguardan-
ti il concorso del clero in collegi dello
stalo riuscirono finalmente a tutelare
nello stesso le!n[)o la libertà del gover-
no, dell'episcopato e de'comuni; osserva
che volgendo il 4-*' bislro l'università cat-
tolica di Lovanio, dagli autentici docu-
menti riportati nel mo annuario si risa-»
vava, ch'essa nel 1 854 Irovavasi in pro-
gresso ognor crescente d'allievi, d'auto-^
rità e di veri servigi alla patria per la
dulia educazione delle sue piii care spe-
ranze. Nel volgere di tal periodo d' anni
più di 1000 vi studiarono la sagra teo-
logia, e buon numero di essi con singo-
iar profitto. Or chi conosce la valentia
di cpie'professori e l'assiduità de'candida-
ti nello studio della scienza divina (i qua-
li non sottostanno certamente agli studi
di qualsiasi più fiorente università) non
può a njenodi non allietarsi della certez-
za, che piante così rigogliose non falliran-
no di prodiu're copiosissimi frutti. L'ul-
liu)a statistica degli scolari daW Univer-
sità jhi ri[)ortai a quell'arlicolo con altre.
Essa è sotto la direzione dell'Episcopato
Belgico, ed è la sola che abbia la facoltà
teologica. Nel 1. 1 o, p.587, la Civiltà ra-
gionando delle opere del can. Beeien, e di
sua pubblicazione delle lettere di s. Cle-
mente, col testo siriaco, accompagnando-
lo di traduzione e di commenti eruditi,
sullo gli auspicii di Papa Pio I X; notò che
nell'università di Lovanio sono molto iti
onore gli sludi orientali, e che il can. Bec-
leu v'istilu) una tipografia oricutulc, do-
UN I
ve si trovano i caralleri siriaci, arabi, e-
Inaici ec, opinando che in breve essa sa-
rà in tal genere tra le migliori fornite.
Tra'professori della Tacoltii teologica con-
ta vasi (ino al dicembre 184B il canonico
d. G. D. Malou/il (juale dopo aver studia--
to teologia e preso la laurea in esso colle-
gio romano de'gesuiti nel i835, fu pro-
mosso alla cattedra di teologia dogmati-
ca nella nuova università cattolica di Lo-
vanio. Uomo, che oltre ad essere fornito
di precoce e sveglialissiaio ingegno e di
vasta erudizione, impiegò 12 anni d'inde*
fesso lavoro a promuovere la scienza sa-
gra e difenderla da' novatori , non solo
ocallolici,ma anche da que'caltolici i qua-
li redolii da metodi nuovi e lusinghieri,
non professano la debita riverenza verso
qiie'sommi che ne' tempi a noi anteriori
versarono negli studi sagri : e tali sono
appunto tutti i seguaci , sebbene ravve-
duti, del famoso LaDieniiais,di deplora--
bile ricordanza, per quanto dissi nel voi.
LXXXlll, a p. 3 I 3. Durò il can. Malou
inlàlicabile e imperturbabile nella sua
cattedra, Cnchè il Papa Pio IX nel con-
cistoro dell'i 1 dicembrei84B, tenuto in
Gaeta, lo pieconizzò vescovo di Bruges
nel Belgio, chiesa che tuttora con zelo sa-*
viamenle governa. Sue opere sono ; De
la lecturc de la Bilie cn langue vitlgài^
re. Bcchcrclics ìiisloriques sur l'autcur
(le l'I/nitation, Thomas aKcnipis, De la
liberléde la Charilé en Belgìque, De la
manière de représenler V Jmmaculée
Coiuu^jìLìoii. V Immaculét Coiiception
considerce cornine dogme deFoi. L'ulti-
ma delle quali opere è dedicala al regnan--
tePon tefice che gloriosamente defìfùl'hiit
inacolalo Concepimento. Nelle radunan-
ze perciò tenute in Roma, il vescovo di
Bruges si fece ammirare per elo([uente
dottrina ecclesiastica, in quegl'imponenti
consessi de'vari vescovi accorsi pel «nemo-
rabile decreto nella città eterna. Tutto
questo non ù certamente piccola gloria
per la novella università cattolica di Lo-
vauio , tUe si gloria averlo conialo Ira'
UNI 28C
suoi professori. Da più di 11 anni, dacché
fu istituita l'università, gli studi sempre
vi fiorirono sia pel zelo e scienza de'pro-
fessori, sia per l'alacrità de' giovani stu-
denti. Nel l. 1 2, p, 1 2 I degli Annali del'
le scienze religiose^ si dice ricavarsi ^ìÀ^
Y Anniiaire de VUni^'crsité Catholique
1841, che l'università cattolica di Lova-
nio proseguiva con un successo sempre
più lieto a portare il frutto che se ne spe-
rava. L' insegnamento è ordinato a con*
ciliare iu vicendevole concordia la fede
religiosa colle diverse diramazioni delle
scienze umane. E perchè più facile tor-
nasse il conseguimento d'un tale lodevo-
le fine, fu eretta una Società letteraria^
annessa alla stossa università cattolica. Uà
rapporto recitato da Perin vice-presidea-
te, nella tornata de'23 ottobre i84o, io-
torno alle fatiche intraprese da' membri
della società dopo il comiuciamento di es-
sa, ci dà un sugoso riassunto delle dissero
tazioni lette o inviate, dal 1839 in poi.
Indi si passa a parlare di quelle che con-
cernono direttamente le scienze ecclesia-
stiche, e sì conclude dagli argomenti svol-
ti, sui due sistemi che dominano nelle
scuole filosofiche, il Cattolicisnio e il Ra-
zionalismo j sul Panteismo base dello
dottrine umanitarieisull'economia politi-
ca o^Ì\\e(ì Dogmi religiosi; sulle cause che
generarono la pretesa Riforma religiosa;
sull'origine dell'/y/fjm/^mOj sui rapporti
dell'amena Letteratura col cristianesi-
mo: che questa società letteraria di Lo-
vanio, tuttoché nell'infanzia, non contan-
do che un anno e mezzo d' esistenza , ri-
sponde all'inteso oggetto, che si propose--
ro i zelanti e dotti suoi fondatori. Anche
nella 3.' serie degli Annali delle scienza
re//^'/o.yc, compilali dal eh. prof. Arrighi,
in alcuni tomi si dà ragguaglio delle adn->
nanze della società letteraria di Lovanio,
Nel t. c), p. 474 » *'<il'>^ ^'^ serie di tali
A/tnali, si dà ragguaglio dell' Annuario
dell' U niversitàCattolicii di Lo^'anione^
i85i. Quest'annuario fa conoscere: i.**
coloro the dirii^ouo l'uuivcrMlà sotto ia
282 V N 1
sorveglianza episcopale del Belgio ; 2." il
personale cle'piofessori in numero di 47»
e gli udìciali in tiumeio di 6; 3.° i collegi
dell'università in numero di 3j in fine la
biblioteca, ed i gabinetti di (jsica, di chi-
mica, di anatomia , di zoologia, d* istru-
inenli di chirurgia ec, ed il giardino bo-
tanico. Vi si trovano ancora i discorsi
rapporti sui lavori dell'anno precedente
delle differenti società formate da' profes-
sori e dagli studenti, cioè la società lette-
raria, la società di letteratura fiamnìin-
ga, e la società di carità di s. Vincenzo
de Paoli. Vi sono inoltre de'prospetti in.
dicanti il numero degli studenti in cia-
scuna fdcoltà, il cui totale era di 556, co-
me ancora di coloro che hanno consegui-
to i gradi innanzi al giurì nazionale d'e-
same. La 2.* parie dell' Annuario con-
tiene il regolamento generale dell'univer-
sità, ed alcuni regolamenti particolari, tra
,qli altri quello dell'istituto Illologico per
r istruzione di coloro che si cousagrano
all'insegnamento delle belleleltere. Com-
piesi r Annuario con un'appendice che
contiene parecchi documenti riguardanti
l'antica e celebre università di Lovanio,
e quell'attuale ristabilita neh 834 da' ve-
scovi del Belgio coli' approvazione della
s. Sede. In Roma fiorisce il collegio eccle-
siaslicoBelgicOjdi cui parlai nel vol.XLII,
p. Sj'j e siccome nel voi. XXX VI 11 , p.
2o5, dissi le notizie del già collegio Lie-
gese Lambert d' Archis, colle cui super-
stiti rendile si mantengono in Roma a-
gli studi alcuni giovani, qui aggiungerò
che uno di essi è destinato ad apprender-
vi la pittura o la scultuia, o l'incisione o
l'architettura ec.,coirannua pensione di
scudi 340 per 5 anni, dovendo esser for-
nito il pensionato di que'requisili espres-
si nel Giornale di Roma del 1 855 a p. 44*
UNÌ VERSITA' ROM ANA o ARCHI-
GINNASIO DELLA SAPIENZA, Uni-
versitas Sapientiae Urbis, Archigymna-
sio ahnae Urhisy Romano A rcliigymna-
5Ì0 Sapitnlìae, Archi Lyceoj ed il Mor-
celli, Lycnini SapiGnùac^ lyceiim LcO'
U N I
ìiiannnij mentre disse il rettore, Gynina'
siarcha idemque Rite ter j il professo-
re o lettore , Docior decurlalis Lycei
Leoniani. Questa è l' Università (P^^.) e
l'Arci Liceo degli studi primario di Ro-
ma, e con Y Università di Bologna (F.)
dello Stalo pontificio (F.); scuole pub-
bliche, di cui è arcicancelliere il cardinal
Camerlengo di s. Chiesa (F), e desti-
nate agi' insegnamenti delle civili e sa-
gre dottrine. Nel voi. Ili, p. 3o4, ricor-
dai il libro che tratta della giurisdizione
e podestà del cardinal camerlengo (di cui
riparlai a Uditore del Camerlengato ,
sidrattualesuo stato) nella dignità di ar-
cicancelliere. Dichiarò un moderno scrit-
tore, Roma è il centro della sapienza fi-
losofica e religiosa, retaggio inalienabile
del cattolicisojo. Si chiama Archiginna-
sio, dalle parole greche, capo, primo ^gin-
nasio, primo ginnasio, prima università
di R.oma. Non si denomina Sapienza ,
dalla sentenza scritturale, o versetto del
salmo I lOjScolpitasuHa cartella marmo-
rea che sovrasta la finestra posta sopra I.i
porta principale: Initium Sapienliae est
Timor Dominijcome pretese \^enuti,e ri-
peterono Vasi, Rufìni e altri; ma per quan-
to poi dirò a suo luogo. Ivi pure dirò che
prese il nome d'iSapienza anco l'adiacente
via. Però propriamente di fatto tale mag-
giore ingresso è auììa piazza di s. Eusta-
chio, ne'limiti della parrocchia e ri(uie o-
monimi, centro e ombelico dell'abitalo dì
Roma. Quest'antica e celeberrima uni-
versità, ad onta dellediverse vicende de*
teuìpi, per le quali talora illanguidita e
fors'anco quasi estinta, sempre però ri-
pullulò con nuovo splendore in ogni ge-
nere di utili scienze e di sublimi discipli-
ne, e gareggiò talvolta colle più famose;
quindi si serbò in vigore fino a noi per
le provvide cure vivificanti e benefiche tie'
Papi, come si apprende da'suoi fasti let-
terarii, a vantaggio e istruzione della gio-
vcntìi studiosa, a decoro della dignità di
Roma , per la magnanima e incessante
ponlificia protezione, ad essa accordala
UN I
dalla grandezza d'animo di molli Papi.
Uni versila di sludi di quella Roma de-
stinala dalla divina Provvidenza ad es
ser prima per le armi, e poi per la re-
ligione, per le leggi, per le scienze, per le
lettere e per le arti liberali la regina del-
le città tutte, in cui nuli uni siiie nomine
saxum.Dì quella Roma, la quale per alto
suo destino in qualunque tempo, o in un
modo o in un altro inernvigliosamente
si elevò sopra ogni altra città d'Italia e
del mondo, che dopo il risloramento del-
le lettere per nobil cura e munificenza
de' sommi Pontefici segnulossi singolar-
mente Ira tutte le città in copia di mez-
zi e di presidii alla coltura degli sludi,
in moUitudiue immensa d'uomini iloUi
nel suo seno o nati o domiciliali, in va-
rietà e grandezza di eccitamenti e di pre-
mi alle persone studiose proposti e com-
parliti. E in essa tuttora accorrono a stu-
diare non solo que' delle proviucie dello
stato pontificio e di altre città d'Italia, ma
altresì d'ollremonle o d'oltremare. Sic-
come non vi è città al mondo in cui gli
studi severi di filosofia e teologia siano co-
.sì coltivati come in Roma , oltre quelli
d'altre scienze sagre, cosi non vi è città
in cui siano sì frequenti quegli atti pub-
blici in cui si manifesta non meno lo stu-
dio de' giovani che la valentia de' loro
maestri. Nel secolo XV l'università ro-
mana sali ad alto grado di splendore e
di celebrità , Onde potè gareggiare eoa
qualunque più illustre d'Italia ; che anzi
ne'per lei fortunati e lieti tempi di Leo-
ne X, giunse (juasi a superarle tutte per
copia ed eccellenza di professori famosi,
che allora io essa insegnavano, illustrali
dal dottoab. Gaetano Marini colla LeUe-
raalch. nis^J Giuseppe MutiPapazzur-
ri già Casali ^nella quale s'illustra ilRuo-
lo de professori dell' Archiginnasio Ro-
mano per l'anno 1 5 1 4, Roma 1 797. Seb-
bene nelle successive età, secondo l'epo-
che e circostanze politiche, or più or me-
no ella fiorisse, nondimeno si mantenne
l'uaiversità romanu, e conservò le trac-
UNI 283
ce di sua rinomanza, trovandosi ora qua-
le l'ammiriamo e celebrerò. Ne scrisse la
storia il benemerito p. d. Giuseppe M.'
Carafa di Nola teatino, professore di sto-
ria ecclesiastica nella medesima, e poscia
vescovo diTrivenlo(nel quale articolo per
fallo tipografico dicesi fatto vescovo uel
1 734, ma deve leggersi 1 754) e di Mdelo:
De Gyninasio Romano, et de ejusprofes-
soribus ab Urbe condita usque ad haec
tempora j libri duo, quìbus acceduni Ca-
lalogus Advocatoruni sacri Consistorii,
etbullae ad ipsuni Gynmasiuni spectan-
ies, Romae 1751. Avea Prospero Man-
dosio, di cui meglio parlerò a suo luogo,
pubblicalo in R.oma nel 1682-90: Bi-
bliotheca Romana ^ seu Ronianoruni
Scripioruni Centuriae. Da alcuni opera
lodata e divenuta rara, ma dessa non
contiene che alcune centurie di romani
scrittori. Il decano degli avvocali conci-
storiali e rettore dell' università , Carlo
Cartari, autore egregio d'opere edite ed
inedile. Ira quest'ultime lasciò mss. quel-
la intitolata: Àthenaewn Ronianuni, cou-
cernente i professori dell' università ro-
mana sino al suo tempo. Di essa si gio-
vò il p. Carafa, allorché gli fu affidata la
compilazione della storia dell'università
da'reggitori della medesima , facendolo
aiutare da altri in raccoglierne i mate-
riali ; e riuscì chiara ed elegante, e im-
portantissima anche pe'documenti pub-
blicali. Per lutlociò, sebbene il ch.Re-
nazzi ne corresse gli abbagli e supplì alle
sue ommissioni, uel profittarne giusta-
mente nefeceidovuliencomi.il p. Carafa
è anche autore del libro : De Captila Rt'
gis utriusqueSiciliae.DcWn storia dell'Ar-
chiginnasio Romano , il celebre gesuita
p. Zaccaria, che per un tem[)o ne fu prò.
fessore, dell'opera del p, (Parafa nella5*f0'
ria letteraria d' Itnlìa^ t. 5, p. 298, ne
pubblicò un stigoso estratto, lodandola
per eruditissima, e rilevando che il capi-
tolo degli avvocati concistoriali è stufo
con maggior diligenza degli altri tratta-
to. Nondimeno ihtgli altri non fu trovala
284 UNI
completa e pei fella, per cui il dotto giù*
reconsullo, professore per4o ^nni circa
di diiillo crioiinale nell'università stessa,
l*eru(Jilis«imo e infalicalnle scrittore a vv.
Filippo JVJ." Renazzi, animoso ed a fronte
di sua inollrala eia, ne intraprese la sto-
ria più esatta e copiosa, dopo averne di-
ligentemente raccolto le memorie, ed e-
sposto i suoi fasti con pregevoli illustra-
zioni, ed il tutto volle arricchire con pre-
ziosi documenti nella pili parte inediti ,
ad ulteriore vantaggio de' buoni studi ,
e per decoi o e risaltoalla rinomanza del-
l'archiginnasio. Considerando poi cheta-
le storia faceva partedella letteratura ro-
mana, pe'rapporti dell'una coll*allra, an-
che di essa e delle sue glorie volle ragio-
uare, cioè dal secolo XIII sino al decli-
nare del XVI II , delineandone con fio-
ritissima erudizione un bellissimo saggio
storico. Oltre la storia dell'Ateneo Uo-
mano e sue vicende, scrisse quelle de-
gl* illustri prolessori che in ogni tempo
Io fecero risplendere, non meno le gesta
de'grandi uomini che dimorando in Ro-
ma, per pontificia munificenza vi gode-
lono onori e non di rado vissero oelTo*
^utenza. La stampò in Roma nel i8o3-
1806 in 4 tomi in foglio,dedicati il i.°aPio
VII, gli altri al cardinal Borgia, a mg,'
Lante tesoriere, agli avvocali concisto-
riali, col titolo : Storia dell* Università
degli Studi di Roma detta comunemente
la Sapienza^ che contiene anche un sag-
gio storico della letteratura romana dal
principio del secolo XIIl sino al decli-
nare del secolo XIV. Che il benemerito
e sapiente storico con felice successo rag-
giunse pienamente l'intento nel suo va-
iato e laborioso proponimento, ne resero
bellissima testimonianza competenti giur
dici, quali furono un Francesco Cancel-
lieri e un Gaetano Marini, ambedue in^
caricati dell'esame e approvazione, come
deputati dal p, maestro del s. palazzo,di^
chiarandola molto piìi interessante, pie-
na e accurata, in confronto di quella del
p. Carafa ; uo libro soiiuna mente glorio^
U N I
so alla celebrità dell'uni versila degli slu-
di di Roma e della letteratura rouiana;
una storia dotta e laboriosa, ricca ed e-
laborata, ricolma di squisita erudizione
e di pregevoli notizie di memorabili e-
venli , utile e dilettevole al pubblico, e
gloriosa non meno all'autore, che a R.o-
ma e alla sua fimosissima università; e
luttociò oltre altri elogi quale autoredi
parecchie opere (e diverse di esse nel gio-
varmene le celebrai a' luoghi loro), fra
le quali i celebra tissi mi Elementi di Gius
Criminale , che hanno avolo il merito
d'essere più volte ristampali e tradotti in
molte lingue , per avere utilmente gio-
vato alla giurisprudenza criminale. Inol-
tre V Effemeridi letterarie di Roma del
1 806, della Storia dell' Università, a p.
9(3,104 ei 12 con 3 ragionati articoli ne
dierono ragguaglio, e fecero splendidi e
giusti elogi dell'importanza e pregi del-
l'opera di questo giureconsulto filosofo
ed elegante scrittore latino. Meritò il ce-
lebre Renazzi dal magistrato di Roma in
contrassegno di solenne pubblico gradi-
mento, per averne chiarito ed esaltalo la
gloria letteraria, d'essere ascritto alla no-
biltà romana, con onorevolissimo diplo-
ma, in uno alla sua famiglia, liberos,po-
sterosque tuos, da lui pubblicato nel t. 2,
p. XIV, e passalo a miglior vita nel 1808
fu sepolto nella chiesa di s. Eustachio ,
con magnifico epitaffio scritto dal Can-
cellieri e pubblicato con l'elenco di i5
delle opere dell'illustre defunto, nel suo:
Elogio dell'ava. Filippo /!/." Renazzi in-
serito nel Diario di Roma n," 54? Roma
1 8 1 g,2/edizione accresciuta della tradu-
zione francese. Abbiamo ancora: Elogio
dell' avv, Filippo Maria Renazzi roma'
noj letto nell'adunanza generale di Ar-
cadia del 7 di luglio iSo6 da Eliodoro
PelopeOf Roma i836. 11 gran Cettinelli
chiamò ilRenazzi,esaltissimostorico,scrit-
tore felicissimo, filosofo incomparabile ,
riconoscendo altresì in lui l'erudizione e
il talento dell'uomo enciclopedico. Io leii-
lerò di ricavare un estratto possibilmen-
UNI
le breve dì sì applaudila storia, tì ag-
giungerò qualche erudizione, e procuie-
lò di proseguire sino ad oggi, con cenni
generici, le nozioni più principali e im-
portanti di'ITinclita ecospicua università
dell'Archiginnasio Piomano. Però io con
un orticolo di Dizionario quasi enciclo-
pedico , non posso e non intendo di se-
guire in tutto l'encomiato scrittore, cioè
non intuite le rilevanti notizie de'romani
e forastieri professori dell'università ro-
mana, e molto meno in tutte quelle de*
più celebri letterali patrii o stranieri che
illustrarono Roma, vale a dire nel saggio
storico della letteratura romana, poiché
altrimenti non basterebbe un volume, e
perciò eccessivamente riuscirei troppo
prolisso; ed anche per l'analogo già ri-
ferito in tanti articoli e in quelli che ri-
corderò, ed eziandio per proporrai di da-
re piuttosto un fugace cenno prelimina-
re sulla Scuola degli sludi, e delie Scuole
di Roma sino a) secolo XII I, epoca in cui il
eh. Renazzi comincia la sua Isella e ma-
gnifica storia, anche spigolando que* i\i\e
miei articoli, che si rannodano all'origi-
ne iì^WIJniK'e.rsità degli studi, nel quale
pure vi raccolsi relative notizie, come del-
le scienze che s'insegnano nell' archigin-
nasio e in altre università. In ciòfare,qua
e là brevemente neaggiimgerò altre a mi-
gliore schiarimento dell'argomento, col
benemerito gesuita Andres, Dell* ori-
ginCj progressi e sialo attuale d'ogni lei-
feratura, col p. CaraFa citalo , ed altri
scrittori, cioè precipuamente ragionan-
do della letteratura e dello studio delle
scienze degli antichi romani, loro origi-
ne, progresso e decadenza in Roma, co-
nrìe pure dell'Ateneo Romano e sue mi-
rabili leggi. Imperocché quanto alle scien-
ze sagre,che nate eolla cristiana religione,
ebbero in Roma sempre più o n»eno de»
gna sede, massime negli articoli Teolo-
gi e Teoioc.i a ne tenni proposito, dicen-
do de'diversi rami che abbraccia quella
sagra sublime scienza, e ne'qnali tracciai
allresìi luoghi ove parlai delle altre àcieu-
UNI 285
ze sagre insegnale in Roma, come della
Giurisprudenza canonica, si no al detto se-
colo XIII, mentre della Giurisprudenza
civile ecriminalechediè tanta rinomanza
a'iiumerosi Tribunali di Roma, in que-
st'articolo tornai a riparlarne. E questo
almeno servirà per dare una semplice idea
di quanto precedette in Roma il principio
del suo antico Ateneo e dell'odierna uni-
versità romana, come pureenell'indicalo
modo procurerò in finediampiia^re le no-
tizie de' pontificali di Clemente XIV e
Pio VI, e de' primordi di quello di Pio
VII, non che di riempire la iH>tabile la-
cuna che corre dal 1806 al 18^7. Que-
sto però è forse un debole compenso, a
quanto con sommo dispiacere debbo om-
mettere per l'esposte imponenti ragiotii,
e tanto maggiore in me è la pena di tale
preterizione, in quanto che leggo nell'apf
provazione del t. 4 della discorsa Storia^
di Cancellieri, il cui nome è elogio,que-
ste notabili parole, m La descrizione del
grand' albero frondoso e fiullifì^ro del-
l'Archiginnasio della Sapienza, non po-
teva ricevere l'innesto d'un germe più
bello e più vago di quello della storia
de' più celebri letterali fiorili in questa
augusta metropoli fino al tramontar del-
lo scorso secolo". Delle scienze e delle orli
fiorile iniFiom//(nel quale articolo riportivi
un bel numero di autori che le il lustrarono,
insieme a'Ioro professori e cultori in essa
fiorili) e altrove, e particolarmente della
àS^/o/7V7,dicui la Cro/fo/og^/Vi è l'occhio de-
stro, della Teologia che abbraccia tanti
rami di dottrina, come deve dirsi della
Filowfìat della Giurisprudenza anche
del Tribunale^ della Medicina e scienze
annesse, dell'eloquenza della fJngua atì"
che sagra ìitWù Predica potile Lettere bel-
le,óeWa Poesia anchedel Teatro, dell*^.
rudizione oiì\o\o^\ù ^dell'arli liberali del
disegno Pitturai Scultura, Architettura,
impiegate massime neiredifira/ionc del
Tempio, del Teatro, delle Terme, e di
altre arti che si costituirono in Univer-
sità artistiche di /lowm^come di altrove,
286 U N T
della Musica^ e per non dil' d'altre, tra
le meccaniche ricorderò la inirabileiSlf^m-
pa: in una parola, di tali scienze e arti li-
berali, e di tanl'allre e colle loro Uni-
vcrsitày per ogni dove, oltre i qui memo-
rali articoli, come per la mia pochezza
si poteva e nelle proporzioni d'articoli e-
ruditi di voluminoso Dizionario 3 v\e ra-
gionai non poco, anzi ancora ne'molle-
plici articoli che vi hanno relazione, toc-
cando pure con molteplici nozioni le gra-
vi scienze esatte. Rammentando dimque
che a Roma , ed a Scuole di Pvoma, nel
celebrarne lo splendore de'gloriosi fasti
letterarii ed artistici, rammentai i tanti
luoghi in cui ne parlai con qualche pro-
posito, riferendo i nobilissimi titoli an-
tonomastici co' quali eminentetnenle fu
onorata la maestosa metropoli dell'uni-
verso, a cui la natura colle cime de'suoi
famigeiati 7 Monti di Roma ^ sembra a-
verle formato intorno una vivente co-
rona immortale; p«l suo primato an-
che nelle scienze e nelle arti, il suo scien-
tifico e artistico insegnamento, e gli sta-
bilimenti successivamente fondali nel-
l'alma città per ogni genere di pubblica
istruzione, e de' più recenti ne parlerò
nel fine; e le accademie erette per la
loro cultura e incremento; e quanto in-
cessantemente operarono i Papi per la
pubblica erudizione e in accrescimento
degli utili studi d'ogni maniera, non so-
lamente in Roma, ma per tutto il cristia-
nesimo, procedendo concordemente co'
principi e co'vescovi a fondare una mol-
titudine di scuole di elevato sapere, e di
Univcrsìlà di studi, ed in favorire gli Or'
dilli religiosi e Monastici ^nleneì di scien-
ze e seminari di sapienti e letterali. Era-
no già passati più secoli da che la Gre-
rm coltivava ogni sorta di scienze, e i ro-
mani non aveauo ancora rivolto ad es-
sa il pensiero, occupati per 5 secoli in
continue guerre ad altro non aspira-
vauo che alla gloria dell' armi e a dila-
tare con conquiste vieppiù i loro domi-
tiii, senza punto curarsi della collnradel-
UN I
le scienze, ne degli onori letterari. Final-
mente al termine del V secolo di R.oma,
entrando le vittoriose armi de* romani
nella Magna Grecia e nella Sicilia^ co-
minciarono ad aprirsi i loro occhi, ed a
riscuotersi dal vergognoso sonno. Il Moy-
ne nelle Considerazioni sull'origine esiti
progressi delle belle lettere presso i ro-
mnniy e sopra le cagioni della loro de-
cadenza, incomincia la storia della let-
teratura romana da Romolo, il che da'
crìtici equalificaloparadosso.il p.Carafa
dice, che re Numa, successore di Romolo,
fu l'introduttore delle scienze in Roma,
e tale lo dimostrano Ì12 libri da lui scritti
sulla filosofia,secondoPlutarco,e il nuovo
corso eh' egli stabili neW Anno lunare,
dopo avere abolito il Romuleo, regolan-
do il Calendario. Sì vuole ancora che
qualche vesti|:;io di nascente poesia si a-
vesse fino da'principii di Roma, ed i sa-
cerdoti salii istituiti da Numa, nello sta-
bilimento delle cose religiose, cantavano
versi nelle pubbliche processioni ; e le
leggi delle XII Tavole, compilate da'de-
cemviri dopo la cacciala de' re, vietano
impiegar la poesia negl'incantesimi, e per
iscreditare il prossimo. Che scuole di fan-
ciulle esistevano nel 3o4 di Roma, lo dis-
si nel voi. LXllI, p. 55. Trattando i ro-
mani co* greci, presero diletto della poe-
sia ne'loro Teatri (inoltre i romani dal-
la Toscana, come notai in quell'artico-
lo, ossia dagli etruschi, appreselo i ludi
scenici, l'arte mimica e la teatrale, per-
chè da'loro paesi fiicevano venire gristrio-
ni ; di più dagli etruschi appresero l'arte
della guerra e altre cose. Dice il ch.com-
mend. Folcili, nel Discorso d' encomio
delconiniend. Canina.» Ognun sa come
dalla Grecia venissero poi le arti belle in
Roma, che fin allora erasi giovata del-
l'indigene arti etrusche, o italiche che
fossero; con quanta avidità si ricevesse-
ro nella capitale dell'impero; e con quan-
ta profusione e sontuosità si commettes-
sero le riproduzioni delle più superbe mo-
li nelle loro più belle forme, e co'più squi-
U N I
sili intagli, ontle e pel numero e per la
i^randezza Roma dimostrò quanto essa
ibsse. eqiiale impero tenesse nel mondo),
e meravigliati dell'universale loro sape-
re, risvegliò ne'romani il gusto della let-
teratura. Livio Andronico, Nevio, En-
nio e altri greci trasferiti a Pioma, acce-
sero il primo amore delle lettere nel cuo-
re de' romani, prima colla poesia nelle
rappresentanze teatrali; indi si dimostra-
rono valenti mediante Plauto, Terenzio,
Lucrezio, Lucilio, Orazio, Persio, Giove-
nale, Properzio, Tibidlo, Catullo, Gallo,
Ovidio, lli.^maestro di grammatica, al
dire di Plutarco, in Pioma fu Spurio Car-
l)ilio, liberto di quel Carbilio, che mostrò
ili.°tra' romani l'esempio del divorzio :
aprì egli scuola dopo lai/guerra puni-
ca ; Svetonio peto riferisce, che tra la 2/
o la 3/ guerra punica peli." insegnò in
Roma grammatica Grate Mallote. Da
quel tempo 20 scuole di grammatica fio-
rirono in Roma. L'eloquenza romana non
può conlare lauti nomi famosi, qtianli ne
vanta la poesia, ed in essa si distinsero An-
tonio Grasso, Ortensio, Giulio Cesare,
l'incomparabile Ciccione più di tutti (il
quale in vecchiaia si pose ad ammaestra-
re la gioventì:i), Plinio il Giovane. La sto-
ria fu trasmessa con dignità da T. Livio,
Sallustio, Giulio Cesare, Cornelio Nipo-
te, Tacilo, Floro, Q. Curzio, Svetonio,
Giustirjo, Velleio Palercolo,Valcrio Mas-
simo; e Pomponio Mela trattò degnamen-
te la geografia. Né sconosciuta fu a' ro-
mani la filologica erudizione; principal-
mente in essa fiorirono Varrone, Aulo
Gellio, Quintiliano, Boezio, Macrobio,
Petronio Arbitro satirico. Intuite le clas-
si che le belle lettere ponno riguardare,
gli antichi romani vantano uomini illu-
stri, ma nelle parli che costituiscono più
soda letteratura, e in que'rami che spet-
tano alle scienze, non ponnogloriarsi che
di pochi nomi. La rellorica presso i ro-
mani in principio ebbe cattiva fortuna,
ed i professo» i di questa facoltà due vol-
le furono cacci;\li da Roma, nel consola*
U N I 287
to di C. Fannie Strabone e di M. Vale-
rio Messala, l'anno SgS di Roma, ed in
quello di G. Domizio Enobarbo e di L.
Licinio Crasso verso l'anno 65g. Ma da*
greci oratori furono poi i romani gran-
demente stimolali a colli vare questa pre-
clara arte dominatrice de' cuori, e ili.'
che pubblicamente l'insegnò fu L. Plozio
Gallo (si può vedere il vol.LXlII, p. ^5).
A Roma notai i principali maestri delle
scuole e i dotti che fiorirono negli ulti-
mi tempi della repubblica e sollo l'impe-
ro. La dignità romana, la profonda poli-
tica e il diritto pensare della nobile ed e-
roica nazione, sembravano più adalli agli
studi severi e alla sublimità della scien-
za, che all'amenità delle belle lettere, per
cui fa meraviglia il vedere trascurate e
neglette le scienze, e con ardore coltiva-
te le belle leltere. Lo studio della geome-
tria e generalmente delle matematiche,
a[)pena furono delib;«li da quegli acuti e
sublimi ingegni, che sì giuslau)ente sape-
vano pensare in ogni materia. Tuttavia
trovasi che Sesto Pompeo impiegò Tee»
celiente suo ingegno nella perfetta intel-
ligenza della geometria e della stoica fi-
losofia ; C. Gallo, dilettandosi d' astro-
nomiche osservazioni giunse a saper pre-
dire r eclissi ; Varrone nella sua enciclo-
pedica erudizione die pure onorevole
riretto alle materie malematictie. Sopra
lutti merita distinta uìenzione Giulio Ce-
sare, portentoso genio, che alla scienza di
governar gli eserciti e la repubblica, uni-
va come per trastullo lo sludio d* ogni
sorta di letteratura, ed estese pure furo-
no le sue cognizioni nella meccanica, co-
me dimo'^lrò col ponte da lui fatto innal-
zare sul Reno, e le macc bine militari da
lui inventale: perito nell'aslrotiomia, co*
me Pontefice'. Massimo^ li formò il Calen-
dario romano, e regolò l'anno solare, col-
l'aiuto dell'astronomo Sosigene fatto ve-
nired'Alossandiia,annosolare che prese il
glorioso nouìe iWGinliaiw.^uw devesi con-
fondere col Periodo Giuliano (nel qua-
le orticolo per fallo tipografico la citata
288 UNI
pag. 282, devesi leggere 25^2), numero
tie' 3 cicli e periodi tranni, ch'ebbe no-
me dal suo aulore Giuseppe di GinlioSca-
ligero. Giulio Frontino e Vitruvio, ben-
ché non dedicassero i loro studi alle ma-
tematiche speculazioni, dierono saggi del-
la romana geometria. La filosofia che co-
noscevasi in Roma era tutta de'greci, ma
■veniva poco curata. Ebbe qualche nome
SesliOj fu erudito filosofo Nigidioi Catone,
Erulo, Varrone e altri studiavano i filo-
sofi greci ; Cicerone fu il più nobile filo-
sofo de'romani e il i."che riducesse la lo-
ro lingua, e si rivolgeva allo studio delle
filosofiche questioni de'greci, come sol-
lievo e aiuto dell'oratorie sue fatiche. Lu-
crezio cercò materie alla sua ver)a poeti-
ca nella filosofia d'Epicuro. Manilio espo-
se a' romani in versi facili, nozioni ele-
mentari d'astronomia. Seneca e Plinio
sono gli scrittori latini che più chiamaro-
no l'attenzione de'filosofi, e più onorata
memoria hanno ne'fasti della filosofia. Era
Seneca un gran filosofo stoico morale.
La storia naturale di Plinio il f^tcchio o
naturalista, è un prezioso tesoro d' ogni
sorla d'erudizioni. La medicina in Roma
al principio fu abborrila, e quando poi
per opera d'Asclepinde cominciò ad es-
sere senza avversione riguardata, la pra-
ticarono i soli greci, ripugnandone a'ro-
moni Tesercizio. Celso però, fornito d'u-
niversale erudizione, 1' illustrò co* suoi
scritti e l'esercitò. Più tardi Vegezio col-
tivò la medicina del bestiame 0 veterina-
ria. Di recente il eh. cav. Agostino d.""
Cappello lesse nell'accademia romana di
archeologia una sua dissertazione, colla
quale esaminata la storia della filosofia
italiana e specialmente di quella profes-
sata dalla famosa scuola italiana di Pita-
gora, \enne a parlare in pai licolar modo
della medicina, additando con opportu-
ne riflessioni quanto, fin da 5oo anni a-
■vanti l'era volgare, si dovesse riconosce-
re superiore alla greca la dottrina e il me-
todo tenuto nell'arte salutare da quegli
antichissimi maestri ghc da Italia passa-
UNI
rono a professarne in Grecia la scienza e
la pratica. L'agricoltura colle co^e geor-
giche più eflicacementc chiamò a se lo
studio de'romani, come dimostrò Golu-
roella di essa benemerito; si può aggiun-
gere Virgilio. Opera classica e codice del-
le leggi architettoniche per tutte le na-
zioni e per tutte l'etile l'opera dell'ar-
chitettura di Vitruvio. Frontino,. Vege-
zio e altri dierono bei lumi per la tattica
della milizia, gli acquedotti e altre ma-
terie. Ma quella che può propriamente
dirsi la scienza de'romani e nata iu Ro-
ma è la giurisprudenza. Nobili e princi-
pali famiglie ne facevano pubblica pro-
fessione, e lo studio legale in Rouia o-
sava porsi a confronlo dell' arto della
Milizia del Soldato^ non che dell'o-
ratoria. Già fino da' vetusti tempi di R.o-
ma, Sesto Papirio dovette essere giure-
consulto, avendo compito un codice di
leggi conosciuto col nome di Papiria-
no, nel quale egli riunì in un corpo le
leggi di Romolo, di Numa, di Servio Tul-
lio e degli altri re di Roma (si può vede-
re il voi. LXIll,p. 56). Ma la veia pro-
fessione legale ebbe principio ne' tempi
della repubblica, quando i dotti e piu-
denti romani si dierono a far commenti
e spiegazioni alle leggi, e a dar consigli e
risposte a'clienti : i giureconsulti diven-
nero l'oracolo della repubblica. Osservan-
dosi poi che tal sapere era stimato da tut-
ti, e quanta fama, onori, ricchezze e van-
taggi producesse, si avvisò di renderlo più
facile e comodo a chiunque lo volesse ab-
bracciare; perciò fin dal priucij)io del V
secolo di Roma, Tiberio Coruncano pel
I .** ne tenne aperta pubblica scuola, nel-
la quale insegnava e interpretava le leg-
gi. Terasson ci die l'insigne Scoria citila
giurisprudenza romana. Magnifici elogi
fecero alla scienza legale Catone il cen-
sore, T. Livio, Tullio Cicerone. Questi
altamente ne lodò Q. Muzio Scevola, il
quale visse ancor dopo morto nelle sue
opere e ne'suoi discepoli, che nuovo splen-
dore recarono alla scienza. Priucipalmen-
UNI
te vé ricordato Servio Sulpizio, il quale
allo sl«»dio delle leggi aggiunse, olire l'e-
quità e il buon senso, lo spirilo filosofi-
co, e la romana giurisprudenza niise nel
vero suo lume. La romana giurispruden-
za, nobile e chiara ne'teaipi della repub-
blica, sotto il governo degl' imperatori
pervenne al più alto grado di lustro e
splendore. Sotto Augusto ne furono illu-
ilri campioni Antistio Labeone e Anleio
Capitone, i quali formarono due scuole
che posero la giurisprudenza in più for-
ata e vigore; ond'è che nell'uni versai sca-
dimento delle lettere in Roma , qtiella
scienza fu l'unica a sostenere la romana
dignità. I grandi uomini che ne'poslerio-
ri tempi fiorirono, Papiniano , Ulpiano,
Paolo, Modeslino e altri, non solo accreb-
bero la scienza legale, ma conservarono
la purità e la nobiltà delta lingua de'fe-
liei tempi. Cocceio Nerva viene lodalo,
nelle divine e umane leggi erudito. Ge-
neralmente il diritto pontificio erada'ro-
mani quasi egualmente coltivato che il
civile. La letteratura fu affatto greca , e
.solo si distinse nel linguaggio. I romani
ne seppero così profittare che divennero
emuli de'greci nella poesia, nell'elocpjen-
za, nella storia , nelle scienze, senza pe-
rò servilmente in tutte seguirli; tranne
che nella filosofia e matematiche, e nel-
la medicina. Non deve tacersi, che rapi-
do e vivace fu il genio de' greci, lento e
tardo <|uellode'romani; luttavolta questi
collo studio perseverante giunsero alla
fine a cogliere il bello, e allora Orazio e
Virgilio bearono co' loro canti il latino
Parnaso. Decadute però le belle lettere
Ira 'greci, dopo l'impero d'Alessandro il
Grande^ non pertanto fiorirono molli au-
tori eccellenti, anzi le matematiche com-
parvero in vigorosa e florida maturità,
coltivandosi indi piìi delle belle lettere.
Ma appena tra' romani cominciò a de»
pravarsi il buon gusto, iu letteratura ro-
mana più non vide un valente scrittore
sostenere la caduta nobiltà ed eleganza la-
tina. Dice il p. Carafa, che le scuole in
VCL. LXXXIV.
UNI «89
Roma ebbero colle scienze comune la sor-
te loro, poiché siccocne queste solo dopo
alcuni secoli furono introdotte nella cit-
tà, così ancora' assai tardi vi si aprirono
le scuole , a riserva di quelle di leggere e
di scrivere, che antichissime furono (del-
la Lettura e della Scrittura, oltre tali
articoli, si ponno consultare : T. Borget-
ti. Prolusione sulla lettura, Macerata
i856. H. Hugonis, De prim.i scribett-
dis origine j Antuerpiae 1 6 1 7). Ne discor-
re eruditamente, e insegna quale ma-
niera fosse da* romani usitala d'ammae-
strare nelle scienze i giovanetti. Il Zac-
caria scrisse la Dissertazione sulle scuo'
le degli antichi romani^ e la die al Gori
per le sue Sinihole letterarie. Sotto gl'im-
peratori gentili varia fu la fortuna delle
scienze in Roma. Poiché primieramente
tra quest'imperatori non pochi ve n'eb-
bero, i quali studiosissimi furonoein pa-
recchie facoltà versati, come oltre Giulio
Cesare, Ottaviano Augusto, Tiberio, Ve-
spasiano, Traiano, Adriano, M. Antoni-
no filosofo e altri. Quindi meraviglia noa
è, ch'eglino molto godessero d'un fauii*
Ilare ìnlertenimento co'dotti uomini. Co-
sì ad Augusto caro fu Arco filosofo, e al-
tri sapienti; Tiberio molto favorì Trasil-
lo matematico; furono in grande onore,
presso Vespasiano,C.Muronio Rufo; pres-
so Nerva e Traiano, Dione Grisoslomo;
presso M. Antonino, Frontone, Procolo
e Giunio Rustico. Assai volte ancora an-
davano gl'imperatori alle pubbliche scuo-
le o per ascoltarci professori ragionanti,
come di Pertinace narraCapitolino ed' A*
lessandro Severo afferma Lampridio , o
ancora per proporre loro dubbi, e dispu-
tare con esso loro, siccome d'Adriano è
noto. Queslo stesso imperatore, al riferi-
re d'Aurelio Vittore, una università co»
stituì in Roma, nell'anno 1 35 dinoslra e-'
ra, che della fu Ateneo romano, in quel-
la parte di Roma, dov'è oggi |a chiesa di
s. Maria d^ Araceli (nulla però ne dice
il suo storico p. Casiuiiro da Roma), pres-
so il Campidoglio, per insegnarvi nelle
'9
290 U N i
sue scuole le scienze pubblicamente n lut«
te \e nn/ioni, come e meglio tlissi ne! voi.
XXXVIII, p. 19^^ ealdove. l/Aleneo ro-
mano era ptue convegno (le' dotti , e tli
qoelii che al pubblico volevano leggere
l'cjpere loro. Altri imperatori, altre sciio-
!»; eressero in Roma e nelle Provincie, pen-
sando altresì di provvedere di buoni sa-
larli i professori. Di Vespasiano l'abbiamo
da Svelonio, d'Antonino Pio e d'Adria-
no da Sparziano, d'Alessandro Severo da
Lampridio.Concedettero ancor.! gl'impe-
ratori ^'maestri delle più nobili facollìi
molte esenzioni, delle quali parla Mode-
.slino giureconsulto. Da tanti benefizi al-
lettati i dotti uomini, fiorirono in Roma
grandemente le lettere, come si ha dal
tit.io del Digesto. Il p. Carafa fa un e-
l'udito novero d'insigni letterali, i quali
sotto gì' imperatori gentili illustrarono
colla loro dottrina le cillà capitali del
Inondo, Ma avendo accennato che sotto
«le'medesimi ebbero le lettere le loro vi-
reiide, è nolo che Caligola era alieno dal-
le scienze e nemico de'gitu'econsulli. Nar-
ra Filostralo, che Nerone si fece a perse-
guitarci filosofi; di che però niente ci dis-
sero ne Svelonio, uè Dione, comechè di-
ligenti raccoglitori delle gesta di lui. Ma
se sospetto è tal lacconlo , certa cosa è
che Vitellio esiliò di Roma i matematici,
e Vespasiano i filosofi stoici. Domiziano
pure tliniostrossi lontano da ogni amore
«li letteratura , anzi Pìiilosophos urbe,
llaliaque suhmovif ^ cowe abbiamo da
Svelonio. Niun riguardo agli studiosi eb-
be Antonino Caracalla, e peggio ancora
Irallolli il figlio Eliogabalo. l^erò il più
fiero nemico degli uommi scenziati fu Lici-
nio, il quale gli oratori principalmente e
i filosofi riputava esser veleno e peste del-
la repubblica, ed in certo modo avea ra-
gione, poiché sapendo egli appena scrive-
re, quanto bastava a segnare col suo ne-
nie i decreti, non poteva da coloro non es-
ser alieno, che tanto a lui erano dissomi-
glianli (delle stauìpiglie usate in vece della
óV/7//z//77,uelle sotloscrizioni,e dello spac-
L NI
co della Croce, in vece di esse, in tali due
articoli ne trattai). Nello scadimento del-
l'antica letteratura, la Religione ne fece
sorgere un nuovo ramo in Roma e nelle
principali città deirim[)ero,non prima co-
nosciuto né da'greci ne da'latir»i, ma che
ottenne poscia presso i niedesimi la mag-
giore celebrità. La religione gentilesca non
era giunta a formare col suo Sacerdozio
una scienza, che occupasse lo studio eie
speculazioni degli uomini letterati. I filoso-
fi contemplavano la natura de'numi,le lo-
ro gesta si abbandonavano a'poeti,da'qua-
li si è presa la mitologia, la quale serve
di sussidio alla nostra poesia e apri glo-
rioso campo all'erudite ricerche degb an-
tiquari. Una Teologia^ una scienza del-
la religione, uno studio de'suoi dogmi e
misteri non conoscevasi dagli antichi, co-
me osserva l'Andres. Anche la religione
cristiana s'mtrodusse e si sparse da prin-
cipio col mezzo della [)redicazione e de*
miracoli; ma poco dopo cominciò a far-
si oggetto di deplorabili questioni e di fu-
neste dispute, e quindi ad occupare l'at-
tenzione e lo studio de'dotti, ed a forma-
re cosi una partedella letteratura. Le Pci-
seciizioni che gl'imperatori gentili fecero
a'cristiani, e le calunnie ili cui ricolmaro-
no gli stessi cristiani , la loro vita e dot-
trina, i filosofi ed i bei spii iti obbligaro-
no gli eruditi dottori del cristianesimo :i
rispondere alle mal fondate accuse, ed a
formare l'apologia di loro religione. Co-
sì fin dal principio del secolo II Quadrato
e Aristide presentarono apologie del cri-
stianesimo ad Adriano imperatore, eser-
virono a fare sospendere le persecuzioni.
Ne molto dopo s. Giustino martire, Ate^
nagora e Tertulliano agi' imperatori, al
senato , al mondo lutto offrirono le più
valide difese e le più eloquenti apologie
della cristiana dottrina. Della scuola di
Roma istituita da s. Giustino, alla qua-
le recavansi tutti que'che bramavano ap-
prendere la dottrina, e della sospensione
della persecuzione che ottenne per la sua
robusta apologia da Antonino., parlai ne'
U N l
citati articuli. Notai nel voi. LXIIl.p. i o5,
nel celebrare Quintiliano, che il Baronio
dice I .''lettore e maestro pubblico di Ro-
ma, che nelle crudelissime pei'secuzioni
de'distiani giammai impiego la sua mera-
vigliosa eloquenza, che con tanto succes-
so insegnava. Egli fu veramente ili. ''che
aprì in Roma scuola metodica, verso l'an-
no 70 della corrente era, dividendo in va-
rie classi gli studenti, e separando gli uo-
mini dalie donne, h' Eresie, le false dot-
trine, gli Scismi e gli errori degli stessi
cristiani, prodotti dalle dispute religiose,
dierono nuova materia d'attento studio
e d'erudite fatiche a'veri cristiani zelato-
ri della purità de' dogmi e dell'integrità
e illibatezza della religione. Primi ere-
siarchi furono Simon Mago, Cerinto, Va-
lentino ec; e primi impugnatori de'Ioro
errori furono s. Giustino, s. Ireneo, Ter-
tulliano ec. Siccome i malvagi professo-
ri dell'eresie violentemente interpretava
no i testi della Scrittura sagra y ad ap-
poggio di loro falsità, così i ss. Padri al-
l'incontro commentando sul vero senso
i sagri libri , a difesa e prova della cat-
tolica fede li fecero servire, in che si di-
stinsero dopo Teofllo, Panteno e s. Cle-
mente Alessandrino , il celebre Origene
che fu il I ."poliglotta comparso nellaChie-
sa ; in altri generi primeggiarono s. Ci-
prianoes. Dionisio Alessandrino. La pro-
pagazione dell'Evangelo, le vicende della
Chiesa e le gesta degli eroi del cristiane-
simo, meritavano bene che se ne conser-
vasse presso i fedeli la memoria: Egesip-
po fu ili.°che die l'esempio di scrivere
Storia ecclesiastica. Le questioni insorte
anche intorno all'ecclesiastica disciplina,
tenendo vivo lo studio de'crisliani dotto-
ri, fornirono materia a sottili ricerche e
ad erudite scritture. Ed ecco in qual gui-
sa cominciò a prender piede ed a viep-
più propagarsi l'ecclesiastica letteratura,
a segno di poter degnamente occu[)are lo
studio delle persone di più allo ingegno
per molti secoli. Vi contribuirono la ce-
lebrazione i\iiSi/iv(fi e òe Concila, nelle
V N I 2yi
quali assemblee il senno eia dottrinalro-
vòuna palestra illustre, e furono l'ogget-
to degli studi de'dotlori più illuiuinali.
Con es.<>i ebbe quindi principio lo studio
del Diritto Canonico^ che una parte co-
stituisce della letteratura. Poiché si pen-
sò a fare un corpo di leggi ecclesiastiche,
e prendendosi gli statuti da'vari Canoni
de'concilii, formossi un codice di canoni
della Chiesa universale, poi accresciuto e
arricchito. Le chiese mantenevano priva-
te Scuole per allevare gli ecclesiastici e
istruirli nelle scienze divine e umane; e
oltre di queste parecchie erano le pubbli-
che scuole destinate a formare valenti a-
lleti a difesa della cristiana religione, con-
tro i gentili e i cavilli degli eretici e de'
giudei. Per secondare l'istruzione delle
scuole, e dare ogni aiuto al clero studioso,
il sagro Tempio avea la propria Biblio-
teca, che de* più opportuni libri veniva
arricchita. Questi furono i primi albori
e principii dell' ecclesiastica letteratura,
che principalmente fiori in Roma, e fu-
rono l'aurora delle scienze sagre: il pieno
suo lume apparve soltanto nel secolo 1 V,
e fu il secolo d'oro dell'ecclesiastica let-
teratura e della Chiesa. Aprirono felice-
mente il secolo Arnobio e Lattanzio co'
loro scritti eleganti, pieni di dottrina e
d'eloquenza, che portarono in trionfo la
religione e le lettere. Seguirono Eusebio
di Cesarea, l'invitto s. Atanasio, s. Ilario,
Citato Milevitano, s. Basilio, s. Gregorio
JNisseno, s. Gregorio Nazianzeno, s. Epi-
fanio, s. Ambrogio, s. Girolamo, s. Ago-
slino, s. Giovanni Crisostomo. Anche nel
I V secolo furono ridotte le muse a farsi cri«
8liane,venendo costretta la poesia cogl'//t-
ni ed altre composizioni di di verj»o Ritinoy
ad apprendere il linguaggio della vera reli-
gione. Peli. "fiorì Giovenco, quindi Papa
s. Damaso I,s. Paolino di Nola, Pruden-
zio; e fece tali progressi la poesia sagra,
che potè comparire con reputazione a
fianco della profana. Costantino I il Gran-
de, almeno apertamente 1. "cristiano im-
peralore^ non lasciò di favorire gli sludi
392 UN!
in Roma ealliove; imperocché promul-
gò la legge nella quale a' professori e u'
medici raffermò i loro privilegi ^ e sagre
dichiarò le loro persone; ordinò pure che
fossero loro pagati gli stipendia Una ter-
ribile scossa ebbero sotto Giuliano V ^^
postata le scienze e le pubbliclie scuole,
massimaroente quelle di di Roma , aven-
do l'empio imperatore vietato a'cristiani
l'insegnare, anzi pure lo studiare le belle
lettere. Ma sotto gl'imperatori Valenti-
ìiiano I, Valente, Graziano e Teodosio II
rifiorirono le lettere. Stabilì ili.** un sa-
vio regolamento pegli studenti in Roma,
egli altri ottimi ordini e leggi, fra lequa-
Vì a provar quanto si sia sempre creduto
necessario il vegliare sulla probità de'co-
slumi ne* discepoli dell' università, sono
da ammirarsi quelle fatte per l'Ateneo ro-
mano, le quali riportai nel voi. LXill, p.
1 06. Se sempre e dovunque si fossero se-
guite le tracce segnate da sì provvide di-
sposizioni, da'successi vi dominanti, anche
moderni, non si sarebbe pianto in altre
epoche ed a* nostri giorni sopra i danni
cagionali in più stati dagli scolari dell'ii-
ni versila, e si sarebbero anzi tratti frut-
ti vantaggiosissimi dagli usali incoraggia-
menti. Pretende Gol lofredo, che la legge
di Teodosio Jl riguardi le sole scuole di
Costantinopoli, pur tuttavia e quantun-
que Trebouiano l'abbia inserita nel co-
dice di Giustiniano 1 col titolo: De Sta-
diis lìberalibus Urbis Romae etConslan-
tinopolìsy è verosimile che l'imperatore
l'avesse fatta anco per Roma; tanto più
che non sembra probabile aver Teodo-
sio li nelle sole scuole di Costantinopoli
avuto impegno, e le romane non curate,
le quali i predecessori suoi aveano avute
io sì gran conto. Sia comunque di que-
sta legge, non può dubitarsi che Giusti-
niano i non la distendesse dipoi alle scuo-
le di Roma. Gli stessi romani imperato-
ri e. altri confermarono ampiamente a'
medici ed a' maestri di Roma i privilegi
che già godevano e gli assegnati stipen-
di. Quanto per lauti favori imperiali fos
U N I
scro in fìore leicuole di Roma, quanli
da tutte le parli del mondo ivi accorres*
sero a studiare le scienze , quali Thsigni
maestri l'insegnassero, facile cosa e l'iin-
magìnare, ed il p. Cara fa con certe testi-
monianze lo dimostra. Ma col finire del
secolo IV cominciò a languire la sagra let*
teratura. Nel seguente secolo risplendet-
te Papa s. Leone i il Magno , chiamalo
per antonomasia 1' Omero della sagra
teologia f e il Tullio della facoltà eccle-
siastica , versato nelle sagre e profane
scienze; e di quando in quando altri cam-
pioni illusili; ma non più si potè godete
per diversi secoli dell' intero splendo! e
delle sagre lettere. Anche le altre scien-
ze vieppiù decaddero per la strepitosa
mutazione della condizione politica diRo-
ma, che nel governo civile produssero le
feroci irruzioni de' barbari. Tultavolta
nella dominazione dt'Goti la scuola ro-
mana si mantenne in qualche splendore;
i re Teodorico e il successore Atalarico
singolarmente si studiarono di mante-
nerla nella I.* metà del VI secolo, lo quel-
l'epoca fiorirono due uomini eminènte-
mente illustri, Cassiodoro e Boezio, i qua*
li altamente [uesero a cuore di coltiva-
re le lettere e di promuovere negli aliri
lo studio, comechè aujbedue forniti di
molteplici scientifiche cognizioni. Qual-
che splendore d'eleganza negli scritti ia
prosa e in verso, conservarono Einiodio
e Venanzio Fortunato. Ma soprawenu-
ti i Longobardi, verso il 568 in Italia, le
generali barbarie e il professare essi l'a-
rianesimo, come i goti, tolse e distrusse
ogni amore per le lellere, e rese rari gli
nomini scenziali e d'un merito distinto.
Nella fine dello stesso secolo VI gover-
nò la Chiesa universale s. Gregorio I Ma-
gno, eloquente, sapiente e scrittole insi-
gne. Fornito di dottrina , di erudizione
e di facondia superiore a'conlemporanei,
la sua corte e Famiglia pontificia era
foruiala de'più eruditi chierici e de' mo-
naci i più religiosi ; e le scienze e le arti
si fabbricarono uu degno tempio nel Pa-
UNI
Utzzo apostolico LateranoX.fi scienza del-
la Liturgìa e <.\eRiti\ co' Sagramcntarì
(iis. Leone I, ili s. Gelasio^eili s. Gtegotio
I cominciò a fare progressi. Il gran i'on*
leHce fu calunniato d* odiare le scienze
profune, d'avei eliminalo l'insegiìnmen*
lo delia filosofìa e delle lettere umane ,
imputandogli pure che al fuoco dannò,
Scripta Palatinus quaeciunqiic tenebat
j4pollo, cioè distrutto la Biblioteca Pa-
latina presso il Tempio d' Apollo. Ma
il suo diligentissìmo biografo Giovanni
Diacono nulla ne dice, anzi riferisce die
nelle dette scuole il Papa volle che colle
scienze sagre s'insegnassero le profane ,
come avea desideralo Cassiodoru dall'e-
niditissimo s. Agapito I, di deputare cioè
maestri pidjblici per spiegar le divine
»Scrilttuea*fe(K Ile agli ecclesiastici,essen-
do necessaria la dottrina teologica a me-
glio combattere e convincere gli eretici;
e lo ricoidai nel voi. LXIII, p. 57,ove
riparlai dell'operato da s. Gregorio I e
del migliorato Canto ecclesiastico , da
Jiii insegnato nella sua scuola per VlJffl'
zia tura della Chiesa. La scuola del pa*
Iriarchio Lateranense, eretta da s. Gre-
gorio I o aumentata notabilmente, per
le 3cien7e sagre e profane, ancor dura-
va nel secolo IX, e da essa uscirono i Pa-
pi s. Gregorio 11, col quale cominciò il
principato temporale delia Chiesa roma-
na, dotalo di somma dottrina , Stefano
Ili, s. Leone Ili erudito, eloquente, a-
niatore.e premiatore de'Ielteiati ; Stefa-
no V, Valenlino,Sergio ll,15enedello HI,
^itefiino VI insigne in dottrina, ed altri.
Cassiodoro, Hoezio e s. Gregorio i furo-
no nel VI secolo i sostenitori dell'ecclesia-
stica letteratura e di alirescienze in lioma
e neir Italia, il Renazzi parlando degli
studi sacri specialmente introdotti da s.
Gregorio I nel Patriarchio Laleranen-
jc, ovvero Scuole Palatine, cWce che in
esso viveasi in comune secondo l'intro-
dotto costume, che i vescovi co'Ioro chie-
rici nell'episcopio presso la cattedrale me
imvano vita regolare e quasi tuocablicfl.
U N I 395
In esse s. Gregorio I raccoIs« il fiore de-
gli ecclesiastici più dotti per istruirvi il
clero nelle sagre discipline e nelle scienze
umane allora più in voga e disegnate co*
nomi di trivio e quadrivio ^ cioè la gram-
matica, la rettorica, la dialettica, la mu-
sica, l'aritmetica, la geometria e l'astro-
nomìn. Cosi per s. Gregorio I, Roma di-
venne il domicilio di tutte le scienze sa-
gre, e una fioritissima scuola d'ogni sorta
di seria e di amena letteratura, la quale
continuò sotto molti de* suoi successori.
Di più osserva ilhenazzi,che sebbene mae-
stri pubblici, e scuole di filosofìa e di bel-
le lettere totalmente non erano mai maa-
cali in Roma , anche nella decadenza e
scioglimento dell'impero d'occidente, o-
perato dagli Eruli nel 47^1 pure non vi
si era a tal epoca introdotto l'uso dì sce-
gliere e destinare professori, che insegnas-
sero singolarmente agli ecclesiastici le
scienze riguardanti la religione, poiché le
cose sagre per lo più venivano apprese a
mezzo della tradizione die dagli uni agii
altri fedelmente si tramandava. Le prin-
cipali cagioni dell'ultima decadenza del-
le lettere, furono la divisione degl'impe-
ri i\* Oriente e ìY Occidente^che troncò il
commercio fra'greci e latini, e privò gli
uni e gli altri de' vantaggi della mutua co-
municazione de' lumi. 1 latini singolar*^
mente,checomeprivìdilibri magistrali in
tutte iescienze,aveano d'uopo di ricorrere
o'greci fonti, risentirono il maggior dan-
no da quella funesta separazione. La lin-
gua greca divenne loro quasi straniera e
poco conosciuta , quindi le scienze sem-
brarono bandite dall'occidente, e se ta-
luno per rarità d'ingegno o per istraor-
dinaria applicazione alcune nozioni attia*
geva a'prinii elementi esposti ne'libri la-
tini, veniva celebralo colle lodi della più
vasta e sulilime erudizione. La penuria
di carta 0 di papiro egiziano , cagionata
per detta separazione, fu pure cagionedt
decadimento, poiché costretti a scrivere
hulle pergamene, il prezzo loro trattene^
va iQoili dui traì»ciiver« t libri; anzi pe'
29Ì U W I
libri di chiesa si cancellavano in molte
pergamene le dotte opere d'antichi au-
tori. Dall'invasione de*bai bari, la Lingua
latina col miscuglio di voci e di frasi strane
si corruppe. L'agiografia ossia la Vita de-
gli eroi del cristianesimo, i Venerabili
servi di Dio, fu un genere di Iclleratura,
che cominciata Aa Protono tari y Siiddia*
coni, Notario Seri niari cu* Martirologi ^
progredì coll'eloquenza di s Girolamo, di
s. Gregorio I e del venerabile Bedo, e co*
Leggendari; indi fiorì splendidamente
pe'monaci e altri dotti biografi, nello stes-
so Medio evOy ed in seguito precipuamen-
te per altri religiosi. Le continue guerre
lenendo occupati gli animi, impedirono il
dedicarsi alle lettere. 1 laici o rivolti al mi-
litare esercizio, o distratti a riparare le
perdite che recava loro il furore degl'in-
vasori,abbandonarono agli ecclesiastici la
briga di coltivare la religione e le lettere.
Ne' secoli bassi lutto il sapere era riser-
vato alla Chiesa, anzi tutto può dirsi era
rinchiuso ne* i1/o;m.^/m, che ftu'ono i de-
positari del sagro fuoco delle scienze, e la
ragione canonica co'decreli de'Papi si cu-
stodivano in Roma dagli Scrini a ri m\-
r Jreììivio della s. Sede. V incredibile
rozzezza de'laici dispensava da faticosi stu-
di gli ecclesiastici, poco loro bastando a
diventar superiori nell'erudizione a'iaici,
chedoveano istruire, ed a rendere rispet-
tabile la loro mediocre dottrina. Lo zelo
che animava alcuni santi prelati di fir
ben cantare gli Uffizi divini, potè con-
ti ibuire anch'esso a render meno prege-
vole lo studio delle lettere: veniva slima-
to ertidilo e da mollo, chi meglio avesse
impalato il capto ecclesiastico. I vescovi
fransi ridotti a interpellare i preti, se sa-
pevano leggere bene; i m"n«ici pevò col
copiare alcuni monumenti degli uomini
dotti dell'antichità, ne conservarono la
scienza che poi servi al lisoi gimeplo del-
le lettere. Alcuni pochi, che ne'penetroli
delle scienze piti s'inoltravano, a' primi
elementi forniavansi colla loro erudizio-
ne. La scarsezza óe Libri, la penuria de'
U N I
maeslri, l'universale barbarie, li corrom-
pimenlo de'coslurai, e fino la pace della
Chiesa, non però agitala dalle tempeste
dell'eresiejlulto contribuiva a tenere,tran-
ne Roma, l'occidente in un profondo so-
pore e in una cieca ignoranza. Ad onta che
l' imperatore Carlo Magno, nel quale s.
Leone III rinnovò Timpero d'Occidente,
promosse le lettere e la fondazione di
scuole, e sebbene alcuni successori l'imi-
tarono nello zelo, scarso frutto sene ri-
cavò, e pochi in que'tempi lasciarono no-
me di erudizione. Carlo Magno avea con-
dotto da Roma in Francia alcuni canlot
ri per insegnare o ristabilire o corregge-
re il canto ecclesiastico, ed alcuni mae-
stri di grammatica, e dell'arte di com-
putare o aritmetica, e libri ancora tra-
sportò a tali usi da Roma. In questa avea
de'cultori le nominate arti liberali, oltre
le scienze sagre, ed allorché Carlo IMa-
gno, distrutto il regno de' longobardi, si
recò a Romanci 774> fu incontrato iSc/fo -
laspuerornm^quipergebant ad diseen-
das literas'y come narra A nastasio Diblio-
lecario. Papa Eugenio 11 nel sinodo ro-
mano dell'S^G, severamente ordinò l'i-
stituzioue d'una specie di Seminari ve-
scovili, cioè scuole nelle chiese episcopa-
li, nelle pievi e ove fosse bisogno, con
maestri delle lettere e arti liberali, e che
almeno non mancassero maestri nella s.
Scrittura e degli VJ/ìzi divini. Mentre
Lotario 1 imperatore avea ordinato in 9
città l'apertura di scuole, probabilmente
per la grammatica, la poesia, l'oratoria e
la storia, in Roma non erano del tutto
spente le lettere , come narrano i pochi
scrittori coetanei. Ad onta di tante c«ne
de'papi e degl'imperatori, anche de'con-
cilii, le lettere caddero in profondo letar-
go; decadde sempre piò la poesia, eia sa-
na critica, la buopa filosofia furono allat*
lo sbandile, restando in totale abbando-
no gli sludi sagri. Roma fu turbata dal-
la prepotenza delle fazioni e dall'ambizio»
ne di diversi possenti cittadini, non me-
no dalla malevolenza degl' imperatori
U N I
d'OricMitc, che dall'esigenze e influenza
eli quelli il' Ocelli ente, eause lultc che Je-
piesseio il lervoie degli sludi e le scuole
palatine, alterate dalle dissen^oni, dagli
ttcisini e dallo strepito dell'ai mi. Ne' se-
coli 1 X e X chiamali ferrei, di piombo, o-
6cuii,uggravaronsi le tenebre dell'igno-
ranza in Italia, e pochissimi alcuna cosa
sapevano. In Roma tuttavia, a fronte del
detto per malevolenza nel conciliabolo
di Reims del 992, dal dotto Arnoldo ve-
scovo d'Orleans, qualche avanzo era ri-
uiasto di letteratura, e lo provò lo stes-
so Arnoldo, quando in altro concilio di
lleinis, poco appresso tenuto da Leone le-
gato apostolico, trovossi con incredibile
forza di dottrina confutato e convinto; e
Papa Gregorio V eletto nel 996, per la
sua rara erudizione e virtù fu detto Gre'
j^orio il Miiiort, Intanto avendo gli a-
iabi iV^zr^fa'/i/ invaso parte della Spagmi
e della Sicilia y ed altre regioni, l'influen-
za di loro letteratura coopeiò al risorgi-
mento dell'europea, poiché vari lettera*
li si recarono a studiare le scienze ne'do-
ininii signoreggiali dagli arabi. Hi. "filo-
sofo fiorito colla rinnovazione delle let-
tere è il famoso Gerberlo, pel suo sapere
vasto sollevalo nel 999 alla suprema di-
gnità pontificia col nome di Silvestro If^
degno d'eterna memoria ne'fasti lettera-
li. Alla sua disciplini: si dovette princi-
palmente la dissì[)aziune delle foltissime
tenebre che aieano coperto i secoli IX e
X, questo segnatamente; poiché egli alla
dialettica congiunse gli esercizi delle ma-
tematiche scienze, e così provocò l' acu-
tezza degl' ingegni. Comunemente si di-
ce, ch'egli frequentò nello Spagna le scuo-
le degli nrabi, d'Andalusia e di Siviglia,
dalle quali attinse le matematiche e le fi-
siche cognìziuni. Altri rio negano, am-
mettendo che beiiM nella Spagna appre-
se le scienze, ed osservano che niuno de'
suoi avversari gli rinficciò d'essersi fitto
«listepolo de'saiaceni; d'allronile è nolo
che nella Spagna allora si coltivavano le
scienze apprese da'hbr» de' muomellani
U N I 195;
dominatori di buona parte della penisola.
(} li arabi, oltreché nelle matematiche, in-
fluirono nello studio della medicina. In*
somma essi tennero il depositodelle scien-
ze abbandonate in Europa, come ad essi
diversi attribuiscono l'introduzione della
carta di bambagia, colla quale si sopperì
al difello del papiro egiziano per 1' arte
della Scrittìira;a\\»c\ì\ imitazioneinlla-
lia si prese a formare la carta di lino, ah
tri attribuendo l'invenzione alla Spagna
ove sono i lini piò eccellenti. La gloria pe-
rò d'aver fatto risorgetela sepolta lette-
ratura si deve senza contrasto attribuire
all' Italia. Nel pontificato dunque di s.
Silvestro II, sebbene breve, in Roma si
riebbero le Ietterete progressivo ne fu l'in-
cremento; ivi precipuamente egli le pro-
mosse, e fu gran cercatore di codici e mss.
Il romano Gregorio VI fu assaidollo, e il
suo discepolo Ildebrando nel 1 078 diven-
ne il celeberrimo e magnanimo s. Gre-
gorio VII, il quale colla sua dottrina, va-
sta mente,robusta eloquenza e impertur-
babile fermezza propugnò i diritti della
s. Sede, contro gli sforzi del polente Eu-
rico IV^, e combattè gli eretici e gli sci-
smatici che desolavano la Chiesa. Egli pe-
rò vinse tutti, sottrasse nuovamente la
Chiesa dallo Stato, resedi nuovo il Papa
indipendente dall'Imperatore, il potere
spiiitualesuperiorealtemporale.Nel con-
cilio romano ordinò s. Gregorio VII, che
oììines Episcopi artcs litle.rarwn in suis
Itcclcsiis (laceri faccrenf. Perciò va ri-
tenuto, che scuole di sagre discipline in
qualche guisa esisterono in Roma ne'se-
coli XI e XI 1, in cui fiorirono alcuni dot»
ti. Nel secolo seguente Eugenio ili del
I u^j, amò la gente studiosa , premiò i
(lotti, ravvivò lo spirito dello «tudio, fe-
ce rinascere l'emulazione nelle scienze,
die nuova forma alle scuole di teologia e
di legge, ed a lui si attribuisce ristiUizio-
ne de'gradi accademici nelle lauree di hat-
ccUicrvJicciizialo e ^/o//o/rtieiruiiiver
.sili», con privilegi. Di grande leltcralurn
fu Alessandro III, «novto uri t 1 8 1 , bene-
39^ V N I
inerito della diffusione delle scuole e de-
gli sludi ecclesiastici. Nel concilio genei èl-
le di Lateranolll da lui celebralo, decre-
tò che ogni cattedrale avesse il maestro
di scuola^ e le metropolitane un teologo,
ciòcliemeglio stabili Innocenzo III. Laon-
de è credibile, che se Alessandro III ze-
lò a vantaggio delle chiese del cristiane-
simo, perchè avessero mnestri per istrui-
re gratuitamente i chierici e gli scolari po-
veri, con più di ragione 1' avrà pure e-
«eguilo in Roma, capo e maestra di tut-
te le altre chiese,
/io//zrt sino dalla prima fortunata au-
rora del nascer suo, destinala ad essere
per sempre la più famosa e invidiata cit-
tà del mondo, dopo le diverse sue strepi-
tose vicende degli antichi romani, per la
religione cristiana divenuta metropoli di
lutto il cristianesimo, e per la Sovrani-
tà de Roma/li Pontefici della s. Sede
{^ .), capitale illustre di florido e nobilis-
Simo dominio, trascorsi i secoli di prepo-
tenti usurpazioni, principiò nel declinar
del XII a goder di nuovo giornialquan-
lo tranquilli, i quali {)rodussero il rifiori-
mento delle scienze. Nel i 198 fu subli-
mato alla cattedra apostolica Innocenzo
III, versato in ogni genere di letteratura
sagra e profma, facondo ed eloquentissi-
mo, e profondo teologo, filosofo e giure-
consulto siugolarmeute nella ragione ci-^
vile e canonica, quale lo celebrai nella bio-
grafia e in molli articoli che lo rigi^ar-
dano. Per tanti letterari e scientifici pre-
gi che congiuntamente in lui splendeva-
no, trasse a se l'ammirazione de'conten»-
poranei e de'posteri per le sue gesta eo-
jiere. Grande fu il suo impegno per rav-
vivare in Pioiita la coltura deglistudi, che
«gli ecclesiastici sono più necessari, e che
nella capitale del callolicismo devono più
che altrove in singoiar maniera essere in
pregio e vigore. A tal elfetlo, nel suo a-
cufo accorgimento, prese la via più sicu-
ro e spedita per ottenere il suo lodevole
inteolo. Persuaso che i semplici esenjpi e
le sterili esoi lazioui souo di poco valore
UN I
per accendere gli animi a intraprenders
animosi la laboriosa carriera degli studi,
si propose adescarne l'emulazioneco'pre»
mi, qual Ifiezzo veramente efficace e d'in-
fallibile riuscita. Qaisenim virtutem am^
plectitur ipsam^ Proemia si tollas?Qiìin-
di non accordava il suo favore se non a-
gli studiosi, né compartiva gli onori pub-
blici e le dignità della Chiesa, fuorché a
coloro che facevano non volgari progres-
si nelle scienze e fossero di dottrina for-
niti. In lai guisa Innocenzo III richiamò
in P«.oma d'ogni parte uomini per inge-
gno e sapere cospicui, e rifiorir vi léce
l'amore e il collivamento degli studi. Al-
le sagre discipline promosse precipuamen-
te l'applicazione in Roma slessa, ordinan-
do alle chiese capitolari di essa Tassegnq
di rendile per lo stipendio d'un precetto-
re per insegnar a'chierici la grammatica,
e d'un teologo pcv spiegar loro la s. Scrit-
tura, ed istruire i! clero tiel necessario a
sapersi nella spiritual cura de'fedeli. Per
la Chiesa universale, Innocenzo III nel
12 I Scoi concilio generale di Laterano IV
confermò e auuìenlò le piescrizioni del
precedente. Il Paj)a singolarmente pro-
tesse in Roma gli sliidi della teologia e
del gius canonico, il quale eia a'suoi tem-
pi in gran voga, massime neW Universi-
là di Bologna, la più antica e più famo-
sa ili quante allora fiorivano in tale fa-
coltà. Innocenzo III premiò col cardina-
lato Gregorio Crescenziy Slefuno Langh-
toiì, Roberto Cwson , Pieti o Morra di
Benevento per quella scienza che dichia-
rai nelle biografie. Né secondo la coudi-
zione de'lempi mancava in R^oma nel pon-
tificalo d' Innocenzo III chi coltivasse le
amene lettere e dassero in queste saggi
di valore, e Gaufrido di Vinesaux gli de-
dicò la sua Poetica o Pociria nova, co^
me rilevai a Scuole di Roma, nelle quali
egli confessò d'aver fatto progressi nelle
lettere; fu il Papa pure mecenate di Tom-
n)a.so del A" ^jcov^o e Raniero Capocci, ag»
gregali da lui ai sagro collegio, il i.'' ele^
g-iute scrittore in prosa e in versi, »I 2."
U W l
pelilo nella poesia Ialina e nelTinnogi'a-
fitì. Nel iai6 gli successe Onorio 111 di
Idia dotlrinn, die per amore tlell' istru-
zione esentò i beneficiati dall'ulTiziatura
tie'cnpitoli, se studenti delle scienze eccle-
siastiche o professori di teologia; ed in-
giunse agli scolari rouìani, toscani e del-
la provincia di Canipagna, che formava-
no una specie di coiporazione nelT uni-
versità di Bologna, d'uscir da tale città
perchè iboiognesili volevatio costi inge-
re a giurare di non passare in altre scuo-
le. Prendendo a cuore Onorio 111 lo stu-
dio in Roma delie sagre discipline, ecci-
talo da s. Domenico fondatore delTordi-
ne de Predicatori (^''.), nel 12 18 rinno-
vò e slabifi nel Palazzo apostolico {P' )
le scuole palatine, per spiegarsi du' pro-
fessori Lettori del palazzo apostolico
(F.) la s. Scrittura e le più astruse cpie-
kJiouì teologiche, massime a vantaggio de*
chieiici palatini, e di quelli de cardinali
e prelati che ftfcpientavaiio il palazzo
npostolico di s. Sabitia. Questa fu l'o-
rigine tielle celebri Scuole palatine, che
successero a quelle del Patriarchio La*
teranense iiUeriolte da gran tempo, ove
i chierici attendevano agli studi sagri, ed
in progiesso chiamate col nome di Stu-
dio o Lniver.sità della O^rzV/, si aumeii*
larono di numero e crebbero in gran re-
putazione. Il Papa ne aiiìdò la direzione
a s. Domenico, che «lichiarò Maestro del
.V. Palazzo apostolico {^.), ed a'suoi re-
ligiosi, autorevule uflizio tuttora nel me-
desimo oidine esistente, con altre gravi e
letterarie incumbenze , colla presidenza
nltresì del collegio teologico dell'univer-
«ila romana. Quanto n'ieltori mentova-
ti, a'qnali soprintendevo il p. maestiodel
s. palazzo, essi nelle scuole palatine inse-
gnarono successivamente la s. Scrittura,
la teologia, le leggi, la medicina ec. Dap-
poiché le scuole palatine tosto furono re-
se pubbliche airammaestramento di lut-
ti, specialmente del clero romano, quindi
81 moltiplicarono i professuri e stabilite
fui Olio le lezioni di tulle le scienze sagre,
UNI 397
e di ciascuna parte di loro più essenziale
e degna d'essere separatamente Iraltata.
Queste scuole palatine nel pubblico inse-
gnamento della teologia e d'ogni altra
ecclesiastica facoltà, per 1' autorità e pa-
trocinio de'Papi, per la santità delia dot-
trina de'destinati a insegnarvi, presto ac-
quistarono gran celebrità, e divennero
dappertutto note e famose. Gregorio IX
versato in ogni scienza e letteratura, (lu-
me d'eloquenzaTulliana, prolesse la scuo-
la teologica istituita da s. Domenico nel
pontificio palazzo , e dalla celebre Uni»
versila di Parigi chiamò in Roma e de-
corò del cardinalato i due profondi teo-
logi Giovanni Halgrin e Jacopo da P'i-
trinco; ed eguale onore conferì all' insi-
gne canonista Sinibaldo Fieschiyùfìcwì
lo studio della giurisprudenza canonica
ricevesse in boma ornamento e sostegno;
non che Go//yWo da Traili (megliosem-
bra cardinale d'Innocenzo IV), uno de'
tanti al lievi dell'uni versi là bolognese,pro-
fondo nella scienza del diritto canonico,
ouloie d'un sugoso compendio delle Z>e-
cretalij la cui nuova e più perfetta col-
lezione Gregorio IX commise al dome-
nicano s. Raimondo d\ Pennafort 9>uo pe-
fu'tcnzìere, il quale coordinò le 5 prece-
denti collezioni, riducendo a sistema il cor-
podellelci^gi canoniche in 5 libri. Mentre
la scienza del diritto civile era risorta nel
secolo XI e insegnata a Bologna con lau-
to lustro, pure in Roma lo studio pubbli-
co delle scienze civili aveasi allora quasi
per profano, per le dispute e contese fo-
rensi, e non doversi i chierici, applicati
alle sagre discipline, mischiarsi negli af-
fari e liti secolaresche. Anzi per 1' abu-
so che ne aveano fatto alcuni chierici ed
alcuni monaci, fu loro con rigore proi-
bito da diversi Papi, e colla scomunica
da Alessandro 111 e Onorio 111, per im-
pedire che s'immergessero nello studio le-
gale trascurando le sagre discipline, pres-
so i quali erane rimasto vestigio nella de-
cadenza universale ilelle lettere. Perciò
muiicavu nelle scuole palatine chi iuter-
9.98 U N I
pretasse ed esponesse la scienza del dìrit-
lo civile, e fois'anclie perchè lo studio de'
Cciiioni non era ancora in Roma ridotto a
metodo e ad arie, nella guisa che, a somi-
glianza del diritto civile, erasi già fatto
ili alcune università e singolarmente in
Bologna. Nel i 243 sublimalo al seggio a-
poslolico il Fieschi col nome d'Innocen-
zo IV, protesse lescienze, fece risorgere in
Koma gli studi legali in più ampio modo
e la canonica giurisprudenza, di cui fu il-
luminato amatore e benefico mecenate,
come quello che l'avea appresa e poi pub-
blicamente insegnata in Bologna; onde e
per l'operalo nel concilio generale di Lio-
ne 1, e per resistenti università che fiori-
vano, alle quali concesse onori e privile-
gi, il suo nome risuona celebre ne' fasli
Iclterari , legislatore supremo e insieme
profondo dollore,Egli ebbe singolarmen-
le a cuore che nella curia romana viep-
più si coltivassero gli studi delle scienze,
almeno i più interessanti e necessari , e
che vi fossero maestri e professori per
pubblicnmenle insegnarle e inierpretar-
le, precisamente come costuma vasi nel-
r università di Bologna e in altri studi
generali. Fu egli che alle scuole della s,
Scjiltura e di teologia del palazzo apo-
stolico, aggiunse quelle di leggi civili e
canoniche.acciocchè gli adtiellialla roma-
na curia, e quelli che d'ogni parte vi ve-
nivano per alliiri, potessero comodamea-
le istruirsi nella sagra e profma giuris-
prudenza. Le sue provvidenze per fare
fiorire in Roma lo studio del diritto ca-
nonico e civile, espresse nel cap, Cam de
divcrsiSf 1 de Privilegiis in 6, feceio ere -
dere al p. Carafa che ad Innocenzo IV
clebbasi la gloria d'esser i ."fondatore del-
l'università romana, resa più illustre da
Bonifacio Vili con ogni facoltà, per a-
vei concesso alla cattedra o accadeuìia da
lui stabilita in tale disciplina i privilegi
dell'altre università , acciocché a queste
in nulla fossero inferiori lescuole ionia-
ne, abililaudoia a conferire i gradi acca-
iicuiici, e gli studenti a percepire i frulli
UNI
de'loro benefìzi quantunque assenti dal-
la loro residenza. Fra'scenziali da lui crea-
ti cardinali, merita nominarsi Ugo di s.
CarOf insigne maestro di teologia. Dero-
gatosi dunque da Innocenzo IV a'decreli
d'Alessandro II! e Onorio III, contro lo
studio legale da apprendersi da' chierici,
pel giovamento ch'egli ritenne dover lo-
ro recare la scienza delle leggi civili e
quuntp fosse connessa a quella de' sagri
canoni, ne ordinò il pubblico insegnamen-
to nella curia romana a comune istruzio-
ne, reputando disdicevòle che in Roma,
ove confluivano le genti da tutte le parti
della cristianità, non si coltivasse e inse-
gnasse pubblicamente con ispecial cura
il diritto canonico, la cui scienza creflette
anzi propria e peculiare di tutte le perso-
ne addette alla s. Sede, Dileguate cosi le
sfavorevoli prèvenzioiù versogli studi le-
gali, sursero poscia inRoma vigorosamen-
te, e tuttora godono universale riputazio-
r>e, e fioriscono per l'impegno e singoiar
diligenza cui sono coltivali, il Renazzi fa
distinzione dello Studio delia Curia ro^
tuana^ dallo Studio di Roma^ il i.°de*
quali seguiva i Papi ovunque andavano
a risiedere. Perciò confuta l'asserto del
p. Carafa, che con altri erroneamente si
persuase che l'odierna Università roma-
ita o Archiginnasio debba l'origine ad
Innocenzo IV, per cui la chiamò Studio
Linocenziano. Quindi prova che le scuo-
le palatine, ove s'msegnava l'uno e l'al-
tro diritto, fu lo Slndiuni Curiae Ro-
juanae^ e si distinsero affatto anche ne'
leiupi posteriori, dall'università propria
di Roma o archiginnasio, che per distiu-
zioue si chiamò Stndiuni Urbis, come in
seguito meglio dirò. Le gravi e ostinate
conlese insorte tra l'università di Parigi
e gii ordini Mendicanti , procmarono a
Roma il vanta"2Ìo di vedervi venire e
Do
soggiornare per (|ualche tempo, quali lei-
tori del pala/zo apostolico, i due più ri-
splendenti luminari dell'ordine de'predi-
calori e delle sagre discipline, il b. Alber-
to Magno e s. Tommaso d^ Aquino suo
UN I
«lisccpolo. Papa AIessi»n<lio IV clic seii-
lenxiò a favor loro conilo gli avversari,
volle che il b. Alberto puhblicao)enle e
sponesse la s. Sciillura , con indicibile
plansodi tolta la curia romana. Essendo
«ornato a Parigi s. Tommaso, Papa Ur-
bano IV, d'elevato ingegno, lo ricliianiò
in Roma percbè vi spargesse la sua giau
dottrina, che ammirava iLillaKnropa; nel
qual soggiorno e ad insinuazione del Pa-
pa compose la maggior parie di quelle in-
signi e profondissime opere, che gli me-
ritarono il glorioso titolo di Dottare Aa-
^clìco. Di più Urbano IV elevò al car-
dinalato i dottissimi Annibaldo degli Aii-
)ììl)nl(1csc1iì eò^wv'xco Ostiense, Non so-
lo Urbano IV rinvigorì in Boma gli slu-
di sagri e V ecclesiastiche discipline, ma
pel I ." ivi e in Italia fece risorgere la filo-
sofia, che da molti secoli giaceva negletta
e oscura, accettando la dedica d'un libro
sopra la Sfera di Giovanni Campano no-
varese suo cappellano, a cui die agio di
perfezionar le sue opere astronomiche e
matematiche, E mentre s, Tommaso e-
sponeva le s. Scritture, il Papa gl'ingiun-
se d'illustrare ancora co* suoi commenti
tutta la filosofia d'Aristotile, ed il santo
nell'ubbidirlo superò la maggior parte de'
tommentalori greci e arabi. Urbano IV
fu antatore e rimuneratore de* filosofi,
perciò godeva d'averli seco a mensa, edo^-
pò lungan^enle si tratteneva con essi in
eruditi discorsi, proponendo loro a discu-
tere e sciogliere problemi, Dopo la sua
morte diminuì il fervore degli sludi in
Roma, per la brevità del pontificalo de*
successori, o per aver dimoralo altrove,
o per altre circostanze; bensì annovera-
rono al sagrocollegio alcuni grandi e dot-
tissimi uomini, come s. /joiuwcìiturUiUA^
iotiii\e\\■dC\ì\ess^^La\\l\QFra^tgl|JaneAJ(l-
inhranca Orsini ^ Roberto Kilitvarbio ,
Ugone Atrato celebre medico e teologo,
Ugo Billonio, Matteo d' Àrquaspnrta.
Nel I 294 crealo Papa Bonifacio V 1 1 1 Cac-
tani d' Anagni, di vasta utente, sommo
giujccousujlo, di pvoulo ingegno, amò e
UNI 399
propagò gli studi, protesse e rimunerò Ih
beral mente gli scenziali, e ad esso il R3-
nazzi ascrive la gloria d'aver inRoma fon-
dalo V Università degli studi ossia V Ar-
chiginnasio rc>wrt;zo,medianle le bolle In
supremae praeniinentia dignitatis^ecasL-
nata dalLalerano a'cio aprile i3o3,pres^
so il Renazzi ; ed In Supremae praenii-
nentia dignità tis, dala in Anagni l'S giu-
gno 1 3o3, Bull, Rom. l, 3, par. 2, p. i ooj
Jnslitutio Studii Gcneralis in alma Ut'
he , cuni privilegiis prò doctoribus et
scholaribus. La diresse all'abbate della
Chiesa patriarcale di s, Lorenzo fuori
delle mura (della quale anco nel voi.
LXXV, p. 2 I 3 e 2 25), al priore della ba»
silica di Sanata <9^ /icforwm (F.), ed al-
l'arciprete della Chiesa di s, Eustachio
di Roma (della qtiale riparlai nel voi,
LiXXIX, p. 173), per l' esecuzione della
bolla e suo decretato. Inoltre Bonifacio
VI II da'doltissimi canonisti Mandagot,
Fredol e Petronio poi da lui falli cardi-
nali, fece raccogliere i decreti emanali da'
predecessori dopo Gregorio IX, ed a'suoi
5 libri aggiunse il Liher Scxlus AcWq De-
cretali j^t\x\\h. avessero pubblica autori^
là e foruìassero corpo del diritto canoni-
co, Il Papa ebbe ancora gran cura, che
abbondasse Roma di valei\li maestri iti
teologia, e vi chiamò fr. Remigio da Fi-»
lenze domenicano, cfi'era pubblico pro-
fessore di tal facoltà in Parigi, e di lui si
prevalse nelle clamorose controversie in-
sorte per le Decime g Immunità de'chie»
liei col re di Francia Filippo IV il BeU
lo; creò cardinali gì' insigni teologi 2I//-.
ino da Morrovalle e Gentile Par tino. A.->
vendosommainenleaouore,che ognisor*
la di sludi vsi coltivassero in Roma , spu-
ciabnenle delle discipline ecclesiastiche,
per incoraggiarvi i romani e tulli gli ad-
detti alla corte pontificia, onorò in ogni
guisa e premiò gli uomini dalli 0 studio-
si, fra'quali meritano singolar menzione
Jacopo (wttetani ii(\ Egiilio Colonna elio
creò cardinali. Uonifacio Vili fondò Tu*
nivcrsilà degli sludi di Roma pel rilK'SiO,
3oo V N I
che dovendo frequenlemenle per le tur-
bolenze de'lempi i Papi abbandonare Ro-
ma e fare altrove soggiorno, sia per lo-
ro sicurezza e decoro, sia per accudire a'
bisogni dellaChiesa universale,seguendo-
Ji colia curia romana le scuole palaliite
o studio pubblico della medesima, Roma
reslava perciò priva non solo del suo su-
premo pastore, ma anche del pubblico
necessario insegnamento, restando i ro-
mani senza pubbliche scuole, mentre pa-
recchie città a lei di lunga mano inferio-
ri allora già con esse fiorivano a vantag-
giode'propri cittadini e con gran concor-
so di forastieri. Niuu Papa aveaancora
ciò posto mente, ne erasi presa cura di
stabilire in Roma scuole fisse e pennanen-
ti, le quali non dipendessero da' fortuiti
eventi delle pubbliche cose e dalle criti-
che circostanze, in cui potesse trovarsi in-
volta la s. Sede. A Bonifticio Vili per-
tanto si deve ascriverei! vanto d'aver pro-
priamente fondato in Roma il pubblico
studio o sia l'archiginnasio della Sapien-
za, perciò degno d'eterna memoria a'ro-
niani, ed anco a' forastieri che successi*
\amente vi appresero le scienze. Stabilì
questo studio generale colle scienze d'o-
gni facoltà, e a' professori e scolari con-
cesse lutti i privilegi ed esenzioni, di cui
godevano quelli che insegnavano e studia-
l'ano nell'altre università. Conlansi prin-
cipnlmenle tra quelle l'immunità d'ogni
sorta di pubblici dazi, e il diritto pe'chic"
rici di percepire tutti i fruiti de'Ioro be-
nefizi, fuorché le quotidiane dislribu/io-
ni,qunldirittocompetente secondo il gius
comune soltanto a coloro che allendono
allo studio della teologia o de'sagri cano-
ni. Inoltre Ronifacio Vili a'professori ed
agli scolari accordò il privilegio del foro,
onde ne civilmente né criminalmente po-
tessero essere chiamati in giudizio nella
curia Capitolina del Senatore di Roma,
se non se quando rei d'omicidio; e che lo-
ro si dasse l'ozione d'esser convenuti co-
rani Domino aut Magistro suo^velprae-
dicto Vicario {\Jih\i) juxta le^^ilìmant
UNI
super hoc edìtam sanctionem, A iomi-
glianza poi di tutte l'altre università, an-
che in questa di Roma volle il Papa, che
da' professori e dalla scolaresca venisse li-
beramente e senza dipendenza o autori-
tà d'alcuno, eletto il rettore, cui compar-
tì la giurisdizione nelle loro cause civili,
la podestà di correggere le lievi mancan-
ze degli uni e degli altri, e di giudicare i
medesimi in criminibus levioribnsy riser-
bando ne'gravi delitti la giurisdizione so-
pra entrambi al Senatore di Roma se
laici,eal Ficario ponti fido se chierici fos-
sero i delinquenti. Finalmente si provvi-
de da Bonifacio Vili, istruito forse dal-
l'awenuto nel giubileo del i3oo da lui
promulgalo peli.", alle frodi eavanie che
i locandieri di Roma usar potevano co'fo-
rastieri, i quali concorsi sarebbero a stu-
diare nella nuova università. Che però
prescrisse, che vi fossero due deputati a
tassar le pigioni delle case, scelto uno da"
professori e scolari, e l'altro nominalo dal
comune della città, e che alla lassa d'un
3.** da eleggersi da'professori, se quelli tra
loro non convenivano, onninamente sta-
re si dovesse. Essendo poi stile,che si com-
metta da'Papi l'esecuzione delle loro co-
stituzioni a persone collocate in dignità
ecclesiastica, perciò BonifacioV III ingiun-
se d'eseguire la sua bolla di fondazione
dello studio romano a'detti abbate, prio-
re ed arciprete. Quanto a quesl'ultinio,
osserva Renazzi, potersi congetturare, che
sino dal principio dell'università nel Rio^
ne di s. Eustachio ^ e nel quale ora esi-
stono vicino alla chiesa e nella piazza u-
nionima,si collocassero le pubbliche scuo-
le, vedendosi all'arciprete di quella chie-
sa diretta la bolla esecutoriale dell'ere-
zione. Congettura che acquista gran pe-
so dalla circostanza, che gli originali del-
le surriferite due bolle furono riposti nel-
la sagrestia della chiesa di s. Eustachio,
che sembra perciò esser servita come
d'archivio del nuovo studio romano. Ivi
restarono per lungo tempo dimenticati ,
finché ritrovati circa la metà dei secolo
U N I
XVI, con alcune sagre reliquie, furono
pubblicati, premessa la relazione del lo-
ro rinvenimento, nella collezione di bol-
le pontifìcie stampata da Biado nel i 55^,
che ricordai nel voi. LXIX, p. 227. Di
più è rimarchevole, che una casa già e*
disiente nella piazza di s. Eustachio chia*
mata la Scuola, tale denomìnazio^ie pro-
babilmente dopo la metà del secolo XIV
1« provenne dall' aver servito ad uso
di scuole^ le quali non poterono essere se
Don che quelle del pubblico studio da Bo-
nifacio Vi II fondato nel princìpio del me-
desimo. Bisuitn da un documento, che
nel I 376 Tizio Veczosi della regione di $.
Eustachio vendè una casa posta nella piaz-
«a di tal nome, quati vocatur la Schola,
confinante con quelle di Cola de Aleria e
Giovanni Fontana. Quantunque Bonifa*
ciò Vili comunicò al nuovostudiodi Ro-
ma i privilegi degli altri studi generali,
non gli concesse però la facoltà di confe-
rire il magistero o dottoralo, e gli altri
gradi accademici; mentre nel 1 .^luglio del-
lo stesso 1 3o3 erigendo l' Università d'A-
vignone (^.), a questa concesse il privile-
gio di crear dottori nella facoltà legale,
nella medicina e nell'arti liberali. La ra-
gione di tal singolare differenza tra l'uno
e l'altra, deve essere slata, che reputan-
dosi a quel tempo la podestà di conferire
i gradì accademici straordinario e insi-
gne privilegio, il quale a pochi sludi ac-
corda vasi, non sembrò al Papa convene-
vole cosa di decorarne il nuovo studio di
Roma,per conservare allo studio o univer-
sità della curia, che allora esisteva nel pa*
lazzo pontifìcio , la doverosa maggioran-
za. Conferendosi in fatti nell' università
della curia i gradi accademici in qualsivo-
glia facoltà, si sarebbe scemato il pregio
di tale splendidissi ma prerogativa, se nel-
r istessa città si fosse pure resa comune
coll'altro pubblico studio, che ivi erigeva-
si. Le bolle di Bonifacio Vili furono su-
bito eseguile, e immediatamente fu eret-
to lo studio romano da lui ordinato, ed
il Reuazzi ne produce le prove; come pu-
U N I 501
re che la fiicoltà legale sin dal principio
fu in maggior lustro d'ogni altra, tanto
civile che canonica, e continuò a fiorirvi
vigorosamente a malgrado dell'infelicità
de' tempi. Circa però la teologia non è
ben chiaro, se nel principio per la mede-
sima furono pure istituite cattedre nello
studio romano. Breve assai fu il tempo
che sopravvisse Bonifacio Vili alla bol-
la esecutoriale per la fondazione dello
studio generale diRoma, poiché mori V 1 1
ottobre. Quanto al regime, all'elezions
de'professori ed alle rendite dello studio
romano subito dopo la sua fondazione, pa*
re che i magistrati romani rivolgessero le
loro cure a provvedere alla sussistenza q
buon regolamento del medesimo. Infatti
ne' più antichi statuti di Roma si ordinò
che a que'dottori i quali non continuas-
sero o intermettessero le lezioni loro in-
giunte, senza giusta e ragionevole causa,
si dovesse in siniplum defalcare il salario
prò rata teniporis delle rispettile man-
canze. Circa il rettore eletto indipenden-
temente da chiunque, da' maestri e sco-
lari , dal medesimo si esercitava su loro
giurisdizione nelle cause civili e ne'lcggie-
ri delitti, e al medesimo dovea spettare
altresì la direzione degli studi, e il buon
regolamento delle scuole, tutte cose es-
senzialmente inerenti all' uffizio. Da un
documento rilevasi, che l'islituzione e de-
stituzione de' dottori, appartenevano a'
rettori e sindaci Romanac fra terni tatis,
in vigore di privilegi concessi dalla s. Se-
de e dal popolo romano. La romana fra-
ternità era un collegio di scelte persone
ecclesiastiche, cioè di canonici e di par-
rochi delle diverse chiese di Roma , de-
sunte dal corpo del clero non palatino,che
avea i suoi uffjziali, fra' quali erano prin-
cipali i detti rettori e sindaci, e ne parlai
nel voi. LI, p. 246 e altrove. A'medesi-
mi rettori e sindaci, che facevano corpo,
era affidata la soprintendenza delle cose
del pubblico studio, e l'amministrazione
delle rendite ad esso assegnate. Queste pel
luo inauteDimcutoe per quello de' prò-
3o2 UNI
fessoli, sin dal principio furono stabilite
sul censo o tributo , che cÌhI comune di
Twoli si pagava annualmente al popolo
romano, e sui proventi cbe si riscuoteva-
no dalla rocca o castello di Rispampani
nel territorio o appartenenze di ViterhOy
e da'gabellieri o investili de'dazi che si ri*
scuotevano pel comune di Roma sulle
derrate o mercanzie che approdavano o
scaricavansi sulla Ripa del Tevere. Dopo
il breve pontificato di Benedetto Xl^ suc-
ceduto a Bonifacio Vili, per artificio de'
cardinali fautori di Filippo IV il Bello
re di Francia, a'5 giugno i3o5 fu eletto
Papa il fiancese Clemente V arcivescovo
di Bordeaux, il quale con istrana risolu-
zione volle restale in Francia, con dan-
no immenso di Bonid e fatale ancora al
coitivamento delle lettere. Chiamali i car-
dinali e tulli i diversi ordini della Curia
romana in Lione ^ passò con e^siaPoitiers
e poi stabilì la sua residenza in Avignone
{f^.y Ivi furono dismessi in gran parte gli
antichi venerandi usi della s. Sede, altera-
te le massime di reggere, variata la fog-
gia di condursi e di vivere; ed ancora in-
trodotte nuove costumanze in ogni gene-
re, più proprie d'una corte secolaresca,
che adalle a'sagri uHlzi e ad ecclesiastici
ministeri. Anche le scuole palalineosludio
della curia romana soggiacque» oal deplo-
rabile trasferimento in Avignone; laon-
de innanzi di proseguire colla narrazio-
ne delle vicende dell'univtMsilà romana,
dovrò col Rcnazzi in breve provare ulte-
riormente la diversità de'due studi. E in
vero, costretti i Papi per le lagrimevoli
vicende, cui fu sotloposta ne'secoli XIll
e XI V las. Sede e la curia romana, a mu-
tar spesso stazione e a trarre dimora in
Rictiy Soriano, yJnagni, Vellclriy Peru-
gia, Asisi, Monte Fiascone, Orvieto, Fi-
terho, e poi in Avignone^ oltre altre città,
venivano eglino, dovunque andassero a
risiedere, seguiti da'Ioro u(ìlziali,con lut-
ti i rispettivi atliezzi e bagagli, sino d'un
ospedale portatile pel bisogno de'mede-
situi, tenuto in cura da Canonici regola-
UN I
ri (lì s. Antonio di T^ienna (F,)^ aven-
do pure cura de'njedicameuti occonenli
e facendo ancora da Speziali (/^.); e co-
là trasferivansi lutti gli ordini della curia
romana , e insieme con questi altresì le
scuole palatine , e i professori e maestri
che nelle medesime insegnavano. Per cui
quandf) Clemente V neliSi i nel conci-
lio generale di Vienna decretò che si a-
prisscro in alcune più illustri università
pubbliche scuole di Lingue (T.) orienta •
li, per l'intelligenza delle divine Scriltu»
re, non nouiinò egli già 1' università di
Roma, che in tal città era stabilmente ne-
cessaria e seuìpre permanente; ma disse
bensì: uhicumque lìonianani Curiamre-
sidere contigerit, nec non in Parisien. et
Oxonien. Bononien, etSalmantin. Sin-
diis. Dal (jual modo di dire chiaramente
rilevasi , che Clemente V parla precisa-
mente delle. VciZo/e/*^/flf /meo Studio del-
la Curia, che seguiva il Papa dovunque
andasse a risiedere. La romana universi-
tà infatti per quasi due secoli dopo la sua
I.' fondazione non ebbe cattedre e mae-
stri di lingue orientali, ed i primi profes»
sori delle dette lingue nell'universilà ro-
mana, che s'incontrano presso il p. Ca-
rafa, appartengono alla metà del secolo
XVI. Passa indi il Renazzi a dimostrare
con particolari dettagli, corroborati dal-
la storia e da documenti, la diversità de'
due studi e il traslocamento delle scuole
palatine da Roma, ovunque i Papi si re»
cassero, ma io dovrò contentarmi d ac-
cennare il più essenziale. Gli ordini rego-
lari più cospicui tennero studio aperto
presso la curia romana, ed anco un Pro'
curatore generale (P.) per trattare i lo-
ro affari. La ragione per cui tennero gli
ordini regolari, particolarmente de'men-
dicanti , gli studi loro generali presso la
curia romanajavvenne perchè in que'tem-
pi si avea per assai rara e ardua cosa il
conseguireil magistero in teologia, e la col-
lazione de'gradi accademici era riservala
alla s. Sede, da cui se non se dopo lungo
corso di lettura pubblica non solevansi
UNI
qtielliionceilere.Lasolaunìversilà di Pa-
rii"! ebbe nel principio tìel secolo XIII il
privilegio ili crear maestri in teologia, Bo-
logna nel I 36o da Innocenzo VI, e gran-
tlissime furono le feste fatte a Firenze
quando pochi anni prima fu concesso a
(]ueir imiversilà ; finalmente nei!' intero
secolo XIV fu reputato specialissimo
privilegio quello del generale de' pre-
dicatori , di cieare nel capitolo generale
un solo maestro di teologia. Laonde gii
ordini religiosi perchè potessero i loro a-
lunni esser promossi aggradi accademici
e specialmente al magistero, procurava-
no di far loro fare il corso di teologia o in
Parigi o presso la ciu'ia romana. Quindi
tenevano i loro studi generali apei li in
ambedue i luoghi , e i lettori che vi leg-
gevano erano considerali come parte, pe-
rò subalterna, di quelle università; e di-
pendendo ancor essi dalle medesime, in
conseguenza appartenevano o allo studio
generale di Parigi o della etnia romana.
Il che è tanto vero, che talvolta i camer-
lenghi pontifìcii, come quelli al cui uHizio
era annessa la suprema ispezione sull'u-
niversità della curia romana, eleggevano
e deputavanocoll'oracolo del Papa i reg-
genti o lettori, che ne'rispeltivi sludi de-
gli ordini mendicanti presso la detta cu-
ria dovessero a' loro frali insegnare. Nel
1 287 celebrandosi il capitolo generale de-
gli agostiniani romitani, si stabilirono 4
studi generali , e quello della curia se-
guisse il Papa ove facesse residenza; quin-
di stabilitosi s. Celestino V a Napoli, ivi si
recò lo studio della curia de'romitani; e
da tal città passando in Roma Bonifacio
Vili, che gli successe, ritornò in lloma
lo studio. Recatosi Benedetto XI a Peru-
gia, lo seguì lo studio de'romitani, don-
de si trasferì ad Avignone, ove avea fis-
sato la dimora Cleu)enle V. Ciò che fe-
cero ì romitani, dagli ordini de' mendi»
canti si praticf), cornei carmelitani, i fra-
li minori ch'ebbero n)olti lettori del pa-
lazzo apostolico da Nicolò III alla metà
del secolo XIV, sebbene piuttosto furo-
U N f 30.-5
no lettori solamente in curia. Quindi i
lettori di curia degli ordini religiosi non
si devono confondere co'Iettori del s. pa-
lazzo , i quali si assumevano per lo più
dall'ordine de' predicatori, né co' lettori
dello studio di Roma o archiginnasio ro-
mano,equivoci in cui col p. Carafa incor-
sero parecchi altri scrittori. Dovunque
fosse la curia romana, seco a vea le scuo-
le palatine o sia il suo studio generale, e
se nella città eravene altro, in un tempo
si trovavanodue università, come avven-
ne in Avignone e altrove. Quindi è che,
restituita a Roma la residenza pontifìcia
colla curia romana, dagli scrittori si di-
stingue lo studio della curia, dallo stu-
dio di Roma. Nelle scuole palatine ostu-
dio della curia Innocenzo IV aggiunse
alle scuole di s. Scrittura e alla facoltà
teologica, le narrate scuole del diritto ci-
vile e canonico, co'privilegi propri degli
sludi generali, inclusi vomente al conferi-
mento de'gradi accademici. Rifugiatosi il
Papa in Lione, pei- evitare le perseci:zio-
ni di Federico II, ivi Io seguirono le scuo-
le palatine, e fu allora propriamente che
adesse aggiunse la facoltà legale dell'u-
no e dell'altro diritto; le quali lo segui-
rono ancora quando porlossi a Napoli,
ove morì, dimorando nello stesso palaz-
zo apostolico. Non mancano monumenti
e memorie de' gradi accademici di bac-
cellierato e dottoralo, nell'uno e nell'al-
tro diritto, conferiti tanto in Roma che
fuori, nello studio della curia romana; ed
i professori della medesima più esperti i)a-
trocinavano le cause in concistoro, perciò
descritti nel catalogo o matricola degli
avvocati concistoriali; anzi INIarlino V or-
dinò che non si ammettesse alcuno nel
cospicuo collegio degli A\'vocati coiicisto»
;vV///(de'quali riparlai in tanti luoghi, co-
me nel voi. LXXXIl, p. c>. iG),e per f/-
ditore delle cause del palazzo apostolico,
se prima per un triennio non fosse sialo
pubblico professore di giurisprudenza, a
non avesse insegnato leggi almeno per 3
anni. Che anzi In qualità di pubblici prò-
3o4
UN I
fessoli legali, che riceicavasi allor« negli
ovvocalt concisloriali, come preesisfenle
• e necessaria, produsse che il Camerlen-
go di s. Chiesa gran cancellici e e supe-
riore delio studio della romana cuiia, a
cui perciò spellava il diritto di conferire i
gradi accademici (e talora li conferì an-
che nella sua residenza nel palazzo apo-
stolico Valicano solennemente, come nel
1433 e intitolandosi: Studii ^cntrolis
RomanaeCuriaeCancellarÌHs\ut\ coxn-
ineltere l'esame de'candidali legali a per-
sone dotte ed esperte, per lo più o con al-
tri dottori, o anche soli, si servisse del-
Topera degli avvocati concistoriali, come
pubhiici professori di leggi. Infatti tra gli
ahri abusi, cui fu propONto di dare ripa-
ro nel famoso Sinodo di Costanza, uno
fu appunto quello di stabilire, che per
1 avvenire ninno più si dovesse per bolla
o altro pontificio rescritto crear dottore
tx gratiay quali perciò chiama vausi \o\-
^aimenle dottori bollaticiy ma bensì che
in curia romana dopo rigoroso esame ri-
cevessero i gradi. Quindi la qualità di pub-
blici professori die luogo alla consuetudi-
ne, e fece in progresso agli avvocati con-
cistoriali privativamente attribuire la fa»
colia di esaminare i promovendi al dot-
toralo nell'uno e l'allrodiritlo, di cui tut-
tavia gode il loro collegio, divenuto im-
inediatumente uno de'più ragguardevoli
e illustri della curia, e che può non im-
propriamente dirsi rappresentare in tal
parte l'antico studio della curia suddet-
ta , come disse lo Sladileo nel Defensor
rcdivivus^ e ripetè il De Rossi, De prae»
rog. Expect. in ter Tra et. Magn. I pro-
fessori legali che insegnavano nello studio
della stessa curia , formavano collegio e
corpo. Però non sembra che gli studi le-
gali conseguissero nelle scuole palatine
quella rinomanza, che in esse ottennero
le scienze sagre, queste vantando mae-
stri insigni per dottrina, opere pubblica-
te e santità di vita, ad eccezione del ce-
lebre giureconsultoOldrado da Ponleche
spiegò leggi uelle scuole palatine d'Àvi-
U N I
gnone circo il i33o. Dopoché s. Dome-
nico promosse l'apertura delle scuole pa-
latine, e peli.°fu destinalo a spiegarvi te
divine Scritture, si proseguì poi sem-
pre a scegliere nel di lui ordine chi [)re-
siedesse alla direzione degli sludi sagri
nelle stesse scuole pubbliche, il quale in-
segnava anch'esso e avea l'esercizio nel-
la scuola di teologia, eleggendolo e depu-
tandolo il Papa con breve apostolico, ve-
nendo (hiamalo Magisler Curiae in
Theologia^o Magisler Scìiolaruni sacri
Palata in Theologia, ed anche Magistcr
Regens in Scholis Theologiae sacri Pa-
lata apostolici^ finché nel secolo XV gli
restò coslantemenle fìssalo il titolo di Ma-
gisler Sacri Palata y che tuttavia con-
serva. In una istruzione scritta nel 1409
sugli uflìzi palatini, da me riportata nel
voi. XLI, p. 202, è dichiaralo quello del
p. maestro del s. palazzo. Nella riforma
della curia di Pio II nel i 4^3 nuovameti-
le s'inculca l'esercizio delia carica, e gli
si commettono altre ispezioni, donde a-
vranno tratto la 1 ."origine l'uso e il dirit-
to che gli compete della revisione, cen-
sura preventiva e approvazione di^' Libri
e Slampe (f^.) che s'imprimono os'iu*
Iroducono in Roma, e d'invigilare sulle
dottrine che s'insegnano e si propugna-
no. Olire il detto oìaestro domenicano,
vi erano nelle scuole palatine altri letto-
ri nella facoltà teologica, con quelle re-
gole e graduazioni che si osservavano ne-
gli sludi generali più rinomali. Vi si e»
sponeva la Bibbia, vi si spiegavano i libri
delle Sentenze di Pietro Lombardo da di-
versi professori, perciò i primi delti j5zZ>//-
r/j i secondi Sentenziarli a tenore della
distinzione tra'maestri di teologia intro-
dottasi nel secolo XIII, e vi s'insegnava
l'intero corso teologico. La maggior par-
te de' professori o Lettori del s. Palaz-
zo erano domenicani, e ne* ricordali ar-
ticoli celebrai i più illustri, con avvertii e
che taluno li confuse co' Maestri del s.
PalazzOy e quelli va'\i\o\\ù francescani ^
nelle biografìe de' cardinali rifeieudo le
notizie di queMellori e Maestri del s. Pa-
lazzo y oltre la loro serie riportata in tale
articolo, che meritarono il carilinalato.
Similaiente gli agostiniani romitnni som-
ministrarono lettori alle scuole palatine,
fra'quali fr* Giacomo da Orle, già bac-
celliere tlell'universilà di Parigi^ in cui
avea letto con gran plauso le Sentenze,
da Benedetto XI ammesso nel 1 3o4 nel-
la stessa facoltà, in Aula nostri Palatii
Latcranen.f sotto fr. Egidio Colonna ge-
nerale degli agostiniani e arcivescovo di
Bourges, e previ i giuramenti soliti pre*
sfarsi da' pubblici lettori dell' università
di Parigi, nelle mani del cardinal Gen-
tile Partino da Montefìore. Dall' ordine
pure de* carmelitani solevasi alle volte
prendere i lettori di teologia per le scuo-
le del pontifìcio palazzo : nel pontifìcalo
di Giovanni XXII nelle scuole d'Avi-
gnone insegnò teologia fv. Guidone da
Perpignano generale dell'ordine j e sotto
Clemente VI fece altrettanto fr. Pietro de
Bereto pure carmelitano. Tuttavolla non
erano le letture di sagre discipline nel-
l'università o studio della curia del tutto
esclusivamente addette a'religiosi de* ri-
feriti ordini, poiché le insegnarono au-
rhe individui non regolari a piacere de*
Papi. Come nella facoltà legale così an-
cora nella teologica si conferivano i gra-
di accademici nell'università del palazzo
apostolico o studio della curia romana ;
singolare onore e privilegio inque'secoli
rarissimo,come notai. Di che però era ben
conveniente che decorale fossero quelle
scuole, che a pubblica istruzione tenevan*
si aperte nell'istessa residenza del supre-
mo capo della Chiesa ; ed il camerlengo
pontifìcio cancelliere dello studio, soleva
delegar l'esame de'candidati al p. mae-
stro del s. palazzo, da elliettuarsi convo-
candovi ancora gli altri professori teolo-
gi, e altresì costumava per lo più com-
mettere al medesimo la collazione dc'gra*
di, come reggente delle scuole palatine
di teologia, il che risulta dulie lettere pa-
tentati che si spedivano dal camerlengo
VOI. LXXXIV.
U N I 3o5
o suo luogotenente. Frattanto Crasi con-
cesso al p. maestro del Sé palazzo il pri-
vilegio di promuovere indipendentemen-
te du ogni delegazione, due soggetti ai
baccellierato in teologia ; privilegio che
dal camerlengo neh 4^4 fu esteso ad al-
tri 1 5 soggetti, egualmente in favore del
p. maestro. A questo inoltre Eugenio IV,
tra l'altre onorifìcenze e diritti, compar-
tì in perpetuo ancor quello di conferi-
re i gradi accademici in sagra teologia a
chiunque hahilo prima prohorum Ma-
gistrorum privato examinCj avessero
giudicato meritevole di conseguirli. E
siccome uell' esame ingiunto da Euge-
nio IV, secondo l'antico uso convoca van-
si i pubblici professori palatini di teo-
logia, così in seguito pel medesimo effet-
to si formò il collegio teologico, che poi
appartenne all' università romana, fon-
dato da Pio IV, o secondo alcuni da Si-
sto V. Si compose in seguito il collegio
teologicOj oltre il p* maestro del s. palaz-
zo qual capo, dall'agostiniano Sagrisia
del Papa, da'Iettori pubblici di teologia
e s. Scrittura, e da'procuratori generali
de'primari ordini mendicanti, forse per-
chè da tali procuratori anticamente si sce-
glievano ì professori di teologia per le
scuole palatine, che per ragione del loro
ufljzio continuamente dimoravano presso
la curia romana, e la seguivano ovunqtie
andasse a risiedere; ed anche dopo ces-
sata l'università palatina, era in uso di
chiamarsi per esaminare i proujovendi
al magistero, come ben avveri» il p. Ca«
rafa. Meritamente lo studio della curia
ebbe il nome e l'onore di università, per-
chè oltre le facoltà e scuole teologiche e
legali, n'ebbe dell'altre, come delle scuo-
le delle lettere latine e greche, e delle liu-
gue araba, armena, siriaca^ caldaica or-
dinate da Cleujcnle V e subilo formale.
Di esse pure se n'ebbe ragione nel con-
cilio di Costanza, perchè si ripristinasse-
ro e fìorìssero nello studio della rouutna
curia > così eranvi pure in detto studio le
scuole di fìlosufìii, dovendo servire le di-
ao
3oG UNI
sc.ipline fìlosofjclietli preparazione e qua-
si di cliiave alla leologia e alla scienza le-
gale, conferendosi auclie le lauree nelle
{irli e filosofìa. Non vi mancarono scuole
di mecìkìna necessarie al compimenfo
<runa pubblica università, e lo rilevai in
quell'articolo, dicendo j)ure che presso il
palazzo apostolico esisteva un orto di sem-
plici e custodito da un semplicista. For-
mavano i dottori o professori in medici-
na nello studio della curia, celo o corpo
Ira loro, come lo formavano i lettori pa-
latini di leggi sin dal tempo della resi-
denza del Papa e della curia in Avigno-
ne. Quindi sembra che il successivo col-
legio de'medici di Iioma in origine non
fosse che il ceto o corpo de'pubblici pro-
fessori di medicina dello studio della cu-
ria romana, a cui dal suo cancelliere e
camerlengo di s. Chiesa, o dal suo com-
missario si soleva per lo più commettere
l'esame de'postulanti la laurea medica.
Tal consuetudine venne nel 1 47 i conva-
lidala da Sisto IV, che il i.° concesse al
collegio de'medici la facoltà privativa d'e-
saminare i laureandi in filosofia e medi-
cina, come lo stesso Papa accordò al col-
legio degli avvocali concistoriali per si-
mile motivo. Adunque le cattedre d'ogni
più insigne e necessaria facoltà, la colla-
zione de'gradi accademici, anche in sa-
gra leologia, formavano delle scuole pa-
latine una compiula università. Ne man-
cava di nnnistri subalterni e bidelli, per
servigio de'professori e delle funzioni sco-
lastiche, secondo l'uso degli altri pubbli-
ci sludi. I professori che insegnavano nel-
lo studio della curia romana erano co-
munemente chiamali Lcctovcs sacri Pa-
lata, i quali erano o professori ordina-
ri, o straordinari che leggevano ne'gior-
ni festivi e in cui da quelli feriavasi. Go-
devano i lettori cospicui stipendi che lo*
ro si pagavano dalla camera apostolica.
L' impiego di lettore del sagro palazzo
giustamente aveasi in somma considera-
zione nella curia e corte de'Papi, venen-
do ammessi nel numero deMoro famiglia-
UNI
ri econlinuì commensali, distinzione n<;~
sai decorosa e allora poco comune; anzi
dal corpo di essi di frequente si presero
i soggetti da promuoversi alia dignità car-
dinalizia. 1 Papi per lo più permetleva-
no a'superiori degli ordini mendicanti la
scelta de' lettori di sagre discipline. Ira*
quali con gran vigore fiorivano gli stu-
di delle medesime, ed eranvi religiosi i
più idonei a insegnarle pubblicamente.
Nell'ordine de'predicaloii più ordinaria-
mente i lettori del s. palazzo si sceglieva-
no ne*capitoli generali j alcune volte pe-
rò i Papi li scelsero da per loro, quelli
cioè che reputavano più degni dell'ono-
redi ascendere nelle cattedre del propi'io
palazzo. Mentre i Papi erano in Avigno-
ne colla loro curia, ne' registri camerali
trovansi delle spese fatte per ampliare o
restaurare le scuole palatine, nel palaz-
zo da loro abitato presso la cappella pou-
lificiu. Quando Gregorio XI nel i377)
come vado a dire, si restituì in Roma col-
la curia, lo seguirono le scuole palatine?
e quando Martino V, eletto nel concilio
di Costanza, prima di recarsi in Roma si
feruìò in Firenze, ivi oltre la curia ro-
mana ebbe pure le scuole palatine o uni-
versità degli sludi della medesima. Nel
ponlificato di Paolo U sussistevano an-
cora le scuole del s. palazzo, sempre col
nome di università e studio della curia
romana, così in quello del successore Si-
sto IV del 1 47', come si {)rova con do-
cumenti, e sempre affatto diverse da quel-
le dell'università di Pioma, ed egualmen-
te con differenti professori ; mentre il Pas-
serini, il Carafa, il Tiraboschi e altri con-
fusero le due distinte università in una,
come i loro diversi lettori, incontrasta-
bilmente e con diffusione provandolo il
benemerito Renazzi, il quale ritiene che
le scuole palatine sussisterono circa per
tutto il secolo XV. Narra il p. Carafa, che
Leone X per liberare il palazzo aposto-
lico dal rumore che producevano le di-
spule delle scuole palatine, queste abolì,
e co'loro lettori le trasferì e riunì allo stu-
UN I
ilio della cìtlù di Roma o archiginnasio
loniaoo, da lui ristuiato e ampUncalo.
Tale fu il sentimento ancora del p. Fon-
tana e dei cardinal Gurampi. Perciò sem-
bra convenire anco il Benazzi, che o po-
co prima o circa i tempi di Leone X del
i5i3, cessale adatto le scuole palatine,
svanì runiversilà della curia romana,col-
r incorporarsi alio studio o università
propria di Roma. Convien dire, che fis-
satasi di nuovo stabilmente in Roma la
residenza pontificia e la permanenza del-
la curia, e scorgendo i Papi fiorire V ar-
chiginnasio romano,stimassero superflue
le scuole palatine, e che non fosse ulte-
riormente d'uopo l'esistenza di due pub-
blici studi o università in seno alla me-
desima città di Roma. Ma rimane ancora
oscuro il poter fissare I* epoca precisa e
sicura, da qual Papa, in qual anno e in
die modo si abolissero le scuole palatine
per unirle al pubblico studio in Roma,
alla storia del quale fo ritorno.
Morto Clemente V, neli3i6 gli suc-
cesse Giovanni XXII, il quale subilo di-
chiarò che in Avignone dovea risiedere
il Papa colla curia romana. 11 popolo ro-
mano spedì in Avignone i suoi ambascia-
tori per prestargli ubbidienza, supplican-
dolo a tornare in Roma, e di confermare
l'indulto concesso dal fondatore Bonifa-
cio Vili a' dottori e scolari dello studio
romano, di percepire i frutti de'loro be-
nefizi, quantunque assenti dalla residen-
za. A quest'ultima istanza annuì il Pa-
pa colla bolla Ghiaia nohisj de'4 mar-
zo 1 3 1 7, presso il Renazzi, diretta a'mae-
stri e scolari dello studio romano, depu-
tandone esecutori gli stessi soggetti già
nominati da Bonifacio Vili, cioè l'abba-
te di s. Lorenzo fuori le mura, il priore
di Sancta Sanclorum^ e l'arciprete di s.
Eustachio. Quest'ultimo in tal qualità ,
cello stesso anno, ingiunse a' canonici
d* Arezzo, che dovessero pagare intera-
mente i frutti di sua prebenda ad un
loro collega, che faceva il corso degli slu-
di nella romana uoiversilà; la quale let-
U N I 307
tera ingiunloria dell'arciprete di s. Eu-
stachio, in originale lesse ii cardinal Ga-
lampi nell'archivio capitolare d'Arez^
zo. Frattanto i romani delusi della prò
messa fatta da Giovanni XXII al cardi-
nal Napoleone Orsini, di recarsi in Ita-
lia, restarono in preda alle domestiche
discordie e alle irruzioni straniere. Pre-
valendo contro \ guelfi la fazione de'g/iz-
hellinìy questi aprirono le porte di Ro-
ma a Lodovico V il jS^v^tìtro, imperato-
re non approvato dal Papa, anzi scomu-
nicato, il quale ivi fece eleggere Tanti-
papa Nicolò V. Irritalo giustamente Gio-
vanni XXII, sottopose Roma all' eccle-
siastico interdetto, ed i romani doverono
soih'ire ancora non lievi danni dalle armi
del cardinal Gio. Gaetano Orsini, che il
Papa avea spedilo legato in Italia per op-
porlo al Bavaro. I nuovi Papi Benedetto
XII deh 334, e Clemente Vìdei i342,
lasciarono inesaudite le preghiere de'ro-
mani perchè tornassero tra loro, rima-
nendo in Avignone. Roma fu quindi la-
cerata da sanguinose turbolenze, preci-
puamente e più clamorosamente per la
fanatica audacia dell'ambizioso Cola di
Rienzo, di cui riparlai nel vol.LXXVI,
p. > 72, che perì neh 354 nel pontificato
d'Innocenzo VI. A questi neh 362 sue*
cesse Urbano V,che slimando come esi-
liata al di là da'monti la dignità ponti-
ficia, menlr'era in Avignone, commosso
dalia desolazione in cui giacevaRoma sua
propria e vera sede, vi sì recò neh 365
con tutti gli ordini della curia: ma per
sopravvenute circostanze con essa tornò
in Avignone neh 370 , e poco dopo ivi
morto gli fu sostituito Gregorio XI, che
tosto dichiarò la prolo-basilica Lalera-
nense essere la sede principale del som-
mo l^onlefìce. Persuaso daque'personag-
gi , che dilfusamente raccontai altrove,
fra'quali Renazzi pone anche il celebre
giureconsulto Baldo stato già suo mae-
stro iu Perugia , stabilmente reslituì a
Roma la pontificia residenza, a'i 7 geu-
uaio 1377 (Renazzi dice u' i5 gennaio
3o8 UNI
1876 : non pare) facendovi il suo ingres-
so con tutta lacinia. Non ebbe Roma,
dopo le pompe meravigliose de'suoi su-
perbi trionfi , giorno più memorabile e
più giulivo, l'ero passato a miglior vita
neh 378 nel palazzo Vaticano, quivi te-
nutosi il conclave, ne uscì eletto Urba-
no VI. Poco dopo i cardinali francesi ri-
bellatisi, elessero V antipapa Clemente
VII, che recatosi in yévignone, vi stabilì
una cattedra di pestilenza, divise l'unità
de'fedeli con V Ubbidienza (A.) di Ro-
ma e coni' Ubbidienza d'Avignone, e die
principio al grande, lungo e funestissimo
Scisma (/'.) d' occidente, che lacerò la
Chiesa. Dopo un burrascoso pontificato,
ad Urbano VI nel 1889 successe in Ro-
ma Bonifacio IX, il quale colla curia do-
vè esulare per diversi anni da Roma, per
gl'irrequieti romani e per le mene dell'al-
tro antipapa avignonese Benedetto XI II.
In mezzo a tante continue orribili cala-
mità e strane rivoluzioni d'ogni manie-
ra^ in cui Roma fu agitata e oppressa per
lutto il corso del disastroso secolo XIV^,
non poterono le lettere e le scienze fiorirvi,
i di cui sludi si alimentano in seno al-
l'abbondanza e alla pace, e s'invigorisco-
no sotto la benefica ombra d'un saggio
e giusto governo e della comune tran-
quillila. Non è dunque a sorprendere se
il Petrarca deplorò, che in Roma. non e-
ranvi in quel secolo chi sapesse la lingua
greca. Nota però Renazzi, che tuttavia non
cessò in esso a Roma affatto ogni amore e
coltura agli sludi, che anzi per quanto lo
permisero le critiche circostanze de' tem-
pi, non mancò la premura di mantenerli
e rinvigorirli; come non mancarono ne
indigeni , né foraslieri che vi si distinse-
ro per qualche merito letterario, le cui
notizie riferisce Pvenazzi, insieme a quelle
d'alcuni romani a quell'epoca infelice ri-
marchevoli nella letteratura. Fra'cardi-
nali romani ricorda Jacopo Gaetanì Ste-
fancschi, Nicolò Capocci , Giovanni Co-
lonna^ Filippo Raffini o Gezza. La co-
ronazione eseguila \i\Roma (ove ne ripar*
UNI
lai) sul Campidoglio colla corona poetica
di Francesco Petrarca, il maggior poeta
e il più dotto di sua età, che tantoavea
vagheggiato pel suo entusiasmo per Ro-
ma primaria città del mondo, sino a pre-
ferirla a quella che l'università di Parigi
aveagli decretato, in altri tempi avrebbe
n)irabilmenle eccitato i romani al colti-
varaento delle lettere; che però con tale
strepitosa dimostrazione dierono saggio
dell'amore e stima che facevano della glo-
ria letteraria , eh' è la più imperitura.
Giunto nella basilica Vaticana trionfante,
Petrarca toltasi di capo la corona d* al-
loro (questo a lui tanto prediletto pel ri-
ferito nel voi. LXXV, p. 1 33), l'offrì sul-
la gloriosa tomba di s. Pietro, e per me-
moria dell'atto pio e religioso, fu quella
tosto appesa alla volta dell'augusto tem-
pio. Non poteva l'università o studio di
R.oma essere istituito in tempi più lut-
tuosi e deplorabili, e meno apportimi a
fargli prendere più stabile forma, onde
farlo progredire e conservarlo lungamen-
te in florido stato. Fu dunque meravi-
glioso che a fronte d'un complesso di stra-
ne vicende, nullameno prese vigore e in
qualche guisa si mantenne quasi sempre
nell'agitato e tempestoso secolo XIV. Na-
ta appena l'università romana, terminò
di vivere il suo munifico fondatore; se-
guì la malaugurata traslazione della pa-
pale residenza dalle fortunate rive del
Tevere (F.) a quelle del Rodano , che
le cagionò lunghissimo ostacolo per pro-
sperare e perfezionarsi ; nel qual perio-
do atroci guerre esterne e intestine , la
peste, la carestia, seguile dalle tristi vi-
cende dello scisma, congiurarono a suo
danno. Ecco le menjorie restateci dell'u-
niversità in tale sciagurato lasso di tem-
po. Dissi che Bonifacio Vili nel prescri-
vere r erezione dello studio generale in
Roma /// (fualibet faciiltatCy'òxea omesso
di fregiarlo del precipuo ornamento e pri-
vilegio dell'altre università, cioè di crear
dottori, perchè l'altro studio generale del
palazzo apostolico 0 università della cu-
U NI
ria romana, già preesistente, conservasse
la preminenza sul nuovo studio rotna-
no, e solo godesse in Roma la cospicua
prerogativa. Ma trasferitasi poi l'univer-
sità palatina con tutti gli ordini della cu*
ria romana in Avignone da Clemente V,
il successore Giovanni XXII , di vasta
scienza e di profondo ingegno , avendo
statuito di non restituirsi a Roma, per-
chè ivi potessero i cittadini e foraslieri ,
che nel pubblico studio attendevano a i-
struirsi nella giurisprudenza civile e cano-
nica, conseguire i gradi accademici e for-
s'ancheper compensare in parte i romani
degl'immensi danni cui soggiacevano per
la seguita traslazione della ponliUcia re-
sidenza, si mosse ad arricchire lo slesso
studio del privilegio di conferirli in am-
l)edue le facoltà, colla bolla Di^ntun dii-
a;//«f^v, dell.*' agosto i3i8, Btitl. Roni.
l. 3, par. 2, p. 169: Oidi natio Sludii in
Urbe , ejusque prii'ilcgioriini confinua-
tio. E nello stesso giorno, colla bolla In-
ter caeteroSj l'accordò allo studio di Pe-
rugia, limitato alla scienza dell'uno e del-
l'altro diritto. Il l\ipa nella bolla per lo
studio romano, dopo aver esplicitamente
dichiarato averlo fondato Bonifacio V^IIF,
facollizzò il suo vicario in Roma, comò
il più degno suo rappresentante, di con-
ferire i gradi accademici nello studio pel
diritto canonico e civile, premessi i de-
bili esauii; poichèjal camerlengo di s. Chie-
sa, cui per ragione d'uftlzio dovea spet-
tare tal collazione, incombeva dimo-
rare in Avignone. Nel Renazzi si ponno
vedere la forma da osservarsi nell'esame
e promozione al dottoralo o magistero
nelle leggi, dopo aver compiuto il corso
di 6 anni di studio legale pel gius civile,
e 5 nel diritto canonico , secondo il de-
cretato daOuorio 111; il modo pel couferi-
mento della licenziatura nelle leggi dopo 3
ovvero 4 anni di studio legalcParecheTu.
Diversità si conservasse in vigore per tutto
il lungo pontificato di Giovanni X\ll,
da sutlìciente scolaresca frequentata; e
^>cr la considerazione con cui tal Papa la
U N l 309
teneva, dal suo vicario vi fece pubblicar
la bolla che dichiarava eretico chiunque
asserisse: Chriòtum etÀpostolos in specia-
li non habuisse aliqua , nec in commu/ii.
Neh 334 Roberto re di Sicilia deputalo
dal Papa a senatore di Roma, ordinò per
gli onorari de'professori di giurispruden-
za e fisica: DoctoribusaiUeni RomaniSlu-
dii tani in Jure, qnani in Fisica de diclo
censOy Tiburis Jìipae Fluniinis ac Portae
Raspanae et lìlontis Romani ad ratio-
neni dejlovenis aureis 4oo vel circa an-
no qnolibet^ juxla soliluni etsiculfuitop-
/Jor^^muf/j.Malgrado le continue variazio-
ni di governo e le vicissitudini di Homa,
il pubblico studio se non prosperò si man-
tenne saldo, e sussisteva nel i35o , nel
1354, nel 1369 come provasi da' docu-
tuenti. Da questi si apprende, che lo stu-
dio era fornito di diverse cattedre, oltre
quelle di gius canonico e civile , della
grammatica e della logica ; che i professo-
ri legali erano parecchi in numero; che le
lezioni si davano nel mattino e nel tem-
po vespertino, le une ordinarie e le altre
straordinarie; che la scelta de'professori
pili non apparteneva a'retlori e sindaci
Romanae Fralernitatis, ma l'aveano già
assunta a loroi magistrati della città, co-
me lo dice del senatore in un breve In-
nocenzo VI; finalmente, che la pubblica
rappresentanza e la superiorità nello stu-
dio romano del camerlengo di s. Chiesa
si riconobbe e spiegò appena si trovò pre-
sente, in occasione della venuta d'Urba-
no V. Imperocché l'una e l'altra erano
appartenenze del suo principalissimo uf-
fizio, destinato a rappresentare ed eser-
citare i supremi diritti temporali de'Pa-
pi e della Chiesa romana, tra' quali di-
ritti deve contarsi la giurisdizione sui
pubblici studi , e la collazione de' gradi
accademici. Quindi per la presenza del
camerlengo,cessandoogui ispezione e au-
torità del vicario pontiiicio («lille cose del-
lo studio, per la slabile assenza di tal pri-
mario nnnistro da Roma nel dimora->
re iu Avignone, il medesimo cauierlcn-
3io IJ N I
go con lelleie dimissorialì deputò alcu-
ni professori pubblici dello stesso studio,
delegali ad esaminar e presentar i candida-
ti, a promuoverli colla sua autorità nel
pubblico studio diRoma alla laurea dotto-
rale. Conferivasi questa allora con gran
pompa e solennità, che il laureando do-
vea spendervi 3ooo turonesi d'argento,
corrispondenti al valore di l'jo zecchini
romani, somma ragguardevole per que'
tempi, in cui non si era ancora scoperta
l'America e le sue miniere d'oro. Inoltre
dovea il promovendo giurare non solo
l'osservanza degli ordini e statuti dello
studio romano, secondo l'uso di tutte le
altre università, ma ancora : guod in an-
teafidelìseril Domino nostro Papae, et
Ecclesiae romanae ,€tSiiccessorìbus suis
lomanis Ponlificibus. Ftenazzi parla d'al-
cuni professori che ne'piimi tempi della
fondazione dello studio vi aprirono e ten-
nero pubblica scuola, fra'quali il celebra-
to lodigiano Oldrndo da Ponte, che poi
la tenne di leggi anco in Avignone nel-
l'università della curia, benché avvocato
concistoriale, il quale collegio ricevette
più ordinata a stabile forma da Benedet-
to XII, come pure da esso l'ebbe l'altro
collegio ùe Procuratoli di Collegi o[P .).
Vedasi il Cartari nel suo Syllahuni Ad-
vocatoritm s. Consistorii, opera prege-
vole per le molle notizie estralte dagli ar-
chivi della s. Sede , di cui era prefetto ,
la quale anche pe'monumenli insertivi,
fu utilissima non meno al p. Carafa che
al Renazzi, nell'ordinare e rischiarare la
storia dell'università romana. Ma tale o-
^era,V A ihenaeuni Romamim, e altre del
benemerito Cartari, come quasi tutte le
scritte nel secolo XVII, mancano di cri-
tica e talvolta con documenti alquanto e-
siranei all'argomento. Dopo il detto tem-
po i professori di diritto civile e canoni-
co che leggevano nello studio romano, e-
rano per lo più insieme avvocali conci-
storiali , e tra questi ordinariamente si
presceglievano. Anche ne'tempi posterio-
ri, nell'uDiversità vi furono, anzi vi sono
UN I
pure al presente, professori di legge che
nell'istesso tempo godevano la rispelta-
bile qualifica dell'avvocatura concistoria-
le, ben congruente a'pubblici maestri del-
la civile ed ecclesiastica giurisdizione. Sic-
come nel turbolento secolo XIV, scon-
volte anche altre città e benché meno di
Roma, si chiuse e cessò il pubblico slu-»
dio, e poi si riaprì e risorse con maggior
lustro, restituite a'cittadini la calma e la
tranquillità, altrettanto avvenne a quello
di Roma. Mantenutosi in vigore in mez-
zo al tumulto delle guerre esterne e del-
l'interne frequenti dissensioni, anch'esso
risentì gli effetti pregiudizievoli dell'in-
felice condizione de'tempi, cioè dopo la
partenza da R.oma d'Urbano V, onde do-
po il 1870 si chiuse e restò sospeso. Di
ciò fanno fede gli statuti di Roma rifor-
mati e rinnovati dopo tal anno, però ia
epoca incerta, probabilmente nel pontifi-
calo di Gregorio XI. In tali statuti il po-
polo e magistrali di Roma ebbero la lo-
devole cura di ristabilire le pubbliche
scuole , cessate a quel tempo per man-
canza di professori, mediante la rubrica e
capitolo : De Studiis G ener ali s Urbis Ro-
inae, nel quale ancora si dichiara istitu-
tore del medesimo Bonifacio Vili. In pri-
mo luogo si determina in esso, che i con-
servatori, maestri giustizieri, i loro con-
siglieri una. cum XIII Bonis flri di cia-
scun Rione (che tanti erano allora ), da
eleggersi segretamente e sollo giuramene-
to, avessero a scegliere 3 eccellenti dot-
tori, i quali dovessero risiedere e insegna-
re nel rione di Trastevere, allora il più
popolato di Roma, e dov'era domiciliala
buona parte delle famiglie romane. Si ca-
pisce quindi perchè la summenlovata ca-
sa nella piazza di s. Eustachio, denomi-
nala la Scuola j fosse contrattata e alie-
nata in uso privato nehSyS. A'profes-
sori s* ingiunge il peso di fare nel detto
rione le loro lezioni dalla festa di s. Lu-
ca Evangelista sino a quella de'ss. Pietro
e Paolo, il qual periodo di tempo forma-
va allora l'anno scolastico. Ali.°di essi
U N l
viene presciilla la lettura ilei gius cano-
nico, cioè in un anno le Decret.ìli e in al-
tro le Clementine alteiiìativaraenle. Al-
l'altro fu ini>iunto di leggere il gius civile,
interprelamlo a vicenda il Codice e il Di-
gesto. Si <là [)oi ficollàagli elettori o XIII
Buoni Uomini j o cittadini scelli da cia-
scun rione, e agli ali ri mentovali, d'asse-
gnar ad ambo i dottori sino a 200 fiori-
ni d'annuo onorario. Il 3.° dottore dovea
legger medicina, a cui da'medesiini elet-
tori si potessero fissare per onorario sino
ai5o fiorini. Oltre tali 3 dottori, dovea
scegliersi nn maestro di grammatica e di
logica coironorario di ^o fiorini l'anno.
I quali onorari doveansi prendere dal
dazio pagalo da'tiburlini al senato. Che
se i futuri dottori tralasciassero le lezio-
ni, venissero multati negli stipendi non
più in simplum^mtì in dupliwt. A.' cornei-
valori s'ingiunge d'invigilare su ciò , e
d'informarsi dalla scolaresca,se adempis*
sero puntualmente al proprio dovere; e
di cautelarsi con sicurtà nel dar a'dollo-
ri la 7..' rata degli stipendi, che avessero
compite l'annue lezioni, poiché in que'
tempi gareggiando l'università in toglier-
si i maestri edottori, talvolta per migliori
condizioni essi abbandonavano quella da
cui erano stali pagati, per avidamente pi-
gliarsi un altro onorario. Da ciò nacque
l'uso di stipularsi tra'professori e reggi-
tori dell'università contraili con fideius-
sori, per garantirne l'osservanza, ordina-
riamente stipulandosi peruti bieiuiio l'ob-
bligo di leggere in una università. Di più
prescrissero gli statuti di Roma l'elezio-
ne de'professori nel maggio, previo giu-
ramento de'magistrali ed elettori d'eleg-
gere i più idonei, ma sempre forastieri.
Siccome anco il Senatore di Roma (F.)
dovea esser forastiere, come i magistrali
civici d' altri luoghi, acciò non favorisse
una delle fazioni in cui erano divise le po-
tenti famiglie, così forse si sarà temuto
d'affidar l'istruzione della gioventù ro-
mana a'cittadini,nel timore che potesse*
ro istigarla a tentar novità e ad abbrnc-
UNI 3.1
cìare qualche partito. Si può forse cre-
dere che gli statuti in ctii si ordina il ria-
pri mento delle pubbliche scuole nel rio-
ne Trastevere, forraaronsi nel pontificalo
di Gregorio Xf, che con plauso universale
da Avignone si trasferì in lloina colla cu-
ria , perchè la sua immagine fu dipinta
in una sala del presente archiginnasio tra'
ritratti de' suoi più insigni benefattori ,
probabilmente per averle colla sua auto-
rità giovate e favorite. Certo è che nel
i38o e nel turbolento pontificato d'Ur-
bano VI sussisteva lo studio romano, il
di cui dotto medico Casini v* insegnava
la medicina; leggendovi il diritto cano-
nico e il gius civile Pietro e Angelo de-
gli Ubaldi o Baldeschi, fratelli del cele-
berrimo giureconsulto Baldo perugino.
Però è dubbio se Angelo propriamenle
insegnasse nello studio romano, o nelle
scuole palatine, università della curia che
nuovamente colla corte papale avea se-
de in lloma. Dirò una mia opinione sul
trasferimento delie scuole in Trasteve-
re. Gregorio XI nel recarsi in Roma non
andò ad abitare il patriarchio Lateranen-
se rovinalo, ma W palazzo apostoli co P'^a-
ticano^a cui è vicino il rione di Traste-
vere, e da questo palazzo Urbano VI pas-
sò ad abitare il palazzo apostolico di s.
Maria in Trastevere. Forse perciò si tro-
vò più conveniente la traslocazione ilelle
pidjbliche scuole romane vicino all'abi-
tazione pontificia, per la quale le vicine
regioni di Trastevere e della Città F^eo-
nina naturalmente divennero popolatis-
sime. Conosco bene che si può obbietta-
re, che la casa a s. Eustachio fu venduta
nel 1376, e che Gregorio XI si partì d'A-
vignone in tale anno; ma fo osservare ,
che avendo già il predecessore Urbano
V ristoralo e poi abitalo il palazzo Va-
ticano, era facile congettura , ovvero si
sapeva, che anco Gregorio XI «arebbe
andato al Vaticano. Il pertinace e fiero
scisma, i diversi partiti favorevoli o con-
trari Q Urbano VI e all'antipapa, furo-
no fatali in Roma alla coltura delle lei-
3i2 Uj\l
fere e alia sussistenza dello studio roma»
no, il quale nel finiredel secoIoXIV ces-
sò e lotaimenle si disperse, né più potè
lisorgere sino al seguente secolo. Neira-
prir di questo, non era estinto ne'ioma-
ni Io spirito fazioso e belligero, e Boni-
facio IX, cui riuscì ridurli a soggezione ,
pagò il comun tributo all' umanità nel
{4o4- Innocenzo VII, che dato gli fu a
successore, ad onta de* benefizi fitti al
j>opolo romano, questo nuovamente tu-
iiiulluò e sconvolse il governo della città,
a suggestione dell'ingrato eambiziosissi-
ittio Ladislao re di Sicilia. Costretto il be-
pigno Papa a fuggire in Viterbo , i ro-
mani si pentirono poi di loro ribellione
e lo supplicarono a ritornare in Ptoma.
Allora fu che Innocenzo VII profittando
della ristabilita tranquillità, pensò a se-
condare ilsuo genioperlescienze,ea ren-
dersi accetto al popolo romano, con ri-
stabilire in Roma il pubblico studio. So-
no veramente magnifiche l'espressioni da
lui usate nella bolla, Ad exaltationcm
Bomanae Urbis ^ et Citriae Nosirae de-
torem, del i." settembre i4o6, presso il
Renazzi. Espose l'ardente suo desiderio
di fare rivivere in Roma gli studi d'ogni
maniera per lunghissimo spazio di tem-
po intermessi ; cioè quanto al fervore
di studiare, da molti anni addietro ces-
salo, mentre le pubbliche scuole non e-
rano mancate che circa il fine del pre-
cedente secolo. Dice d'aver provveduto
per insegnare egregi professori e maestri
di teologia, di diritto civile e canonico ,
di medicina, di filosofia, d'eloquenza e di
lingua greca; invitando perciò lutti a gio-
vaisi alacremente di sì segnalati comodi
per profittar nelle scienze e nell' inge-
nue discipline. E perchè è certo che il fa-
n)oso xManuele Grisolara peli." fra'dolli
greci , è stato pubblico professore nello
studio romano rinnovato da Innocenzo
VII, insegnando la propiia lingua e spie-
gandone gli scrittori; e perchè a lui si dà
\\ melilo d'aver suscitato in Italia il gu-
sfo della greca letteratura e filosofia^quia-
UNI
di è pregio singolarissimo della romana
università d' aver avuto Ira'suoi profes-
sori il primario ristoratore de'greci stur
di in Italia. Si può inoltre credere, che
in compagnia di Grisolara a professar
eloquenza nello studio romano, Innocen-^
zo VII deputò il mordace Leonardo Bru-
ni aretino e Poggio Bracciolini fiorenti»
no, due celebri letterati già dal Grisola-
ca istruiti nella lingua greca in Firenze,
ed anch'essi contribuirono alla dilfusio-
ne della greca erudizione. Ih.** fu fatto
Segretario apostolico ^ il •3.'* Scrittore a-
postolico [P\) e poi anch'esso segretario
di più Papi come l'altro. Mentre era de-
siderabile che un Papa come Innocenzo
VII, anche a vantaggio del maggior sta-
bilimento e lustro dell'università, avesse
goduto vita più lunga,se ne morì nel i 4o6,
econ esso nuovamente cadde nel languo-
re e si eslinse lo studio di Roma. L'eletto
GregorioXIlfu di più bersaglio all'imper-
versante scisma, poiché nel 1 409 adunato-
si il famoso Sinodo ^xsd^nOy fu deposto col-
l'anlipapa Benedetto XIII, e invece eletto
il dottissimo Alessandro V. Così la Chie-
sa e i fedeli, che volevano venerare un sol
capo, si trovarono divisi nell'ubbidien-
za in 3 che per tali si trattavano. Se nulla
potè fare Gregorio XII pel ristabilimento
dello studio di Roma, molto meno fu per-
messo ad Alessandro V, cui la morte se-
guita in Bologna nel i4'o impedì di
recarvisi, e dove tosto gli fu dato a suc-
cessore Giovanni XXIII. Questi si portò
in Roma, ma agitato dal lacerante scisma,
fu costretto per terminarlo convocare il
il famigerato concilio di Costanza^ io cui
i dottori delle Università [V.) commi-
seroaudacementeatlentati contro la pon-
tificia podestà. La desolazione e le peripe-
zie di Roma^ in quell'articolo le descrissi:
vi ripullularono tutte le calamità che l'a-
veano desolata nel secolo precedente, on-
de fra l'agitazione e il disordine il suo stu-
dio restò affatto dimenticato. Intanto a
a Costanza Gregorio XII virtuosamente
liut^uziò il pQQtifìcalQ, Giovanai XXIII
U N I
e Benedetto XUI furono ileposli , e per
coniiin consenso l'i i novembre i4i 7 le-
slò dello ilioiunno Martino V Colonna,
con estremo s^iubilo de*suoi concittadini
e della Chiesa universale. Sebbene Mar-
tino V era impaziente di recarsi in Ro-
ma per riparare alla sua abbiezione,le cìr-
coslanze ne rilardarono l'elfetto sino al
termine del settembre 14^0, epoca con-
trastata quanto al giorno e ritardata da
Renazzi al settembre 14^ i» tra la comu-
ne esultanza. Tosto si accinse a ristorare
Roma dal suo squallore, riordinando le
cose pubbliche, in modo che la città ri-
prese l'antica sua maestà e splendore. Al-
lora il senato e popolo romano rivolsero
ì loro pensieri alla ripristinazione del pub-
l>lico studio, su più solide basi acciò non
tornasse a perire ; ma non si edeltuò nel
pontificato di Martino V, il quale ben-
ché d'animo grande ed eruditissimo,nul-
la fece per fare fiorire le scienze inRoma,
tranne una più esatta forma nell'esame
d'ammissione a'collegi degli UditoricURo-
tó e degli Avs'ocali concisloriali/\ quali
doveano aver prima professalo pubblica-
mente la facoltà legale, almeno per un
triennio. Neli43i eletto il virtuoso Eu-
genio IV, protettore de'letterati e degli
onesti, premiatore degli eruditi da lui sti-
mali e temuti potentissimi, perchè se di-
sprezzati o soverchiali a torto, potevano e
ponno vendicarsi colla penna, arma che
se ferisce ne resta la memoria imperitura;
perciò non poteva il senato e popolo ro-
mano incontrarsi in Papa migliore, per-
chè ponesse in alto le loro risoluzioni de-
cretate ne'pubblici e privali consigli, e
colla sua pontificia autorità stabilisse lu
I innovazione del tanto necessario pubbli'
co studio , confermando altresì le prese
determinazioni per provvedere alla sua
permanente sussistenza. Tali furono le i-
stanze che umiliarono a Eugenio IV i con-
servatori di Roma co'capo rioni, per cui
alle loro suppliche colla bolla In Supre-
mae^ de' io ottobre i43i, presso il Rc-
uazzi, rinnovò lo studio generale di qua-
VOL, LXXXIV.
UNI 3 1 3
iunqne facoltà in R.oma,e approvò i prov
vedmienlì presi dal senato e popolo roma-
no perla sua sussistenza. Di più dichiarò
che i professori e scolari dovessero gode
re i privilegi degli altri sludi generali, e
specialmentequellodel foro; laonde sen-
za loro consenso non potessero essere con-
venuti nella curia Capitolina; e riferen-
do quasi per intero la bolla del suo i .**
fondatore Bonifacio Vili, concesse a'me-
desimi il libero diritto d'eleggersi il ret-
tore a proprio piacere, cui spellasse la co-
gnizione delle cause civili, e la correzio-
ne di loro lievi mancanze, specialmente
d'ullìzio j e confermò altresì a favor loro
l'esenzione da tulle le taglie, imposizio-
ni e gabelle, sì sulle robe che sulle per-
sone. Approvò ancora la determinazione
con venula nel pubblico consiglio del po-
polo romano, sull'accrescimento del da-
zio sul vino foraslicre, che in Roma s'in-
trodurrebbe, perchè il denaro da ritrarsi
da tale addizione, e da durare finché sus-
sistesse lo studio, dovesse erogarsi negli
onorari de'professori,e nell'altre spese ne-
cessarie al mantenimento del pubblico
studio, ne giammai potesse convertirsi in
altro uso. A'romani dunque è la lode d'a-
ver rinnovato e provvisto d' opportune
rendite nell'augusta lor città il pubblico
studio; e al Papa Eugenio IV devesi la
gloria d'averlo colla sua suprema auto-
rità stabilito e approvalo, che inoltre con
ogni guisa di mezzi munifici ed (jiltcaci
lo pose in voga e splendore. Perchè l'au-
mento del dazio sul vino forastiere, as-
segnalo per dote fissa del pubblico stu-
dio, venisse fedelmente erogato negli sti-
pendi de' professori e nell' altre occor-
renze, volle il senato romano e il Papa
prescrisse, che il denaro ricavato s* im-
piegasse con intelligenza e per ordine del
rettore e de'riformatori. Il 1." rettore fu
Giovanni le Jeune ili Picardia, lettore in
giurisprudenza, e pel suo distinto meri-
to dopo varie cariche Eugenio IV lo creò
cardinale : il rettore era un magistrato
accademico scelto da' professori e dagli
?.o*
3i4 UNI
scolari, per rappreserilare il corpo dell'u-
niveisltà e vegliare sui di lei regolamen-
ti, I riformatori dello studio erano 4 p»"'-
marì gentiluomini romani, ed a questi il
senato Tom a no commise la presidenza ,
amministrazione e cura del medesimo,
delti anche Provispres depulati super
Studio affline l'rhis, Offìcialcs et Prae-
sidentes. Governavano essi lo studio e ne
amministravano le rendite congimita-
mente al rettore, ed a loro spettava la
scelta e deputazione de' pubblici lettori.
Il «."di tali riformatori fu Paolo della Val-
le, già medico eccellente d'Alessandro V
e Martino V. L'autorità poi eia rappie-
senlnnza della podestà p«d)b|ica, ossia so-
vranità npllo studio di Roma, era ineren-
te al cfliT^erlepg^ di s. Chiesa qual can-
celliere 4i esso e delle sciiole palatine.
Pertanto il camerlengo è stalo sempre il
primario e universal superiore dpi }>ub-
blico studio, che su di esso esei cita i di-
ritti e la rappresentanza della pubblica
podestà, e Iq di cui suprema giurisdizio-
ne si estende non solamente sui profes-
sori e gli scolari, ma abbraccia ancora i
magistrati subalterni, preposti all'interno
regolamento calla soprintendenza quo-
tidiana del medesimo, siccome dic!iia>a
Jlenazzi, Egli aggiunge, die tutti gli scrit-
tori che hanno trattato delle università
e de' diritti e privilegi accademici, uni-
formemente asseriscono il cancelliere es-
sere appunto quello, che in esse rappre-
senta le parli del principe, e che vi eser-
cita in di lui vece la sovrana autorità,
onde tutti al medesimo sono subordinali
in qualunrp^e rango o maniera apparten-
gano alle pubbliche accademie. Quanto
al camerlengo di s. Chiesa, vi è espressa
legge e pontifìcia sanzione di Gregorio
Xll(ziod']Pugenio IV),il quale colla bolla
y4posfolÌ€aeCanierne,óe i 5 giugno !4"7>
Bull. Hom. t. 3, par. 2, p. 4oo: Facul-
tns <S. E. E. Cardinalis Cameraw avo-
candi ad se causas quasrumque Came-
ram Aposlolicam quomodolibef tangen-
te.^: tra le altre amplissime facoltà gli at-
V N I
tribuì anche la giurisdizione su tutti gli
studenti, a'quali il fare ragione e ammi-
nistrare la giustizia, volle che fosse partir
colarcura e diritto del camerlengo. Quin-
di ap[)ena ripristinato lo studio romano,
trovasi aver il camerlengo nsalo di sua
superiorità. Poscia Eugenio IV, interes-
sandogli sofnn»amente che a riformatori
venissero deputate persone savie e intel-
ligenti, per vantaggio e decoro del pub-
blico studio, ad istanza de' conservatori
e capo-rioni di |lomo, a'y febbraio i433|
promulgòcorrispondente bolla. In es<a si
deteimina, che ogni anno nel mese di di-
cembre si debbano eleggere dal senato r 3
de' più ragguardevoli cittadini romani,
tra'quali sianvi ancora alcuni dottori le-
gali; e che il camerlengo, a cui gli eletti
saranno presentati o al (li lui luogotenen-
te, 4 «^e scelga a proprio arbitrio, inchi-
dendovi sempre un dottore legale, i qua-
li nel prossimo futuro anno abbiano ad
essere riformatori. Cos? pure di 3 nota-
vi, contemporaneamente eletti dal sena-
to, e presentali al camerlengo, uno da
questo 0 dal suo luogotenente si scelgi
per essere notaro de* riformatori in ogni
anno. Inoltre Eugenio IV colla bolla at-
tribuì a' riformatori l'amministrazione
delle rendite assegnate pegli onorari de'
professori e per le altre spese occorren-
ti dello studio; ingiungendo, che sopra -
vanzando denaro, debbasi erogare nel-
la fabbrica d'un collegio, in cui si man-
tengano scolari poveri romani ansiosi di
attendere alle lettere. Avendo pure pre-
scritto che il ricavalo dall' aumento del
dazio spi vino , destinato per gli effetti
suddetti, si depositasse presso uno de'piì^
sicuri mercanti, ebbe quindi origine l'uf-
fizio di depositario della gabella dellostu-
dio; ufìizio che divenne onorifico e Inero-
so a segno, che talvolta lo conferì il Pa-
pa, come fccp Paolo li. finalmente Eii-
genio IV dichiarò nella bolla, die il no-
taro e rifoi malori durassero nell'uffizio
un anno, compilo il quale debbano a*
conservatori, con 3 capo-rionì,e un uomo
U N I
probo tìrpulalo tlal camerlengo o suo
jiiogoleiieiife, leutlere esalto conto di lo-
ro atiin>inistrazioiie. Da r|ucsta bolla an-
cora si tletluce quanta fosse sul publ)liro
studio la superiorità e giurisdizione del
camerlengo, della quale parlarono alcuni
scrittori, con individuarne anche gli alti
principali d'eleggerei pubblici professori,
emanar editti e regolamenti intorno le
cose dello studioj deputarvi n)ini$trì e in-
servienti; tra 'quali il Zecchi, De Bt'jmh.
Juclcs. t'\l.dcCamerar,,\\ quale nota che:
Camcrarìì ìna:?f:ìma est aiiciorìtas. . . .
Jdcm e tinnì cura in hahct Stiidii Urbis
si/nitlcitm cii'ìbiis romanis^et eligcrc ha-
Icl doctores Icgenlcs eie. Afiìnchè le cu-
re del senato e le provvidenze d'Eugenio
JV, per la ripristinazionc e stabilimento
dello studio romano riuscissero perfetta-
mente compite, era necessario che lepul)-
bliche scuole non fossero Ira loro divise
e per Roma disperse ; ma che unite in-
sieme avessero sede fìssa in luogo como-
do e frequentato della città. Si provviile
anche a questo , poiché le scuole furono
collocale nel rione s. Euslachio, dove al
presente ancora decorosamente esistono,
tra l'insigne parrocchiale anljcli'ssima
chiesa e diaconia cardinalizia dedicata a
tal santo, già nobilissimo romano, e quel-
la posteriormente fabbricala di s. Giaco-
ino della nazione di Spr/gna (f-), l'al-
tro prospetto esterno della quale corrir
sponde weWn piazza Nnvona. forsea sce-
gliere tal silo contribuii la memoria che
ivi intorno assai probabilmenle fossero le
jicuole state aperte la i .' volta sotto il suo
fondatore Bonifacio Vili. Il Renazzi cre-
de, che senza dubbio il principal motivo
fu, che il rione di s. Eustachio già sin d'al-
lora essendo quasi nel centro di Roma,
ussai accresciuta di fabbriche e d'abitan-
ti, situato nel prossicno Campo Marzo e
verso il Valicano ossia Rorgo, in esso le
jìubbliche scuole venivano ad essere per
cliiunque le frefpicnt(Mebbe , comode e
facilmente accessibili. Negli statuti di Ro-
tila, pubblicali uclponlilìcalo di l*aolo II,
UNI 3i,T
cliiarainenle si enuncia , che le case ue.\
detto rione furono comprate a tempo
d'Eugenio IV pccnniis dirti Studii^ cioè
col ritratto dell'accrescimento del dazio
sul vino fora^tiere, imposto per stabilire
e mantenere lo studio. Eugenio IV per
ampliare la fabbrica delio studio, die n-
na casa che apparteneva al monastero di
s. Paolo, da lui acquistata , per cui 0*9
settembrei433 s'intimò dal camerlengo
di partirne a Teobaldo monaco che l'a-
bitava e nel qual giorno era slato eletto
vescovo di Seez, come apprendo dagli^r-
chiatri pontificii di Marini. Viìò creder-
si , che non potessero subito ridursi le
delle case a edilìzio per |o studio, e che
in tutte vi fossero stabilite le scuple delle
diverse f^icolià, le quali fraU<into in vari
altri pubblici luoghi saranno sl^te collo-
cate inlerinalmente, an?j ve ne SRDO le
memorie che riprodusse l'aecuralo storico
Renazzi ; e presso la chiesa di s, Riagio
della Pagnotta, ora degli Armeni^ il bre-
sciano mg.' Domenico de Domeniphi d'or-
dine d'Eugenio IV tenne pubblica scuo-
la di teologia, facente parte dello studio
romauo, non ancora abbastanza ampio
per darvi ricetto a tutte le scuole delle
diverse facoltà, Bensì è certo, che sino da
Eugenio IV tulle le funzioni accademi-
che e gli atti pubblici si facevano nella
prossima chiesa di s. E'islachio (oveil be-
nemerito storico fu tumulato, ed io suo
riverente corapendialore, continuatore
con minori proporzioni, e illustratore in
alcuna parte, nello stesso nobile tempio
ho scella la mia sepoltura, nella cappella
di mio padronato, della quale riparlai in
questo stesso voi. LXXXI V, p. 65, il che
avrà effetto se piacerà a Dio , abitando
ora a fianco del maestoso edifizio dell' i[/-
nivcrsità Rumana, nel Palazzo Carpe-
gna), o nella sagrestia della medesima.
Si osservò tale uso per lungo tempo, per-
chè nella primiliva fabbrica, non mollo
ampia e piuttosto umile, d'un solo pian-
talo al piano terreno, non era vi luogo ab-
bablunza vasto e capace per conlcncrc lui
3iG UNI
la la scolaresca, e la moltitudine trcslra-
nei, che fpsse per intervenire alle solenni
accademiche funzioni. Leggo nelch. Rat-
li, Notizie della chic sa delV Archiginna-
sio, che questo mancò del suo indispen-
sabile oratorio o cappella, per adempier-
si le pratiche religiose e tenersi gli alti
pubblici della medesima, dalla sua fon-
dazione sino al pontificalo di Leone X.
ssSupplivasi a tale mancanza, e c">òfu per
lo spazio di più di due secoli, colla pros-
sima chiesa di s. Eustachio, nella quale
perciò nel giorno festivo di s. Luca si re-
citava l'orazione degli sludi, si faceva la
lettura del ruolo de' professori, si confe-
rivano nel corso dell* anno i gradi e le
Jauree dottorali , tenevansi le pubbliche
disputedegli studenti, non che le conclu-
sioni de'nuovi uditori di Rota e degli av-
vocati concistoriali, che presentemente si
tengono nel palazzo della Cancelleria.
Credo, che questo fosse il motivo, per cui
ne' più rimoti tempi uno de' presidenti
all' università , che in seguito ebbero il
nome di riformatori dello studio, era l'ar-
ciprete di quella chiesa , della qual cosa
ci dà contezza la bolla di Bonifacio Vili
de'a giugno i3o3, colla quale vari privi-
legi si concedono agli scolari studenti, in-
dirizzandola il Vox\\.e£\cQ di leclisjiliis Ab-
bati monasterii s. Laurentii extra mu-
ros^ et Priori hasilicac ad Sane fa San-
ctoruni^atqueArcliipresbyteroecclesiae
s. Eustacliii de Urbe'*. Per quanto dirò
poi col medesimo scrittore, nella chiesa
di s. Eustachio si continuarono a fare di-
verse funzioni, fino al compimento del-
l'attuale chiesa dell' università romana.
Tale era la preminenza di stima nella
curia e corte romana del rettore dell'u-
niversità, che nel 1499 essendosi tenuta
nella chiesa di s. Eustachio pel nuovo «•
ditordi Rota la dispula o conclusioni, a-
\endo Ira gli altri qualificati soggetti ar-
gomentato anche il rettore dello studio
e il governatore di Roma, su questi ebbe
l'altro la precedenza nell'argomentazio-
ne. Del conferiujeulo delle lauree iu s.
U N I
Eustachio, delle solenni dispule e Con-
clusioni' {^l.) ivi tenute dagli uditori di
Rota e dagli avvocali concistoriali, già
trattai ancora nel vol.LXXXlI,p. 1Z1 e
altrove. In mezzo però a sì fausto e pro-
speroso rinnovamento dello studio roma-
no, non mancò d'insorgere qualche grave
ma passeggiera vicenda. Avendo milita-
lo per Eugenio 1 V, Nicolò Forlebraccio
perugino, colla sua banda d'armati, non
conlento di quanto erasi preso colla vio-
lenza,arditamente domandò al Papa i suoi
stipendi, e n'ebbe in risposta dovergli ba-
stare il tolto. Del che altamente sdegna-
tosi, colla sua masnada die il guasto alla
Canìpagna di Roma, per cui molto de-
naro proveniente dal dazio assegnalo al
pubblico studiojin vece d'impiegarsi a van-
taggio di questo, lo volle il Papa a sua di-
sposizione; tuttavia si ha dal Cartari, che
Eugenio IV approvò il pagamento di
4443 fiorini di camera pel dello motivo
nel 1433 sborsali a'riformalori dello stu-
dio del ritratto dalla gabella. Ma i ro-
mani mal sodrendo le patite depredazio-
ni, i bestiami rapiti o uccisi, se ne quere-
larono col veneto camerlengo cardinal
Condulmiero nipote del Papa, che rispon-
dendo stranamente: T veneziani viver be-
ne senza greggi e più civilmente di loro;
inaspriti gli animi de' ricorrenti, ed aiz-
zali da'Colonnesi, insorsero con quel fie-
ro tumulto, a salvarsi dal quale Eugenio
IV precipitosamente fuggì da Roma a*
1 4 giugno 1434 i" Toscana. Nella gene-
rale perturbazione che seguì, niuno più
pensò alle pubbliche scuole, o potè di lo-
ro prendersi cura. In breve rimessi ìq
dovere i tumultuanti, dall'armi del pre-
lato Vitelleschi, questi a' 26 ottobre ri-
stabilì nella città l' autorità del Papa e
la comune tranquillità, onde tosto ripre-
se vigore il pubblico studio, e fiori ne*
successivi anni. Il Millinif poi cardina-
le, nello studio romano sostenne parec-
chie dispute pubbliche legali, e fu insigni-
to della laurea dottorale con islraordina-
lia magnificenza, assistilo da due bidelli
UN I
deiruùiversilà con veste talare, berretta
in testa e mazza in mano. Nei pontifica-
to d'Eugenio IV cominciò veramente a
propagarsi in Roma 1* ardore pegli sludi
e il gusto per le Ietterete l'università che
con fervoroso impegno egli e il senato ro-
mano vi aveano ristabilito , die moto e
vigore al letterario fermento. Eugenio IV
inoltre contribuì a dilatarlo colla stima
e protezione che accordava largamente a'
dotti, e quanti ne conobbe gl'impiego in
corte. Dopo la celebrazione del concilio
di Firenze, tornato il Papa a risiedere in
Eomu nel 1 44^> seguito da dottissimi per-
sonaggi, si sparse sempre più tra'roma-
ni l'amore e il coltivamento delle lette-
re, a cui il pubblico studio dava a chiun-^
que adito e agio di poter attendere co-
modamente e di farvi i più lieti progres-
si. Edicacemente vi contribuì a propa-
gare l'amore pegli studi il celebre greco
Bessarione di TreMscnda^ da Euge-
nio IV creato cardinale, nella cui casa si
formò una florentissima accademia, per
rinnovare e spandere la filosofia di Pla-
tone, come in Firenze avea fìitto Cosimo
de Medici; per cui la letteratura roma-
na dilatossi mirabilmente e sali ad alto
grado di rinomanza. Incoraggiò Eugenio
IV le scuole palatine o università della
curia, con elevare al cardinalato fr. Gio-
vanni di Torrecremata maestro del 6.
palazzo. Il pontificato del successore Ni-
colò V riuscì splendidissimo per la roma-
na letteratura, poiché tenne gli scenzia-
ti e gli eruditi in luogo de'parenti, e ne
fu amante e munificentissimo mecenate,
Egli primeggia fra'Papi chesi presero cu-
ra per la coltura e incremento delle scien-
ze, e le fecero fiorire grandemente, con
illuminato discernimento. A Nicolò V per
aver magnificamente accolto i dotti greci
foggili dall'eccidio di Co.9^<^/i<mo^o/i,con-
quistata da' Tlwrr/*/, per l'immense spese
impiegate nel fare raccogliere ovunque
e tradurre i più preziosi codici, la lette-
ratura romana gli deve quel sublime gra-
do d'incremento e di spleui|ore a cui a|-
UNI 3i7
lora pervenne. Roma per lui risorse al-
l'antica sua maestà, la corte pontificia di-
venne il centro dell'onestà e del sapere,
ed il palazzo apostolico Vaticano un em-
porio di dottrina pel raccolto nella Bi-
blioteca Vaticana (/^.), doviziosamente
ricca di preziosi codici; e siccome ad es-
sa poi fu aggiunta la celebre Stamperia,
in quest'articolo didusamente ne ripar-
lai, in uno alla mirabil arte della Stani-
pa, introdotta in Roma con tanto suc-
cesso per l'agevolamento degli studi. To-
sto in Roma, dopo il rinnovamento del-
lo studio, fiorirono dottissimi romani, e
fra'cardinali Giordano Orsini, Giuliano
Cesarinif Domenico Capranica, fonda-
tore in Roma dell'almo Collegio Capra-
nzV^ esistente, e ne riparlai nel voi. LXX,
p. 227: sepolto il cardinale in s. Maria
sopra Minerva, neir anniversario di sua
mortesi recitava solenne orazione fune-
bre in lode di sua beneficenza, coll'inter-
vento del magistrato romano. Il Piazza
neWEusevologio Romano, trat. 1 3, cap.
26: Della Biblioteca Capranica, la ce-
lebra per ricchezza, copiosi tà e rarità, rac-
colta dal cardinale a pubblica utilità. Non
essendosi effettuata l'istituzione delcolie^
gìo, designato da Eugenio IV pe'poveri
scolari romani, T effettuò il cardinal Ca-
pranica nei suo proprio palazzo e co'pro-^
pri beni, ed essendo vescovo di Fermo fu
denominato ne'primi tempi, Co/Zeg^/o del-
la Sapienza Ferniana, e si riguardò co-
me specialmente addetto all'università e
quasi parte di essa. Nelle costituzioni cora<«
poste dal cardinale e approvate da Nico-
lò V, ponendo il collegio sotto la prote-.
zione di s. Agnese vergine e martire, pre-
scrisse che tranne la teologia, tutte le al-,
tre scienze doveano studiarsi nella puh<»
blica università. Dalla corte del cardinal
Capranica uscirono il cardinal Ammana
nati e Pio fi i\oiihs\m\, oltre altri scenzia?
ti. In questo tempo era in vigore la libe-i
la scelta de' professori e scolari circa il
loro rettore; ma in seguilo i Papi, per toi
gliele forse gli abusi e le giuc iu Ioli cIq^
3i8 U JN' 1
zioni, ne avocarono a loro stessi la depu-
lazioiie, come poco a poco era avvenu-
to con altri pubblici ullUi. Del resto Ni-
colò V confermò allo studio romano tut-
ti i privilegi ed esenzioni già concessi da
Bonifacio Vili, e con sua bolla v'intro-
dusse un nuovo ordine e metodo di stu-
di, assai migliore de! precedeute; e pare
specialmente riguardante la fdosofia e l'e-
lf)quenza latina e grecale quali facoltà col
ritrovamento e colle traduzioni di quasi
lutti gli antichi scrittori, aveano acqui-
stato nuovo lustro e maggior estensione.
Di più per più ampia e onorevole ricom-
pensa alle fatiche de'suoi professori, e per
la diuturna conservazione dell'universi -
là, gli aumentò i proventi con applicar-
le in perpetuo diversi redditi; onde vi
fosse più opportuna maniera di dare o-
norari corrispondenti al merito delle più
dotte persone, che si fossero anco da al-
tri luoghi e università fatte venue per in-
segnarvi. Per luttociò non potè non pro-
sperare lietamente 1' università, e non
abbondare di scelli dottissimi professo-
ri. I dotti greci, che per l' invasione de'
turchi furono costretti ad abbandonare
la patria, e a procacciarsi in Italia un a-
silo e il sostentamento, contribuirono
nell' università romana a ravvivarvi e
propagarvi i filosofici studi, e dopo con-
trasti tra'greci stessi, a preferenza della
filosofìa di Platone, introdussero nelle
scuole romane quella d' Aristotile vigo-
rosamente, con gran copia di erudizio-
ne e numeroso concorso di uditori. Ni-
colò V avendo fatto tradurre dal greco
in latino l'opere d'Aristotile, in quell'e-
tà sembrò riportare trionfo sidla filoso-
fìa Platonica l'Aristotelica. Quantunque
air epoca in discorso abbondasse V uni-
versità romana di eccellentissimi profes-
sori, pure gli studi teologici non tanto in
essa fiorirono, quanto quelli di altre fa-
coltà. Non maocavano neh' università
scuole teologiche, ma o perchè sussisten-
do ancora le scuole palatine o università
della curia romana nel palazzo pontifi*
UNI
ciò, i migliori maestri di teologia, scelli
negli ordini regolari, in essa la professas-
sero, onde sopra gli altri fiorivano gli slu-
di teologici, e di preferenza vi concorre-
vano gli studenti ; o perchè il gusto so-
praffino, con cui le lettere umane già in-
segnavansi nelle pubbliche scuole di Pvo-
ma, chiamasse ad apprenderle la gioven-
tù, che le frequentava, e la ritraesse da*
teologici studi, tuttavolta involti nell'in-
coltezza e sottigliezza scolastica; ella par
cosa manifesta, che nella romana univer-
sità non vi fosse in gran voga la teologia,
e con maggior ardore e concorso vi si col-
tivassero le altre discipline; il che pare,
secondo il R.enazzi , che altrettanto av-
venne in appresso, e ciò per le altre scuo-
le teologiche, che in Roma furonvi qua-
si sempre. Non mancarono però nell' u-
niversità romana insigni professori di teo-
logia,celebri per dotte opere date alla lu-
ce. Non vi fu poi forse circa la metà del
secolo XV e sino al di lui termine uni-
versità in Italia, che gareggiar potesse con
quella di Roma negli studi delle lingue
e dell'eloquenza greca e latina, quantun-
que non vi mancassero in ogni altra fj-
collà dotti e accreditali maestri, massime
nella giurisprudenza e nella medicina. Ne!
\^55 colla morte di Nicolò V, le lettere
e i letterati perderono il loro più valido
sostegtio. Calisto III, che gli successe, tut-
ta la sua cura applicò a frenare le con-
quiste de' turchi, e nell' ingrandimento
(\e parenti. Seguivano i riformatori dello
studio ad essere gratuitamente gentiluo-
mini romani, ma i 3 deli 407 ricorsero al
Papa, esponendogli le gravi e continue
fatiche a pregiudizio delle loro cose do-
mestiche, e lo pregarono d'assegnar ad es-
si e successori un annuo onorario sulla
gabella dello studio per compenso, e Ca-
listo 111 accordò a ciascuno i5 fiorini d'o-
ro di camera annui, e dipoi fu accresciu-
to a 35 fiorini. Anche de'riforroatori Re-
nazzi ne raccolse le notizie biografiche.
Sembrava che Pio li Piccolomini , che
gli fu surrogato nel 1 4^8, per la sua va-
UN I
Bla cìotlrina, elevatezza d'ingegno e ope-
re composte, dovesse superare Nicolò V
in proleggere le scienze e in premiare i
lelferati; pure ben poco frutto ne ricava-
rono i dotti, e quasi niun vantaggio ne ri-
senti la romana letteralnra, probabilmen-
te per essere ancli'egli luttoquanto preoc-
cupato in apprestar la guerra contro Tf^r-
rA/V/. Conferì il rettorato a Stefano <leBot-
tigelli , derogando specificamente al di-
ritto d'elezione, competente a'professori
e scolari dell' università; e siccome tro-
vavasi assente il camerlengo, lo nominò
anche vice-cancelliere della medesitiia. U-
ìia serie di soggetti per natali e dignità
distinti, scelli da'Fapi ad esercitar il ret-
torato, molto servì ad accrescere il lustro
e le prerogative di tale impiego. Renaz-
zi ne riporta le notizie. L' ordine degli
sludi, il regolamento delle scuole, In di-
stribuzione delle lezioni interamente di-
pendevano dal rettore. Esercitava la sua
giurisdizione sui professori, scolari e uf-
(jziali dell'università in tullociòche con-
cerneva il servigio pubblico della mede-
sima, le loro mancanze nell'uflizio e de-
linquenze minori. Quindi come tutti gli
altri magistrati e ufliziali pubblici era due
volte la settimana ammesso all' udienza
fissa del Papa. Nondimeno si deve a Pio
Il l'istituzione del collegio de'70 Abbrc
viatoriy nel quale ascrivendosi i più eru-
diti d'ogni nazione, così recò in qualche
modo vantaggio alla letteratura romana;
e l'elevazione al cardinalato de' dotti fr.
Alessandro Ol'wa e Jacopo AnuiiannatL
Parecchi scenziali chiamati in Roma da
J'.ugenio IV e Nicolò V, facendo parte de'
co 1 1 eg i d e* Segre tetri apos to liei ede^WÀb-
breviatori di pareo maggiore ybeiìcUè va-
riate le circostanze, e stabiliti nell'erudi-
to e magnifico soggiorno di Roma , non
.<;eppero risolversi ad abbandonarlo, con-
tinuando il loro eiUcace alimento e pre-
sidio alla letteratura romana. Questa pa-
tì grave sciagura, quando Paolo li sciol-
se la famosa accademia romana , bene-
merita per lo studio delle aulichità, e dal-
UNI 319
la quale derivò poi il rinnovamento del
Teatro (V.), che fomentò ne'romani l'a-
more e la coltura delle lettere; e piìi lar-
di la ponlitìcia Accademiaroniana d'Ar-
cheologia fiorenle,che in tanti luoghi ce-
lebrai.Istituita dal dottissimoGiulio Pom-
ponio Leto professore dell'università ro-
mana, il Papa per gravi sospetti di prete-
sa congiura fece torturare gli accademi-
ci e poi loro restituì la libertà. Accusati
pure di congiura gli abbreviatoli. Paolo
II ne soppresse il collegio senza alcun
compenso. Però è falso l'asserto di Plati-
na, irritalo per essere uno de' persegui-
tati, che Paolo li fu nemico degli studi
e degli studiosi, e che esortasse i romani
a non permettere a'figli di perdere il tem-
po alle scuole letterarie, bastando che sa^
pessero leggere e scrivere; poiché di ge-
nio erudito fu amantissimo raccoglitore
di medaglie, statuee altri monumenti an-
tichi, adunò gran copia di codici prestan-
doli a chiunque; generosamente favorì le
lettere, ed ebbe singoiar cura dell' uni-
versità romana e de'suoi professori. Frat-
tanto sotto Paolo II fu introdolta in Ro-
ma l'arte della Stampa^ meravigliosa per
propagrireil regno delle scienze, facilitar-
ne la cognizione, e assicurarne la perpe-
tuità (inoltre viene considerata oggidì,
quanto a quella de' Giornali y come nel
maggio del corrente anno dichiarò in
Londra nella camera de'lordiil ministro
lord Panmure, come l'organo e la guida
della pubblica opinione). Pel favore del
Papa rapidi e vasti ne furono i progressi
che in Roma subito fece, contribuendovi
la nobilissima famiglia de'Massimo, che
nel Palazzo Massimo le die ricetto. Co-»
sì nuovo lustro e maggiori comodi e pre*
sidii colla moltiplicazione de' libri s' ac^
crebbero alla romana erudizione pei l'or-
gano della stampa. Vacato il camerien-'
gato cancelliere generale dell'università,
nel 14^4'' P'ipatleputò soltanto a eserci-
tarne le funzioni col titolo di commissa-
rio del camcrleiigalo, il nipote Marco Bar-
bo poi cardinale, e col detto titolo con-
320 U N I
l'uiuò atlarnmiiiislrarlo. Paolo IT fece te-
ner scuola di teologia dallo spaglinolo
Giovanni della Brixa , nella chiesa di s.
JMarco, contigua al suo Palazzo ci pò sto •
Iwo di s. Marco, ed egli slesso interven-
ne a sentire (jualclie di lui teologica le-
2Ìone, e lo pose tra'suoi famigliari, con
■vitto e vestito per lui e un domestico, ol-
irei co ducati d'oro papali che percepi-
■va dalla dogana dello studio. Paolo 11 se-
guendo l'esempio del zio Eugenio IV nel
favorire e proteggere l'università roma-
na , nulla pili ebhe a cuore quanto che
i professori ricevessero ampi e generosi
stipendi, e che questi fossero loro pun-
tualoìente pagali. Parecchi letterati allo-
ra famosi vennero a [\oma, chiamali per
occuparvi le cattedre, che riuscirono al-
l'università di singolare ornamento. Il se-
nato romano, rinnovati gli statuti della
citlà, ordinò la conservazioue dello stu-
dio generale nelle ca'^e a tal uopo destina-
te nel rione di s. Eustachio, col consen-
so di Paolo li. Fioriva felicemente la ro-
jnana università e ormai gareggiava co*
j)iìi jinomati studi d'Italia, e tale era il
concorso che la sua località era divenula
angusta, per cui erasi querelalo Pompo-
nio Leto in vedere i suoi uditori afTollati
e costretti a star fuori all'aperto, onde
reclamò al senato perchè volesse destina-
re all'insegnamento più ampie sale. Di-
poi Pomponio come il i ."tra'professori di
Jjelle lettere, tornò a insegnare nell'uni-
Tersilà,e per 4o anni fu V ammirazione
cje'suoi discepoli, molli recandosi in Ro-
ma soltanto per conoscere e udire la sua
feconda dottrina. Pare che 1' accademia
di Pomponio si rinnovasse neh 4 83. Nel
j47I colla morte di Paolo 11, l'universi-
tà fu vicina a perdere ogni lustro acqui-
etato , e poco mancò che del tutto non
perisse. Il successore Sisto IV dottissimo,
i)iuna cosa oprò a favore di essa, e tutto
il suo amore pose nel perfezionate ledi-
ì;posÌ7.ioni di Nicolò V per la Libreria
Vaticana, nell'accrescerla magnificamen-
te^ e nel reqdevla pubblica, e sempre a»
UN I
perla a comune comodo e istruzione; de-
putandone a custode il Platina , che ne
formò l'inventario, e dotandola di rendi-
te copiose pel suo mantenimento. Dedi-
to alle guerre, non dubitò per esse più
volle convertire le rendite assegnate pel
pubblico studio,e vendendo il suo notaria-
to che il senato ricomprò; aggravò di pesi
gli stipendi a'professori, per fure la strada
che da Castel s. Angelo conduce al Vatica-
no, egìunsean«gar loro la promessa Qi«r-
cede. Quesl' avversità fu inconcepibile,
poiché uno de'riformalori gli fece osser-
vare : Che essendo stalo egli pubblico pro-
fessore di filosofia e di teologia nell'uni-
versità di Padova, Bologna e altre città,
sembrava che più d'ogni altro avesse do-
vuto proleggere coloro, che travagliava-
no per la pubblica istruzione ; e se non
premiarli, come nvriano meritalo, alme-
no nou togliere ad essi la doverosa retri-
buzione di loro fatiche! Perciò parecchi
abbandonarono lecattedre,comechè pre-
giudicati nel convenuto stipendio, ed al-
tri restarono scoraggiati, fra'quali il ce-
lebre Francesco Filelfo da 2'olenlino, che
se ne parili, con grave danno del pubbli-
co insegnamento. Sisto I V colla bolla Di-
vina aelerna^ deli47B, rinnovò il colle-
gio degli abbreviatori delle lettere apo-
stoliche; e con altra bolla sulla facoltà
privativa degli avvocati concistoriali, lo-
ro commise d'esarainare,ovunque fosse la
curia, i piomovendi al dottorato e licen-
ziatura ne'dne diritti, dichiarò che il ca-
merlengo dell'università o studio, e del-
la curia di Pioma Canctllariiis genera-
lis existitj e che nella podestà di crearvi
dottori Jpostolica et Imperiali fitngitur
aucloriiate.Sìn da quel tempo i camer-
lenghi solevano deputare un soggetto col
titolo di luogotenente, il quale facesse le
loro veci nella collazione delle lauree dot-
torali ; uso che si conservò colla destina-
zione che fecero d'un prelato romano U-
dilore di Rota (F^.). AWova i cardinali ca-
merlenghi in ogni cosa esercitavano la lo-
ra autorità libera cpieoa oell'università
UN I
romana. Spedivano ì loro ordini e mnn-
doti ai rettore e a' riformatoti delio stu-
dio ; e a'depositarii della gabella assegna-
ta pel mantenimento di quello, ingiun-
gendo loro il pagamento delle spese oc-
correnti e la soddisfazione degli stipendi
a'professori. Anzi il camerlengo sceglie-
va ancora e deputava i pubblici profes-
sorij assegnando loro conveniente stipen-
dio, indi comamdando al rettore e rifor-
matori d'ammetterli all'esercizio della
lettura, e di far loro pagare lo stabilito o-
norario.AncbeSislolV nominò il rettore
dell'università, in Orso Orsini vescovo di
Teano, ed il suo fratello Battista poi car-
dinale fu vice-rellore della slessa. L'u-
niversità romana nel 1 484> per la morte
di Sisto IV, evitò il perìcolo che le so-
vrastava di totalmente disperdersi. Sotto
Innocenzo Vili cominciò essa a respira-
re e a riprendere in gran parte il vigore
e il primiero lustro. 11 Papa lasciando in-
tatti i redditi airuniversitù assegnati, vol-
le elle i professori prontamente e intera-
mente ricevessero i loro stipendi, facen-
do supplire dalla carnei a apostolica quan-
do non erano sulììcicnti gì' introiti della
gabella del vino. Quindi il senato potè
scegliere idonei e meritevoli soggetli,e In-
nocenzo Vili si prese il pensiero di prov-
vederne alcuno di maggior grido. Anzi
avea concepito la bella idea, d' abbatte-
re 1* angusto e rovinoso edifizio del pub-
blico studio, e innalzarne nitro vasto e
magnifico; in procinto d* intraprendere
l'opera, la morte l' impedì. Favorì e si
mostrò propenso co' dotti, ed accolse in
Boma il famoso Giovanni Pico della Mi-
randola(F.)^ ove si recò a far mostra so-
lenne e a dar pubblico saggio del suo e-
minente e universal sapere nella teologia,
nella metafisica, nella fisica, nella dialet-
tica, nella matematica, nella morale, nel-
la cabala e nella magia naturale, e della
5ua immensa erudizione secondo quell'e-
poca ; ma le sue proposizioni giudicate
astratte, sterili e frivolissime, in numero
dii3 furono uuche condannate dal Pa-
UNI 32 f
pa. Ninno avrebbe credulo che salito al
pontificato nel 149*2 Alessandro VI, li
romana università gli fosse debitrice di
sua miglior sorte e più nobile collocazio-
ne ; perchè immerso nell'iiraore de' /:?^-
renti e nelle guerre, non ebbe gran fatto
in pregio gli scenziali, né cercò di pro-
muoverli e di premiarli. Ma non ritardò
mai, né lolse gli stipendi! a'pubblici pro-
fessori, come avea fallo Sisto IV, che an--
ziordinòchesi somministrassero congrui
e convenienti. Essendo le case del pub-
blico studio d'umileslrutluraesenza siiir-
melria insieme congiunte, considerando
Alessandro VI quanto disdicesseciò al de-
coro d'una Roma, eseguì il grandioso di-
segno del predecessore, d'ampliare il lo-
cale e d'erigere un maestoso edifizio, cor-
lispondente per l'ampiezza e magnificen-
za alla gravità e dignità dell'uso a cui si
destinava. Pertanto con suo moto-proprio
de'i 7 dicembre i497j ordinò che s'intra-
prendesse il nuovo edifizio, ingiungendo
al camerlengo e al tesoriere di sommini-
strare a tale e/Tello al rettore e a' rifor-
matori 1000 ducati. Da altro moto-pro-
prio de' 16 novembre 149B rilevasi il pa-
gamento d'altri 1000 ducali a Sante e
Andrea Fiorentini architetti e muratori
dello studio, e perchè la nuova fabbrica
s'innalzasse con ogni maggior cura e di-
ligenza, avea deputato a [)resiedervi tre
conimissari, cioè il governalore di Roma
Isualles, Nicolò Orsini vescovo di Nola
rettore dell'università, e Podacalerosuo
segrelarioefors'anche medico. Il contem-
poraneo e romano Paolo Cortese segre-
tario e protonolario apostolico, lodando
il consiglio d' Alessandro VI in far pre-
parare finalmente alle scienze una sede
degna di loro, nel suo libro Ut Cardinti'
latu, riferisce che dal medesimo per le
spese della nuova fabbrica cru stato as-
segnato il denaro, che la cauìera aposto-
lica ritraeva da'tribulì degli ebrei. Se pe-
rò la costruzione non riuscì solida e du-
revole, nondimeno ap[)arve di bella for-
ma e di grandioso e magnifico diseguo.
322 UNI
L'altro scrillore contemporaneo Andrea
Vu\\\o,De Anùquitatihus Urbis, lib. 2,
ne fece in versi la seguente desctizione.
Dccitrsis aliquot deinde luslris, Ale-
xander VI amjìliaio loco, nova illic
aedificia exciiavit, portìcibus, anibula-
criSf suhdialìbusque diaelis cwn atrio jCt
cavedio designatis more ve ieri s Aca-
demiae auspicatus, ncc ahsolvit. - Nec
vos Pieridum reboantia tecio sileho , -
Hic ubi Gymnasiuni media spectatur in
Urbe, - Musar uni f Phcebique, ac Palla-
dis artibus ingens,- Eugenii Quarti au-
spiciis et munere primum- Fundatuniy
cui Romastipis dedit annua dona - Col-
itelo magnis ex vectigalibus auro, - Per*
solvenda sacras illic projltentibus ar-
tes. - Haec loca Alexander Sextus re-
novavitetauxit, - Adjungcns aedes spa-
tiomajorepropinquasy - Amplaquepor-
ticibus designans atria magnis. Di Ales-
sandro VI benefattore del pubblico stu-
dio di Roma, non rimase memoria alcu-
na, fuorché un'arme di pietra conserva-
tasi in mezzo alle rovine della fabbrica
da lui cominciala, la quale fu collocata
in una stanza terrena dell'odierno edifi-
tio. Quantunque Pio III Piccolomini ,che
gli successe a'22 settembre i5o3, visse
nel pontificato soli 26 giorni, pure in sì
breve spazio dì tempo non lasciò di far
scorgere quanto avrebbe fatto a prò del-
l'università romana, se di più avesse vis-
suto; poiché ordinò subito la continua-
zione della fabbrica intrapresa dall'ante-
cessore ; ed essendosi terminata la costru-
zione d'una scuola al pianterreno, dove
poi si formò il laboratorio chimico, vi fu
sopra collocalo il di lui stemma gentilizio,
che vi restò sino al declinar del decorso
secolo. Sembrava che il genio guerriero
da cui era animato il gran Giulio II, e-
lello a successore di Pio III, dovesse far
incorrere l'universilù ne'pericoli cui l'a-
vea fatta soggiacere Sisto IV di lui zio,
comechè giustamente intento a ricuperar
colle armi gli stali tolti alla s.Sede,e a di-
fendersi da polenti nemici. A suo tempo
U N I
l'università dacadde dal suo precedente
splendore, perchè sebbene non negasse a'
professori gli stipendi, questi erano ben
tenui escarsi,editfjcilmentepolevansi esi-
gere per le gravi spese di guerra. Non potè
perciò allora l'università venir più fornita
di maestri accreditati e famosi, i quali e-
rano ansiosamente ricercati per le fioren-
ti università italiane, coli* offerta di co-
piosissimi e sicuri onorari. In quel tem-
po nello studio romano i pubblici lettori
erano di poca vaglia e di minor rinoman-
za. Alla mediocrità de'maeslri, si unì l'in-
curia di que'che doveano vegliare sull'u-
niversità e al progresso degli studi, di-
stratti dagli strepiti guerreschi. Quindi
poco a poco le scuole divennero deserte,
ed ì professori scoraggiati dalla mancan-
za de'discepoli e difficoltà di scarsi ono-
rari, trascurarono e poi ommisero le ri-
spettive lezioni. Nonostante l'immense
spese per la guerra, e quelle per la riedi-
ficazione del sontuosissimo tempio Vati-
cano, Giulio II fece proseguire la fiibbri-
ca del Palaliwn et Gymnasium piibli»
cuniy e sull'ingresso d'una stanza terrena
a fianco della moderna chiesa si legge in-
ciso il nome di Giulio 11, e sino al termi-
nar del passato secolo eravi pure la sua
arme marmorea, sicuramente con al-
tie distrutte dal vandalismo repubblica-
no. A' 28 marzo i5i2 con bolla confer-
n»ò Giulio II le due costituzioni d'Euge-
nio IV a favore dello studio romano, e
siccome nella 2." erasi statuito che il ri-
manente del prodotto della gabella sul
vino forastiere s* impiegasse in un colle-
gio di poveri giovani romani, ed in vece
erasi erogato in superflue spese; il Papa
ad istanza del senato e popolo romano
permise di applicare tale residuo nel ri-
sarcimento delle mura di Roma, in gran
parte rovinose, ed in riparare gli acque-
dotti dell'acqua Vergine, pure bisognosi
di pronti restauri, non che assegnò annui
DO ducati d'oro per celebrare dal senato
con maggior pompa la festa de' Palilfi a'
21 aprile, anniversario gioino uatalizio
U NI
<ìi Roma, poi e tuttora solennizzato dal>
rencomiata accademia romana d'archeo-
logia e ai modo narrato nel voi. LVIII,
j). 182 e altrove. 1 privilegi e l'esenzioni
dell'oniversilìi concessi allostndio roma-
no da r»onifacio V'olii e confermati da Eu-
genio IV, si n»antencvano in vigore; e nel
I 5o3 il rettore spedi lettere moniloriali
sottoscritte da' bidelli dell' università, e
munite del sigillo della medesima. Allo
ra in tulli i giorni tanto feriali quanto fe-
stivi erano nell'università sempre aperte
le scuole per la pubblica istruzione ; uso
più o meno mantenuto costantemente.
Quindi la divisione delle lezioni in ordi-
nai ie e sliaordinarie, e la diversa deno-
minazione de'professori, i quali si nomi-
navano ordinari e straordinari. Le lezio-
ni ordinarie si facevano ne'giorni feriali,
ed eraiK> le maggiori per numero e va-
rietà delle materie e delle scienze le più
copiose. Assai minori conlavansi le lezio-
ni straordinarie, essendo pochi i dì festi-
vi a paragone de'giorni feriali; né s' in-
segnavano tulle le facoltà in tali giorni,
ma sollanfo alcuna, e segnalamenle qual-
che parte della giurisprudenza e della me-
UNI 323
dicina. Laonde scarsi in numero erano i
professori straordinari, molli all' incon-
tro i professori ordinari. Il passaggio tra
loro più comunemente avea luogo dalla
lettura straordinaria all'ordinaria, ben-
ché talvolta successe diversamente, cioè
con insegnar ne'soli dì festivi. Le vacan-
ze delle lezioni ordinarie doveano essere
assai numerose, giacché nell'università si
osservavano le feste del palazzo aposto-
lico, vale a dire tutte quelle ch'erano os-
servate in esso vacando 1' Udienze (^.)
del Papa, e xìG'Trihunali di Roma (^.).
Sul fìnedel secolo XV l'enumei o con ele-
gia Mancinelli professor di lettere uma-
ne, col titolo; Sacri Palnlii, et Rom.
GyiìinasiiFesti dies. Si può leggere nel
Renazzi. Giulio II decorò colla porpora
Marco f^igerio savonese suo parenle e di
Sisto I V, il quale da professore di teolo-
gia nello studio di Roma l'avea fatto ve-
scovo di Sinigaglia: questi é il i.°tra'pro-
fessori dell' univeisità romana fregiato
della dignità cardinalizia, mentre l'uni-
versità della curia ne vantava molli.
(Continua l'articolo nel volume se-
guente).
FINE DEL VOLUME OTTANTESIMOQUARTO.
286068
i^XX,X 7
BX 841 .ne?
1840
SMCR
Moroni , Gaet
ano.
1802-1883.
Di z i onar io d
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L AFK-9455 (awsk)